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Favole per bambini

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Il congresso dei Topolini del groviera

Topolino Ghino, candidato unico, al Congrasso del Partito dei Topolini del Groviera, gongolava a sentire gli squittii degli animaletti a lui vicini, anche loro topolini da cavia bianchi, che lodavono la sua immagine sia come topolino di famiglia, che topolino pubblico. Il suo squittire fluido era addirittura riuscito, nel lontano 2010, a convincere un gatto randagio, durante un azione di aggressione per fame nei suoi confronti, delle ragioni del suo far politica. E di come avesse convinto lo stesso gatto, a sentirsi topo, e a fargli da guardia del corpicino. Che poi, con la furbizia del gatto, il randagio si era trasformato in topo gigante, e aveva convinto tanti gatti a fare lo stesso pur di partecipare all'assemblea programata dai topolini.

Topone gatto randagio, era stato a capo della corrente politica più estrema del Consiglio di quartiere dei Gatti di Via delle Panchine, leader legato a una frangia violenta di gattacci che la notte li senti che fanno miaooomiaooo, quanto si graffiano tra loro. E i gatti suoi amici che si erano rifiutati di seguire il suo credo, e quello di piccoli ratti succulenti, si stupirono dalla sua trasformazione e ne erano addirittura schifati. Un gatto topone che fa "Squittao"... mai visto un ibrido così schifido.

Segretamente, Topolino Gone padre di Topolino Ghino, era stato chiamato da Topolino Saggio che condivideva con l'altro vecchio il fatto che era troppo pericoloso, durante il congresso dei Topolini del Groviera, la presenza di strani topoloni, in realtà gatti, che si erano così resi mansueti, guarda caso alla vigilia ufficiale del più grande raduno di appetitosi topolini, programmato nello scantinato della Signora Carletta Carlini, di Via del Buio, numero civico 5 di Paese in provincia di Città, della Regione di Nazione. Topolino Gone ne aveva visti già troppi di topolini presi in trappola da gatti furbissimi, come Gatto Randagio!

E fu così che rischiando la pelle, Topolino Gone e Topolino Saggio

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   0 commenti     di: Raffaele Arena


La signora degli angeli

Quel giorno Eric non vedeva l'ora di uscire da scuola per fare un giro al mercatino di Natale. Sapeva bene che non avrebbe potuto acquistare nulla, perché dopo la morte del padre avvenuta alcuni mesi prima, la situazione in casa era precipitata. Per quanto sua madre si desse da fare cercando mille lavoretti, si riusciva a malapena a mettere qualcosa in tavola. I debiti erano aumentati e lei era sempre più stanca e triste. Eric avrebbe tanto desiderato aiutarla, ma non sapeva come fare anche perché aveva solo undici anni.
Giunse in piazza quasi correndo, tutto eccitato all'idea di ammirare le decorazioni, i giocattoli e le leccornie il cui profumo aveva saturato l'aria.
Mentre si aggirava tra le bancarelle, udì una donna che urlava a squarciagola.
" Venite signori, venite. Un angelo portafortuna per soli cinque penny. Ogni vostro desiderio espresso la notte di Natale, si avvererà".
Incuriosito, si avvicinò e si fece largo tra un nutrito gruppo di persone che sostava davanti alla venditrice. La donna era molto bella, e con tratti gentili. Appena si accorse di Eric, gli porse una statuetta. Era un angelo di cristallo dalle fattezze perfette.
"Cinque penny per i tuoi desideri".
Il giovane la strinse tra le mani. Sentì come una scossa elettrica attraversargli la schiena e gli parve per un attimo che l'oggetto si illuminasse.
"Dammi qui" disse un ragazzo ben vestito strappandogliela "Tu non te la puoi permettere. La comprerò io". Era Albert, il figlio di uno degli uomini più ricchi della cittadina. Dopo averla pagata, guardò Eric con aria di denigrazione e velocemente si allontanò.
Al giovane non rimase che fissarlo mentre saliva sulla carrozza in fondo alla strada, dove ad attenderlo si trovava il padre. Un dolore improvviso gli strinse il petto come una morsa ed a stento riuscì a trattenere le lacrime. Alla fine, decise di continuare il suo giro, anche se l'entusiasmo era passato.
Si era fatto tardi e le bancarelle stavano chiudendo. Eric si ritrov

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   6 commenti     di: Dora Millaci


Piccola Cenerentola

Da bambino mia madre mi raccontava le favole e tra tante una mi è rimasta nella mente, quella di Cenerentola.
E ora penso: Dove sei piccola Cenerentola, dopo la morte di tuo padre sei rimasta sola con la matrigna e le tue sorellastre a fare da serva, a soffrire in silenzio sopportando tutte le angherie e le cattiverie più impensabili. Poi finalmente anche per te è arrivata la luce per illuminare lo squallore della tua vita quotidiana fatta di lavori massacranti e non retribuiti.
Una fatina sensibile ai tuoi pianti ha voluto renderti bellissima, vestirti da principessa e mettere ai tuoi piedi delle scarpine di cristallo.

Ora non esisti più, sei stata cancellata dai libri che ormai ingialliscono nel tempo in una cantina o in un vecchio baule riposto da anni in un solaio, le mamme non hanno più tempo per fermarsi un attimo con i loro figli e prima di dar loro il bacio della buonanotte leggere questa meravigliosa favola.

E penso: Dove è andato a finire il tuo vestito di seta colorato, ma principalmente dove sono le tue scarpette di cristallo, forse il tempo le ha rotte riducendole in tanti pezzettini sparsi sul pavimento pieno di polvere e ragnatele del solai.

Ora i bambini crescono con altri interessi, hanno dei giocattoli sempre più sofisticati e moderni dove basta schiacciare un bottone per farli parlare e farli muovere, oppure video giochi o cartoon alla televisione e questi giochi distruggono la loro fantasia e annullano la voglia di ascoltare un racconto o una favola che serviva anche per insegnare qualcosa, perché alla fine della storia c’era sempre una morale.

E crescendo cercano sempre di più la modernità, il progresso, e come risultato vivono la loro fanciullezza senza fantasia, senza quella carezza della mamma che faceva ai loro figli quando la favola era finita, come così sei finita tu Piccola Cenerentola in un solaio o in una cantina..



Lo specchio magico e dell'amore

C'era una volta un antico specchio magico che si trovava in un grande castello dove arrivò, un giorno, una principessa che voleva uno sposo.
Lo specchio era fatto apposta per trovare gli sposi: era diviso in due parti, da un lato la persona si metteva davanti ed era riflessa, dall'altro lo specchio avrebbe dato l'immagine della persona giusta da sposare.
La principessa aveva già in mente qualcuno, un re che conosceva e che pensava fosse la persona giusta. Per sapere se fosse lui lo sposo, si mise davanti allo specchio.
Lo specchio era antico e non era utilizzato spesso, così ci volle molto a fare apparire l'immagine dell'uomo. Annoiata dall'attesa, la principessa andò via per tornare dopo.
Così, lasciato incustodito lo specchio mentre caricava l'immagine, una strega, che aveva visto entrare la principessa nel castello e che l'aveva seguita di nascosto, disegnò una X nella parte dello specchio che stava elaborando l'immagine in modo che la principessa non potesse sposare l'uomo che amava.
Quando la principessa arrivò davanti allo specchio, vide la X.
"Non c'è dunque nessuno per me!" esclamò la principessa che, delusa, si sdraiò sul letto lì vicino e svenne.
Al risveglio si mise a piangere per la delusione, e pianse, pianse per 7 o 10 giorni.

Poi le venne in mente dei passi che aveva sentito dietro di se quando era entrata, così si rese conto di ciò che era accaduto:
"È la strega. È la strega! È stata lei a mettere la X sullo specchio!"
La principessa si arrabbiò tanto, poi strappò la X dallo specchio, ci si mise davanti e attese pazientemente che lo specchio completasse il caricamento dell'immagine.
Vide così che il suo principe era quello atteso.
"Devo sposare lui. Lo sapevo esclamò la principessa." Uscendo dal castello e andando a cercare il re che già conosceva.
La strega assistette alla scena e, una volta uscita la principessa, si precipitò a maledire lo specchio
"Me la pagherai, che tu sia maledetto per sempre, gli disse!"

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La Cicogna distrattosa

C'era una volta una donna che aveva espresso il desiderio al proprio marito di avere un bambino speciale, più speciale degli altri figli.
Il marito chiamò il Centro Cicogne per avere il bambino e gli descrisse come lo voleva: - più speciale degli altri bambini, biondo, bello, che avesse il nome "Tommasino".
Al centro cicogne vollero saper quanto doveva pesare, il nome dei genitori, per inserirlo nella scheda della cicogna che doveva viaggiare con il piccolo bebè. Trascrissero l'indirizzo e assicurarono che entro un mese il piccolo bimbo speciale sarebbe arrivato a casa.
La mamma e il papà iniziarono a far progetti sul nuovo figlio e nel mentre arredarono la sua stanzetta, comprarono tanti vestitini e giocattoli per essere pronti per la fine del mese.
Ma passarono i giorni, le settimane i mesi e non si vedeva ancora nessuna cicogna.
La mamma piangeva e ripeteva al papà: voglio Tommasino, dov'è il mio bambino, quando me lo porterà la cicogna?
Il papà dal canto suo non sapeva come fare, allora prese il telefono e chiamò di nuovo il Centro Cicogna.
Gli rispose una vecchia Cicogna e disse: oh, oh, mi sa che c'è stato un errore.
Tommasino risulta essere stato consegnato... oh, oh, ma è stato consegnato all'ospedale sbagliato che si trova a tanta distanza da voi... ehm, la cicogna distrattosa è famosa per i suoi errori... ogni tanto si sbaglia... ah ecco risulta che nel giorno della consegna è andata allo stadio a vedere la partita e siccome la sua squadra ha vinto lei è andata a festeggiare e sapesse come gridava alè oh oh...
Il papà tornò presto a casa e con la mamma, le gatte e gli altri figli andarono a cercare Tommasino.
Appena giunti in città scesero dalla macchina e si misero a cercare dentro l'ospedale, e tutti gridavano: Tommasino, dove sei? Anche le gattine lo chiamavano: miao miao? che significa " Tommasino, dove sei?" Ad un tratto si vide spuntare una donna con in braccio Tommasino che andava ripetendo: perché mi hanno dato qu

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   2 commenti     di: Vincenza


La gazza e il pettirosso

Una gazza si vantava con tutti d’essere molto saggia e furba.
Un giorno, lungo le rive di un ruscello, incontra un giovane pettirosso. I due iniziano a fare conoscenza e, la gazza, invita il nuovo amico nel suo nido.
Qui, gli mostra tutte le risorse di cibo che aveva ammassato nelle settimane precedenti.
Alla vista di tale abbondanza, il pettirosso domandò:” Non credi di aver esagerato? Hai forse paura di morire di fame?”.
“Ricorda” iniziò la gazza “Non è mai abbastanza. Devi imparare che bisogna prendere più che si può e mettere via”.
“Io non la penso come te. A me basta il necessario e non intendo affannarmi nell’accumulare il superfluo”.
“Ah! Giovane sciocco. Il tempo mi darà ragione”.

Qualche tempo dopo, il giovane pettirosso si ritrovò nuovamente sulle rive del ruscello per bere, quando, la sua attenzione fu attratta da una fievole vocina che proveniva da un incavo.
Il pettirosso guardò al suo interno e vi trovò la gazza imprigionata, con un’ala rotta.
“Aiutami!” implorò l’animale all’estremo delle forze “Sono intrappolata da giorni”
“Come sei finita qui dentro?”
“Ho visto cadere dei semi dall’albero, ed ho pensato che sarebbero stati una buona scorta di cibo” rispose la gazza con un filo di voce.
“Se non fossi stata così ingorda, non ti troveresti in questa situazione. Mi dispiace non posso aiutarti. Sono solo uno sciocco pettirosso”.

   3 commenti     di: Dora Millaci


La tutina delle colleghe

“La tutina delle colleghe”
Una tutina rosa di ciniglia morbida e soffice si guardò il pancino e vide che su una nuvola paffuta e bianca dormiva beato un micio a strisce. In nuance con le strisce dei piedini della tutina.
Era una tutina da notte e stava ordinatamente piegata nella sua scatola di cellophane, con marca, etichette ed istruzioni per il lavaggio ed una migliore e più lunga durata.
Non si trovava male nello scaffale del negozio di merceria in cui era finita, accanto le stavano le “misure più grandi” (ogni volta che le sentiva nominare la sua dignità subiva una scossone) e un po’ più in là occhieggiavano le scatole dei bottoni con i bottoni-capo attaccati al bordo della scatola.
Una mattina si sentì volare sul bancone, spiegazzare, tocchettare, sovrapporre, (e un po’ soffocò) poi riemerse in trionfo, fu ripiegata e confezionata. Attraverso la velina della carta vedeva troneggiare un grosso bellissimo fiocco rosa. Ovviamente.
Tiziana aveva avuto una bambina e la tutina intese che in qualche modo lei c’entrava. C’entrava eccome, dato che questa bambina entrava proprio nelle sue maniche, entrava nei suoi piedi a strisce, entrava nel suo pancino.
Da quel momento non ebbe più pace; ciò che proprio non sopportava era tutta quella schiuma e quel gran rotolare nell’acqua fino a girare vorticosamente. Aveva pochi attimi di tregua, solo un giorno o due in quell’armadio di legno chiaro con i cassetti rossi, con compagni mai visti e in più al buio, dove pensava con un po’ di malinconia al suo scaffale. E poi latte, pappe, biscottini in macchie di tutte le forme e consistenze. E acqua, tanta acqua e bolle di detersivo.
A volte arrivava persino al punto di preferire quando si trovava tutta umida a testa in giù appesa ad un filo con i piedi pinzati da due becchi a molla. Il sole tiepido del mattino e l’aria frizzantina le erano sempre piaciuti, le ricordavano la sua vita precedente, quando era un ciuffo bianco in un grande c

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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia