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Favole per bambini

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Esopo Oggi

C’era una volta un asinello. Non pensate che avesse chissà quali ambizioni, era un asinello che ogni giorno trasportava i pacchi che il suo padrone gli caricava sulla groppa dalla baita in montagna al mercato, giù, a valle.
Era un asinello ammaestrato e molto intelligente e ormai il padrone gli lasciava fare il tragitto da solo, per poi passare a prendere il denaro dai mercanti a fine settimana.
Accadde un giorno che mentre era soprappensiero l’asinello sentì sotto al suo zoccolo qualcosa di tagliente. Era un pezzo di vetro.
“Dannazione!” " Esclamò " “Chi ha lasciato qui questo coccio? Deve essere stato sicuramente un ubriacone! Da oggi lo porterò sempre con me, per ricordarmi di non bere se mai avessi voglia di farlo.”
E con un gesto abile del muso, afferrò il pezzo di vetro e lo infilò in una delle sue sacche che aveva sulla groppa.
In un allegro periodo della sua vita condivise tutti i giorni la strada che portava al mercato con il cavallo del fattore vicino del suo padrone e con lui il tempo volava. Parlavano del più e del meno, dei loro sogni, dei loro amori.
Ma un giorno il fattore arricchitosi comprò un altro cavallo per raddoppiare la merce trasportabile e da quel dì il cavallo suo amico non aveva occhi che per il suo simile.
L’asinello si sentiva profondamente triste e anche rabbioso. Vide sul sentiero un vecchio ferro di cavallo. Lo afferrò e lo mise nella sua sacca.
“Sono contento dopotutto. Ho imparato che non bisogna mai fidarsi di nessuno. Pensavo fossimo amici, ma solo perché facevamo lo stesso sentiero. Non dimenticherò facilmente”.
Il tempo passava e l’asinello continuava a raccogliere oggetti che gli ricordavano episodi della sua vita, continuando ad accumularli nella sua sacca, sicuro che un giorno gli sarebbero serviti.
Ormai aveva con sé un frammento di bastone di quel giorno che il padrone lo aveva picchiato ingiustamente, perché pensava fosse stato inefficiente ed invece era il mercante che aveva

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   4 commenti     di: Graziano Ciocca


La gatta maola

I genitori di Laura erano partiti per ragioni di lavoro.
Dovendo trattenersi lontano da casa per qualche giorno
avevano affidato la bambina ai nonni e, sapendo quanto
Laura tenesse alla favola della buonanotte, avevano
incaricato il nonno di raccontarle una favola ogni sera.

Subito dopo la cena in casa dei nonni, Laura, eccitata dalla novità, si lasciò
condurre a letto prima del solito e si dispose all'ascolto di nuove meravigliose favole. Il nonno raccontò la favola di Cappuccetto Rosso. Laura non nascose la sua delusione: "Ma, nonno -disse risentita- è una favola vecchia! Raccontamene una che non conosco. Anzi, inventala tu una bella favola". Il nonno rimase
sconcertato: "Inventare favole! -disse fra sè - È una bella pretesa! Sono troppo
esigenti questi ragazzini moderni". Ma non voleva fare una brutta figura con la nipotina e così ripescò nella sua memoria una favola-scherzo che ai suoi tempi lo
aveva molto divertito.
"Questa è la favola della Gatta Maola
della Circuìta. Vuoi che te la dica?"
"Si"-rispose Laura tutta eccitata. "Non si dice si, perché questa è la favola della Gatta Maola della Circuìta. Vuoi che te la dica?" Il nonno ridacchiava. compiaciuto
di se stesso. Laura lo guardò peplessa. Per provocarlo e curiosa di conoscere la prossima mossa del nonno, rispose con un secco "No".
"Non si dice no perché questa è la favola della Gatta Maola, della Circuìta. Vuoi
che te la dica?" Laura rimase in silenzio per un po'. Le sembrava di trovarsi
di fronte ad una specie di cassaforte fatta di parole e che si dovesse trovare la combinazione per aprirla. "Forse"- azzardò. "Non si dice forse perché questa è la favola della Gatta Maola, della Circuìta. Vuoi che te la dica?"
L'espressione furba ed ironica del nonno irritò molto Laura. Le venne quasi voglia
di piangere e cominciò ad avvertire un leggero mal di testa per lo sforzo di venire
a capo della diabolica favola. Chiuse gli occhi per concentrarsi nel t

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L'uccellino e il verme

Un uccellino che volava da quelle parti vide un vermiciattolo, così si avvicinò a lui.
L'uccellino disse: "Vuoi venire a casa mia a mangiare?"
Il vermiciattolo accettò l'invito.

A casa dell'uccellino la porta era aperta, così il verme entrò nella casa dell'uccellino.
L'uccellino disse forte, forte:
"Sorpresa!"
Poi corse e si nascose.
Il verme si mise così a cercare l'uccellino.
Il verme a un certo punto si voltò verso il lato sinistro, l'uccellino era verso destra.

E se lo mangiò!



Il congresso dei Topolini del groviera

Topolino Ghino, candidato unico, al Congrasso del Partito dei Topolini del Groviera, gongolava a sentire gli squittii degli animaletti a lui vicini, anche loro topolini da cavia bianchi, che lodavono la sua immagine sia come topolino di famiglia, che topolino pubblico. Il suo squittire fluido era addirittura riuscito, nel lontano 2010, a convincere un gatto randagio, durante un azione di aggressione per fame nei suoi confronti, delle ragioni del suo far politica. E di come avesse convinto lo stesso gatto, a sentirsi topo, e a fargli da guardia del corpicino. Che poi, con la furbizia del gatto, il randagio si era trasformato in topo gigante, e aveva convinto tanti gatti a fare lo stesso pur di partecipare all'assemblea programata dai topolini.

Topone gatto randagio, era stato a capo della corrente politica più estrema del Consiglio di quartiere dei Gatti di Via delle Panchine, leader legato a una frangia violenta di gattacci che la notte li senti che fanno miaooomiaooo, quanto si graffiano tra loro. E i gatti suoi amici che si erano rifiutati di seguire il suo credo, e quello di piccoli ratti succulenti, si stupirono dalla sua trasformazione e ne erano addirittura schifati. Un gatto topone che fa "Squittao"... mai visto un ibrido così schifido.

Segretamente, Topolino Gone padre di Topolino Ghino, era stato chiamato da Topolino Saggio che condivideva con l'altro vecchio il fatto che era troppo pericoloso, durante il congresso dei Topolini del Groviera, la presenza di strani topoloni, in realtà gatti, che si erano così resi mansueti, guarda caso alla vigilia ufficiale del più grande raduno di appetitosi topolini, programmato nello scantinato della Signora Carletta Carlini, di Via del Buio, numero civico 5 di Paese in provincia di Città, della Regione di Nazione. Topolino Gone ne aveva visti già troppi di topolini presi in trappola da gatti furbissimi, come Gatto Randagio!

E fu così che rischiando la pelle, Topolino Gone e Topolino Saggio

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   0 commenti     di: Raffaele Arena


Un incendio nella casa della volpe

In casa volpe, la mamma stava cucinando uno sformato.

Mamma volpe nel frattempo, però, si era anche messa a guardare la piccola volpetta che si esercitava per la gara di nuoto classico, provando a nuotare nella piscina che aveva costruito papà volpe.
Volpetta si allenava nella piscina di papà volpe ed era molto brava, tanto che mamma volpe si era scordata dello sformato.

Quando se ne ricordò corse subito a vedere cosa era successo e vedette che prendeva fuoco così, mentre dal camino usciva tutto il fumo dell'incendio, chiamò subito i pompieri gallina.
Sullo sformato i pompieri gallina tirarono le uova con l'acqua dentro.

L'incendio fu spento grazie alle galline e alle loro uova.

Visto però che lo sformato si poteva mangiare, ed erano stati i pompieri a spengere l'incendio, la famiglia volpe invitò a pranzo i pompieri.



Il volto della Luna

Una bambina passava molto tempo alla finestra della sua camera. Contava le ore del giorno pregando passassero rapide, camminava su e giù per la sua stanza aspettando solo di vederla. Perchè da quella sera si era innamorata.. Era successo tutto per caso. La testa le doleva tanto, quel giorno distante, che il letto era diventato la sua gabbia per l'intera giornata. Il suo pianto dolente era il suo unico compagno mentre tutto pulsava e girava. Si sentiva sola, occhi serrati come se li avesse cuciti. Poi posò le lucide iridi al di fuori della finestra.. e quel fioco bagliore sembrò invaderla totalmente con una dolcezza infinita. Tonda e argentea, la Luna sembrò sorriderle. Rimase ammaliata e per ore seguì la sua lenta vita su quel cielo, ignorando le stelle che pullulavano attorno alla sua corona soffusa, dipingendola nella sua mente per non dimenticarla. E il dolore svanì. E imparò a sorridere cancellando forse per sempre la sua solitudine. Perchè lei, fedele, ogni volta era sempre lì, in alto a guardarla, a cullarla con la sua sola presenza.
Di giorno spariva, eppure manteneva la sua tacita promessa: sarebbe tornata. E la bambina l'avrebbe aspettata.
Ma la bambina amava troppo... e anche per questo, pur sognando ogni sua parola, non avrebbe mai chiesto alla Luna di parlare. ma la Luna era bella, così perfetta da fare male... e così lontana da essere la punizione peggiore per la piccola osservatrice. Le bastava guardarla, è vero, ma che desiderio di poterla toccare, che desiderio di poter assaporare il suo abbraccio consumava lentamente la bambina! Lei era stata sola e ora che aveva visto quell'unico vero sorriso, avrebbe voluto che la Luna sorridesse a lei soltanto. Le notti passavano e la bambina la implorava. Amava tanto da desiderare di essere l'unica, l'unico sguardo della Luna, l'unico sorriso, l'unico suo cielo. Ma la Luna era sempre silente, lontana e abbagliante, d'uno straziante candore. E a volte illuminava nuove lacrime sul volto della bambin

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   2 commenti     di: Elena Ballarin


Bruco poeta e farfalla poesia

Bruco poeta

Verde distesa sospesa nell'azzurro, il mondo è la larga foglia di un cavolo. Tutto il dì sulla foglia, la sera vien voglia di volare. La notte, a guardar le stelle, corron lacrime sulla sua pelle. E non è brina che scende ma desiderio che s'invola: - potessi tentare l'infinito e andarmene da questo cavolo di vita! - . La vita ha il colore della speranza e dell'azzurro infinito del cielo, la vita del bruco poeta.

Un giorno della vita

Pioggia di colori, una farfalla si poggia sulla foglia.
-Benvenuto arcobaleno, sulla foglia della mia vita. -
-Ti ringrazio, buon bruco, ma io sono solo una farfalla-
-Non è vero, tu puoi volare e celesti sono i colori delle tue ali-
-Il tuo canto è un volo, le tue parole hanno le ali-
-Lo dici per consolare un bruco sulla foglia!-
-Ora devo andare, ma tu non esser triste-
-Addio, bella farfalla, e grazie dei tuoi colori alla mia vita-
Così spiovvero i colori ma non tornò il sereno.

La notte

Notte per pensare. Ombre lunghe nella mente, strascichi del dì, di una farfalla come una cometa che lascia la scìa nella notte. Poi una foglia che non basta, un po' di tristezza che non guasta, e non resta che dormire.

Il mattino dopo

Piangi perchè non ci speravi, un bel mattino ti spuntano le ali. Se eri un bruco, ora sei una farfalla; se eri bruco poeta, ora sei farfalla poesìa. E ti trovi sulla foglia, la foglia del tuo pianto, la foglia del tuo canto. Paura di volare, la paura del poeta, ma ora sei una farfalla e il vento ti muove le ali. Via, come fossi nato ora, e per quello che vedrai, non ci sarà parola.

Farfalla poesia

Un fiore e poi un fiore, in volo sotto il sole, in un cielo che si può toccare, in un crescente trasalire. Poi verrà del tuo tempo effimero la sera e piano ti scemeranno le ali. Ti poserai sull'ultimo fiore, gli ruberai l'ultimo odore, poi sul viso con gli occhi chiusi, s'aprirà l'ultimo sorriso.

   1 commenti     di: antonio



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia