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Racconti su avvenimenti e festività

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PDL e Cesca oggi 2 - lettera del figlio-

Qualche tempo fa, mio figlio mi ha mandato questa mail:

“Ciao Pà, approfitto che per tutto oggi siamo in città, io, Miriam, quella ragazza canadese della quale ti ho già parlato, il doc Emiliani, primario di chirurgia, l’addetto all’ambasciata francese che ci fa da tramite e i soliti “miliziani di scorta”. Siamo qui perché è arrivato, ieri l’altro un carico di medicinali da parte
di una organizzazione umanitaria, e bisogna “dividere” fra i vari ospedali da campo e quelli “ufficiali” cioè quelli governativi!

Ora, con l’aiuto influente di Jacques, l’addetto diplomatico, speriamo di raccogliere qualcosa in più delle solite briciole.

Sapessi come è avvilente, vederti morire fra le mani, un esserino di pochi chili e pochi anni di vita, ucciso da una banale influenza, perché non abbiamo antibiotici per tutti e allora….. allora bisogna dare delle priorità, ed io vedo i miei dottori, con la morte nel cuore, decidere a chi somministrare le poche medicine che abbiamo e chi invece….. deve essere abbandonato al suo destino.

Sai, i primi tempi mi incazzavo terribilmente, e bestemmiavo in ordine alfabetico, per non saltarne nemmeno uno! Poi mi sono ricordato di te, che mi dicevi che maledire qualcuno o qualcosa che non esiste è come dargli credito, è come ammettere che possa esistere!

Ti posso garantire che ho le quotidiane prove che NON ESISTE, NO NON ESISTE NESSUN ESSERE SUPERIORE, perché nessuno, nemmeno
il più abietto il più perfido il più depravato degli esseri, può rimanere impassibile spettatore ( o addirittura artefice ) di tale cattiveria!
Avevi ragione tu, come sempre, ma mi dispiace ammetterlo, avrei preferito poter essere testimone dell’esistenza di un dio che aiutasse i suoi “figli” quanto meno a MORIRE DIGNITOSAMENTE!!!!

Ho aperto un sacco di lettere in arrivo, e fra queste ne ho trovata una di Francesca, si, proprio la TUA piccola pulce Cesca, è da parecchio che ci scriviamo, io la info

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   6 commenti     di: luigi deluca


Il mondo è uno

Ho pensato di proporre stralci della relazione svolta da
Raniero La Valle in occasione della presentazione del suo libro

"Prima che l'amore finisca" qui a Pescara. Per comodità dei
lettori ho raggruppato i brani per temi, cercando di
stabilire fra loro
una continuità logica.


1) I giovani e la loro percezione del mondo


Quello che ho voluto fare, arrivato ad un certo traguardo della
mia vita, è stato di vedere cosa, della mia esperienza,
potesse servire
agli altri, che cosa si potesse trasmettere, tramandare,
soprattutto
ai giovani. Penso che i giovani possano essere interessati alla
ricostruzione di un filo di pensiero cresciuto
attraverso i bagliori e i tormenti di un'epoca (si tratta
praticamente
di mezzo secolo, della metà del Novecento) che li aiuti a
capire da dove
veniamo, da dove essi stessi vengono; il
problema dei
giovani, oggi, io credo, è quello di non avere memoria
perché
nessuno gli racconta nulla; così neanche sanno che il mondo potrebbe essere diverso.
Ieri c'è stato un avvenimento, un assassinio di un
paraplegico su
una carrozzella, non da parte di un gruppo di banditi ma da
parte
di un governo che viene celebrato come un governo civile e
democratico; si tratta dell'uccisione dello sceicco Yassin da parte del governo israeliano.
E quando non solo questa operazione viene registrata dai media senza fiatare, ma da quel
governo viene espressa soddisfazione per la sua buona
riuscita, questa è una
cosa per quelli della mia generazione
assolutamente
inaudita e inaccettabile. Per di più per attuare questo
omicidio
è stato necessario uccidere altre persone.
La guerra dell'Iraq cominciò, anzi fu anticipata di un giorno, in seguito a una
segnalazione
secondo la quale Saddam Hussein sarebbe stato a cena in un
ristorante; così fu distrutto il ristorante con tutta la gente che
c'era dentro. Per la gente che ha vissuto il dopoguerra, la
costruzione del d

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Supermonteradio 100. 2 Mz (prima parte)

Autunno, quasi inverno, 1977
Da quando la nebbia ha cominciato ad avvolgere le parte alta della montagna su cui si arrocca, come un muschio variopinto, l'abitato di Montepiano, la sera, puntualmente, la colonnina del mercurio scende di circa cinque gradi per cui l'orologio-termometro-datario piazzato sulla parete sovrastante la vetrina della cartoleria-edicola-tabaccheria di piazza Monumento segna costantemente circa dieci gradi al calar del sole riducendosi a poco meno di cinque all'approssimarsi della mezzanotte, e non si è che ai primi di novembre ma a settecentocinquanta metri di altitudine.
Come tutte le sere, in ogni periodo, tempo e stagione dell'anno, dalle ventuno in poi tutto il perimetro di piazza Monumento è una linea continua e ininterrotta di auto parcheggiate, e quando raramente qualcuna se ne va, sgommando, viene istantaneamente rimpiazzata.
La piazza è abbastanza grande da contenere così allineate una trentina di macchine aventi come unico comune denominatore l'autoradio ad alto volume, spesso intervallato da grida e lazzi degli occupanti intenti a sfottersi tra loro.
Il resto del paese appare come l'anticamera dell'obitorio ma piazza Monumento, con i suoi tre bar quasi equidistanti fra loro e l'altra piazza del paese, piazza Cavour, lontana circa duecento metri, con l'unica strada che la collega alla prima, pomposamente denominata corso Garibaldi, ma larga da sei a otto metri appena, pullula di vita sebbene tende a scemare con l'avanzare incalzante della notte.
Nella vechia Ford Escort del sessantatré color amaranto sbiadito Franco Dicaro, sbadigliando e ruttando contemporaneamente, lacera un provvisorio silenzio e sbuffando di noia, dopo essersi puntellato con braccia e mani contro il volante, prorompe:
"puttana miseria, porca e maledetta, ogni sera è sempre la stessa solfa, se non si fanno le dieci quel morto di sonno non arriva. Mi sono rotto di aspettarlo".
"perché hai di meglio da fare?" lo apostrofa sghignazzando G

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


Perchè Pulce

Mi sono accorto di aver definito le mie allieve, PULCI! E devo, come è d’obbligo darvene una spiegazione:
sono Pulci perché Saltano, saltano di gioia quando sono felici, saltano per la rabbia quando gli va giù dura la vita, saltano i pasti, nella stupida anoressica ricerca del “fisico”;
saltano le lezioni, credendosi furbe, saltano i preliminari con i galletti della scuola credendosi già
donne fatte!

Insomma le vedi saltellare da un canto all’altro sempre ipertese, ipertoniche, parlano a scatti,
scrivono sms sempre più corti e criptati, e talvolta mi mettono le k e i nn nei compiti in classe!

Ed io, io come il domatore di pulci dei circhi di beneandata memoria, cerco di tenerle a freno,
cerco di dialogare con loro mettendomi a loro livello, cerco di conoscere la loro musica, i loro
idoli sportivi e non, cerco, in buona sostanza di fare il mio dovere, essere a disposizione delle mie
piccole PULCI non solo per parlar loro di Leopardi o Foscolo, ma anche quando vogliono saperne di più sull’Eutanasia, sulla Guerra o sull’Infibulazione!

Ho litigato più che ferocemente con la Signora Preside, perché secondo lei vado oltre ed al di fuori del mio compito istituzionale; devo attenermi al programma d’istituto e PROSIT!

Ma io seguo il mio cuore, e lui, il piccolo muscolo ormai sclerotizzato dall’età e dalle molte coltellate ricevute, mi dice che ho ragione io, che è giusto che le Pulci abbiano uno straccio di confidente, un punto di riferimento quando si sentono in alto mare.

Le guardo, quando in gruppetti disomogenei, chiacchierano del più e del meno, le sigarette a stento
nascoste, il fumo sbuffato fuori velocemente e in modo ridicolo.
Le guardo, quando fanno il filo ai Bullibelli, durante la pausa, tutti ammassati al “bar” della scuola.
Le guardo, quando riflettono su cosa scrivere nel tema, senza dire troppe sciocchezze ed evitando l’uso di parole che poi io, potrei chiedergliene ragione.
E quando non saltan

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   8 commenti     di: luigi deluca


Profeti di speranza: Aldo Capitini

Aldo Capitini (1899-1968) fu ed è un profeta di speranza laico. Fu un profeta ai suoi tempi quando, avendo vissuto la Prima Guerra Mondiale da adolescente, sentì "un interesse e una solidarietà intima col problema di chi soffre, di chi non può agire, di chi è sopraffatto..." e quindi maturò il rifiuto della guerra. Lo fu quando, con l'avvento del fascismo, previde, per l'Italia, un futuro buio e denso di sciagure.

Partendo da questa previsione decise di iscriversi, nel 1933, alla facoltà di filosofia, per costruire la giustificazione dell'opposizione al fascismo. Questa scelta fu dettata dalla sua convinzione dell'intima unione di teoria e prassi, convinzione che è uno dei punti focali del suo complesso pensiero espresso con un linguaggio appassionato, a volte poetico, coinvolgente. Marco Revelli individua al centro del pensiero di Aldo Capitini la Nonviolenza che necessariamente scaturisce dall'unità sostanziale di tutto il genere umano. Ammiratore di S. Francesco e di Gandhi (ma più di Gandhi perché Francesco appartiene al Medioevo e il Mahatma, invece, alla modernità) Capitini si definisce laico religioso e viene definito da Lanfranco Mencaroni apostolo laico. C'è infatti in Capitini una religiosità profonda, antistituzionale e antidogmatica, definita "aperta" e cioè senza discriminazioni, né religiose, né etniche, né razziali. Quando ho letto nella sua autobiografia questa affermazione: " Il Dio per me sarà il Dio della liberazione di tutti" ho potuto misurare tutta la grandezza profetica di questo grande e umile perugino che, negli anni Trenta anticipa la Teologia della liberazione. La religione, per Capitini, come nota Vigilante in un saggio, è farsi infinitamente vicini ai drammi delle persone. Nel 1944 Capitini organizza i C. O. S., centri di orientamento sociale che non dovevano sostituirsi ai Partiti ma precedere la loro struttura e dovevano avere la funzione di sollecitare la gente ad interessarsi alla gestione pubblica. La sostanza

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La pinza

La prima pioggia autunnale aveva deciso di martellare insistentemente i tetti di Milano - quella sera di settembre - e produceva un fruscio continuo e discreto che faceva da sottofondo ai rumori del traffico e del quartiere. Le automobili, ormai rare data l'ora, lasciavano una scia saponosa sull'asfalto di via Crema e l'ultimo 29 procedeva con il suo solito rumore di ferraglia verso la fermata di piazza medaglie d'oro.

Walter Moretti, osservava la sua città che tanto amava dalla finestra del salotto al terzo piano e fumava con calma la sua sigaretta.

Serata ideale per riflettere sulla propria vita e pensare a quanto diversa sarebbe stata senza quel dannato incidente.

Giovane e brillante ufficiale di Polizia, stimato e ammirato per la sua intelligenza e per il suo aspetto fisico alla Clint Eastwood - neo laureato- era destinato sicuramente a un'importante carriera. Tutto invece svanì quella notte di venticinque anni prima, quando al comando di un'incursione in un covo delle Brigate Rosse, si trovò a tu per tu con un terrorista. Non un uomo di spicco dell'organizzazione, una nuova recluta, Mario Molina, poco più di un fiancheggiatore. Il caso volle che fosse un vecchio compagno di scuola di Walter, ai tempi del liceo Berchet.
Walter rimase un attimo sorpreso nel riconoscerlo e lui, approfittando dell'esitazione, preso dal panico fece in tempo a scaricargli mezzo caricatore di mitraglietta in corpo. Prima di essere ucciso dagli altri agenti.
Rimase quasi un mese fra la vita e la morte ma quando alla fine si riprese, non poté mai più riprendere servizio. Una pallottola entratagli dallo zigomo gli aveva lasciato una tale lesione al nervo ottico da renderlo quasi cieco da un occhio. Per non parlare delle continue vertigini e dolori alla schiena.
Lasciata la Polizia con un premio sostanzioso e una medaglia al valore, ebbe una generosa pensione di invalidità dallo stato, ma la sua vita inesorabilmente cambiò.

Il matrimonio fallito, la frus

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   0 commenti     di: Manfred Antoine


La festa

Due giorni dopo dalla laurea Emanuele e la madre erano diretti a casa di Giulia.
Entrati in casa, le due madri iniziarono a elogiare i propri figli per il grande risultato ottenuto mentre, Emanuele e Giulia si sistemarono in camera. La camera di Giulia si presentava molto accogliente seppur piccola, aveva una scrivania con il portatile, una serie di mensole sistemate in sequenza e lì dove una volta erano riposti i libri di chimica adesso trovavano posto una serie di foto e di targhette apposite per gli auguri di laurea. Difronte alla scrivania oltre al letto c'era una piccola cassettiera e sullo stesso un piccolo armadio angolare. Emanuele si sedette sul letto, mentre Giulia prese un enorme cuscino e si mise sul parquet.
"Beh, come si sta da laureato? " disse Giulia
"Uguale a come si stava da non laureato" rispose Emanuele
"Sei sempre cosi freddo, oppure, ti disegnano così? " disse lei sorridendo.
"A te, Jessica Rabbit che fine ha fatto Roger? "
"Ah, sarà con qualche gallina in un night. " rispose lei.
"Senti un po' ma è vera sta storia della festa il 19 luglio? " incalzò Emanuele.
"Se non trovo una soluzione, si. " disse lei intristendosi.
"Facciamo così: sentiti con Madlene, che Fabio ormai è in fissa per lei ed organizziamo la fe sta di laurea insieme, ok? "
"La chiamo subito. " disse prendendo il cordless.

Andrea, Fabio e Roberto, intanto, stavano girando per Corso Buenos Aires alla ricerca di un regalo per i loro amici.
Fabio più di tutti voleva regalare qualcosa di veramente bello per potersi avvicinare alla così distaccata Madlene, la ragazza di Lugano da tempo a Milano gli ricordava, evidentemente, il suo passato.
"Ragazzi cosa gli compriamo a quei due? " domandò Roberto.
"Quei tre vorresti dire. " lo corresse Fabio.
"Due, tre non fa differenza. Rimane comunque il problema. " rispose Roberto.
"Ci regaliamo una vacanza? " propose Andrea.
"Ma tu sei fuori come un melone, stai pensando ad una vacanza in un momento simile? "
"No, s

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   0 commenti     di: andrea basile



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