PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti drammatici

Pagine: 1234... ultimatutte

Cento pagine d'amore

Il mio diario fu il testimone silenzioso della storia con Alessia. Anche quando questa finì. E fu allora che divenne un compagno '' Il mio miglore amico '' che ascoltava i miei pensieri, le nostalgie, i ricordi. Non erano ricordi brutti. ANZI! La maggior parte erano ricordi struggenti per la loro bellezza, e quindi, spesso, difficili da sopportare, difficili da sostenere. E lui, il mio diario, lo sapeva. Lo sapeva per tutti quei fazzoletti imbrattati di lacrime che, uno dopo l'altro, ammucchiavo accanto alla mia tastiera mentre lo scrivevo come sto facendo ora. Centinaia di pagine. Punti della situazione. Momenti disperati. Momenti di pianto. Ma anche risate, piccoli ricordi dolcissimi che credevo di aver dimenticato e che invece emergevano all'improvviso. E sorridevo piangendo, mentre scrivevo, con le mani che tremavano quasi mentre i pensieri si confondevano e gli occhi si annebbiavano sotto un velo di lacrime.
Novembre 1998. Alessia e io eravamo perfetti sconosciuti, non ci eravamo mai parlati prima, frequentavamo zone diverse. Un giorno il destino ci mise lo zampino, lei visitò un posto dove scrivevo di solito, lesse un mio verso che parlava d'amore e di sentimenti, gli piacque (così mi disse, in seguito)e mentre mi guardava con i suoi occhi celesti, mi lanciò un sorriso. E così, nei giorni successivi, scambiando alcune idee, facemmo conoscenza. Ironia della sorte, il suo interesse per me era stato motivato anche da un equivoco. Lei pensava che io fossi fidanzato con una ragazza della sua città che frequentava la mia stessa zona e con cui ero in confidenza. Da questo dedusse che fossi della sua città. Io invece abitavo dall'altra parte del mare, e non ero fidanzato. E quando infine, dopo giorni e parecchi sguardi, mi chiese se ero delle sue parti, e gli dissi di no.. ormai era tardi.. eravamo già diventati amici!
Lei e io avevamo lo stesso identico concetto di amicizia, ne avremmo parlato insieme tante volte. Un concetto puro: il donarsi disinteressat

[continua a leggere...]



Inferno

L'uomo era a terra, il corpo impregnato dal suo stesso sangue.
Dave se ne stava in piedi a fissarlo, nella mano destra un fucile a canne.
“Dave? ”
Il ragazzo si voltò lentamente: aveva pianto.
“Cosa ci fai qui? ” chiese.
Senza perdere di vista l'arma, Giovanni rispose: “Ho visto la tua auto fuori, e ho pensato potessi essere qui. ”
Vi fu una pausa. Poi riprese a parlare.
“Ti va di raccontarmi cos'è successo? ”
Dave fece spallucce.
“Ho dovuto farlo”, continuò assumendo un tono preoccupato. “Ho dovuto. Tu mi capisci, vero? ”
“Perché non mi dici che cosa è successo? ” chiese ulteriormente evitando la domanda.
“Tu sei il mio migliore amico. Lo sei ancora, non è così? Non è che hai cambiato idea perché sono tornato vivo?! ”
Giovanni corrugò la fronte e scosse il capo.
“No, non potrei mai pensare una cosa del genere. Perché dici questo? ”
Dave serrò la mascella e deglutì nel disperato tentativo di trattenere il pianto.
“Non c'è stata persona, da quando sono tornato, che non mi abbia fatto capire quanto viscido potessi essere ai loro occhi, quando mi guardavano dall'alto in basso e io non sapevo come comportarmi... ”
Socchiuse gli occhi. Poi li riaprì.
“... o quando non mi vogliono nei locali perché credono che sia un assassino senza scrupoli... ”
Indicò il corpo a terra e gridò: “QUEST'UOMO MI HA ROVINATO LA VITA! ”
“Quello che pensa la gente non ha importanza. Sei tu quello che sa cosa ha vissuto laggiù, solo tu, e non devi rendere conto alle persone quello che sei stato in Vietnam. ”
Dave fece una strana risata. Poi divenne serio.
“Lo dici perché non sai che significa... Non sai cosa significa crescere con un padre severo, a cui non vuoi dare delusioni. Fare di tutto perché ti dia una pacca sulla spalla e sentirlo dire che è fiero di te. ”
Si fermò qualche istante per riprendere a spiegare: “Se non fosse stato per lui e per il suo fottuto pensiero che la guerra

[continua a leggere...]

   8 commenti     di: Roberta P.


Quarto piano - seconda parte

Prima di salire al quarto piano mandò un messaggio al suo amore "ho paura...", non so perchè glielo disse, forse per sentirsi protetta, e lui naturalmente non rispose.
Entrò nell'ascensore, si guardò allo specchio e non si riconobbe.
Trovò la porta dell'appartamento semiaperta, entrò dando una veloce occhiata, la casa era spaziosa, le tende svolazzavano leggermente dando un'aria di pulito, grandi tappeti erano un po' ovunque e il tutto lasciava trapelare il buon gusto del padrone di casa... Lui la chiamò e lo vide seduto sul divano bianco proprio di fronte lei.
Lui si alzo e richiuse sorridendo la porta a chiave prendendole la borsa e depositandola su una seggiola.
"Ti aspettavo, vuoi un bicchiere di vino bianco? " - "no grazie il vino bianco no"... ci mancava pure il vino bianco! Sapeva benissimo che effetto avrebbe avuto su di lei, e non doveva essere troppo arrendevole, il gioco voleva condurlo lei!
Lui senza perdere tempo la fece accomodare in camera da letto, una stanza molto spaziosa in penombra, meno male, amava la luce ma non lì con quell'uomo, preferiva una luce delicata, avrebbe reso tutto più semplice, così credeva almeno.
"Non dimentichi nulla prima?" - "Certo, i soldi sono sotto al cuscino prendili". E così lei fece senza controllare appoggiandoli sul comodino.

Lui si sedette su una poltrona osservandola attentamente, le fece i complimenti per come era vestita, per come l'aveva attirato a se semplicemente parlando, per come era stata vulnerabile a parlare delle sue debolezze, cosa a detta sua non facile da trovarsi in una donna... da un'ingenua depressa in cura voleva dire lei!
Le ordinò di fermarsi e di farsi togliere i sandali, così lei gli si avvicinò scoprendo le gambe dal vestito, dove lui senza metterci troppo infilò la mano sotto la veste fino a toccarle il pube, poi non so come qualcosa catturò lo sguardo di lei e il suo cuore cominciò a battere all'impazzata.
Improvvisamente non sentiva niente

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Luce...


Mazzacane - cap. I

Montepiano. Un giovedì di metà maggio, anno 1990, ore tredici e trenta circa.
Antonio Capuana, per tutti Nino, si appresta a chiudere la biblioteca che occupa un vasto ambiente del piano terradi un edificio che ospita ai piani superiori la scuola elementare e materna. Adiacente la biblioteca vi è la palestra ginnica con annessi spogliatoio, magazzino e vano caldaia.
Nino, in compagnia dell'anziano bidello Gibbì, ha appena chiuso la porta della biblioteca e si dirige verso l'uscita generale quando un improvviso lampo, immediatamente seguito dal fragore di un tuono li fa sobbalzare. Pochi istanti dopo scatta l'interruttore della corrente elettrica mentre la pioggia inizia a cadere scrosciante. Gibbì, con l'eterna cicca incollata ad un angolo della bocca, alzando lo sguardo al cielo impreca.
"Ecco, ci risiamo! Puntuale come un orologio svizzero. Che gli costa al Padreterno di mandarla giù mezz'ora dopo? No, deve costringerci ad aspettare che passa!
"Dai, non te la prendere tanto Gibbì, dura al massimo mezz'ora" minimizza Nino.
"Bravo! Chè a te lo Stato te lo paga lo straordinario di mezz'ora?"
"Hahaha, quando si tratta di soldi, per te..."
"Ehi Nino, ma non dobbiamo ridare la corrente prima di andarcene?"
"No, meglio di no, potrebbero esserci altre scariche. Nel pomeriggio torno qui e la ridò" afferma Nino mentre Gibbì lo scruta con finto stupore.
"Perché nel pomeriggio tu torni qui? Ecco perché non ti sei ancora sposato, hehehe!"
"Gibbì, quando la smetterai di sfottere?" risponde Nino con un'occhiataccia.
"Eh, povera Italia! Come si può andare avanti così? Con tanto ben di Dio che si perde per strada, ah mani mie, mani mie! Maledetta vecchiaia, maledetta..!"
"Dai smettila una buona volta. Sono stufo dei tuoi sfottò"
Una voce femminile, giungendo dal fondo del corridoio ai piedi della scalinata che porta ai locali superiori, interrompe i due. È Stefania, giovane maestra elementare, che chiama Nino mentre Gibbì a

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Michele Rotunno


Non ritorno

Mi sono chiesto spesso quale sia il punto di rottura di una persona normale. Quando, arrivati ad un certo limite di sopportazione, senti come un “crack”, qualcosa che ti si rompe dentro e, come succede quando si rompe una diga, fuoriescono le tue emozioni tutte insieme, senza che tu riesca a controllarle. Rabbia, dolore, angoscia, frustrazione, disperazione ed ecco che poi anche l’individuo più tranquillo di questo mondo diventa un pericolo pubblico. Anzi. Sono proprio le persone più sensibili a diventare le più pericolose. La sensibilità è un’arma a doppio taglio: finché sei piccolo non fanno altro che lodarti e prenderti come esempio. Ma, mano a mano che cresci, ecco che la tua sensibilità diventa un peso, una zavorra per chi ti circonda. Nella vita non sopravvivono i coniglietti dal pelo morbido, ma le faine che si avventano su di essi. Per andare avanti bisogna avere il pelo sullo stomaco e, ironia della sorte, non sono i più intelligenti ad avere la meglio, ma quelli che sanno ingoiare il letame che viene propinato loro ogni giorno senza farsi venire un’ulcera. Non vi sembra divertente? Anzi, spassoso! Passi una vita intera cercando di comportarti onestamente, facendo il tuo dovere, per alzarti la mattina e poterti guardare allo specchio e poi arriva quel momento. Ed è allora che senti il crack; avverti il rumore, sordo e improvviso ed è come se la tua anima fosse una scultura di vetro colpita con una spranga di ferro che cade in mille pezzi. A quel punto ci sono due alternative: annegare o reagire. Ed io ho reagito.

Ho 58 anni e ho passato gran parte della mia esistenza a soddisfare le aspettative degli altri; quelle di mia madre che mi voleva ingegnere; quelle di mia moglie, ossessiva e bisognosa di attenzioni in maniera morbosa; e quelle di mia figlia, troppo presa dai suoi problemi esistenziali per accorgersi che stavo cadendo a pezzi. Ogni mattina mi alzo e vado al lavoro. Sono insegnante in un istituto tecnico, al cui confronto cert

[continua a leggere...]



Mazzacane - cap. VIII

Benchè abbia novantadue anni e sia immobilizzato su una sedia a rotelle don Mario conserva una invidiabile lucidità. I riflessi mentali e la voce ferma sembrano farlo ringiovanire. In una saletta dell'ospizio Nino si trova al cospetto del vecchio parroco.
"E così tu sei Nino, il figlio di Filomena! Come sta quella santa donna?"
"Così così don Mario. Che volete.. gli acciacchi della v.."
"Eheheheh della vecchiaia? A chi lo dici figliuolo!"
"Più che altro è il cuore a procurarle dei problemi"
"È stato sempre il cuore a dannarla. Questo doveva essere il suo destino"
"Ultimamente è peggiorata. Non mi stupirei se avesse un'altra crisi. L'ultima volta, un paio di anni fa, se l'è vista brutta"
"Un paio di anni fa, dici? Quando di preciso? Ricordo giusto due anni fa sono stato in paese, è stato quando operarono la prima volta Mazzacane"
"A proposito di Mazzacane. L'altro giorno ho parlato con il maresciallo Molisano e mi ha raccontato delle cose che che non sapevo circa.. mio padre"
"Quando parli di tuo padre ti riferisci a Capuana?"
"E a chi altri sennò?"
"Damiano Capuana non è tuo padre"
"Ormai l'ho capito anch'io. Ma chi è mio padre allora?"
"Non lo so. Non l'ho mai saputo e Filomena non ha mai voluto dirmelo, nemmeno in confessione. Che donna.. e che testa quella Filomena!"
"Ho saputo della faccenda della Scannatora ma vi sono molti punti oscuri. È per questo che sono qui. Voi cosa potete dirmi?"
"Posso dirti molto, tutto su come andarono le cose ma non chi sia tuo padre"
"Non importa, ditemi quello che sapete"
"Capuana fu ingaggiato da Volpicella con il preciso compito di far sollevare i braccianti, gli stessi a cui aveva dato le terre anticipando la Riforma fondiaria. Quelle terre sarebbero state comunque espropriate e così lui lo impedì"
"In che modo? Non capisco"
"Per evitare l'esproprio lui le assegnò ai braccianti ma c'era un vincolo che se questi avessero creato disordini i contratti sarebbero stati annullati"
"E questo ci gu

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Michele Rotunno


Autumn

Le foglie in quel giorno cadevano dagli alberi come le vesti di prostitute stanche, il cielo era di un grigio plumbeo, l'aria era colma di malinconia autunnale. Marco Palazzi sedeva sulla panchina fuori dal centro commerciale, osservava le persone che entravano e uscivano senza sosta. I carrelli pieni di roba da mangiare, patatine, surgelati, carne, bibite, alcool, abbigliamento, scarpe, televisori, telefonini. Tutto il necessario per il cittadino medio sempre più addomesticato dai bombardamenti pubblicitari giornalieri.. Marco continuava a guardare l'ora mancavano pochi minuti alle 13. Stava aspettando con ansia Lucie, lei sarebbe uscita per la pausa pranzo da lì a poco, lavorava in una profumeria situata all'interno del centro commerciale, proprio tra il negozio di videogiochi e l'erboristeria. Marco si era innamorato di Lucie un mese prima, quando lei gli aveva spruzzato un po'di profumo addosso, lei stava facendo una promozione per la nuova fragranza di un noto stilista e Marco era passato davanti al negozio
- Ciao, lo vuoi provare-
Una ragazza così bella che gli sorrideva Marco non l'aveva mai vista per lui fu inevitabile innamorarsene subito.
Da allora tutti giorni Marco guardava Lucie, mentre mangiava in pausa pranzo, non aveva mai trovato il coraggio di andare a salutarla o di chiederle qualcosa, a Marco bastava osservarla nella sua spensieratezza di ragazza diciannovenne, la guardava muoversi nei jeans stretti e nelle sue magliette che mettevano in mostra le curve ormai perfettamente delineate, amava i sorrisi che lanciava pieni di vita e di voglia di scoprire un modo che non le aveva ancora dato delusioni. A Marco questo bastava lo consolava, usava la voglia di vivere di Lucie, come una medicina alla sua stanchezza di uomo solo, la osservava per quei pochi istanti e poi andava nel bagno del centro commerciale e si masturbava, pensava alla profumata pelle della giovane tra le sua mani, pensava alla sensazione di entrarle dentro, dopodiché torna

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Drammatico.