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Racconti d'avventura

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Il gatto (da :Vacanze in tenda)

È successo un fatto nuovo nel campeggio, un fatto che ha creato tanta ilarità e su cui ognuno ha ironizzato pesantemente per giorni. In vacanza con il nostro gruppo veniva anche zio Bantoni, un uomo corpulento, molto alto, obeso e con un grosso pancione cascante. Pesava sicuramente più di 120kg. Mangiava come un disperato, perciò nessuno lo invitava a pranzo. Naturalmente con lui vi era anche la moglie, signora Bonaria, e cinque dei suoi figli. Quest' ultimi si erano portati appresso un gattino di circa un mese di vita, perché il poverino non sarebbe stato in grado di procacciarsi il cibo da solo, come facevano gli altri gatti che scappavano dal cortile e s'intrufolavano dentro le case. Zio Bantoni era un uomo molto simpatico ed aveva l'abitudine di dormire nel capanno in riva al mare subito dopo pranzo e lì, dopo pochi secondi, su un asciugamano e con un cuscinetto sotto il capo, cadeva in deliquio e non s'accorgeva più di nulla; il sonno era rumoroso con quel russare ritmico scandito dai toni alti e bassi. Il gatto lo seguiva come un'ombra, gli si accovacciava vicino e finivano col ronfare insieme. Si sapeva che l'uomo, data la mole, non riusciva a trovare abiti confezionati, né pantaloncini che corrispondessero alla sua taglia. La moglie, infatti, s'era improvvisata sarta e gli aveva cucito due teli che s'ancoravano sulla pancia, ma rimanevano larghissimi sulle cosce. Considerando che si campeggiava al mare, questi pantaloncini venivano usati anche come costume da bagno e per questo egli non s'infilava neppure le mutande. Un giorno, durante il pisolino pomeridiano, assunse un atteggiamento scorretto delle gambe e dal pertugio di quei pantaloncini s'affacciò impertinente uno dei così detti attributi : uno scroto. Il prezioso pezzo anatomico fuoriusciva completamente e liberamente trascinandosi appresso tutto il suo contenuto. Il gatto che era ancora sveglio, accortosi di questo ammasso tondeggiante, intraprese una dura lotta di spostamento credendolo u

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   4 commenti     di: antonina


Viaggio per la Karamoja

L'Uganda è chiamata la perla d'Africa.
Si trova proprio al centro dell'Africa, bagnata a sud, come se fosse un mare, dal lago Vittoria, il più vasto lago d'Africa e la vera sorgente del fiume Nilo.
Questa verde e fertile terra fu conosciuta ed esplorata dagli europei ben dopo la metà dell’800 ed ha rappresentato per tanti secoli quel mitico e ignoto territorio, sogno di tutti gli esploratori, dal tempo dei Romani, dove cercare le famose sorgenti del Nilo.
Tanti furono gli esploratori, nei secoli, che si avventurarono lungo le acque del Nilo sperando di raggiungere le sorgenti, ma vi trovarono solo la morte e in luoghi ancora molto lontani dalla meta.
La scoperta delle sorgenti del Nilo si deve agli esploratori inglesi che le cercarono partendo da sud, vale a dire dalla Tanzania, invece che da nord, cioè risalendo il Nilo, come avevano fatto tutti i loro predecessori. Per primi questi esploratori, in canoa, attraversarono, con molte difficoltà, il grande lago ed incontrarono la popolazione Baganda da cui il nome, in seguito, dello stato dell’Uganda.
L'Uganda è stata così isolata, per secoli, che quegli esploratori inglesi furono i primi uomini bianchi mai incontrati prima dalle popolazioni locali.
Scoperta la via d'accesso a questo verdissimo angolo ancora nascosto nel mondo, gli inglesi ne fecero presto, approfittando della buona accoglienza dei Baganda, un Protettorato, e già alla fine dell’800 fu costruita la lunghissima linea ferroviaria che dal Kenya arriva fino a Kampala, sede antica del re Baganda, che da villaggio divenne città ed infine capitale dell’Uganda.
L'aspetto dell’Uganda, per chi arriva in aereo, è davvero rigoglioso e le isole del lago Vittoria vicino alla costa, la rendono molto simile ad un paesaggio esotico caraibico.
Ogni volta che arrivavo all'aeroporto di Entebbe, a 30 chilometri dalla capitale, rimanevo colpito dai colori, così vivi che proprio m’incantavano, come pure dalle

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   0 commenti     di: Antonio Sattin


I fissatori del dottor Castaman

Davanti al reparto maschile era arrivata un'ambulanza e gli infermieri stavano scaricando un ferito adagiandolo con delicatezza su una barella. Il mantello di questo giovane era zeppo di sangue.
Lo seguii dentro all'ambulatorio e, cercando i guanti sterili, iniziai subito a domandare cosa fosse accaduto.
Sampson, l'infermiere Karimojong, traduceva e mi riferì che il giovane, mentre camminava per i campi, improvvisamente aveva sentito uno sparo e, subito, aveva provato un forte dolore al braccio sinistro e visto tanto sangue.
Questo era il classico racconto di tutti i guerrieri Karimojong che arrivavano feriti all'Ospedale.
Non dicevano assolutamente altro e poi…. non eravamo certo noi a dover indagare sulle numerose sparatorie che avvenivano in Karamoja.
Ogni volta, però, m’innervosivo a questa risposta banale, quasi avessi domandato se era scapolo o sposato; certamente non avevo chiesto la data di nascita che avrebbe richiesto un tempo di risposta più lungo perché si sarebbe dovuto risalire ai fatti importanti, avvenuti nell’anno presumibile della nascita, come una grande battaglia, un raccolto eccezionale, la grande siccità, il nuovo presidente in Uganda e non sarebbe certo stato facile.
Era disteso sulla barella, sofferente, impaurito, quando cominciai ad esplorare la brutta ferita al braccio. Non sanguinava più, ma il braccio, proprio sotto la spalla, era spappolato; l'arto era immobile, tenuto fermo dall'altra mano.
Gli chiesi di provare a muovere le dita della mano, ma fu inutile: il braccio e la mano erano freddi, come morti. Non mi restava che portarlo in sala operatoria per amputarlo, come avevo già fatto tante volte in casi simili.
Le ferite da guerra erano la prima causa di ammissione nel reparto maschile, ed ero abituato ad estrarre proiettili o frammenti di granata ed esplorare i loro tragitti all'interno del corpo per capire i danni anatomici procurati.
Il guerriero era accompagnato dal padre ed alc

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   0 commenti     di: Antonio Sattin


la bici di Tom

Era il classico tipo che si fa notare. Non troppo alto, capelli lunghi fino alle spalle castani, occhi sgranati con pupille a spillo. Vestiva quasi sempre con indumenti di jeans. Giubbotto e pantaloni. Si, era un tipo strano. Ormai aveva passato i trenta, ed era un reduce della sua generazione, della sua compagnia.
Erano rimasti in due. Lui e un'altro. Questo pero' era più conciato. Continuava a fare avanti ed indietro dal carcere. Aveva il sangue sporco. Era malato di aids. Anni di vagabondaggio e di interscambi sociali-tossici gli avevano fottuto la vita. Tom almeno si era salvato dalla malattia. Lui era pulito.
Non faceva un cazzo tutto il giorno, o almeno cosi' pareva. Non lavorava, non aveva una sua casa, non aveva un'auto. In fondo non aveva niente. Alla fine non aveva ne' l'affetto di amici, visto che tutti quelli che gli orbitavano attorno erano dei luridi bastardi, ne' aveva una ragazza, visto che era stato lasciato un' anno prima a causa della sua dipendenza. La mattina si svegliava sempre grazie a sua madre. Tom viveva con lei. Usava sempre la sua bicicletta per spostarsi. Usciva di casa e gia' a mezzogiorno era ubriaco. Tom beveva solo e sempre vino in cartone. S'ingollava litri e litri di purolento vino bianco in cartone tutti i giorni.
Molto probabilmente era anche alcolizzato oltre che eroinomane. Tom aveva una fama in paese, la fama del drogato perso, del perditempo, del fallito, del poverino. Era quello che rimaneva di un periodo grigio della gioventu' del paese. Una volta, la gran parte dei ragazzi si facevano le spade. Su cento ragazzi sicuramente settanta si peravano.
La roba veniva consumata in ogni luogo, in qualsiasi momento, in qualsiasi situazione. Di solito la gente si faceva in stazione. La stazione. Gente che va, gente che viene.
Beh, il più di loro ha preso un treno diretto per l'inferno. La stazione era cosi' trafficata di bucomani, che il capostazione la sciava una bottiglia tagliata di plastica, con scritto:-"LE SIRINGHE QUI!"-

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   2 commenti     di: aleks nightmare


La terra di Nuzgad - Il conte Krames

Anno Hundar 2784
Il villaggio del conte Krames prosperava sotto il suo stendardo.
Le truppe erano ben pagate e il loro morale era alle stelle.
I villani erano compiaciuti dalla bontà e dalle leggi scritte dal conte.
Nessuno pativa la fame, nessuno era povero.
Ma i banditi era sono in agguato in quelle fitte foreste, gli attacchi diventavano
sempre più frequente e i commercianti aveva chiesto al conte di fare qualcosa.
Il conte risposte subito alle loro suppliche, mandando qualche drappello di uomini
a sorvegliare le strade che portavano al villaggio.
In breve tempo i soldati crearono dei posti di pattugliamento lungo le strade
con ronde di soldati di 8/10 uomini.
I banditi non erano armati come i soldati del conte, per lo più preferivano l'arco
invece della spada, preferivano attaccare dalla distanza più tosto che usare attacchi ravvicinati.
Finchè i banditi decisero di fermare gli attacchi in quella zona, i commercianti così in poco tempo ritornarono a vendere i loro prodotti in quel villaggio.
I soldati del conte rimasero lì per un anno a controllare quelle strade, ormai divenute sicure.
Molti banditi decisero di disertare e mollare i loro capi, finchè un uomo chiamato Lester Nomak si fece avanti per guidare i banditi contro le carovane dei commercianti che passavano da quelle strade.
L'unico problema era che i banditi non sapevano combattere a corpo a corpo, ed essendo un ex soldato di professione, decise di insegnare hai banditi tutto quello che aveva imparato nell'esercito professionale del conte.
In pochi mesi molte reclute si aggiunsero nelle file dei banditi, che in breve tempo crebbero di numero.
Fino a quanto Lester, non decise che era l'ora di attaccare le strade che conducevano al villaggio. Il suo obiettivo in realtà non erano i commercianti, ma il villaggio.
Voleva impadronirsi del villaggio. Diventare il nuovo conte.
Solo che i banditi non sapevano che il loro capo gli avrebbe mandato a morte certa.
Si fidavano di lui e

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   1 commenti     di: .:Spartacus:.


Il Nord!

Era una fredda notte d'inverno, la luna splendeva alta in cielo illuminando la fitta foresta.
Arther, era un giovane ragazzo, molto povero. Aveva solo 8 anni quando perse la sua famiglia, dopo che alcuni razziatori assalirono la carovana reale diretta alla città di Lohander. Durante il chiasso dei combattimenti, Il padre di Arther, lo portò in salvo in una casetta di legno abbandonata, gli disse di rimanere qui e che sarebbe tornato, ma lui non fece più ritorno. Arther, aspettò suo padre per giorni, finchè un contadino locale Jarek Steve, che era diretto con il suo carico di patate verso il villaggio di Buvah, lo vide per terra e lo portò in salvo.
Arther, fu cresciuto da Jarek e Isavella, una coppia che non poteva avere figli. Isavella aveva pregato giorno e notte gli Dei, chiedendo loro di avere un figlio. Ed essi credono che Arther fosse un dono inviato dagli Dei, dopo tante preghiere.
Arther, imparò come coltivare i campi, da Jarek, e molto spesso si dirigevano al villaggio di Buvah per vendere i prodotti al mercato.
Dopo la morte dei suoi genitori adottivi, Arther, si ritrovò solo, con una fattoria da mandare avanti. Cercò di guadagnare qualcosa commerciando quello che coltivava, ma i commercianti locali avevano formato una coalizione per tagliarlo fuori dagli affari, patendo la fame.
Arther, sapeva che il mercante Julius Fark, era l'artefice della sua rovina, perchè produceva le stesse cose che produceva Arther, e Julius non voleva concorrenza.
Quella notte Arther, si diresse alla fattoria del signor Julius, e sapeva bene che la fattoria era sorvegliata dai suoi scagnozzi. Aspettò pazientemente che le guardie si dessero il cambio ed entrò di soppiatto arrampicandosi sui balconi della casa.
Una volta dentro Arther, si accorse che qualcuno era sveglio, ma non sapeva chi fosse. Così decise di seguirlo. Era molto buio e non riusciva a vedere chi fosse, finchè quella figura non si avvicinò alla finestra. Era una giovane donna, molto bella, che

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   0 commenti     di: .:Spartacus:.


Profonda poesia

Eccomi finalmente arrivato in un mondo di uguaglianza, di serenità, in cui è assente l'ansia, dove esiste il valore della fratellanza, e tutto si svolge in una pacifica armonia. Eccomi finalmente giunto in una dittatura felice, dove chi detiene la sovranità la mantiene senza censura né bugie. Un bel regno, sembrerebbe un'utopia, tutti prima o poi scopriranno la magia, la profonda poesia, di questa valle incantata, questa isola dimenticata. È un'uscita, dal mondo l'alienazione, permette il rispetto della volontà e l'uso senza rischi della parola. E puoi dire tutto, quello che pensi, quello che sogni, anche frasi provocatorie, puoi trasmettere il tuo sentire, la tua voglia di agire, e sperare senza delusioni, senza soffrire, scordatevi le umane fobie.
La vita è blasfema, è straordinaria, non c'è uno schema, tutto viene travolto dall'umana prepotenza. Nella morte invece, nella conclusione, vige il rispetto, c'è la riconoscenza assoluta dell'ordine imposto.

   0 commenti     di: vasily biserov



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