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Racconti su avvenimenti e festività

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Il giusto di Binasco

Secondo quanto riporta il Mosaico, Bollettino della Comunità Ebraica di Milano: "La comunità di Milano risale all'Ottocento.
In città, infatti, capitale del ducato dei Visconti, prima, e degli Sforza poi, era sempre stato concesso agli ebrei di fermarsi al massimo tre giorni consecutivi per sbrigare i loro affari.
Per questa ragione essi risiedevano in località vicine, come Monza, Abbiategrasso, Melegnano, Lodi, Vigevano, Binasco, e andavano ogni giorno a Milano.
Questo pendolarismo fu possibile fino al 1597, anno in cui furono espulsi." Tale ospitalità confermata anche da una rapida "spigolatura" su internet digitando "Ebrei e Binasco trova poi degna segnalazione negli anni bui delle persecuzioni razziali e della "soluzione finale" nella storia e nelle vicende umane di Augusto Weiller, avvocato milanese, sfollato con la moglie, la figlia e il figlio in questo piccolo paese a metà strada tra Milano e Pavia.
Così, molti anni dopo, ne descrive il ricordo il figlio, ing. Guido nel libro autobiografico " La bufera. Una famiglia di ebrei milanesi con i partigiani dell'Ossola"-Edz. Giuntina:..." Nel tardo pomeriggio dell'8 settembre, aspettavo, a Binasco che papà, mamma e Silvana arrivassero da Milano"..." Milano era semidistrutta, le strade in cattive condizioni, molto gli "sfollati pendolari"..." Ero uscito dal nostro "monolocale con servizi ed angolo di cottura"..."Ad un certo punto sentii una voce lontana che gridava una frase, ripetendola più e più volte, che all'inizio non capivo. Poi le parole si fecero più chiare " La pace sia con voi! A ripeterla era un contadino, che avanzava, in piedi su un carro a pianale basso trainato da un cavallo al passo, tenendo in mano le redini e facendo gesti larghi con il braccio libero"..."Tre o quattro giorni dopo, non ricordo la data esatta, papà ascoltò alla radio, la piccola radio rimediata, sistemata sul comò, una trasmissione in tedesco. Non ho mai saputo se fosse la voce di Hitler o di uno dei suoi; a tra

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Otto marzo. Festa della donna

Una dolce creatura ci propone la natura
bionda, rossa, ed anche bruna
ma che importa! Se ce lei, si sta sempre sulla luna.

Che odore la sua pelle, più delle farfalle sono belle,
i suoi occhi luminosi sono belli più delle stelle
ci sono di vari gusti, e son dolci più delle caramelle.

Fidanzata mamma nonna o zia
non importa di che parentela sia
nella donna si ricerca amore, sicurezza e fantasia.

Senza di lei che mondo è
se la donna più non c'è
la mia vita stessa, non diverrà mai quella di un re.

Una dedica per oggi, creatura che tu leggi,
ti propone il cuore mio, per rallegrar il cuore tuo
frutto della mia fantasia, ma che importa è un pensiero!
Accettalo piccolo comunque sia.

   1 commenti     di: Luca Calabrese


Supermonteradio 100. 2 Mz (prima parte)

Autunno, quasi inverno, 1977
Da quando la nebbia ha cominciato ad avvolgere le parte alta della montagna su cui si arrocca, come un muschio variopinto, l'abitato di Montepiano, la sera, puntualmente, la colonnina del mercurio scende di circa cinque gradi per cui l'orologio-termometro-datario piazzato sulla parete sovrastante la vetrina della cartoleria-edicola-tabaccheria di piazza Monumento segna costantemente circa dieci gradi al calar del sole riducendosi a poco meno di cinque all'approssimarsi della mezzanotte, e non si è che ai primi di novembre ma a settecentocinquanta metri di altitudine.
Come tutte le sere, in ogni periodo, tempo e stagione dell'anno, dalle ventuno in poi tutto il perimetro di piazza Monumento è una linea continua e ininterrotta di auto parcheggiate, e quando raramente qualcuna se ne va, sgommando, viene istantaneamente rimpiazzata.
La piazza è abbastanza grande da contenere così allineate una trentina di macchine aventi come unico comune denominatore l'autoradio ad alto volume, spesso intervallato da grida e lazzi degli occupanti intenti a sfottersi tra loro.
Il resto del paese appare come l'anticamera dell'obitorio ma piazza Monumento, con i suoi tre bar quasi equidistanti fra loro e l'altra piazza del paese, piazza Cavour, lontana circa duecento metri, con l'unica strada che la collega alla prima, pomposamente denominata corso Garibaldi, ma larga da sei a otto metri appena, pullula di vita sebbene tende a scemare con l'avanzare incalzante della notte.
Nella vechia Ford Escort del sessantatré color amaranto sbiadito Franco Dicaro, sbadigliando e ruttando contemporaneamente, lacera un provvisorio silenzio e sbuffando di noia, dopo essersi puntellato con braccia e mani contro il volante, prorompe:
"puttana miseria, porca e maledetta, ogni sera è sempre la stessa solfa, se non si fanno le dieci quel morto di sonno non arriva. Mi sono rotto di aspettarlo".
"perché hai di meglio da fare?" lo apostrofa sghignazzando G

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


Il mondo è uno

Ho pensato di proporre stralci della relazione svolta da
Raniero La Valle in occasione della presentazione del suo libro

"Prima che l'amore finisca" qui a Pescara. Per comodità dei
lettori ho raggruppato i brani per temi, cercando di
stabilire fra loro
una continuità logica.


1) I giovani e la loro percezione del mondo


Quello che ho voluto fare, arrivato ad un certo traguardo della
mia vita, è stato di vedere cosa, della mia esperienza,
potesse servire
agli altri, che cosa si potesse trasmettere, tramandare,
soprattutto
ai giovani. Penso che i giovani possano essere interessati alla
ricostruzione di un filo di pensiero cresciuto
attraverso i bagliori e i tormenti di un'epoca (si tratta
praticamente
di mezzo secolo, della metà del Novecento) che li aiuti a
capire da dove
veniamo, da dove essi stessi vengono; il
problema dei
giovani, oggi, io credo, è quello di non avere memoria
perché
nessuno gli racconta nulla; così neanche sanno che il mondo potrebbe essere diverso.
Ieri c'è stato un avvenimento, un assassinio di un
paraplegico su
una carrozzella, non da parte di un gruppo di banditi ma da
parte
di un governo che viene celebrato come un governo civile e
democratico; si tratta dell'uccisione dello sceicco Yassin da parte del governo israeliano.
E quando non solo questa operazione viene registrata dai media senza fiatare, ma da quel
governo viene espressa soddisfazione per la sua buona
riuscita, questa è una
cosa per quelli della mia generazione
assolutamente
inaudita e inaccettabile. Per di più per attuare questo
omicidio
è stato necessario uccidere altre persone.
La guerra dell'Iraq cominciò, anzi fu anticipata di un giorno, in seguito a una
segnalazione
secondo la quale Saddam Hussein sarebbe stato a cena in un
ristorante; così fu distrutto il ristorante con tutta la gente che
c'era dentro. Per la gente che ha vissuto il dopoguerra, la
costruzione del d

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Il Mare Racconta

Anche stasera sono qui, a due passi dall'acqua, in silenzio. Il sole è già affogato e gli ultimi barbagli di luce abbandonano la superficie smerigliata del mare, affogando pure loro.
Il dondolio delle onde è lieve, quasi un sussurro, timido e pungente allo stesso tempo. E il ritmico pulsare dell'acqua sembra una voce che sale dal profondo nero del mondo, dove ogni peccato trova rifugio, impenetrabile e sicuro.
Ed è qui che dopo il tramonto vengo ad ascoltare le storie che il mare trascina un po' ovunque.
Mi siedo sulla sabbia umida e socchiudo gli occhi, rimanendo in ascolto. E la melodia del mare si trasforma in immagini nella mia testa. Stasera sono melodie in minore, dissonanti, ai limiti del buon gusto. Ma rimango ad ascoltare.
Dopotutto è solo un'altra storia.


Lei si alza dal letto. Ha sentito un rumore, ne è sicura. Non riuscirebbe comunque a riprendere sonno, quindi decide di controllare. Si avvicina alla finestra della sua camera e scosta una tendina. Fuori la notte è ancora buia. Scorge solo alcuni riflessi di luna nel mare poco distante. E il silenzio.
Prova a gettare uno sguardo più in lontananza, verso nord, ma le luci di Ostia non sono visibili da quel punto. Lontana, troppo lontana, quella notte.


Sento uno strano movimento e un onda più lunga delle altre quasi mi bagna. Ma non apro gli occhi, la percepisco in un altro modo, dalla voce del mare, più vicina, più forte, più cattiva. E mi trascina avanti nel tempo, seppure di pochi minuti e


Lei è ferma a metà delle scale. Ha deciso che deve controllare tutta la casa. Non dormirà comunque. Ma non è nulla, già lo sa. La suggestione di trovarsi sola in quella grande casa, costruita quasi per caso a pochi metri dal mare e quasi per caso
Un altro rumore. Più vicino, questa volta. Più reale. Ora ne è sicura. Sente le gambe irrigidirsi. Ha paura, ma non vuole arrendersi al terrore. Trattiene il respiro, ma il cuore che gli martella nel petto la distrae. Ha come la

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   2 commenti     di: Andrea Franco


Ricordi di cenere

Una serata speciale, Venerdì 17. Una serata stanca, in pieno tramonto, seduto fuori, al fresco ed al riparo da quel caldo sole. Seduto su una cassetta rossa, vicino al magazzino della nonna, semplicemente a guardarla.
La cassetta era comoda, molto comoda, ed il posto, anche se bruttino, era speciale. Era speciale perchè ero semplicemente vicino alla mia famiglia. La nonna, portava il suo solito vestito, lungo fino alle ginocchia, rosso, come il tramonto, riempito di numerosissimi fiori, di tutti i colori. Lei, seduta su uno sgabello, ( un vecchio sgabello, di grande età, dell' età del vecchio caminetto )aveva una cassettina di cartone, vicino, ed esplorava documenti.
Era seduta lì da ore, tante ore, col peso degli occhiali su quelle semplici carte, con le sue mani forti, sfogliando innumerevoli fogli. Avviccinandomi di più, notai che erano semplici documenti, carte postali, ecc. Finchè, iniziammo a parlare, e capii che quella, sarebbe stata una splendida serata.
Continuò a prendere fogli, a selezionarli, a buttarli, a conservarli. Alcuni, dell' epoca del '71, furono buttati, con un po' di malumore, pieni zeppi di ricordi.
Da quella carta postale del '71, spuntò fuori, un leggero discorso, leggero come la brezza che, nel frattempo avanzava su di noi.
Parlammo a lungo della bisnonna, della mia bisnonna. Una donna premurosa, gentile, forte, tendente alle tradizioni. Non l' ho potuta conoscere... ma già so, con tutte le cose che ho sentito, che era una persona fantastica.
'' Mia nonna era molto solare, era contenta, di vedere tuo padre con Monica.''
''Davvero?'' .. ''Essì, e fu ancora più contenta quando, per la prima volta tua mamma le disse Nonna. Il giorno le si aprì il cuore, fu felicissima e, io, dicevo a tutti: -Avete visto, Monica le ha detto nonna!- Quando si sono sposati era contentissima, anche se prima diceva, che Tonio era troppo bello per lei. Quando però si convinse della sua bellezza esteriore, Guai, chi toccava Monica!''
''Davve

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La mia prima volta

Mi svegliai molto presto quella mattina d'estate, era una domenica di metà luglio, Il caldo afoso tipicamente siciliano.. faceva appello alle prime luci dell'alba.
Decisi di accendere il ventilatore per evitare un collasso.
Come ogni mattina dei due mesi precedenti a quel giorno, mi alzai di ottimo umore..
Il Mondo sembrava sorridermi, non esitai ad accendere la mia prima sigaretta della giornata, quando ebbi finito quel bastoncino di cancro.. Che certamente un giorno o l'altro mi avrebbero portato alla morte, decisi che era ora di andare a fare la consueta doccia mattutina..

Mentre sceglievo il vestiario, non potevo fare a meno di pensare che quel giorno era importantissimo per me.
Preparai di tutta fretta uno zaino che mi era stata regalato tempo prima da mio fratello.
Chiesi a mia Madre se avesse finito di prepararsi e mi misi ad aspettarla in cucina, lei arrivò... pronta per accompagnarmi!

Si era fatto un po' tardi, erano già le 09:45, oh Dio! Esclamai con angoscia per il ritardo, misi in moto la mia gloriosa ed arrugginita Ford del 92', con la quale ho condiviso molte avventure in passato.
Arrivati finalmente a destinazione, tirai un sospiro di sollievo, ero in orario. Mia madre insistette per accompagnarmi fino al binario.
Non mi aspettavo tanta confusione di Domenica mattina nella stazione ferroviaria di Siracusa.
Presi posto alla biglietteria e attesi il mio turno, un signore baffuto e in carne, molto pelato con gli occhiali da vista sedeva davanti a me, mi chiese: dove devi andare? Io risposi, Vittoria andata e ritorno in giornata.
Pagai, salutai il signore baffuto e mi allontanai con il sorriso in volto, perché ero ad un passo dal realizzare il mio sogno!

Arrivati al binario tre piazzale ovest della stazione di Siracusa, trovai un trenino con la sigla ALn. 668. 10, credevo uscisse da uno di quei vecchi film anni 70 del cinema Italiano! Salì impaziente su questo trenino regionale, non prima di aver asciugato le lacrime di mia madre, c

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