username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Favole per bambini

Pagine: 1234... ultimatutte

Enrica la formica sciupona (terza parte)

...
- Dici a me? – rispose prontamente l’astuta formica
- a chi se no? Ci sei solo tu qui come agente segreto-
-io non ho mai detto che sono un agente segreto. Ho solo detto che sono in missione per la Regina-
La Regina assistendo divertita chiese:
-Ah sì, e che missione ti avrei affidato?-
-Sua maestà, non mi ha incaricato di andare a procurarmi del cibo?-
-Sì certo-
-E non è una missione questa?-
-Sì certo-
-io ho sempre affermato questo. Il saggio Grillo può confermare che non ho mai detto che sono un agente segreto-
- Hummm-un po’ spazientita la Regina congedò il grillo e rivolgendosi ad Enrica:
-Bene Enrica, dove è il cibo?-
-Ah, è successo che mentre ne andavo alla ricerca, ho incontrato un insetto che mi ha chiesto di aiutarlo. Un certo cocciniglia, mi ha detto che noi formichine li nutriamo perché loro ci regalano poi il nettare che piace tanto alle Regine. Io pensando di farle piacere, sono corsa a cercare una bella fogliolina da dare a cocciniglia, e lei mi ha dato tanto nettare…-
-Ma che brava sei stata e tutto questo nettare dov’è?- chiese la regina guardandosi intorno
Fingendosi disperata la scaltra formica aggiunse:
-L’avevo accumulato tutto nel mio sacco di trasporto, poi tornando verso il nido mi sono stancata e ne ho bevuto un pochino. Giuro solo un goccio per rimettermi in forza, ma quando sono arrivata qui non ce ne era più. Non riesco ad immaginare cosa possa essere successo. Prima c’era ed ora non c’è più. Una magia, forse.-
La Regina non sapeva se castigare Enrica o premiarla per la fervida fantasia. Decise di punirla solamente per quella sera. L’avrebbe mandata a dormire senza mangiare nulla.
-Enrica, lo sai che il nettare prodotto dalle cocciniglie serve a noi formiche per l’inverno? Lo immagazziniamo ed è il nostro nutrimento durante il grande freddo, quando il cibo scarseggia, il nutrimento del nettare ci permette di arrivare alla nuova primavera senza soffrire e specialmente senza farci

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: cesare righi


IL NATALE DI WATOTO

Tutto accadde in una cittadina del Nord America, alla Vigilia di Natale. Scegliete voi un paese a caso, non fa differenza: c'è sempre una villetta, un viale, un box, un giardino, uno steccato. In questa cittadina come tante, una vigilia di un Natale come tanti, un bimbo di nome Peter, stava disteso sul parquet della sala, di fronte al suo mega-albero-superdecorato. L'atmosfera del quartiere e delle villette intorno era quieta, serena; natalizia appunto. La neve scendeva a fiocchi, lentissima, le luminarie intorno alle finestre tingevano di mille colori il candido manto fuori ed intorno le case, in lontananza si ascoltavano canti e musiche, cariche di campanelli e voci infantili. Nulla mancava al copione già letto e riletto del solito "felice e lieto Natale" tanto gradito al "nord del mondo". Peter era annoiato, infelice. Aveva appena litigato con il fratello maggiore e per di più la mamma aveva stabilito il castigo "zero TV", cioè divieto assoluto di visione cartoni animati o telefilm. La sopportazione di Peter era arrivata al minimo. L'istinto fu quello di scappare da casa, dimenticare tutte quelle brutte facce cattive e pensare solo a divertirsi e mangiare dolci e cioccolate. Purtroppo nulla di tutto questo. Aveva appena sparpagliato intorno a sé decine di animali di plastica e attorniato da questo zoo improvvisato stava cercando l'ispirazione per la letterina a Babbo Natale. «Vediamo;la bici no perché era l'anno scorso, la minimoto neanche perché zio Jessy me l'ha regalata al compleanno, la consolle dei giochi è nuova nuova. Uffa! È possibile che ogni Natale sia sempre la solita fatica» e gettò via un'altra pallina di carta. Prese un altro foglio. Peter non aveva pace: la scelta dei regali era troppo difficile. Ogni anno occorreva una dose enorme di fantasia. Assediato da noia e sconforto, Peter si distese a pelle d'orso sul pavimento e, preso con la mano un ippopotamo lo fissò negli occhi, in silenzio, quasi si attendesse dalla bestia una ris

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: STEVE PASTORIUS


Lo Splendido

C'era una volta un cigno, chiamato "lo Splendido"; un po' perchè era uno degli esemplari più belli, effettivamente, della zona ed un po' per ironia perchè poi, via, negli atteggiamenti e nei modi... se la tirava!
I cigni erano i volatili più belli ed imponenti di quella zona del Necktar, il fiume che bagna la città di Tubinga, e lui, pertanto, sentendosi il più bello tra i cigni aveva facilmente fatto le somme!
Il migliore dei migliori.
Si sentiva il re indiscusso di quella parte di fiume, di tutto il tratto che tagliava in due l'amena cittadina.

C'è un vantaggio, certo, ad essere cigni, ma non bisogna approfittarne perchè gli svantaggi sono in agguato. Ed il nemico era... un ponte.
Tutti i cigni ci passavano sotto; era il modo più semplice per passare da una parte all'altra del fiume, che il ponte divideva. Scavalcarlo era faticoso e passarci attraverso pericoloso.
Non era un ponte piccolo, nel suo interno ci passava l'arteria principale del traffico urbano nonché due ampi marciapiedi dove passavano, specie nel pomeriggio, molte persone.
Ma lui era "lo Splendido" e la saggezza non faceva parte delle sue qualità.
Così azzardò l'impresa che lo avrebbe reso ancora più orgoglioso di se stesso, ed avrebbe messo a tacere anche le battutine ironiche che si facevano sul suo conto: grande, grosso e...
E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo, per certe battute che venivano fatte tra i cigni e tra gli altri uccelli del Neckar, decise che era il giorno giusto.
Bhe, insomma, la rabbia lo accecò non poco nel decidere che sarebbe passato attraverso il ponte e che avrebbe anche attraversato la strada per poi planare dall'altra parte.
Lo disse prima di allonanarsi dalla mezza dozzina di cigni che sostavano, stanchi ed indolenti, sotto il ponte, godendone la frescura.
Un breve volo risalendo il fiume per prendere lo slancio, e via.
Il ponte si avvicinava rapidamente, occorreva essere accorti, rallentare mettendo le ali pi?

[continua a leggere...]



Guittone da Montcuiex (ultima parte)

"Per queste misere strade ho incontrato solo gente incolta e spesso incivile. Non è da costoro che posso aspettarmi delle risposte" allora alza lo sguardo intorno finché lo stesso non va a posarsi su un un lontano monte che si staglia alto nel cielo. I villici lo informano che su quel monte risiede un vecchio eremita che pare abbia il dono della saggezza poiché ha le risposte a tutti i quesiti che gli vengono posti. Allora si dirige decisamente in quella direzione. Avvicinandosi ha modo di osservare meglio il posto. Si distinguono, adesso, due monti, uno più grande dell'altro che hanno insieme un'unica origine.
Ad una certa altezza il massiccio montuoso si divide in due tronconi dando origine a due montagne. La prima non è molto alta e termina con un dolce pendio su una rotonda vetta ricoperta di foreste, la seconda invece supera di parecchio in altezza l'altra e si inerpica fin oltre i mille metri con balze scoscese, speroni rocciosi e cavernosi fin sulla grulla cima dove, in una caverna deve trovarsi il vecchio eremita di cui parla la gente.
Faticosamente si inerpica da solo con il suo destriero su per le falde. Fabriciano ha deciso di non seguirlo, giù al passo ha notato che sull'altra montagna vi sono delle capanne e quindi vi sarà qualcuno che vi dimora. Confida al suo padrone che lo aspetterà lì, anche per l'intera vita, afferma.
Stanco e affamato, Guittone raggiunge l'umile dimora del saggio, scende da cavallo e cautamente si appresta a varcarne la soglia. Con stupore si accorge del tepore che vi alberga, e con esso una strana sensazione di pace. Si guarda intorno e, quando gli occhi si abituano alla penombra, si avvede che in quella miserrima dimora non v'è altro che uno sgangherato tavolo e alcune sedie ancora più pericolanti. In un angolo un camino emana un po' di calore misto a zaffate di fumo acre e, poco distante da esso, rannicchiato su un consunto cuscino un vegliardo rinsecchito e dalla barba lunghissima. Al suo fianco l'unico mobile

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Michele Rotunno


Fratelli

Fratelli

Erano ormai parecchi i giorni trascorsi dacché avean lasciato casa?" la cara casa dove ogni cosa può nascondersi ma si ritrova, dove l’indispensabile dell’ospite è l’inutile pel visitatore, quel luogo dell’anima dove si torna (col pensiero almeno) nel momento in cui s’è tristi altrove?" quando incontrarono un anziano signore.
Assiso sur un lastrone di pietra, incassato nel muricciolo antico quanto lui, rimirava, costui, fisso un punto vuoto innanzi a sé, ma macilento e?" va detto?" male un pochino in arnese, tutto compreso?" circondato persino?" d’una irreale immobilità, d’una apatia tetragona fuor dal tempo?" si direbbe?" comune, pareva voler solo mostrare, come residuo segnale di appartenenza a questo mondo, un fremito impercettibile nei polsi cerei e scarni, dalla vecchiezza rosicchiati.
Un refoletto impertinente?" frequentatore unico di quell’angolo di solitudine dimentica e rara, tirava a far dispetto a un ciuffetto di capelli, radi e sbiancati come logore lenzuola al sole, la qual cosa poteva essere notata a condizione d’osservare il vecchio adusto di profilo.
E così Patonsio e Carmine fecero, poi che l’esame dal di fronte non li incoraggiò nel progredire approcci e conoscenza. L’osservarono pertanto da variate prospettive, lo studiarono un po’ dietro e al lato un poco, gli girarono d’attorno, assai curiosi del come e del perché, sinché fattisi vicino, piano piano, come a scoprir che fosse vivo, gl’inviarono un saluto:
?" Buon Giorno, egregio signore, saprebbe dirci, per favore, che strada è meglio fare per raggiungere il paese?
?" …
?" Se non è troppo incomodo, s’intende…
?" …
?" Questo dorme, ?" disse Patonsio indovinando un che d’insolito negli occhi assenti, benché aperti?" pare che è sveglio, e invece dorme. ’U jabbu arriva e ’a stima no!
?" Va bene, ?" fece Carmine, riguardoso ancora verso quel vecchio austero e strambo?" ci scusi tanto del dis

[continua a leggere...]



Ricciolino

Gesù era nato da poco e già i primi pastori erano davanti alla grotta con i loro poveri doni: Latte, formaggio, uova.
Uno meno povero degli altri portò un agnellino vivo, molto piccolo. Maria sorrise e lo pose delicatamente sulle gambe di Gesù. L' agnellino belò e Giuseppe, accarezzandolo, gli disse: " Sta tranquillo. Nessuno ti farà del male" Come tutti sapete Giuseppe, Maria e Gesù dovettero fuggire in Egitto. Non ebbero il coraggio di lasciare l' agnellino solo e lo portarono con sè. Maria era in gropa ad un asinello con Gesù in braccio. Giuseppe con una mano teneva la cavezza dell' asinello per guidarne il cammino e, nel braccio libero, teneva l' agnellino. Quando finalmente tornarono a Nazareth Giuseppe fece una stalletta per l' agnellino che divenne il compagno di giochi di Gesù via via che cresceva. Anche
l' agnellino cresceva e Maria pensò che fra poco Gesù sarebbe stato troppo grande per giocare ancora con l' agnellino e si
intenerì al pensiero che questo si sarebbe sentito solo.
Allora comprò una pecorella e la mise nella stalletta. Cosa pensate che successe? Successe che i due si innamorarono e si sposarono. Nacque un agnellino, bello come i genitori che
lo chiamarono Ricciolino per i riccioli neri che incorniciavano la sua testa. Passò qualche anno. Gesù, che aveva guarito i lebbrosi, ridato la vista ai ciechi e l' udito ai sordi, fu condannato morte da Pilato che non avrebbe voluto farlo
perché riteneva Gesù un uomo giusto. Saprete che, sotto le feste pasquali, in Palestina c' era la consuetudine di liberare un prigioniero. Pilato chiese alla gente radunata sotto il suo palazzo se volevano libero Gesù o Barabba, un feroce malvivente. La gente, aizzata da uomini malvagi, scelse Barabba. Gesù fu condotto sul monte Golgota e fu crocifisso. Ricciolino lo aveva seguito ed aveva assistito con grande dolore alla sua agonia. Quando Gesù emise l' ultimo respiro il cuore di Ricciolino si spezzò. Gli amici di Gesù lo seppellirono pro

[continua a leggere...]



La verità

C'era un paese di campagna, e c'era una banda di animali che vi abitava. Tre di questi non avevano un nome, e non facevano niente per gli altri. Dormivano, mangiavano, scherzavano tra di loro, ma non avevano nessuna occupazione. Erano felici, o almeno così sembrava.
Il più giovane dei tre era una creatura dalle orecchie affusolate; era basso e rotondello, con un muso simpatico e un paio di lunghe vibrisse biancastre. Il suo manto bianco a macchie scure splendeva sotto la luce del sole.
Costui aveva una sola certezza nella sua vita: la Divinità esisteva. Ne era sicuro, perchè lui poteva vederla e poteva parlarci! Al mattino, quando non si sentiva troppo pigro o troppo stanco, si alzava alle 4, prendeva la bicicletta e si dirigeva verso una vecchia fattoria diroccata. Lì, in una delle stanze abbandonate, trovava un arazzo polveroso appeso alla parete. L'arazzo rappresentava una bestia mitica, in posa trionfante, con spada e armatura. Sotto di essa era ricamata una scritta un po' sgualcita ma ancora ben leggibile: "La Divinità".
Fu così che un giorno il nostro amico andò all'arazzo e chiese aiuto alla mitica bestia.
<<Divinità, mostrati a me ti prego!>>
La figura prese vita, si scrollò di dosso la polvere e rivolse il suo sguardo regale verso la creaturina al suo cospetto.
<<Che cosa vuoi?>>
<<Ho bisogno di spiegazioni. Io faccio quello che mi pare in questa vita: mangio, dormo, scherzo coi miei amici! Non mi va di lavorare? Non lavoro! Non mi va di faticare? Non fatico! Passo le mie giornate a divertirmi.>>
<<Questo me lo ripeti sempre, e te ne vanti.>>
<<Infatti. Ma sento dentro me come una lotta, una battaglia, un diverbio che non mi permette di essere felice totalmente. I miei due amici non se ne sono accorti, ma io soffro molto a causa di questo. Divinità, ti prego, cosa devo fare per avere la felicità??>>
<<Questo te l'ho ripetuto sempre, e non mi ascolti!>>
<<Non capisco le tue parole...>>
<<... perchè dentro di te non vuoi capirle.>>
<

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Apfel La Mela



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia