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Racconti su avvenimenti e festività

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Aisha 5 nel baretto

Mercoledì ore 18, fa quasi caldo e l’odore del fiume che a sprazzi invade la terrazza della gelateria, mi ricorda gli anni vissuti sul Po, a Ferrara, ma l’odore dell’Arno va detto, è meno penetrante, più gradevole insomma, almeno oggi.
È andato tutto come previsto, alla sorpresa dell’incontro ”casuale”, sono seguite le chiacchiere di rito e adesso Cesca è seduta al tavolo con le ragazze e sembra un fuoco d’artificio.
Noi maschietti siamo alla balaustra a guardare il parco fluviale, una zanzara, un ricordo, un velo di nostalgia; però negli occhi di Tonio vedo un bagliore strano, il bastardo mi guarda e sogghigna come se stesse tramando qualcosa.
Io non gli do spago e finisce che è lui a sbottonarsi e mi fa:
-“Cesca, la tua piccola pulce, mi ha fatto leggere la lettera che ti ha dedicato,”
-”Quale?”- faccio io con malcelata indifferenza, - “fra noi è d’uso scriverci lettere pur vivendo insieme “.
“Quella dove ti annuncia l’arrivo di un erede, stronzo!, non fare finta di non capire, Cesca mi ha onorato delle sue confidenze perché sa che ti sono fratello, ed io ho apprezzato molto il suo gesto, e devo dire che addirittura mi ha ingelosito l’amore che questa ragazza porta per te, onestamente non so se la meriti davvero; sto scherzando, la meriti e come, vi meritate l’un l’altra, siete in sintonia come non ho mai visto nessuno prima, si prof, confesso di essere veramente geloso e invidioso di te, e comunque, congratulazioni, e sia ben chiaro, il padrino del nascituro, maschio o femmina che sia dovrò essere io o non ti guarderò più in faccia.
E così dicendo mi ha abbracciato ed io mi sono messo a piangere, poggiato alla sua spalla, e fra un singhiozzo e l’altro gli ho confessato tutte le mie paure, lo sgomento e al contempo la gioia per la gravidanza di Francesca, il terrore per non essere capace di gestire questa cosa meravigliosa e terribile insieme, insomma la mia normale, quotidiana, inad

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   1 commenti     di: luigi deluca


SESSANTOTTO EURO

Senza di me la mia vita non ha senso. Non è il credo del "perfetto egoista" ma quello di un/una "sopravvivente". Provo a decontestualizzarmi, anche se ammetto che senza internet e l'aria condizionata sarei diverso/a. Mi svesto della mia identità sessuale, eppure rimango lo stesso uno/a "sporco/a borghese" con tutti i sensi di colpa che ne derivano verso chi sta peggio di me solo per una semplice casualità. Ho iniziato ad annotare in questi giorni episodi all'apparenza banali ma che sfuggivano alla mia logica. È il caso di F. T. (le iniziali sono inventate), la cui esistenza si è intersecata con la mia per una durata di circa dieci minuti. F. T. fa il vigile urbano, un mestiere come tanti altri, ma il suo sguardo porta con sé tutta l'angoscia del vivere nella sua peggiore espressione: la malvagità. Il punto d'incontro fra le nostre due vite è una strada come tante altre, in una mattina primaverile. Con la sua paletta mi fa segno di fermarmi, le nostre vite stanno per sfiorarsi. I nostri sguardi s'incontrano parlando di noi e nel suo intravedo l'odio di chi disprezza la vita.
F. T. , 45 anni, è sposato e ha due figli adolescenti. Odia il suono della sveglia che gli ricorda che sta per iniziare una giornata qualunque, soffocante presagio di una vita qualunque. "Alzatevi, ragazzi, dovete andare a scuola", sono le solite parole che risuonano ogni mattina
dall'altra stanza, pronunciate dalla solita voce femminile. F. T. guarda l'orologio e s'impone di alzarsi:
basterà compiere pochi passi per "subire" il primo contatto umano della giornata."Papà, mercoledì andiamo al luna park?" - stavolta è una voce maschile, non ancora matura, ad articolare questi suoni. Alla stessa età F. T. faceva capolino nel mondo con la sua voglia di scoprire, mostrarsi, farsi apprezzare, non come quegli "stupidi" e "superficiali" dei suoi compagni di scuola. "Domenica andiamo allo stadio" - oppure "Organizziamo una partita di calcetto"- erano

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Otto marzo. Festa della donna

Una dolce creatura ci propone la natura
bionda, rossa, ed anche bruna
ma che importa! Se ce lei, si sta sempre sulla luna.

Che odore la sua pelle, più delle farfalle sono belle,
i suoi occhi luminosi sono belli più delle stelle
ci sono di vari gusti, e son dolci più delle caramelle.

Fidanzata mamma nonna o zia
non importa di che parentela sia
nella donna si ricerca amore, sicurezza e fantasia.

Senza di lei che mondo è
se la donna più non c'è
la mia vita stessa, non diverrà mai quella di un re.

Una dedica per oggi, creatura che tu leggi,
ti propone il cuore mio, per rallegrar il cuore tuo
frutto della mia fantasia, ma che importa è un pensiero!
Accettalo piccolo comunque sia.

   1 commenti     di: Luca Calabrese


Il giardino e la finestra

"Joanie, toglimi una curiosità: perché ci siamo lasciati?"
"Bobby, perché eri un egocentrico scorbutico."
"Joanie, sempre a farla più grande di quello che è. Abbiamo avuto una bellissima vita insieme, abbiamo avuto un bambino dagli occhi azzurri, un letto d'ottone, una cassa piena di ricordi, un pianoforte da quarantacinque dollari e due cappelli. E tu ancora sottolinei i miei difetti."
"Mi hai lasciato per vivere con cinque marmocchi polverosi e una strega con i capelli ricci."
"Ero un immaturo, un incapace, e lo sai. Tutto quello che sono ancora, forse."
"Di certo, Bobby. Di certo."
"Il punto è che sono diventanto quello che mai avrei voluto essere. Un insoddisfatto cinico, che pretende il rispetto e l'affetto delle altre persone. Soprattutto di quelle che hanno sempre saputo che tipo di persona ero. Come te."
"Io e te non siamo destinati alla felicità. Ricordo ancora tutte le volte che mi hai deluso. Non può esserci nulla tranne che il ricordo fra me e te."
"È qui che ti sbagli, Joanie. L'amore non è l'avvampare del fuoco, la tormenta, la tempesta. L'amore è quello che resta, le ceneri del focolare, il leggero manto della neve che ricopre le terre, le ultime onde segno di qualcosa di più terribile. L'amore è quello che resta, e quello che ci meritiamo dopo le nostre battaglie. La guerra è finita. Sei libera."
"La guerra non è finita, per me accettare la fine significa accettare la morte della libertà di ribellarmi. La morte della mia stessa essenza."
"Cresci, tesoro."
"Non crescerò finché potrò essere libera e felice."
"Perché non vuoi accettare e finalmente essere felice con me e con te stessa?"
"Accettare cosa?"
"Accettare che sei una meravigliosa donna, che hai passato la tua vita con il tuo cuore affacciato sul mondo, e ora è tempo di affacciarlo sulla finestra del tuo giardino. E da quella finestra, se guardi giù, vedi me. Ti aspetterò per tutte le notti buie che caleranno su di noi, per tutte le

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   6 commenti     di: Juliet Labourne


La terra non muore mai

-Cosa avrai indosso? Cosa indosserai quel giorno?
Quella domanda ruppe la quiete della domenica mattina. Parlava con voce chiara, seppure fosse un po' rotta. I respiri incespicavano tra le parole, come se stesse trattenendo dei piccoli singulti.
Sua moglie non rispose. Guardava le ante dell'armadio della stanza da letto, chiuso, bianco, immacolato. A quella domanda, la testa riprese a scoppiarle.
-E se fosse domani? Cosa indosserai domani?
Di nuovo, insisteva. Non voleva rispondere. Quale domani? Non avrebbe avuto nessun domani, lei. Non voleva immaginare un seguito alla loro storia, dei giorni in cui avrebbe respirato, pianto, riso, e delle notti in cui si sarebbe obbligata a dormire, avrebbe respirato, pianto e col passare del tempo riso.
Si alzò di scatto e iniziò a riordinare i loro vestiti, sparsi sul letto, alcuni spiegazzati, altri già impilati uno sull'altro. Stava cambiando stagione, era tempo di tirare fuori golf e calze un po' più pesanti, e pantaloni di flanella. Le sue mani si muovevano frenetiche da un maglione all'altro, così i suoi occhi, e dentro di lei non riusciva a stare ferma. - Che cosa farò? Che farò??- pensava - non te ne andare, ti prego ti prego non farlo. Non prenderlo, ti prego.
Dalla testata del letto lui si allungò fino ad afferrarle le mani, le strinse, se le portò al petto. Lei si fermò. I suoi pensieri si paralizzarono, e poi con un tuffo al cuore sentì ancora una volta, lento e stanco, il respiro regolare del marito, e poi il suo, frenetico, affannato, terrorizzato quanto lei, vigile come una lepre in fuga in mezzo agli spari. In quel momento qualcosa dentro di lei si scaldò, vide quella piccola lepre rallentare, fermarsi e, finalmente, annusare l'aria serena. Un'altra volta, il suo cuore si era calmato. Lo guardò, gli occhi le divennero lucidi: lui sorrideva.
Le indicò con lo sguardo una maglietta bianca con dei fiori di giglio disegnati sopra, una gonna nera, larga, che le arrivava al ginocchio. Lei prese una

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   0 commenti     di: tinie M.


Quanto amore e dolore per quella rosa.

A volte gli avvenimenti ti colpiscono come un fulmine
e tu non hai neanche il tempo di capire, di assorbire quello che ti succede,
resti là scioccato, con la gola secca, e il cuore ridotto ad una farfallina nello stomaco.
Anche se la paura dell’ignoto è al primo posto e se la complicanza del dolore è al secondo, c'è un grande protagonista che è al terzo posto: il lasciare fili sciolti, problemi irrisolti, trascurare ciò che il malato terminale lascia dietro di sé.
“I petali potrebbero rifiutare di aprirsi...
La rosa potrebbe appassire...
E allora ti ritroveresti solo, sempre più solo, vicino ad una rosa morente senza più calore, senza nessun altro posto dove andare, senza riuscire a pensare, perché sarebbe troppo doloroso...
E allora stai lì: aspetti che arrivi la primavera, aspetti un miracolo, aspetti una qualsiasi cosa possa ridar vita a quella rosa, aspetti anni e anni, ma sarà pur sempre la tua rosa. ”
Ciò è causa di profonda angoscia. L’amore è un sentimento misterioso e lo rimane nonostante le neuroscienze tentino di svelarne i meccanismi più intimi.
“Ti mancherà per sempre, quella rosa... ma il ricordo nel tempo diventerà più dolce e meno disperato, in molte occasioni penserai ai momenti passati con lei,
al suo modo di starti vicino... all'improvviso vedendo un oggetto o una cosa a lei particolarmente cara, i tuoi occhi si riempiranno di lacrime... ”
Quante volte ci è stato detto"La vita continua" è un'espressione metafisica, che va al di là dell'apparenza.
Cioè la vita è un concetto che include la morte e che caratterizza l'intero universo.
Nell'universo infatti tutto ha un inizio e una fine. Combattere la morte o ritardarla artificialmente significa andare contro la vita?
Quindi vivere nell'illusione, è essere al di fuori della realtà.?
Voler vivere a tutti i costi è non meno innaturale che voler morire a tutti i costi?
Noi possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci

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   2 commenti     di: naida santacruz


La Rete Radiè Resch

Conoscete la Rete Radiè Resch? È una organizzazione laica nella quale credenti e non credenti lavorano a progetti di solidarietà, dall'America Latina, alla Palestina, all'Africa. La motivazione della loro attività non è la beneficenza ma la sete di giustizia. Alcuni esempi: in Guatemala hanno rifornito le donne di telai per la tessitura dopo che i loro erano stati incendiati dalla polizia del regime dittatoriale.

In Palestina hanno costruito case per i palestinesi che avevano visto distrutte le loro e per quelli che abitavano in malsani tuguri. Il nome della Rete è quello di una bambina, Radiè Resch, che appunto aspettava la casa che era in costruzione per la sua famiglia e anticipava nella sua mente il momento in cui avrebbe messo le tendine alle finestre di una vera casa. Morì di polmonite prima che la costruzione fosse ultimata. L'organizzazione si autofinanzia attraverso le quote dei soci che si impegnano a versare ogni mese la somma che ritengono adeguata alle loro possibilità. Questo metodo consente alla Rete di fare progetti a breve e a lungo termine. I soci vengono sempre informati dei bilanci e delle operazioni in atto o progettate. Dalla Rete mi è arrivata questa lettera di Alex Zanotelli. Ci invita a riflettere, a non essere passivi, a diventare parte attiva nella costruzione di una comunità umana pacifica, solidale, giusta.

SOCIETA'CIVILE ORGANIZZATA. DEMOCRAZIA ATTIVA
" Se in Italia l'attuale movimento di base, critico dell'imperante sistema economico, finanziario, militarizzato, vuol fare un passo in avanti dovrà seriamente pensare a come minimamente organizzarsi per poter maggiormante incidere. A questo movimento sono stati dati i nomi più strani: no global, new global, nomi che non rispecchiano la vera natura del movimento. Negli USA taluni vorrebbero chiamare questo movimento living democracy movement (democrazia viva, attiva) Qualcuno suggerisce anche il nome di democrazia planetaria o cittadinanza planetaria. Penso sia fonda

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