Racconti fantastici, racconti fantasy
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Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultimatutte

La principessa dei fiori -5° capitolo

- la mamma di Angelo

Seduto vicino la stufa, prendo il libro che ho iniziato a leggere qualche giorno fa, la lettura mi tranquillizza rendendomi sereno, sembra di uscire della realtà e viverne una diversa. Sporadicamente m'immedesimo nella storia che leggo, spesso mi sembra di vivere le emozioni che l'autore trasmette.
Qualche volta però mi capita di addormentarmi senza accorgermi, sarà l'età, sorrido sottilmente, immaginando la faccia che farebbe qualcuno vedendomi in questa situazione.
Quando riapro gli occhi è l'alba, la luce attraversa i vetri, mi alzo e mi avvicino alla finestra, prima mi stiro come i gatti(dormire sulla poltrona non è comodo). Le ombre della notte si allontanano lentamente, nello stesso momento gli uccelli fischiettano alzandosi nel cielo, poi c'è quel corvo che tutte le mattine si fa sentire e non la smette mai fin quando non gli do da mangiare qualche mollica di pane; eccezionale il risveglio della natura avvisa tutti dell'arrivare del giorno. Dopo una decina di minuti inizio a sentire il rombo delle automobili che si mettono in moto, ci sono anche quelle che trovano difficoltà perché troppo fredde; se guardo l'alba sento il rinascere del giorno, il miracolo della natura che si rinnova sempre allo stesso modo, magari cambia il panorama in base al tempo, ma la gestualità degli uomini in parte è sempre simile.
Preso da questi pensieri mi sovviene ciò che ho deciso di fare oggi, il tempo scorre veloce e quindi devo fare tutto in fretta, oggi dovrò parlare con la mamma di Angelo la mia ex moglie.
Claudia, una donna quarantacinquenne ancora bellissima. Ci eravamo conosciuti da bambini, "per me fu subito Amore" lei sorella di un mio compagno di scuola, non è molto alta, capelli castani un fisico asciutto ben modellato, fianchi stretti e gambe che si lasciano guardare, anche il lato B non dispiace, gli occhi grandi e rotondi come i fari di una torpedo blu luminosi che quando la guardi in profondità, rimani inc

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Sogno reale

"Ora che tu hai sfidato tutti gli ostacoli per arrivare qui, lascia che ti racconti la nostra vera natura. Ascolta l'albero della saggezza Mozart, lo gnomo Sasquack e fatti trasportare da noi dal cavallo Snafuzz, lascia che ti raccontino come sei giunto in questo posto, e se tu lo vorrai, farai parte della nostra vita..."
Stavo finendo di leggere la frase del libro quando fui interrotta da un colpo di tosse, strano perché nella biblioteca dove ora mi trovavo, non ci doveva essere nessuno, Paul il custode della scuola, aveva aperto la biblioteca solo per me.
Tra noi vi era un'amicizia profonda, poiché lui era il mio patrigno, mi alzai dalla seggiola, appoggiai il libro sul tavolo e cominciai a girare tra gli scaffali, di nuovo il colpo di tosse ma ora lo sentivo dalla parte opposta da dove mi trovavo.
Udì una frase " Dove diavolo sei Petonia?..." Spaventata urlai"Chi c'è?!". "Cos'hai da urlare..." mi rimproverò.
"... E poi non c'è l'ho mica con te! Sto cercando mia moglie Petonia, sai per caso dov'è finita?" .
Ancora più impaurita gridai "fatti vedere!".
"Uffa quante storie, arrivo."
Sentivo ora sbuffare, tossire e dei passi, ma non lo vedevo. "Sono qui, che vuoi?", ma dove? non vedevo ancora nessuno. "Abbassa lo sguardo, forse così mi vedrai!", piegai la testa in basso e dallo stupore feci un balzo indietro. Sbalordita vidi che aveva il c

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Sussurri da dentro

Ciao,
stai parlando con me, vero mamma?
Sento la tua voce da lontano e mi accorgo che sei emozionata, molto emozionata.
Mi stai dicendo che finalmente ci sono, che sono arrivato, come una piccola scaglia di meteora,
... nella tua vita.
Sei stranamente silenziosa, tu che hai valicato le montagne dell'impossibile per avermi,
lo sento dal tuo sottile respiro che ora mi accarezza.
Hai sempre pensato a me, a questo piccolo piumino delicato che ti somiglierà, lo spero tanto.
Ti ho fatta piangere lo so, ti ho illusa tante volte, mi dispiace.
Ora sono qui, dentro di te e mi sento bene in questa culla calda, in attesa che il mio piccolo cuore diventi la colonna sonora dei nostri nove mesi insieme.
Molto presto avvertirai la mia presenza, mi farò vivo non preoccuparti. Sarò la tua certezza.

Sarò quel bambino che hai sempre sognato di avere... eh si, sarò tuo per sempre.
Ops!!! non me ne ero ancora accorto, ma sto nuotando, dolcemente immerso nella tiepida acqua che
mi avvolge e mi dondola. Posso anche dormire tutto il tempo che voglio e fare capriole con il mio cordone ombelicale... sto bene con te, sei simpatica e sai raccontare fiabe straordinarie.
Anche se quaggiù non arriva nemmeno uno spiraglio di luce, non ho alcun timore, non sono solo,
me ne accorgo da come mi parli... sei gentile mamma.
Il tempo passa molto lentamente ma io non mi annoio sai, ho tante cose da fare;comunicarti quale nome vorrei avere, pensare al futuro con te ma soprattutto a quel preciso momento in cui potrò abbracciarti e dirti grazie, grazie di farmi esistere.
Volteggiano fiocchi di neve nel mio limpido liquido amniotico ed io mi diverto ad acchiapparne più che posso... è divertente.
E sorrido, sorrido sempre, perché so che tu saresti contenta nel vedermi così felice.
Mmmmmmmmh che buon sapore!!!! Stai mangiando la cioccolata, me ne accorgo sempre quando lo fai, mi invade un senso speciale di serenità... non esagerare però, vorrei avere una mammina
in perfetta

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   2 commenti     di: Manuela Magi


La Morte e il Cavaliere

Prego... dopo di lei.




Qualche giorno fa mi è passata accanto la Morte. Non ho fatto in tempo a vederla in faccia. Da come correva, sembrava avesse un diavolo per capello. Le ho fischiato dietro. Si è fermata. Ne ho approfittato per scambiare quattro chiacchiere. Chiederle il motivo di tanta furia. Sono stati attimi che definire rivelatori sarebbe troppo. Diciamo, più semplicemente, umani.
Nulla di surreale e ineluttabile come la sfida a scacchi del generoso e temerario cavaliere medievale Antonius Block. E, in ogni caso, gli stati d'animo erano invertiti: io ero piuttosto tranquillo: non avevo né paura, né angoscia, né rimpianti; lei, invece, sembrava contrariata. Ma che dico: incazzata come una biscia! Tutto l'opposto dell'iconografia classica, che la vuole immancabilmente tonica, impaziente e avida. Spesso sinistramente silenziosa. Talvolta sadicamente beffarda. Sempre ostinatamente e meccanicamente al lavoro come una mietitrebbia. Soddisfatta e orgogliosa del suo compito sociale, della sua funzione calmieratrice. Refrattaria a scrupoli e rimorsi.
- Mi scusi, è forse incazzata con me?... per questo viaggio a vuoto? -
- Macché... questi sono gli incerti del mestiere... falsi allarmi... cose che capitano ai comuni mortali. Tutto preventivato. Meglio per lei. -
- Scusi se insisto... non se ne abbia a male... ma allora perché tanta cupa agitazione?
- Non so se posso aprirmi... non la conosco abbastanza bene. Anche se dalla sua scheda sembra una persona degna di fiducia. -
- Beh... non le posso promettere che non ne farò cenno con anima viva... le posso solo dire che terrò la cosa fra una ristretta cerchia di amici.
- Fanculo le regole... ma sì... farò uno strappo... almeno mi tolgo il rospo. Vede, il fatto è che mi sono rotta del mio compito. Di essere una semplice esecutrice. Una sorta di ufficiale giudiziario. Ch

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Trittico

CAPITOLO XVII (e ultimo)
Hertogenbosch,(Brabante) estate 1506

La piccola Bet e sua madre Saarineen stettero abbracciate a lungo prima di addormentarsi.
La mattina dopo si alzarono presto. Trafficarono in cucina, Bet rovesciò del latte e poi uscirono percorrendo il sentiero del lago.
Mai e poi mai Saarineen si sarebbe immaginata di avere un cugino così famoso;il Padre l'aveva detto chiaro: dei grandi signori erano arrivati fin da Colonia per vedere i suoi quadri.
Se la passavano male: l'ometto di casa aveva tirato le cuoia un annetto prima e loro erano sole.
Si diceva in giro che entrare in casa del cugino non era come entrare in casa di un qualsiasi pittore ;nessun quadro accatastato e poi, e questa era la segreta speranza di Saarineen, forse il cugino le avrebbe regalato un dipinto, anche se piccolo piccolo.
Entrarono in casa dopo aver inutilmente bussato. Hieronymous era tutto preso, non si era accorto del loro ingresso, stava raccogliendo con le mani un impasto morbido e giallastro. Buongiorno fanciulle!
Tutto si sarebbero aspettate le due ospiti fuorchè esser colpite in pieno viso da un saluto così squillante ma soprattutto da una zaffata di odore dolciastro di latte cagliato.
Era sempre stato un po' matto, o perlomeno strano, ma adesso mettersi addirittura a fabbricare il formaggio!
Dopo la morte della "vecchietta", Aleyt, era rimasto vedovo e da libero come lui si era sentito sempre, lo era diventato ancora di più, e più solo.
Insieme ai Fratelli del Libero Spirito fin dal 1486, si considerava un puro, e innocentemente aveva sempre cercato di affrontare le prove che la vita gli aveva posto innanzi ; e si sa quanto in una comunità tradizionalista pericolosa ed eversiva può esser l'innocenza.
Ma i dipinti?? Rimuginava tra sè incredula Saarineen, vedendo svanire d'un colpo la sua piccola peregrina speranza.
Chiese infine dov'erano a Hieronymous, e questi confessò di stare lavorando da tanti mesi

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   3 commenti     di: alberto accorsi


Il busto maledetto

Stava salendo le scale con un andatura calma, pacata, come se non avesse alcuna fretta, o cose in sospeso da concludere. Camminava piano un po' per l'età, un po' per quell'incidente domestico accaduto domenica scorsa a casa del suo allievo, mentre cercavano di spostare un vecchio e pesante cimelio preso in qualche villaggio sperduto della foresta amazzonica che, secondo la tribù del luogo, trasformava ogni oggetto in pietra.
Le saliva sempre lentamente, come se nessuno lo stesse aspettando, come se avesse compiuto ogni singola mansione si potesse fare nell'arco di una vita. Sale quei gradini oramai centenari, in ottimo stato, fatte di un marmo pregiatissimo color latte. Come pregiatissime sono le rifiniture d'oro e il legno che adornano il lungo e tortuoso corrimano delle scale del palazzo: "Professore" una voce echeggia nell'androne delle scale.
"Professore presto!" una voce giovane, preoccupata con un misto di eccitazione chiama a gran voce il professore, esortandolo a salire più velocemente le scale: "Forza professore faccia presto, la vogliono al telefono." Il vecchio professore alza la testa e vede il ragazzo appoggiato al corrimano del settimo piano che si dimena in modo frenetico, inducendo al professore di accelerare il passo.
Al telefono il professore parla con l'ispettore di polizia, una sua vecchia conoscenza. ma ora non c'è tempodi dirvi i modi e le circostanze che hanno fatto si che il professore diventasse un loro stretto collaboratore per faccende particolari, diciamo soprannaturali e inspiegabili: "Professore?! Professore?! Ah eccola! C'è stato un omicidio e abbiamo bisogno del suo parere ehm, tecnico".
"Mi dica tutto quello che sa."
"Sappiamo soltanto che la vittima era sola in casa ed è stata brutalmente uccisa e... bhe" esita per un attimo, come se avesse paura di dire qualcosa: " C'è una cosa che deve vedere assolutamente."
Il professore e il ragazzo accorrono sulla scena del crimine, un appartamentino in centro città. Trovano il c

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   0 commenti     di: luca fiore


82, Washington Road (Episodio 13)

I capelli erano a posto, la barba appena un velo e rifinita con cura, gli abiti erano abbastanza formali ma sufficientemente giovanili. Leonard Haslam era perfetto, pronto per una giornata di lavoro e, soprattutto, per Laila. Era emozionato all'idea che tutto tornasse come prima, con loro due che andavano al lavoro insieme; magari presto si sarebbero svegliati di nuovo nello stesso letto.
Incerto della propria perfezione, si accostò allo specchio per controllare l'interno delle narici, allora si raggelò. Senza alcun motivo plausibile detestò la cura che aveva riposto nel prepararsi, odiò la propria immagine impeccabile. Sentiva, come un suggerimento della sua coscienza o un'improvvisa illuminazione, che quell'insolita attenzione aveva a che fare con la morte. <<I morti sono sempre eleganti>>, sussurrò ad occhi spalancati, sorpreso dalle sue stesse parole.
Si riscosse, però, gli bastarono pochi attimi ed una risata. Ciò che aveva pensato era assurdo, milioni di persone curano il loro aspetto ed arrivano alla fine della giornata, la morte non bada certo all'eleganza. Lasciò il bagno, sollevato, ma distrattamente si scompigliò un po' i capelli.
Dallo stereo si diffondeva la voce di James Labrie che cantava One Last Time e parlava di una tragica fine. Il cd doveva essere graffiato, perché la fine del primo verso prese a ripetersi di continuo. Leon, infastidito, diede qualche colpetto allo stereo senza ottenere risultati, poi provò a mettere in pausa e a fermare del tutto la musica, ma la voce continuava a ripetere le stesse parole.
... this tragic ending... this tragic ending... this tragic end...
Leon staccò la spina e riuscì a far tacere lo stereo, ma quelle parole risuonavano ancora nella sua testa mentre indossava il giubbotto leggero ed usciva di casa, quasi che lo stereo avesse voluto parlargli tramite la canzone. Stavolta non rise di sé, riuscì solo a constatare che parte del suo buonumore era svanito, sostituito da un'irrequietezza

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