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Racconti su avvenimenti e festività

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Per amore di Shelley

Il fulcro del festeggiamento era il chiccoso "Gargantua", uno storico ristorante lungo i portici di Ferrara.
Dopo più di vent'anni, la quinta b del liceo linguistico Magellano, annata 1988, si dà appuntamento sotto Natale. I personaggi migliori e peggiori di quella classe sono intorno al tavolo agghindato e strabordante per le feste: Laura, la bionda più ambita della scuola, devota al botulino e al tacco dodici; Ferdinando, che, nonostante siano passati molti anni, ancora non si separa dai suoi maglioni di cashmere e dagli occhiali dalle montature eccentriche; Serena, che, a dispetto del suo nome, viaggia con ogni sorta di antidepressivo e ride a comando; Giovanni, con in mano l'Unità e un sorriso gioviale che compare timido da una barba ormai grigia; Lorenzo, che, invece, non molla il Sole Ventiquattrore e ha i soliti atteggiamenti marcati da pacche sulle spalle che usava da ragazzo; Angela, che ora dirige una televisione privata e sembra non capire quando uscire dal ruolo di lady di ferro, sempre rigida e attenta a tutto.
Si scrutano imbarazzati a scorgere con curiosità e compiacimento i segni lasciati dal tempo che ha stropicciato le loro vite borghesi ben piegate. Mentre si buttano sulle tartine colorate e ingollano prosecco ghiacciato, gli ex compagni recitano la parte di chi, nonostante i colpi bassi del destino, è riuscito bene nella vita. Basta qualche bicchiere di troppo e una risata liberatoria per far cedere le barriere.
- Le tue bambine sono assolutamente meravigliose, - dice Angela guardando le foto di Lorenzo aiutata da spessi occhiali. Il vizio di evidenziare le frasi con leziosi "assolutamente" se lo porta dietro dai tempi del liceo e ormai nessuno le fa più caso.
- Adesso sono con la mamma, ci siamo separati due anni fa. -
Cala il silenzio, si guardano con gli occhi bassi pensando a quanto Lorenzo fosse innamorato della sua Anna. Se li ricordano tutti: sempre mano nella mano, occhi negli occhi, appassionati, scalpitanti di vita.

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3 Gennaio

Immaginaria storia di come un neonato racconterebbe la sua nascita se fosse in grado di parlare e di come forse gli piacerebbe raccontarla se una volta imparato a parlare fosse in grado di ricordarla..


Mi chiamo Emanuele e sono nato il 03 Gennaio.
Quel giorno faceva freddo e la mamma, in sala parto per il travaglio, guardando verso la finestra, ha finalmente visto brillare il sole.
Dopo alcuni uggiosi giorni di pioggia infatti ricorda di aver sorriso pensando che quello sarebbe stato un giorno indimenticabile perchè io sarei stato il suo "nuovo" Sole.

Io non ricordo molto solo che ad un certo punto lei ha iniziato a lamentarsi, sembrava stesse male, la sua pancia ha iniziato a stringersi e dilatarsi intorno al mio corpicino e lontano lontano ho iniziato a vedere una piccola luce...

Pian piano quei movimenti sono diventati più frequenti ed intensi. Io ho iniziato a scivolare dal mio guscio e all'improvviso, spinto con forza verso quella luce accecante ho chiuso gli occhi e quasi mi è mancato il fiato..
Ero venuto al mondo!
Solo allora ho capito che la mamma si stava lamentando perchè mi stava dando alla luce.

Ad un tratto qualcosa mi ha colpito ed io ho spalancato la bocca d'istinto... ne è uscito uno strano ed acuto suono.
Era la mia voce ma io non l'avevo mai sentita prima di allora.
Sono stato preso, maneggiato, toccato ed infine poggiato su qualcosa di morbido, ho provato ad aprire gli occhi ancora confusi dalla luce e l'ho vista.. l'ho riconosciuta subito, era la mia Mamma che mi sorrideva e mi salutava!!

Dopo nove lunghi mesi, cullato dal suo tenero e rassicurante grembo materno, finalmente potevo vederla.
Non riuscivo a distinguerla nitidamente, ma ho riconosciuto subito la sua voce quando mi ha salutato ed il suo tocco quando mi ha accarezzato così come faceva quando ero nel suo pancione.

Il nostro è stato amore a prima vista, guardandoci l'un l'altra per quei brevi ed intensi istanti, ci siamo detti "Ti Amo" senz

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Eliot

Eliot



“Mi passi il sale, per favore”, chiese Eliot con la dovuta educazione.
Dalla terrazza, sul davanti, si godeva la vista più orrenda di tutta Clatskanie, in Oregon. Dietro, v’era invece un vecchio cortile. Era maggio ed Eliot passava la maggior parte delle sue giornate in quel cortile a sbucciarsi le ginocchia cadendo dalla bicicletta regalatagli da suo padre per il dodicesimo compleanno.
Il padre restò in silenzio e non si mosse. Continuò a trangugiare quel pezzo di carne dura e sottile.
Erika a quel punto prese la saliera che stava davanti il bicchiere di suo marito e senza farsi troppo notare la passò a suo figlio Eliot. Si cenava in silenzio, in modo da poter sentire il rumore metallico delle forchette che graffiano il piatto. Non appena Jack finì di mangiare, Erika, benché avesse ancora il piatto pieno, si alzò. Si avviò in cucinino per prendere la frutta. erano avanzate solo due mele rosse. Jack tuffò la mano callosa e grassoccia nel vassoio e scelse la più rossa, poi con violenza cominciò a morderne pezzi. Erika si sedette al tavolo e riprese a mangiare. Ingoiato l’ultimo pezzo di carne Eliot domandò a sua madre: “ Posso andare al bagno?”. Acconsentì con un semplice cenno di testa. Una volta che si sentì il rumore della porta del bagno, Jack s’alzò e si avvicinò alla moglie che terminava ciò che aveva nel piatto.
“Voglio scopare”. Disse con alito puzzolente di vino.
Erika rimase in silenzio facendo finta di non aver sentito nulla. La fece alzare dalla sedia con la forza e cominciò a toccarla tutta.
Eliot finito di fare pipi tirò l’acqua e cominciò a lavarsi le mani. Richiamato dalle urla di sua madre con le mani gocciolanti corse per tutto il corridoio, si buttò su suo padre e lo prese a calci nel culo con tutta la forza che un ragazzino potesse avere. Per tutta risposta il padre si girò verso di lui, e gli piazzò un pugno sul naso. Rovinò a terra e non si rialzò.
?

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   7 commenti     di: Gianni Carretta


Profeti di speranza: Alessando Zanotelli

La perla dell'Argentario. Così viene definito Talamone dalle pubblicità turistiche. Gli archeologi sono interessati all'antico porto etrusco e non so se progettino nuovi scavi per portare alla luce preziosi reperti. Ma Talamone ha un significato di grande attualità in riferimento, in particolare, al tragico periodo che stiamo vivendo.

Alla fine degli anni '80 "Beati
i costruttori di pace" di cui Zanotelli è uno dei fondatori, lanciano un appello per l'obiezione di coscienza alle spese militari e dalle pagine di Nigrizia, prestigioso mensile dei Comboniani, Zanotelli che ne è il direttore, individua, proprio nel porto di Talamone, il traffico di armi italiane di cui il
ministro della difesa Giovanni Spadolini è "un buon piazzista"
È così che Nigrizia definisce il ministro. Spadolini si appella
al Concordato: preti e vescovi devono stare zitti e non
interferire nei rapporti tra la Rebubblica italiana e i suoi cittadini. Su sua richiesta e su quella di esponenti vaticani
Zanotelli, nell'87 è costretto ad abbandonare la direzione di Nigrizia. Talamone diventa così uno snodo fondamentale
della vita di Alessandro Zanotelli, figlio di quel generoso Triveneto da cui è sorto il movimento "Beati i costruttori di pace". Il direttore destituito parte come missionario per l'Africa e si ferma nella capitale del Kenia, Nairobi, una
bellissima città dove abbondano lussuose ville. Ma Alex, così
lo chiamano gli amici, non si sogna nemmeno di andare a predicare il Vangelo ai ricchi abitanti delle ville. Scende
nell'inferno di Korogocho, una delle tante baraccopoli di
Nairobi dove uomini, donne e bambini vivono "sardinizzati",
come dice Alex, esuberi di un mondo ricco che pretende di
salvarsi eliminando la parte eccedente. Alex vuole ricevere il Battesimo dagli ultimi ed entrato così nella loro comunità,
vive con loro, come loro, lottando con loro, anzi, insegnando loro a lottare. Prima di tutto per la terra. No, non si tratta di
terra da

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L'ennesimo scherzo della natura

Questa mattina mi sono svegliato, ed il mio sogno si era finalmente avverato.
Mi chiamo Marco Genovese, e come molte persone, vivevo in un corpo che non mi apparteneva. Erano ormai due anni che mi ero attivato per riuscire a cambiare sesso.
Fin da piccolo mi hanno diagnosticato il disturbo di identità di genere, quando fui maggiorenne, iniziai a conservarmi i soldi per poter raggiungere il mio sogno.
Due anni fa, quando avevo 25 anni ed una buona disponibilità finanziaria, iniziai il mio percorso, nel quale conobbi Francesca, la psicologa, che avrebbe dovuto tramite il suo parere medico, dare il consenso all'operazione, giorno per giorno, lei, diventava fondamentale per me, era come una sorella, mi sosteneva e mi faceva esprimere, non giudicava mai. Un anno fa, Francesca, mi diede il consenso di iniziare le cure ormonali pre-intervento, fui felicissimo, mi misi a piangere, il mio sogno si concretizzava. Finalmente non sarei più stato l'ennesimo scherzo della natura.
Oggi, lunedì 23 aprile, il giorno più bello della mia vita, la sveglia suonò alle 8. 00, puntuale come ogni mattina, mi sentivo estremamente strano, mi alzai dal letto e andai in bagno, per farmi la doccia. Camminavo con fatica, ero ancora completamente intontito dal sonno, sentivo qualcosa sulla mia schiena, ma non capivo.
Arrivato in bagno, guardandomi allo specchio, urlai. Avevo dei capelli lunghissimi che coprivano la mia schiena, un bellissimo seno, mi commossi, iniziai a toccarmi la faccia, strabuzzando gli occhi. Era un sogno! Doveva esserlo!
Il giorno prima ero andato a dormire con le sembianze di un uomo, e questa mattina ero una bellissima donna! Un miracolo.
Mi feci una doccia, la più lunga della mia vita, lavandomi, ispezionavo ogni mia parte del corpo, continuavo a non crederci.
Aprii l'armadio con forza e presi il vestito che comprai quattro anni fa, mi ripromisi di mettermelo quando sarei diventato una donna, finalmente lo indossai, il mio battito cardiaco era arrivato a

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   2 commenti     di: Manuele Gallico


Il Tizio Qualunque

Il Tizio Qualunque non è una leggenda. Io l'ho visto. Più di una volta.
La prima volta che l'ho visto ero al compleanno di una mia amica in discoteca. Giravo tra i tavoli e la pista da ballo senza fermarmi mai con un buon mojito in mano, quando ad un tratto... eccolo! Era appoggiato al muro della discoteca, aveva un golfino nero sopra una camicia anch'essa nera, i pantaloni non troppo attillati di un colore molto scuro (credo che fossero stati neri anche quelli o un blu parecchio intenso). La cosa che però mi attirò più di lui fu il cappello. Portava un cappello nero con degli occhiali da sole (Ray-Ban penso) e guardava la pista da ballo senza il minimo interesse ne verso i ragazzi, ne verso la musica. Pensai che fosse fuori come un balcone, tenersi gli occhiali da sole e il cappello in discoteca era la cosa più strana che avevo visto. Andai a chiamare un mio amico per fargli vedere lo strano tipo che avevo appena adocchiato, ma quando indicai il punto dove il Tizio si era fermato, lui non c'era più. Scomparso.
Poco dopo una mia amica sembrò avere problemi con un ragazzo. Il ragazzo era ubriaco fradicio e la mia amica cercava in tutti i modi di liberarsi dalla stretta del ragazzo che aveva serie intenzioni di provarci. La mia amica cercava espedienti per resistergli e per andarsene da lì, senza tuttavia riuscirci. Non so perché non feci niente per aiutarla, probabilmente ero l'unico che l'aveva vista in difficoltà, ma non mi mossi. Stavo quasi per lasciare la mia amica al suo destino, probabilmente sarebbe finita male dato che il ragazzo era parecchio ubriaco, quando l'ho rivisto: il Tizio Qualunque.
Il Tizio si mise in mezzo alla mia amica e al ragazzo sbronzo. Blaterò qualcosa al ragazzo che si allontanò come spaventato da un qualcosa che aveva visto. La mia amica strinse la mano al Tizio e dai gesti capì che lo aveva invitato a ballare, il Tizio scosse la testa e si dileguò nuovamente nella folla. Lo cercai tutta la sera. Non l'ho più rivisto,

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   0 commenti     di: Claudio


dedica ad un'opera

Il pensare e lo scrivere sono una sorta di osservazione ed attenzione fissa dell’accaduto,
è Dharana, ma anche Dhyana o contemplazione, entrambi uniti nell’agire con energia fisico-mentale in una rappresentazione estetico-creativa.

I duelli di parole si intrecciano nell’utilizzo di aspetti della ragione ed atti di evasione creativa.
Ecco l’affacciarsi di temi da approfondire e pensieri di analisi come la metacorrispondenza, che unitamente alla poesia affrontano, per comprendere l’amore, il dolore e il sentimento nel loro insieme.

I moti del sentimento e l’omeostasi, la perseveranza e la ponderatezza, l’equilibrio e il tendere sono spunti o punti di partenza per i sentieri del senso?
E nella ricerca di esso la psiche, con le sue risorse tecniche e creative, può aiutare a perseguire lo scopo?

Gli aspetti della ragione intervengono con una forza capace di lenire il dolore delle rilevazioni durante il cammino e la capacità di elevarsi, dapprima col sentimento e poi con serena osservazione contemplativa, subliminano i saggi e le poesie.

E gli sms? Così poco affini con l’arte di memoria dissipano la magia dell’attesa, del rito, ma si caricano di pathos, di strategia comunicativa rasente l’ermetismo. Sono report implacabili di stati d’animo, scampoli di sentimento sospesi in un limbo informatico, nell’intreccio di autostrade neurali artificiali. Catturano verità improvvise dallo scorrere degli accadimenti quotidiani ma si caricano di valenze non sempre sostenibili.

Il duello vi è. È tra il sentire e il potere. Tra Dhyana e Dharana.
È la lunga strada verso il Samadhi, assorbimento, identificazione con l’oggetto.




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