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Racconti drammatici

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GLI ALBERI DI NATALE SONO TRISTI

Mi affacciai alla finestra, sperando che l’aria fredda del mattino riuscisse a tirarmi fuori dal clamoroso doposbronza che mi incatenava ormai da diverse ore. Il lattaio stava appoggiando con le mani nere le bottiglie bianche sugli scalini dei palazzi, stando attento a non scivolare sulla neve fresca. Natale era alle porte. Dio aveva spennellato qua e là i colori giusti, e New York sembrava una vecchia stanca che si spalma tonnellate di trucco per apparire qualche anno più giovane. Milioni di abeti addobbati luccicavano allegri, e finti babbi natali barbuti regalavano dolcetti e buoni sconti con sorrisi più sintetici della loro stessa barba. Il Natale mi stava sulle palle, erano tutti troppo felici per i miei gusti. Scolai l’ultimo goccio di whiskey rimasto nella bottiglia e sputai sulla strada coperta di neve grigiastra.

L’aria del mattino mi fece sentire un po' meglio. Guardai giù. Una negretta niente male passò sculettando di brutto davanti al negozio di liquori. Qualcosa nelle mie mutande si mosse improvvisamente verso l’alto.
Non capii mai se per colpa della negretta dal culo danzante o per la luce che si rifletteva sulle lucide e invitanti bottiglie di whiskey nella vetrina del negozio. Se ne stavano lì, l’una accanto all’altra, con le loro etichette colorate a coprire solo parzialmente la bellezza dei liquidi densi. Impettite, ammiccavano verso di me. Puttane, avrebbero ammiccato anche ad altri.

La donna sparì dietro l’angolo, accompagnata dallo “yeah” dei negri di Harlem che bighellonavano appoggiati ai loro muri, cantando le loro canzoni e ballando le loro danze, chiusi nei segni distintivi del loro modo di essere.
Pensai che qualsiasi uomo di ogni razza presente sulla terra avrebbe esclamato qualcosa davanti a quel culo, chi uno “ehi ehi”, chi un “ooooooh”, chi un “miiinchia”... Chiunque avrebbe esclamato qualcosa, perché forse un bel culo avvicina le razze.

Ad ogni modo, se la donna sparì dietro l’an

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La bambina del fiume

Un uomo triste se ne stava seduto sulla riva del fiume, si avvicinò a lui una bimba dal sorriso radioso e gli chiese:
"Cosa ci fai qui tutto solo?"
"Il fiume ha portato via la mia casa e la mia famiglia.." Rispose senza voltarsi a guardarla negli occhi. "E adesso aspetto che porti via anche me.."
La pioggia insistente e combattiva di quel ventidue novembre per alcuni era soltanto un brutto ricordo, una disgrazia caduta su altri, ma non su di loro. Per lui invece era la mano del diavolo.. come soleva chiamarla. Per colpa sua, era rimasto solo.. senza un tetto, senza una spalla su cui piangere.. senza i suoi figli da coccolare.
Rifletteva su tutto ciò senza curarsi della minuscola figura che gli si era materializzata accanto.
"Ho perso anche io tutto.." Sentì dire alle sue spalle, si voltò, ma non vide nessuno.. la bimba dalle lunghe trecce bionde, era sparita.
L'uomo si alzò da quella fredda pietra scelta come rifugio per i suoi pensieri e girò in lungo e in largo per cercarla.
"Dove sei?" Urlava "Non mi hai neanche detto il tuo nome!"

Passarono giorni, ma della bambina non c'era traccia..
Si era ormai quasi convinto di averla solo immaginata, quando una sera, la rivide di spalle, intenta a seguire in equilibrio il perimetro del fiume..
"Ehi!" La chiamò.
Lei non si voltò e continuò il suo folle gioco.
"Così facendo ti farai male, scendi da quel muretto, è pericoloso!" Neanche in quel momento udì risposta e preso da un forte istinto paterno, corse da lei..
Solo a quel punto, la vide voltarsi e sorridere come la prima volta che l'aveva vista in quello stesso posto.
"Loro stanno bene.."
"Loro chi?" Si sorprese a chiedere non curandosi di quanto potesse essere priva di senso quella frase.
"Loro stanno bene." Ripeté, come se fosse ovvio riuscire a capire di chi stesse parlando.
"Tu chi sei?"
"Ho perso tutto anch'io.."
La bambina scese dal muretto e si voltò per andarsene..
"No aspetta, dimmi almeno il tuo nome."
La piccola gli indicò

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   4 commenti     di: Rossana Russo


Il gatto selvatico

Disteso supino nel fitto sottobosco di una natura ancora vergine, Bartolu dormiva saporitamente; concedeva un po' di quiete al suo spirito fiero ed errante, reso esausto dal spostarsi di continuo per monti, fiumi e pianure. Dolorosamente incessanti, funesti sogni attraversavano la mente dello sfortunato giovane... un passato turbolento il suo! Una dura esistenza da uccel di bosco. Non aveva che diciotto anni quando si macchiò del suo primo ed ultimo omicidio...

Avviato alla custodia delle greggi sin dalla tenera età, Bartolu non conobbe mai un solo momento gioioso. Cresceva nell'ingiustizia, nella disparità, nella più sconfortante miseria. Il suo lavoro prematuro contribuiva, seppur in minima parte, a sopperire alle prime necessità della povera famiglia che lo aveva messo al mondo. Poco legato agli austeri genitori, quel vivace ragazzino adorava invece la sua unica e dolce sorella, più grande di cinque anni; lei la guida, la confidente, la sola a comprenderlo mostrandogli tenero affetto. Tale legame era però destinato ad un involontario allontanamento: essendo tutt'altro che lieto l'andamento economico della casa, all'età di ventidue anni Gavina fu collocata come donna di servizio in casa di benestanti signori di un centro vicino. La separazione fu drammatica! Cingendo in un forte abbraccio la primogenita, col pallido viso rigato di lacrime, Bartolu si era abbandonato ad uno sfogo esasperato:- sei la sola a guidarmi in tanta amarezza, in te ho il mio rifugio più sicuro! E ora, oh Gavina, perché mi abbandoni?-. A nulla valsero i soliti tentativi di rassicurare l'afflitto con incerte speranze, il ragazzo s'era allontanato bruscamente, correndo il più lontano possibile da tutti, diretto forse a sfogare in solitudine la sua rabbia repressa.
Triste a dirsi ma, quando una famiglia diviene vittima di una sorte avversa e crudele,
pare che problemi di ogni sorta continuino ad affliggerla senza alcuna tregua! Così, nessuno poteva immaginare quello che sa

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   6 commenti     di: Sergio Manconi


L'alluvione

È sera... Piove da diversi giorni, una pioggia fitta che penetra in profondità, ma il cielo è scuro e i tuoni rimbombano nella valle. Le case sono serrate, avvolte da un vapore lattiginoso e tutt'intorno siepi d'alloro e mirto sembrano inginocchiarsi a pregare. Anche i gatti si sono nascosti in qualche buio angolo di casa e non si sente neppure l'abbaiare d'un cane. I miei parlano in cucina, sottovoce, forse non vogliono che sentiamo i loro discorsi.. ma si capisce che qualcosa li preoccupa. Piove incessantemente e s'odono gli scrosci violenti dell'acqua sul tetto e sui davanzali. Improvvisamente bussano,, nove, dieci colpi fitti alla porta, uno dietro l'altro, mentre una voce alterata dall'affanno dice: " Esca! è terribile!". Mio padre si precipita fuori e dalla strada arrivano voci concitate. Pare che il paese sia circondato da frane e che in periferia, verso il cimitero, un fiume di fango abbia trascinato verso valle intere abitazioni, anche i cumuli di sabbia e pietre della nostra casa in costruzione. Pazienza! i risparmi d'una vita... Meno male che le persone sono indenni... non bisogna perdere tempo perché l'alluvione è un terribile mostro, capace di divorare interi paesi in brevissimo tempo. L'acqua scende inarrestabile, rivoli gonfi solcano muretti a secco e invadono le case, la paura s'impossessa dell'anima e costringe tutti ad uscire di casa, a portarsi in un luogo più riparato. Pare che tutt'intorno alla chiesa il terreno sia più solido e cosi tutti vi si dirigono in massa.. massa che si muove al buio, una comunità che cerca riparo in un luogo sacro... sembra d'assistere ad una scena dei primi cristiani, quando segretamente si recavano in riunione ad ascoltare Pietro. Ma oggi la massa si sposta non con gioia ma con disperazione e con il cuore spezzato. Tutti riescono a ripararsi in chiesa e negli alloggi della canonica. Gli uomini sono assiepati davanti alla porta d'ingresso quasi a voler fare da scudo all'invadenza dell'onda acquosa; le do

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   5 commenti     di: antonina


GIULIA 7 L'azione

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   16 commenti     di: luigi deluca


Il compleanno di Samuele

Mi piace arrivare sempre un po' prima, fare una specie di sopralluogo, controllare che niente sia fuori posto, che niente possa darle fastidio.
Ancora oggi, dopo tutti questi anni, non riesco ad essere tranquillo mentre la aspetto, mi chiedo se è stato sempre così, o se tutto quello che è successo mi ha condizionato al punto da avere paura delle sue reazioni.
É marzo, e qui di sera fa ancora freddo, scendo per la stradina centrale, mi guardo attorno, arrivo alla piazza sul mare.
Vedo uomini oltre i vetri di un ristorante che si inventano cose da fare per ingannare il tempo, spostano sedie, raddrizzano tovaglie, si osservano sospettosi e complici. Pregano affinché questo tempo trascorra il più in fretta possibile, perché in questo momento sembra non passare mai, e l'idea è insopportabile, anche se fra un po', quando si muoveranno tra i tavoli, esausti, rimpiangeranno questa noia.
Non c'è nessuno per strada, io non esisto, sono solo uno sguardo che osserva.
Provo a fissare qualcosa, tutto scorre via, come il suo sangue. Provo a fermare un punto, un profilo, un movimento, un colore, una luce che possa fare la differenza, che nel tempo mi aiuti a distinguere questo anno dagli altri.
Il mare, è scuro, si adagia sullo scivolo su cui sono alcune barche di legno umido, inclinate di lato sulla chiglia, osservo le luci riflesse, l'odore dell'aria salata.
C'è la solita Chiesa illuminata dal basso, Lei sì, lei può, ci guarda dall'alto, sulla destra, ed io sono solo un puntino. Mi volto, le case sono vuote, senza persone, senza tempo, senza idee, le finestre sono chiuse, scorgo solo un lume acceso, oltre le tende chiare di una finestra al secondo piano. Provo ad immaginare cosa ci sia oltre, e vorrei che ci fosse calma, tranquillità, il giusto ritmo del tempo, lento, quello che io non ricordo più.
Famiglie unite e felici.
Immaginare cosa ci sia oltre, cosa c'è oltre quello che si vede, la verità non esiste, qualsiasi cosa può essere nascosta perché ni

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   3 commenti     di: dario pasquali


Alzati, Gennà!

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   3 commenti     di: luigi pagano



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