PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti autobiografici

Pagine: 1234... ultima

Occhi scuri, occhi chiari

Quand'ero piccolo qualcuno, non ricordo chi ma non ha importanza, mi disse che le persone con gli occhi chiari erano più cattive di quelle con gli occhi scuri, e che era meglio non fidarsene troppo. La cosa mi sembrava avere una sua logica, pensando agli occhi dei galli e dei rapaci in particolare, e ci credetti fino all'adolescenza, diffidando perfino di mio padre e di mia sorella.
Tante cose si credono da bambini, e più sono assurde ed innaturali e più ci si crede. Ci si crede a tal punto che poi qualcosa resta anche quando l'evidenza ci ravvede, magari un timore inconscio che si fatica persino a confessare a chicchessia, ma c'è, rimane.
Ma io ero tranquillo perchè li avevo scuri, come mia madre e mio fratello che erano le persone più buone della terra, mentre mia sorella, che li aveva azzurro chiari e per di più ingranditi da spesse lenti da miope, era una vera "peperina" e mio padre, occhi grigio ghiaccio, pur non essendo cattivo era però piuttosto nervoso ed irascibile.
L'equivoco resistette a lungo, sopratutto perchè avevamo un bagno stretto, lungo e così male illuminato che non c'era verso di vedersi il colore degli occhi. Allo specchio i miei erano scuri e ne ero più che contento.
Anche in base a questo assunto, credo, fui un bambino molto buono e poi un ragazzo gentile, obbediente, coscienzioso e altruista. Come da insegnamento dei miei genitori e della società di allora, perbenista e conformante. Fino alla foto del mio primo documento d'identità.
Avevo tredici anni e la fototessera, in bianco e nero ma realizzata in studio con luci adeguate, dimostrava inequivocabilmente che le mie iridi (con pupille a spillo) erano molto più chiare sia dei miei capelli che del maglione che indossavo.
Dallo studio fotografico corsi subito a casa, presi uno specchio, andai in cortile e restai di stucco. Un paio di occhi azzurri mi fissavano stupiti e non particolarmente benevoli, mi parve allora: gli occhi di un altro.
Un altro che ero io ma anche no, p

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: mauri huis


E quale sarebbe la direzione?

Aveva ancora duecento chilometri di rotaie davanti a sé.
Camminando separatamente su l'una o sull'altra due persone avrebbero potuto scegliere di essere eternamente vicine e esponenzialmente distanti. Senza una destinazione.
Ma i treni hanno una destinazione. "Se un treno non ha una città in cui arrivare è un treno che non ha senso". E un giorno salì sul treno con quella incrollabile certezza: sapere dove andare. Come se il desino le avesse fissato un appuntamento proprio là, al capolinea. Se lo immaginava sulla banchina a braccia conserte, a scrutare ogni volto.
Si sedette volutamente contraria al senso di marcia. Volutamente, ostinatamente contraria. Vide il mondo abbandonarla. Lo vide allontanarsi nei cartelli delle stazioni, negli alberi già precocemente tinti di rosso per l'estate arida, avara di piogge.
In fondo quel treno non era altro che una biglia di lamiere schizzata da una stazione.
Da una stazione ad un'altra.
Duecento chilometri più in là.
Osservando terra e cielo correre via da lei sentì che quel movimento del mondo le apparteneva da sempre. La mente rivolta al passato, lo sguardo si fermava su un istante che da presente scivolava nel passato e lei ferma. Ferma lì. Senza curarsi delle immagini successive, incondizionatamente assorta in quel mai più che era già scorso via per sempre. Ma lei lo teneva agganciato. Con gli occhi. Ferma lì. Agganciava il tempo come agganciava le persone. E qualora queste talvolta continuassero su un binario diverso dal suo, lei si bloccava a guardarle. Ferma lì a scongiurarle con gli occhi di non uscire dalla propria vita.
E il tramonto esce dalla sua visuale.
Scompare a sinistra del suo finestrino.
Scompare sotto l'orizzonte.
Alla stazione non incontrò nessuno. Tanto meno il proprio destino. Se lo immaginava sulla banchina a braccia conserte, a scrutare ogni volto. Nessuno scrutò il suo volto. E lei fece altrettanto.

Aveva ancora duecento chilometri di rotaie davanti

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Silvia Zordan


Sono semplice

io.. sono semplice. no come quelle che fanno tante cose, si preoccupano di tante cose. io, non so.. io a queste donne qui, piaccio. loro, invece, non mi piacciono. forse perchè gli opposti si attraggono.. forse perchè sono quello che loro vorrebbero essere.. forse perchè loro sono quello che io, vorrei essere. ma è una teoria. in superficie, forse sì, ma nel profondo no.. non vorrei essere loro. è che io ho solo due bisogni: mangiare e amare. tutto il resto è un accessorio. si può fare a meno di tutto, volendo, ma queste due cose qui, sono indispensabili, proprio.. il nutrimento del corpo, prima, poi, il nutrimento del cuore, dell'anima, dell'immaginazione..



Vathy-Sifnos-Greece

Non ho fame!
Questo mondo mi uccide, uccide il mio entusiasmo inesauribile. Voglia di dare... ma a chi? Fraintendimenti di merda, equivoci provocati dalla cattiveria, dall'egoismo, dall'invidia, dall'ignoranza d'amore!
Non ho più fame, non mangio altro che i frutti della terra e del mare, elaborati poco o per niente! Il veleno di questo mondo mi attraversa tutto, mi trapana nel cuore e nel corpo. La mente cerca razionalmente di tamponare assorbendo e trasformando in dare positivo. Spero che serva, spero che un briciolo arrivi e sia compreso, ma non solo compreso, è necessario che sia accettato perché serva a qualcosa, perché da quella briciola del mio immenso, forse inutile dare, ritorni un refolo, un odore anche leggero, mi tocchi e faccia sbocciare un sorriso sereno nel mio cuore.
Guardo, mi guardano. Sorrido, mi sorridono. Ciao, -ciao- ... (che vuole questa? Perché è così gentile? Mi vuol fregare sicuramente!) Aspettano perché pensano, son convinti che il mio ciao senza motivo avrà un seguito, una richiesta, sicuramente una fregatura!!!
Continuo a salutare tutti, non mi stanco, spero spero spero...
Continuano a guardarmi tutto il giorno, so che quando me ne andrò di qui penseranno che ho cambiato idea e non sono andata avanti nel mio intento di sfruttarli, fregarli e che quel che veniva dopo il mio "ciao" (senza apparente motivo) si è sviluppato in altro terreno; penseranno che non ho approfittato di loro, ma è toccato a qualcun altro.
Forse dopo due giorni che sarò andata via e parleranno tra loro (questo è un piccolissimo paese), si chiederanno che volevo, perché salutavo tutti, perché ero così gentile, forse penseranno che ho cambiato idea e non ho portato avanti i miei intenti... o forse (spero) qualcuno penserà, alla fine, che ero solo gentile e felice di guardare negli occhi e dire... ciao!
Piango...

Sorprendentemente il mio cane, Grace una femmina di quasi quattro anni, mi aiuta. Corre per prendere la palla di alcuni rag

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Paola Pinto


16 novembre

... si sta facendo giorno.. piove. il sole non c'è. non è una cosa ovvia. può piovere anche col sole. ma oggi no.
forse perchè ieri c'è stato tutto il giorno. caldo e forte. e ieri, era il 15 novembre. oggi è cambiato tutto. è bastato così poco. poi, ci abitueremo. ma oggi l'impressione è forte. un cambiamento così, da un giorno all'altro, fa sempre un certo effetto.
penso che passerà... non può essere che continui.. c'era troppo sole ieri.
lo sento ancora addosso e anche il sale. chissà quanto durerà.. non è per la pioggia, è che odio i grigi. e la tristezza. anche Eli è triste, tutte facce tristi. e anch'io appena appena, però. perchè so che passerà.



Fiat Lux

Sia fatta la luce. Ma devo ammettere che ultimamente sono spesso a terra, nell'oscurità. Non sempre è stato così, ma è evidente che negli ultimi mesi qualcosa è cambiato nella mia vita in Germania. Il fatto è che sempre più di frequente mi accade di rimanere bloccato in una situazione statica, quando invece vorrei prendere una certa direzione. E il senso di frustrazione che ne deriva è accentuato dalla consapevolezza che non sono l'unico responsabile, ma che anche qualcuno dal fare troppo meccanico ha contribuito a creare questo immobilismo. Nei momenti di disagio maggiore cerco aiuto: un amico che possa darmi un consiglio, una spinta. Ma l'inerzia è tale che questi apporti non sono sufficienti a sbloccarmi. Allora cerco conforto nella lettura, ho consultato anche manuali specifici, senza grossi risultati. Solo da "Il Rosso e il Nero" , più o meno, ho ricevuto una piccola carica, che pero' è bastata a ripartire, almeno per un po'.
Ho appena superato una di queste situazioni di stand-by. Dovrei esserne sollevato, lasciarmi finalmente trasportare, ma ho il timore, se non la certezza, che la mia mente labile possa tradirmi di nuovo. E forse tutti i miei tormenti potrebbero attenuarsi, se non sparire del tutto, se solo potessi rispondere ad un'unica, semplicissima, domanda:
Ma perché mi scordo sempre i fari della macchina accesi?



Il governatore della terra

Per le referenze angeliche di mio padre (Angelo Raffaele), vero angelo quaggiù in terra per condotta esemplare e governatore della terra lassù per meriti morali, sono diventato, obtorto collo, il referente (all'unanimità) delle anime celesti (all'umanità) costretto a scrivere di morale.
Pur eccellendo in più di un campo a partir dal pallone (e non sono palle!), il campo letterario, ad onor del vero, non mi andava a genio (nevrosi del foglio bianco in italiano!) in virtù di una mente matematica abituata a fare soprattutto conti (anche nel prender moglie... ma li sbagliai!) e, sognando da sempre una vita gaudente, mi diedi nottetempo allo studio delle schedine per il colpo vincente e rimpinguare così il mio conto gemente per il piatto piangente (poker).

Ma anche qui i conti non tornarono per l'interferenza (benedette referenze angeliche!) di mio padre che, dopo aver assillato il prossimo quaggiù nel tessere le lodi del suo primogenito (studente modello, gran calciatore e conquistatore di cuori), una volta lassù in paradiso stremò finanche santi e madonne per farmi scrivere sotto dettato (altro che ispirato!), dal momento che a scuola, seppur abituato a primeggiare (e son palle... ammaliavo i professori!), avevo scarsa simpatia per le lettere (compiti d'italiano) e per le inutili chiacchiere di filosofia ma non certo per i numeri (matematica) per fare i conti!

Mio padre, comunque, per farmi desistere dai giochi (sistemi di totocalcio elaborati con certosina pazienza) e scongiurare schedine miliardarie con relativi sogni (vita sul mare cullato dalle onde marine), non potendo far niente da lassù, allertò perfino Satana quaggiù per farmi buttare all'aria, proprio all'ultimo istante, vincite sacrosante.
Proprio per questi allucinanti eventi il mio viso sempre più si turbò ed anche l'unione matrimoniale s'incrinò (i soldi, purtroppo, sono linfa... coniugale!) e divenni un padre fallito, da giocatore perdente dedito alle schedine e costretto financh

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Autobiografico.