PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti d'avventura

Pagine: 1234... ultimatutte

Guardando la linea del mare

Paul guardò dietro di se, l'enorme campo di grano che si estendeva sembrava quasi affogare fra le grandi pozzanghere. Tornando a guardarsi dinanzi vide un cartello che indicava il nome del paese che si innalzava davanti ai suoi occhi:PIANGENTE. Il paesino era interamente costruito in pietra, le mura che lo circondavano erano piene di crepe e muschio. A prima vista comprese che all'interno di esse si racchiudevano tristezza e angoscia da sempre. Paul decise di addentrarsi in quella macabra città. Al suo interno era completamente desolata, ogni casa aveva le persiane chiuse e le porte sbarrate. Paul camminò fino a trovarsi davanti a un campanile con un grande rosone sulla facciata.
Entrò nella chiesa e rimase affascinato dai meravigliosi dipinti sul soffitto, abbassò lo sguardo e sul fondo della navata vide una figura incappucciata, non poteva vedere il suo viso ma nella penombra gli sembrò di riconoscere un sorriso maligno sul suo volto. La misteriosa figura dal mantello nero cominciò ad allungare le sue mani pallide e scheletriche verso il cappuccio e cominciò ad abbassarlo lentamente. Proprio nel momento in cui Paul era sul punto di di vederlo in viso sentì suonare la sua sveglia e sua madre che lo chinava. Aveva fatto un'alta volta quel sogno. Chissà come mai faceva sempre lo stesso, sempre uguale, sempre con gli stessi minimi dettagli.
Comunque oggi era il 20 giugno: il giorno del trasloco, doveva prepararsi a partire. Paul e la sua famiglia sarebbero andati ad abitare in quella che era stata la casa di suo nonno prima di morire. I suoi genitori gli avevano detto di averci già vissuto per un paio d'anni quando lui era ancora molto piccolo, troppo piccolo per ricordare qualsiasi cosa.
<<è pronta la colazione Paul!>>Urlò sua madre<<Scendo subito mamma!>>. Paul non era affatto triste di partire, anzi, qui non aveva amici e pensò quindi che avrebbe avuto l'occasione per farsene di nuovi. Il viaggio fu molto lungo e quando cominciò a

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Alice


Il monte Moroto

Ogni mattina, appena alzato dal letto, aprivo le tende delle due finestre della camera. La prima finestra, rivolta esattamente ad est, aveva un panorama davvero suggestivo e perciò era sempre la prima che andavo a spalancare perché la vista sulla sconfinata savana africana, senza nessun edificio che ne limitasse la visuale e con il maestoso massiccio del monte Moroto all’orizzonte, era di una bellezza straordinaria. L’altra finestra, invece, rivolta a sud, era assolutamente anonima, si apriva soltanto sul nostro piccolo orto, chiuso da un'alta siepe che separava la nostra casa dal giardino dell'ospedale, sempre molto affollato di pazienti e dei loro parenti.
La vista della montagna di Moroto, oltre che affascinante, mi destava sempre un immenso desiderio di scalarla, di esplorarla. Appariva così vicina, soltanto 40 chilometri, così bella e imponente che mi sembrava impossibile, per più di due anni nella mia precedente missione a Matany, non aver avuto modo di organizzarvi una sola escursione. L'altezza non era proprio proibitiva, solo 3100 metri, la cima più alta, e l'aspetto non era certo quello di una montagna impegnativa. Il Moroto era abitato da una popolazione, i Tepes, presente anche negli altri due massicci principali del Karamoja, il Kadam e il Napak, ed erano loro, probabilmente, i più antichi abitanti di quella remota regione dell’Uganda, emigrati sulle montagne per sopravvivere all’arrivo dei Karimojong, pastori nomadi, forti guerrieri, insediatisi in quel territorio qualche secolo fa.
Ad un occhio inesperto, come era il mio, non c'era una grande differenza tra questa popolazione delle montagne e quella dei Karimojong. La semplicità e la povertà del loro modo di vestire e di vivere era assai simile. Qualche differenza si poteva più facilmente osservare sugli ornamenti delle donne, in modo particolare sul numero di collane attorno al collo, molto più numerose nelle donne Tepes. La povertà di questa popolazione era anch

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Antonio Sattin


Una notte incredibile

Per noi europei la notte in Africa ha degli aspetti magici e fantastici.
A Matany, l'Ospedale sorge su un lieve rilievo di un vasto altopiano a circa 1000 metri sul livello del mare, con una vegetazione rada, tipica della savana, e questo permette quasi dovunque un panorama a 360 gradi e così pure dalla casa dove abitavo; questo è uno degli aspetti più caratteristici ed incantevoli della Karamoja rispetto ad altre regioni ugandesi dove la vegetazione più fitta o l’assenza di rilievi impedisce una visione così imponente dei dintorni.
A Matany, la notte è inoltre arricchita dal panorama più affascinante del mondo e in pratica uguale da centinaia di secoli, la volta celeste, visibile dalla stella polare alla croce del sud, con la rotazione ciclica delle costellazioni, che rende lo scenario sempre diverso ad un occhio attento ed esperto, nelle varie ore notturne, con il migrare lento degli ammassi stellari, delle galassie e il passaggio da est ad ovest della luminosissima Via Lattea.
L’aria più secca della Karamoja e l'altitudine rendono davvero incredibilmente vicino il cielo.
Amavo molto, nelle ore notturne, leggere nella veranda di casa e ogni tanto guardare verso l'alto, incantato e sorpreso dalla luminosità delle miriadi di astri e galassie visibili e pensavo alle poche centinaia che ero solito vedere dalle nostre Dolomiti nelle migliori serate.
Ricordo che una notte, accampato con la mia famiglia sul monte Moroto, per una breve vacanza, a circa 100 chilometri da Matany, osservando il cielo notturno, chiesi ad un pastore, lì con noi, che cos'era quell'ammasso di stelle che disegnavano una figura imponente nel cielo. La risposta del pastore, che ci faceva da guida in quel piccolo villaggio nelle montagne del massiccio del Moroto, fu immediata: “Il guerriero”. Il tono della sua voce era però anche un po' interrogativo. Come per dire, “Ma nel vostro cielo non esiste questa costellazione? ”
Qualche anno dopo ho co

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Antonio Sattin


Al bar della Sacca. (seconda parte)

-Ho due gnocche a mano – esclamò il Dottore, Lauro per gli amici, entrando nella sala biliardo del bar cooperativa Sacca.
Al biliardo vi ero solo io, stavo allenandomi a goriziana, concentratissimo, e seduto sullo spigolo estremo alla mia sinistra Giorgino. Già dal nome capite dove si va a parare con Giorgino. In bilico sull’angolo mi guardava languidamente sussurando
- Ma quanto sei bravo con le palle Cesare, mi fai venire i brividini lungo la schiena.
Lauro mi fissò ed ignorando completamente il Giorgino, continuò
-Molla tutto, andiamo
La prima sensazione che provai fu di panico totale, le mani iniziarono a sudare e la palla bianca mi sfuggì dalle mani. Mi chinai e nel raccoglierla riuscii a riacquistare un po’ del mio autocontrollo.
-Dove?
-a Figa Cesare, a Figa! Dai molla tutto che sono in macchina- quando lui diceva Figa capivi al volo che la "F" era maiuscola.
Guardai Giorgino non vedendolo, osservai l’ora: le venti.
-Ma…ma sono le otto devo andare a casa a mangiare…
-Ci facciamo una pizza con le due gnocche poi andiamo a scopare
Il mio pensiero era uno solo: come faccio a togliermi da questa situazione del cazzo?
- Dai, andam! - Ordinò girandosi ed uscendo, certo di avermi dietro. Così era.
Uscimmo sul marciapiede, dove parcheggiata c’era la sua simca abbassata, marmittone, ruote larghe. Spoiler dietro per tenerla bassa in curva, blu cobalto con una striscia bianca larga 7 cm che la attraversava per tutta la lunghezza. Sbirciai timidamente all’interno sul lato passeggero. Una bionda vaporosa, stava fumando con gusto una sigaretta, le labbra rosso fuoco erano tutte un programma. Il lato passeggero era occupato, quindi io dovevo per forza sedere dietro di fianco a…sicuramente sua sorella gemella monozigota.
-Sali – ordinò il Dottore
Aprii la portiera e salutai
-Buonasera signorina
-Ciao bel bambino, sei caruccio, quanti anni hai?
-Diciotto – mi anticipò Lauro
-Ne dimostri meno
Ormai non avevo più salivazione,

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: cesare righi


Sotto assedio

"Ottimismo pragmatico...
"Cosa intende Capitano...
"Resistere a prescindere, con ottimismo ponderato, ragionato, pratico, giocare le proprie carte fino in
fondo e crederci...
Il Maresciallo Dizzi pensò a quel punto che il suo superiore fosse completamente impazzito.
Nella piccola caserma dei carabinieri di V. , posta in una collina un po' fuori mano rispetto al paese, dal pomeriggio si era scatenata come una guerra. Il clan di V., boss che il Capitano Della Corte aveva incriminato come mandante di una serie di delitti, usura, compartecipazioni ad appalti "truccati", collusioni per potere sul territorio; dal carcere in cui risiedeva aveva lanciato l'ordine a tutti i suoi affiliati, i piu feroci ed addestrato nelle azioni armate, di uccidere il Della Corte e radere al suolo la caserma.
Così, dopo l'uccisione del Carabiniere Pizzuto, da pochi mesi, di guardia, colpito da un fucile di precisione, e quella del Tenente Carli uscito dalla caserma e ucciso allo stesso modo crudele, l'edificio era ora frontalmente assediato dal gruppo mafioso, composto da una decina di persone. Forniti addirittura di bazooka per eseguire l'ordine di sgretolare il presidio, ora pronti all'attacco finale.
Il primo colpo dell'arma, il cui contraccolpo fece quasi cadere in terra l'uomo che sparava, come per avvertimento di far uscire i due ufficiali e ucciderli a sangue freddo seza pietà, colpì il tetto solo sulla parte che non dava sopra l'ufficio del Capitano, leggermente a destra del casottino. L'effetto fu devastane.
Portò via non solo tegole e contro soffitto ma anche parte di mattoni che aprirono una voragine sul muro portante che era nella stanza del Capitano, riparatosi con il maresciallo.


Sia Della Corte che Dizzi si erano subito protetti sotto la scrivania in noce, e Dizzi, sopraffatto dalla paura e il nervosismo prese a piangiere "Mannaggia, è la fine! Ma quanto ci mettono i rinforzi ad arrivare!".
Un gruppo di malviventi cominciò a correre in direzione de

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Raffaele Arena


Realta' molesta

Giorno freddo e piovoso. Un gran giorno del cazzo, anche se alla fine mi piace la pioggia. Quando piove la citta' si trasforma, diventa qualcosa di incredibile. Questi mutamenti si possono notare in tutto. C'e' in giro meno gente, prima nota positiva. L'asfalto si colora di tonalita' variopinte, anche se alla fine è sempre cemento desolante. L'odore cambia. Si puo' sentire tutto più amplificato, anche mentre stai fumando. Un tiro lungo, diretto ai polmoni come un treno in corsa. La sigaretta si consuma in un'attimo.
Il profumo del tabacco ti rimane adosso alle mani per un pacco di tempo. Piove. 5 del pomeriggio. Inutile mattinata passata a ricordare qualcosa che non esiste piu'... noia, angoscia, rabbia. Esco dalla mia tana, qualche soldo per farsi passare la serata. Vado in stazione. Mi è sempre piaciuto stare in stazione, vedere tutta quella gente che va e che viene, immersi ognuno nel proprio mondo, nei rispettivi problemi. A volte sembra bestiame al pascolo, oppure un cumolo gigantesco di formiche laboriose.
Io. Fermo. Immobile. Sembro una statua. Osservo, scruto, risolvo. Che cosa non lo ho ancora capito. Vado a comprarmi una birra. Ovviamente, da bravo reietto, alcol di scarto, una splugen. Mi fa cagare la splugen ma costa solo 40 cents. Ne prendo due. Cassa, sorriso alla cassiera che conosce gia' il mio vizio, porta.
In stazione c'è un carretto. io sto li di solito. Potrei vincere la gara di "trainspotting", almeno quelli del film si facevano le pere e avevano un po' di trambusto per portare avanti il loro sport. Bevo la prima birra... che palle. La noia ti colpisce in qualsiasi momento.È assassina, inferocita rispetto la morte. Quando arrivo a meta' della splugen inizia un retrogusto di vomito veramente particolare, mi chiedo da sempre se è questa la caratteristica che contraddistingue questa birra. Alla fine, la finisco.
Arriva Joy, un amico mio un po' più grande di me. Se ne va quasi subito, ma non prima di aver scroccato un paio di sorsi

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: aleks nightmare


I fissatori del dottor Castaman

Davanti al reparto maschile era arrivata un'ambulanza e gli infermieri stavano scaricando un ferito adagiandolo con delicatezza su una barella. Il mantello di questo giovane era zeppo di sangue.
Lo seguii dentro all'ambulatorio e, cercando i guanti sterili, iniziai subito a domandare cosa fosse accaduto.
Sampson, l'infermiere Karimojong, traduceva e mi riferì che il giovane, mentre camminava per i campi, improvvisamente aveva sentito uno sparo e, subito, aveva provato un forte dolore al braccio sinistro e visto tanto sangue.
Questo era il classico racconto di tutti i guerrieri Karimojong che arrivavano feriti all'Ospedale.
Non dicevano assolutamente altro e poi…. non eravamo certo noi a dover indagare sulle numerose sparatorie che avvenivano in Karamoja.
Ogni volta, però, m’innervosivo a questa risposta banale, quasi avessi domandato se era scapolo o sposato; certamente non avevo chiesto la data di nascita che avrebbe richiesto un tempo di risposta più lungo perché si sarebbe dovuto risalire ai fatti importanti, avvenuti nell’anno presumibile della nascita, come una grande battaglia, un raccolto eccezionale, la grande siccità, il nuovo presidente in Uganda e non sarebbe certo stato facile.
Era disteso sulla barella, sofferente, impaurito, quando cominciai ad esplorare la brutta ferita al braccio. Non sanguinava più, ma il braccio, proprio sotto la spalla, era spappolato; l'arto era immobile, tenuto fermo dall'altra mano.
Gli chiesi di provare a muovere le dita della mano, ma fu inutile: il braccio e la mano erano freddi, come morti. Non mi restava che portarlo in sala operatoria per amputarlo, come avevo già fatto tante volte in casi simili.
Le ferite da guerra erano la prima causa di ammissione nel reparto maschile, ed ero abituato ad estrarre proiettili o frammenti di granata ed esplorare i loro tragitti all'interno del corpo per capire i danni anatomici procurati.
Il guerriero era accompagnato dal padre ed alc

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Antonio Sattin



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Avventura.