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Favole per bambini

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Esopo Oggi

C’era una volta un asinello. Non pensate che avesse chissà quali ambizioni, era un asinello che ogni giorno trasportava i pacchi che il suo padrone gli caricava sulla groppa dalla baita in montagna al mercato, giù, a valle.
Era un asinello ammaestrato e molto intelligente e ormai il padrone gli lasciava fare il tragitto da solo, per poi passare a prendere il denaro dai mercanti a fine settimana.
Accadde un giorno che mentre era soprappensiero l’asinello sentì sotto al suo zoccolo qualcosa di tagliente. Era un pezzo di vetro.
“Dannazione!” " Esclamò " “Chi ha lasciato qui questo coccio? Deve essere stato sicuramente un ubriacone! Da oggi lo porterò sempre con me, per ricordarmi di non bere se mai avessi voglia di farlo.”
E con un gesto abile del muso, afferrò il pezzo di vetro e lo infilò in una delle sue sacche che aveva sulla groppa.
In un allegro periodo della sua vita condivise tutti i giorni la strada che portava al mercato con il cavallo del fattore vicino del suo padrone e con lui il tempo volava. Parlavano del più e del meno, dei loro sogni, dei loro amori.
Ma un giorno il fattore arricchitosi comprò un altro cavallo per raddoppiare la merce trasportabile e da quel dì il cavallo suo amico non aveva occhi che per il suo simile.
L’asinello si sentiva profondamente triste e anche rabbioso. Vide sul sentiero un vecchio ferro di cavallo. Lo afferrò e lo mise nella sua sacca.
“Sono contento dopotutto. Ho imparato che non bisogna mai fidarsi di nessuno. Pensavo fossimo amici, ma solo perché facevamo lo stesso sentiero. Non dimenticherò facilmente”.
Il tempo passava e l’asinello continuava a raccogliere oggetti che gli ricordavano episodi della sua vita, continuando ad accumularli nella sua sacca, sicuro che un giorno gli sarebbero serviti.
Ormai aveva con sé un frammento di bastone di quel giorno che il padrone lo aveva picchiato ingiustamente, perché pensava fosse stato inefficiente ed invece era il mercante che aveva

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   4 commenti     di: Graziano Ciocca


Ka-dune

Avanzo, stancamente, passo dopo passo, e duna dopo duna, illuminato dalla

Luna, nel deserto, seguo il mio percorso. Ho perso i contatti con il

Resto della carovana, durante l’ultima tempesta di sabbia;mi resta poca

Acqua, non so se supererò quest’altra notte, se non diventerò

Cibo per qualche leonessa in agguato fra le rocce all’orizzonte!

Comunque, sono certo che la squadra di soccorso, ha già

Avviato le sue ricerche, o, almeno, lo spero! Ora credo di

Riconoscere quei ruderi, si! Sono proprio i resti dell’antico fortino,

Là è il punto di ritrovo per tutti gli escursionisti! Sono salvo! e lei mi

Aspetta, preoccupata ma felice di rivedermi, e fra le sue braccia…rinasco!
(è la favola di un sogno, o il sogno di una favola!)

   9 commenti     di: luigi deluca


C'era una volta

"C'era una volta..."
"Una volta quando?"
"Una volta, tempo fa..."
"Ma una volta una volta o una volta ieri?"
"No, direi una volta di tanto tempo fa."
"Ma diresti o ne sei sicuro?"
"Certo piccino che ne sono sicuro. C'era una volta, tanto tempo fa..."
"Ma sai che tanto tempo fa non significa nulla?"
"Come non significa nulla? Tanto tempo fa è tanto tempo fa."
"Già, ma per te che sei vecchio tanto tempo fa può voler dire, per esempio, cinquant'anni fa, ma per me che son piccolo, anche due anni sono tanto tempo fa."
"Accidenti che bambino puntiglioso. Allora diciamo: c'era una volta di tanto tempo fa, verso il milleduecento..."
"Perché verso il milleduecento... era il milleduecento o il milleduecentoventi o il millecentonovanta..."
"Perché non provi a chiudere gli occhi?"
"Perché mi piacciono le cose precise."
"C'era una volta, nel milleduecentoventidue... un principe che viveva nel suo bellissimo castello, ma era sempre triste perché non trovava una principessa..."
"Cioè, questo tizio, pieno di soldi e per giunta principe, si permette anche di essere triste. E allora il pescivendolo cosa deve fare, suicidarsi?"
"No, il pescivendolo non si suiciderà, ma io potrei strangolare te se non taci!"
"Certo papà, hai ragione."
"Allora: c'era una volta..."
"Papà."
"Sì, cosa c'è ancora?"
"Vai a dormire, che sei stanco."

   11 commenti     di: Rocco Burtone


bianca-neve e i 7 vani

Pora Bianca-Neve, co’ ‘n nome così scontato nun poteva che esse amica de Verde-Prato e Azuro-Celo. Sempre de niscosto ar Principe(Azuro pure lui)che è geloso come ‘n Hotello…. e quanno ce se mette da’ er massimo(***** 5 stelle).
Er cacciatore che se aggirava nella favola cor core ‘n mano consijò a Bianca-Neve d’anna’ner bosco perché c’era ‘na casetta de 7 vani.
Nun era n vendita anche se la Tecno-Bosco je stava a fa’ er filo da parecchio.
La Matrigna cattiva aveva trovato er modo de fa’ li sordi, comprava le mele ar mercato je dava ‘na mano de vernice rossa sulla coccia e je appicicava er bollino adesivo:MELINDA & ER BRIGADIERE…così nisuno ciaveva er coraggio de denuncia’ la contraffazzione.
L’animali der bosco ereno stufi…. Bianca-Neve je trovava sempre quarcosa da fa’:
“Lavate li piatti”…”Rassettate la casa”….”Pulite per tera”…’nzomma…sfruttati e marpagati decisero de rivorgegese ar sindacato la “CI. SLegate. pe. ffavore”.
Dar canto loro li 7 Nani c’aveveno sempre da lavora’nella miniera de diamanti pe’ paga’ er conto dello pisicanalista. Si, perché loro annaveno curati, s’ereno messi ‘n testa de esse’ li rivali dei “GLOBBE-TROTTE” pe’ gioca co’ loro la mitica partita der core:NANI contro MORETTI!
Stretta la noia.. devo anna’ via…. dite la vostra.. c’ho detto la mia!



La signora degli angeli

Quel giorno Eric non vedeva l'ora di uscire da scuola per fare un giro al mercatino di Natale. Sapeva bene che non avrebbe potuto acquistare nulla, perché dopo la morte del padre avvenuta alcuni mesi prima, la situazione in casa era precipitata. Per quanto sua madre si desse da fare cercando mille lavoretti, si riusciva a malapena a mettere qualcosa in tavola. I debiti erano aumentati e lei era sempre più stanca e triste. Eric avrebbe tanto desiderato aiutarla, ma non sapeva come fare anche perché aveva solo undici anni.
Giunse in piazza quasi correndo, tutto eccitato all'idea di ammirare le decorazioni, i giocattoli e le leccornie il cui profumo aveva saturato l'aria.
Mentre si aggirava tra le bancarelle, udì una donna che urlava a squarciagola.
" Venite signori, venite. Un angelo portafortuna per soli cinque penny. Ogni vostro desiderio espresso la notte di Natale, si avvererà".
Incuriosito, si avvicinò e si fece largo tra un nutrito gruppo di persone che sostava davanti alla venditrice. La donna era molto bella, e con tratti gentili. Appena si accorse di Eric, gli porse una statuetta. Era un angelo di cristallo dalle fattezze perfette.
"Cinque penny per i tuoi desideri".
Il giovane la strinse tra le mani. Sentì come una scossa elettrica attraversargli la schiena e gli parve per un attimo che l'oggetto si illuminasse.
"Dammi qui" disse un ragazzo ben vestito strappandogliela "Tu non te la puoi permettere. La comprerò io". Era Albert, il figlio di uno degli uomini più ricchi della cittadina. Dopo averla pagata, guardò Eric con aria di denigrazione e velocemente si allontanò.
Al giovane non rimase che fissarlo mentre saliva sulla carrozza in fondo alla strada, dove ad attenderlo si trovava il padre. Un dolore improvviso gli strinse il petto come una morsa ed a stento riuscì a trattenere le lacrime. Alla fine, decise di continuare il suo giro, anche se l'entusiasmo era passato.
Si era fatto tardi e le bancarelle stavano chiudendo. Eric si ritrov

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   6 commenti     di: Dora Millaci


La leggenda del bosco incantato (terza e ultima parte)

"Hai un fratello gemello e dove si trova?"
"Sì, lui controlla le emozioni che provocano la tristezza e si trova nella grotta accanto."
"Voi vivete divisi?"
"Sì spesso, per questo ci sono dei cambiamenti di umore. Momenti di gioia intensa e attimi di dolore profondo, che vengono sentiti a seconda di come regoliamo le emozioni. A volte però siamo insieme, quando si prova felicità e tristezza nello stesso momento."
"E quando può succedere?"
"Per esempio, quando ami qualcuno. Amare ti rende felice, ma se non sei amato, ti rattristi contemporaneamente."
"Allora possiamo raggiungerlo c'è una via di uscita?"
"Certo e c'è anche un collegamento con l'altra grotta."
Così cominciarono ad avviarsi, per raggiungere l'altro folletto e lei sentì la serenità risplendere nel cuore sempre di più.
Intanto, nella grotta accanto, Martino incontrò l'altro folletto, sentì subito un po'di angoscia in gola, ma cercò di far finta di nulla e mandarla giù, anche se non ci andava.
Si avvicinò e lo salutò con gli occhi pieni di lacrime. Martino lo salutò e gli chiese: "Perché piangi?"
"Perché sono il folletto della tristezza."
Senza accorgersene anche gli occhi di Martino cominciarono a lacrimare mentre diceva. "Io un motivo per piangere l'ho, non so cosa fare per liberarmi. E tu che motivo hai?"
"Io non ti posso aiutare e mi dispiace tanto."
"Ho capito, allora possiamo solo piangere in due e condividere il dolore, così sarà meno difficile da sopportare."
" Sono d'accordo."
"Intanto continuiamo a camminare, anche senza sicurezza, alla fine qualcosa cambierà."
Passo dopo passo, Smeralda e il folletto raggiunsero la fine della grotta. Una fresca arietta già si sentiva e raggi di sole cominciavano a illuminare di più l'ambiente. Il folletto indicò la strada per entrare nella grotta accanto, ma Smeralda sentiva già le voci di Martino e dell'altro folletto, che si avvicinavano. Si preparò per incontrarlo, finalmente, un po'emozionata. Lui invece non sa

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   2 commenti     di: sara zucchetti


mamma canguro

Mamma Canguro aveva già versato fiumi di lacrime per la prematura scomparsa della sua creatura : un piccolo canguro di pochi giorni.
La sua caratteristica borsa addominale era rimasta vuota ma lei sentiva ancora il forte impulso di nutrire un cucciolo.
Tanto era forte il desiderio che la sorte arrivò in suo aiuto.
Stava percorrendo mestamente, a piccoli salti, la prateria australiana, quando la sua attenzione fu attratta dai lamenti disperati di un piccolo essere sporco ed affamato.
Si trattava di un Koala che la madre, morta mentre lo dava alla luce, aveva lasciato tutto solo.
Mamma canguro gli si avvicinò tutta emozionata e mentre lo prendeva delicatamente in braccio si accorse che alcuni metri più in là, ai bordi della strada un altro koala, di dimensioni poco più grandi anche lui abbandonato giaceva a terra.
Quello che la mosse a compassione, fu il silenzio di questo secondo cucciolo, così disperato per la sua infelice situazione da non riuscire ad emettere nemmeno un piccolo verso.
Mentre pensava: “Anche loro sono dei marsupiali come me, e hanno bisogno d'aiuto, di coccole, di cibo per poter sopravvivere”, li raccolse entrambi e li mise dentro la sua sacca per riscaldarli e per nutrirli con il suo latte.
Il tempo trascorreva e la balia si prodigava in tutti modi verso i cuccioli adottivi, cercando di non far loro mancare nulla.
Li leccava spesso in tutti i versi per tenerli puliti e stringeva a sé la pelle della sacca per meglio riscaldarli.
Ogni tanto per far credere ai piccoli di essere la loro vera madre emetteva anche degli strani suoni che aveva udito fare dai suoi amici koala.
Osservandoli bene mamma canguro si era accorta che, giorno dopo giorno, i due cuccioli si sviluppavano in modo diverso: uno di loro, il più debole e denutrito, era cresciuto a vista d'occhio, mentre l'altro, che all'inizio sembrava quello più forte, era rimasto del tutto inalterato nel suo aspetto.
Questa situazione, unita al fatto che

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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia