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Racconti su avvenimenti e festività

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Le piccole emozioni

Le piccole emozioni e sensazioni che la vita ci offre, possono essere anche di poca durata ma, rimangono impresse in fondo in ognuno di noi, si provano in qualsiasi tempo e luogo, uno degli esempi è il mare, in un tranquillo mattino dal mare calmo... Seduto in barca, remando lentamente sotto costa ti lasci trasportare da piccole onde, spensierato osservi il paesaggio che scorre via lentamente, un tiepido venticello che ti sfiora la pelle. sentire il fruscio delle onde, il profumo che emana d'intorno, ti riempie in petto di una gioia unica... ammirare la bellezza dei fondali, il passaggio di uno stormo di gabbiani... osservare in riva un bambino che raccoglie conchiglie, una coppia di fidanzatini tenersi per mano passeggiando in riva al mare, un pittore sulla battigia accanto ad un cavalletto, tranquillo pennella su tela l'immensa distesa. Queste sono piccole immagini ed emozioni che anelano i sensi, nei momenti rilassanti della nostra vita... TIMONIERE CLARK

   1 commenti     di: timoniere


Acherontia atropos (seconda parte)

A questo pensavo quando risalii in camera e mi spogliai per entrare nel letto. Nonostante fossi stanco morto, trascorsi la notte in uno stato di estrema agitazione. Mi ero addormentato pensando al nonno, così, passando dal dormiveglia al sonno la sua presenza non mi abbandonò. All'alba, quando misi i piedi giù dal letto, sapevo cosa andava fatto. Scesi dabbasso e trattenendo il respiro mi avvicinai al tavolo. In cuor mio speravo che non ci fosse più nulla in mezzo alle pagine. Ma lei era ancora lì. Con un certo ribrezzo la afferrai delicatamente e la avvolsi in una pezzuola che infilai nella tasca della giubba. Nell'altra tasca misi un pezzo di pane e presi dal ripostiglio gli attrezzi da pesca del nonno. Il temporale era passato e il sole stava emergendo dalle nebbie della notte. Attaccai il cavallo al calesse e mi diressi verso il fiume. Il livello dell'acqua era salito e la corrente vorticosa trasportava detriti di ogni genere. Così dovevano averlo visto i miei per l'ultima volta. Assicurai il cavallo ad una pianta e mi diressi verso un'insenatura dove il fiume formava un larga e profonda pozza. Era quello il posto dove il nonno era solito pescare. Mi portava con sé e io mi accoccolavo sulla riva e lo osservavo senza parlare. "Non bisogna farsi sentire dai pesci" e io, obbediente, lo ammiravo muto mentre manovrava con destrezza la sua lunga canna. Aveva però smesso, dopo la disgrazia. "Il fiume non è più mio amico", diceva. Estrassi dalla tasca la pezzuola con l'insetto. Apertala, trafissi il corpo della sfinge con l'amo più grosso che trovai nella cassetta delle lenze. Non la toccai però, la tenni attraverso la stoffa, per paura che mi contaminasse. Armai la canna da pesca. Non sono mai stato molto abile nei lanci, ma oggi c'era qualcuno che guidava il mio braccio. L'esca compì un lungo arco e finì al centro della pozza. Rimase a pelo d'acqua qualche istante, poi scomparve in un ribollio di flutti. La tensione spasmodica del filo e l'energ

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Rip Frank

Il vizio di essere informato, interrompere un momento una cena, entrare nella mia stanza per scorrere le notizie attraverso un giornale Web, imbattersi in una triste sorpresa…..
Frank non c’ è più, il pensiero incomincia a camminare, nella mente appaiono i ricordi di dolori passati, Pantani, el Chava Jimenez, è come leggere un articolo e accorgersi che è solo una nuova pagina di una storia iniziata nel 1998.
Ci fu una perquisizione quel giorno, i gendarmi trovarono sostanze dopanti in una macchina della Festina, la più importante squadra di ciclismo a quel tempo, da quel giorno una serie di scandali continui, la verità che esce allo scoperto:il doping non è l’eccezione di chi bara, ma una necessità del professionismo di quei anni.
Pensavo al dilemma del prigioniero, a Nash, a come lo aveva adattato alla teoria dei giochi, all’ economia, pensavo che con il doping fosse la stessa cosa:
esistevano due possibilità, doparsi e non doparsi; i controlli all’ epoca erano sostanzialmente inesistenti.
Doparsi aveva un costo rilevante, farsi assistere da un medico professionista doveva costare circa 10000 euro all’ anno, i salari però dei corridori di alto livello poteva passare il milione, dei corridori medi erano intorno ai 100000 euro.
Se nessuno si dopa, i corridori guadagnano in soldi e salute, ma se solo uno bara gli altri né rimangono danneggiati e perdono il loro salario.
Inevitabilmente i ciclisti cadevano in questa rete e le poche eccezioni uscivano dal mondo del ciclismo per mancanza di competitività.
Negli ultimi anni 90 i controlli diventano molto più seri e efficienti, tanti corridori furono scoperti, in un giorno un mito si trasformava in un bugiardo, in un traditore, dalla altare alla cenere, il tutto in un momento.
Il problema è che gli atleti sapevano di non barare, sapevano che le loro vittorie erano meritate, che gli altri atleti erano nelle loro stesse condizioni, che il doping era una forma di difendere il proprio live

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La libertà dell'anima (Kant) e il martire del pensiero (Giordano Bruno) - 1a parte

Un buon medico per curare i suoi pazienti deve concepire l'anima (coscienza dell'amore nella mente o pensier dell'amor nel subconscio) perché l'uomo è un mirabile impasto di spirito e materia, passando così dalla medicina alla filosofia e viceversa come suggeriva un certo Aristotele, la mente eccelsa per antonomasia.
E Ippocrate, il medico per antonomasia, prendendo spunto dai quattro elementi (aria, acqua, fuoco, terra) primordiali (l'arché), definì quattro umori organici (sangue, linfa o flegma, bile gialla e bile nera) dalla cui mescola derivava la buona salute con relativi temperamenti a seconda della predominanza dell'uno sull'altro:

-temperamento sanguigno/focoso (aria, elemento caldo dal cuore)
-temperamento flemmatico/riflessivo (acqua, elemento freddo dal cervello)
-temperamento collerico/iroso (fuoco, elemento secco prodotto dal fegato)
-temperamento melanconico/ansioso (terra, elemento umido prodotto dalla terra)

Galeno, invece, il medico più versatile dell'umanità (filosofo, scienziato e letterato), sempre in tema di anima fece ricorso agli spiriti e così, sul modello platonico della biga alata, diede addirittura localizzazione somatica alla tripartizione dell'anima. Si partiva così dallo spirito naturale (il sangue, prodotto dal fegato) che passando per il cuore riceveva lo pneuma (aria, spirito o alito) per diventare spirito vitale. Indi, sempre più raffinandosi, attraverso le carotidi giungeva al cervello e diventava, infine, spirito animale per animare il corpo attraverso i nervi ritenuti cavi.
Per quanto mi riguarda, per risollevarmi l'umore depresso e tenere a bada gli spiriti maligni, io sono passato dalla cellula EPATICA, centrale metabolica della vita alimentata dalla porta, alla cellula NERVOSA, corroborata dai neurotrasmettitori pervenendo, infine, alla cellula SPIRITUALE (altro che spirito animale!), illuminata dall'amore, passando così di porta in porta (non quelle di Vespa!):

-L'intestino è la porta del fe

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Poteva essere e non è

Poteva essere e invece non c'è, altro tempo assieme, altro tempo a scrutarci negl'occhi chiari mentre ti accarezzavo le palpebre infastidendoti. Mi piaceva molto toccare quelle parti di te che forse nessuno le avrebbe trovate particolarmente attraenti; i denti, le palpebre, le ciglia, la pancia. Mi piaceva la sensazione che provavo, che si prova toccando il velluto, che dalle mani, dai polpastrelli mi pervadeva sino ad arrivare alla testa, annebbiandomi la ragione, per poi giungere lì, nella palude del sesso. Poteva essere ancora.
Non ci siamo più capiti, più dedicati, più tollerati. Potevamo condividere, anche il silenzio della statistica o dell'arte interessandoci l'un all'altro, dandoci ciò che chiedevamo solo per sentirci ancora amati. Ed è così che ci siamo sentiti entrambi: Non amati. Oggi "Non è", è come ti chiami nel mio cellulare.
Rileggo nei tuoi versi come mi vedevi più di un anno fa. Non bella, probabilmente non simpatica, non signorina, non serena ma di sicuro, non inibita. Felice di quel momento trascorso assieme. Non ci conosevamo neanche allora, ma eri la persona più bella che in quel momento conoscessi. Sotto l'acqua che scorreva, fra le risa che intervallavano getti freddi e getti caldi, il tuo sorriso me lo ricordo ancora. Non credo che lo dimenticherò mai, ma vorrei farlo. Giusto solo per sopravvivere mentre tu vai avanti.
"Se non ridi lascia stare", dicevi. Forse è per quello che ci siamo lasciati, ma sai... non credo che si possa ridere sempre nella vita, perderebbe quella magia che poi ti ha fatto scrivere di me, quella magia che ti ha fatto accorgere della mia voglia di te in quel giorno estivo.
Sarebbe bastato tenerci per mano più spesso, in modo tale che forse, dico forse, sarebbe stato più difficile districarsi le dita. Tornerai? Non è persa la speranza.
A volte mi chiedo se a te capita di sentire ancora la mia pelle sotto le dita...
il mio odore, la mia mancanza. Io non credo ma sono femmina per cui mi concedo i

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   0 commenti     di: elena


Turista per caso

Il caso che mi ha reso turista per molti anni è la scuola. Prima di entrare nel favoloso (sembrava una favola interminabile ) di stato d'insegnante di ruolo, ho girato come una randagia per un bel pezzo d'Italia. La cosa non mi dispiaceva perché i viaggi sono una delle mie passioni. Ma come erano faticosi! Quando insegnavo a Latina, una sessantina di chilometri da Roma dove abitavo, mi alzavo alle 5, andavo alla stazione con la mia 500 e prendevo il treno delle 7. Dalla stazione di Latina al centro ci sono 8 chilometri e bisognava prendere la corriera. Poi occorrevano 10 minuti a piedi per raggiungere gli edifici scolastici. Un anno istituirono i doppi turni nei due Istituti dove insegnavo con un incarico triennale. Fui così fortunata da accaparrarmeli tutti e due. Risultato: sveglia alle 5 e ritorno a casa alle 20.
Il caso, sempre la scuola, mi ha permesso anche viaggi non faticosi e bellissimi. Come commissaria per gli esami di maturità e come frequentatrice di corsi di aggiornamento, ho visto una buona parte dell' Italia meridionale: Taranto, Bari, Bitonto, Trani, Brindisi, i Sassi di Matera... e Alberobello. Ve la immaginate una merenda in un freschissimo, bianco trullo, adagiato su un tappeto di terra rossa e circondato da ulivi secolari?
Prima di approdare a Latina, avevo insegnato due anni all'Aquila. Naturalmente non era possibile fare la pendolare. Andai ad abitare presso un'affittacamere che mi preparava anche i pasti. Dovevo fare una lotta continua per evitare di morire di esplosione gastrica. Mi riempiva i piatti. Io mi sforzavo di mangiare tutto per non offenderla ma lei interpretava il piatto vuoto come una richiesta di un bis e lo riempiva di nuovo. Dormivo in una stanzetta senza riscaldamento. La mattina i vetri della finestra erano ricoperti, all'interno, da una sottile lastra di ghiaccio. Insomma, dormivo in un frigorifero. Forse le mie ossa cominciarono a ribellarsi allora. Non so ora, ma a quei tempi L' Aquila era una città molto provin

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Il sogno e la memoria

Era solo un bisogno. Nulla da dimostrare.
Un bisogno profondo, istintivo.
Emy sognava di cambiare la propria vita per contribuire a migliorare il mondo.
Nella Polizia di Stato cercavano tremila esseri umani disposti a farlo.
Emilia Soleddu fu una di quelli.


20 settembre 1989

Trieste. Città con poco sole e troppo vento.
Scuola per allievi agenti della Polizia di Stato.
Settecento neoallievi varcano l'enorme portone bigio.
Settecento vite da forgiare, settecento sogni da realizzare, settecento destini da compiere.
Strano mondo quello delle scuole di formazione della polizia di Stato: un po' scuola, un po' villaggio turistico. Animatori-docenti ti organizzano la giornata tra lezioni in aula ed esercitazioni. E come in tutti i villaggi, nascono e si frantumano amori, infinite storie si intrecciano creando solchi nuovi nel destino di ognuno.
Emy guardava quel mondo passarle accanto con lo sguardo consapevole di chi sa che fuori sarà tutto diverso.
Né peggiore, né migliore, solo diverso.
E per quel mondo Emy studiò; cercando di assimilare più nozioni possibili.
Poi, tutto questo, un giorno finì.

19 marzo 1990

Aria tesa.
Neo-poliziotti, seduti su poltroncine rosse, guardano con occhi timorosi il palco. E attendono.
Non siamo in teatro ma ciò che verrà rappresentato sarà una tragedia. Qualcuno salirà sul palco e sotto la luce intimidatoria di un occhio di bue, inizierà un monologo. Una poesia senza rima e, per molti, senza speranza: le assegnazioni alle varie questure e reparti d' Italia.
Nessuno di questi sconosciuti con gli occhi fissi nel vuoto e le dita incrociate sa in quale luogo inizierà la propria carriera di poliziotto.
Ognuno di loro sogna di ritornare, con indosso una divisa scintillante blu, nella sua città natale.


Le luci della sala proiezioni si abbassano.
In un'aria dilatata dalla sofferenza dell'attesa, un uomo dai modi garbati come un rappresentante della folletto entra in scena, dardeggiando

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   0 commenti     di: luigi pagano



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