PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti drammatici

Pagine: 1234... ultimatutte

Drammaccio

C'erano una volta, a ridosso di un monte, alcune catapecchie, dove parecchie famiglie disgraziate sopravvivevano nutrendosi di castagne ed erba spagna.
Tutti lo sapevano, lo vedevano e passavano facendo finta di nulla.
Un giorno il monte rovinò sulle baracche e fece quel che non avevano fatto la fame e gli stenti: uccise le numerose famiglie di diseredati.
Subito dopo l'accaduto arrivarono le televisioni e i giornali. Commozione e pianto seguirono all'evento cruento e la maligna sorte accanitasi contro quei poveretti.

Finito il clamore, le autorità posero, pietose, una bella lapide a ricordo delle vittime innocenti che così recitava:
"Se il monte non cascava morivano di stenti, ma nessuno ci badava."



Centodieci drammatico



Ana -terza parte

ANA 3 PARTE
Il giorno di Natale il mio corpo andava da solo, perché il cervello era impegnata nello sforzo mentale proteso a comprendere quali comportamenti avrei dovuto avere con il bambino e, nello stesso tempo, conservare quell'equilibrio che mi permettesse di vedere il mondo meno ostile, di come in effetti è veramente. Eppure il dolore non potevo nasconderlo a me stessa, un magone che mi stava liquefacendo l'anima, devastante come il crollo di una diga. Samuel mi chiamò dal soggiorno per decorare alcuni rami di un vecchio albero in giardino che, visto a distanza, sembrava un albero di pesche colorate, per via delle bamboline di stracci che in neanche un'ora riuscii a cucire e ad appendervi. La presenza di mio figlio mi alleggeriva la sofferenza e all'ora di pranzo fui costretta a raccontare storie, inventate sul momento, per fargli trascorrere la giornata in apparente serenità. Avevamo solo baccalà, zucchero e patate... ma il povero pasto si trasformò nella pietanza preferita dal re..: "Sire ecco il vostro piatto preferito, baccalà ricoperto di zucchero caramellato e dadi di patate come contorno!" . Samuel rideva ed io lo chiamavo il mio re: "Mangi la prego! mio signore!". Passò anche la giornata di Natale. Le notti erano lunghe, notti tristi, notti in cui le idee balenavano vertiginosamente senza riuscire a trovare soluzioni. Aprivo la finestra e passavo ore a guardare per strada, vi era solo silenzio; solamente alle prime luci dell'alba qualche ombra si muoveva, forse operai che andavano al lavoro; Mi piaceva stare lì, seduta sulla sedia, immobile a far niente, tenendo le mani poggiate sul grembo e gli occhi aperti all'oscurità, in attesa di qualcosa, di un'idea. . ma neppure sapevo cosa avrei voluto che accadesse. Ero confusa . Il tempo fluiva verso l'alba e mi avvolgeva tanto da impedirmi di vedere, di respirare. Era irritante! Certe notti era impossibile dormire, perché a tutto il resto s'aggiungeva l'ululato del vento che frizza

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: antonina


Ciao, papà

<<Finché dentro il cuore,
l'Anima Ebraica anela
e verso l'oriente lontano,
un occhio guarda a Sion...>>
Questi versi carichi di amore religioso e di speranza, che fanno parte dell'inno ebraico, composti da Naftali Herz Imber, erano canticchiati dalla voce dolce, sottile e infantile di una bambina di sei anni. Era al centro della minuscola stanzetta in cui ci trovavamo, almeno in venti persone, a condividere altrettanti piccoli letti e spazi personali, se così possiamo chiamarli.
La bambina, che nonostante il viso magro e smunto dovuto alla mancanza di cibo adeguato e i biondi capelli lunghi che le arrivavano fino alla vita stretta, era graziosa e giocava con la sua bambolina di pezza, fattagli dal padre, che aveva usato piccole parti degli stracci che noi chiamavamo abiti.
Non sapevo che ora fosse data l'assenza di un qualunque strumento rude e grezzo per misurare il tempo. Potevo solo dedurlo dal fatto che il secondo pasto della giornata, la cena, ancora non era arrivato. Stavo in quel momento rannicchiato nell'angolo più lontano di quella stramaledetta porta di ferro, che ci teneva imprigionati in quella stanza. I miei camerati erano tuttalpiù vecchi e anziani, che si contorcevano nella loro agonia, e che passavano quasi tutto il loro tempo a dormire, poichè inutili per l'operosità del lager. Il padre della bambina, Leah era il nome di quella, stava seduto, sul letto, appoggiato al muro, guardandola giocare e sorridendo tristemente. La sua uniforme era tutta stracciata, stropicciata e sbrandellata alle maniche e sui gomiti. Il suo numero,"1588", si stava del tutto staccando dalla camicia azzurra rigata. Il suo corpo era quasi scheletrico, un ammasso d'ossa debole e incapace di stare in piedi, del resto uguale a noi, se non per lavorare diciassette ore di seguito.
I suoi occhi infossati sarebbero stati impossibili da attribuire ad una persona, se non vi fosse stato quello strato di pelle sottilissimo a testimoniare che quel teschio era vivo,

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: gabry morganti


il paese stregato

Questa è opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

CAPITOLO PRIMO

"Vielle 15 Novembre Vostra zia è morta stop Funerali dopodomani stop Severin..."

Partiamo col furgone alle prime ore del pomeriggio io e mio cugino Tom.
Fino a un certo punto conosco la via da seguire, ma poi sono costretto a chiedere indicazioni a dei contadini intabarrati alla guida di un carro. Quando arrivo in vista di quella strada stretta che taglia in diagonale i campi in direzione nord provo un senso di familiarità che solleva nella mia anima ricordi tenui e sopiti dall'infanzia: immagini di posti inondati di sole, di luce bianca...
É una giornata grigia di novembre. Tom non dice una parola e nemmeno io ho tanta voglia di parlare.
Il paesaggio è viscido, sfumato, il cielo coperto di nubi. L'aria ha un tepore gradevole dovuto alla troppa umidità.
Il primo paese che incontriamo è un raggruppamento di casolari anneriti sparsi ai fianchi della strada.
Ne incontriamo altri così, sono piccole frazioni non segnate sulla carta che l'auto non impiega molto ad attraversare, gruppi di cascinali smorti e privi di vita, affondati nella pianura. A volte leggo senza interesse i loro nomi: Michellorie, Mieg, Caselle... Grossi topi ci passano davanti con una andatura goffa.
La campagna ha una lucidità irreale sotto i ristagni di nebbia leggera. Vorrei conoscere i sogni di quelle cappellette romantiche e semidiroccate che vediamo talvolta ai crocevia. Sogni senza fine, come la lenta ondulazione dei campi sotto la foschia lattiginosa. Pensieri di morte si susseguono nella mia mente.
Un grassone con la faccia rossa che non bada al nostro passaggio, seguita a ridere smoderatamente su uno spiazzo deserto in riva al fiume.
C'è un ponticello da oltrepassare al di là del quale la strada diventa infangata sotto gli alberi spogli. Dai rami bassi cade un perenne sgocciolìo d'acqua e di umidità. Una luce giallognola che si diffonde talvolta nel cielo

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: sergio bissoli


Proteggere e Servire Parte 2

CAPITOLO 9 : LA BARACCA SUL MOLO.

Il risveglio è brusco. Il respiro affannato ed il cuore batte all’impazzata come se dovesse prepararsi ad esplodere. Non è una cosa insolita, nelle ultime notti. Tanti incubi lo hanno assillato da quando ha ucciso quel ragazzo. Non avrebbe mai immaginato di sentirsi così; credeva di essere un uomo forte, fino ad ora. Pensava che i suoi bicipiti scolpiti ed i suoi pettorali ben sporgenti rispecchiassero la sua anima d’acciaio... ora deve fare i conti con la delusione di conoscere davvero ciò che è e che è sempre stato. Quel ragazzino terrorizzato, deriso dai compagni di scuola per essere povero e spaventato dal quartiere in cui viveva, è ancora ben presente dentro di lui, rannicchiato in un angolo della sua testa ed ancora impaurito di ciò che è accaduto e di ciò che ancora deve accadere. Qualche volta pensa alle scelte che ha fatto e che lo hanno portato dove si trova. A volte ci pensa anche se non dovrebbe... la testa si riempie di domande e di ipotesi: ha preso davvero le decisioni giuste? Ha fatto davvero quello che voleva della sua vita? impossibile rispondere e forse non vuole sforzarsi nemmeno di trovare una risposta... perchè in cuor suo è certo che, se dovesse riuscire a trovarne una forse non gli piacerebbe... forse scoprirebbe di essere un fallito adesso più di quanto potesse immaginare... ed avrebbe ancora più paura. Si affretta a scacciare quelle domande che ronzano attorno ma non vuole tornare a dormire anche se è ancora notte.
Alzatosi pigramente dalla sudicia branda che ultimamente gli regala soltanto incubi, Julio si trascina all’esterno e si ferma davanti al molo, fissando intensamente la tranquillità della baia di fronte a lui ed il riflesso dei fari delle chiatte che solcano lentamente la superficie dell’acqua e le luci lontane di palazzi troppo belli che non lo vedranno mai come inquilino o semplice ospite.
“Ancora incubi, Julio? ”
La voce lo fa voltare di scatto. Vicino a lui, i

[continua a leggere...]



Diari della morte

C'era orgoglio, spavalderia ed una punta d'arroganza nel rispondere alla mia domanda..

L'amore non esiste, è solo un'infatuazione...

E allora portai via sua moglie.

C'era rabbia, disperazione e un senso di vuoto in quell'uomo.
Ritornai da lui, ponendogli un'altra domanda.

Piangi qualcosa in cui non credi, piangi un sentimento che con tanta sicurezza affermasti non esistere..

... Non rispose..

Ami tua moglie adesso che non c'è più?

sì..

Andai via, nonostante continuasse a pregarmi di portarlo con me.

.. Perchè è solo la fine delle cose che ne fa comprendere il vero significato.

   5 commenti     di: Anthony Black


Metaldog

PARTE PRIMA
È la mattinata della confusione a Roma perché sta per sposarsi Franco Monroe chiamato da tutti “Frank”, figlio del presidente della nazione proprio nella capitale d'Italia dove nell'anno 2004 ha iniziato tutta la storia. Mentre gli sposi vanno in chiesa insieme al presidente, Giovanni Monroe che ha un cognome straniero proprio perchè suo padre era inglese, chiamato da tutti “John”, fuori vicino alla chiesa si vede un barbone che si scola una bottiglia ed è vestito tutto nero e con un lungo cappuccio in testa ovviamente sempre di colore nero e infatti, proprio per questo, in giro tutti lo chiamavano “uomo nero” dove in giro si raccontavano varie storie di malvagità ma fortunatamente nessuna vera. Finito di bere, l'uomo nero entra in chiesa e tutti lo osservano molto stupiti ma il suo cuore viene colpito dallo sguardo di Cora Monroe figlia del presidente e sorella di Frank, una donna bionda, occhi azzurri, magra e oltretutto appena “single” e per tutta la cerimonia l'uomo nero la fissa ma all'uscita della chiesa, l'uomo nero, subito si allontana e va dietro un palazzo. In quello stesso momento negli Stati Uniti, il presidente della nazione Genny Levisky in Italia chiamato giustamente “Gennaro”, tiene un discorso in diretta che annuncia di troncare l'alleanza con l'Italia ma Genny essendo un religioso animista, dice che va a Roma per impossessarsi di una certa METALDOG, la spada che secondo lui, rappresenta il loro dio perché ha combattuto molte guerre con la sua nazione ma, per l'alleanza con l'Italia, l'ex presidente della nazione ormai morto ha affidato la spada all'Italia per ricordo. John ora, ha affidato la spada a Frank per il suo matrimonio e la sera, festeggia prima di partire per le nozze con Carmen Zauri sua moglie, all'aperto dove durante il discorso, John annuncia di affidare la METALDOG a Frank. Dopo quelle parole, l'uomo nero che st seduto a terra a bere sotto un albero mentre ci sono varie donne a p

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Drammatico.