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Racconti su avvenimenti e festività

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La pompa non è per tutti

Io e la mia francesina stiamo attraversando un momento difficile. Davanti a noi un futuro incerto, dopo dieci anni forse ci separiamo, io sogno una più giovane, a lei l'aspetta uno più vecchio. La mia francescina va a metano, però ogni due mesi metto dentro benzina. Faccio tipo 10€ di metano a settimana e 20€ di benzina ogni due mesi. A momenti spendo più di benzina che di metano, ma vado a metano. È che la accendo a benzina, e poi passo a metano. Voi direte "accendila direttamente a metano", no, non si può, non vi sto a spiegare il motivo perché non lo so manco io, ma il tipo dell'impianto a metano mi ha detto "mai, mai, partire a metano, non lo devi fare". Mi aveva ricordato il tono del prete che quando ero piccolo mi diceva: "Non si toccano i culi delle ragazzine, non lo devi fare".
Adesso che sono cresciuto mi viene da pensare che quello era un divieto che avevano imposto a lui, ma lui visto che è un predicatore lo ha diffuso anche a noi ragazzini, ma secondo me, a pensarci adesso, era lui quello che non doveva toccare i culi alle bambine, mica noi. Che poi mettere in testa 'ste cose a delle anime candide io mica lo so. Ogni volta ci diceva "bambini, non vi toccate", e io non capivo cosa ci fosse di divertente nel toccarsi, però, da come ce lo diceva, sembrava una cosa che piaceva a tutti e che dava enormi soddisfazioni, e allora la voglia di provare ti viene. Sappilo, è colpa tua.
Comunque all'epoca ero un chierichetto modello, mi facevano fare le letture, una volta ne feci pure una a Natale che non toccava a me. Il bambino designato aveva dato forfait e io sono salito così, all'ultimo, senza preparazione e timoroso del giudizio delle pecorelle. Ero così modello che io il culo alle ragazzine non glielo toccavo mai.

Bene, adesso sapete perché non accendo la macchina a metano e perché non lo dovreste fare neanche voi. Ad ogni modo arrivo al rifornimento, c'è un'auto sulla colonnina del diesel. Ricordo solo che era bianca e che faceva diese

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   7 commenti     di: Moment


Sacco e Vanzetti

Penso che sia giusto ricordare queste due vittime della giustizia americana. Quando furono giustiziati io avevo poco più di un mese. Lo dico perché, appena nata, sia pure inconsapevolmente, ho vissuto un evento tragico. I miei genitori e i miei nonni li ho sentiti parlare spesso con indignazione di questa tragedia. Da allora di tragedie ne ho viste parecchie, ma ho visto anche gesti di grande nobiltà ed ho conosciuto, direttamente o per averne letto, persone di grande coraggio, sensibilità e disponibilità. Sono loro che alimentano la mia speranza in un mondo migliore.

Nota: 23 agosto 2005



La libertà dell'anima (Kant) e il martire del pensiero (Giordano Bruno) - 1a parte

Un buon medico per curare i suoi pazienti deve concepire l'anima (coscienza dell'amore nella mente o pensier dell'amor nel subconscio) perché l'uomo è un mirabile impasto di spirito e materia, passando così dalla medicina alla filosofia e viceversa come suggeriva un certo Aristotele, la mente eccelsa per antonomasia.
E Ippocrate, il medico per antonomasia, prendendo spunto dai quattro elementi (aria, acqua, fuoco, terra) primordiali (l'arché), definì quattro umori organici (sangue, linfa o flegma, bile gialla e bile nera) dalla cui mescola derivava la buona salute con relativi temperamenti a seconda della predominanza dell'uno sull'altro:

-temperamento sanguigno/focoso (aria, elemento caldo dal cuore)
-temperamento flemmatico/riflessivo (acqua, elemento freddo dal cervello)
-temperamento collerico/iroso (fuoco, elemento secco prodotto dal fegato)
-temperamento melanconico/ansioso (terra, elemento umido prodotto dalla terra)

Galeno, invece, il medico più versatile dell'umanità (filosofo, scienziato e letterato), sempre in tema di anima fece ricorso agli spiriti e così, sul modello platonico della biga alata, diede addirittura localizzazione somatica alla tripartizione dell'anima. Si partiva così dallo spirito naturale (il sangue, prodotto dal fegato) che passando per il cuore riceveva lo pneuma (aria, spirito o alito) per diventare spirito vitale. Indi, sempre più raffinandosi, attraverso le carotidi giungeva al cervello e diventava, infine, spirito animale per animare il corpo attraverso i nervi ritenuti cavi.
Per quanto mi riguarda, per risollevarmi l'umore depresso e tenere a bada gli spiriti maligni, io sono passato dalla cellula EPATICA, centrale metabolica della vita alimentata dalla porta, alla cellula NERVOSA, corroborata dai neurotrasmettitori pervenendo, infine, alla cellula SPIRITUALE (altro che spirito animale!), illuminata dall'amore, passando così di porta in porta (non quelle di Vespa!):

-L'intestino è la porta del fe

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Antica-mente1

Guido era giunto all'improvviso, sorridente e Chiara, sua madre, gli era andata incontro, come faceva, del resto, con chiunque si fermasse in quella casa coperta da un boschetto di eucalipti e da un alto muro di tamerici. Chiara aveva trasformato quell casa in un albergo, con poche persone fedeli che l'aiutavano e la circondavano di affetto. Era serena, bella, unica erede di quella proprietà lasciatale dai genitori e dai nonni, vissuti in quel luogo, serenamente. Non le mancava null, forse neppure l'amore, finchè il gattino nero, che Guido stringeva teneramente tra le mani, non passò nelle sue. Uno sguardo tenero, i suoi occhi gialli, il suo miagolio indifeso ed aggressivo le fecero capire che, quelle mani grandi e tenere, le appartenevano...

   4 commenti     di: soffice neve


In fuga

Roberta bevve avidamente una lunga sorsata d'acqua direttamente dalla bottiglia. Seduta sul bordo del letto sembrava indecisa sul da farsi. I piedi scalzi sul pavimento le procuravano una piacevole sensazione. Si ritrovò a fissare la sua immagine riflessa nello specchio che un po' beffardamente sembrava voler mettere in risalto qualche chilo di troppo.
Specchio, specchio delle... niente brame, lei non si era mai creata problemi e non aveva nessuna intenzione di cominciare adesso. Tra pochi giorni avrebbe compiuto quarant'anni ma non era cambiata granché, almeno non fisicamente. Si sentiva bene, piena di energia, aveva imparato a vivere senza pensare al futuro, non era stato facile ma era riuscita a vincere l'angoscia anche se ogni tanto riemergeva qualche pensiero negativo. Girò appena la testa per controllare che Mario dormisse ancora. Non riusciva ancora a credere di averlo incontrato, soprattutto di averlo seguito. Erano trascorsi dieci anni, un'eternità. Il tempo segue percorsi particolari quando lo passi a fuggire, a nasconderti. Ricordava ancora il primo sguardo, lui ammanettato in mezzo a due carabinieri, lei cronista alle prime armi. Un'espressione quasi sorpresa. I loro occhi si incrociarono, un sorriso appena accennato. L'intervista in carcere che le aveva permesso di scalare qualche posizione nella gerarchia del giornale. Aveva cercato di ottenere un permesso per rivederlo ma non se ne fece nulla. Gli fece avere il primo libro che riuscì a pubblicare. Per dedica una sola parola: grazie.

Risparmiati i commenti so benissimo che quel grazie é un'assurdità.

Una sera squillò il telefono. "Mi hanno rilasciato. Vorrei incontrarti"

Accettò senza pensarci, nessuna esitazione, nessuna paura. Il primo incontro in un bar del centro, una notte trascorsa tra silenzi, imbarazzi e sguardi che valevano più delle parole. Non ricordava di aver mai camminato tanto in vita sua. Non era la prima volta che viveva la città di notte ma questa volta le mostra

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   3 commenti     di: Ivan Bui


Turista per caso

Il caso che mi ha reso turista per molti anni è la scuola. Prima di entrare nel favoloso (sembrava una favola interminabile ) di stato d'insegnante di ruolo, ho girato come una randagia per un bel pezzo d'Italia. La cosa non mi dispiaceva perché i viaggi sono una delle mie passioni. Ma come erano faticosi! Quando insegnavo a Latina, una sessantina di chilometri da Roma dove abitavo, mi alzavo alle 5, andavo alla stazione con la mia 500 e prendevo il treno delle 7. Dalla stazione di Latina al centro ci sono 8 chilometri e bisognava prendere la corriera. Poi occorrevano 10 minuti a piedi per raggiungere gli edifici scolastici. Un anno istituirono i doppi turni nei due Istituti dove insegnavo con un incarico triennale. Fui così fortunata da accaparrarmeli tutti e due. Risultato: sveglia alle 5 e ritorno a casa alle 20.
Il caso, sempre la scuola, mi ha permesso anche viaggi non faticosi e bellissimi. Come commissaria per gli esami di maturità e come frequentatrice di corsi di aggiornamento, ho visto una buona parte dell' Italia meridionale: Taranto, Bari, Bitonto, Trani, Brindisi, i Sassi di Matera... e Alberobello. Ve la immaginate una merenda in un freschissimo, bianco trullo, adagiato su un tappeto di terra rossa e circondato da ulivi secolari?
Prima di approdare a Latina, avevo insegnato due anni all'Aquila. Naturalmente non era possibile fare la pendolare. Andai ad abitare presso un'affittacamere che mi preparava anche i pasti. Dovevo fare una lotta continua per evitare di morire di esplosione gastrica. Mi riempiva i piatti. Io mi sforzavo di mangiare tutto per non offenderla ma lei interpretava il piatto vuoto come una richiesta di un bis e lo riempiva di nuovo. Dormivo in una stanzetta senza riscaldamento. La mattina i vetri della finestra erano ricoperti, all'interno, da una sottile lastra di ghiaccio. Insomma, dormivo in un frigorifero. Forse le mie ossa cominciarono a ribellarsi allora. Non so ora, ma a quei tempi L' Aquila era una città molto provin

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La "mia" guerra

In tempo di guerra, la seconda guerra mondiale, la casa
di mia zia era sovraffollata di ospiti eterogenei. C'erano molti
bambini, figli di fratelli della zia Adele, che erano lì unicamente per mangiare. Tutto era tesserato e tutto era estrememente scarso. Ma il marito della zia era gendarme pontificio e quindi poteva rifornirsi all'Annona del Vaticano
che aveva di tutto, perfino il pane bianco. Anche lì, tuttavia, c'erano dei limiti negli acquisti e mio zio Eustachio, il gendarme, raccontava che una volta Alcide De Gasperi,
cliente dell'Annona, prese tre filoni di pane. Il commesso
gli fece osservare che non se ne potevano prendere più di due al giorno. De Gasperi, che evidentemente non conosceva
la regola, restituì il terzo filone chiedendo mille scuse. Poi nella casa della zia, che si trovava a Porta Cavalleggeri, vicina
a S. Pietro, c'eravamo noi, mio padre, mia madre ed io.
La nostra casa era stata offerta da mio padre ad un collega che, nel bombardmento di S. Lorenzo, aveva perso la sua.
E infine c'era un giovane nipote di zio Eustachio, un ufficiale
che l'8 settembre aveva lasciato l'esercito e si era unito ad una brigata di partigiani insieme con il fratello più giovane.
Questo rendeva la casa un luogo pericoloso: spesso venivano
compagni del giovane ufficiale e tutti si chiudevano in una stanza dove rimanevano a lungo per progettare i loro piani.
Io, allora, avevo quindici anni e chissà che cosa avrei dato
per unirmi al gruppo di "cospiratori". Non lo chiesi mai. Sapevo che la risposta sarebbe stata negativa.
Eppure in quella comunità così eterogenea si era creato
un legame e, insieme, vivemmo momenti anche divertenti.
Una sera eravamo raccolti tutti, tranne l'ufficiale, attorno ad
un tavolo, a lume di candela a causa dell'oscuramento
imposto dai tedeschi che occupavano Roma. Lo zio Eustachio
raccontava storielle e barzellette. Ne stava raccontando una piuttosto macabra: un riccone, avendo perso una gamba si
era fatta costruire u

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