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Racconti autobiografici

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Aspettando il calare del sole

Aspettando il calare del sole contemplo ciò che ho sotto il naso, il telefono con un tuo messaggio. Lo leggo, immagino la tua voce, parole dolci, d'amore, semplice scriverlo su un apparecchio elettronico, semplice mentire a distanza, quel che assicurazioni, non è semplice è accettare l'inganno. Tante promesse, baci, rassicurazioni, non pensavo fossero solo simulazioni, sentimenti preparativi in atteso di quello vero, autentico e sincero, quello da tutti desiderato, che tu però hai destinato ad un altro. È solo un messaggio, ma smaschera totalmente il tuo volto bugiardo. Mi chiamo Vas, un nome come un altro, non un termine tedesco, tu invece hai fatto proprio questo, mi hai trattato in modo tale, non pensando avessi dei sentimenti, deridendo i miei desideri, dimenticando di essere sincera, ti preoccupavi solo della tua esistenza, un oggetto non ha vita propria. Questo credevi, così agivi, e io rimpiango solo di aver perso tempo a pensarti, urlare il tuo nome ai quattro venti, mi scuso di essere rimasto a lungo in letargo, invece che passare subito all'azione. E aspettando il calare delle tenebre ho deciso di anticipare i tempi.

La vita è tutto e io non sono che tre punti, di sospensione. Stufo di aspettare tolgo il disturbo e mi seppellisco tra i miei pensieri. Chi saprà ascoltarmi capirà i miei voleri.

   0 commenti     di: vasily biserov


Ritorno a Bacu Abis (Un tuffo nell'infanzia)

"Mamma! Mamma!". La voce quasi disperata di Alessio mi fece trasalire. Disfacevo le valigie in quella che era sempre stata la mia camera da letto.
Eravamo appena arrivati a casa dei miei genitori, dopo un lungo ed estenuante viaggio. Mi voltai per capire cosa stesse succedendo. I miei pensieri erano altrove in quel momento e la tristezza mi spaccava il cuore in tanti piccoli pezzi, come le tessere di un puzzle difficile da ricomporre.
- "Mamma, Senzanome non ha più voce!"
Alessio era il maggiore dei miei tre figli, dieci anni appena compiuti, ed ora stava lì, rosso in viso, in preda ad un'eccitazione che non riusciva a contenere.
- "Mamma, forse sta morendo".
Aveva le lacrime agli occhi e la voce gli si bloccò in gola.
- "Calmati, su, e dimmi cos'è successo". - gli risposi, nel vano tentativo di tranquillizzarlo.
Nel frattempo anche Max e Lulù irruppero nella stanza col viso sudato e lo sguardo quasi incredulo.
Max, 7 anni, il più piccolo della nidiata, mi si buttò tra le braccia e, con un filo di voce, languì: - Mamma, credi che Senzanome morirà? Quando i cani non abbaiano più vuol dire che devono morire?"
Lulù mi guardò solamente, senza dire una parola. Fin da piccolino aveva imparato a controllare i suoi impulsi. Mi guardava e basta, ma dal suo sguardo capivo cosa frullava nella sua testolina di capelli castani fitti fitti. Mi prese per mano e mi portò fuori. Gli altri due ci seguirono in silenzio. Mettere la testa fuori della porta di casa, alle tre del pomeriggio in un paese al sud della Sardegna, in piena estate, vi assicuro che è come metterla dentro un forno caldo, soprattutto se nei dintorni c'è qualche incendio e quel pomeriggio bruciava la pineta sul colle di fronte.
In quei giorni le nuvole di fumo deturpavano l'azzurro del cielo, come una macchia d'inchiostro su una tela immacolata.
Entrammo nell'orto. Ci avvicinammo alla cuccia del cane e restammo tutti e quattro a guardare, mentre la

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   16 commenti     di: Ada FIRINO


Glui

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   1 commenti     di: bruno


Il mio 11 settembre

"Buongiorno a tutti, edizione straordinaria del tg: da circa mezz'ora gli occhi del mondo sono puntati sul World Trade Center, a New York. Sembra un incidente, la notizia è arrivata in Italia intorno alle ore 15, forse un attentato; due aerei si sono schiantati sulle Twin Towers, nel cuore di Manhattan. Ecco, intanto stiamo vedendo le prime immagini che ci giungono dalla CNN".

Erano circa le nove di un martedì mattina piuttosto noioso e soleggiato, martedì 11 settembre 2001.
Ora italiana.
Avevo perso il traghetto, così aspettai il successivo, venti minuti dopo. Era la prima volta che portavo sulle spalle una chitarra: ero emozionatissimo.
L'avevo comperata pochi giorni prima a Varese insieme ad un caro amico e compagno di scuola, Roberto.
Cercavamo entrambi qualcosa che costasse poco. Avevamo molti sogni, ma scarse certezze: quando si hanno 18 anni credo sia così un po' per tutti.
Il nostro desiderio era quello di imparare a suonare, mettere su una band, fare le musiche dei Nirvana, farci trascinare dalle melodie cupe ed incazzate di Kurt Cobain e sognare successo, alcool, soldi, tour in giro per il pianeta.
Per il momento, la realtà si riduceva a qualche giro di accordi (che su sei corde ne suonavano quattro ad andar bene), scale da studiare su "A modern method for guitar", un paio di canzonieri dove c'erano tutte le canzoni possibili tranne quelle che volevamo suonare, e alcune tablature indecifrabili scaricate da internet.

Dirigendomi verso il traghetto sentivo tutti gli occhi addosso.
Cercavo di non farmi catturare da quegli sguardi curiosi ed invadenti; sembravo Ulisse, forte e determinato nel non cedere al canto delle sirene.
Sedetti sul piano alto, all'esterno; ho sempre amato farmi travolgere dal vento del viaggio, dai panorami visti ad occhi socchiusi per via dell'aria, del sole riflesso sull'acqua.
Dentro di me continuavo a pensare: "Sto arrivando Roby! Oggi spacchiamo il mondo! Non smetteremo mai di suonare, saremo i migliori

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   3 commenti     di: Mirko Zullo


Tuttora cotta

Dedicato a chi mi è stata vicina-- --vicina e alla quale vorrei poter appagare quel desiderio che cosi vistosamente trasmette inconsciamente
Mi capita ogni tanto, ovvero piuttosto spesso, di osservare delle foto, mie, di amici, di amiche, di ieri, di oggi più o meno personali, che comunque in tante, spicca un interesse per una espressione particolare trasmessa da persona che tu hai avuto modo di frequentare e vivere in simbiosi per lunghi periodi intensi e con particolare partecipazione. In quelle foto, puoi e riesci ad immaginare quali pensieri e quali desideri affollano la mente di chi ha quella espressione, e la certezza se fosse possibile di esercitare ed esaudire il desiderio che popola e che fa soffrire per astinenza, il cervello di chi desidera l'amato bene, provate ad immaginare... il capo leggermente chinato all'indietro, il viso pensieroso con gli occhi socchiusi la bocca semi aperta che attende un'intromissione da assaporare e placare l'arsura

   1 commenti     di: AGOSTINO


19 novembre

... non è che odio la pioggia. alcuni successi sono nati in un giorno di pioggia. ma qui sono tre giorni e un quarto. e non è successo niente. forse bisognava darsi da fare il primo giorno. domani è il quarto giorno, secondo il calendario. secondo me è il quarto anno. questa è l'impressione. non cambierò idea, tranne che non smetta di piovere.
.. no, non cambierò idea, neanche se smette di piovere.



8 dicembre

.. piove. Vergine santissima.. ma non spargerò macchie d'inchiostro sul candore di questo foglio per brontolare. è una questione di rispetto. però, ne ho una gran voglia, lo confesso.
volevo solo che lo sapessi.. e che domandassi a Chi di dovere.. perchè ha inventato l'inverno.
fa anche freddo.




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