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Racconti autobiografici

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Fantasie biografiche (ultima parte)

In appendice biografica ancora una fatale coincidenza che mi ha portato da Sant'Anastasia, mio paese natale (conosciuto per il Santuario della Madonna dell'Arco) a Gragnano, paese famoso in tutto il mondo per la pasta (panuozzo e pizza) e il vino, alimenti sacri della vita. È proprio qui che da tempo esercito l'attività di medico di famiglia sempre più da ristrutturare in tempi così bui se gli eterosessuali convivono da compagni (o meglio da asini ripetenti al cospetto dei figli) e gli omosessuali pretendono invece l'unione matrimoniale!
Siamo giunti al sovvertimento delle leggi naturali e speriamo che almeno l'Italia, terra dei Grandi, di Madonne e Santi, mantenga l'esclusività naturale della famiglia legalizzando però l'unione sentimentale dei gay. In tal modo daremo una lezione di civiltà anche agli americani sempre più alle mercé delle industrie belliche (stragi degli innocenti) e farmaceutiche quando la felicità fisica e spirituale (nel 1998 ci fu il boom farmacologico per l'uscita in contemporanea del viagra e del prozac) non la si conquista con le pillole ma correggendo la propria condotta o stile di vita che dir si voglia:

1-condotta morale, regolata dal sistema spirituale contro vizi deleteri (fumo, alcol e droghe)

2-condotta motoria, regolata dall'attività fisica che dona la buona salute realizzando il giusto equilibrio tra corpo e anima (mens sana in corpore sano)

3-condotta alimentare, regolata dal sistema nervoso (centri della fame e della sazietà) contro l'anoressia e la bulimia, e per scongiurare l'obesità e la sindrome metabolica sulla strada del diabete, dell'arteriosclerosi e delle malattie cardiovascolari:

LA SINDROME METABOLICA

Con la golosità e tanta sedentarietà
per troppa comodità sei nell'obesità.
Le tue cellule, non sopportando più
l'eccessivo lavoro per gli alimenti,
si danno alla protesta.
Inizia così l'insulino resistenza
e la conseguenza del grasso addominale
ti porta all'evidenza
ma solo per

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In quel certo punto

Così accadde che proprio in quel certo punto, decisi che la mia vita, sarebbe stata sempre quella di vivere in un corpo che non sentivo mio, guardavo la donna e l'amavo ma allo stesso tempo l'odiavo per come si muoveva libera, per il suo vestire e il suo truccarsi, il suo ancheggiare, per quel modo di affascinare il mondo che la circondava.

La domenica che sto per raccontarvi era delle Palme, ricordo che andai in chiesa a confessarmi, inginocchiato nel confessionale dissi: < Padre ho nuovamente peccato >,
< Dimmi figliolo >.
Il mio pensiero era fermo a quel giorno della masturbazione, erano trascorsi quindici giorni, mentre ero in piazza con gli altri ragazzi, giocavamo a guardia e ladri, si avvicinò quel ragazzo che riempiva i miei pensieri e mi disse tu sei con me nella squadra dei ladri, così formammo due squadre, scappammo per non farci prendere.
Mi sentivo agitato, come se il mio cuore avrebbe voluto trovarsi in una situazione particolare, mentre si correva per trovare un rifugio per nasconderci, entrammo in un casolare abbandonato, affannati dalla corsa e da sensazioni nascosti, ci ritrovammo sdraiati nel fienile; avevo vergogna a guardarlo negli occhi, ma inevitabilmente non potei fare a meno di guardarlo quando i nostri corpi erano talmente uniti, che sentivamo il nostro calore che trasudava eccitazione e ad un certo punto lui stringendomi a se, mi sussurrò nell'orecchio di lasciarmi andare, che sarebbe stato bello.
Eravamo soli e non ci avrebbero mai trovati in questo posto, tentava di darmi sicurezza e guardandomi negli occhi avvicinò le sue labbra alle mie e mi baciò dolcemente, mi sentivo confuso mentre lui entrava la sua lingua nella mia bocca roteandola, la testa mi girava, mi sentivo svenire dall'emozione, intanto mi stringeva forte al suo corpo ed io sentivo il suo membro che spingeva sul mio ventre; non mi ricordo come accadde ma ci ritrovammo nudi, guardavo quel ragazzo come se fosse una statua era bello, sembrava fosse stato di

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   29 commenti     di: lingualunga


Vita onirica

Il mondo dei sogni notturni è stato esplorato in passato solo in ambiti non scientifici (religiosi, astrologici o comunque esoterici). Freud fu il primo a considerarli un importantissimo strumento psicoanalitico. Oggi le teorie freudiane sono ampiamente superate e il mondo onirico è ancora oggetto di studi ben lontani dall'essere giunti a compimento. Sono tanti gli psicologi che incoraggiano i loro pazienti a parlarne per svolgere un'analisi più approfondita del loro subconscio. Fra gli psicoterapeuti che mi hanno seguito c'è stata una psicologa che m'incoraggiava spesso a parlarne, anche se poi non mi ha mai esposto le sue conclusioni a riguardo. Io stesso, fin da bambino, ho sempre avuto una fascinazione fortissima per il mondo onirico. Oggi questa mia fascinazione si è molto ridimensionata, poiché da piccolo tendevo ad attribuire ai sogni significati criptici e simbolici privi di valenza scientifica, mentre oggi so bene quanto essi siano strettamente legati al vissuto e alla personalità individuale di ciascuno di noi. Tuttavia sento ancora la necessità di avere da un esperto un parere circa la mia vita onirica per capire meglio me stesso. In tanti anni di riflessioni mi sono posto tante domande, alle quali ho dovuto trovare da solo le risposte; tanto da poter oggi fornire a me stesso e agli altri un quadro più esaustivo e ragionato della mia vita onirica.
In genere le persone parlano poco dei loro sogni e, poiché vi riflettono poco, tendono ad evidenziare dettagli che a mio parere sono secondari o molto limitati per avere un quadro interpretativo utile agli interessati e agli altri. Le categorie usuali di sogni sono relative alla positività o negatività di ciascun episodio onirico, oppure alla sua eventuale reiterazione o esclusività. Riflettendo affondo sulla mia vita onirica nel suo complesso ho riscontrato delle costanti e delle particolarità che denotano un quadro interpretativo molto più complesso, che certamente riguarda noi tutti, ma che s

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   0 commenti     di: Luigi Lucantoni


L'impatto

Un pugno in pieno volto può causare tutta una serie di strane sensazioni, alcune inaspettate. Non è il dolore la prima cosa che si percepisce, come forse verrebbe spontaneo pensare, anzi nell'ordine degli eventi è quasi sempre l'ultima.
La prima è una preoccupazione cosciente, perché, se lo si vede arrivare, e in genere si fa in tempo a vederlo, invariabilmente un pensiero ancora coerente attraversa il cervello, ed è "mi farà molto male, forse mi spaccherà qualcosa". Questo pensiero dura solo una frazione infinitesimale di secondo e, mentre il maglio si sta avvicinando alla sua incudine, si fa ancora in tempo a provare un senso di rassegnazione, di fatalismo e di speranza, la speranza che non sia un evento devastante.
Poi arriva il colpo.
Di per sé non è una cosa così tremenda, al momento; si avverte l'urto, ma ancora nessun dolore, nessuna sensazione veramente spiacevole. L'attimo in cui le nocche sprofondano nella carne è quasi come fosse la liberazione da un indugio che sembra eterno; se ne sente la durezza, la forza dell'impatto che si propaga nella testa con il moto di una lunga frusta, ma è come se colpissero qualcun altro.
Subito dopo, però, il cervello sembra esplodere, come un vetro caldo immerso nell'acqua gelata, e per un po' smette completamente di pensare; da questa esplosione una miriade di frammenti luminosi e colorati si proiettano sulla faccia interna delle palpebre serrate, rimbalzando l'uno sull'altro fino a spegnersi, alla maniera delle scintille di braci smosse.
Spente le scintille resta solo il buio, un buio totale che non si dissolve neppure se si trova la forza di riaprire gli occhi; ma non è ancora finita, perché, a questo punto, si perde del tutto il contatto con il proprio corpo e si diventa incapaci di compiere qualsiasi movimento, qualsiasi percezione viene annullata e per qualche istante non si esiste più.
La penultima fase è quella del ritorno; si sente la mente mentre si riappropria di ciò che le apparti

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   4 commenti     di: enrico ziohenry


Forse

Vent’anni dopo, nella casa di Martina, in occasione del suo quarantesimo compleanno, non potevo che esserci anch’io, con gli stessi capelli biondi, gli stessi occhi che tu per primo hai scoperto essere verde fosco.

Molta strada è passata, molti amori, molte scelte, molti casi indipendenti dalla nostra volontà.

Non ha importanza ci sia tanta gente.
Seduti accanto siamo in un attimo soli e tu, Filippo, incredibilmente mi stai facendo sapere che mai nessuno ti ha amato come me, così avvicini al mio il tuo viso.
Facile e naturale è stringerci e baciarci, ma evidentemente per me impossibile lasciare che le labbra e non le guance si incontrino.
Mi prendi in giro: “Un bacetto…che sarà mai?”

Forse, sarà ma così tradirei nel profondo mio marito: darti un bacio e poi nella casa in cui ho vissuto tanto del mio amore, sarebbe senz’altro un’enormità.
Lorenzo, cui comunque ho raccontato la vita vissuta da me prima di lui, non si renderebbe conto nel profondo di ciò che mi sta accadendo qui e in questo istante.
La tua bocca cerca la mia e io sto cantando serena nella chiesa delle mie nozze, sto ricevendo il mazzo di rose che festeggia la scoperta della mia tanto attesa gravidanza, sto accogliendo il primo sorriso fiducioso di Letizia, figlia adottiva appena conosciuta nel Tribunale dei Minori.
Schivare un bacio non è per me una novità.
Tantissimi anni fa il primo ragazzo da me davvero amato vide sgusciare dal suo volto amato la faccia di me ragazzina che riteneva di non meritare il suo bacio.
Raccontarlo a te, Filippo, vent’anni fa fece salire inaspettatamente le mie quotazioni. Dirti che non avevo saputo accettare la cosa che a quel tempo mi sembrava la più grandiosa, il bacio vero del ragazzo dei miei sogni, ebbe su di te un effetto inatteso.
Identico inverosimile effetto ebbe il medesimo racconto su quello che sarebbe diventato poi mio marito.

Sto schivando adesso le tue labbra sperimentate con piacere centinaia di volte.

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19 novembre

... non è che odio la pioggia. alcuni successi sono nati in un giorno di pioggia. ma qui sono tre giorni e un quarto. e non è successo niente. forse bisognava darsi da fare il primo giorno. domani è il quarto giorno, secondo il calendario. secondo me è il quarto anno. questa è l'impressione. non cambierò idea, tranne che non smetta di piovere.
.. no, non cambierò idea, neanche se smette di piovere.



Tre Fratelli

Non li sentivamo mai, i tre fratelli del piano di sopra. Tre vite unite in una casa di cinquanta metri quadrati.

Enrichetto, esile come una spiga di grano, non usciva quasi mai da quella piccola casa, dedito alla sua gestione millimetrata come la carta dei disegni delle medie, rosso su campo bianco. Ti chiamava con la sua voce flebile quando si affacciava di tanto in tanto per tirare di sotto dalla finestra del piccolo bagno i resti della verdura incartati in buste di carta, da dare alle galline.
Il suo regno era la casa.

Carlino era il più moderno, aveva una lambretta color celestino chiaro, tenuta nel piccolo garage abusivo realizzato sul retro della casa, con la quale arrivava fino al paese e alla città per lavorare, il sostentamento nell'accordo che si era creato trai due fratelli. Le giovanini lentiggini avevano lasciato ormai il posto alle macchie che il tempo aveva allargato. Il suo posto preferito era una sedia a sdraio verde sul piccolo terrazzo prospicente la cucina.

Ai due si aggiunse Enzo, un terzo fratello dei cinque che erano, quando rimase vedovo. Era una cupa ciminiera che si aggirava per il selciato antistante la casa sotto il lampione. Enrichetto non voleva che si fumasse in casa e così, d'inverno, Enzo era là, avvolto costantemente dalla nebbia che produceva. La sua nuvola di smog era una scia acre e fredda che si trascinava per le due rampe di scale. Non rideva mai.

Tre vite unite dalla genetica; ognuno nella sua nuvola, nel loro mondo a parte sul viale del Tirreno.




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