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Racconti fantastici

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Dall'altra parte

Piove. Accidenti, non di nuovo.

La valle era immersa nel grigiore di una nebbia che pian piano svaniva, lasciando posto agli ultimi deboli raggi del sole, ormai quasi completamente oscurato da nubi cariche di pioggia, e di sventura.
Il paesaggio mutò sotto l'assalto di innumerevoli goccioline d'acqua: graffiarono il cielo abbandonando fitti tratti obliqui come artisti muniti di penna, si adagiarono sulle fronde di secolari querce impassibili e nel contempo riconoscenti, mischiarono la loro essenza con il suolo polveroso riducendo il terreno ad una poltiglia fangosa e malsana.
La pioggia, infine, raggiunse anche l'ultima resistenza, l'estremo baluardo animato dai residui di una speranza ormai vacillante. Le corazze e le spade, le une ammaccate, le altre senza più filo, acquisirono nuova lucentezza; gli spiriti, abbattuti e che inutilmente il comandante cercava di risollevare, traevano forza dalla disperazione, spinti a sostenere la battaglia finale più dalla vendetta per i compagni caduti che dal desiderio d'incolumità della propria gente.

Quanto detesto quest'acqua, penetra fin dentro le mie ossa. Una gelida sensazione, come se la morte si stia divertendo a dare un primo assaggio di un'inevitabile fine. Gloria? Non c'è alcuna gloria nel lasciare il mondo dei vivi in questo modo. Gli ideali di libertà, pace ed armonia dei custodi del popolo, frantumati. Dagli invasori.
Sì, loro. Comparvero per la prima volta ai margini del bosco di Rhundwyr, erano pochi, sembravano inoffensivi. Quanto ci sbagliavamo. In poco meno di due lune la loro furia travolse l'intera regione e noi, adesso, siamo l'ultimo chiarore di una candela senza aria, asfissiati dall'inesauribile sete di conquista de...

Un acuto suono di corno echeggiò attraverso la valle tinta di colori autunnali dove il verde cedeva lentamente il passo ad un giallo troppo cupo. Il rombo secco di un tuono spezzò la monotona cantilena d'allarme: anche la natura, accortasi dell'imminente ev

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   3 commenti     di: Primo Wong


Il pasticciogoloso

C'era un piccolo negozietto di pasticceria, si trovava nella zona più frequentata di un piccolo paesino di provincia: ridente cittadina sormontata da una collina sempreverde sia in estate che in inverno, sia che ci fosse il sole che la pioggia. Il proprietario, a riassumere il suo carattere in un'immagine, lo si poteva paragonare per assurdo all'insegna che recitava a caratteri gommosi bianchi e gialli come i mirabolanti cordoni, la scritta: "PASTICCIOGOLOSO" sul fronte del suo irresistibile locale. Ma era molto riduttivo, perché dentro si spalancava un mondo che aveva preso forma dalla mente geniale di un uomo speciale. Bradley, questo era il suo nome era una persona creativa, spiccata con una fantasia galoppante. Tutti lo conoscevano in paese e d'altronde lì, tutti si conoscevano tra loro: la comunità era formata da poco più che un centinaio di anime. Ma la sua fama si era spinta oltre, lontano. Tra le viuzze di campagna che collegavano le cittadine; dove calessi in legno diventavano latori di un messaggio; alle taverne lungo strade battute; salendo per ripidi tornanti; nelle casupole con tetti di paglia e fieno, insomma ovunque si spandeva come germogli di grano buttati a grandi manciate la sua formidabile arte.
Fin da piccolo si era appassionato ai dolci, ma non come si poteva immaginare, essendo un bimbo, nel mangiarne per assecondare i piaceri del palato; ma diventandone l'artefice. Assieme alla mamma sin dai dieci anni di età, si metteva in cucina a impastare, stendere e non ultimo a fare delle vere e proprie opere di pasticceria.

Ben presto carpì l'alchimia di questa straordinaria arte per farne propria l'essenza stessa. Le dosi erano combinate perfettamente senza l'utilizzo della bilancia, mettendo insieme gli ingredienti con un'abilità da scienziato provetto. Si destreggiava come un acrobata da circo, inventando e reinventando se stesso. Era visto come una bambino prodigio. Iniziò a sperimentare e, vista la sua formidabile capacità di

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   5 commenti     di: Paola


Nightmare

Cielo di mille colori, trombe che annunciano un'altro nuovo livello di esistenza. Le nuvole soffiano insistentemente sul sole adirato dal frastuono provocato dai tuoni. Angeli si stringono le mani in una serie di movimenti rassomiglianti una danza mentre demoni assetati di sangue vendono caramelle ai bambini sul ciglio dell'ormai putrida strada. Enormi alberi spinati si fanno largo lì dove un tempo c'era la folta boscaglia e le piante si attorcigliano tra di loro formando un erbaceo muro vivente. Losche figure si aggirano indisturbate tra le strade piene di crepe, cartacce e lattine di coca accompagnati dall'inconfondibile e stonato verso di migliaia corvi che scrutano attentamente ogni singolo angolo della città. Antiche profezie escono dalla bocca di una piccola e dolorante vecchietta seduta su una panchina. Un terremoto scuote la terra, onde altissime invadono gli spazi, tornadi travolgono ogni cosa e una voce familiare si ode nel caos: "Claudio svegliati, è ora di andare a scuola"... che noia la realtà!



Le due regine

C'era una volta un pianeta ricoperto da una vegetazione folta e lussureggiante e popolato da una gran quantità di animali. C'erano uccelli, rettili, pesci. C'erano animali grandi e piccoli, e c'erano due regine, Vita e Morte.
Vita percorreva le strade del suo regno accarezzando amorevolmente i suoi sudditi o sfiorandoli dolcemente con le labbra. Il suo tocco faceva crescere l'erba, dischiudere le uova e partorire le madri.
Anche Morte percorreva quelle strade dispensando il suo tocco su piante e animali, ma il suo tocco era violenza, guerra e fame, soprattutto fame.
Morte era veloce e Vita era stanca di rincorrerla per costruire e ricostruire ciò che veniva distrutto, così, un giorno, le chiese un incontro per parlare di pace.
Per oltre due ore si parlarono, si spiegarono, cercarono l'una di convincere l'altra. Per due ore non nacque nessuno in quel pianeta e nessuno morì, ma alla fine Morte fu categorica:
- Non dobbiamo fermarci, - le disse e riprese la sua falce per rimettersi al lavoro.
- Aspetta, - la trattenne Vita afferrandola per il braccio - se questa lotta deve continuare lascia almeno che trovi chi mi possa sostituire per un po' di tempo.
Morte le concesse un giorno di tregua e Vita creò due Araldi, in cui infuse tutto il suo potere e tutto il suo sapere. Infine si preparò ad un lungo riposo.
- Dormirò per milioni di anni, - disse loro - Fate del vostro meglio fino al giorno in cui vi richiamerò al mio cospetto e tornerete ad essere parte di me.
Con un sorriso Vita chiuse gli occhi e cadde in un sonno profondo.

Per molti secoli gli Araldi percorsero il pianeta in lungo e in largo toccando le piante e gli animali, rendendoli fertili, facendoli figliare come Vita aveva loro insegnato: i figli come i genitori, un po' come la mamma, un po' come il papà. Qualche volta, raramente, commettevano degli errori. Non si può sempre essere precisi quando si lavora sotto stress. Uno stress che cresceva di giorno in giorno e metteva a dura

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Lo zainetto magico

Il tempo non prometteva nulla di buono e la mamma pregò Mirko di non uscire in moto quella sera.
Un gran bel giovanotto Mirko, appena ventenne, alto, di corporatura media, portava i capelli lunghi ed aveva degli occhi verdi bellissimi. Si era iscritto in Economia e Commercio e ne frequentava il secondo anno con ottimi risultati. Di famiglia agiata, il padre un affermato avvocato e la mamma una professoressa di matematica. Nonostante le possibilità non mancassero aveva sempre, nel tempo libero, cercato di espletare qualche lavoro per essere indipendente. Alcune sere faceva il cameriere per una pizzeria della zona e durante il periodo estivo amava fare l'animatore nei villaggi turistici. Era riuscito ad acquistare quella moto, di seconda mano, interamente con i suoi risparmi e tranne qualche giorno di pioggia o freddo intenso la utilizzava sempre.
" Mirko aspetta che torni papà e ti fai prestare l'auto" gli disse sua madre ma non riuscì a convincerlo, era già tardi ed in pizzeria lo aspettavano. La mamma si rassegnò e gli chiese se cortesemente avrebbe potuto consegnare alla sorella sposata, che abitava sulla stessa strada che doveva percorrere, uno zaino pieno di peluches. Erano alcuni orsetti e scimmiette dell'adorata nipotina che la sera prima aveva dimenticato dalla nonna.
Fu tentato a dirle di no, era una seccatura portarsi appresso quello zaino piuttosto ingombrante, non aveva un portapacchi, ma poi lo prese dicendole di stare tranquilla che lo avrebbe consegnato prima di arrivare in pizzeria.
Ci passava spesso dalla sorella, era di alcuni anni più grande e aveva una bambina di due anni che lo adorava ed anche lui era innamorato di quella bimba.
Mise lo zainetto in spalla, diede un bacio sulla guancia alla mamma ed imitandone la voce disse: " ti raccomando stai attento" poi ridendo la sollevò, facendosela girare intorno, la posò e le ridiede un bacio.
Scese la piccola rampa della villetta, aprì il garage e prese la moto, indossò i

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   0 commenti     di: andrea


La vendetta dei morti

Secoli orsono ai confini con l'oriente esisteva uno splendido regno chiamato Adar, un regno governato da un monarca di nome Petrachis. Salito al trono all'età di vent'anni questo re si era sempre comportato bene migliorando i servizi pubblici, sgravando contadini e operai di alcune tasse inutili, incentivando i commerci e facendo da mediatore tra i re dei paesi confinanti per mantenere la pace. Con la sua linea di governo Petrachis aveva fatto grande il suo paese e si era anche guadagnato l'amore del suo popolo, però aveva un difetto considerato invalidante per un re: era sterile. Aveva già avuto due regine, morte una per un ictus, l'altra per un incidente di caccia, e nessuna delle due gli aveva dato eredi al trono. Neanche dalle concubine oltretutto il re aveva avuto figli. Il povero re allora per avere un erede al trono volle adottare un orfano garantendogli privilegi regali ed una istruzione adeguata. Purtroppo però il giovane crescendo dimostrò chiaramente di non essere figlio di Petrachis, trascurava il regno e gli affari di stato e preferiva darsi ai vizi dissipando enormi somme di denaro, giocando d'azzardo, circondandosi di concubine, e tracannando fiumi di vino. Stimava meno che niente i rimproveri del padre e non si lasciava correggere, finché un giorno correndo ubriaco a cavallo cadde in malo modo e morì, causando al genitore adottivo un dolore indescrivibile. Come se non bastasse c'era un giovane e turbolento feudatario sospettato di vari omicidi, chiamato Harold che criticava il re definendolo "il fiore senza polline, il melo senza mele, l'uomo dai lombi vuoti, etc" Con i suoi discorsi infatti Harold mirava a guadagnare il favore del popolo per destituire Petrachis e siccome era di bell'aspetto, sapeva combattere bene, e si mostrava molto gentile con tutti, ogni giorno si guadagnava maggiori simpatie. Il povero re cercò allora conforto nella magia e chiamò a palazzo i migliori maghi che potessero insegnargli tale arte, ebbe persino

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Il diavolo veste pacchiani

Ma cosa mi dici mai Zeno. Che gli è capitato a quella coppia? Bhè sai, sono, cioè lei è, lui anche è o più probabilente era, giovani, son cose che succedono. Ma non è possibile l'ho visto cinque minuti fa che si abbracciava con il suo amore. Ti dico che è vivo! Vivo? Ma se è caduto lassù in cima alla valle che dà sul burrone, è scivolato sul terriccio molle, con l'acqua che ha fatto stanotte!. I due innamorati entrano. O meglio lui appare più un fantasma ma lei lo vede e lo sente come reale. Gli astanti del rifugio cominciano a tremare. E ascoltano. Pensavo ti fossi fatto male. Ma cosa dici, sono qui, vivo e vegeto! Si ma hai un'aria un po' bianchiccia. Ed ecco che due o tre seduti a un tavolo, che ci hanno dato un po' troppo di grappa si danno gomitate e pizzicotti, si alzano ed escono come altri clienti che uno urla: l'è un fantasma, l'è un fantasma. Nell'idillio del bacio i due fidanzatini adolescenti sembra siano soli. E continua a parlare lui. Ma la prossima volta non mi fare arrabbiare eh. Hai visto che sono riuscito ad arrivare in cima alla valle? Vedessi che strapiombo. Si, si, hai ragione. Ho sbagliato a darti del fifone, sai, in fondo l'idea di passare questi tre giorni sulle dolomiti l'ho avuta io. Tu che insistevi con il mare.

Ma lo devi capire, io sono nato con la spiaggia a cento metri, il mare è la mia vita. Da quando studio a Roma sono circa un anno che non torno dai miei. In effetti.. ma lo sai che hai un'aria strana? Sanguini.. oh mio dio, ma questo è sangue! Effettivamente mi sento strano, effervescente, mi pare di non avere sensibilità. Ma no, che tocchi, non è niente. Sediamoci a bere qualcosa che ti racconto come è andata.
Lui piano piano va come scomparendo, e lei comincia a tremare ma lo asseconda. Ha la camicia che è stracciata, e come se il collo fosse spezzato, ma si tiene su la testa, facendo smorfie di dolore, il viso per fortuna non è ferito, e tutto il resto che ora che lo osserva meglio, mentre oramai il l

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   4 commenti     di: Raffaele Arena



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