Racconti su avvenimenti speciale e ricorrenze - Pagina 20
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Racconti su avvenimenti e festività

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Il mondo è uno

Ho pensato di proporre stralci della relazione svolta da
Raniero La Valle in occasione della presentazione del suo libro

"Prima che l'amore finisca" qui a Pescara. Per comodità dei
lettori ho raggruppato i brani per temi, cercando di
stabilire fra loro
una continuità logica.


1) I giovani e la loro percezione del mondo


Quello che ho voluto fare, arrivato ad un certo traguardo della
mia vita, è stato di vedere cosa, della mia esperienza,
potesse servire
agli altri, che cosa si potesse trasmettere, tramandare,
soprattutto
ai giovani. Penso che i giovani possano essere interessati alla
ricostruzione di un filo di pensiero cresciuto
attraverso i bagliori e i tormenti di un'epoca (si tratta
praticamente
di mezzo secolo, della metà del Novecento) che li aiuti a
capire da dove
veniamo, da dove essi stessi vengono; il
problema dei
giovani, oggi, io credo, è quello di non avere memoria
perché
nessuno gli racconta nulla; così neanche sanno che il mondo potrebbe essere diverso.
Ieri c'è stato un avvenimento, un assassinio di un
paraplegico su
una carrozzella, non da parte di un gruppo di banditi ma da
parte
di un governo che viene celebrato come un governo civile e
democratico; si tratta dell'uccisione dello sceicco Yassin da parte del governo israeliano.
E quando non solo questa operazione viene registrata dai media senza fiatare, ma da quel
governo viene espressa soddisfazione per la sua buona
riuscita, questa è una
cosa per quelli della mia generazione
assolutamente
inaudita e inaccettabile. Per di più per attuare questo
omicidio
è stato necessario uccidere altre persone.
La guerra dell'Iraq cominciò, anzi fu anticipata di un giorno, in seguito a una
segnalazione
secondo la quale Saddam Hussein sarebbe stato a cena in un
ristorante; così fu distrutto il ristorante con tutta la gente che
c'era dentro. Per la gente che ha vissuto il dopoguerra, la
costruzione del d

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La vicina di casa

Sara, è una ragazza cordiale, simpatica e forte, molto, forte.
Insomma è la vicina perfetta, sempre pronta a darti una mano se hai bisogno, anche solo per un pizzico di sale che distrattamente hai scordato di comprare.
Non molto tempo fa, Sara visse un momento che le cambiò la vita.
Era una fredda serata di febbraio, Sara era nel suo appartamento seduta sul divano, stava guardando in televisione una di quelle solite sit-com, che ti fanno sempre ridere anche quando hai avuto una giornata pessima.
Si era fatta una doccia, aveva asciugato i suoi neri capelli mossi, successivamente lisciati dalla piastra e si era truccata con cura.
Si era infilata il suo unico vestito per le grandi occasioni: era un modello firmato nero, fasciato sul seno, scendente fino alle caviglie. Delle bretelline di payette argentate partivano dalla fasciatura e andavano a finire dietro la schiena.
Prima di mettersi sul divano si era spruzzata il suo profumo preferito.
Si fecero le otto di sera e lei uscì di casa, quella sera si sarebbe incontrata con Paolo, il suo ragazzo che probabilmente le avrebbe chiesto di sposarlo.
Paolo stava camminando per una strada, buia e poco affollata, dall'altra parte del marciapiede si erano conosciuti tre anni prima, ed era lì che avevano l'appuntamento.
Fissava l'anello di fidanzamento, quel giorno glie lo avrebbe dato.
Era tutto organizzato aveva comprato un bellissimo completo e prenotato il ristorante più romantico di Roma.
Paolo stava attraversando la strada, una macchina ad altissima velocità sbucò all'improvviso. Fu un attimo, lo prese in pieno e scappò svanendo nel buio.
Sara arrivando vide Paolo, li ormai privo di sensi in mezzo alla strada.
Un brivido percorse la schiena di Sara si avvicinò piangendo, ma ormai non c'èra più nulla da fare, Paolo era morto.
Aveva un pugno serrato, dentro Sara trovò l'anello, il segno di un amore forte che probabilmente non sarebbe mai finito.
Per 2 mesi Sara non uscì di casa.
Dove era finita

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   4 commenti     di: Manuele Gallico


Disfa (I, II e III)

I


-Piove
-Certo che piove.
-Piove.
-E dove sta la novità? Certo che piove.
-Piove
-A volte mi sembri ritardato.
-Ma tu il rumore lo senti ancora? Della pioggia intendo.
-No, no che non lo sento. Tu lo senti?
-Non lo so. Non mi ricordo tanto bene il rumore che faceva, penso succeda così ad ascoltare qualcosa per troppo tempo.
-Si è confuso.
-Sì, è confuso.
-Se qualcuno mi chiedesse che rumore fa la pioggia non lo saprei dire.
-Descrivere
-Sì, descrivere.
-Sai, non credo che stare qui a pralarne possa risolvere il problema.
-Bè? E cosa vuoi fare allora?




Giovanni se ne sta a pesare centodieci chili sulla poltrona. L'acqua è arrivata a coprire le scarpe, e neanche lui sente più il rumore della pioggia.
Guardava la televisione, è così che passava il tempo, ma adesso l'acqua ha intaccato i cavi elettrici, o chissà che cosa, non funziona più niente. Neanche lui sa bene come abbia fatto a non morire fulminato.
Per qualcuno del suo peso, è più facile che l'acqua penetri nei tessuti, nella carne, e vada a gonfiare nella fattispecie i piedi, che ora gli sono diventati due masse morbide e inutilizzabili.
Vive in un monolocale. Non usciva prima e non uscirà adesso. Non si alza, e non si capisce se sia perchè ormai non potrebbe neanche più, o se semplicemente non lo desideri. La televisione è spenta, la finestre chiuse, e fuori è grigio. A guardare la porta, non che lui lo possa fare (la poltrona le dà le spalle e di girarsi di 180 gradi non se ne parla neanche, non che comunque la poltrona sia fatta per agevolare quel particolare tipo di movimento, imbevuta o meno di liquido) la si vede gonfia nella parte inferiore, e probabilmente bloccata. Quando la pressione esterna sarà troppo forte, questo è certo, la porta cederà. Per ora, il livello dell'acqua si alza forse di un millimetro al giorno, e ogni giorno mezzo millimetro in più di piede (caviglia, gamba) se ne va a raggiungere la massa molle dei piedi.

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Il 25 Aprile

Penso che il 25 Aprile non debba essere una celebrazione rituale, ma memoria. Memoria di diritti violati come mai nella storia. Invano cerco nella storia passata violazione di diritti pari alla deportazione di ebrei, zingari, oppositori politici concentrati in campi di tutti gli orrori, gasati, ridotti a nero fumo per giorni, e giorni, e giorni, ad oscurare il cielo. Memoria di chi, ai carnefici, si oppose con una convinzione ed un coraggio tali da non fargli temere né le torture, atroci, né la morte. Ho letto alcune lettere di condannati a morte che salutano i loro cari con parole serene, prive di odio, colme d'amore per la libertà e la giustizia. Memoria delle speranze che si aprirono al mondo quando la dittatura nazifascista fu abbattuta. Nello scenario tragico del periodo che viviamo, il 25 Aprile, che molti cercano di relegare nell'oblio, deve invece balzare alla nostra memoria come monito, speranza, come sollecitazione di impegno civile e politico per riconquistare speranza, per progettare un futuro di pacificazione, di solidarietà, di gioiosa convivenza di uomini fratelli. In questo 25 Aprile vorrei fare memoria di quello che ho visto, sedicenne, nella mia Roma occupata dai tedeschi. L'8 settembre trovò una Roma già profondamente ferita dal bombardamento del! 9 Luglio che sconvolse una città che, per essere sede di un vescovo che era anche il Papa e per avere un patrimonio artistico millenario, era sicura di essere risparmiata da attacchi aerei. Città aperta. E invece l'attacco ci fu e stroncò più di 4000 vite non lasciando in pace nemmeno i morti del cimitero del Verano dove molte bare vennero dissotterrate e scoperchiate.
Quando l'8 settembre i tedeschi decisero l'occupazione di Roma ci fu un tentativo di resistenza breve ma significativo. Vi morì un ragazzino mio coetaneo e mio coinquilino, insieme ad un gruppo eterogeneo di ragazzi, adulti e vecchi. Furono colpiti carri armati tedeschi che rimasero per qualche tempo sulla desolata via Ostiense

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Rip Frank

Il vizio di essere informato, interrompere un momento una cena, entrare nella mia stanza per scorrere le notizie attraverso un giornale Web, imbattersi in una triste sorpresa…..
Frank non c’ è più, il pensiero incomincia a camminare, nella mente appaiono i ricordi di dolori passati, Pantani, el Chava Jimenez, è come leggere un articolo e accorgersi che è solo una nuova pagina di una storia iniziata nel 1998.
Ci fu una perquisizione quel giorno, i gendarmi trovarono sostanze dopanti in una macchina della Festina, la più importante squadra di ciclismo a quel tempo, da quel giorno una serie di scandali continui, la verità che esce allo scoperto:il doping non è l’eccezione di chi bara, ma una necessità del professionismo di quei anni.
Pensavo al dilemma del prigioniero, a Nash, a come lo aveva adattato alla teoria dei giochi, all’ economia, pensavo che con il doping fosse la stessa cosa:
esistevano due possibilità, doparsi e non doparsi; i controlli all’ epoca erano sostanzialmente inesistenti.
Doparsi aveva un costo rilevante, farsi assistere da un medico professionista doveva costare circa 10000 euro all’ anno, i salari però dei corridori di alto livello poteva passare il milione, dei corridori medi erano intorno ai 100000 euro.
Se nessuno si dopa, i corridori guadagnano in soldi e salute, ma se solo uno bara gli altri né rimangono danneggiati e perdono il loro salario.
Inevitabilmente i ciclisti cadevano in questa rete e le poche eccezioni uscivano dal mondo del ciclismo per mancanza di competitività.
Negli ultimi anni 90 i controlli diventano molto più seri e efficienti, tanti corridori furono scoperti, in un giorno un mito si trasformava in un bugiardo, in un traditore, dalla altare alla cenere, il tutto in un momento.
Il problema è che gli atleti sapevano di non barare, sapevano che le loro vittorie erano meritate, che gli altri atleti erano nelle loro stesse condizioni, che il doping era una forma di difendere il proprio live

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La Rete Radiè Resch

Conoscete la Rete Radiè Resch? È una organizzazione laica nella quale credenti e non credenti lavorano a progetti di solidarietà, dall'America Latina, alla Palestina, all'Africa. La motivazione della loro attività non è la beneficenza ma la sete di giustizia. Alcuni esempi: in Guatemala hanno rifornito le donne di telai per la tessitura dopo che i loro erano stati incendiati dalla polizia del regime dittatoriale.

In Palestina hanno costruito case per i palestinesi che avevano visto distrutte le loro e per quelli che abitavano in malsani tuguri. Il nome della Rete è quello di una bambina, Radiè Resch, che appunto aspettava la casa che era in costruzione per la sua famiglia e anticipava nella sua mente il momento in cui avrebbe messo le tendine alle finestre di una vera casa. Morì di polmonite prima che la costruzione fosse ultimata. L'organizzazione si autofinanzia attraverso le quote dei soci che si impegnano a versare ogni mese la somma che ritengono adeguata alle loro possibilità. Questo metodo consente alla Rete di fare progetti a breve e a lungo termine. I soci vengono sempre informati dei bilanci e delle operazioni in atto o progettate. Dalla Rete mi è arrivata questa lettera di Alex Zanotelli. Ci invita a riflettere, a non essere passivi, a diventare parte attiva nella costruzione di una comunità umana pacifica, solidale, giusta.

SOCIETA'CIVILE ORGANIZZATA. DEMOCRAZIA ATTIVA
" Se in Italia l'attuale movimento di base, critico dell'imperante sistema economico, finanziario, militarizzato, vuol fare un passo in avanti dovrà seriamente pensare a come minimamente organizzarsi per poter maggiormante incidere. A questo movimento sono stati dati i nomi più strani: no global, new global, nomi che non rispecchiano la vera natura del movimento. Negli USA taluni vorrebbero chiamare questo movimento living democracy movement (democrazia viva, attiva) Qualcuno suggerisce anche il nome di democrazia planetaria o cittadinanza planetaria. Penso sia fonda

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La mia notte di luna

Era il 21 luglio 1969, la notte dello sbarco del primo uomo sulla luna. Io ero incinta del mio secondo figlio. Il primo, che aveva due anni, dormiva beato. Mio marito e i miei genitori erano andati a dormire anche loro, snobbando l'evento.
Io m'incollai davanti al televisore per seguire tutte le fasi dell'operazione commentate e spiegate con chiarezza e competenza dallo scienziato Enrico Medi. Non ricordo esattamente quando Armstrong posò il suo piede, leggero come una farfalla, sul suolo lunare. Ma doveva essere l'alba.
Ero così eccitata e stupita e percorsa da mille pensieri che non andai a dormire. Tanto il sonno non sarebbe venuto.
Gironzolai un po' per casa, feci fare colazione al mio primogenito e quando aprirono i negozi andai a fare la spesa.
Mi sembrava che a sbarcare sulla luna fossi stata io, tanto ero stordita, confusa e barcollante. Mi sembrava di vagare nello
spazio.
Perché vi sto raccontando la mia notte della luna? Perché in questi lunghi anni il mio entusiasmo di quella notte si è
volatizzato e la mia mente si è affollata di mille perplessità e domande. Dante, in un Canto dell'"Inferno" fa dire a Ulisse: "Nati non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude
e canoscenza". D'accordo, padre Dante, la conoscenza l'abbiamo acquisita, ma la virtude? Le mille perplessità e
domande in realtà si concentrano in una domanda per me fondamentale: le conquiste spaziali che fecero seguito a quel
primo passo leggero come farfalla, hanno portato vantaggi all'umanità? È legittimo chiederselo, sollecitati anche dalle
famose parole di Armstrong: "Questo è un piccolo passo per l'uomo ma un balzo gigantesco dell'umanità" I vantaggi indubbiamente ci sono. L'uso dei satelliti, per esempio, ci permette forme di comunicazione impensabili appena cinquanta anni fa. Le sonde spaziali esplorano pianeti lontanissimi da noi. Pare che su Marte ci siano segnali di possibili forme di vita. Correggetemi se sbaglio. Ma i vantaggi, tutti i vantagg

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