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Racconti sulla disabilità

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Indifferenza

Cammino lentamente, cercando di mostrare disinvoltura, quasi un ostento. Il bastone mi aiuta molto, ma penso che renda più difficile trovare, appunto, quella disinvoltura che cerco.
Fa molto caldo. Il sole è libero nel cielo. Sento sulla mia pelle il calore, quel calore che, mi dicono, promette luce e colore. Con me questa promessa non l'ha mai mantenuta. Mi sono sempre chiesto se il calore è sempre direttamente proporzionale alla luce. Mi hanno detto di no. "Dannazione!" ho pensato. Ero quasi arrivato a stabilire con certezza quando c'è il sole e quando no! Poi ho capito che sono solo in grado di dire quando il sole è libero nel cielo con sicurezza. E mi sono immaginato i raggi come tante mani. Scendono dall'alto e ti accarezzano, ti abbracciano e camminano con te, come portandoti a braccetto.
E così, con il sole al mio fianco mi incammino per i larghi marciapiedi.
Oggi c'è molto traffico. È quasi assordante, tanto che in alcuni momenti risulta difficile sentire il ticchettio del bastone sulla pietra. Nei momenti di quiete però sento anche il passo della gente. Ce n'è molta. Eppure è solo una percezione sonora di passi distanti, nessuno, da quando sono uscito di casa, mi ha a mala pena sfiorato. Sono riuscito ad identificare un meccanico, con la sua scia d'olio; due donne in carriera, con il loro profumo inebriante e il passo ritmato dal tacco; un teenager, con il suo timbro di sviluppo e le cuffiette. Ascolta i Greenday. Camminava a due metri da me; un muratore, con la sua lozione di calce e sudore; e qualche uomo d'affari: tutti con lo stesso dopobarba.
È buffo. Non li posso vedere. Ma ho la certezza che loro mi hanno visto tutti.
Sento sotto i miei ultimi due passi una leggera discesa. Ancora un passo, una battuta col bastone. Asfalto. Non mi sono mai avventurato in questa parte di città. Un rumoroso spostamento d'aria mi dice che davanti a me stanno passando delle macchine. Faccio mezzo passo indietro. Ho bisogno di stare ad ascoltar

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   2 commenti     di: Davide Asborno


Vigliacco!

Di certo una persona ke nn fa nulla.
Non progredisce
Se io continuassi a scrivere con il cuore
Allora sarei un dio.
Ma gia solo la mia mente basta.

Ero sulla riva del mare...
Avevo 27 anni
Conoscete il proverbio cinese?
Stavo aspettando che il cadavre del mio nemico passasse.
Avevo fatto molto
Ma nn avevo continuato.
Mi sentivo inutile..
Anzi come se niente mi appartenesse..

Ero alla fabbrica..
Avevo un vibratore in mano.
Mia moglie mi aveva costretto a comprarlo perke non volevo piu fare lamore con lei..
La mia fissazione per la spiritualita mi stava portando a incanalare energia sessuale
Per sprigiornarla in estasi.
Bob mi chiamo.
Credo volesse cazzeggiare un po perke era mio amico...
Non ci provavo il piacere di quando ero bambino a giocare.
La mia armatura era rimasta.
Mi venivano ancora le ossessioni della violenza.
Ma credo che se avrei dato un pugno.
Un pezzo della mia anima si sarebbe rotto.
Mi sarei spaccato in tanti frammenti.
Ridemmo del piu e del meno.
Non ci provavo gusto volevo piangere.
Era assurdo che un uomo che rischi consapevolmente la sua vita non riceva nulla in cambio.
Usci dalla fabbrica
Stava piovendo..
Un cumolo di prostitute mi passo davanti.
Si spostavano in branchi.
Mi inginokkiai e kiesi una cosa a dio.
Avrei superato i miei limiti
Sarei andato vicino la morte
Ma ti prego fammi trovare una strada.
Sputai in faccia a una vekkietta
E gli diedi un pugno in faccia.
Non mi facevo neanke skifo per averlo fatto..
La mente mi diceva ah si! E facile prendersela con le vekkiette perche non te la sei presa con il tuo amico! Nn ne hai il coraggio!
E un altra parte diceva
La mente vuole sempre di piu fermati con questa idiozia.
Portai il vibratore a mia moglie.
E la guardai negli occhi.
Anche questo gesto nn deriva da una cosa che fluisce.
Ma era spezzettato.
Cosi come spingi una persona perke decidi di farlo senza alcun motivo.
Usci di nuovo di casa e presi a pugni all incirca altri 2 vekkietti e u

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   3 commenti     di: gianlu3295


Immobile

L'enorme quercia secolare dominava la campagna. L'erba profumata ondeggiava alla leggera brezza, che scompigliava le foglie del grande albero, riccioli verdi e ribelli. Il cielo era terso, di un azzurro intenso, meraviglioso, da guardare per ore senza stancarsi, da guardare per sentirsi fortunati di far parte di questo universo. Emily era seduta sul manto erboso, la schiena poggiata al tronco rugoso della vecchia quercia. Stava leggendo un libro. I capelli, neri come le ali di un corvo, erano raccolti in una morbida treccia che le riposava dolcemente sul lato destro del petto. Ciocche più corte sfuggivano alla semplice acconciatura e le ricadevano sulla fronte e sulle guancie. Si muovevano dolcemente, imitando i fili d'erba al ritmo del melodico vento. Gli occhi azzurri, magnifici coriandoli di cielo, divoravano il libro, nutrendo il suo spirito. La leggera camicetta bianca che indossava, si gonfiava sull'addome, facendola sembrare una giovane donna in dolce attesa. Respirava lentamente, il seno che si abbassava e si alzava quasi impercettibilmente.
- Sapevo che ti avrei trovata qui. -
Emily alzò la testa di scatto, schermandosi gli occhi con una mano affusolata e candida. Sorrise.
- Perdonami.-
- Per cosa?-
- Non ti ho sentito arrivare.-
Il nuovo arrivato le si sedette accanto, sorridendo a sua volta.
- Non mi senti mai arrivare. O sono io che mi muovo silenziosamente, o sei talmente concentrata che non sentiresti neanche una bomba.-
- Quando leggo, entro in un altro mondo.-
- Cosa leggevi?-
Emily chiuse il libro, tenendo il segno con un dito tra le pagine. " Gente di Dublino", scritto in piccole ed eleganti lettere d'oro, ornava la copertina rosso scuro.
- Non male. -
La ragazza lo guardò per un istante. Anche lui aveva i capelli neri, ma i suoi occhi erano scuri e terribilmente profondi. Nascondevano un mondo al loro interno.
- Perché hai scelto questo libro?-
Emily non rispose subito. Era evidente perché avesse scelto proprio quel libro, anch

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   4 commenti     di: *Sunflower*


Incontro ravvicinato 3 - la fine

Ho quarantacinque anni, sono veterinario libero professionista convenzionato con la mia provincia e sono un single di ritorno, nel senso che mi sono separato dopo venti anni di matrimonio. Lo sono ormai da circa tre anni, da quando mia figlia al suo diciottesimo anno ci invitò a sederci uno di fronte all'altra e con sorprendente schiettezza ci disse che non poteva più convivere in una famiglia più incasinata come la nostra, tra continui bisticci e rimbrotti, scenate, incomprensioni ed equivoci.
"Separatevi - ci disse - così posso stare indistintamente sia con l'uno che con l'atra senza dovermi più incavolare con tutti e due"
Detto fatto, mai consiglio fu seguito con maggiore celerità. Tre mesi dopo, la separazione ovviamente consensuale, due anni dopo il divorzio definitivo. Ora viviamo felicemente tutti e tre, io da solo con il mio disordine interiore ed esteriore, la mia ex con un nuovo compagno, un vecchio compagno di scuola dalla fiamma sopita e improvvisamente riaccesa e Giusy, la nostra bambina, che da più di un anno vive beatamente con un fidanzato di circa dieci anni più grande. In tutta questa situazione è l'unica cosa che non riesco a mandare giù, dieci anni mi sembrano francamente troppi, ma, contenta lei...
La cosa più straordinaria dopo il mio divorzio è che con la ex vivo in perfetta armonia, oggi siamo grandi amici, ci incontriamo quasi tutti i giorni, spesso facciamo colazione insieme, spettegoliamo sui nostri amici, spesso ceniamo anche insieme, ovviamente in tre, e ci interessiamo di nostra figlia come non lo abbiamo mai fatto in passato quando eravamo una famiglia.
Tonia, la mia ex moglie, è assistente sociale e si occupa principalmente delle famiglie che hanno figli disabili; lo fa in vari modi, promuovendo varie iniziative sociali coinvolgendo le autorità scolastiche e comunali, e spesso rompendo le scatole al sottoscritto, costringendomi a intervenire a noiosi incontri e dibattiti con personalità politiche e sociali.

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   8 commenti     di: Michele Rotunno


L'Aquilone

Basta prendere della carta leggera, ma che sia resistente anche, magari di quella un po' plastificata! Il colore? Non fa niente il colore, l'importante è che sia felice! Vorrei stamparci sopra le mie mani, intingerle nella pittura e poi poggiarle sopra la sua superficie. Però papà lo ha sconsigliato: " Con la pittura, o la tempera, rischi di farlo diventare troppo pesante! Oppure se ne metti troppa da una parte rischia di non essere ben bilanciato!".
Papà sa un sacco di cose. È uno studioso, un professore di fisica. Lavora anche come ricercatore all'Università. Quando ero più piccolo non capivo cosa volesse dire. Allora l'ho domandato a lui!
"Papà, ma cosa fa un ricercatore di preciso? Cosa dovete cercare?"
"Praticamente i ricercatori, quando vedono un fenomeno fisico che non si sanno spiegare, ricercano la causa di quel fenomeno."
"Davvero? E come fate? Dove la cercate?"
"Io sono un ricercatore sperimentale, quindi io faccio degli esperimenti. Con i miei colleghi ricreiamo in laboratorio le condizioni che hanno generato il fenomeno e osserviamo cosa succede, misuriamo tutto e scriviamo un resoconto per ogni cosa che vediamo."
Un'ombra di tristezza era calata sul mio viso. Papà la vide e disse "Però ci sono anche i ricercatori teorici!"
"E cosa sono?"
"Loro cercano di immaginare cosa dovrebbe accadere in teoria"
"E come fanno?"
"Vedi, loro hanno studiato tanto, e sanno tutte le regole e le formule che fanno girare il mondo, e sono bravi a mettere tutto insieme!"
"Allora bisogna studiare molto!"
"Esatto!"
Da quel giorno il mio sogno è sempre stato di diventare ricercatore teorico di fisica. E per farlo avrei dovuto usare tutto il mio ingegno per riuscire!
Così, dato che volevo a tutti i costi metterci le mie mani, mi sono messo a pensare a qualcosa che non pesi e che possa macchiare.
Le macchie... la mamma ci ha messo un pomeriggio intero a spiegarmi cosa fossero le macchie! Ha provato a spiegarmelo in tutte le maniere, ma sono riuscito

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   1 commenti     di: Davide Asborno


Emanuele riconquista il suo tempo

Emanuele ha ora undici anni. Alla sua prima vaccinazione obbligatoria, a pochissimi mesi di età, ha cominciato ad avere il corpicino sconquassato da attacchi epilettici.
Inizialmente il tutto si scatenava in concomitanza di episodi febbrili ma poi in momenti inaspettati, senza pace.
Anni di ospedali, indagini mediche, cure inefficaci e continuava a "perdere il tempo".
" Tornava" dalle battaglie elettriche dei suoi neuroni tramortito, per poi essere caricato a mille, inquieto, sempre in movimento.
Seguito da genitori attenti finalmente due anni fa... Siena! Solo qui l'equipe medica ha saputo trovare la strada giusta e da allora Emanuele ne ha fatto di conquiste!
Ha ancora difficoltà nel linguaggio ma riesce in alcune cose dove io stessa avrei problemi.
Ieri è stato in ospedale per un intervento chirurgico, anche se piccolo, ma il suo paventato risveglio è stato una sorpresa per la mamma e me accanto a lui.
Avrei voluto scappare per non vederlo soffrire ma non ho potuto ed egli è stato quasi quieto, meravigliandoci. Io fra me e me..."cosa può essere stato anche un intervento chirurgico per chi è abituato a soffrire da sempre?!".
Ha ricevuto tra le altre anche la telefonata della sua insegnante di sostegno dello scorso anno e con gli occhi pieni di gioia le ha urlato: " maestraa!".
Riesce a memorizzare tantissimo, a scrivere col computer ma non con la penna e... qualcuno ha deciso che con la quinta elementare deve finire il suo percorso scolastico. Non ci sono soldi per insegnanti di sostegno.
Che mondo è questo che toglie un contesto importantissimo per la crescita di un cucciolo di uomo? Ma Emanuele è circondato d'amore, dà amore e continua a riconquistare il tempo perduto, comunque.

   2 commenti     di: Chira


... quattro passi

È una bella giornata e decido di andare a fare quattro passi in riva al mare.
Il litorale della mia città è invitante e molti sono i frequentatori.
C'è chi corre, chi fa arrabbiare alcuni anziani che è riuscito a schivare con la bici e chi con i pattini, chi rincorre un piccolo pallone, chi vende cineserie, chi bisboccia su una panchina e chi si prende quel sole tiepido seduto sulla spiaggia.
Dalla mia postazione, su di un rivido sedile di pietra, guardo tutta quella gente impegnata in quel momentaneo "daffare quotidiano".
Poco più in là una giovane coppietta fa le fusa come due gattini in amore ed è quasi toccante starli a guardare occhi negli occhi che si scambiano chissà quali eterne promesse d'amore.
Alla mia sinistra un vecchietto, pipa in bocca, sfoglia svogliatamente un giornale sicuramente per darsi un contegno senza nemmeno accorgersi che è alla rovescia!
Un altro cammina parlando tra sè e sè lanciando occhiate furtive a coloro che incontra quasi cercasse complicità la suo pensiero.
Verso di me si sta avvicinando un giovane handicappato seduto su una carrozzella. mi passa vicino e incrociando lo sguardo col mio mi lancia un sorriso al quale rispondo con un certo imbarazzo.
L'espressione "pura" del giovane penetra a fondo (e con meraviglia) quanto lo circonda con gli occhi di chi scopre, nell'esistenza, "il miracolo della vita".
Di fronte a quell'immagine quieta di quell'"angelo" che mi ha regalato la sua serenità illuminandomi oltre che il cuore anche la giornata... sorrido.
Ma non avrebbe dovuto essere il contrario?

   5 commenti     di: Bruno Briasco



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