PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla disabilità

Pagine: 1234tutte

Indifferenza

Cammino lentamente, cercando di mostrare disinvoltura, quasi un ostento. Il bastone mi aiuta molto, ma penso che renda più difficile trovare, appunto, quella disinvoltura che cerco.
Fa molto caldo. Il sole è libero nel cielo. Sento sulla mia pelle il calore, quel calore che, mi dicono, promette luce e colore. Con me questa promessa non l'ha mai mantenuta. Mi sono sempre chiesto se il calore è sempre direttamente proporzionale alla luce. Mi hanno detto di no. "Dannazione!" ho pensato. Ero quasi arrivato a stabilire con certezza quando c'è il sole e quando no! Poi ho capito che sono solo in grado di dire quando il sole è libero nel cielo con sicurezza. E mi sono immaginato i raggi come tante mani. Scendono dall'alto e ti accarezzano, ti abbracciano e camminano con te, come portandoti a braccetto.
E così, con il sole al mio fianco mi incammino per i larghi marciapiedi.
Oggi c'è molto traffico. È quasi assordante, tanto che in alcuni momenti risulta difficile sentire il ticchettio del bastone sulla pietra. Nei momenti di quiete però sento anche il passo della gente. Ce n'è molta. Eppure è solo una percezione sonora di passi distanti, nessuno, da quando sono uscito di casa, mi ha a mala pena sfiorato. Sono riuscito ad identificare un meccanico, con la sua scia d'olio; due donne in carriera, con il loro profumo inebriante e il passo ritmato dal tacco; un teenager, con il suo timbro di sviluppo e le cuffiette. Ascolta i Greenday. Camminava a due metri da me; un muratore, con la sua lozione di calce e sudore; e qualche uomo d'affari: tutti con lo stesso dopobarba.
È buffo. Non li posso vedere. Ma ho la certezza che loro mi hanno visto tutti.
Sento sotto i miei ultimi due passi una leggera discesa. Ancora un passo, una battuta col bastone. Asfalto. Non mi sono mai avventurato in questa parte di città. Un rumoroso spostamento d'aria mi dice che davanti a me stanno passando delle macchine. Faccio mezzo passo indietro. Ho bisogno di stare ad ascoltar

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Davide Asborno


Certe realtà (6 settembre 2002)

Solo certe realtà ti aprono gli occhi e ridimensionano il tuo credo
le tue certezze... le tue sicurezze... anche se sei solo spettatore
e non le vivi sulla pelle. Disarmano la tua presunzione di sapere
che volto ha la vita... e sgretolano la tua convinzione di avere il passo
giusto. Credo che a volte calarsi in tempi non tuoi, sia bagno d'umiltà
che mostra ancora una volta quanto è ridicola la materialità schiaffeggiata
da una sofferenza che aleggia inesorabile come un cielo scuro, prendendoti
a calci in culo. Smuovendo così la tua superficialità, verso la verità... che si mostra
nell'arcobaleno che sfugge e non puoi toccare... ma accende la tua ammirazione...
ed è lì che si può celare la conoscenza... nel cammino del presente, dove non devi
mai voltarti, ne dimenticare le tue impronte per sapere dove vai... e volere
ciò che sei... anche se qualcosa ti sfugge sempre e ride beffardo ad ogni tuo
grido di conquista.

   1 commenti     di: Rik Forsenna


Il passato ritorna

Dodici anni prima

Era un tiepido pomeriggio di fine estate. Il sole s'apprestava a nascondersi dietro i tetti spioventi delle case mentre l'afa irrespirabile, che durante il giorno aveva soffocato l'intera città, allentava la sua morsa, lasciando filtrare qualche lieve folata di aria più fresca attraverso la sua cappa opprimente.
Mancavano pochi minuti alle sette di sera e la cena non sarebbe stata pronta prima di un ora.
Alba spense la televisione, dove fino a poco prima aveva assistito ad una puntata dei suoi cartoni preferiti, e raggiunse la mamma in cucina.
Stava mondando le foglie dell'insalata che avrebbero consumato per cena assieme ad una fettina di carne.
“Mamma, posso scendere giù in cortile a giocare a palla assieme a Martina? ”, le domandò rivolgendole uno sguardo furbetto, infilandosi ai piedi le sue scarpe da ginnastica, certa che lei non le avrebbe negato il permesso di raggiungere la sua amichetta.
“Va bene, ma non fare più tardi delle otto... e mi raccomando, cerca di non sudare troppo, altrimenti rischi d'ammalarti”, si raccomandò come tutte le volte in cui scendeva giù nel cortile del palazzo per trascorrere un oretta di gioco assieme a Martina, la bambina che abitava nell'appartamento accanto al loro e che frequentava la sua stessa classe di seconda media.
“Non preoccuparti, mamma. Non tarderò nemmeno un secondo e ti prometto che non prenderò freddo”, la rassicurò anche se fuori c'erano più di ventisette gradi e si sudava anche solo stando fermi, mentre si chiudeva la porta dell'appartamento alle spalle e correva giù per le scale dell'androne andando incontro a Martina.

“Allora, Alba, ti decidi o no a passarmi quella palla? ”. Alba sbirciò l'orologio che indossava al polso destro, rendendosi conto che mancavano meno di cinque minuti all'ora che aveva concordato con la madre per il rientro.
“Va bene, però facciamo solo un altro paio di tiri. Tra poco devo salire a casa”, rispose a Martina

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Eleonora Rossi


Incontro ravvicinato 2

Giovedì, ventisei giugno. È da quando mi sono svegliato stamattina che questa data continua a torturarmi la mente, mi dice qualcosa ma che sia dannato se ricordo cosa. Spero che non sia qualche appuntamento di lavoro, non vorrei fare magre figure.
È mentre apro la porta dello studio che un improvviso squarcio nella mente mi fa ricordare che devo andare alla azienda di Giuliani per il controllo semestrale della porcilaia, un'operazione che viene fatta due volte l'anno quando, svuotata dai maiali cresciuti, questa va prima ripulita e poi disinfettata in attesa di essere riempita con i maialini per il secondo ciclo. Giuliani è proprietario della più grande azienda agricola di Montepiano e i suoi interessi spaziano dalla semplice agricoltura alla produzione e imbottigliamento di olio d'olivo e vino Aglianico. Possiede inoltre un allevamento di oltre cento mucche, un altro di circa duemila ovini e un altro ancora di milleduecento maiali, tutti convenzionati con la nostra regione e, per questo motivo, è sotto il mio diretto controllo in quanto veterinario provinciale.
L'azienda è ovviamente sparpagliata su circa un migliaio di ettari e i vari allevamenti sono distanti l'uno dall'altro. Il più lontano è proprio quello dei maiali, a circa otto chilometri dal paese e per arrivarci c'è una sola strada in terra battuta che m'impone di usare il mio vecchio Samurai, leggero e inarrestabile.
Mi godo il viaggio tra il vento che mi scompiglia i capelli, prima di partire l'ho scappottato, e proseguo distraendomi ad osservare la natura in pieno rigoglio che mi circonda. Ad un tratto mi fermo, sul ciglio della strada vedo un gelso rosso con i frutti maturi di cui molti già disseminati per terra. Mi viene voglia di raccoglierli ma desisto perché non sono attrezzato per farlo e non intendo affatto sporcarmi i vestiti con il succo rosso vermiglio, difficile poi da togliersi. Ma nulla mi impedisce di osservare bramoso la pianta. Lo sguardo oltrepassa l'albero per cadere su

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Michele Rotunno


il silenzio

Sono le cinque e mi ritrovo raccolta nella mia poltrona preferita.
Qui mi sento protetta e al sicuro.
Ho preso il libro.
Ma il rumore che mi fischia nelle orecchie provoca in me inquietudine e malumore.
La mia testa è avvolta da nuvole di voci, di urla di disperazione, di spari che escono dalla scatola nera al piano di sotto.
Amo il silenzio.
Ho capito l’importanza del silenzio quando per la prima volta ho messo la testa sott’acqua. Il cuore impazzito per la paura mentre provavo l’ebbrezza della pace assoluta…
Desideravo provare quella sensazione per sempre.
Quando insegnavo il silenzio improvviso dopo il vociare continuo degli alunni mi dava la percezione di immergermi in un pianeta estraneo.
Voglio silenzio: pretendo il diritto inalienabile alla tranquillità.
Mi pervade il desiderio di diventare sorda.
Che cosa proverà chi è libero di chiudersi nei suoi pensieri senza violenza all’udito?
Mi tappo le orecchie con la cuffia che annulla il più piccolo fruscio.
Ecco ci siamo : mi sento libera.
Entro nel mondo fantastico descritto dalle parole che scorro velocemente, mi immergo nella nuova storia e sogno…
Ad un tratto mi assale un desiderio : affiancare alla mia lettura un sottofondo musicale.
Come lettrice ad alta voce abbino spesso le due azioni per trovare il ritmo appropriato.
Trovo un evidente ostacolo: sono sorda per mia scelta.
E se questa scelta fosse invece l’ imposizione della vita?
E se non potessi più udire le note che mi hanno emozionato?
Chissà- mi chiedo- se una persona sorda ha il suo ritmo interno?
Chissà se il lieve tocco della mano può produrre nei non udenti lo stesso brivido che io provo nell’ascoltare la musica?
Rifletto…
Noi, persone adulte, dotate dei cinque sensi, dimentichiamo di usarli tutti allo stesso modo. Ci dimentichiamo spesso la sensazione che può dare la carezza di qualcuno perché pensiamo sia un atto superfluo.
Sarebbe bello tornare bambini con la loro semplicità

[continua a leggere...]



II Pepeu

Il Pepeu è morto il 24 settembre del 1987, ma il corpo è stato ritrovato solo tre giorni dopo. Io c'ero, perciò so come sono andate le cose.
Il Pepeu era nato appena dopo la Grande Guerra. Da allora era sempre vissuto in paese e lo conoscevano tutti. Il suo vero nome era Giuseppe. Giuseppe Pedraschi, ma a nessuno sarebbe mai venuto in mente di chiamarlo così. Per quel che posso ricordare, lui è sempre stato il Pepeu. Il Pepeu e basta.
Che fosse un po' suonato lo si era capito da subito. Era nato con il testone pieno d'acqua e ha sempre avuto lo sguardo un po' perso. Mica era facile capire da che parte guardava. Non è che avesse proprio gli occhi storti, ma sembrava che guardasse sempre dalla parte sbagliata. Voglio dire: se ti parlava, si guardava le scarpe, se tutti avevano il naso all'insù per ammirare i fuochi d'artificio del 15 agosto, lui osservava il fondo della valle. Se passava una di quelle macchine sportive quando c'era la gara in salita, lui se ne stava a fissarsi le unghie per ore. Non ci potevi fare niente, era fatto così.
A scuola faceva fatica. Non capiva quasi niente e poi c'è andato poco. Lo hanno bocciato due volte e non credo abbia mai finito le elementari. Quando ha cominciato a lavorare avrà avuto sì e no dieci anni. Sua madre era vecchia e non navigavano certo nell'oro. Di suo padre non so nulla, credo sia morto prima che lui nascesse. Ha sempre vissuto in quella casetta a due piani, con la facciata grezza, dietro la vecchia fornace. Anche quando sua madre è morta è rimasto lì. Non si è mai spostato, che, volendo, avrebbe anche potuto farlo, con i soldi dell'assicurazione. No, lui è rimasto lì, anche se aveva il bagno in cortile e la casa era troppo grande per una persona sola.
Il Pepeu parlava poco, anche da ragazzo. Non aveva amici e se ne stava quasi sempre per conto suo a fumare sigarette che si faceva da solo. Si fumava di tutto. Paglia, camomilla, tabacco, cicoria. Magari si fumava pure la droga, ma quest

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Marco Ant


Una storia... di tutti i giorni

La vita e... il suo racconto... spesso non più il racconto di una vita del nonno al nipotino, del papà al figlio... la fretta, il lavoro, la non-famiglia, la violenza, la rabbia, la solitudine, la malattia... tutto ti strappa dal mondo o ti appesantisce così tanto da confonderti con esso sotto i passi della folla distratta. Spesso iniziano e finiscono così le storie degli uomini, vittime o assassini, dei diversamente abili e dei diversamente sensibili. Battiti al vuoto nel loro petto, che per la gente intorno, non significano niente, idee geniali nella loro mente... che non hanno voce per farsi sentire... tremolio e sudore freddo alle mani... quando si vuole afferrare la vita che sembra fuggire via, ti intrappola in una "malattia" fisica o mentale che ti esilia dai tuoi contesti di sempre, dal lavoro, amici, hobby. Non sai come gridare, provi col cuore, nessuno ti sente, con la voce, nessuno capisce, con la stanchezza del corpo e delle palpebre eh... compassione o rabbia riesci a suscitare. Solo lei non ti abbandona, la malattia, ti sfida ogni giorno come se fosse il primo trascorso insieme, ti butta e... forse ti dà la forza di rialzarti... a volte ti dà voce solo per permetterti di chiedere ciò di cui hai bisogno, beni di prima necessità insomma, acqua, cibo, toilette... ma che rabbia quando hai magari semplicemente una ciglia nell'occhio, la lacrima scende, la mano non arriva a toglierla, ti prude la fronte, scende una goccia di sudore, compare affanno nel petto, la mano non arriva a grattarla... storie di tutti i giorni, agli angoli di una strada, a scuola, in un istituto... diversamente abile bene, ma non immaginano neanche gli spettatori quanta forza ci sia in quel corpo, quanta leggiadria in quello sguardo, quanta compassione per chi, dall'alto della tua carrozzina pensa che il disabile sia tu... non sa quanto poveri sono la sua vita e il suo cuore al confronto del tuo. Questo quando nella migliore delle ipotesi, la disabilità è evidente. Che guaio

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Milena Pace



Pagine: 1234tutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Disabilità.