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Racconti su avvenimenti e festività

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Federico II me

Federico va in vacanza

A settembre Federico lasciò l'università. Certo non era stata affrettata quella decisione; a lungo aveva riflettuto su quel sistema che per un po' di tempo lo aveva ospitato. Voleva andare in vacanza. Voleva andare via. Queste erano le conclusioni di Federico. Ricordava il suo primo giorno di università.

Uni

S. che non è S. ma M. la incontrai forse per caso forse per destino...
non è detto però che l'amai!
S. 2 fu un'amica di S. che non è S. ma M. e nulla più che una mia conoscente!
M. 2 fu una nostra comune conoscenza... spero stia bene, ma non esigo la sua presenza!
R. fu una ragazza...
F. fu un'altra ragazza!

Federico II Hohenstaufen, o Federico II di Sicilia o di Svevia (Jesi, 26 dicembre 1194 - Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250): re di Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d'Italia e re di Germania; popolarmente conosciuto con gli appellativi stupor mundi ("meraviglia del mondo") o puer Apuliae ("fanciullo di Puglia"), fu Sacro Romano Imperatore dal 1220 al 1250; appartenente alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen, fu inoltre re di Germania, re d'Italia, re di Borgogna, re di Gerusalemme e, col nome di Federico I, Re di Sicilia dal 1198 al 1250. Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante che, fin dalla sua epoca, ha polarizzato l'attenzione degli storici e del popolo, producendo anche una lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male. Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa e di innovazione tecnologica e culturale, volte ad unificare le terre ed i popoli, fortemente contrastata dalla Chiesa. Egli stesso apprezzabile letterato, fu convinto protettore di artisti e studiosi. La sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica. Federico era affascinato da quel grande che aveva fondato l'università che lui frequentava; era impressionato da quella grandezza e ragionava sempre di

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Valentino Rossi. Finalmente una bella persona

Ciò che è successo a Valencia è qualcosa di più di un evento sportivo. Questo lo dichiaro puramente con l'animo di chi sa appassionarsi di fronte a un uomo di eccezionali capacità come Valentino Rossi. Alludo ovviamente alle sue prove sulla Ferrari.
Un campione che racchiude in sé il perfetto equilibrio tra talento e fortuna e che ne sa trarre il massimo giovamento senza imbarazzo.
Quest'uomo suscita in me una miscela di ammirazione e di invidia così benevola, che mi dico "ma guarda che bella persona!"
Sottolineo uomo perché è di questo che si tratta, nonostante il suo aspetto da eterno adolescente, con quelle sue adorabili sceneggiate che sono il sintomo non di un'apparente immaturità ma, al contrario, di un'enorme maturità. Questo è un uomo che sa giocare, con se stesso e con gli altri perché capisce l'essenza del gioco.
È il ragazzo che tutti noi avremmo voluto essere nel nostro intimo. Non è mai coivolto in quell'insulso gioco per stupidi annoiati che va sotto il nome di Gossip. Si esprime sempre con competenza e spontanea umiltà.
È probabilmente il più grande pilota che la storia ricorderà e lui, ad ogni sua impresa, si esprime come se avesse fatto un buon compito in classe.
In un periodo storico in cui domina la miseria culturale, catapultata nelle nostre menti dalla televisione, un uomo come Valentino alza la media generale di diversi punti percentuale.
Vederlo correre è un piacere sul piano stilistico. Ogni sua partenza è quasi un disastro anche quando parte in pol. Finisce risucchiato nel gruppo, talvolta perde sei o sette o più posizioni. poi comincia una caccia del gatto col topo per raggiungere il secondo posto incollato alla targa del primo. Normalmente impiega una decina di giri per fare questo. Poi il malcapitato di turno alla testa della corsa, tenta in tutti i modi di scrollarselo di dosso, inutilmente, fino a quando a pochi giri dalla fine Valentino innesta la sua marcia e va a vincere.
Questo esserte umano è fra n

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   1 commenti     di: Rudy Mentale


Il principe

Volo Air France 447, partito da Rio de Janeiro e diretto a Parigi. Decollato il 31 maggio del 2009 alle 19. 03 ora locale dall'aeroporto della metropoli brasiliana. Alle ore 02. 14 il velivolo precipita sull'Atlantico cancellando le vite di 228 persone. L'aereo non esplose in volo ma si schiantò sull'Oceano a una velocità di 293 kmh. Dei 228 corpi, 78 non furono mai recuperati. Ricordo che la notizia al tg mi turbò per parecchi giorni. Immaginai di essere a bordo, di rivivere quei lunghissimi quattro minuti, la certezza della fine, le urla, gli sguardi terrorizzati. Le luci di emergenza erano accese o il buio si era impossessato dell'abitacolo? Le uniche luci erano quelle dei cellulari? Quando si muore in queste circostanze, cosa rimane? Quale traccia invisibile?

L'altro ieri, per caso, andai a vedere su Wikipedia la scheda del disastro e sfogliando e leggendo ad un tratto vidi la sua foto, il suo bel volto altero, i suoi occhi espressivi sembravano chiedere: "Perché? Perché proprio a me?"
Il principe ventiseienne Pedro Luis d'Orleans-Braganza era andato in Brasile per rivedere i suoi familiari. Si era laureato in economia e adesso viveva in Lussemburgo, lavorava per una delle principali banche europee. Il suo corpo fu uno dei primi ad essere recuperato.

La sua immagine sembra fluttuare all'esterno del monitor, la guardo come ipnotizzato, credo voglia dire qualcosa, ma non so cosa. Forse sta chiedendo la mia amicizia, come si fa con facebook, e io la sto accettando. Ora sono tuo amico Pedro. Ora sono tuo amico...

   3 commenti     di: vincent corbo


L'ennesimo scherzo della natura

Questa mattina mi sono svegliato, ed il mio sogno si era finalmente avverato.
Mi chiamo Marco Genovese, e come molte persone, vivevo in un corpo che non mi apparteneva. Erano ormai due anni che mi ero attivato per riuscire a cambiare sesso.
Fin da piccolo mi hanno diagnosticato il disturbo di identità di genere, quando fui maggiorenne, iniziai a conservarmi i soldi per poter raggiungere il mio sogno.
Due anni fa, quando avevo 25 anni ed una buona disponibilità finanziaria, iniziai il mio percorso, nel quale conobbi Francesca, la psicologa, che avrebbe dovuto tramite il suo parere medico, dare il consenso all'operazione, giorno per giorno, lei, diventava fondamentale per me, era come una sorella, mi sosteneva e mi faceva esprimere, non giudicava mai. Un anno fa, Francesca, mi diede il consenso di iniziare le cure ormonali pre-intervento, fui felicissimo, mi misi a piangere, il mio sogno si concretizzava. Finalmente non sarei più stato l'ennesimo scherzo della natura.
Oggi, lunedì 23 aprile, il giorno più bello della mia vita, la sveglia suonò alle 8. 00, puntuale come ogni mattina, mi sentivo estremamente strano, mi alzai dal letto e andai in bagno, per farmi la doccia. Camminavo con fatica, ero ancora completamente intontito dal sonno, sentivo qualcosa sulla mia schiena, ma non capivo.
Arrivato in bagno, guardandomi allo specchio, urlai. Avevo dei capelli lunghissimi che coprivano la mia schiena, un bellissimo seno, mi commossi, iniziai a toccarmi la faccia, strabuzzando gli occhi. Era un sogno! Doveva esserlo!
Il giorno prima ero andato a dormire con le sembianze di un uomo, e questa mattina ero una bellissima donna! Un miracolo.
Mi feci una doccia, la più lunga della mia vita, lavandomi, ispezionavo ogni mia parte del corpo, continuavo a non crederci.
Aprii l'armadio con forza e presi il vestito che comprai quattro anni fa, mi ripromisi di mettermelo quando sarei diventato una donna, finalmente lo indossai, il mio battito cardiaco era arrivato a

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   2 commenti     di: Manuele Gallico


wake up on sunday

Il caldo torrido si posa sul mio letto. La stanza è una scatola rovente, un termos che mi fa da recipiente, ed io sono un liquido…denso…da conservare bollente.
Stringo tra le mani le mie tempie, intrise di sudore…grondano.
Osservo il soffitto bianco, così immacolato. Ha l’aria ingenua, chiunque potrebbe raggirarlo. Dovrei uscire, ma il letto mi tiene stretto a sé. Dovrei uscire, ma la porta mi sembra distante anni luce da qui. Vorrei che il mondo venisse a trovarmi, entrasse, aprisse lui quella porta perché non ho voglia d’andar fuori.
La noia, si accomoda placidamente al mio capezzale, neanche fossi malato, si accende una sigaretta e disegna cerchi di fumo nel vuoto, che si infrangono contro le pareti…. mi volto…non ho voglia di guardare.
L’armadio è socchiuso, sputa fuori qualche maglietta; accanto la libreria, immobile, costringe centinaia di libri a star fermi, costipati; probabilmente vorrebbero scuotersi, dimenarsi, sfogliare loro stessi le proprie pagine, per rinfrescarsi.
La sedia, nuda, non sembra soffrire il caldo. È seria, severa, quasi volesse rimproverarmi per averla abbandonata lì, trascurandola. Si sente tradita, ferita. È gelosa, perché preferisco trascorrere il mio tempo tra le lenzuola del mio letto…così sensuali, disinibite…provocanti.
La tv è spenta. Ha un aspetto inquietante. Sembra lei, ora, che guarda me. Sono io, ora, il suo programma preferito.
Il cestino mastica voracemente fogli appallottolati, uno dopo l’altro, ingordo…insaziabile…ha messo su qualche chilo ultimamente, ma sembra fregarsene.
Joey sorride, rinchiuso dentro ad un poster. Sembra ridere di me…beffardo…
Qualcuno può spegnere quel maledetto sole????.. anche solo per cinque minuti….
C’è un silenzio statico, inalterabile…mi manca l’aria.
Che ore sono?”mezzogiorno” - sussurra l’orologio. Mi alzo di scatto…oh mio dio…sono in ritardo e adess……“È domenica!!!!!!!” - grida il calendari

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   4 commenti     di: billiejoe.


Il Tizio Qualunque

Il Tizio Qualunque non è una leggenda. Io l'ho visto. Più di una volta.
La prima volta che l'ho visto ero al compleanno di una mia amica in discoteca. Giravo tra i tavoli e la pista da ballo senza fermarmi mai con un buon mojito in mano, quando ad un tratto... eccolo! Era appoggiato al muro della discoteca, aveva un golfino nero sopra una camicia anch'essa nera, i pantaloni non troppo attillati di un colore molto scuro (credo che fossero stati neri anche quelli o un blu parecchio intenso). La cosa che però mi attirò più di lui fu il cappello. Portava un cappello nero con degli occhiali da sole (Ray-Ban penso) e guardava la pista da ballo senza il minimo interesse ne verso i ragazzi, ne verso la musica. Pensai che fosse fuori come un balcone, tenersi gli occhiali da sole e il cappello in discoteca era la cosa più strana che avevo visto. Andai a chiamare un mio amico per fargli vedere lo strano tipo che avevo appena adocchiato, ma quando indicai il punto dove il Tizio si era fermato, lui non c'era più. Scomparso.
Poco dopo una mia amica sembrò avere problemi con un ragazzo. Il ragazzo era ubriaco fradicio e la mia amica cercava in tutti i modi di liberarsi dalla stretta del ragazzo che aveva serie intenzioni di provarci. La mia amica cercava espedienti per resistergli e per andarsene da lì, senza tuttavia riuscirci. Non so perché non feci niente per aiutarla, probabilmente ero l'unico che l'aveva vista in difficoltà, ma non mi mossi. Stavo quasi per lasciare la mia amica al suo destino, probabilmente sarebbe finita male dato che il ragazzo era parecchio ubriaco, quando l'ho rivisto: il Tizio Qualunque.
Il Tizio si mise in mezzo alla mia amica e al ragazzo sbronzo. Blaterò qualcosa al ragazzo che si allontanò come spaventato da un qualcosa che aveva visto. La mia amica strinse la mano al Tizio e dai gesti capì che lo aveva invitato a ballare, il Tizio scosse la testa e si dileguò nuovamente nella folla. Lo cercai tutta la sera. Non l'ho più rivisto,

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   0 commenti     di: Claudio


Elemosina

Se ci si siede nei tavoli del caffè Campari a Pavia si ha l'occasione di vedere un individuo singolare che fa la spola tra le macchine ferme davanti al semaforo
nei pressi dell'incrocio.
Indossa sempre un giubbotto impermeabile ed un cappellino di lana, si avvicina
ad ogni macchina fa un inchino ed apre le sue mani vuote nell'attesa che su di esse venga poggiata qualche monetina.
Nove volte su dieci viene ignorato mentre i conducenti approfittano della sosta per
smanettare con il telefonino.
Una fanciulla seduta in un tavolo accanto ha appena mandato a quel paese il suo moroso dicendogli a telefonino; "Vaffa..." questo è il nuovo linguaggio comunicativo esplicito e lapidario ghigliottinato negli sms ma efficace.
Una vita virtuale condotta da molti mentre quella vera scorre inesorabilmente
senza interruzioni ed alla quale, mi duole dirlo, tanti, tantissimi non partecipano.
Quel povero illuso seguita ad umiliarsi tra una macchina e l'altra, mentre agli
altri la sua figura è totalmente invisibile.
Mi chiedo che senso abbia, oggi, parlare di solidarietà e di condivisione e dei
valori della vita che vengono sempre più disattesi a favore di una virtualità
che ci sta divorando come il "nulla" della Storia infinita.
La vita quella vera latita e Diogene invano circolerebbe con la sua lanterna alla
ricerca dell'uomo "vero", un uomo capace di comprendere la sua natura di essere
finito e di condividerla con il suo prossimo.
Siamo in un momento in cui l'infinito è inteso come finito e viceversa.
Osservo ancora quell'omino dalla faccia contristata che, ogni tanto, guarda, traendoli dalla tasca i pochi spiccioli raccolti contandoli mentre dal suo volto
scende una lacrima.
Tra poco sarà Natale e mi chiedo come potranno celebrarlo coloro che vivono
nel virtuale che oggi, purtroppo, rappresentano la maggioranza.
Avranno il Babbo Natale o l'albero sullo sfondo del telefonino o dell'hi-phone o
del notebook, pochissimi si ricorderanno del Presepe.
Si

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