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Racconti autobiografici

Pagine: 1234... ultimatutte

Eppure la vita continua

Aeroporto di Fiumicino. Sono nella sala d'imbarco. Il volo per Parigi è in orario... Faccio le parole crociate guardandomi intorno. Arriva una coppia sulla cinquantina... Insieme a loro un ragazzo di una ventina d'anni. Lo sguardo intenso e triste esprime rassegnazione... la sua calvizia mi fa capire la sua tragedia. (Oggi molti giovani sono rapati a zero e non ci facciamo caso, vent'anni fa era un segno) In mano quelle grandi buste che contengono le crude immagini della malattia. Non stanno andando a Parigi per farsi fotografare sotto la Tour Eiffel né passeggiare sugli Champs-Elysées. No, vanno verso la speranza... In quell'ospedale ci sono dei luminari... e loro vanno... non possono lasciare niente d'intentato. Io mi lascio trasportare nella loro vita... divento quella mamma... mi sento morire... penso... come si fa a vivere con questo pensiero? No, io non potrei sopportare una tale prova... io non riuscirei ad andare avanti... Non ci voglio pensare! L'idea mi risulta insopportabile...
Siamo nel 2004... Sono passati quindici anni... Sto per diventare nonna per la seconda volta... Corro a Parigi dove vivono i miei cari... Aspetto il bagaglio... al dilà della vetrata c'è lui, mio figlio che attende. Lo guardo e, insieme a lui, scorgo una grossa nuvola nera che, si avvicina minacciosa. M'incammino, il cuore a mille, e man mano ho la consapevolezza che qualcosa di grave, una tegola ci sta cadendo tra capo e collo! Ho visto bene da lontano: ha il collo pieno di noduli vistosissimi! Faccio delle domande... No, non è andato dal medico... minimizza... ha paura. Anch'io ho paura!
Poi, il verdetto!!! Cancro! Si, chiamiamolo per nome... basta con l'espressione " brutto male"! Ci sono forse dei mali "belli"? Comincia il suo calvario, il nostro calvario: lunghi mesi di cure devastanti... Ed io? Sono andata avanti... pensavo che non avrei potuto vivere con un tale pensiero, con un dolore cosi grande... Eppure la vita continua...



La sua Venezia

Vita vissuta, primavera ormai lontana ma non dimenticata. Un uomo separato da una donna con struttura psicotica di personalità. Se non sapete cosa sia immaginate una doppia personalità, quasi completamente inaffidabile nei rapporti umani, certamente inadatta a crescere una figlia, peraltro contesa da quando è nata ed affidata alla madre da leggi ottusamente e pervicacemente matriarcali.
Il padre che si arrangi. Con cinque anni di causa civile approdati a niente, se non a garantire proprio ciò che avrebbero dovuto evitare, cioè che la madre potesse usare la figlia come arma di ricatto come e quando gli accomodasse. Cioè la bimba nelle mani della madre proprio quando le sue condizioni mentali avrebbero dovuto proibirlo oltrechè sconsigliarlo. Esposta a pericoli di ogni genere e tipo, compreso quello di suicidio, peraltro già tentato senza successo almeno due volte. Impossibile, per il padre, proteggere la figlia: due volte erano intervenuti i carabinieri per costringerlo a riconsegnarla alla madre, che peraltro la reclamava soltanto se e quando tornava utile ai propri scopi.
Arrivato ad uno stadio di completa disperazione, l'uomo prese il coraggio a due mani e, scavalcando assistenti sociali ed avvocati, scrisse una lettera al tribunale dei minori. Una lettera per niente avvocatizia, ma col cuore in mano, scritta e spedita come fosse un messaggio in bottiglia con dentro l'ultimo ed estremo sfogo della propria frustrazione.
Caso volle che proprio quest'ultimo appello producesse più risultati che tutti gli atti compiuti in precedenza, avendo un giudice attento e coscienzioso incaricato un'assistente sociale, altrettanto attenta e coscienziosa, di effettuare un'indagine. L'indagine portò all'unica conclusione possibile: la bimba doveva essere affidata al padre.
Senza por tempo in mezzo, era stata fissata un'udienza in quel di Venezia, sede regionale del tribunale dei minori, mentre l'assistente sociale aveva rassicurato il padre sul quasi sicuro buon esito

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   3 commenti     di: mauri huis


L'evidenza non si può negare

l'età evolutiva, se ben guidata ti può avviare verso una vita aperta al progresso al benessere, alla conoscenza del sapere del bene, all'istinto per evitare il male; diversamente se manca una guida adeguata, il tuo avvenire è affidato per una piccola parte alla fortuna, e, per il resto alla tua capacità intellettiva e alla necessità di adattamento. Poi sei adulto, quello che hai lo devi in parte alla tua guida se c'è stata, oppure alla tua capacità. Gli anni passano, arrivi all'età del riposo, hai avuto una famiglia, ti aspetti un meritato e tranquillo periodo coccolato dagli eredi, si perché hai dato vita nel tuo trantran a due figli che hai guidato nella loro età evolutiva, la cosa con loro non ha funzionato, sicuramente a causa del tuo vivere assillante nel voler proteggere a tutti i costi perfino in modo soffocante per evitare ipotetici pericoli, e per non avere usato quello che la tua mancata guida non ti ha insegnato, e per avere abusato della tua esuberante vitalità che ti ha fatto padre non con il tuo volere, ma che hai onorato sposando la madre di tuo figlio. Oggi alla veneranda età dei tuoi 72 anni ti ritrovi solo, ma non isolato, sei in momento apparentemente difficile, devi decidere come trascorrere i tuoi ultimi anni, se, in armonia con te stesso continuando la tua vita solitaria, o affidarti ad un istituto che si prenda cura di te in mancanza di meglio, l'importante non arrendersi. Intanto rifletto domani si vedrà. Ecco se fossi possidente di una di queste case di lusso che son in vendita, sicuramente avrei meno problemi e qualche erede più vicino, la cosa però per me sarebbe peggio, sentirei la vicinanza dovuta alla avidità, e, non all'affetto che comunque manca, purtroppo!!!

   2 commenti     di: AGOSTINO


Sentimenti

Camminavo tranquilla per la mia strada, ho quasi sempre camminato per la mia strada, ma mai tranquilla, sempre scossa da qualcosa d'invisibile che il più delle volte mi faceva perdere la retta via, sempre se la retta via esista.
Giovane, forse troppo ho affrontato i problemi per quello che erano e non come fa la massa, che preferisce affrontarli per quelli che non sono. Per questa mia leggera particolarità ho visto cose che forse non avrei voluto vedere. I sentimenti. Quelli sono potenti, ti spaccano dentro belli o brutti che siano, sono difficili da gestire, anzi impossibili, l'amore, l'odio, la gelosia, la passione, non si possono gestire, ti si avvinghiano forte alla pelle e ti muovono come il burattinaio muove il suo burattino.
All'inizio ti sembrano piacevoli, sei là, beato, a non dover decidere, a farti muove da qualcosa che non sei tu, a non dover prendere decisioni razionali e poi... BANG!!! Quando te ne rendi conto e troppo tardi, i sentimenti ti hanno preso, stretto in una morsa impossibile da sciogliere, hanno messo le radici dentro il tuo corpo e non andranno mai più via, tu perdi il tuo essere e loro decidono qualunque cosa al posto tuo. Bello vero? O si... Alcuni dicono che sia fantastico farsi trasportare dai sentimenti, perchè ti fanno sognare e vivere esperienze spettacolari, ma non e così ne sono certa. Posso apparire forse contorta come persona ma so per certo che i sentimenti portano alla pazzia e all'autodistruzione se non sei più forte di loro, chi e convinto del contrario e perché non riuscirà mai a farsi trasportare da loro completamente.
Sono peggiori di qualunque droga presente sulla faccia della terra.
Comunque, camminavo... L'avevo detto ma preferisco ripeterlo. E tranquilla, dopo anni di immensa confusione, ritrovai quel caos che aveva fatto posto alla chiarezza. Dio quanto ho ODIATO quel caos, odiato e AMATO, mi dava panico, mi dava passione, mi dava forza, mi dava inquietudine, ma mi dava e mi dava tanto.
Se ora dovessi r

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   4 commenti     di: Marika Rig


Il collasso dell'editoria italiana

Una decina di anni fa, mi presento a un colloquio di lavoro presso un noto megastore di Milano, per essere assunto come commesso.

Il mio sogno sarebbe fare il libraio, consigliare con la mia passione viscerale per la lettura altri lettori, ma le piccole librerie stanno chiudendo una dopo l'altra e devo anch'io accettare quella mutazione per cercare di entrare in questi trionfanti megastore, per cercare di essere dentro il meccanismo dell'industria culturale.
La prova finisce in modo tragicomico:
" Guardi Signor B., lei è molto preparato e animato da una grande e sincera passione, ma se la assumiamo deve imparare a vestirsi meglio e deve cercare di perdere almeno un cinque/dieci chili".
Vestirmi meglio? Perdere cinque/dieci chili?
Purtroppo nella vita di ogni giorno, parto sempre con un handicap: le mie espressioni facciali sono autonome dalla mia volontà.
In quel mentre, un enorme Vaffanculo! si dipinse sul mio volto.
Non fui assunto e proprio quel giorno comprai il mio primo computer e inventai il mio nickname da battaglia: il Moscone.
Da quel radioso giorno cominciai la mia lotta contro quell'industria culturale, falsa e gretta e massificante.
Dieci anni dopo, gongolo leggendo l'attendibile statistica dell'Istat che fotografa la tragica situazione di quella miserabile editoria: in Italia si sono volatilizzati settecentomila lettori, e molti di questi sono quelli definiti "forti", quelli cioè che acquistano più di dieci libri l'anno.
Quei megastore che mi hanno consigliato il frac e la dieta stanno scomparendo come degli scarafaggi della Papuasia in estinzione.
Le cause io le conosco già da dieci anni.
I megastore hanno inondato le librerie con migliaia di volumi, di solito pessimi, solo per fare profitto.
Il libro del calciatore semianalfabeta, della presentatrice televisiva che discetta di ricette di cucina e si fa servire il pranzo dai servi filippini; la rockstar ex ribelle ed ex fuori dal Sistema che c'insegna quant'è bello genufletterci d

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   15 commenti     di: Mauro Moscone


Danni collaterali

"Svegliati, è per te..." Mi disse mia madre.
Andai al telefono.
"Buongiorno, ci sarebbe l'incarico per una supplenza di un giorno, alle scuole Razzauti, in via Basilicata, per la sostituzione dell'insegnante di Inglese."

Accettai, anche se l'inglese l'ho sempre trovato ostico. Si trattava comunque di una scuola elementare, via, me la sarei cavata!
Si trattava di fare un'ora d'inglese a diverse classi delle elementari, sarei stato lo specialista insomma. Era la legge del contrappasso. Io che pensavo che la Neda Rossi, insegnante alle superiori, avesse avuto ragione quando mi disse:
"... Ma oh, si vive anche senza sapere l'inglese, eh..." chiosando la fine del mio patimento scolastico nel liceo scientifico "Cecioni".

Purtroppo anche all'università, invece, c'era stato l'esame di lingua inglese, ed era passato non senza preoccupazioni. Ora arrivava la supplenza che tornava a smentire la profezia; che l'inglese servisse davvero?

Parto, col mio bravino blu notte, alla volta delle scuole, puntuale, alla seconda ora dei bambini. Il fatto di fare una sola ora per ogni classe è in un certo senso positivo, ottimizzando, diciamo, l'effetto sorpresa, mi mantengo meglio nel ruolo d'insegnante, senza che i bambini prendano confidenza. Vado per tentativi sul cosa farli fare. Sento come si chiamano, ma non ho la necessità di fare appello, perché le presenze le prendevano alla prima ora le insegnanti che li accompagnavano nell'"Aula di Inglese".
Peccato, qualche minuto se ne sarebbe andato così, invece c'è da impiegarlo inventandosi qualcosa.

Mi oriento sui numeri. Inizialmente li scrivo in lettere chiedendo alla classe la traduzione, poi, visto che su alcuni ho anche dei dubbi, le comincio a scrivere volutamente sbagliati, cosa che mi riesce benissimo, chiedendo a tutti di correggere i miei errori.
Questa tecnica paga con i bambini più piccoli. Per i più grandi c'è la tombola in inglese che mi dicono che a volte fanno con l'insegnante vera.
Per allonta

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Ricordi del tempo che fu

Mi rivedo nella foto di copertina, poi tra le foto di amici, immancabilmente sono attratto dallo specchio, i miei ricordi affluiscono confusi, faticando riesco ad indirizzarli nei vari periodi. vorrei evitare di fare paragoni, mi illudo allora di di rivivere in quei luoghi. Nella copertina siamo nell'ottobre 1962, foto ricordo per la festa dei martinit, organizzazione dedita ad accogliere ed avere cura dei bambini poveri, cara ai milanesi, faccio parte del corpo dei Vigili Urbani della città, sono il quarto da sinistra. La città e il lavoro mi hanno offerto un periodo della mia vita di grande spessore umano. Mi sono ritrovato in quel contesto quasi senza la mia personale volontà, spiego anche il perché: Al ritorno della mia esperienza nella vita militare, ero stato volontario nell'aeronautica militare e abbandonato la carriera per sostituire mio fratello nella condotta per il sostentamento della famiglia, e avendo trovato un buon lavoro alle dipendenze della ditta zueg come elettricista, lamentavo sommessamente la differenza di condotta di vita paragonata alla vita militare, servito a tavola nella mensa sottufficiali e il consumare il pasto preparato con tanto amore dalla mamma in un gavettino scaldato a bagno maria, durante la mezz'ora di pausa per il vitto, offerto dalla ditta. Fu così, e, per questo, che a Filippo viene in mente di presentare a mio nome e alla mia insaputa, la domanda di partecipazione ad un concorso bandito dal comune di M. per la copertura di numero 600 allievi vigili urbani, dove, consigliato e quasi obbligato sempre dal grande Filippo, partecipo e supero tutti gli esami scritti orali e sanitari classificandomi 156^ su circa 3. 000 concorrenti da tutta Italia. un plauso ed un ringraziamento va alla direzione amministrativa del comune di milano la preparazione dei nuovi assunti è stata di altissima competenza e magnanimità, in poco più di tre intensi mesi di scuola, tutti eravamo in grado di assolvere i molteplici compiti istituzionali

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   0 commenti     di: AGOSTINO



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