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Racconti drammatici

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Il marionettista

Un'ombra silenziosa nella notte tende i fili, sorride sadico mentre le sue marionette consapevoli danzano.
Marionette dallo sguardo vitreo danzano nella notte, marionette dai sorrisi spenti danzano nel silenzio, marionette il cui trucco cola sulle gote pallide danzano in una flebile fiamma di speranza.
Un'ombra sadica nella notte tende i fili, sorride silenzioso mentre le sue marionette ignare vivono.
Marionette dallo sguardo acceso danzano nella notte, marionette dai sorrisi falsi danzano nei locali, marionette dal trucco perfetto danzano nella luce accecante della loro ipocrisia.
Un'ombra innocente nella notte tende i fili, sorride tristemente mentre le sue marionette tristi si trascinano.
Marionette dallo sguardo rassegnato danzano nella loro immobilità, marionette dal sorriso estinto danzano nella loro rassegnazione, marionette il cui trucco cola insieme a lacrime silenziose danzano con la morte.
L'ombra che tende i fili ride, giocoso aiutante d'inganni, l'ombra che tende i fili ride triste osservando fino a che punto si è spinto per far capire alla gente la verità, invano.
Il marionettista nascosto nell'ombra della notte, silenzioso, implacabile tende i fili di nuovo e ignare e consapevoli marionette danzano sul palmo della sua mano.



Il suicidio di Ada F. ( terza parte)

La terza raccomandata arrivò fino ad una cittadina siciliana, nota località vacanziera e venne consegnata a tal Giovanni Lorusso, agente immobiliare, piccolo proprietario di appartamenti che locava con profitto durante le vacanze estive, amico stretto di alcuni politici locali che lo favorivano introducendolo in occasioni utili ai propri affari.
Lorusso era un personaggio alquanto noto nella sua cittadina, presente in tutte le circostanze pubbliche di rilievo, riusciva a farsi invitare a pranzi e cene con grande destrezza, anche per merito del suo carattere loquace, ma sempre attento a non parteggiare manifestamente per chi fosse più forte o più importante di lui. Sapeva celare bene la propria ambizione... Insomma, era un uomo che stava in equilibrio in una contesto sociale in cui facilmente " si momorava".
La raccomandata proveniente da una zona così lontana d'Italia, lo stupì di molto. Tranne qualche viaggio per affari a Roma, Lorusso conosceva soltanto Torino e Milano, né a dire il vero il resto dell'Italia aveva per lui un particolare interesse. Non era un viaggiatore, nemmeno per turismo. Né gli interessavano le bellezze artistiche.
Le uniche bellezze cui era sensibile erano quelle femminili, per avvicinare le quali gli erano più che sufficienti, durate la lunga estate sicula, la bella e lunga spiaggia locale, la impressionante scogliera e, di sera, i vari locali che si affacciavano luccicanti sul lungo mare. A quarantacinque anni Giovanni Lorusso, benché non potesse definirsi a pieno titolo un " bell'uomo ", onorava la categoria dei siciliani galanti e conquistatori. Gran parte del suo fascino gli derivava dal suo modo di parlare, con un accento regionale appena appena rilevabile e dal fatto di saper ascoltare. E le donne, si sa, amano chi le sta ad ascoltare...
Durante l'inverno , invece, quando le serate incombevano umide e battute dal vento, Lorusso se ne stava rintanato nel suo ufficio e

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La triste storia di Ryan

"Mi chiamo Ryan, ho quattordici anni e i miei genitori sono ebrei, quindi lo sono anch'io. Un giorno la Gestapo è venuta a prenderci. Ci hanno legato le mani e ci hanno fatto camminare fino alla stazione dove abbiamo preso un treno carico di altri ebrei. Stavano tutti piangendo pensando alla loro triste fine; vedendoli così non potei fare a meno di pensarci anch'io. Il viaggio è durato un'eternità. Quando siamo scesi, ci hanno rapato a zero e fatto indossare delle divise azzurre a strisce blu. Poi ci hanno diviso in due gruppi, mia mamma e mia sorella di quattro anni a destra, io e mio padre a sinistra. Non sapevo ancora che fortuna mi era capitata e non avevo ancora capito che non avrei mai più rivisto mia madre e mia sorella. I tedeschi ci etichettarono con dei numeri e fecero l'appello. Ci mostrarono le latrine e il dormitorio. Dovevamo svegliarci ogni mattina alle sei per mangiare un unico pezzo di pane nero e alle sei e un quarto dovevamo lavorare. La cena veniva distribuita alle sette di sera e poi dovevamo ritirarci nei dormitori. Non erano letti, erano dei cantucci di legno che venivano usati da cinque persone contemporaneamente. Nessuno parlava, alcuni piangevano ed altri sognavano la libertà ed altri ancora la morte. Io invece stavo disteso a guardare questa triste scena. Mi sentivo gli occhi lucidi, ma non volevo piangere, non sarebbe stato quello che avrebbe voluto la mamma. Quanto mi mancava. Il giorno dopo ci svegliarono alle sei come promesso. Per la colazione ci diedero un tozzo di pane ed una zuppa di carote. Mangiai la zuppa e nascosi il pane per dei momenti in cui sarei stato più affamato. Ci diedero degli zoccoli ed uno zaino e ci portarono fuori. Qui ci fecero camminare in tondo. Vidi un uomo sulla cinquantina che cadde svenuto. I tedeschi lo presero per le braccia e lo portarono via, non lo vidi mai più. A cena ci servirono un tozzo di pane, che nascosi, e una zuppa di quelle che sembravano patate. La mangiai lentamente perché mi riem

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   1 commenti     di: Emma Akuerkjhgf


Concentrazione, l'amore, gioia eterna di un ricordo che scalfisce il cuore e lo rafforza

"Amore è l'abbondanza emanata dal cuore, è quel surplus di emozioni, di desideri da somministrare a chi hai intorno, è come viene detto, il lusso di chi ha tanta voglia di vivere da condividerla con il mondo intero. È l'incarnazione della perfezione, di un mito perenne; non cessa mai: fortifica il cuore, matura le persone facendo sgorgare la bellezza (interiore) in ognuno di noi".

Il rompicapo stava per essere risolto.
Ancora in auto, si guardò allo specchio, lasciando venir giù quelle lacrime di ricordo. Accese la radio, cambiò stazione. Una canzone romantica. Fu interrotto da quella lieve e candida melodia. Non conosceva il testo, capiva solo la parola "forever".
Una luce si accese sul suo volto.
Impallidì. Emise un sorriso sornione.
FLU: forever loves you. Felice loves Ursula. Felice ti amerà per sempre.
La F non era solo l'iniziale del suo nome. Era tutto. Era la loro vita che si era intrecciata.
E quella frase venne detta in un momento particolare della loro vita.
Dove sancirono le loro promesse, su un diario/blog virtuale scritto e aggiornato dalla stessa amata.
Inutile spiegare la gioia che provava nell'aver capito cosa quel codice alla fine significasse.
Lo aveva messo alla prova. Lo aveva abbandonato senza una spiegazione.
Ma ora poteva riscattarsi agli occhi di tutti.
Aveva estremo bisogno di un pc e di una connessione internet.

"Amore è l'inizio di un percorso che non cessa nemmeno con la morte".

Fine undicesima parte

   1 commenti     di: Felice Scala


Lacrima

Ci sono proprio tutti, tutti quelli che posso dire illusoriamente di conoscere e quelli di cui non posso dire nemmeno questo. Alcuni hanno fatto parte della quotidianità della mia vita, diventando col tempo una di quelle cose che si danno per scontate, come il caffé del mattino, il sole che fa capolino dopo la pioggia. Altri si sono limitati a fugaci apparizioni; si sono affacciati ogni tanto per brevi attimi nella mia esistenza ritraendosi subito dopo, come io ho fatto con le loro, lasciando tracce più o meno evanescenti. Persone che ho frequentato per lavoro, perché il destino ha previsto che fossimo parenti o perché ha semplicemente voluto che le nostre vite si incrociassero per un attimo, e che quell'attimo divenisse, in un certo qual modo, eterno.
Ci sono proprio tutti, anche persone che non avrei mai creduto di vedere oggi. Hanno tutti la stessa faccia, anche se ora, dopo quello che mi è successo, sono in grado di riconoscere sentimenti diversi dietro le espressioni tutte uguali. Vedo chiaramente il dolore, la sofferenza, ma anche la noia, la semplice volontà di non essere qui, perfino la gioia e la soddisfazione dietro alcuni musi lunghi, gli occhi arrossati dalle lacrime, i nasi gocciolanti per il pianto. Li ho tutti intorno e guardano me, come se fossi l'attrazione del momento. E dopo tutto è proprio così.
Mi muovo, anche se nella mia condizione solo pensare al concetto stesso di movimento appare una contraddizione, come un bugiardo patologico che giura di mentire, o una forza irresistibile scagliata contro un oggetto inamovibile. Eppure mi muovo, ma in un modo del tutto diverso dalla comune accezione della parola. Il mio corpo sembra rispondere alle sollecitazioni del mio cervello, e la realtà che mi circonda mi si presenta nella prospettiva che avrebbe se mi fossi mosso, ma so che la verità è un'altra. Il mio spirito, la mia essenza, tutto quello che ora sono avverte la mia reale immobilità. La mia testa si gira, i miei occhi vagano da un

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   1 commenti     di: NeroLate


GIULIA 4 Il Feeling

Che facesse caldo o che fosse inverno, abbiamo trascorso infinite ore a chiacchierare; ho, raccontando a Giulia la mia vita, descritto mezzo secolo di storia; poi, logorroico come sono, le ho parlato di tutto, e raccontandole di studio, libri, film, sogni politici e civili, ne ho fatto un piccolo mostro.
Non che Giulia fosse da meno, in solo tre anni, nei quali ha stracciato tutti i compagni nel conseguire la licenza media, è riuscita ad interessarsi a tantissime cose.
Io mi chiedevo, come fa una bambina con un handicap così devastante ad essere così assetata di vita? Giulia cresceva, esile, al limite della magrezza, alta, capelli neri portati sempre cortissimi, quasi alla paggetto, volto spigoloso sul quale risplendevano, ancorché spenti, due incantevoli occhi color grigio azzurro, un colore così raro e stupefacente, così in contrasto con i suoi caratteri fisici da farla sembrare una extraterrestre.
E probabilmente lo era, sicuramente lo era per il suo grado di civiltà, cultura e disponibilità.
I miei anni, trascorsi in funzione della mia amicizia con Giulia, sono stati, di fatto, una vera sintonia con una persona, un parlare liberamente, un passare in un attimo dal serio filosofico esistenziale al pettegolezzo più becero, senza vergogna, senza cerimonie.
Sentirsi liberi da falsi atteggiamenti di riserbo, lo so, è raro, se non addirittura impossibile in questa società di simulacri televisivi, di divismo corrotto e pornografia imperante, però con Giulia ci sono riuscito, ci siamo riusciti, e allora giù a parlare d’ogni cosa e una mattina, mi disse che ”stava per diventare donna”, assistita ed amorevolmente consigliata dalla signora Anna, una delle ”balie” dell’Istituto, Giulia affrontò una nuova prova della sua vita.
Vinto in pochi attimi il comprensibile imbarazzo, promisi a Giulia che mi sarei documentato e le avrei dato tutta la conoscenza possibile. Mi rivolsi a Carla, una amica con la a maiuscola, e lei mi fece en

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   9 commenti     di: luigi deluca


Concentrazione, la proibizione del piacere

Una stanza vuota, buia. Nudo. Al collo la chiave con l'anagramma della sua amata. Nudo.
Aveva freddo. Era isolato, fragile, inerme: studiava eventuali rumori di fondo per capire dove si trovasse. Chi erano? E cosa volevano? Perché nudo? Cos'altro ancora stava accadendo?
Pianse e allo stesso tempo batteva i denti per il gelo, per l'ansia che lo tartassava, per la rabbia di aver esitato troppo ed essere ad un passo dalla verità.
Come spiegare al mondo intero la sua innocenza stava diventando il male di vivere.
SI accasciò a terra, di lato, lasciando cadere lacrime profonde.
Partirono i suoi pensieri: ricordò anche lui il tempo in cui era ingenuamente fanciullo, dove ogni ricordo veniva impresso sul suo diario. Un diario difficile, diverso dal solito in cui ogni pagina rappresentava un desiderio di cambiamento. Un aiuto verso l'infinito... che non era mai giunto.
La pagina più controversa era quella delle sue inibizioni.
Stava emettendo un buffo risolino nel ricordare quel dolore, quella vergogna nel parlare a se stesso dei suoi desideri sessuali. Quante difficoltà per sentirsi parte viva di un mondo tetro e perverso, che vive in funzione delle sue emozioni e pulsazioni. Sentirsi profondamente in imbarazzo nel mostrare il suo corpo nell'unione di un idillio... E non provare piacere. Era tutto meccanico, quasi uno sforzo che terminava con personali umiliazioni e sensi di colpa laceranti...
Buffo il fatto di non essere capaci di gestire le proprie intimità, esserne tentato e poi non riuscire a godere del momento in se. Come un trauma che lacera la mente e ti fa sentire sottomesso e non appagato.
Rideva e piangeva: in quel buio non riusciva a trovare un'altra distrazione migliore.
I ricordi, tanta confusione e amarezza nel vivere ogni istante della sua vita con continue paturnie e l'immenso grado di solitudine velata nel suo intorno...

Fine tredicesima parte.

   0 commenti     di: Felice Scala



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