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Racconti autobiografici

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16 dicembre

.. in fondo.. volendo, si può fare tutto sotto la pioggia. anche ignorarla e chiudere l'ombrello. questo, forse, è un pensiero stupido. nato da non so cosa.
sentirsi stupidi è una sensazione straordinaria.. nel senso che non è normale.
e così l'ho fatto. l'ho ignorata e l'ho chiuso. l'ombrello. essere stupidi.. è ancora più straordinario. fonderò un comitato per la liberazione del lato idiota..



24 novembre

.. c'è una linea diretta. tra me e il cazzeggiare. tra il cazzeggiare e il continuare a cazzeggiare. tra il continuare a cazzeggiare e il seguitare a continuare a cazzeggiare.
tra il seguitare a continuare a cazzeggiare e il proseguire a seguitare a continuare a cazzeggiare. tra il proseguire a seguitare a continuare a cazzeggiare e il persistere a proseguire a seguitare a continuare a cazzeggiare.
e me.



Transatlantico alla deriva

Ancora un'altra corsa al pronto soccorso per un attacco di panico. Difficoltà a respirare, tremori, pressione alle stelle, le solite gocce.


Cinque o sei sbirri discutono con un uomo sulla sessantina seduto su una sedia a rotelle. Il volto tumefatto e ferito. L'aggressione è avvenuta sotto la sua casa per futili motivi.


Il medico che mi visita è un ragazzo di circa trent'anni, furbo come una volpe con la faccia tonda e aggraziata. Dall'altra parte una donna in brutte condizioni sopravissuta ad un incidente automobilistico.


Il pronto soccorso è una nave, un transatlantico alla deriva, dove chi arriva si perde nei meandri delle sue preoccupazioni, il calore è insopportabile, gli spifferi di vento gelido penetrano nelle ossa.


Siamo a marzo ma potrebbe essere luglio o dicembre di un giorno di un anno qualunque, parametri vitali, questo è l'importante. Saturazione, pressione, ecg. Questo è l'importante. Questo è un essere umano. Saturazione, pressione, ecg... saturazione, pressione, ecg.


Prima e dopo. Poi c'è la poesia degli sguardi, dei lamenti, delle urla, dei piccoli gesti, delle piccole umanità, dei sorrisi, delle carezze, dei flaconi di ansiolitici, dei legami familiari, della violenza.


Al pronto soccorso finisco di essere un uomo e divento un numero a tre cifre, un codice, un signor nessuno, decidono loro, i parametri vitali, saturazione, pressione, ecg. Gli infermieri scazzatissimi discutono tra di loro dei giorni di ferie, dell'ultimo pettegolezzo, sorridono. Le infermiere ancheggiano vistosamente, sono belle. Una sottile patina di sudore staziona perennemente sui loro volti da copertina.


Il transatlantico alla deriva...

   4 commenti     di: vincent corbo


Scimmia

Era ora di pranzo ed io, in cucina, impegnato nella mia solita lotta per la sopravvivenza, tentavo di dare una parvenza di commestibilità a quello che con ostinazione stavo cucinando. Uno dei miei "manicaretti" era quasi pronto, quando squillò il telefono: "Pronto zio, ho scritto un racconto" "Ciao Ale... come? Hai scritto un racconto?" "Sì, vieni... te lo voglio leggere". La telefonata mi si impresse nella mente diventando un'immagine: un fiore, un piccolo fiore in mezzo a un campo in una giornata di sole. Tra le chiamate pubblicitarie, le proposte di altri gestori telefonici e i disturbi più vari, quello squillo mi aveva dato un'emozione inaspettata. La mia nipotina Alessandra ha sette anni: è una bambina molto sveglia. Non le sfugge niente ed è come una spugna: assorbe tutto quello che la circonda.
Ogni volta che le parlo, lei risponde a tono e mi stupisce con la sua capacità discorsiva; ma un racconto non me lo sarei aspettato. In effetti quasi ogni volta che siamo tutti riuniti per leggere le mie ultime storie, lei è lì: attenta, interessata, a volte un po' dispettosa e in cerca di attenzioni, ma c'è. Una presenza consequenziale: fa parte della famiglia e vuole partecipare a quello che succede, anche se i miei racconti spesso non sono del tutto comprensibili per una bambina. Ascoltatrice autonoma e spontanea. Probabilmente molto più attenta di quanto pensassi!
Sicuramente più capace di recepire di quanto mi aspettassi.
Ci mettiamo tutti seduti sui divani e la lettura può iniziare: è suo padre che legge, perché lei vuole così. Del resto anche io lo considero mio "lettore" ufficiale! Sono un po' emozionato e incuriosito. La storia è semplice e interessante e stupisce per la fantasia. La ascolto con meraviglia e di tanto in tanto sbircio verso di lei, che rimane vicina a sua madre: ha lo sguardo compiaciuto e allo stesso tempo in attesa di un riscontro. Alla fine non posso fare a meno di applaudire: "Brava Alessandra!" Guardando

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La mia seconda brutta figura

Amo il mare ma lo peferisco nelle stagioni fredde, quando le spiagge sono deserte e si puo' respirare l'aria salmastra a pieni polmoni. In estate quando per scorgerlo bisogna saltellare tra corpi distesi al sole, sdraio, lettini, ombrelloni, asciugamani, bambini smarriti, mi piace un po' meno. io non so nuotare e questo, per la mia famiglia, è quasi una vergogna essendo marito e figli provetti nuotatori. Ad onor del vero, sono stati fatti numerosi tentativi per insegnarmi ma senza risultati positivi. Alcuni anni fa e alcuni chili in meno, mio marito, mi sosteneva sulle sue possenti braccia, adagiata sul pelo dell'acqua, ripetendomi: "batti le gambe... muovi le braccia... dai.. dai.., non è possibile anche se stai immobile non vai a fondo!!!" e mi mollava. Immediatamente piombavo sott'acqua e lì rimanevo seduta, senza emergere. Venivo ripescata dalle sue manacce, fra rimbrotti e frasi del tipo: "È mai possibile, anche i sassi gallegiano se lanciati come si deve..". Cresciuti, anche i figli, provarono ad insegnarmi! Sono stata sostenuta, portata sul dorso, lanciata e mollata, rimanevo sempre sul fondo. Una volta in un estremo tentativo, mio marito spinse il mio ciambellone "al largo" con me dentro e lì mi lasciò, nonostante le mie urla e suppliche. Dalla riva, braccia conserte e gambe divaricate mi guardava (a quel tempo senza occhiali). Finsi allora di scivolare dal ciambellone. Nessuno lo cronometrò ma probabilmente vinse il "mondiale di stile libero" per raggiungermi. Perdere in un istante la sua tuttofare, cuoca, educatrice dei figli, amante, non se la sentiva ancora. Venni anche obbligata a seguire un corso di nuoto con un professionista. Eravamo una decina di adulti, alla terza lezione l'istruttore mi convocò insieme ad un altro malcapitato, per dirci che onestamente, per il suo illuminato parere, non eravamo adatti al nuoto, per via della nostra propensione a rimanere nei fondali. Se volevamo potevamo continuare.. Non ho mai saputo la decisione dell'al

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   3 commenti     di: Maria Rosa D.


Un risveglio

Strappato dal sonno, forse per sbaglio, ma non un sonno tranquillo, cosa era stato?

Una vertigine come un'anestesia, le immagini che corrono rapide impedendo di renderne chiara l'appartenenza, poi colori e tutto che intorno gira con voci sospese, distorte, irriconoscibili pure sapendo a chi attribuirle.
Quanto è durato quel frastuono di rumori e colori?

Ora però pian piano svanisce, ecco arrivare il nevischio che subito comincia a diradarsi. Gli occhi ancora non si aprono, non per mancanza di volontà ma contro di essa: pesantissime palpebre. Ancora per poco, però, la volontà ha lentamente la meglio, ma è difficile.
Sono su una superficie bianca e liscia, dove sono finito?

La faccia rivolta di lato e la mano che tocca la superficie che vedo ma non sento, provo a muoverla ma nulla, ancora non risponde.
Sì, ora sì, però non si alza, resta anche lei, come me, cosciente ma non animata. L'altro braccio non lo vedo e lo sento poco, dietro di me, forse per quello. Non vederlo non aiuta!

Ecco, pian piano comincio a sentire anche lui. Un breve censimento, un appello delle parti del corpo, chi sento e chi no. Mancano le gambe, le sento ma non le muovo, aspettiamo che rispondano, mandiamoli qualche messaggio.

Gli occhi sempre pesanti ma apribili decisamente meglio e con maggior leggerezza, un timido tentativo di rialzare la testa ma... meglio rimanere ancora sdraiati.

Ora il braccio vicino alla testa si muove, la mano si articola e l'altro comincia ad attivarsi; le gambe pure, ecco ora sono sul binario conosciuto. C'è solo da aspettare, lo so. La natura deve fare il suo corso!

Stavolta lo svenimento mi ha fatto cadere nella vasca da bagno con una fortuna innegabile: era vuota.



... e la storia si ripete

E la storia si ripete. Sempre la stessa, sembra di rivedere un film già visto: stesso inizio, stesso corpo centrale, finale scontato. Eccolo lì, eccolo che mi guarda, eccolo che mi dice: non sono mica il primo della tua vita e non sarò neanche l’ultimo, stanne certa, quindi guardami bene in faccia e temimi! È sempre lui, è sempre il tumore a parlare. Parla attraverso gli occhi spenti delle persone a cui voglio bene, parla attraverso le loro carni magre, la loro pelle bianca, la loro sofferenza. Impressionante come riesca a far morire le persone prima ancora che il loro cuore smetta di battere definitivamente. È come se prendesse la loro anima e ne mangiasse, giorno dopo giorno, un pezzettino. Un pezzetto oggi, un pezzetto domani…e d’improvviso vedi che non c’è più. Vedi che loro, le persone a cui vuoi bene, sono ancora lì, davanti a te, non sono mica morte, ma…è già come se non ci fossero più. I loro occhi chiedono pietà, non ricordano più quelli della persona che ricordavi, quella che ti sorrideva solo qualche mese fa, che ti raccontava degli aneddoti divertenti, che si arrabbiava, che si lamentava del cibo troppo insipido o della pasta scotta o della nuora o del figlio o del genero… no, non è più quella. E te li vedi lì, davanti a te, e ti ritrovi d’improvviso, proprio mentre cerchi di scherzare e di ridere come se il vederli così ti sembrasse una cosa assolutamente normale, come se fossi a casa loro e non in un ospedale…d’improvviso ti trovi l’immagine che ti si presenterà tra non molto: loro, dentro una bara. Loro, così magri, così poco simili alla persona che ricordi. E vedi te, in lacrime, a chiederti il perché e a domandarti se davvero quella era la fine più scontata, più ovvia, se proprio così il film doveva andare a finire. Ti chiedi se hai davvero fatto abbastanza per evitare quel finale triste e cosa potessi fare per far sì che invece ci fosse un’happy end. E non trovi risposte, purtroppo.
Avrei tanto biso

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   2 commenti     di: ale ale



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