Roberta bevve avidamente una lunga sorsata d'acqua direttamente dalla bottiglia. Seduta sul bordo del letto sembrava indecisa sul da farsi. I piedi scalzi sul pavimento le procuravano una piacevole sensazione. Si ritrovò a fissare la sua immagine riflessa nello specchio che un po' beffardamente sembrava voler mettere in risalto qualche chilo di troppo.
Specchio, specchio delle... niente brame, lei non si era mai creata problemi e non aveva nessuna intenzione di cominciare adesso. Tra pochi giorni avrebbe compiuto quarant'anni ma non era cambiata granché, almeno non fisicamente. Si sentiva bene, piena di energia, aveva imparato a vivere senza pensare al futuro, non era stato facile ma era riuscita a vincere l'angoscia anche se ogni tanto riemergeva qualche pensiero negativo. Girò appena la testa per controllare che Mario dormisse ancora. Non riusciva ancora a credere di averlo incontrato, soprattutto di averlo seguito. Erano trascorsi dieci anni, un'eternità. Il tempo segue percorsi particolari quando lo passi a fuggire, a nasconderti. Ricordava ancora il primo sguardo, lui ammanettato in mezzo a due carabinieri, lei cronista alle prime armi. Un'espressione quasi sorpresa. I loro occhi si incrociarono, un sorriso appena accennato. L'intervista in carcere che le aveva permesso di scalare qualche posizione nella gerarchia del giornale. Aveva cercato di ottenere un permesso per rivederlo ma non se ne fece nulla. Gli fece avere il primo libro che riuscì a pubblicare. Per dedica una sola parola: grazie.
Risparmiati i commenti so benissimo che quel grazie é un'assurdità.
Una sera squillò il telefono. "Mi hanno rilasciato. Vorrei incontrarti"
Accettò senza pensarci, nessuna esitazione, nessuna paura. Il primo incontro in un bar del centro, una notte trascorsa tra silenzi, imbarazzi e sguardi che valevano più delle parole. Non ricordava di aver mai camminato tanto in vita sua. Non era la prima volta che viveva la città di notte ma questa volta le mostra
... quell'anno ci fu un'eclisse totale. di sole. il 29 marzo alle 12, 37 circa in Italia. fu visibile per non più del 60% in Italia. invece, nel nordafrica del 100%. anche da noi ce ne sarà una del 100%, ma nel 2080.
ho calcolato che, smettendo adesso di fumare, avrei il 100% di probabilità di allungarmi la vita. di almeno dieci anni.
considerando la vita media del mio patrimonio genetico, che si aggira sui novanta anni. e che potrei avere il 70% di probabilità di onorarlo(il patrimonio genetico). aggiungendo i dieci anni recuperati in astinenza da sigarette, potrei arrotondare a 100 la mia speranza di vita.
ma bisognerebbe partire da zero, e non da 47. il calcolo non oltrepassa la data del 2059, nel migliore dei casi.
mancherei il bersaglio di 21 anni.
auguri a tutti quelli che hanno meno di tre rughe...
A Caterella il commissario Montalbano ha sempre fatto pensare ad uno sceriffo del Far West. Le gambe un po' arcuate, la camminata dondolante di chi sembra appena sceso da cavallo, i modi ruvidi, il cuore buono e la pistola nella fondina. Eh si, non può fare a meno di immaginarselo con il cappellone e la stella luccicante al sole, come gli sceriffi che vedeva da bambino al cinema del paese. Catarella abitava in campagna da bambino. Quella campagna aspra ed un poco avara che si estendeva nei dintorni di Agrigento, macchiata dal verde degli agrumeti e polverosa come il paesaggio della sfida all'Ok Corral.
Catarella viveva con gli zii, il papà era emigrato in America con il sogno di una terra d'oro, ben diversa dalla terra di fatica e pianto dove era nato e cresciuto. E quella terra fantastica doveva averla trovata e doveva esserne restato ammaliato, tanto che, dopo qualche anno, aveva smesso di mandare i soldi a casa e si era pure dimenticato di avere moglie e 5 figli. La mamma era morta giovane, sfinita dalla fatica che gli anni del dopoguerra imponevano a chi aveva pochi soldi e tante bocche da sfamare, spenta dalla vergogna di essere una vedova pur avendo marito.
Non c'erano state carte, documenti e bolli, non era così che funzionava dalle sue parti. Lo zio Calogero, fratello della mamma, lo aveva preso con sé, e la zia Adelina aveva avuto un figlio in più da crescere a pane, panelle e legnate. Le sue quattro sorelle erano andate in un istituto di suore, erano femmine troppo delicate per poter lavorare nei campi, ed allo zio servivano braccia forti, anche se infantili. La domenica si stava tutti insieme, intorno al grande tavolo della cucina, perché gli zii erano dei buoni cristiani, e volevano comunque tenere la famiglia unita. Intorno a quella tavola erano 13 persone, e tra di esse 11 erano ragazzini. Erano belle quelle domeniche! Le sorelle arrivavano dall'istituto con i loro vestitini a righine, e portavano dentro canovacci annodati le uova, il caci
Il fulcro del festeggiamento era il chiccoso "Gargantua", uno storico ristorante lungo i portici di Ferrara.
Dopo più di vent'anni, la quinta b del liceo linguistico Magellano, annata 1988, si dà appuntamento sotto Natale. I personaggi migliori e peggiori di quella classe sono intorno al tavolo agghindato e strabordante per le feste: Laura, la bionda più ambita della scuola, devota al botulino e al tacco dodici; Ferdinando, che, nonostante siano passati molti anni, ancora non si separa dai suoi maglioni di cashmere e dagli occhiali dalle montature eccentriche; Serena, che, a dispetto del suo nome, viaggia con ogni sorta di antidepressivo e ride a comando; Giovanni, con in mano l'Unità e un sorriso gioviale che compare timido da una barba ormai grigia; Lorenzo, che, invece, non molla il Sole Ventiquattrore e ha i soliti atteggiamenti marcati da pacche sulle spalle che usava da ragazzo; Angela, che ora dirige una televisione privata e sembra non capire quando uscire dal ruolo di lady di ferro, sempre rigida e attenta a tutto.
Si scrutano imbarazzati a scorgere con curiosità e compiacimento i segni lasciati dal tempo che ha stropicciato le loro vite borghesi ben piegate. Mentre si buttano sulle tartine colorate e ingollano prosecco ghiacciato, gli ex compagni recitano la parte di chi, nonostante i colpi bassi del destino, è riuscito bene nella vita. Basta qualche bicchiere di troppo e una risata liberatoria per far cedere le barriere.
- Le tue bambine sono assolutamente meravigliose, - dice Angela guardando le foto di Lorenzo aiutata da spessi occhiali. Il vizio di evidenziare le frasi con leziosi "assolutamente" se lo porta dietro dai tempi del liceo e ormai nessuno le fa più caso.
- Adesso sono con la mamma, ci siamo separati due anni fa. -
Cala il silenzio, si guardano con gli occhi bassi pensando a quanto Lorenzo fosse innamorato della sua Anna. Se li ricordano tutti: sempre mano nella mano, occhi negli occhi, appassionati, scalpitanti di vita.
Penso che il 25 Aprile non debba essere una celebrazione rituale, ma memoria. Memoria di diritti violati come mai nella storia. Invano cerco nella storia passata violazione di diritti pari alla deportazione di ebrei, zingari, oppositori politici concentrati in campi di tutti gli orrori, gasati, ridotti a nero fumo per giorni, e giorni, e giorni, ad oscurare il cielo. Memoria di chi, ai carnefici, si oppose con una convinzione ed un coraggio tali da non fargli temere né le torture, atroci, né la morte. Ho letto alcune lettere di condannati a morte che salutano i loro cari con parole serene, prive di odio, colme d'amore per la libertà e la giustizia. Memoria delle speranze che si aprirono al mondo quando la dittatura nazifascista fu abbattuta. Nello scenario tragico del periodo che viviamo, il 25 Aprile, che molti cercano di relegare nell'oblio, deve invece balzare alla nostra memoria come monito, speranza, come sollecitazione di impegno civile e politico per riconquistare speranza, per progettare un futuro di pacificazione, di solidarietà, di gioiosa convivenza di uomini fratelli. In questo 25 Aprile vorrei fare memoria di quello che ho visto, sedicenne, nella mia Roma occupata dai tedeschi. L'8 settembre trovò una Roma già profondamente ferita dal bombardamento del! 9 Luglio che sconvolse una città che, per essere sede di un vescovo che era anche il Papa e per avere un patrimonio artistico millenario, era sicura di essere risparmiata da attacchi aerei. Città aperta. E invece l'attacco ci fu e stroncò più di 4000 vite non lasciando in pace nemmeno i morti del cimitero del Verano dove molte bare vennero dissotterrate e scoperchiate.
Quando l'8 settembre i tedeschi decisero l'occupazione di Roma ci fu un tentativo di resistenza breve ma significativo. Vi morì un ragazzino mio coetaneo e mio coinquilino, insieme ad un gruppo eterogeneo di ragazzi, adulti e vecchi. Furono colpiti carri armati tedeschi che rimasero per qualche tempo sulla desolata via Ostiense
La prima pioggia autunnale aveva deciso di martellare insistentemente i tetti di Milano - quella sera di settembre - e produceva un fruscio continuo e discreto che faceva da sottofondo ai rumori del traffico e del quartiere. Le automobili, ormai rare data l'ora, lasciavano una scia saponosa sull'asfalto di via Crema e l'ultimo 29 procedeva con il suo solito rumore di ferraglia verso la fermata di piazza medaglie d'oro.
Walter Moretti, osservava la sua città che tanto amava dalla finestra del salotto al terzo piano e fumava con calma la sua sigaretta.
Serata ideale per riflettere sulla propria vita e pensare a quanto diversa sarebbe stata senza quel dannato incidente.
Giovane e brillante ufficiale di Polizia, stimato e ammirato per la sua intelligenza e per il suo aspetto fisico alla Clint Eastwood - neo laureato- era destinato sicuramente a un'importante carriera. Tutto invece svanì quella notte di venticinque anni prima, quando al comando di un'incursione in un covo delle Brigate Rosse, si trovò a tu per tu con un terrorista. Non un uomo di spicco dell'organizzazione, una nuova recluta, Mario Molina, poco più di un fiancheggiatore. Il caso volle che fosse un vecchio compagno di scuola di Walter, ai tempi del liceo Berchet.
Walter rimase un attimo sorpreso nel riconoscerlo e lui, approfittando dell'esitazione, preso dal panico fece in tempo a scaricargli mezzo caricatore di mitraglietta in corpo. Prima di essere ucciso dagli altri agenti.
Rimase quasi un mese fra la vita e la morte ma quando alla fine si riprese, non poté mai più riprendere servizio. Una pallottola entratagli dallo zigomo gli aveva lasciato una tale lesione al nervo ottico da renderlo quasi cieco da un occhio. Per non parlare delle continue vertigini e dolori alla schiena.
Lasciata la Polizia con un premio sostanzioso e una medaglia al valore, ebbe una generosa pensione di invalidità dallo stato, ma la sua vita inesorabilmente cambiò.
Il matrimonio fallito, la frus
La vita è strana. Troppo strana. Settembre per certi versi è un mese meraviglioso. Un mese che ci concede lunghe passeggiate e un clima dolce e temperato. In una di queste serene passeggiate mi capitò tra i piedi una medaglia d'ottone leggermente ricurva, ovaloide, anzi credo fosse in rame perchè di colore tendente al rossastro.
Raffigurava un santuario, il santuario di Pietralba. Strano rinvenire una placca raffigurante un santuario dell'Alto Adige nel centro della Sicilia.
Due giorni dopo dal ritrovamento, sempre in una delle mie meravigliose passeggiate settembrine, in un luogo completamente diverso scorsi tra il fogliame un bagliore dorato, un piccolo riflesso. Una piccola, piccolissima medaglia d'oro raffigurante da un lato il cupolone di San Pietro, dall'altro l'effigie di Giovanni Paolo Primo.
Il giorno dopo, leggendo qualche notizia online sul santuario di Pietralba, rimasi esterrefatto nel vedere che papa Luciani da bambino partiva in pellegrinaggio con la famiglia per Pietralba. Di sua consuetudine vi trascorreva le vacanze estive, quando era ancora un cardinale. Prenotò l'ultima volta nell'agosto 78, ma non potè andare perchè il 26 dello stesso mese sarebbe stato eletto il duecentosessantatreesimo successore di Pietro. Purtroppo il Papa di settembre, eletto il 26 agosto 1978 e insediato il 3 settembre, non ebbe vita lunga. Il suo pontificato durò solo qualche settimana.
Andando a spulciare sul suo breve pontificato, lessi che la sua morte misteriosa lasciò un interrogativo grande quanto il Vaticano. Non mi soffermerò su tutta la fosca vicenda, ma sulla strana coincidenza che mi ritrovo tra le mani. Nel mese di settembre, mi ritrovo tra le mani due medaglie rinvenute per caso, raffiguranti due elementi strettamente collegati. La vita è strana, non trovate?
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