.. un sistema di specchi mi porta l'immagine del monitor. che non sono riuscita ad appendere. è un po' sfocata e lontana e non riflette solo il monitor.. a volte si sovrappone la visione della pioggia. quando piove.
.. e i bracci secchi del noce che si agitano al vento. quando c'è vento.
.. una serie di cavi usb tiene unito il tutto.. come una famiglia di una volta. potrei lavorare solo di notte. tanto il monitor è illuminato e illumina.
.. ma non dovrebbe esserci nessuno.. perchè questa cosa non la deve vedere nessuno. nessuno lo sa il fatto della perdita dei pensieri..
Fisso l'orologio con impazienza. Già mezzanotte passata da qualche minuto e noi siamo ancora qui, sedute in questo divanetto ad aspettare che il DJ la faccia finita con i successi del secolo scorso e si decida a mettere qualcosa di più orecchiabile. Se rimette un'altra canzone dei Bee Gees giuro che, con tutta la mia faccia tosta, andrò a dirgli qualcosa. Fra, la mia amica paziente, finge di divertirsi lo stesso. Io mi sto scocciando e non faccio niente per nasconderlo. Non si può ballare e non si può parlare, ci è concesso solo urlare. "L'altra volta a mezzanotte eravamo già in pista" le faccio notare. Lei alza le spalle e capisco che condivide i miei pensieri. "Almeno ci sono dei bei ragazzi da guardare" scherza Fra, indicando il gruppo di ragazzini che sta marciando verso di noi. "Pedofila!" scherzo dandole un colpetto sul braccio. I ragazzini si siedono nel divanetto di fronte al nostro fissandoci, nemmeno in modo troppo nascosto, le scollature. Fra avvicina il suo sedere al mio e, nonostante i tre o quattro metri di divano sui cui siamo sedute, ci stringiamo per ridurre al minimo la distanza tra noi, preparando così la difensiva per il probabile attacco di adolescenti in piena tempesta ormonale. Proviamo a chiacchierare come se niente fosse, ma ci risulta un po' difficile in quanto i ragazzini si danno gomitatine d'intensa e si scambiano battute come "dai, vai te". Ma non si capisce che abbiamo diciannove anni? Uno di loro, preso da un improvviso attacco di coraggio, si siede accanto a Fra con falsa naturalezza e invita gli altri a fare altrettanto. Fra stringe le labbra soffocando una risata e mormora nel mio orecchio "Vi, immagino che questo qui vicino a me sia un cesso!" scruto il ragazzino seduto accanto a lei. Statura media, abbastanza robusto, jeans a vita bassa che lasciano intravedere un paio di boxer gialli e neri a righe. Nascondo una risatina con un colpo di tosse e dico alla mia amica che ha indovinato. Passano altri cinque im
[continua a leggere...]Una mattina appena alzati, fatta l'alza bandiera, notai un via vai di persone, intente a installare i vetri alle finestre, con stupore compiaciuto, domandai ad un permanente cosa stesse accadendo, questi mi disse, sanno che arriverà una ispezione da parte di un generalone da Roma e corrono ai ripari.
A nostre spese, poco dopo, scoprimmo cosa voleva dire correre ai ripari, tutti siamo stati impegnati, per eseguire le pulizie della caserma (scoprii che questa era l'usanza) per far trovare tutto in ordine... ma era un fumo di paglia.
La mattina successiva, mi svegliai con un gran mal di gola e febbre, chiesi visita al caporale di giornata, mi portarono in infermeria, dove trovai un ufficiale medico, mi visitò e mi disse che, dovevo stare ricoverato per un paio di giorni vista la febbre molto alta, mentre lo diceva, parlando con il suo collaboratore disse, che fortuna così abbiamo anche un ricoverato da mostrare al generale.
Mi ricoverarono in infermeria, avevo un letto... vero, lenzuola vere e un cuscino decente, la mattina successiva, trovai una bella sorpresa, una bel vassoio con ogni ben di dio (mai vista una cosa del genere) all'ora di pranzo mi portarono un primo di pasta, spaghetti alla puttanesca, porzione da camionista, mentre stavo per affondare la forchetta in quella che a vedere era una buona pasta, entrò nell'infermeria il medico che, precedeva il comandante del battaglione e di seguito il generalone che appena mi vide disse: "vedo che l'appetito non manca..." io stavo per replicare, ma mi fu impedito dal comandante, che immaginando cosa avessi potuto dire cercò di minimizzare, mettendola sullo scherzo riguardo la quantità della porzione.
La mia permanenza in infermeria durò 4 giorni, la febbre non scendeva, per cui mi lasciarono riprendere, poi anche loro qualcosa dovevano fare no?
Mentre stavamo finendo il Car ci furono assegnati gli incarichi a me fu assegnato il 31/B. vigilatore esterno, capii successivamente cosa voleva dire, finito il car
Sono short, devo cercare di risollevarmi; non sto vedendo mani decenti da un bel po' e non posso andare avanti perdendo bui aspettando di uscire. Dopo il flop ho quattro quinti di scala, mi serve solo un dieci; il piatto è allettante dopo un paio di giri di puntate, non ci penso un secondo e vado in all-in. È un mezzo bluff, lo so benissimo, ma conto che nessuno mi segua.
Matteo invece vede il mio all-in.
Showdown: lui ha un tris di re e io sono fregato.
Il turn non aggiunge niente e manca solo il river.
River bloody river, come dice il commentatore in televisione.
E per Matteo è bloody veramente, il dieci di cuori gli gela il sangue, lo fa diventare short e io sono ora quasi chip leader.
Si fa scuro in volto, non parla più e in tutte le mani successive è confuso, chiede continuamente l'ammontare del blind, è nervoso.
"va che non ti porto di nuovo al pronto soccorso" gli dico scherzando.
Occhiattaccia.
Domenica scorsa infatti abbiam dovuto portarlo all'ospedale.
Un freddo pomeriggio come tanti, tutti un po' ancora sconvolti dalla bevuta della sera prima. Normale amministrazione.
Ad un tratto Matteo dice di non sentirsi bene, sente delle fitte al petto e vuole andare al pronto soccorso; un po' scocciati annuiamo e ci dirigiamo verso la mia macchina, pensando ai campari che abbiamo lasciato sul bancone, un vero peccato.
Il traffico è intenso, c'è qualche stupida festa sulla strada e anche se l'ospedale non è distante ci stiamo impiegando una vita.
Voglio dire, perchè sprecare l'unico giorno libero dal lavoro per andare a un'inutile festa con un falò e quattro bancarelle? Mezz'ora per trovare parcheggio, camminare a fatica imbottigliato tra la gente e un'altra mezz'ora di coda per andarsene via.
Matteo sbrocca, ha caldo e ha freddo, emette degli strani versi e il panico ormai lo possiede.
Grida di chiamare un'ambulanza, Angelo lo assiste mentre Ale si trattiene a stento dal ridere. Io devo stare attento a non investire i pedoni, ma sott
La luce della lampada si riflette sullo schermo del televisore e - cazzo - riflette un tramonto perfetto. Una debole luce bianco giallastra che sfuma nel cielo. Una figura arancione perfettamente squadrata che si disperde via via in un cono di luce rarefatto che si disperde man mano che si allontana dalla sua origine. In mezzo, fra il simil sole e la sua simil proiezione un a luce gialla all'orizzonte come coprire il cielo e riflettersi sulle nuvole.
Ora che lo guardo meglio più che un sole mi sembra una luna. Ora che lo guardo meglio mi sembra una luce di una lampada riflessa sul televisore. Forse sono un po' confuso.
Se ho il tempo per notare, annotare e riflettere tutte queste cose significa che la mia serata non è un granché.
Decido di scrivere perché ho bisogno di sfogarmi. Ripercorro in breve tutti gli eventi che mi hanno portato all'infausta decisone di divenire (non diventare.. DIVENIRE) improvvisamente, inultimente introspettivo. Poi mi fermo. Non ho voglia e non saprei da dove cominciare: dall'asilo? il primo amore? Barfly?.
Quando non fai un cazzo le ore passano velocemente. Per molti la noia è lenta. Secondo me è velocissima e ti rende perfettamente il conto delle ore perse. Che poi perché perse? dedicare del tempo a se stessi a rimuginare ininterrotamente si può dire tempo perso? Solo quando si è felici il tempo è degno di essere vissuto.
Allora quanto tempo è degnamente vissuto nel corso di una vita? A volte vorrei solo dormire.
La gente, le persone mi annoiano. Ma forse sono io ad essere noioso. Non ho alcuna capacità a sostenere un discorso che non sia una immane cazzata o... il lavoro. (verrebbe da dire che non c'è differenza).
Quando ero giovane ritenevo importante lo snobbismo e l elitarismo e credevo che l'incapacità di rapportarsi fosse un segno di "nobiltà".
Oggi lo penso ancora, ma non trovo più piacere nella questione. È solo un dato di fatto, pacifico e scontato. Diventare socievole a 34 anni non se ne parla. Q
Sfoglio l'album dei ricordi.
La foto in bianco e nero sbiadita dal tempo ha come sfondo un giardino con alberi secolari.
Quattro figure sono in primo piano: le madri ai lati e le figlie coetanee al centro.
Tutte si tengono per mano.
La bambina a sinistra ( che riconosco a me somigliante) non riesce a stare in posa composta. Ha un piede sopra l'altro, le scarpe bianche alte alla caviglia, i calzini scesi in modo diverso, la gonnellina estiva chiara che lascia scoperte le ginocchia.
La frangetta tagliata di netto a metà della fronte è il solo elemento simmetrico della figura infantile.
Si intuisce che è stata costretta a posare mentre avrebbe desiderato giocare con l'amica e correre nel parco.
Lei, sempre rinchiusa in una scatola di appartamento sola con la madre, appare come un fuoco d'artificio che sta per esplodere.
Dal braccio teso della donna a sinistra la mano della bambina è trattenuta con forza e si intuisce che la madre la stringe con fermezza e possesso.
La signora sorride davanti alla macchina fotografica. Ha la gonna godé, la camicia bianca e le scarpe basse adatte alla sua figura alta e snella, l'acconciatura è quella in voga negli anni cinquanta. Il suo sguardo un po' spento tradisce l'apparenza del sorriso.
Lei: giovane mamma in un corpo di donna matura.
Ricordo con nostalgia le giornate trascorse con l'amica della domenica nella casa dove rimanevo impressionata a guardare le mosche appiccate sulla carta moschicida sopra la grande cucina a gas. La cosa che mi affascinava era che l'abitazione riservava al piano terra un ristorante dove spesso mangiavamo all'aperto sotto il pergolato e il cibo aveva un altro sapore rispetto a quello di casa. La mamma non è mai stata una brava cuoca, non amava fermarsi ore davanti ai fornelli e in questo credo di aver ereditato da lei perché riesco sempre a bruciare tutto quello che tento di cucinare.
Mi divertivo ad assaggiare nuovi piatti anche se era ben poco il tempo impiegato
Anche lo scienziato fu colto, nei suoi anni, dal male della scrittura. Più che altro scriveva poesie con acute enfasi drammatiche, a volte aveva tentato di abbozzare racconti, ma l'ispirazione lo coglieva a periodi e tutta d'un colpo. A lui non gliene fregava niente. Viveva così, la scrittura lo interessava in maniera incredibile per un periodo e poi finiva l'interesse. Ero certo che non aveva mai conservato i suoi manoscritti.
Io e questi ragazzi passammo insieme la fine dell'infanzia e l'intera adolescenza. Come si fa con i veri amici. Avevamo sempre dei progetti, ma insieme quasi non si riusciva ad organizzare una giornata al mare. Ognuno era anarchico a modo suo, ma tutti eravamo talmente anarchici che neppure tra noi anarchici riuscivamo a combinare qualcosa di concreto. Le situazioni in cui ci trovavamo erano sempre stupide, cadevano verso il non-sense. Una volta passammo tutto il tempo a ridere del fatto che mi piaceva una canzone di Sergio Caputo. Cioè loro ridevano e a me si scartavetravano le palle perché non capivo che cosa ci fosse di male in Sergio Caputo. Ma loro si divertivano troppo: Flamingo, flamingo! Io mettevo il muso e loro si stendevano sulle panchine, tenendosi le pance.
L'ideale artistico era una pura astrazione che mi sconvolgeva la mente. Credevo che loro avessero la mia stessa malattia. Continuavo a tirarlo fuori prevedendo l'eternità per tutti, pensando che fossimo un'avanguardia letteraria di poeti e scrittori adolescenti, esaltato dall'ideale della strada e dalle eccitanti depravazioni che potevano nascere a batterla. Avevo una meta confusa che mi inebriava. Sognavo di visitare con i miei amici letterati i posti più malfamati della terra e coglierne l'eterna poesia, di scolpire il ventre delle puttane sul vergine marmo del tempo, di ondeggiare ubriaco delirando visionari versi trafitti dai conati. Sognavo di osare, di sfidare il mondo e di trasformarmi in una notte di lacrime. Ma non riuscivo a farli partecipi di questa visi
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