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Favole per bambini

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IL NATALE DI WATOTO

Tutto accadde in una cittadina del Nord America, alla Vigilia di Natale. Scegliete voi un paese a caso, non fa differenza: c'è sempre una villetta, un viale, un box, un giardino, uno steccato. In questa cittadina come tante, una vigilia di un Natale come tanti, un bimbo di nome Peter, stava disteso sul parquet della sala, di fronte al suo mega-albero-superdecorato. L'atmosfera del quartiere e delle villette intorno era quieta, serena; natalizia appunto. La neve scendeva a fiocchi, lentissima, le luminarie intorno alle finestre tingevano di mille colori il candido manto fuori ed intorno le case, in lontananza si ascoltavano canti e musiche, cariche di campanelli e voci infantili. Nulla mancava al copione già letto e riletto del solito "felice e lieto Natale" tanto gradito al "nord del mondo". Peter era annoiato, infelice. Aveva appena litigato con il fratello maggiore e per di più la mamma aveva stabilito il castigo "zero TV", cioè divieto assoluto di visione cartoni animati o telefilm. La sopportazione di Peter era arrivata al minimo. L'istinto fu quello di scappare da casa, dimenticare tutte quelle brutte facce cattive e pensare solo a divertirsi e mangiare dolci e cioccolate. Purtroppo nulla di tutto questo. Aveva appena sparpagliato intorno a sé decine di animali di plastica e attorniato da questo zoo improvvisato stava cercando l'ispirazione per la letterina a Babbo Natale. «Vediamo;la bici no perché era l'anno scorso, la minimoto neanche perché zio Jessy me l'ha regalata al compleanno, la consolle dei giochi è nuova nuova. Uffa! È possibile che ogni Natale sia sempre la solita fatica» e gettò via un'altra pallina di carta. Prese un altro foglio. Peter non aveva pace: la scelta dei regali era troppo difficile. Ogni anno occorreva una dose enorme di fantasia. Assediato da noia e sconforto, Peter si distese a pelle d'orso sul pavimento e, preso con la mano un ippopotamo lo fissò negli occhi, in silenzio, quasi si attendesse dalla bestia una ris

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   0 commenti     di: STEVE PASTORIUS


Un cuore nuovo

Le umiliazioni che tu hai inferto, come il più disumano degli aguzzini, non sono volate via ingoiate dal tempo, esse vagano sul tuo capo come avvoltoi affamati che inseguono la preda.

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La dea della vita, giunse al vivere dei suoi campi, e prese a camminare per i prati in fiore. Era bellissima e piena di luce, ed uno scarafaggio guardandola ne restò incantato:

Meravigliosa creatura, tu al di sopra di tutte, tu luce che rischiari la vita, tu anima gentile, si inchina il mio capo al tuo cospetto.

Ma la dea della vita, sapeva bene chi invero fosse quel buio animale e pertanto al suo gentil parlare rispose:

Alza pure la fronte, non devi a me questo rispetto, ti conosco e so che non hai mai dimostrato gentilezza al vivere, se non a chi ti è apparso superiore.

Io?

Disse offeso lo scarafaggio.

Madre della vita, ti starai confondendo con altri, non esiste scarafaggio più altruista di me, te lo dimostra il fatto che mi sia rivolto a te con grande rispetto senza neppure conoscerti.

Continui a creder che il viver dorma, figlio ingrato, ho osservato ogni passo del tuo cammino e le umiliazioni che hai inferto al più piccolo dei miei figli e come se le avessi inferte a me.
Non posso dimenticare il dolore che hai procurato, e sino a quando i miei figli continueranno a versar lacrime sui tuoi misfatti, io non ti perdonerò.

AHHAHAHH e che mi fai, ho avuto una vita bellissima e piena di soddisfazioni, ogni qualvolta ho desiderato qualcosa me la sono presa. Posso davvero ritenermi soddisfatto di ogni cosa, dimmi ora cosa puoi togliermi forse la vita?
Prenditela pure, era già previsto ma non cambierei una virgola del mio passato.

Tu dici? Parli così in virtù della tua limitata visione di vita, ma se comprendessi che la tua esistenza e solo all’inizio e non alla fine così come pensi, le tue certezze incomincerebbero a vacillare e piangeresti lacrime amare, per come hai lavorato qui sulla terra.
Le umiliaz

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi


Il Principe Chiaroscuro del Paese delle Ombre

C'era una volta, in un paese lontano, lontano, lontano, lontano... ma proprio lontano, un bellissimo e incantevole principe... aveva profondi occhi bruni, uno sguardo penetrante, al contempo misterioso e affascinante... uno sguardo che istantaneamente poteva rapire e portare ai limiti tra il mondo esteriore e quello interiore. Una guizzante scintilla vitale come di colui che molto ha colto e che tutto è già stato, una guizzante scintilla vitale di colui che un mondo ha dentro. Un mondo fatto d'amore, di forza e coraggio, un mondo giusto dove tenacia, amorevolezza, misericordia e giustizia fluttuano in un perfetto equilibrio. A questo incantevole principe non erano però cose oscure nè la sofferenza nè la paura, ma l'apparente pesante fardello che si era scelto costituiva una delle sue più enormi fortune. Un giorno poi accadde che...



Il grillo sopra il palo

La strategia per la conquista del granaio, come in qualsivoglia contesa, stabiliva che riconoscere il proprio nemico, soprattutto se mortale, era la prima capacità di difesa.
Si sapeva, infatti, che anche l'arma d'offesa più terribile e potente, più di una volta si era rivelata infruttuosa, se non si adottava anche la strategia di stringere alleanza con qualcuno, avendo in tal maniera l'accortezza di non rimanere soli come un Don Chisciotte ed il suo servo Pancho Sanza, a combattere contro tutti i mulini a vento, che quando soffiava, almeno facevano girare le pale, e con l'aiuto dell'acqua producevano energia.
Il nemico, che sin dal suo apparire sulla scena, utilizzava a proprio vantaggio quest'arte bellica, va-lida anche in tempi di pace, dopo averne provocato la completa rovina, senza pudore alcuno, s'alleò addirittura con l'avversario, per poter innalzare nel successivo girone di sfida, la bandiera d'aver contribuito a salvare per intero, e magari da solo, quel poco che di buono era rimasto nel granaio.
Il grillo capo - orbo, restò così con il cerino acceso in mano, e contro l'avversario, con cui non ave-va stabilito neanche un piccolo patto, ed il nemico "furbo" nella futura contesa per la conquista del granaio, nulla poteva sventolare sopra il palo, se non il suo nemico vero, sè stesso, e la sua fallace idea di conquistarlo tutto e da solo.
In quella lotta, l'aver detto, di fatto, "Tutti nemici e nessun amico, molto onore" naturalmente, non c'era alcuna colpa, ognuno sceglie ciò che più gli aggrada, ma un dato è chiaro, quel madornale er-rore di non sapere e volere riconoscere il suo nemico, ma di fare tutto da solo, ha mandato quel gril-lo sopra il palo, a leccarsi le ferite, per non correre il rischio di fare la fine di quello da Pinocchio schiacciato sopra il muro.
Si narra che qualche sera, con il rimpianto per la mancata azione quando si era presentata la sua bellissima occasione, lo sentirono elevare, con nostalgia alla luna, il

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Astuta come una lucciola

Astuta come una lucciola
Talvolta i più grandi mutamenti hanno inizio grazie alle intuizioni del più piccolo degli esseri. Non conta che ruolo tu abbia nel vivere, sempre e dico sempre, potrai modificare il futuro del mondo. La vita è l’unico bene irrinunciabile che vedrà il suo realizzo solo se condiviso col mondo intero. Muta il mondo di domani, inizia oggi diffondendo la tua voglia di vivere.

Un grosso ragno intesseva la sua complessa e scintillante ragnatela, fiero della propria opera restò immobile ad ammirarla, e poi si disse:

È meravigliosa questa ragnatela la più bella che abbia mai fatto, e visibile solo ai raggi del sole, ma quando scenderà la notte molti sventurati cadranno nella mia trappola.

Giunse la notte, e il ragno si nascose dietro una foglia, e con grande tranquillità attese che qualche sprovveduto insetto finisse contro la sua vischiosa ragnatela. La sua attesa non fu lunga, erano passati appena pochi minuti, quando una piccola lucciola nel volare finì nella rete del ragno.

Aiuto, aiuto!!!

Prese a urlare la piccola, un altro gruppetto di lucciole che stavano volando con lei, a quelle grida si avvicinarono alla piccola, e nel vedere che era finita in una ragnatela, seppur addolorate l’abbandonarono al suo destino.

Era cosa risaputa, che quando un ragno catturava la sua preda, non ci fosse scampo per la vittima del suo inganno. Il ragno uscì dalla sua tana, e con le sue zampe pelose incominciò ad avvicinarsi alla preda dicendo:

Piccola lucciola che tu sia la benvenuta, sappi che oggi la tua esistenza mi appartiene, ma il tuo sacrificio non sarà vano, servirà a nutrire me e i miei piccoli. Pertanto non esser triste, accetta la tua sorte con gioia, darai continuità al vivere.

Ti prego, abbi pietà, io sono solo una piccola lucciola, ma voglio fortemente vivere.

La lucciola aveva notato che il ragno era una femmina, e quando aveva fatto riferimento ai suoi figli aveva sentito una sorta d’infle

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi


Il ciondolo d'argento

C’era una volta una bambina, Lunette, aveva otto anni ed abitava con la nonna in una casetta sita in una piccola campagna. In quel posto non c’era molta vita, le case erano distanti qualche minuto a piedi e ve n’erano al massimo una decina. Si poteva affermare che quello era un posto abbastanza tranquillo.
Jean, abitava nella casa più vicina ed era uno dei suoi migliori amici come Stephan. Passavano spesso le giornate insieme, a giocare nei prati poco distanti, soprattutto in quelli vicini ad una grande villa disabitata, in cui giravano voci fosse infestata da strane creature. Ed era per questo che i bambini gironzolavano spesso da quelle parti, proprio per riuscire a vedere, un giorno, qualche mostriciattolo.
<Per me sono tutte storie> disse Jean guardando le persiane della casa, ormai in rovina. All’apparenza Villa RestFord, così si chiamava per via dei suoi vecchi proprietari morti secoli prima, era di colore giallo ocra con delle crepe ai muri. Il tetto aveva dei buchi enormi che lasciavano entrare l’acqua durante la pioggia e il giardino interno era malcurato, il prato era diventato come una foresta e pieno d’erbacce e foglie secche. <storie> fece eco Lunette emettendo una risatina < ma un po’ di paura, devo ammetterlo, me la fa>.
Passarono i giorni e i bambini, felici, continuavano a giocare fino a che una spiacevole notizia non rattristì la piccola. La sua adorata nonna si era ammalata ed aveva bisogno di cure.
Lunette, disperata, cercava aiuti da qualsiasi persona ma con esiti negativi. Il medico era anche molto lontano dalla casetta in cui abitavano e non poteva procurare loro le medicine per fare guarire la vecchietta.
<Conosco una persona che fa al caso tuo> disse un bel giorno il simpatico Stephan dopo aver appreso la triste notizia. <Si fa chiamare Bianca Saggia e c’è gente che sostiene sia una specie di maga>.
Così i tre amici si recarono alla casa della maga e per loro stupore si accorsero che era proprio fuori dalla porta

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   1 commenti     di: Vale B


La ballerina

C'era una volta Marisol, una splendida ragazza dagli occhi azzurri e capelli lunghi, che quando ballava erano legati a chignon. Fin da piccola si era allenata per diventare una brava ballerina, la danza le piaceva molto, aveva nel sangue l'istinto di muoversi leggermente ogni volta che sentiva la musica.
All'inizio era una ballerina di danza classica, poi scoprì anche la ginnastica ritmica. Imparò a volteggiare nell'aria, librarsi e girarsi con il nastro che le roteava attorno, creando piccole spirali e cerchi immensi. Delicati erano i movimenti seguiva la musica ad ogni passo, saltava si abbassava e si alzava e con le braccia muoveva il nastro di seta rosa, attaccato a una bacchetta. Provò anche a danzare con la palla che lasciava scorrere sul suo corpo, lanciava e dopo capriole la riprendeva al volo. Fece diverse gare e saggi poi imparò ad usare anche il cerchio, sempre con leggerezza, lo muoveva, lo lanciava e lo faceva girare attorno alla vita. Tutto questo con passione e gioia, allenandosi tutti i giorni, con energia e vivacità in una concentrazione che le faceva superare ogni difficoltà, facendola sentire soddisfatta di se stessa.
Una notte, dopo una lunga giornata faticosa era molto stanca e si addormentò profondamente senza accorgersi dello spirito maligno che era entrato nella tetra stanza e penetrando nella sua anima le lanciò una maledizione. All'mattino si risvegliò e anche se aprì gli occhi non vide nulla perchè era diventata cieca, non udiva nulla e non riusciva a muovere le gambe, era totalmente bloccata nel letto senza poter fare nulla e dovendo rinunciare al sogno della sua vita. La sua vita non aveva più senso ed era disperata, le carezze della madre le davano coraggio e gli amici le stavano vicino, ma non riusciva a reagire a quella inutile vita.
Una notte, nonostante la sua cecità, vide una luce intensa davanti a sè mentre era sdraiata nel letto e nonostante la sordità riuscì a sentire le parole di una splendida donna che le

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   11 commenti     di: sara zucchetti



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia