La virtù non è di questo mondo.
A dispetto del loro aspetto, vagamente antropomorfo, non avevano né pensieri, né sentimenti. Almeno come li intendiamo noi. Non provavano emozioni. Né odio, né amore. Né coraggio, né paura. E solo a distanza di tempo si scoprì che erano pervasi da un'energia sconosciuta, che qualcuno definì: vis cosmica. L'assonanza non vi depisti, ho detto: c o S m i c a!
Ormai vivevano tra noi da alcuni anni. Gli Spaziali, così li avevamo chiamati perché, dopo attente ipotesi, studi, ricerche, sembra provenissero dall'interspazio e non da un solido pianeta, riflettevano e reagivano ad ogni atto minimamente minaccioso, violento o brusco, fuori dalla norma, che compivamo noi terrestri. Si trattasse di un intenzionale gesto d'offesa; un'inaspettata, inconsulta, rabbiosa reazione; o di un incontenibile sommovimento corporeo apparentemente ostile. Con una piccola differenza: lo moltiplicavano per dieci. Non uno di più. Non uno di meno.
Ieri, per esempio, un'automobilista aveva sclerato perché uno di loro inavvertitamente, per ignoranza, aveva attraversato col rosso. Senza pensarci su due volte, l'uomo era sceso e gli aveva mollato un ceffone. Lo Spaziale, con grande compostezza, gliene aveva restituiti dieci, uno sull'altro. In così rapida successione che il tapino non aveva nemmeno fatto in tempo a dire ba, che si era ritrovato la faccia gonfia come una Luna piena.
Pochi giorni prima, un ragazzotto della DHL, sapete uno di quelli esuberanti, tarantolati auanagana, aveva avuto l'avventura di trovarsi in ascensore con uno di questi esseri. Chissà, forse per un improvviso eccesso di esuberanza ormonale, o travolto dall'emozione, o forse solo per fare lo spiritoso, aveva sganciato una puzzetta. Arrivati al decimo piano, la porta si era aperta ed il povero era uscito vacillando, tutto cianotico in volto, lo sguardo perso, in totale stato di incoscienza. Ricoverato d'urgenza, pare che lo sventurato si trovi ancora s
Ho sognato di andare al mare ed appena arrivato, l'ho visto lentamente ritirarsi e lasciare solo sabbia al suo posto... poi una voce dal tono profondo all'improvviso dice: "basta, non meritate più il piacere delle mie onde, del dolce cullarvi con il mio movimento, immergervi per guardare le mie meraviglie sommerse, avete profanato ed inquinato troppo la mia esistenza, mi ritiro e vi lascio ciò che meritate:sabbia solo un'arida distesa di sabbia!" Incredulità, sgomento e per qualcuno paura sono i sentimenti che assalgono tutti i presenti all'evento, il silenzio viene rotto solo dal pianto di tutti i bambini presenti, allora grido dalla parte dove prima c'era il mare "cosa dobbiamo fare per farti tornare?"Nessuna risposta, solo vento e sabbia, mi avvicino dove prima arrivavano le onde e vedo un oggetto, lo raccolgo e lo mostro a tutti i presenti, è un palloncino colorato ed allora ho un'intuizione sul segnale che il mare ci ha lasciato, i palloncini li usano i bambini per giocare, qui tutti loro stanno piangendo se costruiamo delle mongolfiere dicendo loro che è un gioco e li convinciamo a salirvi sopra quando raggiungeranno la parte opposta potranno scendere e chiedere a mare di tornare! La maggioranza dei presenti mormora commenti negativi, qualcuno avvicina il dito indice alla tempia per farmi capire che sono matto, ma accade una cosa sensazionale, tutti i bambini, nessuno escluso mi circondano e mi chiedono urlando, saltando tirandomi per le braccia, come si costruisce una mongolfiera? Non lo so gli rispondo ma dobbiamo provare a farlo, a quel punto qualche genitore, fratelli e sorelle più grandi si avvicinano e cominciano a prendere sul serio l'idea. Siamo in tanti ognuno di noi può essere utile, cerchiamo e troviamo quello che serve per costruire più mongolfiere possibile e qualcuno che sa governarle per accompagnare i bambini, nel giro di pochi minuti la spiaggia si svuota e tutti partono alla ricerca del necessario per riavere il mare. Non so quanto tem
[continua a leggere...]Sono un cane.
Spesso abbaio, però non mordo... quasi mai.
Il mio creatore è riuscito a farmi scrivere queste confessioni. Adesso sono contento.
Spesso noi cani non riusciamo a comunicare come vorremo con l'uomo. Una volta ricordo che volevo giocare con dei bambini però quelli credo si siano spaventati perché sono scappati di corsa e poi, a un certo punto, hanno cominciato a lanciarmi sassi.
Ahi!
Però ammetto che a volte la colpa è anche nostra. Dei cani. Si dice che fra cani non ci si morde, però non è vero. Ricordo quella volta che Rickie il cane grande bianco mi diede un morso forte sulla zampa.
Ahi!
Quindi capisco che la gente possa aver paura di noi perché anche i cani che abbaiano talvolta mordono.
Io non mordo però... quasi mai.
A volte piango. Guardando la luna. A volte gioco con i gatti. Loro però sono molto nervosi quando ci avviciniamo e allora ciò rende nervosi anche noi. Io però non mi innervosisco. Mi piacciono i gatti.
Buoni... per giocare.
Una volta mi sono innamorato di una cagna. A chi non è mai capitato? La cagna era molto bella, molto magra per la sua razza e molto seducente. Però la cagna non ne volle sapere e scappò con Louis il cane vagabondo, che invece di un occhio ha un X. Louis è un cane scuro grigio-nero, abbandonato da piccolo e cresciuto da gente violenta che lo maltrattava. Suona l'armonica Louis. La cagna se ne innamorò subito, mentre la luna cantava una dolce melodia e io lontano abbaiavo verso l'impossibile. La cagna però dopo un po' ebbe necessità di novità e quindi lascio anche Louis e la sua armonica dietro le note del jazz. Scappò allora con John che suona il sax, che è un grosso cane nero elegantemente trasandato. La storia durò poco perché la cagna fu catturata dall'accalappiacani. E allora non volli più innamorarmi.
Fino ad oggi...
Se denudi l'anima (solare striptease!) non deludi la vita...
Dal buio alla luce
Ben 5 miliardi di anni fa o 50 milioni di secoli addietro che fan 5 milioni di millenni, con lo scoppio del big bang, nebulosa vagante nel vuoto abissale, suonò il gong temporale e venne alla luce l'universo spaziale nel suo ristretto ambito materiale. Tra neutroni e protoni con moto di elettroni era tutto un caos donde esitò il cosmo con l'ordine astrale del sistema solare.
Fu l'elementare idrogeno, nobilitandosi in elio, a dar fuoco al sole mentre insieme all'ossigeno scatenava l'acqua per raffreddar la terra nel suo nucleo incandescente.
Sull'acqua bollente di questa piastra rovente si calarono, poi, in cottura molecole gassose e carboniose, e dal brodo primordiale, vera miscela minerale, si approntò la vita vegetale.
Solo l'elio, l'argo e il neon, gas nobili, si sollevarono da terra e presero le vie del cielo, mentre l'idrogeno, invero il più leggero, si combinò con tutti e davver ne fece tante.
Acqua santa a parte, con l'azoto generò l'ammoniaca, gas di odor pungente, con lo zolfo l'acido solfidrico, un gas dal fetor penetrante e con il carbonio il metano, un gas asfissiante tanto energizzante.
Sulla terrena piastra, non più rovente, infine, l'acqua bollente divenne termale, poi naturale e finanche minerale con le sue tante bollicine, e fu da qui che, a fuoco lento sulla fiammella solare, veniva alla luce la vita vegetale, ponendo le basi dell'animazione con l'ossigeno per la respirazione e l'ozono per la protezione.
Nacque così la vita sulla terra da un freddo processo chimico di ossidoriduzione per moto di elettroni con sintesi di glucosio, poi piruvato indi decarbossilato donde l'acetil substrato infin fosforilato fino all'adenosin trifosfato (ATP), centrale energetica della vita scaturita da una base azotata e uno zucchero pentato, quel ribosio nucleico finanche respirato.
Ed era così che l'inerte materia prima si organizzava in veste cellulare, poi si dup
Al comitato centrale
Cultura antica -
dipartimento Europa 0007
codice 4567896474
oggetto: stato dei lavori
Sono la direttrice degli scavi in quella penisola del Mediterraneo chiamata Italia. Questa mattina abbiamo scoperto un interessante palazzo denominato "Biblioteca".
Al suo interno sono stati rinvenuti dei libri e dei giornali (come quelli ritrovati dai miei colleghi in molti altri scavi in Europa). Abbiamo ormai appurato da anni che la civiltà umana, prima dell'invenzione delle tavole di scrittura, era solita lasciare le proprie testimonianze sulla carta (quella sostanza che ricavavano dalla cellulosa delle piante).
Si tratta del primo ritrovamento di materiale di questo tipo nella penisola. Non ci stupisce, in quanto gli scavi sono cominciati da poco tempo.
È iniziata immediatamente la scannerizzazione dei documenti ritrovati. Potete accedere alle prime copie nella banca dati digitando il codice di questa lettera.
La sociologa e la linguista hanno iniziato l'analisi. Dalle prime indicazioni le documentazioni ci forniscono un interessante tracciato sul modo di vivere negli anni immediatamente antecedenti al Gran Cataclisma. Siamo al termine dell'era Pre-AnnoZero.
In Italia sembra che la magistratura, di cui stranamente si sottolinea con insistenza che vestiva di colore rosso, metta sotto accusa il maschio dominante, sospettandolo di frequentare più donne contemporaneamente. Inoltre, lo accusa di un rapporto sessuale con una minorenne. Ricordiamo come il sesso in quegli anni fosse il sistema che la razza umana usava per la riproduzione di se stessa, pratica ancora in voga in alcune forme animali. La sociologa infatti mi ha illustrato un'interessante teoria su come tale comportamento sia comune agli studi effettuati sui gorilla del Congo, una delle specie animali in cui sono sopravissuti entrambi i caratteri sessuali dopo il Gran Cataclisma. Evidentemente, se il gorilla avesse abitato l'Italia in quegli anni, sarebbe stato tormentato anche lui da
Notte piovosa, senza stelle e luna, che rischiarerebbero questa grigia terra, una volta: ricca e bella ora: incolta e brutta; un uomo si aggira con il suo sgangherato carretto spinto con la sola forza delle sue braccia, è fradicio e sudato all'inverosimile, ma stoicamente continua il suo viaggio, ogni tanto bussa ad una porta con la speranza che qualcuno gli apra, così lui può cercare di vendere, quello che trasporta, in cambio di cibo, qualcosa di caldo da mettere in corpo, questa è la sua vita, in giro giorno e notte, per cercare di convincere qualcuno, che la sua mercanzia è "miracolosa", Barattoli di vetro con dentro una sostanza grigiastra, l'aspetto è disgustoso, ma lui ne assicura la bontà, ogni tanto gli capita che qualcuno, un po' per pietà un po' per curiosità accetti la sua offerta e ne acquisti qualche confezione e lui, furbo, non torna mai dove è riuscito nell'impresa e continua a girare. A volte si nasconde tra la folla nei mercati nelle manifestazioni sportive ed: ASCOLTA, ecco questa è una cosa che gli riesce benissimo, ascoltare, assorbire, immagazzinare e di conseguenza agire, sa dove e a chi portare questa sua sostanza miracolosa, poco importa se a volte sente persone che si lamentano: "era disgustosa", "mai promessa fu più bugiarda!" ,"Se lo rivedo gliela tiro addosso!" E cosi discorrendo, ma lui aveva venduto ed i creduloni avevano comprato! Un giorno capitò in un paesino dove ovviamente non era mai stato, al suo arrivo in piazza c'erano dei bambini che giocavano a nascondino, si sedette ad una panchina e attese.. l'imprevisto per lui si materializzò sotto forma di bambina e bambino (gemelli probabilmente) potevano avere si e no una decina di anni, lui gli fece il suo solito sorriso trasse dalle tasche due caramelle e gliele porse, loro non accettarono, rimasero in silenzio ad osservarlo, lui dopo un po' si disinteressò di loro e continuò a osservare i movimenti della piazza. Dopo qualche minuto i due bambini erano ancora lì, s
[continua a leggere...]Quanto aveva scritto, una miriade di versi, un'impressionante continuo scavo dentro se stesso alla ricerca di un confine che mai aveva trovato, ora gli sembrava solo un lontano ricordo, un susseguirsi di parole che si incrociavano, si scontravano, si perdevano a brandelli nella mente.
Era un poeta, era uno di quelli che si erano illusi nel corso dell'esistenza di aver trovato il modo di comunicare, attraverso gli altri, con il proprio io, forse era solo un presuntuoso, o magari solo un illuso che aveva creduto di dare un senso ai giorni che passavano attraverso una ricerca interiore per giungere a capire il significato di ogni cosa. Tante domande di cui aveva creduto di trovare la risposta si erano rivelate solo l'inizio di una lunga e interminabile serie di quesiti irrisolti e ora che il tempo sembrava scandire le ultime ore, si chiedeva, quasi con angoscia, il perché di tanto affannarsi senza giungere a una conclusione.
Forse è un destino dell'uomo correre dietro ai miraggi della mente, forse è un riaffermare la supremazia, pretesa, ma tutt'altro che realizzabile, del singolo sul proprio destino.
Una volta, in un convegno a cui aveva partecipato con altri letterati, poeti, scrittori, filosofi affermati, uno dei presenti gli aveva chiesto se la poesia era il mezzo o il fine.
L'aveva guardato in volto, stupito, come se all'improvviso quella domanda fosse la risposta a tante altre ancora lì in sospeso, in attesa probabilmente vana di una soluzione.
Lui era rimasto attonito, poi aveva risposto che era l'uno e l'altro, un giudizio salomonico, anche se in realtà pensava fosse il mezzo per arrivare al fine. Nulla in effetti si svelava in quei versi che sembravano un treno che corre diritto verso la meta, quel limite estremo a cui pareva di essere prossimi ad ogni passo e ad ogni passo sempre più si allontanava.
Teorie, ipotesi, aveva concluso, ma per la prima volta si era incrinato qualcosa in lui, aveva compreso che la corsa ormai era senza fine.
Aveva c
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