PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla disabilità

Pagine: 1234tutte

... quattro passi

È una bella giornata e decido di andare a fare quattro passi in riva al mare.
Il litorale della mia città è invitante e molti sono i frequentatori.
C'è chi corre, chi fa arrabbiare alcuni anziani che è riuscito a schivare con la bici e chi con i pattini, chi rincorre un piccolo pallone, chi vende cineserie, chi bisboccia su una panchina e chi si prende quel sole tiepido seduto sulla spiaggia.
Dalla mia postazione, su di un rivido sedile di pietra, guardo tutta quella gente impegnata in quel momentaneo "daffare quotidiano".
Poco più in là una giovane coppietta fa le fusa come due gattini in amore ed è quasi toccante starli a guardare occhi negli occhi che si scambiano chissà quali eterne promesse d'amore.
Alla mia sinistra un vecchietto, pipa in bocca, sfoglia svogliatamente un giornale sicuramente per darsi un contegno senza nemmeno accorgersi che è alla rovescia!
Un altro cammina parlando tra sè e sè lanciando occhiate furtive a coloro che incontra quasi cercasse complicità la suo pensiero.
Verso di me si sta avvicinando un giovane handicappato seduto su una carrozzella. mi passa vicino e incrociando lo sguardo col mio mi lancia un sorriso al quale rispondo con un certo imbarazzo.
L'espressione "pura" del giovane penetra a fondo (e con meraviglia) quanto lo circonda con gli occhi di chi scopre, nell'esistenza, "il miracolo della vita".
Di fronte a quell'immagine quieta di quell'"angelo" che mi ha regalato la sua serenità illuminandomi oltre che il cuore anche la giornata... sorrido.
Ma non avrebbe dovuto essere il contrario?

   5 commenti     di: Bruno Briasco


Andrete lontano insieme

Non capisco come possa essere successo. Guardavo sempre avanti e la meta, il mio traguardo, non sembrava distante ma ciò che avevo costruito improvvisamente è crollato su sé stesso.
Si lamentava sempre allo stesso modo Matteo e noi eravamo obbligati ad ascoltarlo. E oltre a essere frequenti, i suoi singhiozzi erano anche lunghi.
Ho forse corso troppo provando a vivere i miei sogni oppure la colpa è da attribuire alla cecità verso gli eventi presenti? Aiutatemi!
Continuava così da diversi giorni. Il motivo? Francesca. L'aveva conosciuta due settimane prima alla festa della Libertà e trascorse tutta la serata in sua compagnia. Poi erano usciti un paio di volte insieme. Al cinema, in discoteca, al pub, sembrava ci fossero i presupposti per iniziare una relazione seria. E poi, niente. Prima le solite scuse, "Esco già con un'amica", "Stasera sono stanca", "Ho mal di pancia", poi piano piano smise proprio di rispondere al telefono. E Matteo? Sembrava una fontana, versava lacrime in continuazione e ripeteva le sue lamentele.
Ci tenevi tanto a lei - gli chiesi.
Sì, per me è stata come una salvezza, un angelo. Era una situazione di merda, senza lavoro, litigi continui con i miei e molti dei miei amici che mi avevano voltato le spalle. Mi sentivo morto finche non conobbi Francesca, mi ha dato come una boccata d'aria e così ho ripreso a respirare. È diventata un sogno per me, per questo ero deciso di inseguirlo.
Chiaro. È un'azione nobile inseguirli, nessuno potrà mai venirti a dire che non sia giusto, e se lo faranno saà solo perché saranno diventati invidiosi di te. Non hai sbagliato niente, hai solo confuso l'approccio: invece che rincorrere i sogni, prendili per mano rendendoli reali. Vedrete, andrete lontano insieme.

   0 commenti     di: vasily biserov


Il sabato sera ideale

Miriam rilegge per l'ennesima volta la quarta riga della pagina del libro, senza capire nulla, incapace di concentrarsi sulla chimica. Il paragrafo che sta tentando di mandare a mente riguarda gli acidi di Lewis, ma lei non si ricorda neppure che cosa sia un acido di Lewis. Era quello che cedeva protoni? O forse cedeva un doppietto di elettroni?
Oh, ma chi se ne importa, la chimica non è assolutamente la materia per lei. E poi, chi ha voglia di studiare di sabato sera?
Miriam chiude il libro e guarda l'orologio a muro della sua stanza. Sono quasi le nove. I suoi genitori sono appena usciti per uno dei loro appuntamenti mondani, mentre sua sorella è in bagno a impiastricciarsi la faccia per uscire con gli amici. Lei sì che non ha pensieri. Lei non passerebbe il sabato sera a studiare neppure se il lunedì successivo avesse l'esame di maturità.
Che vita quella di mia sorella, pensa Miriam. Tutta amici, fidanzati (Miriam ha ormai perso il conteggio dei fidanzati di sua sorella), discoteca e divertimento. Senza mai un pensiero. Senza mai premurarsi di prendere qualcosa sul serio. Lei, Miriam, non ce la farebbe a vivere in quel modo.
No, a lei piace dedicarsi anima e corpo a tutto quello che fa, prendere seriamente le opportunità che la vita le offre e cercare di costruire qualcosa di buono. Qualcosa che le dia delle soddisfazioni. Qualcosa che la faccia sentire importante, che la faccia sentire parte integrante del mondo in cui vive, senza riserve, senza se e senza ma.
La porta della camera si apre. Sua sorella non si dà mai la pena di bussare. Alyssa si ferma sulla porta della stanza.
“Io esco. ” annuncia, laconica.
Miriam guarda Alyssa, troppo scollata, troppo truccata, con le gambe troppo scoperte. Guarda sua sorella e scorge l'esatto contrario di sé stessa. Hanno solo due anni di differenza, ma sono così diverse. In tutto.
“Potresti almeno metterti delle calze. ” tenta Miriam.
Per tutta risposta, Alyssa le fa una linguaccia. Poi ritorna s

[continua a leggere...]



Non vorrei esser nato mai...

Eccomi qua. Disteso sul letto. Con questo corpo sgraziato (privo veramente di grazia), piegato e piagato. Le gambe atrofiche e rinsecchite, i piedi ricurvi, le braccia perennemente ripiegate e i polsi curvi in modo innaturale. I movimenti a scatto, apparentemente bruschi, impossibilitati a gesti e a movenze fluide. Lo scatto della mandibola che impedisce alla parola di trovare un suo senso. Fisso il muro bianco che mi trovo in alto e penso…io non sono questo corpo, io sono solo un organismo. Sono “sezionato”, diviso, scomposto, separato. Io “sono” un corpo dolente, un organismo ammalato, inefficiente, malandato e sofferente, sono squilibrato e sbilanciato, malfermo e disarmonico. Non c’è sguardo di desiderio su questo corpo, non c’è struggimento, ansia o bramosia in cui perdere i propri sensi. Respiro e solo ascolto il silenzio. Sento un battito lento e regolare; è un suono sordo, cupo, lieve. Nelle profondità della carne continua il suo interminabile pulsare, nessuno mai ha sentito l’eco di questa vibrazione, è un suono segreto, celato e riposto. La finestra è aperta, spira il vento e la brezza; ecco, solo loro mi accarezzano, non gli ripugna sfiorarmi il corpo delicatamente, serpeggiare fra le mie dita, scompigliare i capelli e insinuarsi fra le pieghe più segrete. Chiudo gli occhi e lascio che ogni fibra del mio corpo assapori il brivido delicato dato dal vento e porti con sé un segreto d’amore.
Ho bisogno di un dono, il dono di uno sguardo d’amore, uno sguardo di memoria e di ricordo, ma so che resterò da solo su questo letto lindo e con un pensiero che si dipinge nella mia mente e che dice: non vorrei essere nato mai…

   4 commenti     di: Ermes Rossi


“Chi dona gli organi ama la vita. ”

TEMA – Premio Nicholas Green
Si commenti tale pensiero esprimendo delle riflessioni personali sul valore della solidarietà umana testimoniata anche dai genitori di
Nicholas Green.


Tutti gli esseri umani sentono l’esigenza di aiutare chi ha bisogno e chi non ha autosufficienza.
Ogni genitore si prende cura dei propri figli fin dalla nascita e dà loro l’affetto e le cure necessarie per farli crescere con salute e renderli indipendenti.
Anche da adulti ci sono spesso situazioni in cui c’è bisogno di assistenza e solidarietà. Ci sono tanti giovani che si drogano e per uscire da questa brutta esperienza hanno bisogno di affetto e solidarietà non solo della famiglia ma anche dagli altri. Anche gli anziani che spesso vivono soli hanno bisogno di affetto e solidarietà da parte di qualcuno che si occupa di loro.
Ci sono tante persone malate, alcune gravemente, che hanno costante bisogno di assistenza.
Alcune malattie sono, purtroppo, incurabili, altre invece potrebbero essere curate grazie al trapianto degli organi che sostituiscono quelli malati.
La donazione è un gesto di grande solidarietà sia da parte del donatore e sia da parte dei familiari.
Chi dona gli organi non è egoista perché guarda il futuro delle altre persone ed è contento di sapere che anche se lui non c’è più, altre persone vivono con i suoi organi..
Proprio come i genitori del piccolo Nicholas Green che nonostante il dolore per la tragedia della scomparsa del loro bimbo, hanno donato i suoi organi, dando la possibilità a persone malate, senza speranza di guarigione, di riacquistare la salute.
Mi ha colpito moltissimo il modo come è morto Nicholas:
è morto proprio mentre era in gita a Roma in Italia con i suoi genitori, ucciso nel tentativo di una rapina i genitori hanno dimostrato di non avere rabbia verso gli Italiani capendo che la causa erano alcune persone cattive
Io sono un ragazzo di 11 anni che vive sulla sedia a rotelle fin dalla nascita. Ho s

[continua a leggere...]



il silenzio

Sono le cinque e mi ritrovo raccolta nella mia poltrona preferita.
Qui mi sento protetta e al sicuro.
Ho preso il libro.
Ma il rumore che mi fischia nelle orecchie provoca in me inquietudine e malumore.
La mia testa è avvolta da nuvole di voci, di urla di disperazione, di spari che escono dalla scatola nera al piano di sotto.
Amo il silenzio.
Ho capito l’importanza del silenzio quando per la prima volta ho messo la testa sott’acqua. Il cuore impazzito per la paura mentre provavo l’ebbrezza della pace assoluta…
Desideravo provare quella sensazione per sempre.
Quando insegnavo il silenzio improvviso dopo il vociare continuo degli alunni mi dava la percezione di immergermi in un pianeta estraneo.
Voglio silenzio: pretendo il diritto inalienabile alla tranquillità.
Mi pervade il desiderio di diventare sorda.
Che cosa proverà chi è libero di chiudersi nei suoi pensieri senza violenza all’udito?
Mi tappo le orecchie con la cuffia che annulla il più piccolo fruscio.
Ecco ci siamo : mi sento libera.
Entro nel mondo fantastico descritto dalle parole che scorro velocemente, mi immergo nella nuova storia e sogno…
Ad un tratto mi assale un desiderio : affiancare alla mia lettura un sottofondo musicale.
Come lettrice ad alta voce abbino spesso le due azioni per trovare il ritmo appropriato.
Trovo un evidente ostacolo: sono sorda per mia scelta.
E se questa scelta fosse invece l’ imposizione della vita?
E se non potessi più udire le note che mi hanno emozionato?
Chissà- mi chiedo- se una persona sorda ha il suo ritmo interno?
Chissà se il lieve tocco della mano può produrre nei non udenti lo stesso brivido che io provo nell’ascoltare la musica?
Rifletto…
Noi, persone adulte, dotate dei cinque sensi, dimentichiamo di usarli tutti allo stesso modo. Ci dimentichiamo spesso la sensazione che può dare la carezza di qualcuno perché pensiamo sia un atto superfluo.
Sarebbe bello tornare bambini con la loro semplicità

[continua a leggere...]



Indifferenza

Cammino lentamente, cercando di mostrare disinvoltura, quasi un ostento. Il bastone mi aiuta molto, ma penso che renda più difficile trovare, appunto, quella disinvoltura che cerco.
Fa molto caldo. Il sole è libero nel cielo. Sento sulla mia pelle il calore, quel calore che, mi dicono, promette luce e colore. Con me questa promessa non l'ha mai mantenuta. Mi sono sempre chiesto se il calore è sempre direttamente proporzionale alla luce. Mi hanno detto di no. "Dannazione!" ho pensato. Ero quasi arrivato a stabilire con certezza quando c'è il sole e quando no! Poi ho capito che sono solo in grado di dire quando il sole è libero nel cielo con sicurezza. E mi sono immaginato i raggi come tante mani. Scendono dall'alto e ti accarezzano, ti abbracciano e camminano con te, come portandoti a braccetto.
E così, con il sole al mio fianco mi incammino per i larghi marciapiedi.
Oggi c'è molto traffico. È quasi assordante, tanto che in alcuni momenti risulta difficile sentire il ticchettio del bastone sulla pietra. Nei momenti di quiete però sento anche il passo della gente. Ce n'è molta. Eppure è solo una percezione sonora di passi distanti, nessuno, da quando sono uscito di casa, mi ha a mala pena sfiorato. Sono riuscito ad identificare un meccanico, con la sua scia d'olio; due donne in carriera, con il loro profumo inebriante e il passo ritmato dal tacco; un teenager, con il suo timbro di sviluppo e le cuffiette. Ascolta i Greenday. Camminava a due metri da me; un muratore, con la sua lozione di calce e sudore; e qualche uomo d'affari: tutti con lo stesso dopobarba.
È buffo. Non li posso vedere. Ma ho la certezza che loro mi hanno visto tutti.
Sento sotto i miei ultimi due passi una leggera discesa. Ancora un passo, una battuta col bastone. Asfalto. Non mi sono mai avventurato in questa parte di città. Un rumoroso spostamento d'aria mi dice che davanti a me stanno passando delle macchine. Faccio mezzo passo indietro. Ho bisogno di stare ad ascoltar

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Davide Asborno



Pagine: 1234tutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Disabilità.