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Racconti su avvenimenti e festività

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Anagramma

Sposta le lettere e trovi il significato diverso scelto per caso.
Ma sarà stata la casualità a inventarne uno che ci riguarda.
Sì, sono una persona appartenente al " gentil sesso".
Anche io ho provato a miscelare gli elementi della parola UOMO.
Troppe vocali uguali! Troppa fatica ad esprimere un uomo.
Ho tentato anche con MASCHIO ma anche se cambiavo l'ordine delle consonanti e delle vocali il maschio rimaneva fermo nella sua ferrea fisicità .
Chissà come o chissà quando qualcuno è riuscito a trasformare noi donne.
Voleva punirci per l'orgoglio con cui noi con una parola affermiamo il nostro sesso.
Voglio solo un regalo per l'otto marzo, che questo proverbio sparisca dai nostri vocabolari.
Non voglio più leggere: chi dice D O N N A dice D A N N O.



MARKETING

MARKETING

Nel mio passato lavoro di venditore di macchine agricole, spesso mi capitava di recarmi con un mio collega di nome
Toti in provincia per visitare la clientela nell'intento di soddisfare i loro " bisogni " presenti o latenti e nel secondo caso di risvegliarli con tecniche di mercato per gli addetti ai lavori "marketing" che ci venivano ammanite periodicamente
dalle case produttrici con specifici corsi.
Percorrevamo la strada provinciale che da Caltanissetta porta
a Mazzarino un paese della provincia a vocazione agricola.
La primavera aveva steso le sue verdi coltri via via punteggia-
te dal rosso dei papaveri il paesaggio era bellissimo.
Ho sempre avuto una vocazione tutta particolare nella ideazio-
ne e nella esecuzione di scherzi nello stile di "Amici miei " la
scelta dei tempi è fondamentale e la prontezza a volte è deter-
minante per la buona riuscita.
Percorrendo tale strada notai un nostro cliente che per ovvie ragioni chiamerò Signor Rossi, questi aveva fermato la sua macchina e di tutta fretta si dirigeva verso un albero per potere urinare.
Immediatamente dissi a Toti di fermarsi e disceso dall'auto mi diressi verso il Signor Rossi, che pregustava lo svuotamento
della sua vescica, dicendogli: " Signor Rossi è successo qualcosa ha bisogno di aiuto? " Lui si girò verso di me con-
torcendosi tutto e richiudendo prontamente la cerniera dei
pantaloni e mi disse : " No, no grazie tutto bene! "
Mi avviai da Toti sull'auto e ripartimmo le nostre risate erano
irrefrenabili tanto che dal forte ridere piangevamo.
È indubbio che il Signor Rossi ogni volta che si accingerà ad urinare si ricorderà di me e della mia pronta disponibilità ad
aiutarlo.
Sarà anche questo marketing?



La pompa non è per tutti

Io e la mia francesina stiamo attraversando un momento difficile. Davanti a noi un futuro incerto, dopo dieci anni forse ci separiamo, io sogno una più giovane, a lei l'aspetta uno più vecchio. La mia francescina va a metano, però ogni due mesi metto dentro benzina. Faccio tipo 10€ di metano a settimana e 20€ di benzina ogni due mesi. A momenti spendo più di benzina che di metano, ma vado a metano. È che la accendo a benzina, e poi passo a metano. Voi direte "accendila direttamente a metano", no, non si può, non vi sto a spiegare il motivo perché non lo so manco io, ma il tipo dell'impianto a metano mi ha detto "mai, mai, partire a metano, non lo devi fare". Mi aveva ricordato il tono del prete che quando ero piccolo mi diceva: "Non si toccano i culi delle ragazzine, non lo devi fare".
Adesso che sono cresciuto mi viene da pensare che quello era un divieto che avevano imposto a lui, ma lui visto che è un predicatore lo ha diffuso anche a noi ragazzini, ma secondo me, a pensarci adesso, era lui quello che non doveva toccare i culi alle bambine, mica noi. Che poi mettere in testa 'ste cose a delle anime candide io mica lo so. Ogni volta ci diceva "bambini, non vi toccate", e io non capivo cosa ci fosse di divertente nel toccarsi, però, da come ce lo diceva, sembrava una cosa che piaceva a tutti e che dava enormi soddisfazioni, e allora la voglia di provare ti viene. Sappilo, è colpa tua.
Comunque all'epoca ero un chierichetto modello, mi facevano fare le letture, una volta ne feci pure una a Natale che non toccava a me. Il bambino designato aveva dato forfait e io sono salito così, all'ultimo, senza preparazione e timoroso del giudizio delle pecorelle. Ero così modello che io il culo alle ragazzine non glielo toccavo mai.

Bene, adesso sapete perché non accendo la macchina a metano e perché non lo dovreste fare neanche voi. Ad ogni modo arrivo al rifornimento, c'è un'auto sulla colonnina del diesel. Ricordo solo che era bianca e che faceva diese

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   7 commenti     di: Moment


Annie e Anna

Quasi tutti la chiamavano l'Americana. O Annina la matta.
Per pochi ancora restava semplicemente Annina.
Se ne andava in giro a tutte le ore, da sola, per le strade del paese, vestita in modo eccentrico e sempre con un cappello grigio in testa. Sempre lo stesso, estate e inverno, per quante estati e per quanti inverni visse ancora.
Era una donna di bell'aspetto e di bel portamento, nonostante i suoi settant'anni passati quasi tutti a spezzarsi la schiena sulla terra arida più dura della pietra dalla quale mieteva, insieme al marito e ai tre figli, allora tutti pelle e ossa, spighe di grano alte non più di un palmo, che sarebbero diventate pane scuro per tutta la famiglia.
Rimase vedova presto, Annina, e si vestì di nero. Mai cedette alle lusinghe di altri uomini perché nessuno era disposto a risposarsela con tutti i suoi tre figli. E quando si presentò don Alessio che prometteva "amore e avvenire ai tuoi figli pur di avere te", Annina si fissò sul finale delle parole del ricco pretendente e comprese in un baluginare rapido di pensieri che ai suoi figli sarebbe toccato sempre un secondo posto rispetto a lei a causa della sua bellezza di cui il riccone si era invaghito.
Fu un no deciso che le costò, unite agli enormi sacrifici che si preparava ad affrontare da sola, invidie e antipatie.
Ma che si permetteva di fare quella donna che non aveva neanche gli occhi per piangere!
Nessuno era riuscito a penetrare nel suo cuore puro, né lei si preoccupò mai di svelarsi e così avvenne che la sua profonda dignità passò per superbia. Da allora rigò dritta per la sua strada che diventava sempre più dura fino a quando Clementino, Nicola e Benedetto non si fecero, in mezzo agli stenti, giovani uomini pieni di salute e di forza.
Il primo si trovò una moglie tra le ragazze che lavoravano come lui la terra. Se la rimirava con gli occhi pieni di desiderio mentre erano tra i covoni di grano e nascondevano appena i loro tentativi maldestri di toccarsi le

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Rosso

Il Professor Redford era fuori di sé, come sempre più spesso accadeva.
Seduto sulla sua poltrona, coperto da un plaid a quadri verdi e blu, farneticava nel suo mondo come sospinto su una zattera alla deriva.
Dietro di lui il balcone lo illuminava lasciando visibile solo la sua silohuette. Sapevo che i suoi occhi mi osservavano senza vedermi, mentre mi avviavo verso l'altra poltrona che gli stava di fronte dopo averlo salutato con affetto.
"Buongiorno Professor Red " gli avevo detto con un sorriso.
Era stato il mio professore d'inglese del liceo. Era gallese e se ne vantava. Aveva un buon accento italiano, non comune fra i parlanti anglosassoni e un aspetto poco britannico quanto il passato da rugbista. Era infatti un uomo di piccola statura, piuttosto leggero, con folti capelli neri picchettati di grigio. La stempiatura lo faceva somigliare a Lev Trotsky di cui condivideva anche l'ideologia; per questo nel nostro istituto tutti lo avevano soprannominato professor Red.
John Redford mi aveva osservata per un attimo e aveva sorriso dicendo:
"Ciao cara, da quanto tempo!"
Ero stata da lui il giorno prima, ma non lo ricordava.
"Siediti qui" aveva detto battendo col palmo della mano su un pouf che gli stava vicino, alla luce del balcone che affacciava sulle montagne viola, nel tramonto immobile. Seguendo il suo comando, mi ero seduta in silenzio, mentre lui si era girato a guardare fuori, poi mi aveva osservata nuovamente. Il suo sguardo faceva riaffiorare i miei ricordi.
Indietro nel tempo, mi rivedevo all'entrata del liceo, mentre mi spiegava quanto fossero importanti le acca aspirate nell'inglese standard. Mi parlava ed io pensavo di non aver mai visto in vita mia occhi più belli: un blu chiaro, compatto, intenso come certi mari lontani. Doveva essersene accorto, poiché ci eravamo interrotti in un breve silenzio imbarazzante senza alcun seguito.
Alla luce limpida che ci avvolgeva dai vetri del balcone, i suoi occhi erano ancora intatti, escluso per un

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Tre Semplici Sconosciuti

Esco dal negozio soddisfatto dell'acquisto appena effettuato. Prima di riprendere la strada mi guardo un po' intorno: il cielo, grigio; le strade, semivuote; le vetrine, accattivanti. È martedì mattina e sono poche le persone, come me, che non hanno niente di meglio da fare che passeggiare e sperperare i pochi soldi risparmiati a fatica. Ma tutta questa calma apparente mi rilassa e non so dire il perché, mi fa anche sentire importante. È vero, a volte mi sono chiesto con una certa preoccupazione se il mio etichettarmi "normale" sia legittimo. Per fortuna molte di queste volte finisco col dimenticarmi di rispondere. E la routine riprende il suo corso.
All'improvviso, senza una spiegazione logica, mi volto a destra e mi incammino lungo il marciapiede a passo un po' ciondolante, sazio del mio acquisto, ignorando per questo i richiami delle vetrine. Solo un momento mi fermo ad ammirarne una, ma c'è una bella ragazza in una posizione un po'... a risistemare gli scaffali. Sospiro, riprendo a ciondolare e passo oltre.
Ho comprato una cravatta. Già, un'altra cravatta, come se le altre centinaia che ho nell'armadio non fossero già a sufficienza, ma... bè, non devo certo spiegarvi io cosa sia una mania, una collezione, una stupidaggine.
C'è chi colleziona figurine, chi stupri, chi compact disc di Elton John... io mi accontento di comprare ogni tanto una cravatta. E in questi momenti torno a rifarmi quella domandina cui sopra accennavo. Non ricordate? Non è importante, credetemi.
Solo pochi giorni fa ho visto crollare le Twin Towers, le azioni che avevo sono rotolate nella melma, ho rovinato una delle mie più belle camice, ho riletto per l'ennesima volta l'Infinito di Leopardi e oggi... ho una cravatta nuova. In barba alla guerra, ai soldi, alla mia amica che non ne vuol sapere di un'avventura tutto sesso, solo sesso, sesso e basta. Avrei rinunciato alla mia cravatta per... meglio non pensarci!
Comincio ad avvertire un certa sete. Non uno di quei bisogni imp

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   0 commenti     di: Andrea Franco


Storie di un radioamatore-uno strano avvenimento

Continua la serie radioamatoriale di Johnny Hill come nel precedente racconto Hill ha vissuto strani avvenimenti realmente accaduti che lo hanno portato al successo come un canta storie per le radio tedesche. Eccovi una sua altra avventura:

Come al solito Johnny Hill era a lavoro, ma stavolta era sulla via del ritorno verso casa. Sulla via del ritorno però si accorse che quella non era una giornata come le altre, ma si ricordò che era un giorno speciale, era la festa della donna ed anche il suo anniversario di matrimonio, perciò decise di fermarsi alla prossima città di passaggio per prendere un mazzo di fiori per sua moglie. Arrivato alla cittadina si fermò, parcheggiò ed entrò da una fioraia e acquistò un intero mazzo di rose. In quell'attimo entrò di fretta una bambina e chiese alla fioraia una rosa rossa per portagliela alla mamma. La fioraia rispose di non averle e di averle appena vendute;J. H. era alla porta e ascoltò la discussione e tornò dietro verso il bancone. J. H. fece conoscenza con la bambina e si fece spiegare dalla bambina ogni cosa, J. H. annuì subito e si offrì di accompagnare la bambina da sua madre, lei accettò e salì con lui sul camion e partirono. Arrivarono in una città un po' distante dall'altra, la bambina riconobbe il posto e fece fermare Johnny Hill davanti ad un grosso cancello, all'esterno J. H. non riconobbe in che posto era, solo dopo entrato vide delle lapidi allora annuì subito che la madre della bambina è morta. Si avvicinarono alla lapide della madre della bambina e gli diede una rosa ma poi ebbe un ripensamento e diede tutte quel mazzo di rose alla bambina chinandole sulla lapide della madre. La bambina lo ringraziò e lo abbracciò con gioia e J. H. se ne andò. Era sera tardi era davanti alla porta di casa ed ora gli rimaneva solo di spiegare alla sua moglie di quello strano avvenimento che gli era capitato.




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