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Racconti su avvenimenti e festività

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Un bacio

Tra i " personaggi " caratteristici di Caltanissetta vi erano
due poveri che circolavano per la città dotati della capacità
di essere invisibili, una si chiamava Maddalena e l'altro era
un ex facchino che stazionava in Piazza Marconi davanti al
Bar Casciano nascosto dietro una pianta.
Maddalena aveva avuto una vita tormentata da varie contra-
rietà sino a quando vinta dalle stesse aveva cercato rifugio
nell'alcool. Girava per la città con un bastone a cui si appoggiava ed entrava nei vari uffici a chiedere l'elemosina, spesso era cacciata in malo modo ed il rifiuto era il suo pane
quotidiano.
Un giorno entrò nell'ufficio dove lavoravo e ricordo che le diedi qualcosa se ne andò molto contenta e dopo due giorni
si ripresentò a chiedere l'elemosina, qualcuno come al solito
cercò di respingerla ma lei con forza disse di essere venuta a
trovare suo padre additando me, le diedi nuovamente qualche
cosa e lei contenta di essere stata accolta mi chiese un bacio,
venne verso di me mi abbraccio ed io le diedi un bacio. Il suo
volto divenne radioso era contenta e se ne andò canticchiando.
Anche con l'ex facchino povero ed intirizzito ho avuto degli
incontri donandogli qualcosa, ogni qual volta ero costretto a parcheggiare nella piazzetta Marconi, e un inverno gli portai
un mio cappotto che lui subito indossò visto che faceva molto freddo ricordo anche che diceva sempre : " grazie cumpà ! "
La sua vita era passata in quella piazzetta in cui, in passato,
svolgeva il suo lavoro presso la stazione di autobus caricando
e scaricando le merci dagli autobus e la sera insieme ai propri compagni di lavoro si scaldavano le mani bruciando cartone
e legna tra le macerie di un edificio della stessa piazzetta.
Era legato al posto in cui aveva passato la sua dura esistenza
e poiché aveva sempre lavorato per vivere non aveva il coraggio di chiedere l'elemosina e stava lì in silenzio sperando che qualcuno si accorgesse di lui. A Firenze al tempo dei M

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Retired

Gli inglesi definiscono i pensionati "retired" e in effetti descrivono così il quasi ritiro dalla vita lavorativa e forse non è solo quel ritiro che caratterizza i pensionati.
Sono una pensionata molto attiva e coinvolta intellettualmente e culturalmente e in realtà non mi sentivo "retired". In questi ultimi due mesi però mi sono trovata a meditare ed ho scoperto che le mie gioie e dolori non sono più legate alla mai vita strettamente personale ma a quella degli altri e quindi è forse vero : sono ritirata.
Le incursioni di grandi novità nella vita quotidiana sono molto rare e assaporo con grande coinvolgimento gli annunci di prospettive nella vita di mia figlia, che invece è proiettata completamente al futuro e, giustamente interessata a sé stessa, pensa a costruire i mattoni della sua futura esistenza.
La mia vita di sessantenne in pensione è attenta alla salute, alla vita di relazione, agli eventi politici e sociali e invece non ci sono più turbamenti e pensieri sulle prospettive, mi trovo a vivere di riflesso quelle di mia figlia che di anni ne ha 26.
Così una grande gioia è stata l'annuncio del suo matrimonio, programmato per inizio giugno e non immaginato. Un matrimonio gestito completamente dalla giovane coppia sia nello svolgimento sia nella prospettiva di una lunga vita in comune. Un altro annuncio è stato il suo inserimento nel difficile mondo della ricerca, in una posizione di cosddetto post-doc, che ha previsto una partenza per un lungo stage in Polonia a partire dal mese di marzo. Per una organizzatrice come me non è rimasto che osservare l'evoluzione dai margini, cercando un appartamentino con l'aiuto della rete, immaginando le cose da comprare in loco e il contenuto delle valigie da ridurre al minimo indispensabile, i giri da fare a Varsavia sua nuova residenza per circa 10 mesi, valutare tutto per poi rimanere spettatrice di sue scelte completamente autonome e diverse dal mio immaginato.
L'ultimo annuncio è stato l'inserimento i

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Tratto da una storia vera

Una donna musulmana, di cui non diremo il nome per motivi di privasi. Era giusto entrata nel età per trovare marito, la sua famiglia era una famiglia non troppo benestante ma avevano i loro lussi, li favoriva anche il fiorente periodo che stava vivendo la città dove vivevano. La ragazza non era la classica ragazza indiana, aveva un carnato bianco, labbra rosse, occhi enormi e di colore nero, i suoi capelli erano neri e arrivavano a poco sotto la spalla. Essa era innamorata di un ragazzo molto più ricco di lei ma che viveva la sua vita senza pensare al denaro : "vive la sua vita come la portava il vento" . se la ragazza avesse visto la sua vita dal esterno la avrebbe descritta con un film seppiato. La sua vita era stata piena gioia per tutta la sua vita, in matrimonio si preparo con i dovuti tempi, preparato in gran parti dalle rispettivi madri mentre i due piccioncini si crogiolavano in abbracci e baci, senza ragione d'esserci.
Il matrimonio si fece, essa non ricorda nemmeno dei dettagli particolari. Ricorda solo la navata vista dalle sue spalle mentre lei è al altare con il suo uomo. Il ricordo è sfocato ma percepisce delle potenti vibrazione di un infinita felicita e vede tanto bianco, sulla navata, i fiori che sono appesi alle banche hai lati della navata, tutto ciò che ricorda di quel giorno fu la felicita e il bianco.
Poi un buco, come se fossero passati messi cosi poco importanti da non essere nemmeno rimasti impressi nella sua memoria. Il momento che ricorda dopo il matrimonio è una sera, nella sua nuova casa, c'èra suo marito, sua suocera e un'altra donna (che non ricorda chi fosse, forse una lontana parente) . La suocera era una persona aperta ed dava sempre l'impressione di nutrire una grande gioia. Essa le aveva portato in donno un enorme pezzo di cartono dove erano attaccati orecchini e collane e avevano deciso di provarsele a vicenda, cosi lei decise di prendere anche le sue. Poco qualche risata sfrenata, c'era già un gran groviglio di col

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   0 commenti     di: Beatrice


Tre giorni a Taizè

Ho conosciuto Frère Roger nel 1981. Avevamo progettato, mio marito ed io, un viaggio a Parigi, in macchina. Chiesi di passare da Taizé e fui accontentata. Ne avevo sentito parlare come di un luogo di grande spiritualità. Poiché era molto frequentato, soprattutto da giovani, bisognava prenotare l'ospitalità. C'erano due possibilità: un soggiorno di una settimana e uno di tre giorni. Scegliemmo i tre giorni per non forzare la resistenza dei nostri figli che allora avevano. uno 12 anni e l'altro 14. Spedimmo la prenotazione, ma, per un disguido postale, quando arrivammo non eravamo attesi. Nel giro di un quarto d'ora una gentilissima suora ci sistemò in una stanzetta di un edificio a 2 Km di distanza dalla Chiesa. Il territorio di Taizé è molto vasto e dappertutto si respira povertà, una povertà benedetta. basata sulla condivisione e sulla fedeltà al Vangelo. L'ordine, in un territorio così vasto e sempre gremito di presenze (fino a 5000), è affidato alla responsabilità degli ospiti. Tutto filava a meraviglia. I pasti venivano preparati da ospiti volontari e serviti su grandi banchi sotto gli alberi, dove gli ospiti facevano la coda per riempire di cibo piatti e ciotole dei loro vassoi. Certe volte si mangiava benissimo, altre malissimo, ma sempre con grande serenità, nella gioia della condivisione. La prima cena era pessima. Il mio figlio più piccolo propose di mangiare un po' di salsiccia che avevamo portato per pasti in economia. Mio marito, che non è un credente convinto, si mostrò all'altezza della situazione. "Francesco, - disse - le salsicce non le abbiamo portate per Taizé. O mangi quello che c'è o salti la cena". Francesco capì e mangiò. Fu ricompensato il giorno dopo: a pranzo c'erano buonissime salsicce ed un ottimo puré.
La Chiesa era un grande tendone da circo al quale erano stati aggiunti altri due. Sull'ingresso del tendone più grande una scritta invitava alla riconciliazione. Non ricordo tutta la scritta ma ricordo

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PDL e Cesca oggi 2 - lettera del figlio-

Qualche tempo fa, mio figlio mi ha mandato questa mail:

“Ciao Pà, approfitto che per tutto oggi siamo in città, io, Miriam, quella ragazza canadese della quale ti ho già parlato, il doc Emiliani, primario di chirurgia, l’addetto all’ambasciata francese che ci fa da tramite e i soliti “miliziani di scorta”. Siamo qui perché è arrivato, ieri l’altro un carico di medicinali da parte
di una organizzazione umanitaria, e bisogna “dividere” fra i vari ospedali da campo e quelli “ufficiali” cioè quelli governativi!

Ora, con l’aiuto influente di Jacques, l’addetto diplomatico, speriamo di raccogliere qualcosa in più delle solite briciole.

Sapessi come è avvilente, vederti morire fra le mani, un esserino di pochi chili e pochi anni di vita, ucciso da una banale influenza, perché non abbiamo antibiotici per tutti e allora….. allora bisogna dare delle priorità, ed io vedo i miei dottori, con la morte nel cuore, decidere a chi somministrare le poche medicine che abbiamo e chi invece….. deve essere abbandonato al suo destino.

Sai, i primi tempi mi incazzavo terribilmente, e bestemmiavo in ordine alfabetico, per non saltarne nemmeno uno! Poi mi sono ricordato di te, che mi dicevi che maledire qualcuno o qualcosa che non esiste è come dargli credito, è come ammettere che possa esistere!

Ti posso garantire che ho le quotidiane prove che NON ESISTE, NO NON ESISTE NESSUN ESSERE SUPERIORE, perché nessuno, nemmeno
il più abietto il più perfido il più depravato degli esseri, può rimanere impassibile spettatore ( o addirittura artefice ) di tale cattiveria!
Avevi ragione tu, come sempre, ma mi dispiace ammetterlo, avrei preferito poter essere testimone dell’esistenza di un dio che aiutasse i suoi “figli” quanto meno a MORIRE DIGNITOSAMENTE!!!!

Ho aperto un sacco di lettere in arrivo, e fra queste ne ho trovata una di Francesca, si, proprio la TUA piccola pulce Cesca, è da parecchio che ci scriviamo, io la info

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   6 commenti     di: luigi deluca


Somiglio a mio padre

Somiglio molto a mio padre,
Come lui ho capito fin da piccola che" il non esser nati "non sarebbe stata una gran perdita
Non che lui non se la sia goduta questa vita, fino a venti anni fa circa ha fatto di tutto per renderla colorata e briosa...
Ma il tempo che passa spegne l'entusiasmo, tutto diventa meno uniforme, i contorni si sfumano...
Mio padre perse la vista nel momento in cui avrebbe potuto godere una serena vecchiaia, il non poter più leggere fu per lui una condanna a morte
-Ma non disse niente, si abituò ad una fioca luce, e poi pian pianino al buio quasi completo-
In casa si muoveva come i gatti, secondo me lui era la reincarnazione di un micione Per quanto riguarda le vite, ne ha avute almeno sette
Ogni compleanno che arrivava mio padre ci diceva "guardate che questo é l'ultimo".. e a seguito ci faceva un comizio su come avremmo dovuto comportarci alla sua dipartita
Ci diceva che non voleva lacrime ma solo sorrisi, che avremmo dovuto fare una cena alla sua memoria, ma in allegria non in tristezza

Mio padre era un uomo semplice ma intelligente., aveva una discreta cultura generale, e gli piaceva ingenuamente sfoggiarla... Ma soprattutto ci voleva far capire il senso di questa vita.
Le lettura sulle religioni e di filosofia lo avevano portato ad essere quasi ateo.
Dico quasi, perché in fondo al tunnel quando ormai sei quasi arrivato speri di trovare una luce forte... E mio papà credo che negli ultimi anni della sua vita alla sua maniera abbia trovato un suo credo personale,
di dubbi, di speranza, di luce...
Da lui ho imparato a non aver paura, perché fino in fondo lui non ne ha avuta...
Mi diceva che la morte propria non esiste, non la vedi, e che fin quando sei vivo sei eterno...
Credo che come tutti gli esseri viventi lui abbia avuto difetti e pregi... Ma entra nel cuore la parte migliore che ci ha lasciato
Entra l'amore...
Con un sorriso papà ripeto quello che vuoi venga scritto sulla tua tomba:
" MAI BENE COME ORA ".

con a

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   0 commenti     di: karen tognini


Aisha 1 introduzione

Tonio, o Tonicchio, è un doppio compagno; sia negli anni dell’università, sia nelle notti passate insieme ad affiggere manifesti, o disegnare sui muri con le bombolette le nostre idee politiche, è sempre stato disponibile, altruista, amico.
La vita gli ha dato e gli ha tolto in egual misura; il suo sogno era di insegnare materie umanistiche in una scuola superiore, per aver modo di trasfondere alle nuove leve i suoi, i nostri ideali; e c’è riuscito; insegna nel Liceo XX di Firenze.
Motociclista incallito, sposata Lauretta, nostra compagna a Lettere, pretese e impose, il viaggio di nozze con la sua BMW bicilindrica, trasmissione a cardano, carenata space-lab, un vero ”mostro”.
Sul raccordo anulare di Genova, dopo neanche tre giorni di vita coniugale, furono coinvolti in un incidente che pur nella sua ”banalità” , causò tra l’altro, la frattura dell’anca sinistra di Tonio e la morte di Lauretta.
Gli ci sono voluti anni per riprendersi; col fisico ce l’ha fatta abbastanza bene, gli è rimasta una zoppia quasi impercettibile; con lo spirito temo che non vada bene ancora.
Sono passati più di 25 anni da quell’incidente, e Tonio non ha mai più voluto intrecciare una relazione ”seria” con una donna. La sua vita sentimentale non esiste più, è solo un veloce, rispettoso, bilaterale scambio di sesso; lui è molto corretto, avvisa subito le sue partner che non devono e non possono aspettarsi nulla da lui al di fuori del letto. A detta sua, funziona; ed è raro che resti ”solo” per molto tempo; ma quando gli ho chiesto perché non cercasse di “sistemarsi” mi ha risposto più o meno così:
-“Ho paura, ho paura che dedicando il mio amore ad una donna, questa, possa trasformarsi in una nuova Laura, e ne ho già uccisa una! ”-
Insegna lontano da Napoli, ma viene a trovarmi abbastanza spesso, un colpo di telefono, ci vediamo nella trattoria ”da Gigino” dove ormai sono di casa da una vita, e giù a chiacchi

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   5 commenti     di: luigi deluca



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