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Favole per bambini

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Lo specchio dell'anima

In una piccola casetta di legno, dispersa nel bosco incantevole, viveva una vecchia strega buona di nome Lulù che ogni tanto faceva qualche magia. Un giorno decise di prendere un semplice specchio e farlo diventare magico. Dopo varie formule magiche lo specchio ovale con cornice e manico azzurro divenne color oro. Questo cambiamento poteva essere la conferma che lo specchio aveva acquistato il potere magico che gli aveva donato, ma lei non era sicura voleva provarlo. Lo specchio doveva cambiare l’anima di chi si specchiava guardandosi intensamente negli occhi. Passò un po’ di tempo e Lulù era impegnata a fare tante magie, che dimenticò lo specchio sul davanzale di una finestra sempre aperta.
Ogni tanto passava di lì Cip, un passerotto azzurro e curioso che guardava ogni cosa nel bosco. Da uno splendido volo atterrò sul davanzale e appollaiandosi vicino allo specchio d’oro che brillava con la luce del sole, non riuscì a resistere alla tentazione di guardare. Si avvicinò con occhi stupiti appoggiò il becco e guardandosi intensamente negli occhi, non successe nulla di particolare ma lo specchio aveva attivato la sua magia. Un attimo dopo Cip decise di volare via disinteressato da ogni cosa.
Il giorno dopo Lulù si ricordò dello specchio, lo prese e decise di uscire per provarlo, se incontrava qualcuno. Il bosco non era mai affollato, ma qualcuno lo avrebbe di sicuro trovato. Dal nulla comparve all’improvviso un orso bruno, grande e grosso, di nome Ubaldo che cercò di aggredirla. Scontroso e scorbutico cominciò a bramire e non ne voleva sapere di guardare lo specchio, poi cambiò idea se ne impossesso e si allontanò. La strega un po’ sconvolta decise di non inseguirlo perché era impossibile recuperarlo. Ubaldo si guardò attentamente nello specchio, all’inizio s’irritò, ma quando si guardò intensamente negli occhi, lo specchio compì la sua magia. Un attimo dopo l’orso era diventato molto gentile e cortese con ogni creatura del bosco.

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   7 commenti     di: sara zucchetti


Il lago dei cigni

Era una notte buia e nuvolosa, in cielo non c'era neanche una stella e anche la luna si nascondeva nell'ombra del mistero. Dopo una passeggiata Lia si accorse che stava diventando nuvoloso ed era tardi, così si avviò verso il ponte del lago per tornare a casa.
Era un grande ponte moderno con corrimano e sbarre, sotto c'era una ferrovia protetta da reti metalliche. Lei adorava quel posto pieno di ricordi, fin da piccola lo attraversava con piacere anche se prima era di legno e aveva uno aspetto più antico, ma tutto può cambiare nella vita. Osservava spesso il lago e l'acqua tranquilla le accarezzava il cuore regalandole serenità.
Si fermò un istante, appoggiò le braccia al corrimano del lago, guardando il cielo con un sorriso anche se mancavano le stelle. Dispersa nei suoi pensieri, abbassò la testa e si coprì un attimo il viso con le mani sfiorandolo e sentendosi molto rilassata. Si sentiva sola, in quel'atmosfera notturna, ma con il cuore pieno di gioia e speranza.
Nel lago c'erano due bellissimi cigni bianchi e con il becco arancione, lei non li aveva notati per il buio. Erano un maschio di nome Delì e una femmina di nome Delè. Uno davanti all'altra, piegando il loro lungo collo creavano teneramente un unico cuore e fioriva un profondo amore, immagine spettacolare della natura. Delè era molto emozionata e provava sensazioni bellissime, lui la faceva felice e l'atmosfera cambiò improvvisamente. Il cielo si schiarì, scomparvero le nuvole e le stelle risplendevano con la luna nell'immenso cielo. Se ne accorse anche Lia e si mise a contemplare con serenità.
Delì voleva rendere quel momento ancora più romantico, mostrando a lei il suo splendido volo e cercandole un pensiero.
-Aspetta qui Delè, torno subito!
-Dove vai, non mi lasciare sola
-Vedrai tornerò con una sorpesa!
Delì partì in volo e Lia lo vide subito salire verso il ponte riconoscendo che era un bel cigno, purtoppo sbagliò destinazione e finì incastrato con il corpo ne

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   10 commenti     di: sara zucchetti


L'isola dei sentimenti

Il vulcano con il suo ruggito annunciò
che l'isola dei sentimenti stava per sprofondare nell'abisso.
Tristezza con le sue amiche:
Paturnia e Ansia, diedero l'allarme.
Gioia, Buonumore, bellezza e Sapere con tutti gli altri sentimenti
andarono alle loro imbarcazioni e partirono.
Tranne l'Amore volle aspettare fino all'ultimo, per amore dell'Isola:-)
Il vulcano fu brutale, fiume di fuoco, ed esplosione di rocce incandescenti.
Quando l'isola fu sul punto di esplorare, e la Speranza gli passò dinnanzi,
'Amore decise di chiedere aiuto.

La Vanità passò con il suo veliero luccicante
e vele di seta, vicino all'isola.
" mi puoi portare con te?" Disse 'Amore.
" mi dispiace tanto, ma tanto,
gli specchi debbono guardare solo me!" Disse Vanità.

Poi passò la ricchezza con la sua banca
super lussuosa, e 'Amore le disse;
" mi puoi portare con te dai?"
" non posso, c'è molto argento e
oro sulla barca non c'è posto per te!"

Vide 'Orgoglio, sguardo fiero e deciso
con la sua barca nell'equilibrio del giusto.
"Orgoglio! Aiuto portami con te?"
" non posso, mi squilibri la barca!"

Allora 'Amore chiese alla Tristezza che passò la vicino.
"Tristezza ti prego, tanto tanto portami via da qui?"
" peccato, sono così triste da voler star sola.."

Poi passò Passione, con la sua barca strapiena di naufraghi
dalle loro barche, tra spintoni e trambusto, s'avvicinò per farla salire.
'Amore contentissima.. (grandi amici).
Nello stesso istante passò Speranza, su di un centocinquanta cavalli compress,
ehm, seguì stretto Buonumore.
Passione non riuscì, l'onda fece immondo d'allontanare la barca,
e 'Amore non poté salire, Passione ignaro proseguì.

'Amore stava per morire..
Quando udì una voce;

"Vieni, vieni fai presto Amore ti prendo con me!"

Fu un vecchio, con lunghi capelli e barba bianca, con il suo sorriso lieve,
come sé sapesse tutto.
'Amore, si sentì così riconoscente da non saper cosa dire.
Il suo sorri

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   0 commenti     di: Clio


La fiducia per raggiungere la felicità

La ragazza era persa nei suoi pensieri come al solito e temeva il giudizio degli altri. Dentro di sé sentiva un dolore profondo, i motivi erano diversi, ma tutti senza un significato come la sua vita.
Il sole cominciava a risplendere, ma lei aspettava la notte per sognare, oppure aspettava di sentire ancora per un attimo il battito del suo cuore. Ciò che desiderava non lo sapeva, perché la sensibilità la distruggeva, ogni cosa la faceva soffrire molto se era brutta e le belle cose non le poteva sentire piacevolmente.
Cercando di nascondere il dolore, pensò ancora a lui che l’aveva sopportata, ma mai amata veramente. Stringendo tra le dita il ciondolo azzurro con l’immagine della madonna socchiuse gli occhi e respirò.
Un attimo dopo una luce accecante, che solo lei poteva vedere, le fece aprire gli occhi e vide davanti a sé la Madonna, vergine, madre di Dio che le regalò un dolce sorriso. La prese per mano e la portò via.
Così si ritrovò vicino ad un piccolo lago e la Madonna, che era accanto a lei, prima di andarsene le disse questa frase: “Devi trovare la strada della tua vita, non è difficile e accanto a te ci sarà sempre il tuo angelo custode che ti aiuterà in ogni difficoltà. Dovrai solo imparare a sorridere e non preoccuparti sempre perché il Signore ti vuole bene e ti aiuta. ”
“Tu sai già perché sei qui e sai quello che devi cercare. ”
“Davvero? ”si chiedeva perplessa la ragazza.
“Si, quello che vuoi trovare è la felicità e la felicità è in ogni cosa così come la puoi trovare nel nulla infinito. ”
Detto questo, la madonna scomparve, con il ciondolo che aveva attaccato al collo la ragazza. Lei rimase incantata e mentre rifletteva sulle sue parole, osservava silenziosamente il lago. Panorama spettacolare di alte montagne con i riflessi del sole che brillavano nell’acqua. Tutto era sereno e piacevole così decise di incamminarsi nel bosco, ma la solitudine la preoccupava e il terrore gli echeggiava nella testa

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   5 commenti     di: sara zucchetti


Amore abissale

C'era una volta, nei profondi abissi marini, una dolce pesciolina di nome VIOLETTA. Essa viveva laggiù insieme alla famiglia e alla sua amica Margherita, con la quale si divertiva a nuotare e vivere mille avventure, ma dopo un po' si annoiarono. Violetta desiderava vedere qualcosa di diverso e sperava sempre che un giorno qualcosa sarebbe cambiato, purtroppo la sua famiglia non la capiva e nemmeno la sua amica. Infatti, loro erano contenti di vivere così, non desideravano altro e allora lei si sentiva un po' sola.
Un giorno mentre nuotava e chiacchierava tranquilla con la sua amica, vide sopra di loro una barca e incuriosita risalì alla superficie del mare. Sopra la barca c'era un ragazzo di nome Giacinto, che non si accorse di lei, ma Violetta ne rimase colpita e restò lì ad osservarlo finché non se ne andò. Verso il tramonto lui tornò alla riva per andare a casa e Violetta avrebbe voluto seguirlo, perché sentiva dentro di sé una strana emozione, ma tanto lui non la pescava nemmeno. Quindi un po' delusa tornò giù, dove c'era la sua amica Margherita che l'aspettava e dopo averle raccontato tutto, le chiese un consiglio. Lei le disse che l'unico modo per farsi notare era diventare anche lei un essere umano, una ragazza, e per fare questo doveva chiedere aiuto alla perla dorata nella gran conchiglia dei desideri.
Violetta si mise a cercarla, anche se non era sicura, di trovare subito una cosa così preziosa nell'immensità del mare, così chiese aiuto all'animale più saggio del mare: il granchio reale. Lui le indicò la strada per il labirinto marino e le spiegò, che per arrivare alla perla dorata doveva superare tre prove difficili.
Violetta era un po' preoccupata, ma decise di partire. L'entrata del labirinto era una grotta buia e misteriosa dove nuotò per un po', ma poi dovette fermarsi perché la strada era bloccata da uno specchio molto grande: lo specchio degli incubi. Infatti, appena si avvicinò vide delle brutte immagini come uno squalo catt

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   3 commenti     di: sara zucchetti


Ka-dune

Avanzo, stancamente, passo dopo passo, e duna dopo duna, illuminato dalla

Luna, nel deserto, seguo il mio percorso. Ho perso i contatti con il

Resto della carovana, durante l’ultima tempesta di sabbia;mi resta poca

Acqua, non so se supererò quest’altra notte, se non diventerò

Cibo per qualche leonessa in agguato fra le rocce all’orizzonte!

Comunque, sono certo che la squadra di soccorso, ha già

Avviato le sue ricerche, o, almeno, lo spero! Ora credo di

Riconoscere quei ruderi, si! Sono proprio i resti dell’antico fortino,

Là è il punto di ritrovo per tutti gli escursionisti! Sono salvo! e lei mi

Aspetta, preoccupata ma felice di rivedermi, e fra le sue braccia…rinasco!
(è la favola di un sogno, o il sogno di una favola!)

   9 commenti     di: luigi deluca


Il risveglio della tenerezza (ultima parte)

Parlarono un po' e poi girarono per la grotta, Daya le mostrò ogni segreto della natura e Catherine provò delle stupende emozioni vivendo nelle sue sembianze. Ogni tanto si bagnava come lei, poi camminava tranquillamente e insieme passarono una splendida giornata.
Ormai stava per tramontare il sole e Catherine aveva già ripreso le sue sembianze, anche se rimaneva accanto a Daya e si facevano compagnia. Non aspettava che l'apertura di quelle acque per essere libera e andare dal suo amato. La luce si fece più intensa e lei capì che era arrivato il riflesso della luna, andò a prendere la piantina, che non aveva nessun odore, cercando di staccarla delicatamente e prendendola bene per la radice. Guardò la sua amica e la ringraziò per la compagnia, ma lei le fece capire che era stato un piacere. Gli dispiaceva lasciarla, ma sapeva che era felice lì, così la salutò affettuosamente e un attimo dopo, alzando gli occhi vide riaprirsi le acque.
Uscì dalla grotta e fuori trovò i suoi amici folletti con Nett, sorrise e fece vedere loro che aveva trovato la piantina. Nett la incoraggiò a raggiungere subito il castello, così montò su Oscar e con la piantina in mano, cavalcando un po' più velocemente del solito, arrivò al castello.
Daniel era a letto a dormire, visto che era il profondo della notte, nessuno la vide ed entrando in camera senza far rumore, portò la piantina vicino al suo naso. Daniel cominciò a muovere un po' le palpebre e il corpo, ciò significava che sentiva qualcosa, all'improvviso aprì gli occhi e sentì il fresco e floreale profumo dell'eroma, ma non disse nulla era come incantato. Catherine allontanò la piantina e l'appoggiò sul letto, lui vedendola le sorrise dolcemente e la salutò con un profondo bacio. Lei si appoggiò delicatamente al suo petto e con i cuori uniti si riaddormentarono. Lui si risvegliò, anche se era ancora notte, notò che lei si era messa nel suo posto e dormiva tranquilla, le fece una delicata carezza su

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   4 commenti     di: sara zucchetti



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia