PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Favole per bambini

Pagine: 1234... ultimatutte

Il desiderio più grande

Amore mio stavo camminando in riva al mare quando dalla sabbia ho visto venir fuori una di quelle lampade che si usavano una volta. Incuriosito mi sono chinato a raccoglierla e con mio grande stupore ecco che da essa è venuto fuori un genio che mi ha detto che avrebbe esaudito tre miei desideri... per prima cosa ho chiesto tanta ricchezza da poter vivere serenamente il resto dei miei giorni... poi ho aggiunto anche una grande villa in riva al mare e poi mi sono fermato a pensare... lui mi ha chiesto giustamente quale fosse il mio ultimo desiderio ed io senza esitare ho preteso che tornasse tutto come adesso perchè ora ho una donna stupenda che mi ama e grazie a lei ho conosciuto il vero sapore della felicità... con lei vicino non ho bisogno di niente per essere felice... il genio mi ha guardato e con un tenero sorriso di compiacimento è sparito nella sua lampada...

   9 commenti     di: Vincenzo Renda


Guittone da Montcuiex (prima parte)

Le origini di Montepiano vengono sbrigativamente raccontate asserendo che trattasi di un antico centro lucano sorto in epoca normanna. Originariamente sotto la potente diocesi di Tricarico è passato di mano per diverse famiglie nobili eccetera eccetera. Ma alla scarna storia ufficiale vi è la leggenda che vuole sia stato creato da un umile scudiero di nome Fabriciano al servizio di un errante cavaliere normanno Guittone da Montcuiex.
Come tutte le leggende dovrei iniziare questo racconto con "c'era una volta", invece sono sicuro che la leggenda si fonda su fatti veri e perciò uso un taglio più diretto, quasi giornalistico.
Guittone, il cavaliere normanno, nasce ottavo figlio di un piccolo nobile della bassa Normandia che regna indiscusso su un piccolo villaggio di nome Montcuiex.
Come usanza dell'epoca il piccolo regno privato non viene smembrato tra i figli ma ereditato solo dal primogenito e tutti gli altri, maschi ovviamente, devono darsi da fare per crearsi la propria fortuna. Guittone, al compimento dei sedici anni, in compagnia dell'unica concessione paterna, un pressappoco coetaneo apprendista maniscalco di nome Fabriciano, armato di quel poco che possedeva, coraggio incluso, prende la via raminga.
Passano pochi giorni e incontra un lontano cugino, sesto figlio ecc. ecc., di nome Ottone da Cotentin, una contrada limitrofa a quella di Montcuiex, che in compagnia di scudiero e cinque fanti si sta avviando a percorrere tutte le strade d'Europa in direzione del tanto agognato paradiso terrestre creato da certi lontani parenti normanni originari della marca d'Auteville ed ora addirittura casa regnante di Altavilla nel sud Italia.
I nostri due avventurieri impiegano quasi due anni per raggiungere il regno normanno impiegando tutto il tempo a guerreggiare al servizio ora di uno ora di un altro temporaneo padrone per procacciarsi i mezzi di sostentamento.
Infine raggiungono Melfi, la capitale degli Altavilla. Qui Ottone, ventiseienne, si accasa impalmand

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Michele Rotunno


Il volto della Luna

Una bambina passava molto tempo alla finestra della sua camera. Contava le ore del giorno pregando passassero rapide, camminava su e giù per la sua stanza aspettando solo di vederla. Perchè da quella sera si era innamorata.. Era successo tutto per caso. La testa le doleva tanto, quel giorno distante, che il letto era diventato la sua gabbia per l'intera giornata. Il suo pianto dolente era il suo unico compagno mentre tutto pulsava e girava. Si sentiva sola, occhi serrati come se li avesse cuciti. Poi posò le lucide iridi al di fuori della finestra.. e quel fioco bagliore sembrò invaderla totalmente con una dolcezza infinita. Tonda e argentea, la Luna sembrò sorriderle. Rimase ammaliata e per ore seguì la sua lenta vita su quel cielo, ignorando le stelle che pullulavano attorno alla sua corona soffusa, dipingendola nella sua mente per non dimenticarla. E il dolore svanì. E imparò a sorridere cancellando forse per sempre la sua solitudine. Perchè lei, fedele, ogni volta era sempre lì, in alto a guardarla, a cullarla con la sua sola presenza.
Di giorno spariva, eppure manteneva la sua tacita promessa: sarebbe tornata. E la bambina l'avrebbe aspettata.
Ma la bambina amava troppo... e anche per questo, pur sognando ogni sua parola, non avrebbe mai chiesto alla Luna di parlare. ma la Luna era bella, così perfetta da fare male... e così lontana da essere la punizione peggiore per la piccola osservatrice. Le bastava guardarla, è vero, ma che desiderio di poterla toccare, che desiderio di poter assaporare il suo abbraccio consumava lentamente la bambina! Lei era stata sola e ora che aveva visto quell'unico vero sorriso, avrebbe voluto che la Luna sorridesse a lei soltanto. Le notti passavano e la bambina la implorava. Amava tanto da desiderare di essere l'unica, l'unico sguardo della Luna, l'unico sorriso, l'unico suo cielo. Ma la Luna era sempre silente, lontana e abbagliante, d'uno straziante candore. E a volte illuminava nuove lacrime sul volto della bambin

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Elena Ballarin


A partire da te

Un grande cielo, un semplice filo d erba, che implora acqua per sopravvivere alla siccità del suo cuore. Ed una risposta inattesa, che lo delude:

Bevi del tuo pianto!
Ma nel proferir del cielo non vi è improvvisata parola, il senso profondo appare a chi nel suo dir le labbra vorrà inumidir.

Entra a far parte delle parole, leggi tra le righe e disseta la tua sete, non esistono verità che non ti appartengano già.

Il mio pensiero.


________________________________________________

In piedi!

Disse il cielo al filo d'erba.

E il filo d'erba che era senz'acqua ormai da giorni, alzò un poco il capo, dicendo:

Ho sete, tu sei cielo dammi l'acqua, e ti farò vedere come mi alzerò in piedi in fretta.


In piedi!

Ripeté il cielo.

Tu non devi attendere l'acqua dal cielo, hai radici prendila dalla tua terra.

E il filo d'erba stanco e debole con voce flebile disse:


Ma che dici se non piove da giorni, che acqua prendo dalla terra.


Bevi del tuo pianto.

Disse il cielo senza sarcasmo.

E il filo demoralizzato, rispose:

Ho già bevuto sappi, e delle lacrime versate potrei dissetare il mondo intero.
Cielo, ti pensavo dalla parte dei fili d'erba, da te il sole che ci fa belli, da te l'acqua che ci disseta, e tu ora mi dici di bere delle mie lacrime e del mio dolore, ti trovo malvagio.
Si malvagio e la parola che più ti si addice.

Bevi delle tue lacrime piccolo filo d'erba, in esse e solo in esse c'è l'antidoto al veleno che ti devasta il cuore, non c'è altra cura per il male che divora voi fili d'erba, il tutto è racchiuso nel vostro piccolo e complesso essere, e non fuori da Voi.
Non chiedere al cielo di sanarti solo tu possiedi l'antidoto al tuo dolore.
La mia acqua, disseta ma non ti sana.
I lunghi periodi di siccità torneranno a martoriarti affinché tu sia costretto a bere delle tue stesse lacrime, solo attraverso il dolore potrai comprendere la via che ti conduce al benessere.

Caro cielo il tuo fin

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Cleonice Parisi


La Genziana e il Raggio di Sole

Questa è la storia di una Genziana nata nel bosco di Silvaplana. Silvaplana, in Engadina, dove il cielo è blu e l'aria genuina. Un raggio di sole filtra fra i rami, la Genziana domanda: " Tu mi ami?" Il Raggio risponde: " Come non potrei, sei la più bella da qui ai Pirenei!" Felice la Genziana al Raggio di Sole si abbandona. Ma nel bel mezzo dell'abbraccio si alza un gran ventaccio. Con forza vengon separati da una nube gli innamorati. Piange si dispera il fiorellino: " Oh no, non può esser questo il mio destino."
Ma il peggio, ahimè, ha ancora da arrivare, ecco una mano la Genziana strappare..."A casa la voglio portare, nel vaso coi gerani ci potrà stare."
In un foglio di giornale si è ritrovata, il buio, l'aria condizionata... grazie al cielo è bell e arrivata.
Respira a fatica la Genziana, si sente stanca, si sente strana.
Una cosa non riesce a capire: " Sto per svenire o sto per morire?" Ed ora eccola lì, nella terra è stata ficcata, con un po'd'acqua poi bagnata. Ma non è l'acqua dell'Engadina: fresca, buona, frizzantina.
I gerani al suo fianco le danno il benvenuto, ma lei no, non ha le forze, nemmeno un saluto.
" Oh... com'è malconcia poverina. Farà la fine della stella alpina?"
È notte, la Genziana si è addormentata. Se il Raggio di Sole sapesse com'è malata! Son sicura, in un minuto correrebbe in suo aiuto.
E come per incanto, la mattina seguente, vien svegliato il fiorellino dolcemente.
Dopo aver a lungo cercato, il Raggio di Sole il suo amore ha trovato. Col suo calore abbraccia la Genziana che non perde tempo ed esclama: " Ti prego, portami via di qui!" Senza esitare il Raggio risponde : "Sì."
Rapido il Raggio riporta la Genziana nel bosco di Silvaplana.
Ma ormai è tardi, sta per sfiorire, è giunto per lei il tempo di dormire.
Il suo amore la adagia e con delicatezza la accarezza.
Si guardano, non han bisogno di parole, loro lo sanno, non passerà più di un anno.
Tornerà la primavera, di nuovo insiem

[continua a leggere...]



Amore abissale

C'era una volta, nei profondi abissi marini, una dolce pesciolina di nome VIOLETTA. Essa viveva laggiù insieme alla famiglia e alla sua amica Margherita, con la quale si divertiva a nuotare e vivere mille avventure, ma dopo un po' si annoiarono. Violetta desiderava vedere qualcosa di diverso e sperava sempre che un giorno qualcosa sarebbe cambiato, purtroppo la sua famiglia non la capiva e nemmeno la sua amica. Infatti, loro erano contenti di vivere così, non desideravano altro e allora lei si sentiva un po' sola.
Un giorno mentre nuotava e chiacchierava tranquilla con la sua amica, vide sopra di loro una barca e incuriosita risalì alla superficie del mare. Sopra la barca c'era un ragazzo di nome Giacinto, che non si accorse di lei, ma Violetta ne rimase colpita e restò lì ad osservarlo finché non se ne andò. Verso il tramonto lui tornò alla riva per andare a casa e Violetta avrebbe voluto seguirlo, perché sentiva dentro di sé una strana emozione, ma tanto lui non la pescava nemmeno. Quindi un po' delusa tornò giù, dove c'era la sua amica Margherita che l'aspettava e dopo averle raccontato tutto, le chiese un consiglio. Lei le disse che l'unico modo per farsi notare era diventare anche lei un essere umano, una ragazza, e per fare questo doveva chiedere aiuto alla perla dorata nella gran conchiglia dei desideri.
Violetta si mise a cercarla, anche se non era sicura, di trovare subito una cosa così preziosa nell'immensità del mare, così chiese aiuto all'animale più saggio del mare: il granchio reale. Lui le indicò la strada per il labirinto marino e le spiegò, che per arrivare alla perla dorata doveva superare tre prove difficili.
Violetta era un po' preoccupata, ma decise di partire. L'entrata del labirinto era una grotta buia e misteriosa dove nuotò per un po', ma poi dovette fermarsi perché la strada era bloccata da uno specchio molto grande: lo specchio degli incubi. Infatti, appena si avvicinò vide delle brutte immagini come uno squalo catt

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: sara zucchetti


Enrica la formica sciupona (terza parte)

...
- Dici a me? – rispose prontamente l’astuta formica
- a chi se no? Ci sei solo tu qui come agente segreto-
-io non ho mai detto che sono un agente segreto. Ho solo detto che sono in missione per la Regina-
La Regina assistendo divertita chiese:
-Ah sì, e che missione ti avrei affidato?-
-Sua maestà, non mi ha incaricato di andare a procurarmi del cibo?-
-Sì certo-
-E non è una missione questa?-
-Sì certo-
-io ho sempre affermato questo. Il saggio Grillo può confermare che non ho mai detto che sono un agente segreto-
- Hummm-un po’ spazientita la Regina congedò il grillo e rivolgendosi ad Enrica:
-Bene Enrica, dove è il cibo?-
-Ah, è successo che mentre ne andavo alla ricerca, ho incontrato un insetto che mi ha chiesto di aiutarlo. Un certo cocciniglia, mi ha detto che noi formichine li nutriamo perché loro ci regalano poi il nettare che piace tanto alle Regine. Io pensando di farle piacere, sono corsa a cercare una bella fogliolina da dare a cocciniglia, e lei mi ha dato tanto nettare…-
-Ma che brava sei stata e tutto questo nettare dov’è?- chiese la regina guardandosi intorno
Fingendosi disperata la scaltra formica aggiunse:
-L’avevo accumulato tutto nel mio sacco di trasporto, poi tornando verso il nido mi sono stancata e ne ho bevuto un pochino. Giuro solo un goccio per rimettermi in forza, ma quando sono arrivata qui non ce ne era più. Non riesco ad immaginare cosa possa essere successo. Prima c’era ed ora non c’è più. Una magia, forse.-
La Regina non sapeva se castigare Enrica o premiarla per la fervida fantasia. Decise di punirla solamente per quella sera. L’avrebbe mandata a dormire senza mangiare nulla.
-Enrica, lo sai che il nettare prodotto dalle cocciniglie serve a noi formiche per l’inverno? Lo immagazziniamo ed è il nostro nutrimento durante il grande freddo, quando il cibo scarseggia, il nutrimento del nettare ci permette di arrivare alla nuova primavera senza soffrire e specialmente senza farci

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: cesare righi



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia