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Racconti d'avventura

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Capitolo 1 - Azgard

Un putrido puzzo infestava l'aria. Il buio della notte incombeva sul prato pieno di fiori secchi. Lupi ululanti bruciavano l'atmosfera nera. Un malefico ghigno rompeva il silenzio, come la morte interrompe il sonno.
Una strana creatura incappucciata avanzava zoppicando. La gobba che le usciva dal sacco rattoppato che indossava le dava un non so che di spaventoso. La bestia dalle sembianze umane emise una risata maligna, guardando, nascosta dal cappuccio, il bambino spaventato.
Il povero ragazzino indietreggiava terrorizzato. Le lacrime gli rigavano le soffici guance calde e rosse. La corporatura docile contrastava con i vestiti logori che portava addosso. Con occhi lucidi implorava il mostro di essere risparmiato.
All'improvviso il bambino inciampò. Suo malgrado, continuava a indietreggiare. La maligna creatura a volte si fermava, ma di certo non per pietà. Quella bestia non aveva un cuore.
All'improvviso nel petto del bambino il mostro vide una luce, che a poco a poco si faceva più splendente. La candida insegna accecava la creatura, che si dimenava invano.
La creatura intravide un proprio simile diretto verso il bambino, ma all'improvviso un'accecante luce scoppiò, più accecante di quella di prima. Durò un paio di minuti, dopo tornò il buio. Le ripugnanti creature erano a terra, morte.
Il bambino si guardava a torno, stanco e confuso.
Si ritrovò a terra svenuto.

   1 commenti     di: Odissey


Quanto pus!

Una delle ricchezze più grandi che abbiamo noi europei e il mondo cosiddetto civilizzato è la disponibilità e l’accesso all'acqua potabile.
Quest'acqua straordinaria, di cui noi disponiamo in casa, è un sogno per la stragrande maggioranza degli abitanti della terra. Per molti del Nord del mondo però quest'acqua è diventata ormai da tanto tempo il minimo indispensabile; la vera ricchezza ora è avere la vasca con l’idromassaggio o la piscina.
Nel mondo povero, l'accesso all'acqua è davvero una grande ricchezza e ricordo bene che, nel 1989, il Presidente Ugandese Museveni annunciava alla tivù, tra i miglioramenti della nazione, in quell'anno, la costruzione di molte centinaia di nuovi pozzi per l'acqua, oltre l'incremento di produzione di bottiglie di Coca Cola e di birra, forse, più veri indici di benessere di quel Paese.
La Karamoja è la regione più povera ed arretrata dell’Uganda e assetata d’acqua per molti mesi dell'anno.
La popolazione locale costruisce, da secoli, piccole dighe per fermare l'acqua piovana, creando così dei laghetti, o meglio delle pozze, circondate nel tempo da grandi alberi. Quell'acqua fangosa rappresenta davvero una ricchezza per gli abitanti dei piccoli villaggi nei dintorni e per i loro animali.
Nel tempo, sono stati costruiti, in principio da parte degli europei, in seguito anche dal governo, dei pozzi vicino a questi piccoli bacini, nella speranza che solo l’acqua dei pozzi fosse utilizzata per bere. Quest'acqua, come la normale acqua potabile, è insapore ed incolore ma i karamojong preferiscono, finché ce n'è, il gusto carico dell’acqua della pozza, con tutte le conseguenze che si possono immaginare.
I lunghi mesi senza pioggia di questa sperduta regione, l'utilizzo di poca acqua sporca, il vento impetuoso di quei lunghi mesi aridi, la polvere che entra fin dentro le capanne, l'abbigliamento minimo della gente, il camminare a piedi nudi, la pochissima igiene per

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   0 commenti     di: Antonio Sattin


Gli Ultimi Cavalieri - Kazakov

Si alzò di scatto dalla sedia. Buttò per terra la sigaretta appena accesa. Rimase a fissare l’orizzonte per un istante che sembrò eterno. Poi s’incamminò a passo lento verso la parte del campo dove erano parcheggiati gli aerei. Un turbinio di pensieri riempiva la sua testa. Lui, l’asso degli assi di tutte le Russie non riusciva a stare con le mani in mano aspettando che il suo paese scivolasse verso la fine. Doveva reagire, doveva assolutamente fare qualcosa. Si avvicinò al suo Snipe. Lo accarezzo quasi con tenerezza. Lasciò le sue ultime sigarette al meccanico, chiedendogli di conservarle fino al suo ritorno. Sapeva bene che stava mentendo. Diede l’ok ed il piccolo caccia si mise in moto. Traballò un attimo. Rimase in silenzio. Poi diede gas e si alzò in volo. Iniziò a virare. Dal principio piccole evoluzioni. Poi vere e proprie acrobazie. I soldati uscirono dalle baracche per ammirare lo spettacolo. Attirata dalle urla e dagli incitamenti una gran folla si ammassò per osservare il grande cavaliere. Kazakov li vide. Vide la sua gente. Vide la sua nazione. Era felice. Il suo cuore era pieno di gioia. Aveva ottenuto quello che voleva. Fece un ultimo passaggio a bassa quota e urlò loro di prendere le armi e combattere per la madre Russia. Tutti gridarono. Probabilmente non l’avevano sentito, ma poco importava. Era felice. Alzò ancora il suo Snipe. Calde lacrime gli segnavano il viso. Sorrise. Era soddisfatto. Mosse la leva e indirizzò il caccia verso terra. E chiuse gli occhi. Per l’ultima volta.

   5 commenti     di: Andrea Oldani


La partenza

Anno 1963 quando il mare era ancora incontaminato e non esistevano colate di cemento sulle spiagge.
LA PARTENZA
Aspettavo con ansia il tredici giugno, giorno in cui chiudevano le scuole, la mia casa diventava in questo periodo una fucina di energia creativa. Iniziavano i preparativi per le vacanze estive. La mia famiglia assieme ad altre dieci del paese erano consuete passare i mesi estivi al mare. Mio padre aveva acquistato a Cagliari una grossa tenda da campo, si comprava facilmente in quei negozietti dietro il porto in via Sardegna, sempre pieni di indumenti e vettovagliamenti militari. Per poter piantare la tenda nella sabbia e renderla più solida aveva fatto costruire, dal fratello falegname, uno scheletro di legno i cui assi s'incastravano nella sabbia in pochi minuti, poi la tenda veniva adagiata sopra e zavorrata con dei sacchetti riempiti di sabbia.
I sacchetti venivano legati a delle funi che cadevano ai lati dell'impalcatura, cosi, anche se avesse soffiato un forte vento la tenda non si sarebbe mossa. A fine stagione, la tenda veniva lavata e poi riposta nella "cassa del mare" in soffitta. Il compito di separare gli ambienti interni nell'abitacolo e la disposizione dei pochi mobili era riservato a mia madre che, con tanta pazienza, cuciva delle lenzuola colorate e ricavava, in breve tempo, dei teli che separavano i vari spazi. La sala da pranzo era un rettangolo di sabbia, occupato da un grande tavolo di legno e da due panche disposte a destra e a sinistra del tavolo, dove prendevamo posto noi dieci figli, alternandoci uno grande ed uno piccolo per evitare che si ribaltassero, per il peso non ben distribuito; mio padre assieme a mia madre stavano a capo tavola, uno di fronte all'altro. Un altro spazio fungeva da camera da letto, era molto ampio, specie al mattino quando arrotolavamo le stuoie che avevamo disteso per la notte. Per cucinare era stato ricavato un angolo, dove troneggiava una vecchia cucina a gas con quattro fornelli ancora ben funziona

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   5 commenti     di: antonina


Alla ricerca della tua isola

Nel 2002 a fine aprile ho navigato da Port Colon (Panama) fino alla Jamaica. Mi ha sempre affascinato il mondo dei pirati e cosi' decisi di fare rotta verso il mitico Morgan's Harbour in Jamaica. Purtroppo non fu una navigazione semplice, anche perche' avevo a bordo due israeliani privi di esperienza. Incontrai mare formato e onde incrociate per le prime 24 ore, dopo miglioro' di poco la situazione; stremato decisi di consegnare il timone a Davide. Non ricordo se furono 4 o 5 i giorni di navigazione, ma quando arrivammo nel lungo canale che ci portava al Morgan's Harbour l'unica cosa che desideravo era una coca-cola fresca (avevo vomitato per due giorni); la seconda che sbarcassero immediatamente i miei due ospiti, che sollievo un po' di pace in barca.
Nei giorni successivi consolidai l'amicizia con Carlos, che fortunatamente oltre a parlare quella lingua strana (patwah), parla anche spagnolo. Uscendo dal marina mi recai (era domenica)al villaggio vicino, sconsigliato da Carlos mi fermai in un bar gestito da due ragazze; immediatamente attirai l'attenzione di diverse persone, alcune delle quali si dimostrarono subito ostili nei miei confronti, ma le due ragazze del bar e un tipo che lavorava al marina presero subito le mie difese, dopodiche' Mary la più giovane delle propritarie mi fece conoscere un tipo dalla corporatura grossa, che inconfutabilmente doveva essere il boss del paesino, aho! Dal quel giorno che mi videro girare per il villaggio con lui mi rispettavano tutti. Cari amici miei a parte NAUSICA, dhai si scherza! Dicevo ue' la' la situazione non è tanto piacevole per noi "bianchi". Non si scherza la Jamaica e soprattutto Kingston sono pericolose.
FINE PRIMA PUNTATA

Seconda Puntata: Ricerca di un pezzo di ricambio nella capitale.
... continua SECONDA Puntata.
Brevemente vorrei ritornare a Colon, una cittadina squallida degradata e pericolosa, l'unica nota positiva era la presenza di svariate iguana sul prato del marina, la mia barca era ormeggiata

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   0 commenti     di: Isaia Kwick


Rosso sangue

Tutto era nero accanto a lui, Joanna lo stava chiamando, Joanna urlava, ma lui non poteva fare nulla… aveva una pallottola nella gamba ed era stordito… le urla aumentavano, le urla lo stavano chiamando.
“Zitta cagna!!!” si udiva da una voce severa e senza pietà.
“Capo, a quanto pare la troietta ha bisogno di urlare un pò, lascio a voi l’onore” mentre lo diceva la voce rideva.
Lui capiva cosa stava succedendo accanto a lui, gli occhi cominciarono ad aprirsi, vedevano una cella buia e puzzolente, una sola finestra che rifletteva la luce su di lui mentre due manette gli imprigionavano le mani e una lunga corda di ferro attaccata la muro bloccavano i suoi piedi.
All’improvviso le urla erano svanite e la porta della sua cella si aprì…
“Hai riposato bene?” diceva la guardia mentre rideva, dietro di lui si udivano le risa del capo che iniziò a parlargli.
“ A quanto pare sei un osso duro, altri a quest’ora si ritroverebbero gia all’altro mondo.”
“Dove è lei?”, disse lui con tono arrabbiato e con le lacrime agli occhi.
“Beh è qui, sta bene, dipende tutto da te ora, sappiamo che daresti la vita per la tua cara mogliettina, non è così… Flavio?” disse quel nome quasi come se volesse prenderlo in giro.
“Come sai il mio nome è soprattutto come si trova lei qui?”
“Tieni a freddo la lingua serpente! Di solito le domande le faccio io, vero Alfred?”
“Ma certo mio signore” rispose la guardia con il solito sorriso grezzo stampato sulle labbra.
“Allora Flavio, tornando a noi, ci risulta che il nostro traffico di droga è saltato perché dicono… che un uomo molto misterioso e molto silenzioso, ha piazzato cariche di C4 su di esse e per l’intero edificio…”
“Non sono stato io” interruppe Flavio all’improvviso.
“Lo so, come so anche che però tu hai le prove dei miei traffici con i russi, i documenti che ci hai preso dove li hai nascosti eh?”
Subito colpì Flavio con un pugno.
“ALLORA?

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Fuoco e polvere

Febbraio quest'anno pare essere un commilitone del generale inverno russo. È una settimana che la temperatura si avvicina sempre allo zero, le nostre montagne sono completamente avvolte da un candido manto bianco, era da venticinque anni che non succedeva così.
Nella mia cittadina si stanno montando enormi cataste di legno, e sono tutte ricoperte di una polvere gialla, fortemente acre e pungente, lo zolfo.
Anche nei portici del centro storico c'è fermento, le torce vengono apposte una ad una, aspettando questa frenetica notte di festa in onore del santo patrono. La polizia e i carabinieri si aggirano per le cantine in cerca di polvere da sparo, si sa questa festa non è autorizzata, ma dopo quattrocento anni che senso ha vietarla.
Anche la conformazione di Taggia, i suoi vicoli labirintici, le continue salite e discese, le piazzette, i portoni in legno danno un senso di magia e un ritorno al passato in epoche oscure ed affascinanti. Il nostro San Benedetto è unico al mondo, non si festeggia a marzo, viene definito il santo incendiario per la famosa notte di fuoco, per le cascate altissime dei fragorosi "furgari" che di tanto in tanto esplodono.
Mi viene alla mente la canzone di Vecchioni "bruciano nel fuoco le divise la sera, brucia nella gola vino a sazietà, musica di tamburelli fino all'aurora", ed in effetti vedere giovanotti in tute mimetiche, cantine festose col vino, e danze scatenate, richiama indubbiamente il fascino di altri luoghi, di una festa tipicamente mediterranea, pirotecnica e sfrenata. In questa notte è quasi obbligatorio andare oltre, sfidare le autorità, come un carnevale dell'antica Roma.
Chi ha la fortuna di avere degli amici viene ospitato a mangiare ottimi biscotti, i canestrelli, mentre solerti soccorritori vigilano sull'incolumità degli spettatori.
Anche a casa di Giobatta ci si prepara per la festa, i figli si aggiustano i larghi faldoni dei cappelli e si assicurano che i guanti siano resistenti al fuoco.
La moglie continua

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   2 commenti     di: loris



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