username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti d'avventura

Pagine: 1234... ultimatutte

Una notte incredibile

Per noi europei la notte in Africa ha degli aspetti magici e fantastici.
A Matany, l'Ospedale sorge su un lieve rilievo di un vasto altopiano a circa 1000 metri sul livello del mare, con una vegetazione rada, tipica della savana, e questo permette quasi dovunque un panorama a 360 gradi e così pure dalla casa dove abitavo; questo è uno degli aspetti più caratteristici ed incantevoli della Karamoja rispetto ad altre regioni ugandesi dove la vegetazione più fitta o l’assenza di rilievi impedisce una visione così imponente dei dintorni.
A Matany, la notte è inoltre arricchita dal panorama più affascinante del mondo e in pratica uguale da centinaia di secoli, la volta celeste, visibile dalla stella polare alla croce del sud, con la rotazione ciclica delle costellazioni, che rende lo scenario sempre diverso ad un occhio attento ed esperto, nelle varie ore notturne, con il migrare lento degli ammassi stellari, delle galassie e il passaggio da est ad ovest della luminosissima Via Lattea.
L’aria più secca della Karamoja e l'altitudine rendono davvero incredibilmente vicino il cielo.
Amavo molto, nelle ore notturne, leggere nella veranda di casa e ogni tanto guardare verso l'alto, incantato e sorpreso dalla luminosità delle miriadi di astri e galassie visibili e pensavo alle poche centinaia che ero solito vedere dalle nostre Dolomiti nelle migliori serate.
Ricordo che una notte, accampato con la mia famiglia sul monte Moroto, per una breve vacanza, a circa 100 chilometri da Matany, osservando il cielo notturno, chiesi ad un pastore, lì con noi, che cos'era quell'ammasso di stelle che disegnavano una figura imponente nel cielo. La risposta del pastore, che ci faceva da guida in quel piccolo villaggio nelle montagne del massiccio del Moroto, fu immediata: “Il guerriero”. Il tono della sua voce era però anche un po' interrogativo. Come per dire, “Ma nel vostro cielo non esiste questa costellazione? ”
Qualche anno dopo ho co

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Antonio Sattin


UNA RICERCA INFINITA

Ho letto da qualche parte che l’amore è un rapporto che non annulla ma rinforza le realtà individuali tra cui avviene; ricordo di aver pensato: fin che dura.

----------------

Ti fai la barba, ti vesti, prepari il caffé, gesti abituali, meccanici, ripetuti fino alla noia, abitudini interrotte solo dagli imprevisti: il rasoio che ti sfugge, il nodo della cravatta, l’orologio fermo.
Gesti abituali, meccanici. Gesti senza importanza.
A volte, però, senza nessun preavviso capita di subire una sorta di sdoppiamento, una dimensione sospesa, il corpo continua le sue attività, la mente l'osserva senza partecipare, una sottile inquietudine si impadronisce di te, ti accompagna, vivi l’ansia, l’attesa di qualcosa che deve accadere, ma allo stesso tempo, tutto quello che fai ti sembra di averlo già fatto, momenti già vissuti. Ricordi sfumati, ombre che faticano a prendere forma, non riesci a fissarne i contorni eppure le potresti quasi toccare.
Un’inquietudine cresce.
La giornata trascorre lenta, routine, imprevisti, sorprese. Bestemmi: il volo diretto per Lamezia è al completo e sei obbligato a prenotare quel che c’è, un pensierino all’Alitalia, l’ultimo miracolo italiano, sei già oltre, un rompiballe in gessato blu, Rolex falso e mezzo chilo di gel, ti sta illustrando i vantaggi che avresti scegliendo un nuovo gestore telefonico, già ti vedi scorazzare per Roma seduto sul groppone di un elefante insieme alla tua nuova tribù ….
…. Roma, ciak si gira.
Roma e i suoi poteri magici, basta un pensiero e ti ritrovi a Piazza Venezia, rivedi quello sguardo, due occhi bellissimi, li avevi già notati, ma non c’eri mai arrivato così vicino, due chiacchiere (stenti a crederlo, ma devi cedere: è pure intelligente …), l’impegno di rivedersi, “Il mio numero di telefono ce l’hai”, sottolinea con un sorriso. I pensieri prendono forma … un momento che vorrest

[continua a leggere...]

   13 commenti     di: Ivan


L'hotel delle mille avventure

C'èra una volta, in un grande hotel, una giovane bambina di nome Catline, aveva sei anni ma era capace di molto nonostante l'età! Viveva in quell'hotel da circa due anni, con la sua tata, che si occupava di lei perchè la madre era fuori dall'Italia per lavoro, ed il padre era morto. Ma la bimba non era a disagio, anzi tutto il contrario, era ricca grazie al lavoro fiorente della madre che faceva l'attrice, e non le faceva dunque mancare nulla. Catline non si annoiava mai, era una peste, tutti ormai la conoscevano come una birbante in hotel e ne combinava di tutti i colori. Ma non aveva cattive intenizoni, infatti aveva moltissimi amici e ancora più conoscenti. In ogni occasione speciale (Come ad esempio per matrimoni, nozze comunioni e cose del genere che venivano svolti in hotel) lei non poteva mancare... e ovviamente combinarne una delle sue! Il proprietario, era una di quelle persone che ci tenevano alla propria reputazione e a fare un'ottima figura, a svantaggio di Catline, che, nonostante ciò, continuava a fare quello che aveva sempre fatto : Dispetti. Dall'apparenza non sembrava assolutamente così vivace, era bionda, ben vestita, sempre pettinata e aveva sempre un'aria allegra, che ti faceva cambiare umore, ma subito dopo averla conosciuta, l'umore tornava peggio di prima! La madre, la signora Barton, di ciò non sapeva niente, per questo la lasciava lì tranquillamente. Una delle sue più note birichinate è , quando tutti stavano organizzando gli antipasti per un matrimonio, lei, di nascosto cominciò ad assaggiare la torta nuziale... assagiando assagiando, un pezzo tira l'altro fino a mangiarla tutta... nessuno vide che fu lei ma chi poteva essere? pensò il proprietario, incastrandola. Per questo per ogni evento cercano tutti e in ogni modo di tenerla lontano dalla sala ospiti, ma invano. Il proprietario, il signor James, se ne fece una ragione e chiuse un occhio (Magari due) per tutte le cose che Catline aveva combinato. Ma ciò non poteva fare per

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: silvia


Addio compagno mio...

L’anziano entrò nell’osteria a testa china, appoggiandosi al bastone che proiettava una luce violastra e opaca. Sembrava essere invisibile agli occhi dei presenti che non osarono voltarsi a fissare il nuovo arrivato, continuando a parlare tra di loro o a fumarsi una pipa o ancora a fare la corte ad una cameriera.
L’uomo fece una smorfia di disapprovazione nei confronti dei presenti e si sedette ad un tavolo occupato da una sola persona che teneva in mostra il ferro scostando il mantello, segno che non voleva essere disturbato.
“Per quale motivo sei voluto venire in un posto del genere”Disse lo stregone sedendosi di fronte a lui. L’altro alzò la testa trapassandolo con lo sguardo, poi sospirò.
“Evidentemente non sei riuscito a convincermi e per rispondere alla tua domanda... volevo riempirmi lo stomaco con qualcosa di buono”.
“Dì la verità, mi hai chiamato solo perché non ti andava di sentire la mia collera dopo”continuò l’anziano con un ghigno sotto la barba.
Il cacciatore di taglie bevve un lungo sorso di vino dal suo bicchiere scheggiato e si passò il dorso di una mano sulle labbra bagnate. “Non tollero questo tuo tono nei miei confronti, dopotutto ti ho aiutato durante il viaggio” ricordò soddisfatto.
Il compagno ridusse gli occhi a due fessure: “vai al punto o sarà peggio per te”.
“Non ribollire subito, volevo girare intorno al discorso prima di pronunciare la frase fatidica”Rispose l’altro. Tra i due calò il silenzio, mentre gli altri intorno a loro spettegolavano su quello che era successo ultimamente. Qualcuno gettò della legna umida tra le fiamme del fuoco, provocando una nuvola di fumo nero che investì i più vicini al caminetto.
Alla fine, il cacciatore sospirò ancora. “Volevo dirti... ecco... mi sono stufato di seguirti senza ricevere nulla in cambio. Mi ero imbarcato in questo inseguimento sperando di guadagnare facilmente qualcosa, ma non ne ho ottenuto niente. Mi voglio ritirare”Affermò fin

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: clarissa catti


La volta che sono quasi morto

Faccio roccia, tuffi, enduro, sci e paracadutismo. Oppure ho fatto, d'accordo, e mica si può far tutto in una volta del resto! Faccio anche un lavoro itinerante, di cui parlerò magari un'altra volta, e che mi costringe a fare circa centomila km l'anno, tra auto, aereo e treno, da più di trentatre anni, ormai. Fanno più di tre milioni di chilometri con lo sconto. Sono andato e tornato dalla luna più di tre volte, per capirci. E ho avuto i miei begli incidenti stradali, circa dieci/dodici in auto, tra piccoli e grossi, ed altrettanti in moto. Undici in una sola estate, dei quali otto denunciati all'assicurazione, che per questo non mi amava molto, al tempo. Incidenti eh, non cadute, perché con quelle i numeri a due cifre non basterebbero nemmeno!

Ma la volta che sono quasi morto non stavo facendo nulla di tutto questo.
Ero in barca con mio cognato, fedele compagno e collega di quasi tutte queste mie attività, pur con proprie peculiarità, la più pericolosa delle quali è proprio la sua assoluta mancanza di paura e la sua incomparabile presunzione. Insomma, lui è uno di quelli che credono sempre di saper fare tutto e di poter fare tutto, specialità nella quale comunque anch'io non me la cavo male. La vela è una di queste attività che abbiamo condiviso, con risultati quasi sempre inferiori a ogni nostra più nera aspettativa. Però di morire, beh, quello non l'avevamo messo in conto. Invece...

Invece successe che un bel giorno d'estate, al lido di Spina, provincia di Ferrara, attività prevalente produzione di zanzare, di ogni tipo e cilindrata, decidessimo di fare, appunto, un giro con la mia barca a vela. Oddio, barca forse è una parola grossa, un guscio di quattro metri con una vela latina piantata sopra, ecco! Comunque era mia e l'avevo portata fin là sul tetto della mia auto. E non capovolta come farebbe qualsiasi persona di buon senso, ma all'altro verso, così da prendere più aria possibile e fare un po' da ala portante durante il viaggio

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: mauri huis


La resa dei conti

Procedeva al passo, con lo sguardo rivolto verso il terreno; alla ricerca delle orme da seguire, i segni che lo avrebbero portato sempre più vicino all'uomo che stava cercando. Mike cavalcava lungo il sentiero arido, il calore lo faceva sudare e ogni tanto una smorfia di dolore gli trasformava i tratti del viso: da qualche anno soffriva di una forte lombosciatalgia e a volte andare a cavallo risultava difficile. Aveva vissuto all'aria aperta, dormendo spesso nei bivacchi intorno al fuoco, a contatto con la natura ed esposto ai suoi capricci. Era il tempo in cui andava in cerca di fuorilegge che avevano una taglia addosso. Era stato molto in gamba, difficilmente qualcuno era riuscito a sfuggirgli. Aveva una capacità di osservazione notevolissima, carattere fermo e un'ottima mira. In gioventù aveva avuto un fisico atletico, il viso dai tratti decisi con occhi attenti e profondi.
Portava folti baffi che gli conferivano un'espressione dura e un revolver Smith & Wesson Schofield in bella vista, dentro una fondina in cuoio modellata per l'estrazione rapida. Aveva inoltre l'abitudine di nascondere una piccola pistola a due colpi con le guance dell'impugnatura in madreperla. La teneva dentro un taschino per tutte le evenienze. Aveva tante avventure da ricordare, momenti in cui la vita si gioca in un attimo e i riflessi sono importanti quanto una buona dose di fortuna! Ma era stato molto tempo prima e lui aveva creduto che non si sarebbe più trovato in una situazione simile. Ormai aveva più di sessant'anni. Era appesantito, più lento, non si sentiva l'uomo di una volta: non avrebbe più cercato nessuno per soldi, per riscuotere una taglia. Si era ritirato nella sua casa in Arizona e là avrebbe voluto finire i suoi giorni. In pace!
La notizia era arrivata per caso: si era sparsa velocemente la voce che un giovane era stato assassinato da un giocatore d'azzardo, probabilmente scoperto a barare. Il giocatore lo aveva pugnalato a morte a sangue freddo e poi era

[continua a leggere...]



Al bar della Sacca. (seconda parte)

-Ho due gnocche a mano – esclamò il Dottore, Lauro per gli amici, entrando nella sala biliardo del bar cooperativa Sacca.
Al biliardo vi ero solo io, stavo allenandomi a goriziana, concentratissimo, e seduto sullo spigolo estremo alla mia sinistra Giorgino. Già dal nome capite dove si va a parare con Giorgino. In bilico sull’angolo mi guardava languidamente sussurando
- Ma quanto sei bravo con le palle Cesare, mi fai venire i brividini lungo la schiena.
Lauro mi fissò ed ignorando completamente il Giorgino, continuò
-Molla tutto, andiamo
La prima sensazione che provai fu di panico totale, le mani iniziarono a sudare e la palla bianca mi sfuggì dalle mani. Mi chinai e nel raccoglierla riuscii a riacquistare un po’ del mio autocontrollo.
-Dove?
-a Figa Cesare, a Figa! Dai molla tutto che sono in macchina- quando lui diceva Figa capivi al volo che la "F" era maiuscola.
Guardai Giorgino non vedendolo, osservai l’ora: le venti.
-Ma…ma sono le otto devo andare a casa a mangiare…
-Ci facciamo una pizza con le due gnocche poi andiamo a scopare
Il mio pensiero era uno solo: come faccio a togliermi da questa situazione del cazzo?
- Dai, andam! - Ordinò girandosi ed uscendo, certo di avermi dietro. Così era.
Uscimmo sul marciapiede, dove parcheggiata c’era la sua simca abbassata, marmittone, ruote larghe. Spoiler dietro per tenerla bassa in curva, blu cobalto con una striscia bianca larga 7 cm che la attraversava per tutta la lunghezza. Sbirciai timidamente all’interno sul lato passeggero. Una bionda vaporosa, stava fumando con gusto una sigaretta, le labbra rosso fuoco erano tutte un programma. Il lato passeggero era occupato, quindi io dovevo per forza sedere dietro di fianco a…sicuramente sua sorella gemella monozigota.
-Sali – ordinò il Dottore
Aprii la portiera e salutai
-Buonasera signorina
-Ciao bel bambino, sei caruccio, quanti anni hai?
-Diciotto – mi anticipò Lauro
-Ne dimostri meno
Ormai non avevo più salivazione,

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: cesare righi



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Avventura.