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Racconti su avvenimenti e festività

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Hysel

"E adesso, purtroppo, una notizia che devo dare, è ufficiale: ci sono trentadue morti".

Con queste parole Pizzul metteva fine alla mia passione per il tifo calcistico durata dieci anni.
Ero stato a seguire la Juventus diverse volte a Firenze e una a Torino, ma in quella partita vidi tutta la pornografica assurdità calcistica: nonostante l'accaduto ancora rincorrevano la sfera a pentagoni ed esagoni, sbandieravano, esultavano e festeggiavano.

Terminata la partita doveva andare in onda "Quelli della Notte" il programma cult di quegli anni, Arbore si collegò dicendo:
"Una regola dice che lo spettacolo, nonostante tutto, deve andare avanti".
"Stavolta trasgrediamo a quest'assurda regola".

Il gesto più sensato della serata.



Centodieci storico



In fuga

Roberta bevve avidamente una lunga sorsata d'acqua direttamente dalla bottiglia. Seduta sul bordo del letto sembrava indecisa sul da farsi. I piedi scalzi sul pavimento le procuravano una piacevole sensazione. Si ritrovò a fissare la sua immagine riflessa nello specchio che un po' beffardamente sembrava voler mettere in risalto qualche chilo di troppo.
Specchio, specchio delle... niente brame, lei non si era mai creata problemi e non aveva nessuna intenzione di cominciare adesso. Tra pochi giorni avrebbe compiuto quarant'anni ma non era cambiata granché, almeno non fisicamente. Si sentiva bene, piena di energia, aveva imparato a vivere senza pensare al futuro, non era stato facile ma era riuscita a vincere l'angoscia anche se ogni tanto riemergeva qualche pensiero negativo. Girò appena la testa per controllare che Mario dormisse ancora. Non riusciva ancora a credere di averlo incontrato, soprattutto di averlo seguito. Erano trascorsi dieci anni, un'eternità. Il tempo segue percorsi particolari quando lo passi a fuggire, a nasconderti. Ricordava ancora il primo sguardo, lui ammanettato in mezzo a due carabinieri, lei cronista alle prime armi. Un'espressione quasi sorpresa. I loro occhi si incrociarono, un sorriso appena accennato. L'intervista in carcere che le aveva permesso di scalare qualche posizione nella gerarchia del giornale. Aveva cercato di ottenere un permesso per rivederlo ma non se ne fece nulla. Gli fece avere il primo libro che riuscì a pubblicare. Per dedica una sola parola: grazie.

Risparmiati i commenti so benissimo che quel grazie é un'assurdità.

Una sera squillò il telefono. "Mi hanno rilasciato. Vorrei incontrarti"

Accettò senza pensarci, nessuna esitazione, nessuna paura. Il primo incontro in un bar del centro, una notte trascorsa tra silenzi, imbarazzi e sguardi che valevano più delle parole. Non ricordava di aver mai camminato tanto in vita sua. Non era la prima volta che viveva la città di notte ma questa volta le mostra

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   3 commenti     di: Ivan


MARKETING

MARKETING

Nel mio passato lavoro di venditore di macchine agricole, spesso mi capitava di recarmi con un mio collega di nome
Toti in provincia per visitare la clientela nell'intento di soddisfare i loro " bisogni " presenti o latenti e nel secondo caso di risvegliarli con tecniche di mercato per gli addetti ai lavori "marketing" che ci venivano ammanite periodicamente
dalle case produttrici con specifici corsi.
Percorrevamo la strada provinciale che da Caltanissetta porta
a Mazzarino un paese della provincia a vocazione agricola.
La primavera aveva steso le sue verdi coltri via via punteggia-
te dal rosso dei papaveri il paesaggio era bellissimo.
Ho sempre avuto una vocazione tutta particolare nella ideazio-
ne e nella esecuzione di scherzi nello stile di "Amici miei " la
scelta dei tempi è fondamentale e la prontezza a volte è deter-
minante per la buona riuscita.
Percorrendo tale strada notai un nostro cliente che per ovvie ragioni chiamerò Signor Rossi, questi aveva fermato la sua macchina e di tutta fretta si dirigeva verso un albero per potere urinare.
Immediatamente dissi a Toti di fermarsi e disceso dall'auto mi diressi verso il Signor Rossi, che pregustava lo svuotamento
della sua vescica, dicendogli: " Signor Rossi è successo qualcosa ha bisogno di aiuto? " Lui si girò verso di me con-
torcendosi tutto e richiudendo prontamente la cerniera dei
pantaloni e mi disse : " No, no grazie tutto bene! "
Mi avviai da Toti sull'auto e ripartimmo le nostre risate erano
irrefrenabili tanto che dal forte ridere piangevamo.
È indubbio che il Signor Rossi ogni volta che si accingerà ad urinare si ricorderà di me e della mia pronta disponibilità ad
aiutarlo.
Sarà anche questo marketing?



Veronica

"Trenta - quaranta" Disse l'arbitro con voce estentorea sottolineando il fatto che poteva essere l'ultimo punto da giocare.
"Adriano... Adriano..." si era messo a gridare il catino intorno al campo in terra rossa per dare maggiore forza al servizio ed incitarlo alla resistenza.
Adriano sudava e si apprestava a servire con sofferenza. Non era più il suo mestiere, il tennis, non aveva l'atletismo dei tempi migliori. Durante le partite si trovava subito appiccicosamente sudato, con poche energie nelle gambe e quella terra rossa, che un tempo gli era alleata, ora gli si attaccava addosso rendendolo ancora più pesante.
Il servizio! Gli rimaneva quello di un certo pregio. Bello, elegante, dritto. Si appoggiava a lui per rimanere in partita. Solitamente seguiva la prima palla cercando di accorciare subito lo scambio perchè dopo due o tre colpi le gambe lo lasciavano al suo destino.
"Adriano... Adriano..."
Si preparava palleggiando qualche volta in più per mettere pressione all'avversario, lo guardava con l'aria di chi prende la mira, strizzava leggermente un occhio e scostava con un colpo del capo il ciuffo che gli cadeva sugli occhi.
Gamba sinistra che si tende e la destra che flette per far scattare il dardo sferico. Lancio alto e scatto verso la palla. Colpita con potenza la "pelosa" corse veloce all'incrocio delle righe mentre lui volava per inerzia verso la rete.
La respinta dell'avversario fu veloce, ma lui era lì pronto ad affondare il colpo in sicurezza.
L'avversario corse più di quando Adriano si aspettasse ma riuscì a colpire la palla effettuando solo un lento pallonetto.
Eccolo il suo momento! Si lasciò superare dalla palla e staccò come faceva Nureyev in un balletto, spalle alla rete intercettò la palla in alto sulla sua sinistra e con un colpo di polso, dopo la piroetta, la depose al di là della rete, con una traettoria incrociata, dove il suo avversario non provò neanche ad arrivare.

Il Foro Italico era in piedi, una standing ovation

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C'era la guerra

A casa mia eravamo otto fratelli, c'era grande povertà e man mano che arrivavamo ai dieci anni lasciavamo la scuola per andare a lavorare. Anche per me è stato così. Mio padre conosceva un massaro; lu curatulu Sarvaturi Piloru e gli chiese se aveva lavoro per me.
"Me figliu Gaspanu è bravu e attivu, se ha di bisogno alla masseria le sarà molto utile". Il Curatolo mi prese a lavorare alla masseria del Conzo come guardiano di agnelli. Con mio padre avevano pattuito un salario di duecento lire al mese e una parte di salario in natura, composto da due tumoli di grano al mese. I miei genitori ogni settimana mi inviavano il pane e a volte un poco di cumpanaggiu, il datore di lavoro mi dava la pasta per cena la sera. Il lavoro era duro anche perché il Curatolo che aveva sette figli maschi, tutti in guerra. conduceva la masseria con l'unico figlio che non era partito per la guerra perché ammalato, e me. Aveva duecento pecore lattare e altre duecento strippe ed agnelli. Io facevo bene il mio lavoro ed erano tutti contenti di me, ogni tanto, quando vedevano che i miei pantaloni si erano strappati decidevano di mandarmi in paese per la vicenna, capitava ogni dieci quindi giorni.
Era il periodo in cui gli americani stavano sbarcando in Sicilia, qualche volta arrivavano aerei nemici per cercare di scoprire il campo di aviazione dei tedeschi che era situato nella piana di Sciacca, perlustravano la zona e qualche volta mitragliavano i contadini che lavoravano nei campi. Una mattina avevamo finito appena di mungere le pecore e avevamo acceso il fuoco per produrre il formaggio e la ricotta, quando all'improvviso si sentì passare sopra la casa della masseria un aereo e subito dopo un altro ancora. Era un aereo tedesco che stava duellando con uno degli americani. Ci siamo presi di paura e abbandonato il quadaru sul fuoco siamo scappati per le campagne riparandoci dietro dei grossi massi. Il duello tra i due piloti continuò ancora, passavano e ripassavano sopra le nostre te

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Il giardino e la finestra

"Joanie, toglimi una curiosità: perché ci siamo lasciati?"
"Bobby, perché eri un egocentrico scorbutico."
"Joanie, sempre a farla più grande di quello che è. Abbiamo avuto una bellissima vita insieme, abbiamo avuto un bambino dagli occhi azzurri, un letto d'ottone, una cassa piena di ricordi, un pianoforte da quarantacinque dollari e due cappelli. E tu ancora sottolinei i miei difetti."
"Mi hai lasciato per vivere con cinque marmocchi polverosi e una strega con i capelli ricci."
"Ero un immaturo, un incapace, e lo sai. Tutto quello che sono ancora, forse."
"Di certo, Bobby. Di certo."
"Il punto è che sono diventanto quello che mai avrei voluto essere. Un insoddisfatto cinico, che pretende il rispetto e l'affetto delle altre persone. Soprattutto di quelle che hanno sempre saputo che tipo di persona ero. Come te."
"Io e te non siamo destinati alla felicità. Ricordo ancora tutte le volte che mi hai deluso. Non può esserci nulla tranne che il ricordo fra me e te."
"È qui che ti sbagli, Joanie. L'amore non è l'avvampare del fuoco, la tormenta, la tempesta. L'amore è quello che resta, le ceneri del focolare, il leggero manto della neve che ricopre le terre, le ultime onde segno di qualcosa di più terribile. L'amore è quello che resta, e quello che ci meritiamo dopo le nostre battaglie. La guerra è finita. Sei libera."
"La guerra non è finita, per me accettare la fine significa accettare la morte della libertà di ribellarmi. La morte della mia stessa essenza."
"Cresci, tesoro."
"Non crescerò finché potrò essere libera e felice."
"Perché non vuoi accettare e finalmente essere felice con me e con te stessa?"
"Accettare cosa?"
"Accettare che sei una meravigliosa donna, che hai passato la tua vita con il tuo cuore affacciato sul mondo, e ora è tempo di affacciarlo sulla finestra del tuo giardino. E da quella finestra, se guardi giù, vedi me. Ti aspetterò per tutte le notti buie che caleranno su di noi, per tutte le

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   6 commenti     di: Juliet Labourne


Il bel Danubio blu

- Buona sera, caro colonnello. Gran bella festa, come sanno fare solo a corte.
- Caro Stephan, quanto tempo che non ci si vede; vediamo l'ultima volta è stata
l'estate dello scorso anno, al ballo in casa Hofmann? Sì, è stata in quell'occasione,
quando lei era accompagnato da una gran bella signora, un bocconcino come ebbe a dirmi. Come va?
Il barone Schuss guardò negli occhi il suo interlocutore, un uomo di mezza età elegantemente addobbato con l'uniforme da cerimonia degli Honved.
- Ha un bel coraggio a chiedermi come vado, dopo avermi soffiato "il bocconcino" che Lei, e non io, ebbe a definire la signora che quella sera era con me. Comunque, acqua passata; la signora ora folleggia con un ricco banchiere e già si è dimenticata di noi, anche se in verità io l'ho ogni tanto in mente, visto quello che mi è costata in doni ed altro la piccola fuggevole relazione. È stata un'esperienza, da cui ho ritratto un insegnamento ben preciso: mai andare con chi non si intende amare.
- Oh, barone, non dica così: la vita è anche frivolezza, anzi è solo questo; l'amore è un peso troppo grande che rende insopportabile l'esistenza; una donna si può, si deve sposare per ovvi motivi di convenienza, ma amarla è un po' troppo. Ai comuni mortali, quali noi siamo, l'amore non è consentito; quello che ci è permesso, ed è un nostro preciso diritto, è il piacere, l'avventura senza impegni, una notte di follie, un breve periodo di incoscienza, ma senza il gravame dell'amore. E a proposito di questo sentimento corrono voci a corte di una sua relazione, caro barone, con una fanciulla di Vienna di non nobili origini, figlia di un mercante di granaglie e per di più ebreo, e, come se non bastasse, descritta non proprio come una Venere, ma di normale aspetto. Rispondono a verità queste chiacchiere?
- Sì, è così; l'ho conosciuta tramite i rapporti di affari che mi legano a suo padre ed è stata un'autentica rivelazione; di normale aspetto? A me sembra di gran lunga pi?

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