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Racconti fantastici

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La verità su come nascono i bambini

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   3 commenti     di: Fiscanto.


La fortezza dei Rower

Circa 200 anni fa, fu combattuta una guerra per la fortezza dei Rower.
Il regno degli Elfi e l'orda degli orchi, si scontrano sul campo di battaglia,
ma nessuno n'è uscì vincitore.
Molto sangue fu versato per quella fortezza dove all'interno crescevano delle bellissime spezie verdi, in grado di assoggettare ogni mente con la loro bellezza.
Dopo 10 anni di combattimenti, l'orda degli orchi ebbe la meglio.
Gli orchi conquistarono il castello, e con esso, ridussero in schiavitù la popolazione
dei villaggi vicini.
Massacrarono tutti gli elfi, e diedero in pasto ai lupi il signore degli elfi.
Il capo degli orchi, Kungard, si ritrovò sommerso di spezie verdi.
Tutte le spezie verdi erano sue, ma non ci volle molto prima che il capo degli orchi
venne assassinato da un altro orco invidioso, il suo nome era, Kragud.
Fin dall'inizio della guerra, aveva servito Kungard, come suo generale di guerra.
Sapeva bene che Kungard non era altro che un impostore che aveva usurpato il clan
a suo zio Kluf. Kragud, aveva l'appoggio delle sue truppe, così una notte mentre Kungard dormiva, si avvicinò con una lama e gli mozzò la testa in un solo colpo, e si proclamò capo clan degli orchi.
Sotto di esso un oscuro regno prese forma, i potenti regni degli umani vennero spazzati via dalla ferocia degli orchi, che in breve tempo conquistarono la regione di Brujak.
Kragud, governava un esteso regno che bagnava entrambi i mari dei Tuhar.
Ma nel frattempo in una fitta foresta, gli umani stavano creando una forte resistenza.
Il principe Alfred di colline ferrose, aveva unito un piccolo drappello di umani che aveva chiamato, Resistenza di Brujak.
Il principe era un forte combattente e conosceva bene le tattiche degli orchi, anche se lui non le definiva vere e proprie tattiche, ma se gli orchi vincevano ogni battaglia, c'era una perchè.
Così, escogitò insieme al suo fedele compagno d'armi, Julius il rosso, un assalto alla fortezza dei Rower, dove Kragud si era rintanato p

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   0 commenti     di: .:Spartacus:.


C'ero una volta. .

C'ero una volta anch'io.
Anch'io ho vissuto una vita come voi, ma adesso mi trovo in questa specie di lembo indefinito, dove non esistono sapori e colori e ogni sentore è attutito, qualsiasi rumore ovattato.
Da un tempo indecifrabile vivo in una sorta di terra di nessuno, combattuto tra lo sperare che accada qualcosa e il presentimento che invece sia tutta un'illusione, una proiezione fantastica del mio pensiero.
Vivo con un senso inestricabile la mia esistenza, tutta densa di interrogativi, ma privi di risposte certe, soprattutto definitive.
Chi sono? Perché mi trovo qui? Dove sto andando?
Quando vivevo nel mondo sentivo parlare dell'esistenza del Paradiso, ma se esistesse veramente un luogo simile, la mia attesa allora non sarebbe più vana!
La viscerale incompiutezza e l'isolamento che avverto, sarebbe da considerarsi una condizione temporanea, uno stato provvisorio prima di una collocazione definitiva!
Ah, adesso ricordo mia madre! Ricordo quando mi metteva a letto, mi rimboccava le coperte con dolcezza, mi accarezzava il capo guardandomi negli occhi e poi mi invitava a ripetere con lei la preghiera dell'angelo custode.
Che bello sarebbe se lei per tutto questo tempo non avesse smesso di pregare per me!
Di colpo verrebbe cancellata la mia atavica incredulità, immediatamente sarebbe perdonato il mio cinico materialismo, sprezzante e irridente verso qualsiasi forma di spiritualità o credo religioso.
Ma adesso. . . ci sarà qualcuno che mi tirerà fuori di qui?

   0 commenti     di: Fabio Mancini


L'Angelo Pahaliah

L'Angelo Pahaliah
è il ventesimo degli Angeli del Nome.
Egli regna sui nati dal 27 giugno al 1 luglio.
La sua natura è femminile.
La sua essenza è Redenzione.
Il suo dono sono le labbra del profeta
ed il vedere del mistico, i mali che devono
essere trasformati la menzogna e il libertinaggio.
Nell'antichità Pahaliah veniva invocato
così dai suoi figli:
"Vieni!, Pahaliah, Angelo del Signore, vieni!,
libera la mia vita dalle labbra di menzogna,
dalla lingua ingannatrice, dammi il potere
di compiere il mio viaggio".

"Trattato di angelologia", K. Scott Wallace, pag. 116



Il destino, l'infinito futuro, stanno racchiusi in un solo giorno, il giorno della nostra nascita.
Non occorre altro che quel giorno, il disegno di pianeti e di stelle che si forma - unico e irripetibile negli eoni - nell'istante in cui vediamo la luce, per dire ogni cosa di noi.
Il giorno che lo precede, quello successivo, sono aureolati dalla sua essenza.
Il 27 giugno del 1957 mio padre e mia madre si sposarono in una piccola chiesa di periferia a Milano.
Riguardo quel film: mio padre, il suo viso, la figura vergine della mamma.
Nella vecchia pellicola in bianco e nero volano ali scure, si accendono punti luminosi, grigi globi d'argento crescono e poi scompaiono.
L'azione degli acidi degli anni e del mondo sul nitrato di cellulosa ma, insieme, la presenza degli Angeli che, solo grazie a quel disfacimento è ora possibile vedere.
Quando comprenderemo come le cose sono realmente, ciò che le collega oltre e contro ogni evidenza sconvolgendo la sintassi e la causalità del reale, rendendole sempre, in ogni istante, simbolo di ciò che è uno?
Uomini grigi come fantasmi muovono nella pellicola.
In uno degli ultimi fotogrammi la mamma sorride in un raggio bianco verso altrove, verso il tempo, verso il qui: luce da luce, vero da vero, carne da carne.
Così ogni cosa viene decisa e le anime cadono nel tempo.
Nacqui il 29 giugno del 1959, due anni e due giorni dopo.
Q

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Solitaria

1

Una pietra cadde nello stagno…

Si svegliò e capì di essere solo.
---... solo…sono morto…---
Non era il senso di solitudine che si prova quando il letto è freddo e non c’è nessuno accanto da cui poter spillare un po’ di calore umano… no, era solo, assolutamente solo. Non capiva il perché lo sapesse così nettamente e assolutamente ma fu la prima sensazione che ebbe appena aprì gli occhi e si mise a fissare il tetto.
Tutto attorno a lui si trasformava, faceva caldo, si trovava all’inferno. La luce arrivava da un punto che egli non poteva vedere ed era rossa, arancione, verde, azzurra, era luce di fiamma, luce di dannazione
---…probabilmente uno scherzo dei miei occhi…---
Un odore di vecchio impregnava l’aria. La schiena gli doleva e si sentiva stanco e pesante. Con un non piccolo sforzo alzò la mano destra e se la portò davanti agli occhi e la guardò, anzi l’ispezionò tutta come se la vedesse per la prima volta in vita sua. Aveva le unghie lunghe e sporche. Dietro di lui vedeva solo buio, nessun ricordo. Si tastò la faccia tutta imperlata di sudore.
---... ho la barba devo tagliarla…---
Chiuse gli occhi, si appoggiò la mano sul petto, aspettò e ascoltò.
---... sono o non sono morto?... ---
Il silenzio era di tomba… o quasi. Sentiva solo il suo respiro e il tambureggiare ritmico del suo cuore. Faceva rumore, il suo corpo faceva il rumore di una vecchia macchina diesel in bruttissime condizioni che lo percuoteva e gli rimbombava nel cervello.
Il flashback
---…una volta ero in acido a casa di Betty e stavamo guardando la tv solo che io non la guardavo io ero quelle linee bianche che passano ogni tanto sullo schermo ero un disturbo e mentre pensavo a tutto questo l’unica cosa che sentivo che mi teneva aggrappato alla realtà era il mio respiro il battito del mio cuore e le onde di sangue che s’infrangevano nelle mie tempie…---
fu fortissimo e lo spaventò; il cuore e il suo respiro si fecero sempre più pres

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La caduta di Babilonia

Me ne andavo quel giorno per le vie del mercato cercando qualche cosa di diverso, il sole rifletteva sui tetti dorati della capitale babilonese e il caldo rendeva ancora più faticosi i vizi e gli ozi di tutte quelle persone,
sui tetti della città viaggiavano già da un paio di giorni le bestie che sfoggiando le loro sette teste urlavano il loro amore a una qualche regina che nessuno di noi conosceva.
La vita continuava, però a scorrere tranquilla, nessuno si curava più delle bestie che sembravano destinate a ornare il cielo (e soltanto il cielo) per molto tempo ancora.
Passarono due notti ancora tra schiamazzi e lussurie che sarebbero terminate al tramontare del terzo sole: All'imbrunire una di quelle bestie toccò il terreno sotto lo sguardo incredulo di due mercanti, un mendicante, una prostituta ed io, (che tornavo a casa dopo la giornata lavorativa) quelle sette teste si muovevano sibilando e contemporaneamente cominciarono a parlare.
<I vostri lussi mi piacciono, l'intera Babilonia è lussuria e tutte le oscenità che qui sono compiute mi deliziano.>
Uno dei due mercanti, raccolto il coraggio, decise di parlare:
<Sig.. signore, io vendo vino, la bevanda della gioia e dell'ozio, la provi, la compri da me, sono il miglior fornitore della città> La voce tremante del mercante piacque al demone che muovendo la mano lentamente fece apparire un sacco d'oro che donò prontamente al venditore stupito che con velocità stupefacente fece rotolare ai piedi della creatura tre grossissime botti di vino profumato.
Le altre bestie notando questa scena dall'alto planarono a terra e compiendo gli stessi movimenti arrivarono a ricevere le tre botti di vino tanto desiderate, ora quei demoni (sette in tutto) si godevano la bevanda bestemmiando e urlando.
Il sole non giunse.. rimasi a osservare quei demoni tutta la notte e una pugnalata al petto mi colpì quando notai che quel giorno il sole non avrebbe illuminato i tetti dorati e i bellissimi drappi di lino della poten

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   1 commenti     di: Andrea Pezzotta


L'ultima battaglia

Un muro accanto a loro esplose. Urla, clangore di armi, feriti che chiedevano aiuto, il rumore della battaglia saliva dalla piazza principale. Ma la porta dell'Imperatore era di fronte a loro, il motivo per cui si erano allenati, per cui era scoppiata la guerra e famiglie erano state distrutte, era dietro quella porta. I due ragazzi si fecero forza, impugnarono le armi e finalmente entrarono nella stanza del trono. Lui era li, illuminato dal sole che ormai stava tramontando, seduto sul trono con le gambe accavallate. La punta del suo spadone batteva per terra ritmicamente, mentre l'Imperatore fissava i due ragazzi.
"Alla fine siete arrivati fin qui" disse calmo. "Avevi dubbi?" chiese Alex, impugnando più saldamente il suo bastone, "In effetti no" rispose l'uomo alzandosi in piedi, "sapevo che sareste arrivati, la vostra potenza in effetti è impressionante, i vostri poteri enormi, ma sono nulla, assolutamente NULLA se paragonati ai miei". Scese il silenzio, perfino i rumori della battaglia in corso nella piazza grande, a qualche metro sotto di loro, sembravano lontanissimi. "Siamo migliorati" disse Mark facendo un passo avanti, "non siamo più i ragazzini che hai conosciuto la prima volta, la nostra Aura è migliorata parecchio, e le nostre abilità cresciute, stavolta non vincerai". L'uomo rise, una risata di chi sa di essere il più forte, "Devo ricordarti il mio potere speciale?" chiese "Posso aumentare a dismisura la mia forza vitale, e se aumenta quella, come sapete bene, aumenta la mia forza, la mia resistenza e la capacità di recupero oltre che alla mia velocità". I due ragazzi lo sapevano bene, quel mezzo nano, disconosciuto dalla sua razza per le sua altezza e forza, poteva diventare ancora più forte. Non importava il suo peso o i suoi due metri di altezza, poteva muoversi più velocemente di chiunque avessero incontrato, era troppo forte. Ma era. Avevano imparato una nuova tecnica, non erano sicuri della sua riuscita, ma dovevano tentarla, era l'unico

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