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Racconti autobiografici

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Glui

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   1 commenti     di: bruno


Rabbia e Stile

Rabbia e stile mod e l'accetta punk che taglia di netto le situazioni, la sensibilità di un bambino accresciuta dalla frequentazioni di ragazze dell'eterno revival hippie.
Giovane donna che custodisci il segreto della Vita fra le gambe e mensilmente lo rigeneri con il tuo dolore.. mostrami mostrami dove sbaglio.. in cosa non son degno d'amarti.. imparerò' a vivere per possederti.
Ma la follia dilaga, a ognuno la sua.
Chi resta incinta e fuma le sigarette, chi non esce di casa da due giorni e tre notti, chi non ha mai messo il muso fuori dal suo piccolo recinto. Di situazioni e definizioni costruitesi intorno. NON DORMIRE!!
Dormo quattro ore, dormo sei ore, dormo tre quarti d'ora e mi risveglio più confuso di prima ma.. ma ora si vive.. raccolgo fra le mani accostate a coppa l'acqua della fontana più pura, quella che custodisce il Senso e lo spande per le lande.
Guida veloce la Lambretta, inclinata pericolosamente, coscienziosamente pericolosamente, velocemente, per arrivare all'appuntamento. Non mento. Nemmeno a me stesso. Non ho più lenzuoli dietro a cui nascondere i miei spettri!
Ci parlo e ci dormo accanto. Nel letto in cui ti ho scalato, amato, in cui ho pianto, e mi sono svegliato.
Parlare fitto veloce con un compagno perso e ritrovato. Non siamo morti, evidentemente. Ci vediamo. Non siamo morti, siamo forse solo sopravvissuti? No!
Siamo l'urlo del domani che arriva veloce a chiedere Senso e Giustizia senza morale. Siamo l'ululato del lupo della steppa, le strade fredde ed asfaltate, il nostro territorio, corriamo veloce, ascoltiamo rumori, fiutiamo le situazioni, cerchiamo nutrimento spirituale e ci bastano tozzi di pane e fagioli borlotti per campare.
Giura, sulla nostra amicizia, che non faremo nulla per rispondere alle definizioni che abbiamo dato di noi stessi per riempire un vuoto non ancora fecondato dalla Volontà di vita che abbia raggiunto Volontà e Coscienza.

   5 commenti     di: Simone Suzzi


Il Venditore

Manrico era un venditore. Quel tipo di uomo che crede che tutto abbia un prezzo e che tutto, di conseguenza, possa essere dato via.
Di solito mi tenevo alla larga da gente simile, ma ci sono momenti della vita in cui devi mettere insieme due pasti al giorno, senza parlare della wodka a buon mercato.
Iniziai a lavorare per lui in un gennaio piovoso : pezzi di ricambio per macchine agricole. Clienti che la sanno lunga e ti guardano sicuri con occhi da cinghiale , clienti con le tasche piene, con una casa appena condonata e una moglie a cui non badano più . Clienti che ti leggono dentro con la loro secolare e grassa astuzia e subito sanno che non ce l'hai fatta e che la mattina , all'alba, poggi la tua tazza di caffe' su un tavolo di plastica da due soldi.

Manrico decideva unilateralmente sul destino della nostra giornata lavorativa, se entrava tronfio e trionfante esclamando il suo " buon giorno signori " , ci sarebbero state buone possibilita' che per qualche ora avremmo schivato il suo malcelato disprezzo ed il suo paternalismo da quattro soldi.
Cosi' i discorsi sulle rate da pagare, sugli acchiacchi e sullo stipendio misero sparivano di colpo e si spandeva tutt'intorno una allegria posticcia, un cameratismo efficente e miserabile.

Ben presto imparai il da farsi ed iniziai a muovermi meno goffamente schivando gli altri commessi mentre prendevo ordini e declamavo le infinite meraviglie di frizioni sterzo, pompe ad olio e guarnizioni varie.
Imparai anche le regole essenziali per sopravvivere in quel microuniverso evitando come la peste la politica e sfoggiando invidiabili cognizioni calcistiche.
Ma era soprattutto il mio " non tocco una donna da una vita " a procurarmi le simpatie più accese ed i più larghi sorrisi di commiserazione da parte dei colleghi.
Non era viltà la mia. La vilta' e' un lusso che si puo' permettere solo chi ha qualcosa da perdere, io non avevo nulla.

Manrico aveva un lato debole. Il suo nome era Sara

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Sarebbe potuta essere una tragedia...

“Ahahaha! Allora io gli tiro una sberla e lui scappa piangendo, lasciando sul pavimento della mia macelleria una copiosa scia di sangue”. “Ehh…ehm andiamo un po’ di fretta. Mi darebbe anche un po’ di vitellone?…Uhm ma come mai è verde?”. “Ma no signora, è un effetto delle luci. Questa è carne di prima qualità, scelta per voi”.
Ma la solita, scusate il termine, puttanata del macellaio Gilberto non fece presa sulla signora Gina, che era sì una gran rompimaroni, ma non si faceva abbindolare facilmente.
“Ehm sa che c’è? C’ho ripensato và. Niente vitellone”. “Ma è di prima qualità!” insistette il macellaio. “Sì ma per stasera ho cambiato idea. Minestrone” cercò di tagliare corto Gina, alchè la figlia Mariolina esclamò “Ma mamma sai che non mi piac…” ma non finì la frase che la madre le diede un poco amorevole quanto opportuno strattone come per comunicarle “E sta zitta PICCOLA ROMPICOGLIONI!”.
Si congedarono. All’uscita Gina era sollevata. Era una bella donna di non più di quarant’anni. Fisico snello, occhi folgoranti. Sua figlia Mariolina, che era nata dal suo terzo matrimonio con un noto tossicodipendente della zona all’epoca era una ragazzina di quattordici anni, un po’ brufolosa e tarchiatella, ma assai affabile e di buona cultura: aveva sorprendentemente già letto per intero ‘Il mondo come volontà e rappresentazione’ di Schopenhauer.
Ad un tratto, mentre facevano ritorno a casa, chiese alla madre: “Mamma ma il signor Gilberto è un bravo signore? Come lo collocheresti nell’ascesi…ehm niente” (ogni tanto la ragazza involontariamente inseriva nelle frasi termini tipici del suo filosofo di riferimento). “Ma certo!” rispose la madre “Non farebbe male ad una mosca! Certo che ne spara di cazzate. Ma è buono come il pane!”. Lo pensava per davvero. E probabilmente aveva ragione. Certo, era un gran contaballe, un po’ disonesto se vogliamo, ma molto tranquillo, generoso. “Io

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   2 commenti     di: Mauro _


Della musica del cuore

Puoi anche cambiare direzione se questa strada non ti soddisfa. Provaci, Patrì, chè nulla può accadere se tu non lo vorrai. Hai già camminato abbastanza per un percorso troppo impervio e al contempo limitato. Intonando un assolo mai ascoltato. Hai ancora voglia di cantare, lo so. Di urlare, forse. Arriverà qualcuno ad ascoltare quel canto e ad aver voglia di intonarlo con te. Senza limiti.
... e se quel qualcuno non intonerà le note giuste, questa volta non sprecare più il tuo tempo per insegnargli la melodia del cuore. La mente, la ragione non sanno scrivere su un pentagramma.

   1 commenti     di: patrizia melito


La gita al mare

Prologo

Al tempo in cui si svolgono i fatti appresso narrati, una periferia romana dei primi anni cinquanta del secolo scorso, la popolazione di sesso maschile, dimorante nella città eterna, indossava due tipologie di pantaloni, corti, da bambino, fino alla pubertà e poi, lunghi da grande, fino alla tomba. C'era, ancora, un terzo tipo di pantalone, detto alla zuava, che veniva indossato dagli adulti in occasioni particolari, prevalentemente sportive, e dai ragazzi non più bambini ma non ancora abbastanza grandi, come una sorta di intermezzo tra quelli corti e quelli lunghi. Questi pantaloni, furono, proprio in quegli anni, soppiantati dai blue jeans, pantaloni ribelli di provenienza americana che si accompagnavano al rock che si andava affermando, come il pane con il burro e la marmellata.
Capitolo I

Quella mattina Mario ce la stava mettendo proprio tutta, le note della fanfara dei bersaglieri salivano dal cortile con il loro ritornello: "taratà tà tà".
Apro la finestra e grido: "Arrivo!" Mario, soprannominato Caccola, continuava, però, imperterrito a fischiare il passo di carica, finché non lo raggiunsi in strada.

Ci avviammo svelti. Frequentiamo entrambi la quinta classe nella vicina scuola elementare delle suore. Per strada incontriamo altri ragazzi che indossano la nostra divisa, il grembiule nero ed il colletto bianco. Poco più avanti, si affannano Emidio e il fratello Claudio, superiamo Franca e Nadia che, come al solito, chiacchierano tra loro fittamente, senza nemmeno respirare e arriviamo, finalmente, nel viale della scuola, mentre la campanella comincia a trillare. In classe, la maestra ci accoglie con un'occhiataccia prima di iniziare la preghiera.

Caccola, nell'intervallo, ci racconta di aver incontrato, il giorno prima, Tex, il capo della banda rivale che si riunisce di là della piazza, che ci sfida in una gara di formula uno, intimandoci, per non perdere tempo, di dichiararci vinti a tavolino.
Max, il capo, comm

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L'importanza di un cognome

2010

Laura è attorniata da figli e nipoti per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Per caso quel mattino, leggendo il giornale, si è soffermata su una notizia che le ha fatto ricordare un episodio dell'infanzia.
Il fatto ha segnato la sua vita nella società dell'epoca.


1962
Pronti, si parte!
L'autista l'aveva fatta salire sul taxi.
A dodici anni viaggiava per la prima volta in auto. Non aveva dormito tutta la notte per l'emozione sia per il viaggio che per la curiosità di vedere il mare.
La sua città non distava molto dal Lido ma la mamma preferiva il soggiorno in montagna triste e piovosa.
Lo aveva immaginato il mare dalle descrizioni delle amiche, che ogni anno andavano in vacanza per due mesi al Lido di Venezia.
Per lei fare una vacanza era una novità ma soprattutto era una novità andarci da sola, senza la madre.
L'inverno era stato duro: le suore della scuola che frequentava non avevano mai avuto un atteggiamento di protezione verso di lei nemmeno quando era entrata da loro all'asilo a due anni e mezzo.
Alle elementari le punizioni per non aver imparato la poesia a memoria o non aver ripassato la lezione di storia erano piuttosto sadiche. Spesso Laura doveva trascorrere la ricreazione lontano dalle compagne isolata in un angolo della classe a studiare.
Il soggiorno nella colonia in riva al mare, gestita dalla madrina, le era sembrato un regalo per la sua vita monotona e buia.
All'arrivo una corsa alla spiaggia, via i sandali e i piedi nudi ondulanti a contatto con il terreno sconosciuto e morbido.
Quella sensazione strana le era sembrata una vera conquista e già la sua mente aveva iniziato a sognare come le succedeva spesso. Stava per raggiungere la riva, quando il richiamo della madrina la costrinse a ritornare al presente e ai suoi doveri.
Le nuove compagne l'attendevano nella camerata e volevano conoscerla.
Lei era piccola, minuta e dimostrava molto meno della sua età. Aveva i capelli a caschetto, di un colore tra

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