PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultimatutte

Mondo di mezzo

Chiudo il cancello che porta alla casa dei miei genitori. Dirigo uno sguardo furtivo verso la finestra della cucina. La luce è accesa.
Un nodo di tristezza va verso la gola e si ferma li.
Ricordo la favola di Peter Pan che leggevo da piccola, e lo stesso nodo alla gola mi assaliva quando quel bambino guardava da fuori la finestra della sua casa. Dentro la sua mamma aveva in braccio un altro bambino. Lo aveva avuto dopo che lui si era allontanato per la curiosità di guardare il mondo.
Flash back che rimanda alla mia vita di adesso e alla consapevolezza di essere rimasta incastrata nel mondo di mezzo.
Quanto mi è mancato il coraggio di esplorare fino in fondo, per paura di tornare e trovare sbarre alla finestra, e il posto vuoto occupato ;e la certezza di non poter più tornare indietro.
Il vero è che non sono mai tornata indietro, ma sono rimasta li incastrata nel mondo di mezzo con lo sguardo fuori e i piedi fermi infossati.
E come si può fare adesso, come si può uscire, adesso che i segni del tempo fanno solchi più gravi, e la spensieratezza pur paurosa della giovinezza è tramontata dentro nell'anima più densa. Come si può fare adesso.
Nel mondo di mezzo ci sono tante finestre dalle quali guardare. Tutte le luci sono accese, e sagome inconsapevoli si muovono all'interno.
Qualcuno a volte ti vede, e ogni tanto ti fa entrare. In un attimo traspare la frenesia accalorata dei giorni, dei momenti. La vita compiuta di chi non si è mai chiesto a quale mondo avrebbe voluto appartenere.
Un sogno in prestito perché il mondo non è il tuo. Torni fuori con dentro l'eco del vissuto che il tuo cuore ha assaporato.
Solitudine e paura ti assalgono furtive, mordono la gola, tolgono il respiro.
Nel mondo di mezzo si incontrano altre persone che vivono li come te, Ma la maggior parte di loro non sa dove si trova, pensa che sia non un luogo ma un tempo finito che si trasformerà in un'alternativa.
Molte di loro non sanno che non ci sarà mai un'alternativa,

[continua a leggere...]



Morte di una strega

Sdraiata sul pagliericcio della cella, vedeva e non vedeva il cielo ancora scuro fuori dalla piccola finestra, serrata da spranghe di ferro. Non aveva più forze, il corpo aveva ceduto alle torture; presto avrebbero messo fine alla sua esistenza.
La coscienza andava e veniva come piccoli flash. Una volta era stata potente, invincibile poi il tradimento di chi l'aveva resa tale; accecata dall'ambizione si era resa vulnerabile e adesso lui voleva la sua anima tutta per sé. Dalla vita alla non vita.

Sentiva le urla e gli schiamazzi della folla intorno. Qualcosa la colpì alla testa e le fece aprire gli occhi: attraverso le sbarre del carro di legno, i volti accaniti del popolo le urlavano la loro verità.
"Brucia strega!"
"All'inferno"
"Maledetta! Al rogo"
Ci mancava poco, la luce le si spense.

La trascinarono fuori dal carro. Un corpo inerme ormai vicino alla fine. Indossava una tonaca lacera e rotta. I capelli, una volta fluenti e neri erano stati tagliuzzati in segno di disprezzo.
La legarono ben stretta al palo, un corpo martoriato che non la rappresentava più.
L'odore del fumo, forte e secco le penetrò le narici, risvegliandola un'ultima volta. Fece appena in tempo a rialzare la testa e le sembrò di vedere Martino in fondo al mucchio dei volti. Poi crollò definitivamente, sperando di risparmiarsi gli atroci dolori che le avrebbe procurato il fuoco.

   10 commenti     di: Paola B. R.


Una lettera di Charles Darwin

Emma, mia adorata,
domani il Beagle lascerà l'Australia per le isole dell'oceano indiano, il Capo di Buona Speranza, poi ancora il Sudamerica, le isole Azzorre, Plymouth.
Oltre l'ultimo porto ci sarà di nuovo e finalmente ogni luogo d'Inghilterra, i giardini di Shrewsbury dove la mia mano ha conosciuto per la prima volta la tua, le acque di quel fiume in cui ci specchiavamo camminando come figure di un sogno.
Ricordo il tuo viso chiaro, la nube d'oro dei capelli, lo sguardo che cadeva a terra in una timida dolcezza quando ti parlavo di mia sorella e di suo marito, del loro figlio di pochi mesi.
Pensavi in quell'istante a noi, al tempo che ci avrebbe contenuto, Emma e Charles, uniti e silenziosi aldilà di ogni vicenda, come chi dorma al fianco dell'altro solo sfiorandone il braccio, pensavi al tempo che ci avrebbe oltrepassato, al futuro che da noi sarebbe dilagato nei secoli: i nostri figli e poi i loro, le generazioni dell'uomo.
È tutto così vicino, Emma.
Lascia che ancora una volta io ti racconti del mio viaggio e dei suoi segni, che metta tutto questo ai tuoi piedi. Ciò che mi raggiunge e sconvolge il mio cuore tormentandolo o elevandolo non diventa infatti che un dono per te.
Dopo questo viaggio, cinque anni in cui l'incredibile del mondo ha mostrato senza alcun velo il suo volto splendido e feroce io non ho bisogno che di pace, come un bambino impaurito.
Perché ogni cosa possa quietarsi, restare indimenticabile, essere accolta pienamente e fruttificare.
Ascoltami, dunque.
Quando lasciammo le isole Galapagos per l'Australia, sapevo che il nostro viaggio era prossimo al suo termine.
Come altre volte, mentre sentivo la nave avanzare sulla immane pressione delle acque immaginavo l'oceano aldisotto dello scafo per migliaia e migliaia di piedi, i raggi del sole penetrarlo sin dove era possibile in larghe e mutevoli falde aiutando con il loro spettro, le loro energie le mutazioni, l'evoluzione delle creature che lo abitavano.
La piccola cabina di

[continua a leggere...]



Il ritorno della primavera

Tanti e tanti anni fa in un bosco impenetrabile vivevano due bellissime fanciulle.
Nessun essere umano le aveva mai viste, solo gli animali del bosco avevano questo privilegio. In quel bosco, grazie alle due meravigliose fanciulle, persisteva un profumo delicato di fiori e di freschezza.  Il clima  era mite, la pioggia sottile e gradevole, le giornate luminose e tranquille.  Il vento accarezzava le foglie producendo una musica dolce che rallegrava i cuori di tutti gli animali del bosco.  Le due fanciulle si erano rifugiate in quel luogo perché anni prima un terribile tiranno che dominava il mondo, voleva ucciderle, per vendicarsi dei suoi genitori, perché..., ma se lo desiderate, leggete quello che segue...

Questo tiranno si chiamava Inverno, era un malvagio e perverso despota. Infliggeva al mondo punizioni terribili: inondazioni, tempeste di neve, freddi glaciali. Tutti i popoli della terra lo temevano perché il suo potere era incommensurabile e le sue vendette atroci.
Chiunque osava ribellarsi a lui veniva rinchiuso nelle segrete del castello, queste erano stanze buie, umide, abitate da enormi ratti. In una di queste erano rinchiusi due compagni di Inverno che anni prima avevano regnato insieme a lui.
Le cose andavano molto meglio quando Autunno e Estate governavano con Inverno. Il mondo conosceva giustizia ed equità. Ma quando Autunno e Inverno si innamorarono di Estate e questa ricambio' solo l'amore di Autunno, Inverno esplose in tutta la sua furia, il ghiaccio copri quasi tutto il pianeta e solo la pazienza e il calore di Estate lo convinsero a ritirarsi pian piano ed a liberare la terra da quella distruzione.
Passo' un periodo di apparente tranquillità, ma Estate non poté più nascondere ad Inverno che  presto lei e Autunno sarebbero diventati i genitori di due gemelle, questi impazzi'. Scomparve per moltissimo tempo, dieci anni, nei quali nessuno seppe dove fosse finito, molti credevano, o meglio, speravano fosse morto.  
Senza Inverno n

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: cesare righi


Il Viaggiatore

Se ne stava fischiettando seduto sopra un piccolo sgabello con i gomiti appoggiati sulla tavola.
Ogni tanto smetteva di fischiettare e ascoltando l'incessante gracchiare delle rane nel laghetto lì vicino, osservava dall'alto della sua terrazza, la luce che lentamente veniva risucchiata dietro le montagne mentre queste ancora più lentamente iniziavano a trasformarsi in piccole isole sopra un mare di nebbia. Con un fiammifero accese le tre candele bianche sopra la tavola. La rossastra luce delle piccole fiamme ondeggianti per quel lieve soffio di vento, illuminò dei folti capelli bianchi e un pallido viso marcato dai molti anni ormai passati.
Una piccola goccia di cera cadde sopra un foglio pieno di frasi scritte a mano. La grattò via con la punta della matita che poi ripose sopra la tavola, e afferrando con entrambe le mani il foglio incominciò a leggere:
-"Si poteva incontrare, in quei tempi, passeggiando in una strana e piccola pianura, di una qualche regione accantonata da qualche parte del mondo, un'enorme roccia buttata lì fra il nulla, lasciata in una distesa di sabbia chiarissima senza tracce nè di alberi, nè di cespugli, nè di fiori, nè di erba, nè di erbacce.
Ed è così che un qualsiasi viandante poteva vedere, arrivato dai sentieri più alti delle montagne, una piccola pianura bianca con un grande occhio nero, incastrata fra due lunghe catene di piccoli monti.
E se il viandante si avvicinava di più a quella roccia, tanto da toccarla, poteva leggere un'antica scritta incisa su di essa. Così come fece un certo Girolamo lo Sperduto, che dopo essere arrivato da chissà quale lontano posto e giunto fin quella pianura, si trovò innanzi a quell'occhio nero. Non potè di certo fare a meno di leggere quella scritta:
-" Che sia fuoco che sia grandine che sia vento o tempesta, mai il nostro paese verrà distrutto. Se ora guardando a nord potrete ancora vedere le due regine, in qualunque giorno, mese, anno, secolo, epoca vi troviate ricordat

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Silvia Nottoli


QUANDO IL CIELO SI APRE

Dove Elisabetta era nata e viveva si rispettavano alla perfezione le regole di tutti quei paesini che un nome lo hanno ma rimangono anonimi lo stesso sino a quando non accade qualche evenienza e se possibile sinistra, che richiama gente da ogni parte: allora i turisti non si contano più…. Oggi tutto riesce mestamente a fare business.
Ognuno conosceva tutti e di tutti conosceva tutto, poiché gli immancabili scheletri nell’armadio veri o presunti non esistevano neanche.
Tutte le mattine, agli angoli delle gradevoli viuzze tristi e rassegnate come una bellissima donna condannata al totale isolamento per un crimine non commesso, le massaie, dopo aver espletato i compiti quotidiani, si radunavano in piccoli gruppi per sfracellare le adolescenti con discorsi più affilati di una lama di Toledo a punizione delle loro scelleratezze di natura erotica commesse nell’oscurità e nell’assoluto abbandono che ogni sera calava come un nero scialle nel piccolo borgo. Il meccanismo di questa operazione era semplice: ogni gruppo, per tacito ed essenziale accordo, eseguiva questo lavoro sulle figlie delle donne dell’altro riunito all’angolo più in basso che, a sua volta, si occupava di quelle appartenenti al gruppo dell’angolo successivo e cosi via.
Una caratteristica era che gli elementi dei gruppi periodicamente si rimescolavano per formarne dei nuovi.
Le ragazze erano prese di mira sino a quando non andavano spose: integre col beneficio del dubbio, sicure con un pomposo corredo che aveva depredato il padre di vent’anni di lavoro. In definitiva due grandezze inversamente proporzionali.
Pertanto, dopo aver consumato quella effimera, piacevole fetta di vita coniugale, da vittime passavano a carnefici.
Con queste trovate si combatteva qualcosa di indefinibile, atavica, che la loro ignoranza e la loro remissione predominante non riusciva a mettere a fuoco né, d’altro canto, nessuno si curava di farlo, di dare una spiegazione a quel senso bello e malizioso che

[continua a leggere...]



Ronzavano

Sfrecciava la sua macchina... sfrecciava come se il Diavolo in persona la stesse inseguendo...
I riflessi rossi mandavano bagliori sotto il sole cocente.
Il rombo sotto di lui lo faceva sentire bene, la musica martellante gli sussurrava di schiacciare di più
“PIU’ VELOCE DEL DIAVOLO... YEAH... YEAH”
e lui schiacciava fino in fondo.
Inserì la quarta e il motore fece un balzo in avanti, la lancetta ormai prossima ai cento.
Ramona... quelle vibrazioni gli avrebbero regalato la sua verginità... e una sana bottiglia di vino l’avrebbe aiutato.
Le ruote bruciavano sulla strada fumante.
“Posso accendere il climatizzatore?” La sua voce tradiva la paura... e l’eccitazione. Si teneva la gonna stretta in mezzo alle gambe e tichettava nervosamente le dita contro il poggia braccio.
Chiuse i finestrini e accese il climatizzatore; tutto si fece più piacevole.
“Grazie”
Il segnale del limite di velocità visse una frazione di secondo nella sua mente, poi sparì e fu cestinato. I limiti di velocità li rispetta solo chi non sa guidare e questo non era suo caso.
Aveva finito gli studi e i suoi avevano fatto fede alle loro promesse.
“Cavolo, se ci dovesse beccare la polizia...”
“Non ti preoccupare”
Svuota cestino.
Inserì la quinta, ormai sui centoventi... poche centinaia di metri ancora e sarebbe iniziata la grande scalata, l’odore di freni e frizione avrebbero incominciato a riempirgli le nari... avrebbe preso quella rotonda a grande velocità, la musica si sarebbe frantumata sotto il rumore delle ruote che fischiavano e gli applausi del pubblico, avrebbe stretto mani e posseduto tipe a non finire e... sentì un leggero dolore sul fianco, un pizzico.
Abbassò lo sguardo e vide una vespa o un ape del cazzo che lo stava pungendo.
La vespa svolazzò sopra il suo braccio destro, dove si posò a farsi una passeggiatina e sganciò un altro morso.
“Figlia di puttana!”
“Cos...”
Calò la mano sinistra e spiaccicò l’insetto. Il liq

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici