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Racconti su avvenimenti e festività

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ADDIO?

Quanto profondo é il tuo amore?
Devo veramente impararlo,
perché viviamo in un mondo di pazzi
che ci deprimono;
quando loro dovrebbero lasciarci stare,
noi apparteniamo a te e me
(r g)

Sto piangendo, quindi ho un attimo di difficoltà nello scrivere.
ADDIO? Significherebbe dimenticarti? Bruciare il tempo dedicato a te, prima allieva e
poi, si, anche qualcosa di più nel mio cuore?

Non sei la sola a fare “CAZZATE” piccolapulceCesca.
“TU QUOQUE FILI MI” mi direbbe l’Augusto, “SI DOMINE!” Sarebbe la mia risposta,
anche io ho fatto la “CAZZATA” mi sono innamorato di una delle mie Pulci, la più piccola,
la più tenera, la più triste, la più dolce, la più bella, la più TUTTO!!!!

Ho tradito almeno cento giuramenti di coerenza ed onestà e professionalità e civiltà ! Almeno cento volte mi sono imposto di non pensarti così e centouno volte mi sono tradito!
E cosa mi costi scriverti queste righe…. ma forse hai provato lo stesso dolore nello scrivermi le tue!
Allora c’è comunione di esperienze dolorose fra le nostre vite, c’è comunione di tormento,
di passione e di CORAGGIO, si Cesca, il tuo coraggio sarà anche il mio!

Va’, parti; allontanati dal dubbio, dal dolore, dall’incertezza dei sensi e della mente!
Va’, trova la ragione della tua vita, che sia valida ragione, che sia onesta ragione!
Va’, esprimi nell’arte che è in te, le tue passioni, le tue voglie, i tuoi sogni!

Ma, ma non dimenticare MAI, il tuo passato, l’orma dei tuoi passi sia eterna come i passi
del primo uomo sulla luna, ricorda di ricordare, ricorda di onorare col pensiero tutto quello che ti ha preceduto, compreso me, magari, se io sono servito, in un modo o nell’altro a farti trovare il CORAGGIO che anelavi!

Voglio ricantarti una poesia che per te ho composto :

Amarti perché sei bella, sarebbe banale,
amarti perché sei gentile e tenera
sarebbe già più naturale.

Amarti per quel modo che hai di camminare?
O p

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   8 commenti     di: luigi deluca


Tanti auguri

C'è un giorno nella vita, in cui incontri ciò che stavi cercando.
Da quel giorno, tutto non sarà più lo stesso.
Ad ogni tempo e ad ogni Natale che verrà, vicino o lontano che tu sia
il tuo cuore, sarà lì a cercare quel calore che da nessun altro vorrà ricevere.
Buon Natale a te e a tutto ciò che ami.



Viale Edison

“Lo sapevi che la vetta occidentale del Kilimangiaro è chiamata Casa di Dio?” Mauro aveva l’aria di uno che sta confessando una rivelazione. Roberto cercò di essere contenuto: “Ah, bene…”
ma quello insistette: “Eh, sì, tu pensa che sono 5895 metri, la montagna più alta d’Africa, no?”
Mauro era mezzo infossato in una poltrona sommersa dalla polvere, annaspava tra libri e annuari cenciosi con l’aria dello studioso, del bibliofilo; annusava quasi le pagine, le soppesava, se le passava tra le mani candide e adipose con cura chirurgica, stucchevole, di sicuro affettata. Quando trovava qualcosa a suo dire interessante strizzava gli occhietti da dietro le spesse lenti, poi, con un ché di compiaciuto si rivolgeva verso Roberto battendo l’indice sulla carta. “Tu pensa che erano i Maori a chiamare il Kilimangiaro Casa di Dio… chissà come si diceva nella loro lingua…”
“Ngàje Ngài.” Fece Roberto mentre stava tentando di riporre un pesante scatolone sulla mensola più alta dello scaffale. Mauro non la prese bene, si tolse gli occhiali, come per eliminare qualsiasi filtro tra sé e il mondo, poi staccò la schiena dalla poltrona di pelle, lasciando una oleosa ombra di sudore sullo schienale: “E tu come lo sai?” Il tono era quasi di sfida. “Ho letto Hemingway, Le nevi del Kilimangiaro, mi pare fosse questo il titolo.” “Ma che bravo… Ah Hemingway… già, già…” Mauro era abbastanza infastidito, non cercava nemmeno di dissimulare quel suo atteggiamento indisponente e volgare. Ma con tutta evidenza faceva parte del suo carattere. Roberto non lo sopportava, ma aveva bisogno di lui, gli serviva la sua biblioteca, o meglio, la biblioteca del padre di Mauro, un archivio veramente fornito, parecchie prime edizioni pressoché introvabili. Valeva la pena?
Il clima di ottobre stava rapidamente precipitando verso un freddo plumbeo, annoiato, senza speranza. Roberto lo sapeva benissimo. Sapeva che presto o tardi sarebbe ritornato

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Fuoco di Vesta

L'uomo era alto e così magro che sembrava sempre di profilo. La sua pelle era scura, le ossa sporgenti e gli occhi ardevano di un fuoco perpetuo.
Voleva imbarcarsi a tutti i costi prima che finisse la guerra - perché sarebbe finita - ma gli avevano sempre detto di no per quella sua magrezza atavica e il colorito "ascaro".
Il padre ufficiale del Regio Esercito e il nonno ex carabiniere: possibile che lui non riuscisse neanche a imbarcarsi come marinaio?

Ora lo volevano accontentare per placare il suo patrio ardore sapendo che sarebbe stato per poco, visto l'evolversi degli eventi bellici.
Lo arruolarono.

Salpò il nove settembre del quarantatrè sulla corazzata "Roma".



Centodieci di guerra



Era solo un sogno

Il tragitto da Nettuno ad Ardea non fu poi così lungo.
Sul cotral feci amicizia con molti ragazzi provenienti da scuole e zone diverse dalla mia. Avevano tutti la tua età all' incirca.
Uno poi ti somigliava moltissimo. I lineamente del viso era simili ai tuoi.
Biondo con due occhi azzurri come l'oceano, alto, slanciato con una pronuncia francese da far perdere il fiato.
-"Je suis Robertique." Si presentò.
Rossa in volto, timida e vergognosa, gli strinsi la mano che mi pose.
La mia pronuncia non era di certo perfetta come la sua.
-"Je suis Sara!" Gli dissi.
Mi guardò quasi schifato. Forse avevo sbagliato termine?!?!
Quando mi iniziò a parlare non riuscii a stargli molto dietro nel discorso. Mi sarebbe servito veramente un vocabolario in quel momento. Lo guardavo perplesso come se fosse un alieno, mai visto e sentito in vita mia.
Si girò e si mise a ridere.
-"Ma sai fare qualche altra cosa oltre a quella di annuire ai discorsi insensati che ti fanno gli sconosciuti?" Mi chiese.
Non potevo crederci. Mi stavo vergognando da morire.
-"Allora parli anche italiano?! Non me lo potevi dire prima?"
-"Si avrei potuto ma mi stavo divertendo troppo a vedere la tua faccia." Esclamò.
Il suo sorriso era splendido da rimanere incantati.
-"Bhè certo, tanto la figura di cacca l'ho fatta io mica tu." Dissi.
Scoppiammo a ridere insieme quasi telepaticamente.
Era prorpio bello quasi quanto te. Vi somigliavate molto, sia nel modo di parlare che di porsi.
Mancavano solo 10 minuti e sarei poi arrivata a casa.
Là, alla nostra fermata, quella in cui ci conoscemmo, salisti tu.
Mi vedesti ridere e scherzare con Robertique. Mi guardasti e a voce bassa mi salutasti, dirigendoti poi verso l'inizio del pullman.
-"È il tuo ex vero?" Mi chiese Rob.
-"Come scusa?" Gli risposi.
-"Lo vedo dal modo in cui vi osservate. Lo stesso modo in cui io guardavo lei, la mia lei."
-"È da poco che ci siamo lasciati, è ancora una storia fresca.

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   3 commenti     di: Sara Turco


Uno strano caso

La vita è strana. Troppo strana. Settembre per certi versi è un mese meraviglioso. Un mese che ci concede lunghe passeggiate e un clima dolce e temperato. In una di queste serene passeggiate mi capitò tra i piedi una medaglia d'ottone leggermente ricurva, ovaloide, anzi credo fosse in rame perchè di colore tendente al rossastro.
Raffigurava un santuario, il santuario di Pietralba. Strano rinvenire una placca raffigurante un santuario dell'Alto Adige nel centro della Sicilia.

Due giorni dopo dal ritrovamento, sempre in una delle mie meravigliose passeggiate settembrine, in un luogo completamente diverso scorsi tra il fogliame un bagliore dorato, un piccolo riflesso. Una piccola, piccolissima medaglia d'oro raffigurante da un lato il cupolone di San Pietro, dall'altro l'effigie di Giovanni Paolo Primo.

Il giorno dopo, leggendo qualche notizia online sul santuario di Pietralba, rimasi esterrefatto nel vedere che papa Luciani da bambino partiva in pellegrinaggio con la famiglia per Pietralba. Di sua consuetudine vi trascorreva le vacanze estive, quando era ancora un cardinale. Prenotò l'ultima volta nell'agosto 78, ma non potè andare perchè il 26 dello stesso mese sarebbe stato eletto il duecentosessantatreesimo successore di Pietro. Purtroppo il Papa di settembre, eletto il 26 agosto 1978 e insediato il 3 settembre, non ebbe vita lunga. Il suo pontificato durò solo qualche settimana.

Andando a spulciare sul suo breve pontificato, lessi che la sua morte misteriosa lasciò un interrogativo grande quanto il Vaticano. Non mi soffermerò su tutta la fosca vicenda, ma sulla strana coincidenza che mi ritrovo tra le mani. Nel mese di settembre, mi ritrovo tra le mani due medaglie rinvenute per caso, raffiguranti due elementi stettamente collegati. La vita è strana, non trovate?

   1 commenti     di: vincent corbo


In memoria di Vincenzo Capitanucci

Vincenzo Capitanucci che per lunghi anni ha collaborato e amato questo sito e sofferto per le sue non poche traversie, ci ha lasciato la notte scorsa dopo una breve malattia. Conoscevo Vincenzo da tempo anche se non ci siamo mai incontrati personalmente. Le pagine di questo sito ci hanno visto co-protagonisti di molti scambi condivisi con tanti amici. La passione per la poesia, a volte improvvisata, a volte di strada, ma mai stanca e povera di riferimenti ha contribuito a farci crescere. Personalmente ho legato questa mia passione al mondo delle arti terapie di cui professionalmente mi sono occupato e ho trovato in Vincenzo e in tanti amici di Poesie e Racconti serietà, competenza e tante altre qualità che ben presto hanno vinto i miei pregiudizi letterari. Mi piace ricordarlo e ricordarvelo con l'ultimo haiku che ha scritto su questo sito pochi mesi fa:

L'ultima luce
servita in un sol calice
rosso corallo


Riposa in pace Vincenzo, che tu possa continuare a poetare per noi dove sei ora.




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