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Racconti su avvenimenti e festività

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Perchè Pulce

Mi sono accorto di aver definito le mie allieve, PULCI! E devo, come è d’obbligo darvene una spiegazione:
sono Pulci perché Saltano, saltano di gioia quando sono felici, saltano per la rabbia quando gli va giù dura la vita, saltano i pasti, nella stupida anoressica ricerca del “fisico”;
saltano le lezioni, credendosi furbe, saltano i preliminari con i galletti della scuola credendosi già
donne fatte!

Insomma le vedi saltellare da un canto all’altro sempre ipertese, ipertoniche, parlano a scatti,
scrivono sms sempre più corti e criptati, e talvolta mi mettono le k e i nn nei compiti in classe!

Ed io, io come il domatore di pulci dei circhi di beneandata memoria, cerco di tenerle a freno,
cerco di dialogare con loro mettendomi a loro livello, cerco di conoscere la loro musica, i loro
idoli sportivi e non, cerco, in buona sostanza di fare il mio dovere, essere a disposizione delle mie
piccole PULCI non solo per parlar loro di Leopardi o Foscolo, ma anche quando vogliono saperne di più sull’Eutanasia, sulla Guerra o sull’Infibulazione!

Ho litigato più che ferocemente con la Signora Preside, perché secondo lei vado oltre ed al di fuori del mio compito istituzionale; devo attenermi al programma d’istituto e PROSIT!

Ma io seguo il mio cuore, e lui, il piccolo muscolo ormai sclerotizzato dall’età e dalle molte coltellate ricevute, mi dice che ho ragione io, che è giusto che le Pulci abbiano uno straccio di confidente, un punto di riferimento quando si sentono in alto mare.

Le guardo, quando in gruppetti disomogenei, chiacchierano del più e del meno, le sigarette a stento
nascoste, il fumo sbuffato fuori velocemente e in modo ridicolo.
Le guardo, quando fanno il filo ai Bullibelli, durante la pausa, tutti ammassati al “bar” della scuola.
Le guardo, quando riflettono su cosa scrivere nel tema, senza dire troppe sciocchezze ed evitando l’uso di parole che poi io, potrei chiedergliene ragione.
E quando non saltan

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   8 commenti     di: luigi deluca


dedica ad un'opera

Il pensare e lo scrivere sono una sorta di osservazione ed attenzione fissa dell’accaduto,
è Dharana, ma anche Dhyana o contemplazione, entrambi uniti nell’agire con energia fisico-mentale in una rappresentazione estetico-creativa.

I duelli di parole si intrecciano nell’utilizzo di aspetti della ragione ed atti di evasione creativa.
Ecco l’affacciarsi di temi da approfondire e pensieri di analisi come la metacorrispondenza, che unitamente alla poesia affrontano, per comprendere l’amore, il dolore e il sentimento nel loro insieme.

I moti del sentimento e l’omeostasi, la perseveranza e la ponderatezza, l’equilibrio e il tendere sono spunti o punti di partenza per i sentieri del senso?
E nella ricerca di esso la psiche, con le sue risorse tecniche e creative, può aiutare a perseguire lo scopo?

Gli aspetti della ragione intervengono con una forza capace di lenire il dolore delle rilevazioni durante il cammino e la capacità di elevarsi, dapprima col sentimento e poi con serena osservazione contemplativa, subliminano i saggi e le poesie.

E gli sms? Così poco affini con l’arte di memoria dissipano la magia dell’attesa, del rito, ma si caricano di pathos, di strategia comunicativa rasente l’ermetismo. Sono report implacabili di stati d’animo, scampoli di sentimento sospesi in un limbo informatico, nell’intreccio di autostrade neurali artificiali. Catturano verità improvvise dallo scorrere degli accadimenti quotidiani ma si caricano di valenze non sempre sostenibili.

Il duello vi è. È tra il sentire e il potere. Tra Dhyana e Dharana.
È la lunga strada verso il Samadhi, assorbimento, identificazione con l’oggetto.



Il bel Danubio blu

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Il giusto di Binasco

Secondo quanto riporta il Mosaico, Bollettino della Comunità Ebraica di Milano: "La comunità di Milano risale all'Ottocento.
In città, infatti, capitale del ducato dei Visconti, prima, e degli Sforza poi, era sempre stato concesso agli ebrei di fermarsi al massimo tre giorni consecutivi per sbrigare i loro affari.
Per questa ragione essi risiedevano in località vicine, come Monza, Abbiategrasso, Melegnano, Lodi, Vigevano, Binasco, e andavano ogni giorno a Milano.
Questo pendolarismo fu possibile fino al 1597, anno in cui furono espulsi." Tale ospitalità confermata anche da una rapida "spigolatura" su internet digitando "Ebrei e Binasco trova poi degna segnalazione negli anni bui delle persecuzioni razziali e della "soluzione finale" nella storia e nelle vicende umane di Augusto Weiller, avvocato milanese, sfollato con la moglie, la figlia e il figlio in questo piccolo paese a metà strada tra Milano e Pavia.
Così, molti anni dopo, ne descrive il ricordo il figlio, ing. Guido nel libro autobiografico " La bufera. Una famiglia di ebrei milanesi con i partigiani dell'Ossola"-Edz. Giuntina:..." Nel tardo pomeriggio dell'8 settembre, aspettavo, a Binasco che papà, mamma e Silvana arrivassero da Milano"..." Milano era semidistrutta, le strade in cattive condizioni, molto gli "sfollati pendolari"..." Ero uscito dal nostro "monolocale con servizi ed angolo di cottura"..."Ad un certo punto sentii una voce lontana che gridava una frase, ripetendola più e più volte, che all'inizio non capivo. Poi le parole si fecero più chiare " La pace sia con voi! A ripeterla era un contadino, che avanzava, in piedi su un carro a pianale basso trainato da un cavallo al passo, tenendo in mano le redini e facendo gesti larghi con il braccio libero"..."Tre o quattro giorni dopo, non ricordo la data esatta, papà ascoltò alla radio, la piccola radio rimediata, sistemata sul comò, una trasmissione in tedesco. Non ho mai saputo se fosse la voce di Hitler o di uno dei suoi; a tra

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Tanti auguri

C'è un giorno nella vita, in cui incontri ciò che stavi cercando.
Da quel giorno, tutto non sarà più lo stesso.
Ad ogni tempo e ad ogni Natale che verrà, vicino o lontano che tu sia
il tuo cuore, sarà lì a cercare quel calore che da nessun altro vorrà ricevere.
Buon Natale a te e a tutto ciò che ami.



Il 25 Aprile

Penso che il 25 Aprile non debba essere una celebrazione rituale, ma memoria. Memoria di diritti violati come mai nella storia. Invano cerco nella storia passata violazione di diritti pari alla deportazione di ebrei, zingari, oppositori politici concentrati in campi di tutti gli orrori, gasati, ridotti a nero fumo per giorni, e giorni, e giorni, ad oscurare il cielo. Memoria di chi, ai carnefici, si oppose con una convinzione ed un coraggio tali da non fargli temere né le torture, atroci, né la morte. Ho letto alcune lettere di condannati a morte che salutano i loro cari con parole serene, prive di odio, colme d'amore per la libertà e la giustizia. Memoria delle speranze che si aprirono al mondo quando la dittatura nazifascista fu abbattuta. Nello scenario tragico del periodo che viviamo, il 25 Aprile, che molti cercano di relegare nell'oblio, deve invece balzare alla nostra memoria come monito, speranza, come sollecitazione di impegno civile e politico per riconquistare speranza, per progettare un futuro di pacificazione, di solidarietà, di gioiosa convivenza di uomini fratelli. In questo 25 Aprile vorrei fare memoria di quello che ho visto, sedicenne, nella mia Roma occupata dai tedeschi. L'8 settembre trovò una Roma già profondamente ferita dal bombardamento del! 9 Luglio che sconvolse una città che, per essere sede di un vescovo che era anche il Papa e per avere un patrimonio artistico millenario, era sicura di essere risparmiata da attacchi aerei. Città aperta. E invece l'attacco ci fu e stroncò più di 4000 vite non lasciando in pace nemmeno i morti del cimitero del Verano dove molte bare vennero dissotterrate e scoperchiate.
Quando l'8 settembre i tedeschi decisero l'occupazione di Roma ci fu un tentativo di resistenza breve ma significativo. Vi morì un ragazzino mio coetaneo e mio coinquilino, insieme ad un gruppo eterogeneo di ragazzi, adulti e vecchi. Furono colpiti carri armati tedeschi che rimasero per qualche tempo sulla desolata via Ostiense

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E io dormo con la coscienza tranquilla?

Non a tutti è concesso di dormire con la coscienza tranquilla e forse meno che mai a me.
Eh! si perché contrariamente a quanti credono, a dormire è proprio lei: la coscienza!
Ed ecco espormi alla gogna, raccontando pubblicamente i miei misfatti.
Durante un pubblico concorso ho contattato un'autrice chiedendole un sostegno.
E lei per amicizia lo ha dato.
Poi, ho provato a darmi un voto, assegnandomi il massimo del punteggio.
E pufh! Magicamente è comparso!
Poi ho letto e commentato tutte le schede in concorso.
Casualmente, incontro un conoscente che non sentivo da circa un anno (appena!) il quale ascoltando le mie perplessità sul primo punto, mi guarda con un sorriso tra il paterno ed il commiserevole e mi dice: "Figliolo, contattare un'amica per chiedergli una cortesia, non è peccato, purché tu ricambi il favore ricevuto. Non devi imporre il favore, lo devi solo chiedere. Poi sarà la tua amica, nel pieno della sua liberà a scegliere se fartelo, o non fartelo."
Guardai ammirato Mastro Ciliegia che come nella favola di Pinocchio aveva il naso rosso come una ciliegia, ma era talmente saggio che talvolta si nutriva delle sue parole.
Poi aggiunse: "Segui me. Io ho eseguito all'infinito l'invito che tu hai fatto verso amici e non amici (ma questo è un dettaglio!) ottenendo 27 premi, oltre al premio dello scorso anno. Vedi a me non interessa vincere, a me interessa ottenere la visibilità che altrimenti non otterrei."
Incuriosito dal suo punto di vista, chiesi a Mastro Ciliegia cosa pensasse del fatto che avessi commentato tutte le schede in concorso.
Mastro Ciliegia allargò le braccia, respirò profondamente poi emise la sentenza: "Vedi secondo me hai perso il tuo tempo. Ma ciascuno del proprio tempo fa ciò che vuole. Secondo me quelli della Santa Inquisizione stavolta ci sono andati sul pesante. Ma chi si credono di essere? Loro e le loro sante regole! Vogliono cambiare il mondo? Qui ci vuole la gente come me che sa quello che vuole e non ha ri

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   20 commenti     di: Fabio Mancini



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