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Racconti autobiografici

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Quando crescono i pupazzi

Quando crescono i pupazzi..

Sta sera stavamo allestendo il compleanno di una bambola.. non mi ricordo il nome.

Allora: si allestisce la tavola con i lego, si guarnisce una torta con stoffe e carta crespa..
e si dispongono gli invitati, le altre bambole e i pupazzi di improbabili animali.

Dallo scatolone è spuntato Il pupazzo di pinocchio.. era il pupazzo che ha accompagnato l'infanzia di Ameliè, non si poteva dormire senza di lui, e nemmeno andare al parco, non si cenava ne pranzava.. Pinocchio era il più grandissimo amore della piccola.

Pinocchio è scivolato sul fondo della scatola, che quasi nessuno s'è n'è accorto.. come quando ci si addormenta la sera.. nessuno può dire esattamente quando avviene.

La bambina l'ha guardato un attimo, poi mi dice.. sai papà, pinocchio è cresciuto..

.. non si può piangere per Il pupazzo cresciuto, cosi non ho risposto, mi son girato e ho continuato ad imbandire la tavola delle bambole..
Ma poi, nel parapiglia dei preparativi, l'ho guardato bene.. lo annusato e schiacciato delicamente..
Un profumo di crema per bambini.. una morbida consistenza..

I pupazzi crescono.. e temo che saranno gli ultimi compleanni delle bambole a cui verrò ancora invitato..
E sinceramente.. un po mi dispiace...

   0 commenti     di: alex mancuso


L'incidente

Un auto sfrecciava sull'asfalto di una strada provinciale alle quattro del mattino. Era una notte invernale, fredda e uggiosa. I fiocchi di neve offuscavano il cielo: una meraviglia per i bambini che, alzandosi l'indomani sarebbero stati pervasi dal candore della soffice coltre bianca, una maledizione per altri...
La strada era una pista ghiacciata, una trappola mortale per ragazze impavide e non curanti del pericolo come Catherine.
L'automobile fuggì al controllo della giovane conducente, invadendo la corsia opposta. La velocità crebbe a dismisura. Gli occhi imperterriti della ragazza scrutarono il contachilometri della macchina. Centoquaranta, ottanta e poi ancora centoquaranta chilometri orari. La lancetta era su di giri e fluiva come se si fosse animata violentemente.
"Non può succedere! No, non deve!" pensò la giovane e improvvisamente il ritmo del suo cuore divenne più forte del volume della musica. A denti stretti e con il terrore negli occhi si estraniò da quella situazione; strinse il volante con avida ferocia, riprendendo il comando della macchina sfuggita al suo controllo. Brividi di adrenalina e paura le percossero la schiena.
Ma l'auto riportata sulla corsia giusta non resse all'attrito e come se inghiottita da un vortice divoratore, era attratta indietro da forze ignare alla vista. Forze di cui ci parlano i libri di fisica e Catherine non poteva vincere anche questa sfida; avrebbe sopraffatto la natura, sconfitto le leggi universali della fisica: gli archetipi che sorreggono il mondo.
Un semplice spettatore assisteva a una scena spaventosa: un'Opel corsa fuorusciva di strada attraversando completamente l'altra corsia. Un urto terrificante e un'eco lontano risuonavano nel cuore della notte. Sembravano quasi le urla laceranti dell'automobile. Poi un lampione e il nulla. Il silenzio glaciale ora regnava incontrastato. Io quella sera ero lì e rammento questa scena come fosse ora.
Nonostante i notevoli sforzi, Catherine perse com

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   5 commenti     di: Red Rose


La piazza

LA PIAZZA
Qui non ricorderò le piazze più famose del mondo come Piazza S. Pietro o Place de la Concorde; il ricordo che sovrasta la mia mente mi riporta, invece, ad una modesta piazza di paese: quella della mia giovinezza dove, ancora imberbe, ero solito sostarvi la domenica.
L'impero romano nel cuore, i trionfi e le sconfitte dell'Italia nella tasca, i sogni più belli da realizzare... eppure le generazioni passavano, segnando la loro presenza in quegli spazi sotto i filari delle querce viridi e compatte. Fiorivano i sogni e la giovinezza correva dietro le movenze delle giovani passanti; ed io ero inseguito dai dubbi e dalle incertezze dell'avvenire. Portavo con me le imprese di Achille, le peregrinazioni di Ulisse, i canti del Carducci e del D'Annunzio. Chi mi avrebbe detto appagato per la mie fragili speranze? Cominciavo, intanto, ad apprendere che il comando e il quanto gli uomini pregiano. E non altro. E allora commiseravo me stesso nutrito solo di belle favole. Sulla spianata, intorno al fiero monumento, passava la squadra degli avanguardisti: "Unò dué, unò dué, dietro front" ritmato dal burbero cadetto, fermo fuori rango. Sul marciapiede l'ambulante esponeva ai contadini filari di scarpe ciabattinate dai tacchi consunti, e più in là schierava a terra semiarruginiti arnesi della campagna: zappe, vanghe, rastrelli, falci, roncole, scure e quant'altro. Poco distante, appesa alla parete del campanile, gabbie con uccelli canori erano esposte all'attenzione ed alla vendita degli appassionati. Scendevano dall'androne del municipio, in servizio di stato, due carabinieri in alta uniforme, dai baffi neri. Io mi maceravo l'anima: cosa posso fare per ridurre la nullità di questa vita e darle un senso? Il monumento alla patria mi tirava sopra il suo vano piedistallo, e i militi dell'ordine, guardandomi con sospetto, mi facevano tremare. Mi domandavo ancora cosa occorresse per significare e per essere partecipe del presente. Nuotavo sull'onda

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Le farfalle non invecchiano

"Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide."
Difficile convincersi che la donna che avevo davanti fosse la stessa che mi aveva fatto scoprire il sesso. Difficile scorgere quella voglia di vivere dirompente, quello sguardo irriverente.
Quarant'anni... sembra ieri ed è passato quasi mezzo secolo.
I pensieri scorrono a ritroso, non si possono controllare, riaffiorano sensazioni mai perdute,;? un tredicenne ansioso e arrapato e una splendida contadina disinvolta e un po' stronza che si diverte a torturarlo.
"Sembri sempre un ragazzo."
Mi rivedo seduto davanti alla televisione, il vecchio divano, lei che avvicina le sue gambe alle mie, il suo corpo profumato e abbondante che mi sfiora, si mostra. Il suo sorriso malizioso e il mio terrore di essere scoperto. Mi viene ancora il fiato corto se ripenso a quelle tette, al suo collo.
Il fattaccio avvenne d'inverno. Un pomeriggio piombò da noi chiedendo a mia madre di farmi dormire da lei, la notte sarebbe stata sola, la morte improvvisa di una zia.
"È una casa immensa e io ho paura."
L'espressione di mia madre non nascondeva l'apprensione ma non trovò motivi validi per rifiutare. Lei sembrò leggerle il pensiero. "Nella mia stanza ci sono due letti singoli, anche se enormi" disse prendendomi sottobraccio mentre mi trascinava fuori. Erano appena le sei ma il buio era totale, un freddo cane. L'entusiasmo inferiore solo alla paura.
Cenammo praticamente in piedi, salame, prosciutto, coppa, cipolline e lei stranamente taciturna mi guardava sorridendo. Affettava con maestria i salumi appoggiata alla madia e me li allungava con le mani, staccando ogni tanto un crostino. Mi sorpresi nel constatare che trovavo il tutto molto eccitante. In condizioni normali mi sarei sentito male.
"Nel mondo succedono cose orribili. Mi piaceva Kennedy, lo hanno ucciso perché voleva bene ai negri. Lo sai che era stato l'amante di Marilyn? Tutti gli uomini importanti hanno un'amante. Vorrei essere una farfalla. Le fa

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   7 commenti     di: Ivan Bui


Nonna delle oche

"Lei non può andare avanti così, non esistono solo i doveri! Deve prendersi cura di se stesso, si faccia delle coccole, che ne so, un viaggio, per esempio."

Non era la prima persona che mi dava questo consiglio, ma stavolta, chissà, forse perché era un medico, sebbene di un ramo un po' particolare come l'agopuntura, e contemporaneamente una bella donna, simpatica, cameratesca, con la quale mi ero lasciato andare a qualche confidenza sulle mie vicissitudini, avevo proprio voglia di lasciarmi convincere.

Da anni rinunciavo metodicamente a tutto ciò che potesse tenermi lontano da casa, per via della cattiva salute di mia madre, 89enne. Aveva già avuto un ictus, ben superato, tornando a casa dall'ospedale più in forma di prima. Ma la sua vera medicina era sapere che io ero vicino, o facilmente raggiungibile. Mi ero sì concesso qualche breve vacanza poco lontano, e in quei casi ci sentivamo spessissimo, ma mentre io vedevo il tempo volare via, lei mi diceva candidamente al telefono: "Speriamo che questi giorni passino in fretta..."

Nel frattempo, tra il mobbing al lavoro, la vita sentimentale disastrata, l'artrosi cervicale e vari altri malanni, rischiavo veramente di soccombere.
Eravamo all'inizio di dicembre 2006: consultai il catalogo di "Avventure nel mondo" e scelsi una settimana a Istanbul tra Santo Stefano e Capodanno: non avevo mai viaggiato con "Avventure" ed era una esperienza che volevo fare, Istanbul era da sempre nei miei desideri e togliermi di mezzo almeno in parte dall'assedio dei parenti e delle festività era un piacere impagabile.

A Natale la mamma aveva voluto ancora una volta che la aiutassi a preparare una vagonata di agnolotti e ci eravamo trovati tutti a casa sua per il pranzo. Per sé si era preparata una minestrina e avevo dovuto aiutarla io a sorbirla, perché aveva difficoltà a reggere il cucchiaio. Mi chiedevo se fosse davvero il caso di partire il giorno dopo. A lei non avevo detto niente per non farla preoccupare, sa

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   17 commenti     di: PIERO


Il controllore (Si può odiare una persona?)

Penso di si...
il controllore di oggi

sono salito in prima classe sulle nord (tutto contento per il 29 di estetica)
ma non perchè volessi far l' originale, no solo perchè la carrozza si è
fermata davanti ai miei occhi

Il treno era semi vuoto

in prima classe nessuna

Arriva il bigliettaio, gran figlio di sua madre

Mi guarda

Prende il mio biglietto

Scruta la scritta, cerca l' errore


Eccolo: 2 classe al posto di prima classe

Lui me lo fa notare io gli rispondo che non capisco il motivo per cui
dovrei cambiare classe
in quanto nessuno che aveva la prima classe era in piedi

Lui no. Insiste. Le regole sono regole

Io rispondo che tra 1 e 2 classe non ci sta nessuna differenza, son
schifose ambedue

fa niente le regole sono regole

io gli rispondo che non ne vedo il motivo

Lui dice che la prima classe è riservata a quelli che hanno il
biglietto di prima classe

capisco che questo classismo basato unicamente sul denaro è soltanto
l' atto finale della krisis del mondo moderno impiantato nel
materialismo economico.

Mi sposto

Vado in 2* classe


Non ci siamo + parlati... io e lui... lui ed io... oggetto e soggetto

   3 commenti     di: pietro capriata


16 dicembre

.. in fondo.. volendo, si può fare tutto sotto la pioggia. anche ignorarla e chiudere l'ombrello. questo, forse, è un pensiero stupido. nato da non so cosa.
sentirsi stupidi è una sensazione straordinaria.. nel senso che non è normale.
e così l'ho fatto. l'ho ignorata e l'ho chiuso. l'ombrello. essere stupidi.. è ancora più straordinario. fonderò un comitato per la liberazione del lato idiota..




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