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Racconti su avvenimenti e festività

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Introduzione ala storiografia italiana a cavallo della seconda guerra mondiale

È esistita una cultura fascista e sono esistiti soprattutto gli intellettuali fascisti? Sì: questo lo si è sempre saputo ma era difficile affermarlo, poiché bisognava dover fare i conti con una "vulgata" solida, potente, annaffiata quotidianamente sui giornali e sulle riviste scientifiche e militanti, nelle case editrici, nelle aule universitarie. A tenere in mano l'innaffiatoio erano studiosi autorevoli come Norberto Bobbio(1909-2004) e Eugenio Garin (1909-2004), solo per citare gli esempi migliori, sempre protetti dalla politica culturale egemone nel dopoguerra del Partito Comunista. E proprio da questa "vulgata" parte la ricostruzione di Alessandra Tarquini sul dibattito storiografico (1-2). Questa studiosa, senza anatemi, sotterfugi o distrazioni, con il sobrio linguaggio della storiografia di qualità, ha disegnato nella giusta architettura questo percorso, potrà non piacere ma la storia così è andata. Meglio quindi prenderne atto e così la vecchia tesi del fascismo privo di cultura e dunque privo di ideologia, di un fascismo privo di "consenso" popolare e intellettuale, è diventata un ferro vecchio, inutilizzabile, così come ferraglia arrugginita è l'interpretazione delle arti (e degli artisti) sedotte e poi abbandonate, o peggio corrotte dal fascismo come scritto ed affermato, dopo la caduta del fascismo, da parecchi di questi uomini di cultura di quel tempo che facendo abiura di quel che era stato delle proprie origini in senso culturale divennero espressioni di punta dell'antifascismo militante e giustificando le passate frequentazioni come ineluttabili in una dittatura, arrivando infine a definire quegli ambienti come veri e propri vivai di energie antifasciste. Icone di questo trasformismo sono in particolare le figure dei due massimi esponenti del "negazionismo". "Altro che cultura per me il fascismo fu solo retorica" così scriveva Bobbio nel suo saggio "Cultura e fascismo" e una volta messe a nudo le sue commistioni con il regime

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Profeti di speranza: Alessando Zanotelli

La perla dell'Argentario. Così viene definito Talamone dalle pubblicità turistiche. Gli archeologi sono interessati all'antico porto etrusco e non so se progettino nuovi scavi per portare alla luce preziosi reperti. Ma Talamone ha un significato di grande attualità in riferimento, in particolare, al tragico periodo che stiamo vivendo.

Alla fine degli anni '80 "Beati
i costruttori di pace" di cui Zanotelli è uno dei fondatori, lanciano un appello per l'obiezione di coscienza alle spese militari e dalle pagine di Nigrizia, prestigioso mensile dei Comboniani, Zanotelli che ne è il direttore, individua, proprio nel porto di Talamone, il traffico di armi italiane di cui il
ministro della difesa Giovanni Spadolini è "un buon piazzista"
È così che Nigrizia definisce il ministro. Spadolini si appella
al Concordato: preti e vescovi devono stare zitti e non
interferire nei rapporti tra la Rebubblica italiana e i suoi cittadini. Su sua richiesta e su quella di esponenti vaticani
Zanotelli, nell'87 è costretto ad abbandonare la direzione di Nigrizia. Talamone diventa così uno snodo fondamentale
della vita di Alessandro Zanotelli, figlio di quel generoso Triveneto da cui è sorto il movimento "Beati i costruttori di pace". Il direttore destituito parte come missionario per l'Africa e si ferma nella capitale del Kenia, Nairobi, una
bellissima città dove abbondano lussuose ville. Ma Alex, così
lo chiamano gli amici, non si sogna nemmeno di andare a predicare il Vangelo ai ricchi abitanti delle ville. Scende
nell'inferno di Korogocho, una delle tante baraccopoli di
Nairobi dove uomini, donne e bambini vivono "sardinizzati",
come dice Alex, esuberi di un mondo ricco che pretende di
salvarsi eliminando la parte eccedente. Alex vuole ricevere il Battesimo dagli ultimi ed entrato così nella loro comunità,
vive con loro, come loro, lottando con loro, anzi, insegnando loro a lottare. Prima di tutto per la terra. No, non si tratta di
terra da

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La lepre

Le brume del mattino sfioravo i ciuffi d'erba bagnata che brillava come coperta da mille lustrini d'argento. La notte era passata nell'attesa: la caffettiera già pronta per il mattino, i pantaloni ben piegati sulla sedia, il rumore del ticchettio della sveglia che scorre lento nella buia e lunga notte.
Poi, dal balcone socchiuso i primi timidi raggi dell'aurora che accarezzavano il mio volto assonnato. Non c'è più tempo, ci si deve preparare: l'acqua fredda per rinfrancare lo sguardo, il profumo del caffè per preparare questa nuova giornata. La mano scorre veloce lungo la fibia della cartuccera, lo sguardo scruta il ferro lucente del fucile; nel cortile Jack e Furia, quasi sentissero la trepidazione che mi passa in cuore, iniziano ad abbaiare piano, come a dire: "Eccoci, siamo pronti! Saremo con te oggi". Il campanile scocca l'ora mentre l'ultimo lembo di notte e di nebbia fugge verso l'orizzonte. Ed ecco, io e i miei due fedeli segugi, i miei fedeli compagni, addentrarci tra le stoppie e i prati freschi di sfalcio.
Jack corre ad odorare ogni cespuglio, Furia scruta ogni ciuffo d'erba..."Cerca Jack, forza forza Furia"... i cani si cercano, il muso in una attento lavoro, in una smaniosa ricerca, poi Jack che fa sentire forte la sua voce, Furia lo raggiunge i due iniziano a seguire la traccia come in una danza primordiale... corrono, si fermano, poi sembra sia stato tutto un errore, Jack si avvicina : "Bravo Jack, bravo, dai continua" e gli passo la mano sul muso per dargli la mia fiducia. Furia continua ad abbaiare, ad un tratto i due iniziano a correre più forte : "eccola, ecco la lepre che cercavama!". Bella con il suo manto grigio e le sue possenti zampe. Corre, fugge dall'abbaiare continuo dei segugi che la inseguono, procede veloce, compie lunghi salti e d'un tratto si immerge nel fitto del bosco. I cani la seguono, ormai hanno visto la preda e sarebbe difficile farli tornare. L'abbaiare si perde tra gli alberi e i rovi, ad un tratto cambia strada e si sent

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   13 commenti     di: Massimo G.


Niente in realtà, Tutto tra di noi

Non nascono per sbaglio queste sensazioni, così nitide e ostruite da quei ricordi che ormai sembrano lontani.
Nacquero tempo fa mille emozioni in un cuore solo, capaci con la loro forza di smuovere persino il cervello, bhè una bella strada da fare!
Quelle emozioni sanno di brivido, di una goccia della pioggia di mattina, cosi limpida cosi serena che ti sfiora la pelle lentamente all'ombra del sole che si nasconde e riappare quando ci sfioriamo con gli occhi.
Non è niente di speciale tra di noi, niente di romantico come si potrebbe pensare se rifletti su quelle fughe momentanee, via dagli occhi e via dalla mente; quei sorrisi fugaci nascosti poi dalle parole fredde o da occhi indiscreti; e le corse veloci da te, dietro te per arrivare in tempo a chiudere il cuore e rimanere con il cervello. Cosi lontani e al tempo stesso cosi vicini da non potersi dividere, come due poli opposti un giorno e poi solo due elettroni il giorno dopo con gli stessi desideri e passioni tra le dita.
Ogni mattina è un brivido nuovo per strada, incrociando il sorriso smarrito tra culture unite e mille emozioni che scoppiano nel cuore all'improvviso; un terremoto scuote l'interno di passioni raffreddate con il tempo, la scossa si protrae al cervello ed è lì che si ferma per un limite di tempo indefinibile.
Adesso è la fine di quelle giornate che la pioggia bagnava e ci faceva sentire vivi in questo squarcio di vita in cui, per un momento, ci sembrò di esserci trovati. L'illusione che alcune emozioni amano trasmettere ci tocca ciò che con l'esperienza abbiamo imparato a nascondere bene. La velocità e l'energia, il caffè dalla sera alla mattina e poi condivisioni di passioni e idee; tutto ciò era la nostra base quotidiana. In realtà sei di passaggio perchè rimani incastrato nel ricordo di quei giorni pieni di pioggia, sfortunatamente adesso non sei reale con me, qui.

   0 commenti     di: Jules


Anagramma

Sposta le lettere e trovi il significato diverso scelto per caso.
Ma sarà stata la casualità a inventarne uno che ci riguarda.
Sì, sono una persona appartenente al " gentil sesso".
Anche io ho provato a miscelare gli elementi della parola UOMO.
Troppe vocali uguali! Troppa fatica ad esprimere un uomo.
Ho tentato anche con MASCHIO ma anche se cambiavo l'ordine delle consonanti e delle vocali il maschio rimaneva fermo nella sua ferrea fisicità .
Chissà come o chissà quando qualcuno è riuscito a trasformare noi donne.
Voleva punirci per l'orgoglio con cui noi con una parola affermiamo il nostro sesso.
Voglio solo un regalo per l'otto marzo, che questo proverbio sparisca dai nostri vocabolari.
Non voglio più leggere: chi dice D O N N A dice D A N N O.



L'ennesimo scherzo della natura

Questa mattina mi sono svegliato, ed il mio sogno si era finalmente avverato.
Mi chiamo Marco Genovese, e come molte persone, vivevo in un corpo che non mi apparteneva. Erano ormai due anni che mi ero attivato per riuscire a cambiare sesso.
Fin da piccolo mi hanno diagnosticato il disturbo di identità di genere, quando fui maggiorenne, iniziai a conservarmi i soldi per poter raggiungere il mio sogno.
Due anni fa, quando avevo 25 anni ed una buona disponibilità finanziaria, iniziai il mio percorso, nel quale conobbi Francesca, la psicologa, che avrebbe dovuto tramite il suo parere medico, dare il consenso all'operazione, giorno per giorno, lei, diventava fondamentale per me, era come una sorella, mi sosteneva e mi faceva esprimere, non giudicava mai. Un anno fa, Francesca, mi diede il consenso di iniziare le cure ormonali pre-intervento, fui felicissimo, mi misi a piangere, il mio sogno si concretizzava. Finalmente non sarei più stato l'ennesimo scherzo della natura.
Oggi, lunedì 23 aprile, il giorno più bello della mia vita, la sveglia suonò alle 8. 00, puntuale come ogni mattina, mi sentivo estremamente strano, mi alzai dal letto e andai in bagno, per farmi la doccia. Camminavo con fatica, ero ancora completamente intontito dal sonno, sentivo qualcosa sulla mia schiena, ma non capivo.
Arrivato in bagno, guardandomi allo specchio, urlai. Avevo dei capelli lunghissimi che coprivano la mia schiena, un bellissimo seno, mi commossi, iniziai a toccarmi la faccia, strabuzzando gli occhi. Era un sogno! Doveva esserlo!
Il giorno prima ero andato a dormire con le sembianze di un uomo, e questa mattina ero una bellissima donna! Un miracolo.
Mi feci una doccia, la più lunga della mia vita, lavandomi, ispezionavo ogni mia parte del corpo, continuavo a non crederci.
Aprii l'armadio con forza e presi il vestito che comprai quattro anni fa, mi ripromisi di mettermelo quando sarei diventato una donna, finalmente lo indossai, il mio battito cardiaco era arrivato a

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   2 commenti     di: Manuele Gallico


Sposa di primavera

Era tutto pronto, era quasi l’ora.
La sposa ormai aveva indossato il vestito; preda delle sue stesse emozioni torturava l’orlo del pizzo, primo strato dell’enorme gonna che l’avvolgeva tutta come un vaporoso fiore di primavera.
I suoi capelli raccolti, adornati di rose bianche avevano il compito di attribuirle un aspetto da regina, ma i suoi occhi emanavano l’innocenza, lo stupore che si prova nel credere di essere destata in un sogno.
Eppure la stanza era tutta intrisa del profumo dei gigli che le erano stati portati in dono dai protagonisti della vita di sempre, eppure il sole aveva il calore dorato di ogni mattino, come mai si sentiva leggera, talmente leggera che le pareva di poter spiccare il volo come un gabbiano da un’altura?
La madre, che la conosceva da sempre, intuiva i suoi sentimenti e nascondeva il suo stato d’animo nella frenetica attività di sistemarle il vestito per le ultime foto da ragazza, in quel soggiorno che l’aveva vista crescere.
Pochi attimi ancora, pochi minuti e poi quella sua figlia sarebbe stata tolta dal calore delle sue ali per sempre, perché avrebbe preso a volare da sola insieme allo sposo che tanto amava.
Non tanti anni prima si reggeva a malapena sulle sue gambe ed aveva bisogno di mille cure e della sua presenza costante, perché presa dall’euforia del poter camminare, raggiungeva i posti più impensati destando in lei mille preoccupazioni.
Dove era la bambina che chiedeva i viaggi fantastici delle favole per poter dormire meglio, e dove, l’eco delle sue prime canzoni che imparava grazie alle suore e dove il balbettio delle sue prime letture, là, sul tavolo della cucina mentre lei era intenta a compiere i suoi doveri domestici?
Il tempo troppo breve della sua infanzia era ormai scaduto, ma le si era cristallizzato negli occhi che emanavano una dolcezza tutta nuova: la dolcezza di chi sta per diventare donna ed il distacco che la madre sarebbe andata ad affrontare di lì a poco ne era la prova.
La m

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