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Racconti autobiografici

Pagine: 1234... ultimatutte

Vago e non mi stanco.

La festa non è ancora finita, l'alcohol ormai è agli sgoccioli e solo i residui continuano a fare la loro comparsa tra una risata e l'altra. La musica continua a battere i colpi nelle casse tuonanti, rimbombando nei timpani, e la gente si spassa tra un bacio e un abbraccio.
Cerchi di sospenderti anche te nel turbine di gioia infinita che la notte continua a portare, fingendo che il resto del domani deve ancora arrivare, mentre invece lo stai già vivendo.
Si battono le mani al tempo del tamburo: dieci, cento, mille volte di seguito, per sentir dentro quello scandire del tempo che ti dà la voglia di tirare avanti.
Si susseguono le facce davanti allo sguardo quasi perso, occhi piccoli come le asole dei bottoni, percependo appena quello che dicono. Orecchie ovattate, parole masticate, fanno di quelle ore un solo tremendo collasso generale.
I visi cominciano a diventare pallidi, fiammelle rosse ogni tanto si accendono sfumandosi dietro una nuvola di catrame che si schianta direttamente nei polmoni.
Sale poi la voglia di andare sù, nei piani alti delle sensazioni, allora ci si immerge tra la folla e le luci accecanti della pista.
La mente trasuda fiaccole di spensieratezza che stimolano il movimento incosciente di ogni parte del corpo: vago, vago, vago e non mi stanco.
Pattino nella semirealtà della situazione, siamo tutti nello stesso mondo parallelo che fa di noi le uniche persone che possono fare quello che vogliono senza averne nessuna responsabilità, quello che tutti amano dannatamente allo stesso modo.
Vaghiamo e non ci stanchiamo, finchè la luce artificiale della coscienza non ci riporta sulla terra ferma, spiegandoci che quella sensazione esiste solo nel momento della desolazione e che non dobbiamo farci sopraffare da essa.
Ma io, appena posso, vago, vago e non mi stanco.

   1 commenti     di: Monica P.


Il compleanno

Oggi compio 5 anni. La mamma mi ha preparato una bellissima torta con tante ciliegine, le candeline rosa e la scritta "Auguri" fatta con minuscoli fiorellini di zucchero colorato su cui tento di allungare la mano per un piccolo assaggio. Ma la mamma intuisce il gesto e mi dice di pazientare ancora un po'.
Per l'occasione indosso un vestitino bianco che lei stessa ha cucito, arricciato sul davanti e decorato con nastri colorati, a formare uno splendido arabesco, con le maniche a sbuffo, aderente in vita e leggermente scampanato fin sopra le ginocchia sul cui orlo sono ricamati sottili rametti abbelliti da piccole roselline rosse e gialle. Il vestito che molto orgogliosamente sfoggio mi fa sentire una regina. Sono al centro della scena, ammirata e vezzeggiata da tutti e immortalata nelle pose più svariate per le foto ricordo in bianco e nero.
Per una volta ho l'attenzione di mia madre i cui riflettori, perennemente puntati su mia sorella, pestifera e incontenibile, oggi sono accesi solo per me.
Sebbene anche mia sorella, come me, sia ben agghindata e acconciata per l'occasione, non regge il paragone. La ribalta oggi è solo mia e i complimenti sono tutti per me! Così io mi pavoneggio con tutta la grazia (e la goffaggine), di cui sono capace per ripagare la mamma delle sue attenzioni.



Metempsicosi

Laddove risiede Krsna, il Signore dello yoga, e laddove si trova Parta, l’arciere, ivi sono stabilmente la fortuna, la vittoria, la prosperità e la giustizia: in ciò fermamente credo.
Bhagavadgita


Trent’anni o poco più. E raccontar di sé agli spiriti nel viaggio a ritroso. Come eco ritornano le vastità, vince uno sguardo sul mare. E uno sul cielo, successivo, inconscio infante, adolescente rifiuto e lotta. Adulto, uomo. Crebbi e credo d’essere. Uomo. Fanciullo incantato, trasparente, nell’animo. A volte, sì, solo a volte, lasciar capire di sé ciò che si è. Agli altri, ad alcuni, a pochi.
Gli spiriti incarnano le vie percorse, corrono e ripercorrono sempre: destino, storia e realtà. Quale realtà? Onnipresente a me stesso come una condanna, salvezza, ego. Così sottile è il confine tra le dimensioni, così difficile coglierlo e sapere che, una volta stabilito il punto esatto in cui le vie della conoscenza intersecano quelle della prassi, nulla ti lascerà mai veramente in pace. Sapere, conoscere, inoltrarsi… A volte vorrei essere un camionista che percorre le vie del mondo rimirando le foto di donne senza veli attaccate al cruscotto. Aprire il finestrino e respirare lo smog come fosse aria pura, limpida e incontaminata. E non pensare, non pensare a niente quasi fossi lobotomizzato. E invece, tutto e altro ancora, entra nella mia mente quando il corpo è immobile, quando si dimena, quando gode dell’altrui contatto.
La prima volta che ho fatto l’amore avevo sedici anni ancora non compiuti. Lasciandomi andare ho pensato fin troppo. Una, due, tre e forse anche quattro volte. Alla quinta, il pensiero si è tramutato in spirito e ha richiamato a sé un bimbo che diceva: “Alessia è come Giulia, ma in più ha un seno sviluppato”. O a me pareva tale una seconda misura. Alla sesta mi conoscevo e conoscevo il bambino che conosceva Alessia. Incominciavo a conoscerlo bene. Quel bambino, da quel momento in poi, non m’abbandonò più. Eppure

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   2 commenti     di: Federico Magi


Il coraggio di vivere sola

Cercando di essere piu sintetica possibile provero' a raccontarvi la mia vita interrota.
Una notte sognai una vecchia che mi disse tu morirai a 33 anni, avevo da poco compiuto 31 anni quando feci questo sogno che mi rimase molto impresso. Premetto che nel 94 una persona mi fece un maleficio molto potente, di cui gia ne portavo il dolorossimo segno. Da quando feci quel sogno pero sentivo che avrebbe avuto una certa rilevanza nella mia vita, infatti all'eta di 33 anni sono morta; una morte che ti permette di stare sulla terra ma di non essere piu considerata per essere umano. Io sono sempre stata un po cicciotella ma amavo uscire non stavo mai in casa, avevo la mia comitiva di amici, con la quale mi divertivo molto. Fu proprio con uno di questi componenti della mia comitiva che quel pomeriggio all'eta di 33 anni dovevo incontrarmi per una commissione fuori citta. Uscivo volentieri con con questa persona di sesso maschile anche perche mi piaceva molto sia lui che il carattere e poi eravamo amici sin da piccoli. Quel giorno stavo in cucina a pranzo con la mia famiglia, ad un tratto squilla il telefono, io mi alzo per andare a rispondere perche' immaginavo che fosse il mio amico con la quale mi dovevo vedere di li a poco. Nel camminare pero incinpai col piede in avanti e caddi torcendomi le dita dei piedi; fu tale il dolore che provai, che quasi svenni. Da quel giorno mi e preso il panico di camminare (eppure chissa quante volte ero caduta anche in quel modo ma passato il dolore ritornavo a camminare). Invece da quel giorno non sono piu riuscita a camminare da sola, e mi aiuto appoggiandomi alla sedia di casa. Ho cominciato pian piano a non uscire piu, sono ingrassata fino a 140 kg e la mia vita quasi non esiste più. Gli amici della comitiva mi hanno abbandonato lentamente e soffro una solitudine immensa. Non posso uscire perche non ho piu equilibrio sulle gambe, non sono piu padrona della mia vita, non posso mai andare a prendere un gelato, una passeggiata, non ho n

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   1 commenti     di: Maty' Sessa


Lo specchio

Vecchi bauli sembrano quasi accatastati ed immobili
sotto il peso della polvere.
Dalle fessure del pavimento passava aria una volta,
la vita entrava ed usciva lasciando il suo segno.

Dalle finestre ormai satinate dallo sporco il sole si fa
strada con grande fatica.
Se ti poggi a terra, li... dove la luce tocca il legno,
puoi sentire il calore di un'emozione.

Goffamente, inclinato e poco stabile,
uno specchio poggia su di una parete scricchiolante.
Anche la sua splendente cornice dorata ora accusa
i segni del tempo.

Maestoso sopra un sofà in ciliegio, quante ne ha viste passare!
Ha potuto scorgere ricchezza e povertà. Ha visto riflessa in se
l'anima dell'artista, quella del pezzente, l'anima ipocrita del politico
e quella sempre sognante del poeta, e di volta in volta è stato artista,
pezzente, politico e poeta. Ma in realtà noi sappiamo non essere nulla
di preciso.
Quante cose ha visto e condiviso!
Passivamente si! Ma c'era!

Ha visto riflessi in se gli occhi dell'incertezza,
di chi si specchia e se ne va, pensando che quella figura riprodotta nel vetro
fosse quanto di meglio ha da mostrare al mondo.

Ha visto e vissuto molte più situazioni di tutti voi badate bene!
- Io c'ero! (Pensa ora)

Ma ora... ora non è più così!
Lo specchio suo malgrado, inclinato verso il muro che gli da sostegno,
ormai da anni riflette le statiche travi del soffitto che dal mondo lo isola.

Piatto, freddo, inanimato...
Ha sempre combaciato con tutto perchè questo sapeva fare.
Ha sempre riflesso fedelmente il suo mondo.
Non hai mai disatteso le aspettative del lusso e dello sfarso.
Ma ora no!

Ora può solo sognare.
E dolcemente adagiato lo specchio sogna e si lascia andare.

Il prisma per sua natura è un caratteraccio! Spigoloso come pochi!
- Eppure è di vetro! Come me!
- Mai avrebbe potuto assolvere ad un compito così difficile! (Pensò con superbia)

Ma il prisma pensò, nella sua forma irregolare nasconde un segreto..

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   4 commenti     di: Riccardo Fatone


Chiocciole e Cavalleria

La "pausa pranzo" deve essere sia pausa, che pranzo, e capita che un giorno le suggestioni ti portino il sapore del passato.

Il locale, sempre il solito, ma appena seduto, sentivo arrivare le note conosciute della Cavalleria Rusticana, un'opera che amo particolarmente per tanti motivi.
Già quello mostrava la particolarità del pranzo, non è solito ascoltare un'opera per intero.
A dire la verità era già a metà ma l'atmosfera, per la conoscenza del libretto, si è fatta subito di immersione totale.

"Che c'è da mangiare?"
"Le solite cose, anzi una cosa diversa c'è, le chiocciole in umido!"
"Va bene, vada per le chiocciole, che con la Cavalleria vanno a Nozze, e vino rosso: "

"Viva il vino spumeggiante..." che tra poco arriverà dalle casse.

Si parte, però dal "Voi lo sapete o mamma.."
E Lucia, impaziente, ascolta il racconto di Santuzza.

Nel frattempo arrivano, in anticipo sulla pietanza, il vino rosso e il pane per cominciare a prepararsi l'appetito per "les Escargot", mangiate, l'ultima volta, a Parigi.
Erano sei di numero, ma in compenso piazzate in piatti fatti apposta e incavati per accoglierle.
Escargot à la Bourguignonne da estrarre con lo strumento adatto, una forchettina ideata per la bisogna.
Oggi non mi aspetto tanto, infatti sono in umido e con un paio di stuzzicadenti per farle uscire dal loro guscio.

Il dialogo tra Santuzza e Turiddu corre veloce e comprensibile solo per chi conosca le parole, come spesso nella lirica. È difficile capire come si possa gustare solo una cosa alla volta.
I due sensi si alternano ma non si mescolano, la musica commuove e il gusto avviluppa.
Non riesco a seguire le due cose, però entrano, nel frattempo altre sensazioni che si uniscono.

"Cavalleria" era l'opera preferita da mio nonno, che spesso cantava, è grazie a questo che conosco tutte le parole del libretto e che mi permettono ora di seguirla anche con il volume basso ed il canto che non scandisce bene le parole.
D'altra p

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La cors del tempo

la corsa del tempo







e solo un breve racconto per non dimenticare per far rivivere la memoria per fare capire che l corsa del tempo e implacabile, andare via nel mondo sconosciuto e una triste realtà, dimenticarsi di se di ciò che si era... racconti di viaggio verso mete migliori verso posti che dovevano diventare casa... era cosi freddo in quelle mattine di dicembre il freddo gelido che non faceva scendere le lacrime, l abbraccio dolce ai parenti agli amici ai legami che potevi avere ed a quelli che portavi nel cuore... mia madre stretta a me in questo viaggio della speranza... mio padre giovane e dolce ragazzo morto ancor prima di avermi visto crescere mi faceva male lasciarlo li al meno andare alla tomba sfogare li le mie lacrime mi dava sollievo ma gli ho promesso che lo avrei portato eternamente nel cuore. eravammo in molti in quella mattina fredda di dicembre il mio lui d allora mi accompagno ai pullman, ci segui da dietro per un po ma non abbastanza da fermarmi li con lui, non era il mio legame d unione in fatti nei mesi a seguire orizzonti migliori esso ricerco. ero cosi giovane i primi anni da quando avevo iniziato a conoscere la vita 19 sentivo il mondo tutto in gloria anche se avevo avuto un infanzia tragicamente marcata. strinsi mia madre a me mi faceva tenerezza ma al meno avevo lei accanto. i pullman erano gremiti di gente che aveva speso come noi molti migliaia di euro le lire d allora per un biglietto alla lotteria della salvaguardavo dal finestrino gli ultimi paesaggi della mia amata terra le colline ricoperte di neve della Transilvania e tutto svaniva nella notte come mai fosse esistito. dopo 48 ore logoranti viaggio in piena notte profonda stazione di Milano in breve tempo noi emigranti del 1999 senza documenti, clandestini nella terra promessa dobbiamo farci posto nella gente far sperdere le traccia ed iniziare a sopravvivere ho provato paura, voglia di morire come la morte desse sollievo al quel straziante sentimento, non conoscev

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   0 commenti     di: andreea



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