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Racconti d'avventura

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C era una volta

un giorno d"inverno una bambina decise di scendere in giardino, lei sentiva sempre rumori di notte e un bel giorno decise di uscire a vedere cosa ci fosse. si avvicino ad un albero grande e sentiva che li arrivavano i rumori, dopo un attimo l"albero inizio a parlare e gli disse che era il suo angelo custode che lo manda... la piccola ELISA era impaurita ma poi si calmò e capi che lui era l"amico che lei tutte le sere sognava.. la notte cala e lei si addormenta accanto a lui. l"albero la protegge con i sui rami ed è cosi che lei si sentiva la bimba più felice del mondo. sapeva che aveva un angelo accanto a lei e non doveva più avere paura della notte

   4 commenti     di: annalisa


Il primo pasto

L'uomo mi guardò e mi disse con voce soave:
- Stai bene mio giovane amico?
- Si, grazie per avermi salvato
- Rise - O non preoccuparti -
- Vorrei farle una domanda se mi permette
- Certo fai pure
- Lei è umano?
- rise di nuovo - Dubbio ragionevole dopo quello che hai visto amico mio - si fece serio - non sono più umano da tanto, tanto tempo
Rimasi stupito da quella sua affermazione e continuai a guardarlo, a guardare quegli occhi ipnotici, pieni di fascino e carisma. Lui iniziò a fissarmi e disse:
- Scusami, che scortese non mi sono presentato, il mio nome è Vernard le Trav e qual è il tuo nome?
- Io sono Carl Zero
- Ora ascoltami Carl, ti sto per offrire una scelta dalla quale dipenderà il resto della tua vita, ora ascolta quello che ti dirò e dopo dimmi la tua scelta - annuii - al mondo esistono creature mortali come animali e uomini con un'anima che dopo la morte sale al cielo, ma esistono anche creature immortali, anime rimaste sulla terra con sembianze umane ma con abilità straordinarie, questi esseri sono i vampiri, i loro poteri e la loro stessa vita hanno un prezzo, come del resto tutto ciò che c'è in questo mondo e quel prezzo è il sangue, io sono un vampiro e ora mio giovane amico ti offro una scelta: continuare la tua vita da mortale e essere soggetto a malattie oppure condurre una vita immortale senza malattie
- La mia gente è morta, i miei genitori sono morti e tutti quelli che conoscevo sono morti, questa vita non ha più alcun significato, scelgo la vita da immortale
- Così sia!
Vernard si avvicinò al mio corpo, scostò la mia chioma nera e mi morse il collo. L'umano divide le sue sensazioni in felicità, tristezza, dolore ma descrivere ciò che provai è impossibile, una definizione che si avvicina a ciò, può essere quella di un piacere verso cui si è restii, un piacere proibito; sentii il sangue scorrere via dalle mie vene, un sensazione di freddo mi stava avvolgendo; le palpebre divennero pesanti come enormi macigni

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   3 commenti     di: Marco Ambrosini


Il Capitano e l'arte della guerra

Il Capitano si alzò di buon umore. Sbocconcellò con grande piacere una fetta di strudel di mele ancora caldo, che il suo attendente era andato a prendere di buon'ora al villaggio vicino al fronte, sorseggiò con soddisfazione crescente la fumante tazza di caffè arabico che, sempre per opera del suo impareggiabile attendente, gli era stata posta a tempo debito sopra il tavolo da campo, su cui erano distese le carte militari. Badando a non lasciar cadere goccia dello scuro liquido sulle preziose mappe, il Capitano sorseggiava, esaminava e meditava. Erano diversi giorni che il fronte era statico. Le due compagnie si fronteggiavano, ma nessuna delle due parti prendeva iniziative. Ciò lo turbava: si aspettava da un momento all'altro una sollecitazione all'azione da parte degli Alti Comandi ed era sua intenzione prevenirla. Si fece portare il suo potente cannocchiale e si avviò a passo deciso verso la torretta di osservazione. Piazzò lo strumento sull'apposito sostegno, estrasse dal taschino della giubba un immacolato fazzoletto e con esso si stropicciò l'occhio destro, quindi pulì accuratamente l'oculare e si accinse all'osservazione. Grandissima fu la sua meraviglia e il suo sconcerto nel constatare, dopo alcuni minuti di attento e scrupoloso esame, che le linee del nemico apparivano completamente deserte. Chiese all'attendente di osservare a sua volta, per essere certo di non aver preso un abbaglio: questi confermò che da quell'altra parte non si vedeva alcuno. Interpellò la sentinella che rispose di aver notato il fatto e che lo avrebbe riferito all'ufficiale di servizio non appena questi si fosse presentato. In effetti l'ufficiale arrivò in quel preciso momento, giusto in tempo per attirare su di sé le ire del Capitano, il cui buon umore mattutino era definitivamente svanito. Terminata la dura rampogna, il Capitano si ritirò nel suo quartiere per raccogliere le idee. L'assenza del nemico sulla linea del fronte lo sconcertava. Nella sua non lunga ma d

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Atlantide (seconda parte)

Liam rimase semplicemente sbigottito da quella presentazione, in particolare dal nome del paese; e a peggiorare ulteriormente le cose tornò a farsi sentire l'emicrania che lo aveva aggredito poco prima.
"Lei sta scherzando vero?" domandò a quel misterioso quanto ambiguo uomo che si trovava davanti. "Oppure sono io a non aver capito bene il nome di questo posto."
"Tranquillo, ha capito benissimo! Ho detto Atlantide e mi risparmi le classiche affermazioni del tipo, -Atlantide non è mai esistita-, non le sopporto. Come può ben vedere si trova qui e..." s'interruppe un attimo e gli diede un leggero schiaffo. "... io sono reale."
Nella buia confusione mentale di Liam si aprì un piccolissimo spiraglio di lucidità, un sottile raggio di luce molto simile a quello che potrebbe filtrare attraverso una porta socchiusa, che gli permise di osservare Lescard sotto un'altra prospettiva. Quel suo caloroso sorriso ora non gli sembrava più neanche tanto rassicurante anzi, metteva i brividi: la pelle così incredibilmente liscia e pallida unita alla totale assenza di rughe gli davano l'aria di una maschera, sotto la quale si celava ben altro che gentilezza.
"Va bene, ammettiamo che tutto questo sia reale e non solo un sogno,"disse quasi balbettando. "Voi perché vi trovate qui e soprattutto perché loro parlano come dei cavernicoli?"
Nessuno degli abitanti del luogo sembrò aver compreso una sola parola; le loro facce non assunsero alcuna sfumatura, mantenendo il loro aspetto consumato e spento.
"Lo scoprirà a tempo debito," si limitò a dire Lescard.
"Quale tempo debito?" sbottò Liam e facendo uno sforzo non indifferente si mise in piedi. Erano alti uguali, con una sostanziale differenza di corporatura; Liam aveva addosso almeno quindici chili di muscoli in più del suo interlocutore. "Ho già detto ai vostri compaesani che i miei compagni sono dispersi e hanno bisogno di aiuto, non c'è un secondo da perdere."
"Le consiglio vivamente di darsi una calmata."
"Non le

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La terra di Nuzgad - Il conte Krames

Anno Hundar 2784
Il villaggio del conte Krames prosperava sotto il suo stendardo.
Le truppe erano ben pagate e il loro morale era alle stelle.
I villani erano compiaciuti dalla bontà e dalle leggi scritte dal conte.
Nessuno pativa la fame, nessuno era povero.
Ma i banditi era sono in agguato in quelle fitte foreste, gli attacchi diventavano
sempre più frequente e i commercianti aveva chiesto al conte di fare qualcosa.
Il conte risposte subito alle loro suppliche, mandando qualche drappello di uomini
a sorvegliare le strade che portavano al villaggio.
In breve tempo i soldati crearono dei posti di pattugliamento lungo le strade
con ronde di soldati di 8/10 uomini.
I banditi non erano armati come i soldati del conte, per lo più preferivano l'arco
invece della spada, preferivano attaccare dalla distanza più tosto che usare attacchi ravvicinati.
Finchè i banditi decisero di fermare gli attacchi in quella zona, i commercianti così in poco tempo ritornarono a vendere i loro prodotti in quel villaggio.
I soldati del conte rimasero lì per un anno a controllare quelle strade, ormai divenute sicure.
Molti banditi decisero di disertare e mollare i loro capi, finchè un uomo chiamato Lester Nomak si fece avanti per guidare i banditi contro le carovane dei commercianti che passavano da quelle strade.
L'unico problema era che i banditi non sapevano combattere a corpo a corpo, ed essendo un ex soldato di professione, decise di insegnare hai banditi tutto quello che aveva imparato nell'esercito professionale del conte.
In pochi mesi molte reclute si aggiunsero nelle file dei banditi, che in breve tempo crebbero di numero.
Fino a quanto Lester, non decise che era l'ora di attaccare le strade che conducevano al villaggio. Il suo obiettivo in realtà non erano i commercianti, ma il villaggio.
Voleva impadronirsi del villaggio. Diventare il nuovo conte.
Solo che i banditi non sapevano che il loro capo gli avrebbe mandato a morte certa.
Si fidavano di lui e

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   1 commenti     di: .:Spartacus:.


L'elettrone comunista

Ormai eravamo arrivati alla frutta, non c'era mattina che gli elettroni di una vecchia Tudor litigassero. Tutti contro uno, il solo ad affermare che la corrente gira da destra a sinistra e non viceversa.

   0 commenti     di: Isaia Kwick


Nell'animus

cammini tra la folla, ogni singolo muscolo è teso e pronto a scattare. Cerchi la tua preda ma sai che ogni angolo, tetto, cumulo di fieno o panchina può esserti fatale. Senti i battiti del tuo avversario controlli lo scorrere del tempo, molte le possibilità tanti i tentativi dieci soltanto i minuti per primeggiare sui tuoi antagonisti, perchè basta un avvelenamento, uno stordimento, un'uccisione contesa o un colpo di pistola all'ultimo secondo per mutare l'esito di uno scontro senza esclusione di colpi. Voi la chiamate finzione, gioco o perdita di tempo. Per milioni di noi, tutto ciò è amicizia, passione, competizione estro e ossessione perchè in un mondo in cui gli altri seguono ciecamente la verità, si piegano alla morale e alle leggi noi "Agiamo nell'ombra per servire la luce. Siamo Assassini. Nulla è reale, tutto è lecito."

   1 commenti     di: andreyit



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