PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti d'avventura

Pagine: 1234... ultimatutte

Lee

Caro diario,
Devo ammettere che in questo periodo, ho un pensiero che mi frulla in mente. Qui nella mia stanza, ripenso alla mia vita qui al... non so nemmeno come chiamarlo. Insomma, quella che per 10 anni ho definito la mia casa ora mi sembra un prigione, una bugia. L'idea che ti dicevo in questi momenti di riflessione mi balena nella mente è l'idea di lasciare questo posto. I miei amici non la pensano come me, abbiamo la stessa età eppure loro, sono molto più innocenti di me.

Sono sulla giostra metallica, è di colore grigio metallo lucido. Anche i nostri camici avevano lo stesso colore delle giostre a dire il vero tutto aveva quel colore. Era, forse, la terza o quarta giostra più vicina al uscita. Siamo tutti qui, tutti i miei amici che chiacchieriamo tra di noi ed a volte con qualche addetto, anche lui nostro amico. I miei amici hanno un aria rilassata come si godessero le prima brezze del pomeriggio. Ma io ho un solo pensiero! La gamba è terra e punto le porte che portano al mondo di fuori, la mia testa brulica di pensieri, so visibilmente tessa! E continuando nervosamente a leccarmi le labbra dissi : "secondo voi è meglio non essere visti o invece non ha importanza? ... per scappare di qua." i miei amici non presero seriamente le mie parole, mi risposero, ma in realtà fu come se non avessi detto nulla. Ricordo di essermi voltata per guardarli e avevo il sole che mi abbagliava gli occhi, non so se quel immagine significo qualcosa per me in quel momento, di certo ora, per me questo è il mio unico ricordo di loro.

Comincia a camminare, furtiva fra una giostra. In mezzo secondo avevo già una mappa per uscire in mente : sapevo che per uscire sarei dovuta passare per la vedetta. Mentre sgattaiolavo sentivo le voci dei bambini, salii la scaletta e arrivai alla camera di vedetta dove alle mie spalle apparve Bellon (un uomo un po' alto, molto in carne, un tantino stupido, ma eravamo amici) , che stupito di vedermi li mi chiese "che cosa stai facendo..

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Beatrice


Gli Ultimi Cavalieri - Nungesser

Il treno arrivò. Tanto era l’entusiasmo per il suo carico lungamente atteso. Charles era lì in prima fila. Osservava gli addetti intenti a scaricare le nuove cavalcature come un bambino la mattina di Natale. Non riuscì ad aspettare ancora. Pregò un tecnico di montare subito il nuovo Nieuport, fece velocemente qualche controllo e decollò dall’ampio piazzale della stazione sotto lo sguardo attonito dei presenti. Le sue urla di felicità si potevano udire nitidamente da terra. Fece un paio di evoluzioni, poi diresse il muso verso il campo, situato a pochi chilometri di distanza. Passò a volo radente sopra le tende, e poi quasi a sfiorare il circolo ufficiali. Ancora qualche acrobazia sotto lo sguardo ammirato dei propri commilitoni. Quando toccò terra, scese spavaldo dalla sua cavalcatura, e non finiva più di raccontare le incredibili potenzialità del nuovo mezzo. Si fece avanti uno degli ufficiali con aria seccata e lo rimproverò duramente. "Tenete Nungesser, se vuol fare il cretino vada a farlo sul campo tedesco". Un lampo balenò nei suoi occhi. Si congedò dai compagni, chiese ai meccanici di rifornire di carburante il Nieuport e di metterlo in moto. Decollò deciso e fece rotta verso il fronte. Avvistato il campo tedesco scese in picchiata e incominciò il suo spettacolo fatto di passaggi radenti, giri della morte ed evoluzioni da vero acrobata. I tedeschi costernati non se la sentirono di sparare contro quel folle. Anzi, molti applausi si alzarono dai suoi avversari. Rientrato alla base, si accorse che l’eco della sua impresa lo aveva preceduto. Trovò il capitano ad aspettarlo. Era completamente furioso. “Tenente, dove crede di essere?”. “Signor capitano, io ho solo eseguito gli ordini.”

   3 commenti     di: Andrea Oldani


La pompa(da:vacanze in tenda)

Davanti alla lunga fila di baracche, che avevano tutte più o meno la stessa forma, qualcuno spense la candela a carburo appesa ad un palo vicino alla veranda. Mancava poco all'alba. Dalle ombre scure in fondo alla spiaggia, fra le macchie di lentischio, un uccellino cantò due note nel suo linguaggio indecifrabile. Un profumo di caffè arrivò dalla zona cucina. Dalla tenda dei bagadius si udirono i primi rumori e pian piano anche le prime risate. Mio fratello venne svegliato da mia madre: "Dai pesadindi! est ora.. prima chi calgenti' troppu!"(Alzati! Prima che il sole scaldi troppo!). La giornata era dedicata agli scavi per mettere in funzione la pompa dell'acqua, bisognava agire prima che il sole scaldasse troppo, perché occorrevano ore prima che si giungesse a circa tre metri di profondità per trovare la polla d'acqua dolce. Il gruppo dei fontanieri era costituito da giovani nel pieno della loro energia che, con vanghe e badili, s'erano raccolti proprio davanti alle tende. Uno del gruppo, con un bastone, disegnò per terra un cerchio per delimitare il punto su cui scavare, altri si disposero intorno per darsi il cambio ed un altro s'arrampicò, a qualche metro di distanza, sopra un masso del molo per fare da vedetta, pronto ad avvisare nel caso si trovasse a circolare nei paraggi "IELLA" . La vedetta vigilava... sembrava un Lemuro in difesa della prole.. Correva voce infatti che uno del gruppo dei villeggianti fosse uno iettatore e che al suo passare succedesse sempre qualcosa di negativo. Non era la prima volta che negli anni precedenti "Iella" si fosse avvicinato mentre lavoravano e alle prime parole di : " come sta procedendo?" fosse crollato tutto. Con rabbia si era dovuto scavare di nuovo e faticare non poco per riportare tutto a posto. La vedetta doveva, nel caso si fosse avvicinato, distrarlo e inventarsi qualcosa per tenerlo lontano, contemporaneamente fare un fischio perché venisse calato urgentemente nel fosso un ferro di cavallo benedetto. Un mist

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: antonina


Breve incanto

Nelle prime ore del mattino Grazia si trovava sul treno per Venezia, proveniente da Zurigo, non aveva riposato; il viaggio notturno era stato disturbato dall'andirivieni dei passeggeri e dal controllore che si era affacciato allo scompartimento qualche volta di troppo. L'aria era viziata; avrebbe voluto spalancare il finestrino per respirare la tiepida primavera ormai arrivata. La prostrava una stanchezza profonda, un indebolirsi delle energie, tanto che anche la voce le si era fatta fievole.

Si era appisolata quasi all'alba ed al risveglio si era accorta d'aver dormito durante l'aggancio della sua carrozza ad un altro convoglio diretto a Venezia.
Era stata ricoverata per mesi all'ospedale di oncologia della città svizzera, tra i più avanzati in Europa ed erano stati per lei mesi lunghi, di interminabile attesa dell'esito della terapia sperimentale alla quale si era sottoposta.

Aveva vissuto tutto quel tempo chiusa in sé stessa e senza poter avere il conforto dei suoi cari. Il padre trascorreva lunghi periodi in Costarica nella fabbrica che aveva fondato; la madre accudiva alla casa ed al fratello che lavorava nello stabilimento italiano del padre.

La speranza non l'aveva mai abbandonata; si era fidata ed aveva fatto bene perché ciò che le era stato promesso si era avverato: ora poteva stare tranquilla e sperare con serena certezza nella completa guarigione.

Per la cura aveva lasciato il suo lavoro, la sua città, tutte le persone che le popolavano la vita. Ora il rientro le suscitava allegrezza; finalmente avrebbe detto ai suoi cari che gli esami clinici avevano dato l'esito sperato, che il tumore si era praticamente dissolto sebbene sarebbero occorsi alcuni anni per la definitiva diagnosi di guarigione. Ma intanto già poteva godere di un benessere fisico e psicologico che, soltanto poco tempo addietro, non avrebbe potuto prevedere. Al ricovero era grave e la prognosi riservata.

Da casa nessuno era potuto andare a riprenderla: suo padre era

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: Verbena


Vacanze in tenda

Lo spettacolo dei giorni spensierati, sulla riva dell'elemento acquoso che più diverte e rallegra, era appena cominciato. Era la prima domenica di vacanza, le famiglie erano al completo e anche coloro che erano impegnati in campagna si concedevano una mezza giornata di mare. Davanti alla lunga fila di baracche c'era una gioiosa agitazione con scambi di saluti e di cibarie come frutta e verdura, perché chi la possedeva la regalava volentieri ai vicini. I bambini più piccoli non si rendevano conto del tempo, pur avendo appena fatto colazione, piagnucolavano attaccati all'orlo delle vestaglie delle mamme, volevano fare il bagno, "andaus mà a nadai"(andiamo a nuotare) dicevano, "ma è prestu"(è presto) rispondevano le mamme. Allora fuggivano, si facevano rincorrere, si udivano nomi e voci dal timbro ora duro ora dolce, mamme con i piccoli in braccio che ripetevano sempre le stesse parole" manca pagu!"(ci siamo quasi, manca poco)Anch'io ero lì, lasciavo errare i miei occhi nell'immensità di sabbia e mare, immersa in quella semplicità che sa d'eterno, che non lasciava pensare... perché il nulla m'invadeva, libera... di quella libertà che ha le ali e racchiude il cielo dentro il mare. Verso le undici la spiaggia s'animava.. si vedevano nell'azzurra distesa piatta alcuni che nuotavano, altri avvolti da asciugamani multicolori comprati nei negozi " d'orroba americana"(roba usata), coricati sulla sabbia con le mani incrociate sotto il capo.. Sulla riva bambini nudi come Dio li ha fatti ridevano e scherzavano, si rovesciavano acqua salata addosso, pestavano i piedi sulle onde per sentire quel dolce rumore e accumulavano sabbia bagnata per fare i castelli. Alcuni giocavano sulla riva con i cerchietti, altri s'affannavano appresso ad un pallone perché non riuscivano a star fermi. Sapevamo tutti che all'ora del bagno, se la fortuna ci assisteva e passava il benedetto "dottore" con il motoscafo, ci sarebbe stata anche la gita in alto mare... così si diceva. Appena si

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: antonina


La Cambiale

La Cambiale

Non si può pretendere tutto dalla vita ed io non lo pretendo, so accontentarmi.
All'angolo della strada, la solita pizzeria e giusto di fronte, la solita panca!
Con il bravo cartoccio di pizza, sono pronto a farmi invidiare dai passanti.
"Ah, Signore, signore, come vorrei che qualche terrorista facesse saltare per aria mio padre e mia madre." "Perché"? " Ah, perché ai Funerali di Stato, potrei urlare alle Autorità... Assassini, Assassini." Una figlia dei fiori dei nostri giorni e non disposta a mettere fiori nei cannoni. Capitano tutte a me, liberiamocene, per l'amor del cielo.
"Ah, signore, mi darebbe un po' di pizza?" Ignoro lo stomaco che brontola e gliela offro.
La mangia tutta ed io sto per andar via. "Ah, signore, berrei mezza birra, ti prometto che a casa saprò sdebitarmi." Non male, anzi ben costruita la giovenca.

La giornata era andata e tanto valeva... passarla in compagnia. Seppi che era una fuori corso della Sapienza e che quel giorno non c'erano manifestazioni.
Lei scoprì che ero un precario disoccupato ed io, da delinquente incallito, fissavo, nella mente, le sinuose forme, nascoste dal jeans sdrucito e dalla maglietta rigonfia.
Così vanno le cose del mondo ed io pensavo a quella cambiale del suo sdebitarsi.

Non so il come e non so nemmeno il perché, so solamente che ci ritrovammo, mano nella mano, a vagabondare tra i fori imperiali e ad ammirare le rovine del tempo che fu.
Distesi sul prato, qualche piccola concessione o anticipo di interessi che stavano maturando. Sul più bello, la sua voce mi gelò " Andiamo da Mc Donald, a prendere qualcosa?" Frugate le tasche e usciti da Mc Donald, mi restavano sette euro.
Io non avevo consumato e lo stomaco minacciava capogiri.
Per riscuotere una cambiale, si fa anche la fame.
Due gelati e finalmente a casa sua! Definirla casa, la sua, un tantinello esagerata.
Un monolocale con bagno incorporato.

Si spoglia e nel mentre strabuzzo gli occhi, doccia veloc

[continua a leggere...]

   11 commenti     di: oissela


Oggi sposi

Dormivo profondamente, come sempre, anche quella notte; una leggera coperta mi copriva fino alle spalle, sufficiente per stare bene con quella temperatura fresca, ideale per un sonno tranquillo, al riparo, dentro la zanzariera, dalle tremende zanzare anofele.
Ad un tratto sentii qualcosa che mi toccava il piede, prima in modo leggero, poi ebbi la netta sensazione di essere afferrato.
Balzai nel letto, nel buio della stanza, con uno scatto rapido, “L’ho preso! Al ladro! ” gridai ad alta voce. Un altro grido si levò subito: “Papà!? ”.
Era Monica, sveglia e impaurita con la mano sull’interruttore della luce, accanto a me nel letto.
Ci guardammo ancora scossi dallo spavento: avevo avuto un incubo e l’avevo afferrata per un piede.
Erano le nostre prime notti di matrimonio e ci sentivamo ancora estranei, dopo un lungo anno di fidanzamento per lettera ad oltre 6000 chilometri di distanza, lei in Italia ed io a Matany.
Ridemmo di quella buffa situazione che diceva proprio tutto su quell’inizio di vita a due e che ci vedeva cauti nella conoscenza l’uno dell’altro.
Eravamo, però, davvero felici di essere finalmente insieme, tanto c’eravamo desiderati durante quel lungo anno di lontananza.

C’eravamo innamorati un mese prima della mia partenza per l’Africa e il mio ritorno, per una vacanza dopo alcuni mesi passati a Matany, aveva confermato che insieme stavamo proprio bene.
Centinaia di lettere, negli otto mesi e mezzo successivi, e rare telefonate, possibili soltanto dal Post Office della capitale ogni due tre mesi, mantenevano altissimo il nostro reciproco amore.
Monica mi rispondeva dal telefono del salotto di casa. Quale privacy per lei senza cordless e con i nonni molto anziani sempre presenti!
Quando mi recavo al Post Office, avevo con me uno zainetto pieno zeppo di pacchi di banconote e mi muovevo per le strade con grande cautela.
In Uganda negli ultimi anni '80, c’era una grande e diff

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Antonio Sattin



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Avventura.