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Racconti autobiografici

Pagine: 1234... ultimatutte

Le macchie di Rorschach, Oisssela

Ci si innamora sempre da bambini. Da piccoli, non si viene presi sul serio e questo è un peccato. A venti anni, i bei sogni di gloria si sprecano. Passeggiare mano nella mano, scoprire nuove sensazioni... Stupendo! Se fortunato e t'innamori di un'altra, è più del Paradiso. Cambiando partner, cambiano le piccole bugie, le sensazioni, i sogni e le immortali emozioni. Una ragazza... i suoi brufoli da accarezzare. Sei innamorato e una dolce sensazione ti pervade. Non è possibile che a un fulvo pettirosso, tu possa piacere tanto. Ti chiedi tante cose, senza saper dare risposte.
*E tu la ami più di quanto altri potrebbe mai amare. È la tua gioia e il tuo tormento. Oh mio Dio! Come è stato possibile che ci allontanassimo?* Il sole continuerà a risplendere. Anche sulle nostre ombre e nelle nostre anime. Lo splendere del sole è sempre bello. Amare, dolce e meravigliosa sensazione. Vivere di rimpianti. Belli anche i rimorsi. Amare... la sofferenza più dolce. Nel cielo brilla sempre la luna degli innamorati che si vogliono bene. Cambiare partner è bello, ma a patto che non sia tu il partner cambiato. Verso i trent'anni ti metti a cercar moglie. Sono in tante che aspettano e che cercano un marito qualsiasi. Ecco la spilungona che fa di tutto, per farsi notare. Perché tentenni? Perché la Spilungona ti saluta con tale sì fredda cortesia? Ella ha trovato un nuovo partito, migliore della tua anima in pena. Un sospiro di sollievo, anche perché adesso dialoghi con la Dottoressa, che non è niente male. Non porta più il maglioncino. Siamo in primavera. Adesso indossa un'elegante camicetta di seta. Il seno! Che fine ha fatto? Non scherziamo!
Il seno è importante. Serve per allattare i bambini. Il tipo giusto potrebbe essere la cara collega. Sa accavallare le gambe. Troppo disinibita. A certe cose gli uomini ci tengono ancora. La tua dolce metà è lì. Dove? Alla fermata del pullman o no? Ha una buona cultura e una certa dose d'intelligenza, Doti queste che non s

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   2 commenti     di: oissela


16 novembre

... si sta facendo giorno.. piove. il sole non c'è. non è una cosa ovvia. può piovere anche col sole. ma oggi no.
forse perchè ieri c'è stato tutto il giorno. caldo e forte. e ieri, era il 15 novembre. oggi è cambiato tutto. è bastato così poco. poi, ci abitueremo. ma oggi l'impressione è forte. un cambiamento così, da un giorno all'altro, fa sempre un certo effetto.
penso che passerà... non può essere che continui.. c'era troppo sole ieri.
lo sento ancora addosso e anche il sale. chissà quanto durerà.. non è per la pioggia, è che odio i grigi. e la tristezza. anche Eli è triste, tutte facce tristi. e anch'io appena appena, però. perchè so che passerà.



Sentimenti

Camminavo tranquilla per la mia strada, ho quasi sempre camminato per la mia strada, ma mai tranquilla, sempre scossa da qualcosa d'invisibile che il più delle volte mi faceva perdere la retta via, sempre se la retta via esista.
Giovane, forse troppo ho affrontato i problemi per quello che erano e non come fa la massa, che preferisce affrontarli per quelli che non sono. Per questa mia leggera particolarità ho visto cose che forse non avrei voluto vedere. I sentimenti. Quelli sono potenti, ti spaccano dentro belli o brutti che siano, sono difficili da gestire, anzi impossibili, l'amore, l'odio, la gelosia, la passione, non si possono gestire, ti si avvinghiano forte alla pelle e ti muovono come il burattinaio muove il suo burattino.
All'inizio ti sembrano piacevoli, sei là, beato, a non dover decidere, a farti muove da qualcosa che non sei tu, a non dover prendere decisioni razionali e poi... BANG!!! Quando te ne rendi conto e troppo tardi, i sentimenti ti hanno preso, stretto in una morsa impossibile da sciogliere, hanno messo le radici dentro il tuo corpo e non andranno mai più via, tu perdi il tuo essere e loro decidono qualunque cosa al posto tuo. Bello vero? O si... Alcuni dicono che sia fantastico farsi trasportare dai sentimenti, perchè ti fanno sognare e vivere esperienze spettacolari, ma non e così ne sono certa. Posso apparire forse contorta come persona ma so per certo che i sentimenti portano alla pazzia e all'autodistruzione se non sei più forte di loro, chi e convinto del contrario e perché non riuscirà mai a farsi trasportare da loro completamente.
Sono peggiori di qualunque droga presente sulla faccia della terra.
Comunque, camminavo... L'avevo detto ma preferisco ripeterlo. E tranquilla, dopo anni di immensa confusione, ritrovai quel caos che aveva fatto posto alla chiarezza. Dio quanto ho ODIATO quel caos, odiato e AMATO, mi dava panico, mi dava passione, mi dava forza, mi dava inquietudine, ma mi dava e mi dava tanto.
Se ora dovessi r

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   4 commenti     di: Marika Rig


Il bello dei gatti

Jack non era certo un bel vedere, quando comparve la prima volta come venuto dal nulla, nel vano della piccola finestra che dà sul giardino, dove alloggiavano, ormai in pianta stabile, gatti di ogni colore, di varie dimensioni e di tutte le età.
Se ne stava in disparte, un po' discosto dal branco, che accettava malvolentieri gli sconosciuti, specialmente se in pessimo stato.
E questo era proprio il caso di Jack, col suo muso incrostato di vecchio catarro, la coda mozza e l'occhio sinistro ridotto a una palla grigiastra e tumescente, che gli impediva una chiara visione modificando la realtà al punto di farlo avanzar di sghimbescio e finire contro l'albero di limoni, o cascare dalla tettoia dei polli con troppa frequenza.
Tuttavia non era vecchio, pur se lo sembrava, anzi a dir il vero pareva ancora un cucciolo, forse appena un po' più del micio, comunque non ancora un gatto.
Non so come fosse capitato lì, probabilmente avvenne in modo del tutto automatico, come semplice conseguenza del randagismo, o forse attirato da un qualche miagolìo notturno più intenso e prolungato del solito, o dall'odore di cibo che, specie d'estate, si diffondeva sulle onde dell'afa fino alle sue acute nari.
Comunque sia, ora era lì con la sua aria impacciata da estraneo, il suo occhio a palla e il muso spelacchiato. Probabilmente il suo appetito era più grosso e ardito di lui, perché quando fu l'ora del pasto non seppe frenarsi, e dopo un paio di stiracchiamenti, uno sbadiglio e una sgranata dell'unico occhio utilizzabile, si avviò con passetti malfermi, ma in cui si esprimeva tutta la sua gagliardia di giovane gatto attaccato alla vita, verso i saporiti bocconi.
Di sicuro ho impiegato più tempo io a scriver queste cose, che la furia degli altri gatti nel troncare repentinamente il famelico tentativo di Jack.
Fu un immediato scatenarsi di gridi acutissimi, di soffi e un sollevarsi simultaneo di temibili gobbe.
Il povero Jack.. non ebbe scampo, dovette abbandonare l'impre

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I Fucili servono per Uccidere

Ricordo perfettamente il primo colpo di fucile che ho sparato. Ero sotto naia al poligono di tiro. Il tema delle armi non mi aveva mai coinvolto e quel giorno ero semplicemente curioso di provare a sparare con un fucile vero. "Un esperienza in più", mi ero detto.
Il poligono era uno di quelli chiusi. Lì dentro era sinistramente silenzioso; faceva freddo anche se fuori c'era l'estate; e la luce era ridotta ai soli bersagli e postazioni di tiro. Atmosfera un po' da "Chiesa".
Il fucile era il FAL (Fucile d'Assalto Leggero) usato dal esercito USA in Vietnam e che poi l'esercito italiano aveva comprato per un tot al chilo. Un fucile non molto preciso, ma decisamente potente, capace di perforare superfici blindate. Un maresciallo una volta mi aveva detto che se il proiettile avesse colpito un braccio non lo perfora, lo amputa direttamente.
Mi hanno detto di sdraiarmi a pancia in giù, appoggiare il calcio alla spalla e consumare l'intero caricatore. Ho preso la mira e ho sparato: Bum. Il mondo si è fermato e mi sono sentito maledettamente sveglio come poche volte capita nella vita. Ho percepito vividamente la fisicità del proiettile - che io avevo esploso - uscire dalla canna, bruciare l'aria e colpire il bersaglio per perforarlo, lasciandogli un buco. I "misteriosi" istanti trascorsi da quando avevo premuto il grilletto a quando avevo visto il foro sul bersaglio mi avevano preso a sberle, per poi sbattermi in faccia una realtà ovvia, ma di cui non mi ero mai reso veramente conto: i fucili servono per uccidere!
La cruda meccanicità di un Fucile rende quest'oggetto assolutamente privo di ipocrisia. Non serve né per difendersi né per attaccare; né per fare la guerra né la pace; né per fare una rapina né per sventarla. E non importa se chi lo usa è un terrorista, un mafioso, un padre di famiglia, un pazzo, uno militare o uno delle forze dell'ordine. Chi preme un grilletto è una persona che sta usando una arma per togliere la vita a un'altra person

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   11 commenti     di: Pepè


Effetto Cinema

La Parini era l'amica delle medie. Insieme alla Tresconi erano sedute nel banco davanti a me e l'Abbati, e c'era davvero un bel rapporto, tutto racchiuso durante le ore scolastiche, ma molto complice e collaborativo.
Come la Tresconi aveva un aspetto riservato, abitava sul viale Carducci in una palazzina indipendente.

Esperta di matematica e inglese nel lavoro di gruppo trai banchi, aveva un fascino sorridente. Sarà stato per quel dente leggermente inclinato che dava al sorriso un fascino particolare, i capelli neri e mossi di media lunghezza e gli occhi verdi scuri.
Al termine delle scuole era diventata una ragazza elegante.
Un fascino irraggiungibile alla Claudia Cardinale.
"Vaghe stelle dell'Orsa..."



Centodieci scuole medie



La casa dei pensieri inutili

Se tu prendi la strada che dal culo della chiesa punta a occidente e ti incammini, dopo il posto da cui si viene e si va e dopo il dosso, c’è la piazza che dicono dei rossi, o rossa.
Il grande patriarca e la sua corte ci costruirono, poco tempo fa, l’andazzo che gira, struttura che stravolge l’andazzo del passante da rettilineo a circolare per poi forse rettilineo farlo tornare. Essi infatti entrano, girano, escono e vanno via.
Al margine dell’andazzo che gira, ci sta la casa dei pensieri inutili.
Appoggiata all’andazzo che gira, essa ogni tanto ferma un passante che, per etilico incanto, comincia a parlare e pensare di inutili cose e inutili faccende.
L’economo maggiore, capo supremo del sistema su cui tutti si ruota, si compra e si vende, definisce l’utile come il margine economico netto che deriva da ogni azione. Per esempio: tre respiri bruciano trenta calorie che producono sette passi che ti portano al lavoro. Nella contabilizzazione postuma del’io nascente, tradotta sia dal tu permanente, che dal noi contabile, essi valgono, i tre respiri intendo, l’esatto ammontare di tre monete di bronzo e un nichel, inflazione permettendo.
In genere tutti si sottostà piuttosto passivamente alle regole di utilità calate dalle grandi sfere, (sostituite in tempi non remoti alle alte sfere in quanto più produttive perché appunto non sollevate) ma solo in genere.
Capita, purtroppo, che esistano luoghi dove il tempo si espanda o contragga a piacere, rendendo così la monetizzazione difficile quando non impossibile. C’è da dire che tra le ultime scoperte nella branca della ragionevole monetizzazione, il dott. Ramlic, unendo profittuosamente le sue competenze nel campo della ragioneria e dell’astrofisica ha esposto una sua teoria detta: “ l’assoluto relativo valore del tempo” . In questo studio il Ramlic tenta di dimostrare come attraverso la fissazione dell’assoluto nel processo di decadimento di una stella nana rosè, si può monetizzare

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   4 commenti     di: Umberto Briacco



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