PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultimatutte

CASA DOLCE CASA

L'uomo passeggia in pieno giorno su uno sterminato prato d'erba: in cielo neanche una nuvola, la temperatura è mite, il tempo stupendo.
È vestito leggero e curato: la camicia bianca con le maniche rigirate fin sui gomiti, il colletto sbottonato, è infilata per bene in un paio di pantaloni color panna, larghi e comodi, fermati da una cinta di pelle marrone chiaro, stesso colore dei mocassini.
L'uomo è lì che ammira il panorama con le mani in tasca, il viso disteso e giovane alzato al cielo: inspira profondamente l'aria pura della brughiera. Poi inizia a passeggiare in quella pace totale: si ode solo il fruscio dei suoi passi nell'erba, nient'altro.
Ma non solo l'orizzonte infinito gli si para davanti agli occhi, un'ombra, una figura, gli viene in contro: è un altro uomo.
Man mano che si avvicina si intravede il suo aspetto, i suoi vestiti, la sua espressione ormai gli è di fronte, faccia a faccia ed è identico a lui, un clone perfetto!
Si guardano tristemente per un interminabile attimo, poi entrambi alzano in contemporanea il braccio e si toccano le mani.
Da terra una sottile linea sembra intagliare l'aria e tracciare un arco perfetto che si dischiude, e... l'immagine riflessa lascia posto ad un buio corridoio.
Al suo interno, alla fioca luce di una lampada rossastra, l'uomo indossa una tuta termica e infila una maschera antigas, poi si dirige verso una porta metallica, blindata e pesante, la apre e un flash accecante lo ingoia
Immensa, interminabile, infinita, si spalanca la città, una massa nera, fluttuante tra gas e nebbia: come torri di Babele i suoi grattacieli spaccano l'aria; le luci accecanti delle friggitorie e dei blocchi pubblicitari strappano gli occhi; enormi piloni d'acciaio sorreggono le superstrade dedaliche che adombrano l'ultimo pezzo di cielo; individui frenetici scompaiono nelle insenature avvolgenti dei percorsi terreni, e un susseguirsi di vecchie macchine a motore, moto-scooter e carretti si scontra con i veicoli volanti che

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Michela Cinti


Il Maestro della rosa

Alcuni mi dissero poi di averlo visto allo stesso tavolo anche in anni lontani, nel pieno della notte romena.
Ma chi può saperlo, è nostra abitudine provare a rendere la realtà meno opaca e pesante, più vicina alla verità che vorremmo colorandola con dosi robuste di invenzione e di leggenda.
Nella lingua degli ebrei un solo termine designa parola ed azione, per noi romeni parola è cuvintul, viene pronunciata e si allontana, scompare, leggera e misteriosa, come il vento fisico.
Io comunque, che avevo sempre frequentato la birreria, iniziai a vedere quell'uomo solo dal 2001, dalla primavera.
La Caru cu Bere è la birreria storica di Bucarest.
L'edificio, in stile neoclassico, fu ultimato nel 1879.
Sino alla fine della seconda guerra mondiale fu il locale della giovane borghesia di Bucarest, degli studenti, delle comunità straniere, italiani e francesi.
Durante il regime, il locale divenne di proprietà dello stato.
La frequentavano perlopiù i dirigenti del partito, per i quali credo funzionasse, nelle stanze dei ballatoi superiori, anche come bordello.
Io, Ion Dinu Gabrieli, nacqui a Bucarest nel 1977, l'otto febbraio.
Della notte romena non vidi che la fine, ma la conosco bene.
Ben prima e ben meglio che dagli studi, dalle vite mancate dei miei genitori, dai grigi crolli che si intuivano nella loro anima, dalla loro infinita stanchezza.
Ricordo come la nostra casa, ogni suo dettaglio, la facciata, i pianerottoli delle scale e poi gli interni, i nostri mobili e gli oggetti dichiarasse la notte con la forza terribile di cui solo sono capaci le cose materiali.
Nel 1989 il regime cadde.
Non sapevamo cosa sarebbe mutato, cosa sarebbe stato possibile recuperare nei nostri cuori ma sapevamo ciò che saremmo diventati, negli anni, nella libertà e sotto altri demoni: l'Europa.
L'anno successivo la mia vita attraversò un passaggio fondamentale.
Mi fu diagnosticato un tumore maligno, un sarcoma alla radice della coscia sinistra.
Fui operato in It

[continua a leggere...]



Le creature delle nevi

<<Mio signore, c'è qualcuno in avvicinamento!>> urlò una giovane sentinella rivolgendosi al suo Generale, svegliandolo nella tenda.
Brado fece cenno al suo scudiero di preparare l'armatura e le armi e disse alla sentinella di attenderlo al suo posto di vedetta. Alzandosi dal letto si stiracchiò i muscoli maledicendo la scomodità del giaciglio. Aveva passato ormai ventitré anni in quegli scomodissimi letti e rimpiangeva di averne rifiutato uno migliore, diritto del quale poteva usufruire in quanto Generale.
<<Prima di essere il vostro Generale, sono un vostro compagno d'armi e mi rifiuto di avere privilegi maggiori dei vostri. È sbagliato che un Generale guidi il proprio esercito dalle retrovie guardandolo morire combattendo! Io voglio condividere tutto con voi! Ed è per questo che non mi vedrete mai indossare armature migliori delle vostre o dormire su un letto simile a quello di un grasso principe. Affronteremo e sconfiggeremo insieme quei luridi bastardi e li rimanderemo da dove sono venuti... Morti! Lo faremo insieme!>>. Il neo-Generale sguainò la spada e la levò al cielo. Come risposta si sollevò il boato del suo esercito, con grida di acclamazione.
<<Signore, la vostra spada>> Lo scudiero l'allungò al suo Generale ed egli si riprese dai propri ricordi.
<<Grazie, Jab>> fece un ultimo sbadiglio, ripose la spada nel fodero ed infilò rapidamente la cotta di maglia. Lo scudiero finì di allacciare i suoi bracciali e gambali e Brado uscì dalla tenda coprendosi con il pesante mantello.
Fu subito investito dall'aria pungente del mattino; il sole si intravedeva appena, levandosi all'orizzonte. Attraversò l'accampamento, le cui strade erano a tratti ghiacciate, guardandosi distrattamente attorno. Al suo passare, alcuni soldati, già fuori dalle loro bianche tende, alzarono lo sguardo dal pezzo di pane che stavano addentando, rivolgendogli saluti affabili a cui lui rispondeva con un cenno del capo. Raggiunse la palizzata di legno e salì lungo

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Giuseppe Rugna


Evielle & Preston

Dormivo tranquilla nel mio letto quando un rumore mi svegliò di soprassalto. Proveniva dall'armadio. Mi alzai di scatto e mi guardai intorno, non ci vedevo, accesi la lampada da comodino e mi alzai, sentii di nuovo quello strano rumore, mi voltai di scatto, proveniva dal mio bagno, la porta era aperta, ma ciò che vidi fu solo la mia immagine riflessa nel vecchio specchio ovale, i capelli rossi mi ricadevano sulle palle e sulla fronte, ma non me ne curai, sentii di nuovo i rumori provenire dall'armadio. Ero spaventata, ma avevo visto abbastanza film da sapere che urlare "Chi è la'?"non mi avrebbe aiutato, restai immobile ad ascoltare, tutti i sensi tesi al massimo. Poi lo sentii, sentii uno strano odore, un misto di rose, sole e sabbia bagnata, lo riconobbi immediatamente! Perhè era un odore indementicabile, non quando come amico del cuore si ha un vampiro!
Preston era il mio migliore amico da quasi 10 anni, ci eravamo conosciuti in un cimitero, era notte, io mi ero persa, ero sola, piangevo.
*
[Dieci anni prima]
"Mamma, Papà, dove siete?!"Evielle si era persa, ormai era passato già da tempo l'orario di chiusura del cimitero, il custode non l'avevo vista, giucava in silenzio tra le tombe, una bambina di sei anni nei pressi di una foresta ai confini di un cimitero, non dovrebbe passare inosservata, ma Evie era bassa anche per la sua età e si era accovacciata, era invisibile."Hey tu!"gridò una voce profonda dietro di lei. Quella voce metteva i brividi, sembrava provenire dalla tomba. Evie si girò, ingenuamenta, il volto bagnato di lacrime. La creatura era pallida, il volto tirato, era molto alta, ma forse quella era solo l'impressione di Evie, doveva avere avuto più o meno 17 anni, era bello, aveva i capelli neri, gli occhi castani. In un guizzo bianco la creatura estrasse i lunghi canini bianchi e fece per avventarsi sul suo collo, proprio in quel momento la bambina lo guardò negli occhi. Lui incrociò il suo guardo e rabbrividì, quegli occhi, qu

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: isalù


L'era spirituale (ultrapallio) - 2a parte

Dall'amore al matrimonio il passo è breve, ma sempre più "questo matrimonio non s'a da fare" (non lo diceva solo il bravo di don Rodrigo) perché gli eterosessuali preferiscono vivere da compagni (nonostante i figli), mentre questa unione la pretendono a gran voce gli omosessuali, molto più affidabili sul piano affettivo ed a loro va riconosciuta, pertanto, l'unione sentimentale (non certo matrimoniale) con diritti civili paritari.
Allora all'alba della nuova era spirituale, per dare il giusto indirizzo con l'ordine naturale a questi nostri poveri figli sempre più alla mercé di gente scriteriata, bisogna ripartire daccapo, proprio da Il matrimonio della fede:

In nome della coscienza
e alla luce della fede...
tu anima, intelletto per amare
e tu mente, ragione per valutare
vi dichiaro marito e moglie
ma... smettetela di litigare!

Da qui, una volta e per sempre ridato ordine al nostro profondo io, si può passare al matrimonio eterosessuale (genera anima immortale) e all'unione sentimentale omosessuale (legame affettivo di gran qualità).
Questa lezione viene dall'Italia, fertile terra di madonne e santi (a parte i Grandi), per illuminare civiltà d'avanguardia come quella spagnola, americana e francese (lasciamo perdere gli inglesi che ridicolizzano anche la morte per gossip e scoop!) in modo da non banalizzare una sacra unione che ci regala la gioia dei figli e l'emozione dei nipoti.
Il dilemma del profondo io, con anima e mente a darsele di santa ragione, da parte mia l'ho vissuto sin dalle fasce con mia nonna Rosina a torturarmi sul bene e sul male e già d'allora mi sovvenne Dante...

ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura

mentre appena più grandicello cominciò la tortura di questi versi...

or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote

Adesso in età avanzata, sempre più pervaso dalla scrittura de "lo m

[continua a leggere...]



Il pianeta della felicità

Non siamo soli in questa galassia... immersa nell’infinito spazio di stelle luccicanti, nell’immenso cielo scuro che come un mantello avvolge il mio terrazzo..
Volgo gli occhi in su e scruto le stelle sperando di vederne cadere una. Eccola! Come una delicata fiammella parte da non so dove, per finire dritta nel mio cuore affinché anch’io, finalmente, possa esprimere il mio desiderio nella notte di san Lorenzo!
Quale potrebbe essere l’oggetto del mio desiderio? Ci sono davvero oggetti e situazioni in grado di rendermi felice? Ma ecco con grande sorpresa che mi accorgo di non poter essere più felice di così,
perché amo tutto ciò che mi circonda, e il fatto stesso di aver visto quella minuscola stella mi ha
colmato il cuore! È con gioia immensa che mi tuffo nelle morbide e calde coperte pensando ancora a quell’attimo che, a mia insaputa, avrebbe cambiato la mia vita.
Avete presente il momento in cui siete tra sonno e veglia? È in quell’istante che un odore sconosciuto inonda la mia camera... vedo un fumo denso e verdastro che fuoriesce dalla presa elettrica facendo sciogliere il carica batterie del mio amato Mp3.
Non ho la minima idea di ciò che sta accadendo e come per pura magia il fumo si trasforma in tre piccoli esseri verdi dai volti buffi che con i loro occhietti spalancati mi osservano. Ci accomuna un’unica cosa: il terrore di avere di fronte un essere completamente sconosciuto. Loro hanno paura di me, io di loro!
Si sa l’ignoto gioca cattivi scherzi, ma non avrei mai pensato che nella mia cameretta si sarebbero materializzati degli extraterrestri, venuti sulla Terra da lontano su di una minuscola stella cadente... e che per giunta parlassero italiano!
“Quanto sei brutta! ” mi dicono disgustati ed inorriditi dalla mia figura. Io sono pietrificata come se la lava del Vesuvio mi fosse caduta addosso... vorrei dire loro di non aver mai visto in vita mia esseri più brutti, ma mi hanno insegnato una discreta educazione e non poss

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Stella Spina


Due lupi nella neve

Ti presi per mano e ci incamminammo su per la montagna. Era inverno ed ogni cosa era ricoperta da un soffice manto di candida neve. Il sentiero in quella bella giornata di gennaio era però agevole e raggiungemmo senza fatica la sommità del monte. Respirammo a pieni polmoni quell'aria così frizzante e nello stesso tempo gelida, che ci solleticava la gola e le narici, poco abituate a certe purezze. Ci fermammo a guardare dal crinale rimanendo incantati alla vista, che si estendeva sotto di noi, perché oltre la cresta della roccia sottostante, il versante si apriva in un laghetto di montagna, calmo e tranquillo, ... pareva stesse dormendo sotto il velo gelato dell'inverno. Tutt'intorno si ergevano abeti sempreverdi, come sentinelle maestose in mezzo a tutto quel bianco. Rapiti indugiavamo ad ammirare i pendii innevati, il cielo che piano piano si spegneva dell'azzurro e prendeva un colorito sempre più pallido, accarezzato lievemente di rosa, di grigio e di bianco. La luna stava levando da dietro il monte. Mentre ancora restavamo ad osservare questo stupendo acquarello di colori e si accendevano le prime stelle, tra cui Venere e poi la costellazione di Orione... all'improvviso, quando ormai la luna si ergeva già alta sopra le nostre teste, quel silenzio fu rotto, da un lontano abbaiare, poi di nuovo il silenzio ed ecco che sulla cima di una montagna distinguemmo nettamente due lupi, seduti vicini, come noi, quasi coda nella coda, alzarono i loro musi ed innalzarono il loro canto verso il pallido pianeta.
„Auuuuu... Auuuuuuu". Ti strinsi la mano più forte, rapita da quella visione. „Hai paura?" mi chiedesti. „No, è bello" ti risposi sorridendo. Poi iniziai a raccontarti una storia : „Una volta, tanto tanto tempo fa, in una vita precedente, eravamo anche noi due lupi, tu lo sai vero che i lupi pur vivendo in branco, quando si accoppiano rimangono fedeli al loro compagno e non lo lasciano fino alla sua morte? Ebbene è così, e d'inverno i lupi giocano n

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici