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Racconti fantastici

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l'incanto raccolto

Narrate dalle cantilene femminili
e recitate ai bambini nelle lunghe serate invernali,
quella conoscenza,
inconsapevole atto di un unico accettato sapere,
diveniva per me, piccolo partecipante di un antico disegno,
ben più di una sequenza ritmata di suoni.

Era la melodia di un amore che srotolando la passione, il timore,
la paura che in essa ospitava, imbrigliava il mio essere,
ora invitandolo, ora atterrendolo.

Il sopraggiungere, poi, della controversa ed inquietante figura selvatica,
“l’Om Sarvaigru”,
abitante della regione Fragota,
forse un po’ ridicolizzato per sminuirne la portata aggressiva,
non taceva ancora lo spavento,
quando il percorrere accelerato dei miei passi sull’accidentato
e selvatico sentiero
della Strà Vegia d’an Ara,

o l’incedere del mio sguardo
sulle ciclopiche figure degli affreschi delle Chiese,
forse nel San Cristoforo,
temeva di incontrarne le tracce.



Assassinio mancato

Assassinio

Liquidare la propria moglie, è sempre stato l'inconfessabile sogno di tanti bravi mariti. Lungi da me l'idea di un tale desiderio, purtroppo la vita richiede, a volte, scelte drammatiche. Colpa della signora, che spendeva e spandeva al di là del lecito, umanamente, consentito.
Quando ha iniziato a sperperare i risparmi, accantonati per una vecchiaia serena e dignitosa, ho perso il lume della ragione. I suoi "carpe diem" mi spinsero all'orribile decisione di sopprimerla, "Mors tua, vita mea". Sapevo che il primo sospettato sarebbe stato il sottoscritto e di fronte alla triste prospettiva di una vita in carcere, decisi di pianificare e organizzare il delitto perfetto.
Facile a dirsi, se non fosse stato per le incognite che distruggono anche le ciambelle senza buchi. Contattare il miglior assassino sulla piazza... un gioco da ragazzi. Abbiamo concordato l'importo da pagare e in uno spirito di generosità, ho aggiunto cinquemila euro, con l'intesa che non l'avrebbe fatta soffrire. La prestazione doveva essere eseguita entro la fine di novembre, mese dei Morti.
Ecco la 148, strada molto pericolosa, ed ecco laggiù il posto di blocco. Due cognacchini, sbandatine ed alta velocità... ovvia paletta che intima l'alt. Elementare, caro il mio Mefistofele, elementare! Mi sono rifiutato di dar loro i documenti richiesti, un calcio alle gambe di un poliziotto e ingiurie lesive sulla onorabilità dei suoi cari.
Inutile dire che sono stato portato in gattabuia e va da sé che ho usufruito di pasti gratuiti. Per tacitare la coscienza, leggevo le storie di poesie/racconti, ma ho spesso pensato alla povera moglie mia, che non sapeva nulla della mia architettura. Un mese passa in fretta e il giorno di Santa Lucia, libero uccel di bosco, ho visto di nuovo le mura di casa mia, che non sono mai nemiche. Lo ammetto, ero toccato e pentito della cattiva azione.
Profumi di Natale in ogni dove e suoni di cornamuse all'angolo di via Merulana. Le sue carezze, i momenti bel

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   7 commenti     di: oissela


Il sogno e la realtà

Un sogno s'incontrò con la realtà e le domandò:
- Dimmi perché sei sempre così ostile, perché non modelli istanti per me? -
Burbera, la realtà rispose:
- Devo badare a ore fuggenti, a razionali convincimenti, a bloccare illusioni impertinenti...
- Ma scusa - continuò il sogno - non vedi come accumuli solitudine, non t'accorgi che bendi la fantasia, tutto è grigio poiché occhi non distinguono più colori d'emozioni... Ti prego realtà, scostati un attimo, lasciami libero; devo andare a far lieto un cuore... io sono il suo sogno d'amore!-

   3 commenti     di: Marhiel Mellis


The earth 2 fantascenza

La navicella ci portò (io e mia moglie jane ) nella nostra futura casa, sulla costa. atterró sull enorme terrazzo che fungeva da pista d atterraggio, scesi insieme a mia moglie e mi precipitai a vedere la casa:una piscina, 3 piani, 3bagni, 2camere da letto, un salotto, una cucina immensa completa di ogni oggetto che serviva per cucinare, un giardino e un armeria. mentre contemplavo la bellezza della piante già piantate insieme a jane, un drone-sentinella mi s avvicinò, era composto da una testa circolare con un solo occhio e 2 braccia sottili(le gambe non gli servivano, una potente fonte d energia lo sorreggeva)-il capo di questo settore la informa che domani comincerà il suo lavoro--di cosa mi occuperò ?-risposi-le sarà detto domani, arrivederci e si goda la vostra nuova sistemazione-così feci.
continua...

   0 commenti     di: Thomas


Il contadino e la morte

Il corvo osservava il contadino ormai da ore, dall'alto di un ramo secco, sul vecchio ulivo. Da lassù, i raggi del sole parevano acquisire una tinta verdastra, e la valle assumeva un 'aria antica, immobile.
Mirava il paesaggio, mentre le nodose mani del fattore passavano instancabilmente da un frutto all'altro.
Li carezzava, li soppesava senza staccarli dal picciolo, ed infine li lasciava con aria delusa.
"Povero sciocco" gracchiò l'uccello "non troverà mai quel che sta cercando." Ridacchiò, si sistemò, comodo ed attese.
"La pazienza è la virtù dei morti" continuava a ripetere fra sè e sè il vecchio contadino, febbrilmente. "La morte mi sta osservando e devo fare in fretta!".
Cercava e cercando le sue mani si facevano sempre più rugose di pomo in pomo ed i suoi occhi parevano seccarsi ogni volta che riponeva un frutto.
"Non è nemmeno questo!! Maledizione!"
Si concesse un attimo di respiro.
Il vento passò fra i suoi capelli, come una carezza, una calda promessa, mentre il sole si allontanava sempre più, all'orizzonte...
"Prima che faccia buio" singhozzò.. ma le tenebre avanzavano.
Dieci, venti, cento frutti erano passati per le sue mani, ma ancora nn c'era segno che indicasse che presto avrebbe trovato quel che cercava.
Iltempo si stava esaurendo e la promessa che la Nera Signora gli aveva fatto la notte precedente diventava ad ogni respiro più concreta.
"Che si sia trattato solo di un sogno?"
Ma allora... cos'era quella morsa gelida? Quell'ineluttabile sensazione, anzi, quella certezza che ogni cosa intorno a lui si sarebbe potuta dissolvere da un momento all'altro.
La grande verità espressa dal corvo, macabramente appollaiato sull'ulivo, si manifestò in un susseguirsi di versi gracchianti, ma l'uomo non li comprese...
Nemmeno li ascoltò, preso com'era nella sua frenetica apnea.
"Stupido contadino" ridacchiò l'uccello "farsi influenzare così da un semplice sogno.."
Come aveva previsto, l'uomo si ac

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   6 commenti     di: Kable


L'ultimo discorso

Un piede dopo l'altro, Eritros salì in cima alla torre bianca, la più alta tra quelle della fortezza di Kelemos.
Lì sopra, dove neanche le aquile osavano arrivare, chiunque poteva osservare per miglia e miglia fino all'orizzonte.
A sud si stendevano le vaste pianure di Fost, ricoperte dai candidi fiori azzurri, e dal biondo grano d'estate. A nord, le alte montagne di Visuria, con la sommità che sembrava toccare il cielo. I grandi Laghi a ovest. Le verdi foreste di Loom a est.
I più grandi poeti e filosofi avevano implorato gli antichi re del passato per poter osservare, anche solo per un attimo, il mondo da quel punto.
Eritros saliva sulla torre fin da bambino, sotto gli occhi attenti di suo padre il re, per poi perdersi nel paesaggio. Ogni volta, lassù, gli era sempre sembrato di essere parte del tutto, di essere in ogni cosa. In ogni fiore, in ogni animale. In ognuna delle migliaia di spighe di grano. In ognuna delle piccole pietre delle montagne. In ogni singola goccia dei laghi e in ogni foglia delle foreste. Si sentiva completo.
Ma ora, ora non era più così. Il suo sguardo era puntato in un'unica direzione, in unico punto, a nord!
Laddove le montagne si aprivano, come per concedere l'onore di passare, il più grande esercito che mai aveva messo piede nel mondo stava avanzando verso Kelemos.
Eritros si era già scontrato con le grandi orde del Signore Dimenticato, su, nei freddi forti del Nord. Ma in confronto a questo esercito, sembrava di aver combattuto con piccole bande disorganizzate.
All'inizio, quando erano ancora tanti, i Difensori avevano resistito per lunghi mesi nel tentativo di impedire al grande esercito di sfociare verso il sud, di aprirsi un varco.
Eppure, più nemici uccidevano, più ne comparivano. Tutti e sette i forti del nord caddero in rovina, infine stremati dalle gelide giornate dell'inverno, non restò altro da fare che ritirarsi, di fuggire, di scappare. Verso Kelomos! Verso l'ultima resistenza!
E ora, migliaia e migl

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Racconti dalla Città delle Pu**ane

Era una mattinata fredda, nell'antica Città dell'Uomo; le nuvole della notte si scioglievano alla luce del sole nascente come lacci di un corpetto fra le mani di un Barone del Vizio.
I tetti di pietra scura brillavano di riflessi malati, che in una cacofonia silente davano al paesaggio un'aria di decandente bellezza.
Era quello forse, l'unico momento in cui era possibile osservare la vita, in una delle sue molteplici forme, in quella che ora veniva chiamata da tutti "La Città delle Puttane"... Prima che le vie si riempissero di carne scoperta, di filosofi della pedofilia, di cortigiani dei Baroni del Vizio, che rappresentavano in quel luogo la classe dominante dall'incestuosa nobiltà...
Morto, quella notte, aveva dormito davvero bene.
Il suo letto era stato di raso, ed il silenzio dell'obitorio, ornato d'incenso, aveva cullato i suoi sogni. Rise guardandosi attorno, era succeso di nuovo.
Non era la prima volta che si svegliava in una bara, ed in effetti non c'era da stupirsene, visto che il suo aspetto, da quando viveva in quella città, assomigliava ogni giorno di più a quello di un cadavere.
Morto. Così lo chiamavano, anche se lui sapeva che il suo vero nome era Sogno, ma non importava; non aveva mai condiviso nulla con gli abitanti di quei vicoli apiccicosi di ciprina, e la lingua ed i suoi significati non erano che l'ennesima diversità. Aveva quindi deciso che nella Città delle Puttane la parola "sogno" si pronunciava "morte", in fin dei conti.. solo di suoni si trattava..
Non tanto diversi dagli ululati, dai mugulii, dai grugniti che si levavano dai vicoli in cui persino le immondizie venivano ornate di drappi colorati, per conferire a quella discarica dell'animo umano un aspetto regale.
E così, nobili figuranti si accalcavano su montagne di liquame perlato, aggrovigliando i loro corpi come barocchi vezzi architettonici. Dalla cima di queste piramidi di carne elegantemente contorta, i Baroni del Vizio gettavano il loro sperma e l

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   4 commenti     di: Kable



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