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Racconti su avvenimenti e festività

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Acherontia atropos (seconda parte)

A questo pensavo quando risalii in camera e mi spogliai per entrare nel letto. Nonostante fossi stanco morto, trascorsi la notte in uno stato di estrema agitazione. Mi ero addormentato pensando al nonno, così, passando dal dormiveglia al sonno la sua presenza non mi abbandonò. All'alba, quando misi i piedi giù dal letto, sapevo cosa andava fatto. Scesi dabbasso e trattenendo il respiro mi avvicinai al tavolo. In cuor mio speravo che non ci fosse più nulla in mezzo alle pagine. Ma lei era ancora lì. Con un certo ribrezzo la afferrai delicatamente e la avvolsi in una pezzuola che infilai nella tasca della giubba. Nell'altra tasca misi un pezzo di pane e presi dal ripostiglio gli attrezzi da pesca del nonno. Il temporale era passato e il sole stava emergendo dalle nebbie della notte. Attaccai il cavallo al calesse e mi diressi verso il fiume. Il livello dell'acqua era salito e la corrente vorticosa trasportava detriti di ogni genere. Così dovevano averlo visto i miei per l'ultima volta. Assicurai il cavallo ad una pianta e mi diressi verso un'insenatura dove il fiume formava un larga e profonda pozza. Era quello il posto dove il nonno era solito pescare. Mi portava con sé e io mi accoccolavo sulla riva e lo osservavo senza parlare. "Non bisogna farsi sentire dai pesci" e io, obbediente, lo ammiravo muto mentre manovrava con destrezza la sua lunga canna. Aveva però smesso, dopo la disgrazia. "Il fiume non è più mio amico", diceva. Estrassi dalla tasca la pezzuola con l'insetto. Apertala, trafissi il corpo della sfinge con l'amo più grosso che trovai nella cassetta delle lenze. Non la toccai però, la tenni attraverso la stoffa, per paura che mi contaminasse. Armai la canna da pesca. Non sono mai stato molto abile nei lanci, ma oggi c'era qualcuno che guidava il mio braccio. L'esca compì un lungo arco e finì al centro della pozza. Rimase a pelo d'acqua qualche istante, poi scomparve in un ribollio di flutti. La tensione spasmodica del filo e l'energ

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Fuoco di Vesta

L'uomo era alto e così magro che sembrava sempre di profilo. La sua pelle era scura, le ossa sporgenti e gli occhi ardevano di un fuoco perpetuo.
Voleva imbarcarsi a tutti i costi prima che finisse la guerra - perché sarebbe finita - ma gli avevano sempre detto di no per quella sua magrezza atavica e il colorito "ascaro".
Il padre ufficiale del Regio Esercito e il nonno ex carabiniere: possibile che lui non riuscisse neanche a imbarcarsi come marinaio?

Ora lo volevano accontentare per placare il suo patrio ardore sapendo che sarebbe stato per poco, visto l'evolversi degli eventi bellici.
Lo arruolarono.

Salpò il nove settembre del quarantatrè sulla corazzata "Roma".



Centodieci di guerra



Aisha 8 la piccola Aisha

“La stiamo perdendo, la stiamo perdendo, cazzo!” Nonostante mi abbiano fatto rimanere fuori dalla sala di rianimazione, sento lo stesso le rabbiose grida del medico che sta cercando di salvare la vita di Francesca.
Tutto è successo tre ore fa, Cesca ha voluto per forza andare lei a fare la spesa, io ho insistito più volte, ma non sono riuscito a farle cambiare idea; così, io sono rimasto in casa, stereo acceso a tutto volume, a sistemare un po’ di conti, bollette da pagare, ricevute da registrare, estratto conto da controllare, insomma le cose che si rimandano sempre e si fanno sempre con una noia e una non passione infinita; e Cesca; rotonda e colorata come una barbabietola, (come si arrabbia quando la chiamo così), è scesa per le compere quotidiane, (e sicuramente perchè le è venuta voglia di qualcosa di impossibile! È cosi fin dall’inizio della gravidanza).
Solite botteghe, solito marciapiede, ma oggi c’è qualcosa di nuovo, due bastardi in vespa che cercano di fare uno “scippo” a Cesca, la quale, stupidamente, ma istintivamente, reagisce e stringe fortemente la sua borsa. Strattonata, cade a terra ed urta violentemente la testa sul bordo del marciapiede, non contenti di ciò, uno dei due, sceso dal motorino la prende a calci e solo dopo essersi impossessato della borsa la lascia stare.
I negozianti che hanno assistito, inermi, alla scena, la soccorrono immediatamente, strilla di rabbia, invettive contro i malavitosi, l’arrivo in pochi minuti (stranamente) dell’ambulanza, la corsa all’ospedale. Il fornaio, che mi conosce da sempre, mi viene a bussare al citofono, e con parole confuse mi racconta tutto; mi precipito giù che l’ambulanza è già partita, prendo un taxi ed eccomi qui.
Il biiiiip, biiiiip, delle macchine che monitorizzano la mia piccola Fran è l’unico segno che è ancora viva. Circa due ore dopo, a fine dell’intervento col quale le hanno ridotto ed assorbito l’ematoma cerebrale, il medico vien fuo

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   5 commenti     di: luigi deluca


Un'occasione persa

UN'OCCASIONE PERSA

"C'erano peraltro…coloro che non hanno né bellezza nella loro gioventù né ambizione in seguito, né ricchezza mai, che aderiscono però con tutto il cuore ai valori della bellezza, della gioventù, della ricchezza, dell'ambizione e del sesso". Che te ne pare, signor scippatore? Eppure questa frase è stata fra le tue mani per qualche minuto, contenuta in quel libro di cui ti sei sbarazzato subito. Hai preso solo il portafogli, non t'interessava altro che il denaro, quello che anche tu, come gli altri, hai elevato a dio, quello che la società in cui vivi (rettifico "viviamo", sigh) ha elevato a dio. E hai lasciato lì il libro…perché non sai che solo dal confronto delle idee si cresce e ci si arricchisce. Proprio così, ti arricchisci. Ok, non te l'hanno insegnato, non te l'ha detto nessuno, ma tu non hai neanche provato a pensare con la tua testa. Non credi di appartenere anche tu a quelle persone, un'infinità purtroppo, che elevano a propri valori ciò che non hanno o che non potranno mai avere? Non è da stupidi? Avresti potuto cominciare leggendo solo frasi che ho sottolineato, che non sono moltissime visto che finora ho letto solo la metà del libro. Per esempio, che mi dici di parolone come felicità? Mi piacerebbe sapere che ne pensi. Ho sottolineato: "Comunque sia, a ogni osservatore imparziale, appare chiaro che l'essere umano non può essere felice, che non è in alcun modo concepito per la felicità attorno a sé, e che il suo solo destino possibile è quello di diffondere l'infelicità attorno a sé rendendo l'esistenza degli altri intollerabile quanto la propria - le sue prime vittime essendo di norma i genitori". Non la penso esattamente così, non ho certezze, me ne guardo bene dall'affermare "la felicità esiste" o "la felicità non esiste", so che per la nostra stessa condizione di "condannati a morte" e consapevoli di esserlo (l'unico sollievo è che non sappiamo quando) possiamo beneficiare di

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Colori

Rosso

Allontanò il pennello dalla tela e rimase a guardare soddisfatta il risultato finale.
Si accorse che durante le ultime pennellate aveva quasi smesso di respirare, completamente soffocata dalle emozioni che da lei fluivano sulla tela, imprigionandosi in forme vaghe, dai contorni poco chiari a un occhio non sensibile, ma colme di messaggi che a stento una mente razionale può comprendere, che solo raramente un uomo riesce a trasmettere, ma che i colori sanno fare propri con meravigliosa semplicità.
Si allontanò di alcuni passi e si accorse che la testa le girava un poco. Rimanere troppo vicino a così grandi emozioni poteva disorientare. Soprattutto a chi come lei era abituata a vivere intensamente, con trasporto, la propria emotività.
I suoi quadri non erano semplicemente dipinti. Erano istinto, sensazioni, percezioni vaghe. E vaghi sembravano a un osservatore esterno che a stento riusciva a penetrare le maglie di quegli intrecci quasi monocromatici. Una persona qualunque avrebbe visto una tela macchiata qua e là da mille sfumature di rosso. Avrebbe cercato delle figure distinte, si sarebbe guardato intorno alla ricerca di qualche oggetto pressappoco somigliante. Avrebbe storto la bocca, mordendosi un labbro. E lo avrebbe dimenticato.
A lei non importava. Lei li aveva dipinti e allo stesso modo sapeva leggerli.
«Davvero molto bello.» La voce dell'uomo la fece sobbalzare. Si voltò di scatto e fece un piccolo passo indietro. Era un ragazzo dall'aspetto semplice, quasi anonimo, ma allo stesso tempo con un certo fascino. Occhi scuri; capelli castani, tagliati corti, pettinati con un po' di gel; pantaloni color panna e una camicia nera portata lunga sulle gambe, con gli ultimi bottoni aperti e le maniche ripiegate. Uno come tanti, semplicemente. Sorrise e si avvicinò a lei, ancora un po' sulle sue.
«Scusa. Ti ho spaventata.» Lei sorrise e fece segno di no, poi gettò una sguardo alla tela.
«Dici davvero?»
«Non mento mai.» La sua voce er

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   0 commenti     di: Andrea Franco


Medusa 3th

23 Giugno 1992, a circa 20 km da Città del Capo (Sudafrica), avviene una scoperta senza precedenti in un laboratorio militare ad opera di uno staff di scienziati guidati dal professor M. K. C., fuoriuscito dal’ URSS, di origine ceca, collaboratore di Menghele.
Mettendo frutto ricerche ultradecennali iniziate su cavie di detenuti dei campi di sterminio nazisti e continuate in un laboratorio segreto aggregato ad un gulag in Siberia, lo staff di 15 scienziati è giunto alla creazione di para-virus dalle caratteristiche straordinarie.
Il para-virus, batezzato MEDUSA 3th, ha la proprietà di collegarsi ai giunti proteici tra le cellule sinaptiche e i neuroni.
Questo avviene solo in presenza di specializzazioni ritualistiche e ripetitive tipo “pensieri dogma” che permangono nella mente invariati per lungo tempo determinando un processo neuronale stabile, per cui su queste zone “stabili” o specializzate, MEDUSA 3th, come una chiave, programmabile a priori, con la sua serratura, completa il ganglio tra cellula sinaptica e neurone determinandone la separazione, producendo contemporaneamente una forma anomala di RNA in grado di alterare progressivamente la stessa natura delle cellule sinaptiche impedendo a loro la possibilità di mantenere il legame con i filamenti neuronali.
La patologia che ne deriva è simile alla sindrome di Alzheimer ed irreversibile.
Il bersaglio sono i milioni di “fedeli”, osservanti di qualsiasi confessione religiosa o ideologica, che non prevede la messa in discussione dei dogmi.

Comunicato 44-b12-medusa-w
Central Intelligence Agency del 12 Marzo 2001



Storie di un radioamatore-uno strano avvenimento

Continua la serie radioamatoriale di Johnny Hill come nel precedente racconto Hill ha vissuto strani avvenimenti realmente accaduti che lo hanno portato al successo come un canta storie per le radio tedesche. Eccovi una sua altra avventura:

Come al solito Johnny Hill era a lavoro, ma stavolta era sulla via del ritorno verso casa. Sulla via del ritorno però si accorse che quella non era una giornata come le altre, ma si ricordò che era un giorno speciale, era la festa della donna ed anche il suo anniversario di matrimonio, perciò decise di fermarsi alla prossima città di passaggio per prendere un mazzo di fiori per sua moglie. Arrivato alla cittadina si fermò, parcheggiò ed entrò da una fioraia e acquistò un intero mazzo di rose. In quell'attimo entrò di fretta una bambina e chiese alla fioraia una rosa rossa per portagliela alla mamma. La fioraia rispose di non averle e di averle appena vendute;J. H. era alla porta e ascoltò la discussione e tornò dietro verso il bancone. J. H. fece conoscenza con la bambina e si fece spiegare dalla bambina ogni cosa, J. H. annuì subito e si offrì di accompagnare la bambina da sua madre, lei accettò e salì con lui sul camion e partirono. Arrivarono in una città un po' distante dall'altra, la bambina riconobbe il posto e fece fermare Johnny Hill davanti ad un grosso cancello, all'esterno J. H. non riconobbe in che posto era, solo dopo entrato vide delle lapidi allora annuì subito che la madre della bambina è morta. Si avvicinarono alla lapide della madre della bambina e gli diede una rosa ma poi ebbe un ripensamento e diede tutte quel mazzo di rose alla bambina chinandole sulla lapide della madre. La bambina lo ringraziò e lo abbracciò con gioia e J. H. se ne andò. Era sera tardi era davanti alla porta di casa ed ora gli rimaneva solo di spiegare alla sua moglie di quello strano avvenimento che gli era capitato.




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