PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultimatutte

Non tutte son rose e fiori sfioriti, ci sono anche zucche giganti!

Eccoci finalmente all'interno del museo agroalimentare. Scusi prof., ma l'entrata aveva una forma di zucca... ma noi siamo dentro una zucca, una zucca vuota, riempita all'interno da una serie di stands in cui possiamo insieme osservare alcuni animali, vegetali e anche esseri umani, esistenti miliardi di anni fa su un pianeta chiamato terra. Davvero? Ma certo prof, per esempio, questa zucca fu coltivata in serre cinesi antica popolazione imbarbarita da Mao Tiè tomb. Nel 21° secolo ebbero la fantastica idea, per ridurre la fame di quella popolazione, che poi esportarono il brevetto in tutto il mondo, di mandare nello spazio sementi, che coltivate in serre speciali, furono capaci di crescere, crescere, cerscere, crescere... fino a queste dimensioni.
La prof rimase in ascolto dell'allunno che si sà talvolta, anzi troppo spesso, per fortuna, l'alunno ne sa più della prof, e questo era un CXZY di nuova generazione. Insomma C, continua a raccontare... che oggi non mi son preparata, ieri sera ho avuto un incontro extrasensoriale con un mio parente del XIV secolo. Le dicevo che questa è uno dei pochi esempi di zucca recuperati secondo una documentazione antichissima. Però... e insomma, in pratica queste sementi coltivate all'interno di particolari serre, sulla terra, in cina e in altri luoghi, cominciarono a crescere, crescere... aspetta C, ti riprogrammo... si mi scusi questo l'ho già detto. La zucca in cui siamo ora ha una intelaiatura completamente ecologica.. cioè. E una zucca, e come tutte le zucche vuote, o che appaiono tali, è dura dura dura, e nessuno puo' distruggerla.
Curioso, ma se nessuno può distruggerla non è bio-degradabile. Si in effetti pare sia stata rivestita da un materiale pregiatissimo: il plexiglassacciaioso. Fantastico C, sentito ragazzi? Ragazzi? ma se qui siamo tutti Robot, e poi fa sempre parlare C, va bene che si è innamorata di lui ma il troppo stroppia, e cosi' Fiklenia sparò un raggio addormentapapere verso la prof incompe

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Raffaele Arena


L'era spirituale (ultrapallio) - 2a parte

Dall'amore al matrimonio il passo è breve, ma sempre più "questo matrimonio non s'a da fare" (non lo diceva solo il bravo di don Rodrigo) perché gli eterosessuali preferiscono vivere da compagni (nonostante i figli), mentre questa unione la pretendono a gran voce gli omosessuali, molto più affidabili sul piano affettivo ed a loro va riconosciuta, pertanto, l'unione sentimentale (non certo matrimoniale) con diritti civili paritari.
Allora all'alba della nuova era spirituale, per dare il giusto indirizzo con l'ordine naturale a questi nostri poveri figli sempre più alla mercé di gente scriteriata, bisogna ripartire daccapo, proprio da Il matrimonio della fede:

In nome della coscienza
e alla luce della fede...
tu anima, intelletto per amare
e tu mente, ragione per valutare
vi dichiaro marito e moglie
ma... smettetela di litigare!

Da qui, una volta e per sempre ridato ordine al nostro profondo io, si può passare al matrimonio eterosessuale (genera anima immortale) e all'unione sentimentale omosessuale (legame affettivo di gran qualità).
Questa lezione viene dall'Italia, fertile terra di madonne e santi (a parte i Grandi), per illuminare civiltà d'avanguardia come quella spagnola, americana e francese (lasciamo perdere gli inglesi che ridicolizzano anche la morte per gossip e scoop!) in modo da non banalizzare una sacra unione che ci regala la gioia dei figli e l'emozione dei nipoti.
Il dilemma del profondo io, con anima e mente a darsele di santa ragione, da parte mia l'ho vissuto sin dalle fasce con mia nonna Rosina a torturarmi sul bene e sul male e già d'allora mi sovvenne Dante...

ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura

mentre appena più grandicello cominciò la tortura di questi versi...

or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote

Adesso in età avanzata, sempre più pervaso dalla scrittura de "lo m

[continua a leggere...]



82, Washington Road (Episodio 1)

Pensavo fosse il mio giorno fortunato, ero certo che nulla potesse andare storto. Mi sbagliavo, evidentemente.
Sono qui che corro tra le macerie, cercando senza successo di evitare buche, spuntoni di ferro arrugginito e chiodi che pare qualcuno abbia sistemato apposta per fare dei miei piedi una poltiglia martoriata. Un cavo elettrico senza vita mi allaccia una caviglia e incespicando offro un polpaccio ad un'aguzza punta d'acciaio; me ne libero senza badare al sangue che sprizza dalla ferita e alle grida mandate dall'osso che viene grattato. Continuo a correre e, sebbene zoppichi, tengo ancora testa ai miei inseguitori, avendo avuto forse molto vantaggio in partenza, essendo giovane ed allenato, o semplicemente perché non c'è via di scampo. Non è importante.
Sono qui che corro, senza udire il vento che mi fischia nelle orecchie, senza sentire dolore per le ferite che si aggiungono ad altre ogni istante, senza provare rabbia, disperazione o qualsiasi straccio di sentimento per aver perso Laila. Sono qui che corro appena di fianco a me, giudico con cinico distacco l'andatura goffa che presto mi condannerà, osservo la scia salina lasciata su una guancia da lacrime asciutte e, di tanto in tanto, mi prendo il gusto di gettare uno sguardo alla torma inferocita che mi insegue senza trovare alcun impedimento nelle macerie, un'onda di piena che non conosce ostacoli.
Non so cosa stia accadendo, non mi spiego perché posso vedere me stesso da una posizione di favore, per così dire, appena un po' più in la del pericolo, oltre il bordo del dolore e della paura. Forse è la benevolenza del signore, un atto di carità nei confronti di un condannato. Come un autista estratto da un veicolo in fiamme ed in procinto di esplodere, sono stato portato fuori dal mio corpo e posso assistere alla sua distruzione, da spettatore privilegiato mi godo lo spettacolo della mia morte.
Man mano che essi si avvicinano il tempo pare rallentare, i miei movimenti si fanno lent

[continua a leggere...]



Don mignotte

* Beati monopalles
in terra castratorum

CAPITOLO I

Cantami, o Musa, l’ ira funesta del Don Mignotte,
che, accompagnato dal fedel Trippa Sancho,
solito era vagar per donne, giorno e notte,
brutte o storpie, o che avesser un dente marcio.
I suoi amori, i suoi intrighi, le sue lotte,
l’audaci imprese delle sue nobili avventure
io canterò, e le sue inaudite trombature.
E infin narrerò di te, devoto Sancho Trippa
che, nonostante la tua senil impotenza,
e costretto ad una giornalier pippa,
seguivi lo tuo padron con fede e riconoscenza;
egli, dedito a giochetti poco convenzionali
assieme a troie, baldracche e, finanche, animali.
Dirò di Sefarina, nata in un medesmo tratto,
bella ed elegante così quanto un rognoso ratto.
Cagion di nostra storia sì lontane,
al tempo degli eroi e delle belle dame,
in terre allor sì belle, e or sì malsane
poichè pien di palazzi e di catrame.
Dell’ antico re Dauno son le terre in questione
e del Diomede eroe che ferì dea dell’ amore,
oggi terra d’ un popol rozzo e cafone,
limitata dall’ Ofanto e ‘l Fortore.
Don Mignotte, che sposato la contessa
avea di Roccasecca, natal di San Tommaso,
non credea ch’ ella fosse sì cessa,
e neppur che avesse uno enorme naso.
Grassa e rugosa come un’ elefantessa.
E, se neppur questo, o attentissimo lettore, ti può bastare
per quel povero sfortunato pietà provare,
dirò, con gioia, anche dell’ altro.
Come un avvoltoio che, scaltro,
la sua morente preda sta a guardare,
per poi divorarla fino agli ossi,
così il nostro, dopo vent’anni con lei trascorsi,
sperava di vederla schiattare:
-Non può essere che la figlia del demonio-
si ripeteva sempre durante gli anni di matrimonio:
-Se continua a bere e a respirare.
Del resto, egli noto era d’ esser un libidinoso;
non già a guardarla ingozzarsi rimaneva,
e,

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: sante calderisi


First Life

L’isola è avvolta da bagliori giallastri, rade increspature rosse su un cielo pietra levigata. Un cielo che freme, instabile di milioni di pixel che scuotono se stessi e rendono la simulazione di un movimento incessante, nuvole accartocciate sfrigolano come su rotaie striate, voli d’uccelli che sono macchie nere nel presagio della notte che si avvicina. Attorno l’oceano, distesa immensa di blu cobalto, flutti dispersi e tuffi d’acqua sintetica, gocce perfette a comporre il quadro di una singola onda: Hokusai non avrebbe saputo fare meglio, nessuno saprebbe rendere meglio ogni singolo puntino polarizzato da un energia che non si esaurisce. Sedute al tavolo, le quattro persone finiscono i rimasugli di un aperitivo ricco. Resti di carne adagiati su foglie d’insalata, bicchieri di cristallo con un liquido rosso al fondo, sigarette piegate su di un portacenere a conchiglia.
- La pioggia pare che abbia come una consistenza, capite?
- In che senso?
- Nel senso che si sente
- Si ascolta?
- No, non in quel senso…
- E in quale?
- È difficile da spiegare. Dicono che sia come se ci fosse una pressione di energia che dura pochissimo eppure tu la avverti nel profondo di te - Amanda Logan scuote la testa alle parole di Friedrich Jano, e il suo casco di riccioli ocra si avvolge su se stesso, i minuscoli tentacoli a spirale che lo compongono titillano.
- Boh. Cazzate - dice Amanda, e il suo labbro ha un tentennamento quasi cattivo.
- Tanti però ci perdono un sacco di tempo
- Tanti non sanno fare altro che stare dietro alle cose che inventano di continuo. Poi si stufano e le abbandonano
- Può darsi, ma io ci proverei. Un po’ di curiosità ce l’ho, voi no? - Gulp Ho si alza stirandosi. Prende il bicchiere e finisce ciò che rimane del suo Daiquiri alla fragola. Il liquido pare scomparire risucchiato nell’intervallo di spazio tra la sua bocca, immobile, e il bordo del bicchiere.
- Le cose nuove attraggono sempre, in fondo - aggiunge risedendosi.

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: vito ferro


Bravi, violenti ragazzi

I ragazzi erano riuniti nella sede del Grifone fans club da battaglia nel centro storico di Genova, in Via San Luca. Dovevano organizzare le coreografie e i combattimenti per la successiva domenica di campionato, quando il Genoa avrebbe giocato in casa della Lazio.
Quell'anno entrambe le squadre si erano dimostrate mediocri ed erano impelagate nella lotta per non retrocedere. Per fortuna ci pensavano gli ultras a tenere alto l'onore delle rispettive società. Nel campionato che li riguardava di persona, infatti, i fans club di Genoa e Lazio lottavano per lo scudetto parallelo, appaiati in terza posizione, staccati di quattro lunghezze dai guerrieri al vertice, i temibili e spietati Atalanta fauns, e di due dagli Inter constrictors.
I Grifoni, ultras del Genoa e campioni in carica, avevano testa, cuore e fegato a sufficienza per puntare di nuovo allo scudetto. Inoltre sapevano infierire su ogni avversario in difficoltà in maniera così crudele da rasentare addirittura l'arte con la A maiuscola. Le nullità che ogni domenica calcavano il "campo verde", cioè il tradizionale rettangolo di gioco in erba, e infangavano i colori del Genoa, moltiplicavano nei ragazzi le energie e la rabbia da scaricare sul loro terreno di gioco, il cosiddetto "campo grigio", le gradinate in cemento.
Il match di andata tra le due bande metropolitane organizzate era stato intenso, sofferto e combattuto, con oltre un terzo dei lottatori schierati costretti all'abbandono prima del termine. Alla fine era stato dichiarato il pareggio, l'unico subito dal Genoa nel corso del girone di andata, e adesso, dopo un'infinita serie di proclami, entrambe le formazioni attendevano con ansia il giorno della resa dei conti.
In quel momento i ragazzi stavano discutendo sulla tattica migliore da utilizzare in battaglia.
"Le Aquile Lazio attaccano sempre sulle linee centrali." - disse il biondo e robusto Gran Grifone Sergio Papa, il capo, anzi, il Papa, com'era ormai noto in tutta Italia i

[continua a leggere...]

   9 commenti     di: Massimo Bianco


82, Washington Road (Episodio 14)

Raggiungere il cantiere non fu affatto semplice per i quattro sopravvissuti, nonostante la distanza da colmare non fosse molto grande. Le creature, che si erano ritirate quasi del tutto verso l'alba, a metà mattina ricominciarono a battere le strade di Rockford, avendo forse smaltito la scorpacciata del giorno prima e bramando nuovamente vittime.
Rod Hensenn e Sonny Meltzer aprirono la strada imbracciando gli M4 sottratti ai cadaveri degli uomini in nero, mentre Sarah e Jake li seguivano armati della sola pistola, che impugnavano a turno con uguale insicurezza. Abbatterono sei mostri, ne respinsero molti di più con la sola minaccia delle armi, ma non trovarono sollievo fino a quando non imboccarono Washington Road.
La strada era abbastanza larga da offrire una visuale ampia e i pochi edifici non costituivano nascondigli dai quali quelle bestie potevano sorprenderli, ma fu ben altro a rasserenarli. L'esperienza vissuta da Jake e Sarah suggeriva che l'origine di quei demoni si trovasse proprio lì, in quella strada, dunque sarebbe stato logico trovare una concentrazione maggiore di pericoli. Al contrario, invece, Washington Road era vuota e pacifica, indifferente all'invasione maligna che aveva distrutto Rockford. Le creature, addirittura, smisero di braccarli quando la imboccarono, forse temendo quella strada, forse avendone sacro rispetto.
Il cantiere, ciò che ne rimaneva, non rincuorò i quattro, perché non offriva alcun suggerimento, nessuna soluzione, tuttavia raggiunsero il cancello penzolante e sbirciarono oltre, tra le macerie generate dall'esplosione. A sprezzo di ogni logica, sentivano ora più di prima che lì dentro c'era qualche speranza; non erano certi di trovarvi il modo di lasciare Rockford - o cancellare gli ultimi giorni e tornare alla normalità - , ma che sotto la polvere, i calcinacci e le travi di ferro spezzate vi fosse qualcosa di potente non v'era dubbio.
Un lucchetto teneva chiuso il cancello, ma questo era stato talmente pie

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici