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Racconti fantastici

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Mondo di mezzo

Chiudo il cancello che porta alla casa dei miei genitori. Dirigo uno sguardo furtivo verso la finestra della cucina. La luce è accesa.
Un nodo di tristezza va verso la gola e si ferma li.
Ricordo la favola di Peter Pan che leggevo da piccola, e lo stesso nodo alla gola mi assaliva quando quel bambino guardava da fuori la finestra della sua casa. Dentro la sua mamma aveva in braccio un altro bambino. Lo aveva avuto dopo che lui si era allontanato per la curiosità di guardare il mondo.
Flash back che rimanda alla mia vita di adesso e alla consapevolezza di essere rimasta incastrata nel mondo di mezzo.
Quanto mi è mancato il coraggio di esplorare fino in fondo, per paura di tornare e trovare sbarre alla finestra, e il posto vuoto occupato ;e la certezza di non poter più tornare indietro.
Il vero è che non sono mai tornata indietro, ma sono rimasta li incastrata nel mondo di mezzo con lo sguardo fuori e i piedi fermi infossati.
E come si può fare adesso, come si può uscire, adesso che i segni del tempo fanno solchi più gravi, e la spensieratezza pur paurosa della giovinezza è tramontata dentro nell'anima più densa. Come si può fare adesso.
Nel mondo di mezzo ci sono tante finestre dalle quali guardare. Tutte le luci sono accese, e sagome inconsapevoli si muovono all'interno.
Qualcuno a volte ti vede, e ogni tanto ti fa entrare. In un attimo traspare la frenesia accalorata dei giorni, dei momenti. La vita compiuta di chi non si è mai chiesto a quale mondo avrebbe voluto appartenere.
Un sogno in prestito perché il mondo non è il tuo. Torni fuori con dentro l'eco del vissuto che il tuo cuore ha assaporato.
Solitudine e paura ti assalgono furtive, mordono la gola, tolgono il respiro.
Nel mondo di mezzo si incontrano altre persone che vivono li come te, Ma la maggior parte di loro non sa dove si trova, pensa che sia non un luogo ma un tempo finito che si trasformerà in un'alternativa.
Molte di loro non sanno che non ci sarà mai un'alternativa,

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82, Washington Road (Episodio 15)

Leon era del tutto incapace di provare dispiacere, né la paura, lo sconforto e la tristezza trovarono posto in lui mentre ascoltava il racconto degli unici sopravvissuti di Rockford. Aveva avuto amici, in città, aveva una casa, un lavoro, ma niente contava quanto Laila e lei era lì, accanto a lui, e di tanto in tanto gli sorrideva di sottecchi perché, sapeva Leon, anche per lei era lo stesso, anche lei non provava dispiacere.
<<Ma tu, voi... insomma, cos'è successo qui?>> chiese Meltzer impaziente, smanioso di spiegazioni.
Le dita di Leon si intrecciarono un po' di più in quelle di Laila, in cerca di forza, perché in fondo doveva confessare che erano stati loro due a liberare l'inferno a Rockford. <<Stamattina>>, cominciò, poi esitò perché non sapeva che giorno fosse. <<Ieri, forse due giorni fa, abbiamo raccolto una chiave, una chiave di questo posto. Cercavamo qualcuno per restituirla ed abbiamo trovato uno strano ascensore che ci ha portati giù, dentro dei laboratori deserti. Abbiamo premuto un bottone, era difficile resistere, ci... chiamava.>>
La sua voce si affievolì, le parole si fecero troppo pesanti. A lui non dispiaceva ciò che era accaduto, perché ne era uscito vivo e con Laila ancora al suo fianco, ma poteva capire che per chi lo ascoltava era difficile mandar giù qualcosa del genere, dover accettare che tutto quel male fosse stato liberato per caso o, peggio, per curiosità.
<<Siete stati voi, allora? Li avete liberati voi?>>
Le mani di Sonny Meltzer si strinsero forte sul fucile, sembrava sul punto di fare fuoco. Inaspettatamente, fu Kurts a distendere gli animi, l'uomo che aveva fissato Leon per tutto il tempo come se ai suoi occhi apparisse come un problema filosofico, quasi che osservandolo potesse comprendere ogni verità sulla vita e la morte.
<<Loro non hanno colpe>>, minimizzò. <<Sono stati attirati con l'inganno, un inganno architettato da cose che non possiamo nemmeno immaginare. Quei demoni sono stati liberat

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Niente è perduto

niente è perduto è un libro che racchiude la fantasia e la realtà, l'amicizia e i misteri, rinunciare e lottare per i propri sogni. questo è concept del mio libro... se siete interessati cominciero' a raccontare qualcosa su questo libro e spero che un giorno sarà pubblicato

   0 commenti     di: gianluca


ORLANDO

Corre sempre più velocemente, il mondo.
Il 24 dicembre corre anche tanta gente alla ricerca dell'ultimo regalo, e anch'io, pigramente, devo cercare un regalo per Natale! Per l'unica persona alla quale sono uso fare regali: me stesso.
Vedo il mio regalo seduto proprio di fianco a me, al bancone del bar dove ho deciso di affogare nella birra analcolica quello che resta del pomeriggio.
È bellissima! Per quello che può contare l'opinione di uno cui le donne piacciono tutte, certo…
Direi un metro e settanta, vagamente soprappeso, capelli neri, foltissimi, tagliati a spazzola e occhi scurissimi, che essendo, come universalmente noto, lo specchio dell'anima, definirei da urlo. Ah, dimenticavo di citare i fianchi larghi da fattrice e il seno quinta misura o giù di lì. Insomma proprio il mio tipo! Tra l'altro in ovulazione, il mio fiuto è infallibile.
Mi presento, io e il mio sguardo da Peter Falk:
- Chiedere cosa ci fa tutta sola una bella ragazza come te al bar è tacchinaggio volgare e scontato, vero? Meglio sbattere le ciglia e dirti Mi chiamo Orlando, sei deliziosa, posso offrirti l'aperitivo?
- Grazie per i complimenti e per l'aperitivo, Orlando. Mi chiamo Vera. Però devo deluderti, purtroppo. Sto aspettando visite.
- Mi auguro meno piacevoli della mia, stellina, sai, io sono un tipo geloso.
Così dicendo allargo un sorriso a 31 denti e una capsula davvero irresistibile. Vera mi avvolge con uno sguardo che manifesta quanto meno simpatia. Meglio che niente.

Nel frattempo entrano nel bar tre ragazzoni biondi, alti e grassocci che, con la delicatezza propria di un caterpillar, si piazzano tra me e Vera. La mia reazione, al momento, è un semplice sbuffo di insofferenza.
- Vè, vieni fuori, si parla meglio senza zanzare intorno!
Ad aprire bocca è stato il più alto dei tre, guanti di pelle e codino sbiadito sulla nuca, aura da capo branco. La zanzara sarei io.
Vera torce le labbra disgustata:
- Devo finire di bere, prima! Abbiamo quant

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La sfera dorata

La voce... e la melodia... che accompagnava la ninna nanna... erano cosi` dolci... ma cosi` dolci... che i nostri protagonisti... non poterono resistere al pesante abbraccio di Sonno... e cosi` infatti... subito si addormentarono. Ma Sonno, che e` sempre coi` stanco... e privo di energia, come al solito, affida subito i suoi ospiti... a chi?
A Sogno, suo fratello! Lui si... che ha sempre tanta energia... e poi Sogno e`.. anche.. un provetto intrattenitore.
Infatti lui, che ama stupire, si mette subito all`opera ed immediatamente e magicamente, come solo lui sa` fare, trasporta i nostri cari amici nelle sue misteriose terre... e.. con i suoi poteri magici... fa` apparire persino dal nulla... una grande... sfera... di luce... dorata.
I nostri amici, che non sapevano... di essersi addormentati... e di essere finiti... nelle mani del mago per eccellenza... si cominciarono a domandare.. prima di tutto dove fossero finiti! Il panorama infatti... dopo tutto sembrava essere cambiato. Non c`era piu` la loro stanzetta verde smeraldo... dalle tendine rosa che piacevano tanto a Susanna... la sorellina mediana.. e poi... che facevano... in piedi... in un... non dove... invece di essere stesi nei loro lettini... E poi cos` era mai... quella strana.. . cosa.. luminosa... che si presentava ai loro occhi... e soprattutto da dove veniva... poiché mai avevano visto una cosa simile... ad occhi aperti. - che in realtà`erano chiusi -
La sfera luminosa... era cosi`bella... che i tre... non potevano fare altro... che guardarla e riguardarla... a bocca aperta... muti... sbalorditi... ammaliati... imbambolati.
Sogno sa` proprio come intrattenere i suoi ospiti... e non perde mai l`occasione per mettersi in bella mostra.. . specialmente... in quel modo.. intrigante... che.. . solo lui sa` sfoggiare.. . aiutando cosi`... anche.. . il fratello Sonno... che ahimè... sembra che non abbia molta fantasia... e quindi non si può` certo... non dire che... Sogno... pur essendo un po` tanto...

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   0 commenti     di: Tullio


Il LAMPIONE

Una sera, in una strada solitaria vicino a casa mia, ho osservato filari di lampioni...

Un vento di tramontana mi fa rabbrividire mentre mi assalgono i ricordi... M'agito all'idea struggente di non essere stato capace di cogliere messaggi dell'anima.
Guardo uno dei lampioni come fosse vivo e gli parlo:
"Sai che siamo fatti della stessa materia? Sembra impossibile, ma tu sei diventato così come sei ed io come mi vedi".
"Non riesco a collocarti nella giusta dimensione, sei pazzo o sei stupido?"
: "Nessuna delle due COSE. Tu non ci crederai, mai primi bagliori dell'universo servirono a formare in milioni di anni, le stelle poi le galassie ed infine i pianeti.
Una lenta, ma costante evoluzione in progressiva trasformazione dove masse immense informi di materia hanno vagato per secoli per poi agglomerarsi per effetto congiunto di massa e gravità.
I tuoi atomi sono anche i miei!
E'difficile credere che possa essere successo, ma è una verità incontestabile, un percorso tra l'incredibile e l'assurdo ".
"Penso che tu non abbia torto, ma non puoi paragonare l'evoluzione del tuo cammino con il mio. Io sono amorfo, senza vita, privo di qualsiasi tipo d'emozione, sentimenti, scopi
solo materia forgiata per una vostra necessità".

D'improvviso si spengono tutte le luci della città. Un attimo dopo, s'accendono con folle intermittenza per arrivare DI NUOVO al buio.
Riprendono nuovamente a splendere.

"Penso che ti sbagli.
Ognuno credo abbia un posto ben PRECISO nel dinamismo evolutivo.
Tutti abbiamo un compito da realizzare nello spazio e tempo.
Che senso avrebbe la nostra presenza, se non ci fosse un disegno prestabilito ".

" Tu chi sei? Saggio, filosofo o altro?
Mi dai quasi i brividi ".

"Non sono nessuna di queste figure; mi ritengo un mammifero provvisto di normale intelligenza che cerca risposte ai tanti interrogativi ".

"Sai che sei un bel tipo? Mi vuoi far credere ciò che è impossibile. Non dime

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   1 commenti     di: Franco Castelli


Se salta fora la locandiera. (3 e ultima parte)

Secondo il testo della commedia, la locandiera appare durante il primo atto, alla scena quinta. Prima del suo ingresso si assiste ad un lungo dialogo tra i protagonisti maschili, tutti ospiti della locanda, i quali si intrattengono tra loro, scambiando opinioni in merito al mondo femminile, argomento certamente trattato con molta disinvoltura nel '700. Goldoni , insomma, ci fa capire con quale qualità di uomini (e con quali pregiudizi) Mirandolina avesse a che fare; e ciò pur essendo lei " donna pericolosa" - secondo la definizione che ne diede lo stesso Carlo - in quanto faceva innamorare di sé i più " orsi " e poi li faceva soffrire come " cani".

Da dietro le quinte assistevo attenta ai dialoghi del Cavaliere , del Marchese e del Conte.
Nel mentre mi preparavo all'ingresso, sentii bisbigliare l'assistente del regista, la quale si doleva che in platea non c'era il pienone tanto atteso. Purtroppo il pubblico, deluso dall'assenza della prima attrice, aveva in parte defezionato. Questa circostanza non mi fece affatto demordere. Sentii dentro di me Mirandolina prepararsi al debutto. Scalpitavo dentro alle mie piccole pianelle.
All'inizio della scena quinta entrai con il garbo richiesto dal commediografo e la mia prima battuta, rivolta ai gentiluomini, fu :
" M'inchino a questi cavalieri. Chi mi domanda di lor signori? "
Mirandolina si trovò immediatamente a proprio agio . Io e lei ( che fosse , a questo punto non capivo più nulla) recitammo all'unisono. La grande stanza della locanda non pareva un artifizio di quinte teatrali , ma l'ambiente caldo ed accogliente di una autentica antica locanda. Mi sembrò persino di annusare odore di buon cibo messo a cuocere.
Mentre si scambiavano le battute tra gli attori, avvertivo che l'italiano goldoniano che mi usciva dalle labbra, per spirito della locandiera, era di timbro e di pronunzia assai diversi non solo dall'italia

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