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Racconti fantastici

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Lux Aeterna, il ritorno - seconda parte

Com'è possibile? Finora non avevo mai notato quella casa azzurra. Pensò dubbiosa tra sè.
Davanti alla villetta c'era un ragazzo steso su un'amaca sotto l'ombra di una pianta d'oleandro, rigirava tra le mani uno dei vistosi fiori e ne accarezzava i petali. Quasi come se ne avesse avvertito la presenza si voltò verso di lei e alzandosi con scatto felino le venne incontro.
Inizialmente Laila notò la sua figura alta e slanciata. Osservandolo da quella distanza, oltre al portamento elegante, riusciva solo a constatare che aveva i capelli neri come la più profonda delle notti. Man mano che le si avvicinava cresceva in lei uno strano turbamento, sentiva che se l'avesse conosciuto niente sarebbe più stato come prima. Avrebbe voluto andarsene ma le gambe erano come paralizzate, incapaci di muoversi.
E ora era lì, di fronte a lei, affascinante come solo certe tentazioni sanno esserlo.
Alcuni ciuffi corvini gli ricadevano sulla fronte andando quasi a coprire gli occhi verde metallo leggermente a mandorla. Il suo sguardo era come assente, lontano, perso in un mondo remoto.
I lineamenti, così affilati e spigolosi, le ricordavano la lama di una spada d'acciaio pronta a tagliare in due ogni cosa gli si avvicinasse troppo.
"Ti piacciono i miei oleandri?"
Domandò lui continuando a giocherellare con il fiore.
"Sono bellissimi."
Furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.
"Già, meravigliosi... e letali. Non farti ingannare dall'apparenza, ogni parte è velenosa."
Staccò una foglia dalla pianta, la stropicciò e gliela mise a pochi centimetri dal naso.
"Profuma di mandorla, non è vero?"
Cercò di afferrargli il polso con l'intento di avvicinarlo per sentirne meglio l'odore, ma lui, con una mossa fulminea ritirò il braccio.
"In quantità elevate porta alla morte per collasso cardio-respiratorio - la fissò in un modo che Laila non riuscì a decifrare, era forse uno sguardo ammiccante o piuttosto di sfida? - allora, pensi veramente ch

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   5 commenti     di: Kartika Blue


La sirena

Dal buio affiorano tutti i momenti più belli della mia vita, tutte le persone che ho amato.
È dunque questo il passaggio tra la vita e la morte?
Sento il freddo dell'acqua che mi circonda e inizia ad entrare in bocca e nel naso.
Sento mille mani che cercano di afferrarmi, mai io gli scivolo sopra.
Sento che sto perdendo i sensi...
Un calore mi investe il viso, un calore familiare, come se ci fosse il sole a scaldarmi. Anche un rumore che distinguo benissimo... no, non è un rumore, è un suono bellissimo, quello delle onde del mare che si infrangono sugli scogli.
Un formicolio su tutto il corpo. Sono vivo, o è solo un illusione?
Ancora non ho aperto gli occhi, forse per la paura di vedere dove sono.
Qualche cosa di caldo si appoggia sulla mia guancia, una mano. Riesco a socchiudere gli occhi e vedo delle ombre indistinte davanti a me.
Piano piano riesco ad aprire meglio gli occhi e cerco di mettere a fuoco quello che ho davanti. Una donna, una donna bellissima. Ora la distinguo bene il suo viso: bianco, le labbra rossissime, i capelli scuri che controluce evidenziano dei bellissimi riflessi rossi. Mi colpiscono i suoi dolcissimi occhi azzurri che mi guardano rassicurandomi.
Lentamente riesco a prendere coscienza di quello che mi sta attorno: sono sdraiato sopra uno scoglio, vicino al mare, sento gli schizzi d'acqua sul corpo e la sensazione è gradevole.
La splendida donna continua a sorridermi senza ancoa aver detto una parola. Ora distinguo anche il suo corpo: è inginocchiata al mio fianco e il suo seno è scoperto, un seno bellissimo.
Ora che l'immagine è molto chiara apprezzo ancora di più la sua bellezza, esaltata da due conchiglie azzurre che porta come orecchini e una collana di coralli. Un piccolo neo alla sinistra del mento rende il suo viso familiare, ma è una sensazione.
Cerco di sollevarmi per prendere una posizione più comoda. La ragazza mi aiuta prendendomi per le spalle. Ora sono seduto e riesco a vedere meglio tutto quello che mi

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   3 commenti     di: Franco Limbardi


La gabbianella e il gatto di Sepulveda.

Il messaggio è semplice e chiaro: il "nemico", anziché distrugerlo, si può amare e non sulla spinta di un'istanza morale che costa fatica ma su quella emotiva e affettiva che nasce dalla "pietas", condivisione di un evento tragico che priva la gabbianella della madre e fa nascere nel "nemico" gatto una vocazione materna. Il messaggio è forte ma non austero. Sepulveda anima la comunità dei gatti adottivi di una comicità lieve e di una vena poetica che tocca il culmine nel volo sicuro della gabbianella che supera la paura e gli ingenui, infruttuosi tentativi degli amici gatti di insegnarle a volare e si stacca dal campanile con un addio festoso agli amici che lascia per tornare alla sua natura.



Il volo della colomba - Parte I

Capitolo I – Avalon, il cimitero dei re
Aprile 1234

Nella semioscurità della stanza, illuminata fiocamente da una torcia appesa alla parete, un'ombra attirò l'attenzione di Nimue, che prese a seguire con gli occhi i movimenti della misteriosa figura. L'uomo, un vecchio di cui non si riusciva a scorgere altro che una lunga chioma argentea che gli ricadeva lungo le spalle, scostò le coperte e si alzò con molto sforzo dal letto in cui giaceva. Con movimenti lenti e affaticati, facendo frusciare la lunga veste blu notte, l'uomo si avvicinò al tavolo di legno e vi si sedette. Afferrò uno dei fogli di pergamena disordinatamente sparpagliati sulla scrivania, intinse una consumata piuma d'oca in una boccetta d'inchiostro e iniziò a scrivere.

A parecchie miglia di distanza, la maga Nimue teneva gli occhi avidamente fissi sulla sua sfera di cristallo, osservando con attenzione maniacale l'immagine del vecchio nella stanza buia e cercando di distinguere le parole che egli imprimeva sul foglio. Non appena ebbe terminato, l'uomo posò la piuma sul tavolo e ripiegò accuratamente la pergamena. Poi, con un gesto apparentemente incomprensibile, soffiò, e l'aria esalata dal vecchio sembrò prendere vita, assumendo le sembianze di una colomba bianca. L'uomo infilò la pergamena nel becco dell'uccello, che un istante dopo spiccò il volo, si diresse verso la finestra aperta e uscì nella notte.
Un sorriso soddisfatto e un lampo maligno balenò nel volto di Nimue, che distolse gli occhi dalla sfera: aveva visto abbastanza. Merlino non si smentiva mai. Anche ora, vecchio e stanco, dopo che il suo protetto Artù era morto e non era rimasto più nulla da difendere, il mago non si era ancora rassegnato alla sconfitta. Ma neppure stavolta sarebbe riuscito a portare a termine la sua opera. Perchè, come sempre, non aveva fatto i conti con lei, l'ambiziosa e astuta Nimue, la Dama del Lago.



Aprile 1255

“Tanti auguri, mio pazzerello cugino! ”
Prima ancora che i

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Storie vere in caramelle:la danza dei colori

NERO


Intanto anche Nero, abbassata la cornetta del telefono e grattandosi, senza accorgersene, la barbetta nera che gli spuntava dal mento, rimase pensieroso. . ritornò in sé quando sentì un miagolio di dolore.
Non si era accorto di aver calpestato Nerina la sua vecchia gatta, che ormai senza più grinta, tendeva ad addormentarsi anche in mezzo alla stanza o in qualsiasi luogo si trovasse.
Questo invito lo aveva un po' lasciato di stucco. Erano passati i periodi in cui tutti lo invitavano, lo volevano, in cui lui si concedeva senza aver paura di consumarsi.
"Un tempo giocavo molto"disse a voce alta, come se qualcuno lo stesse ascoltando," stavo in compagnia del mio amico Bianco, vivevamo insomma in bianco e nero.. ah! che tempi! penso i migliori della mia vita. Lo sapevate che i cani vedono in bianco e nero? Ogni tanto mi è capitato di piangere, avrei desiderato essere amato per cose felici e gioiose, invece mi usavano per i funerali, per le paure, per rappresentare la morte.
Mi fecero entrare anche nei tribunali a vestire i giudici...
Nel medio Evo non mi usavano molto, perché mi nascondevo, ero difficile da trovare.
Qualche riccone però mi rintracciava, mi comprava, mi sbatteva in piccoli angoli delle tele... allora ero veramente prezioso. In pochi potevano comprarmi, perché ero un bel Nero lucido, molto costoso. Certe volte mi ricavavano dal fumo, facendomi fare brutte figure perché come il fumo, sbiadivo in fretta, svanivo. Poi qualcuno ha voluto farmi un bel regalo, mi ha utilizzato per colorare pizzi e sete in nero, che eleganza ragazzi! Ho vestito bellissime donne, anche alcune brutte per la verità! dando loro raffinatezza e charme.
Il mio bel d'affare lo ebbi nel periodo delle riforme, insomma nel XIV secolo, perché bisognava ritornare ai colori sobri, seri, che richiamassero l'umiltà del peccatore. Allora Lutero si vestì di nero, anche Carlo V ed altri re.
Fino al XVIII secolo solo gli aristocratici mi usavano per colo

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   5 commenti     di: antonina


La Pietra Nr 3, Nr. 4, Nr5

Sintesi degli episodi precedenti: L'autore trova una strana pietra e la porta a casa
Alcune circostanze inducono a farla ritenere un fossile con proprietà terapeutico-miracolose.
Nr. 3

Che intensità, gli ultimi avvenimenti. Il mistero della rete tranciata, zia Berta ringiovanita e quelle scintille azzurrine. Nemmeno il Signore poteva darmi logiche spiegazioni. Non vacillai, anzi la sfiorai con dolcezza. La Pietra ondeggiò, come se fosse stata scossa da brividi di piacere. L'avevo solo sfiorata! E se l'avessi accarezzata? Un pizzicotto contro la suggestione, ma fu peggio che andar di notte. Stavo dando i numeri. Nei suoi occhi, continuava a giostrare quello scintillio azzurrino e voglia di chiacchierare. Forse era solamente l'effetto dei raggi del sole. Stetti al gioco, cos'altro potevo fare? "Signore, si dice, in giro, che voi non ridete mai." No, non era possibile. Avevo sentito chiaramente il suono di quelle parole. Fortunatamente, non era stata la Pietra a parlare. Di fronte a me stava Jane, la ragazza inglese alla pari. Recava, nelle sue mani, una fumante tazza di caffè. Strano! Normalmente, toccava a me prepararlo, tanto per la dolce moglie, quanto per la nostra deliziosa traduttrice. " Che cosa è successo?" " Signore, vostra moglie ha sfasciato la vecchia Mini-Minor, no, non vi preoccupate, la Signora non ha subito nemmeno un graffio." " Jane, poi... mi spieghi le ragioni per cui vale la pena di ridere". "Che altro si dice di me, in giro, Jane?" Nella tazzina, non era rimasta alcuna goccia della saporita bevanda. " Vostra moglie dice che siete in odore di santità e che le regalerete un'altra macchina." Ognuno si ritrova la moglie che si merita, ma cosa abbia io mai fatto di bello, per meritare una fortuna del genere, non l'ho mai capito. " Non te la prendere e regalale una bella macchina" Stavo solo con la Pietra e non era stata Jane a pronunciare le ultime parole. Scesi in sal

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   3 commenti     di: oissela


Il vecchio

Solo sulla sua barca, il vecchio guarda le onde rincorrere il sole, come ogni giorno della sua vita. Non ha ricordi del prima, non sa chi sia né da dove abbia avuto inizio il suo viaggio, anche la sua età si è ormai persa nel tempo. L'unica cosa che sa è che deve andare, scappare più lontano dell'orizzonte, seminare per sempre quegli occhi che lo inseguono.
Capita a volte che il tempo si fermi. Tutto in quei momenti è congelato ed immobile, perfino il vento smette di soffiare. Allora vede solo quegli occhi. Lo fissano, muti, lo scrutano fino alle profondità più nascoste della sua mente. Il vecchio tenta di fuggirli, ma anche lui è imprigionato nell'attimo. Non c'è nessun rumore, il suo cuore ha smesso di battere, non respira, non vive, solo uno sguardo fisso su di lui. Cerca di interrogarlo, di capire cosa voglia, ma gli occhi non parlano. Sente l'ansia crescere dentro di sé, fino a fargli desiderare una vera morte. E mentre la speranza lo abbandona, quando ormai ha smesso di lottare, di nuovo l'acqua batte sullo scafo, il vento soffia tra i suoi capelli. Il tempo ha ripreso il suo corso, gli occhi sono scomparsi. Si ritrova di nuovo solo, sulla sua barca, a fissare l'orizzonte.
All'inizio la paura è stata così forte da spingerlo a partire, senza nessuno scopo se non la fuga, senza altra meta che l'orizzonte. Non si chiese perché quegli occhi lo cercassero. In fondo non gli importava saperlo: voleva solo che sparissero. La solitudine, pensava, sarebbe stata sua complice. Ma dopo le prime interminabili giornate in mare ha cominciato a cercare risposte, senza aver mai il coraggio di farsi domande. Ora rimpiange di essere tanto lontano dal mondo: lì non sarebbe mai arrivato qualcuno in grado di aiutarlo. In realtà, da tempo anche i pesci e gli uccelli lo hanno lasciato solo al suo cammino. La vita anche lo sta abbandonando: a brandelli, un pezzo alla volta, scivola nel vento, portando un ricordo, un respiro, un sorriso. Ora è più spettro che uomo, i

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   10 commenti     di: Bonni



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