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Favole per bambini

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La fiducia dei nonni e la forza della vita

Tiepidi raggi di sole primaverili penetravano dalla finestra, sul davanzale cinguettava un passerotto, mentre la piccola Vanille cominciava a svegliarsi. Si vestì e dopo aver fatto colazione, si avviò verso la scuola come tutte le mattine.
Camminava a testa bassa persa nei suoi pensieri, osservando il marciapiede e ogni suo passo, con lo zaino pieno di libri sulle spalle. Aveva circa undici anni ed era una ragazzina dai capelli lunghi, che lasciava sciolti o a volte raccolti, gli occhi azzurri, molto timida e sensibile. Mentre camminava, si ricordò del sogno che aveva fatto quella notte che riguardava i suoi nonni. Entrambi erano andati in cielo recentemente, ma erano spesso nei suoi pensieri. Nel sogno si ricordò che andava in giro in bicicletta con la nonna e poi tornava a casa per gustarsi un ottimo pranzo del nonno.
Raggiunse finalmente la scuola ed entrò in classe silenziosamente, con l'impressione di essere molto osservata. Non aveva il nemmeno il coraggio di salutare le sue amiche, ma lo fecero loro con piacere e lei rispose sorridendo. Iniziò la lezione e fu interrogata, ma la professoressa la chiamò accanto a lei e così riuscì a prendere un bel voto, perché dal suo banco non sarebbe riuscita a fare un discorso davanti a tutta la classe, anche se la lezione l'aveva studiata bene. Suonò la campanella dell'intervallo e i suoi compagni cominciarono a deriderla come al solito, lei ci rimaneva male, anche se ormai sapeva che non doveva prendersela. Gli avevano spiegato, tante volte, che loro erano un po' superficiali e spiritosi, ma dentro di sé sentiva sempre quella vergogna che le faceva perdere la fiducia in se stessa.
Suonò la campanella e venne il momento di tornare a casa, Vanille raccolse le sue cose e si avviò. La strada per tornare a casa attraversava un piccolo parco e decise di fermarsi un momento. Salì sull'altalena e cominciò a dondolarsi lentamente, mentre la sua mente era persa in mille pensieri. Fece un respiro profondo chiud

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   6 commenti     di: sara zucchetti


IL NATALE DI WATOTO

Tutto accadde in una cittadina del Nord America, alla Vigilia di Natale. Scegliete voi un paese a caso, non fa differenza: c'è sempre una villetta, un viale, un box, un giardino, uno steccato. In questa cittadina come tante, una vigilia di un Natale come tanti, un bimbo di nome Peter, stava disteso sul parquet della sala, di fronte al suo mega-albero-superdecorato. L'atmosfera del quartiere e delle villette intorno era quieta, serena; natalizia appunto. La neve scendeva a fiocchi, lentissima, le luminarie intorno alle finestre tingevano di mille colori il candido manto fuori ed intorno le case, in lontananza si ascoltavano canti e musiche, cariche di campanelli e voci infantili. Nulla mancava al copione già letto e riletto del solito "felice e lieto Natale" tanto gradito al "nord del mondo". Peter era annoiato, infelice. Aveva appena litigato con il fratello maggiore e per di più la mamma aveva stabilito il castigo "zero TV", cioè divieto assoluto di visione cartoni animati o telefilm. La sopportazione di Peter era arrivata al minimo. L'istinto fu quello di scappare da casa, dimenticare tutte quelle brutte facce cattive e pensare solo a divertirsi e mangiare dolci e cioccolate. Purtroppo nulla di tutto questo. Aveva appena sparpagliato intorno a sé decine di animali di plastica e attorniato da questo zoo improvvisato stava cercando l'ispirazione per la letterina a Babbo Natale. «Vediamo;la bici no perché era l'anno scorso, la minimoto neanche perché zio Jessy me l'ha regalata al compleanno, la consolle dei giochi è nuova nuova. Uffa! È possibile che ogni Natale sia sempre la solita fatica» e gettò via un'altra pallina di carta. Prese un altro foglio. Peter non aveva pace: la scelta dei regali era troppo difficile. Ogni anno occorreva una dose enorme di fantasia. Assediato da noia e sconforto, Peter si distese a pelle d'orso sul pavimento e, preso con la mano un ippopotamo lo fissò negli occhi, in silenzio, quasi si attendesse dalla bestia una ris

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   0 commenti     di: STEVE PASTORIUS


Il Sortilegio Dell'amante Caduto

C'era una volta un giovane che inorridito e depresso dalla morte della sua amata cercava disperatamente un modo per riportarla in vita. Egli viaggiava ormai da anni in terre oscure e proibite, dove i più valorosi e forti guerrieri avevano perso la vita. Un giorno il giovane incontrò una vecchia sciamana e gli chiese se conosceva una qualche formula che potesse aiutarlo. Ella, inizialmente, non ne voleva sapere di questa storia, ma dopo diverse richieste, essa parlò di una antica formula magica, che prendeva il nome di "sortilegio dell'amante caduto"; esso consisteva nell'incontrare e affrontare tre esseri sovrannaturali. "A guidarti nel tuo viaggio" disse la sciamana "sarà questo mio piccolo amico" e da una gabbietta fuggì veloce un cincillà color argento, che svelto salì sulla spalla del giovane. Il viaggio prese inizio quando il piccolo animale, con la sua zampa sinistra indicò un altissimo albero, che si ergeva da una delle più alte colline. Più il ragazzo si avvicinava a quest'ultimo e più si accorgeva dell'aspetto tetro che esso aveva: i rami, attorcigliati tra loro, sembravano essere uomini urlanti in cerca d'aiuto ed il suo colore era quello della tenebra più nera. Arrivato sotto l'albero, l'unica cosa che il ragazzo vide fu un'altro ragazzo identico a lui, ma fatto completamente di pietra, che gli chiese: "Ricordi il tuo sorriso di un tempo?". Il ragazzo non fece caso a queste parole ed estratta la spada diede a quell'essere un colpo più forte che poteva, ma così facendo la spada si divise in due parti, mentre lui finì scaraventato via dall'urto del colpo; al contrario, il ragazzo di pietra stava ancora lì, in piedi, senza il minimo graffio. Questo, infatti, ripeté solo: "Ricordi il tuo sorriso di un tempo?". In quel momento il ragazzo capì; si ricordò delle ri

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   4 commenti     di: Fabio Previti


L'isola dei sentimenti

Il vulcano con il suo ruggito annunciò
che l'isola dei sentimenti stava per sprofondare nell'abisso.
Tristezza con le sue amiche:
Paturnia e Ansia, diedero l'allarme.
Gioia, Buonumore, bellezza e Sapere con tutti gli altri sentimenti
andarono alle loro imbarcazioni e partirono.
Tranne l'Amore volle aspettare fino all'ultimo, per amore dell'Isola:-)
Il vulcano fu brutale, fiume di fuoco, ed esplosione di rocce incandescenti.
Quando l'isola fu sul punto di esplorare, e la Speranza gli passò dinnanzi,
'Amore decise di chiedere aiuto.

La Vanità passò con il suo veliero luccicante
e vele di seta, vicino all'isola.
" mi puoi portare con te?" Disse 'Amore.
" mi dispiace tanto, ma tanto,
gli specchi debbono guardare solo me!" Disse Vanità.

Poi passò la ricchezza con la sua banca
super lussuosa, e 'Amore le disse;
" mi puoi portare con te dai?"
" non posso, c'è molto argento e
oro sulla barca non c'è posto per te!"

Vide 'Orgoglio, sguardo fiero e deciso
con la sua barca nell'equilibrio del giusto.
"Orgoglio! Aiuto portami con te?"
" non posso, mi squilibri la barca!"

Allora 'Amore chiese alla Tristezza che passò la vicino.
"Tristezza ti prego, tanto tanto portami via da qui?"
" peccato, sono così triste da voler star sola.."

Poi passò Passione, con la sua barca strapiena di naufraghi
dalle loro barche, tra spintoni e trambusto, s'avvicinò per farla salire.
'Amore contentissima.. (grandi amici).
Nello stesso istante passò Speranza, su di un centocinquanta cavalli compress,
ehm, seguì stretto Buonumore.
Passione non riuscì, l'onda fece immondo d'allontanare la barca,
e 'Amore non poté salire, Passione ignaro proseguì.

'Amore stava per morire..
Quando udì una voce;

"Vieni, vieni fai presto Amore ti prendo con me!"

Fu un vecchio, con lunghi capelli e barba bianca, con il suo sorriso lieve,
come sé sapesse tutto.
'Amore, si sentì così riconoscente da non saper cosa dire.
Il suo sorri

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   0 commenti     di: Clio


Invoca le ali

Piccola farfalla non lasciare mai lo spazio attorno a quest'albero eterno che è il vivere, ogni suo fiore incanterà il tuo tenero cuore, ed ogni nuova farfalla riempirà il cielo di nuovi colori, insieme saremo l'arcobaleno del vivere, noi saremo l'orizzonte per quanti come noi intraprenderanno lo stesso faticoso cammino. Vedrai meravigliose metamorfosi trasformare fiori in farfalle e farfalle in angeli, e il cielo e la terra torneranno ad incontrarsi nella vita del mondo.
Una formica che era salita molto in alto sul ramo di un massiccio albero, che non sapeva essere un melo, alzò il capo e tra le molteplici foglie e vide un grosso globo rosso e arancio, riflettere la calda luce del sole e pensò:
Ho fatto bene a intraprendere questo lungo e faticoso cammino, non fosse altro che per vedere questo meraviglioso globo dai colori caldi del tramonto, la sola visione già mi riscalda il cuore, resterei qui per sempre ad ammirarlo.
Le sue accorate parole furono ascoltate da un bruco che era da lì poco distante, il quale intervenne dicendo:
Sempliciotta di una formica tu gioisci nel vedere un umile mela, e pare che quel niente riesca a sollevarti il cuore al cielo, non hai capito che si tratta di un semplice frutto di questo grande albero e non di un miracolo, come la tua piccola mente ora ti suggerisce.
E la formica senza staccar gli occhi dal meraviglioso globo, allungò le zampette come per sfiorarlo e poi con occhi colmi di lacrime di gioia, si rivolse al bruco dicendo:
Comprendo le tue parole e son certa che tu abbia ragione, ma non mi interessa ciò che i tuoi occhi scorgono, mi interessa solo ciò che posso scorgere io, questa speranza nutrirà il mio cuore. Quella umile mela, come tu la chiami è per me molto di più, è la mia speranza di un domani.
Il bruco guardò la formica quasi compiadendola, dicendo:
Formica sei e formica resterai, la tua visione è talmente ristretta, e pertanto non sprecherò altre parole per indirizzart

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi


Oggi basti a te stesso

Quando avrai raggiunto la tua maturazione, la pioggia del cielo smetterà di sostenerti, fa che quel momento non ti induca in inganno è solo giunto il tempo di incontrare la tua fonte eterna.
In quel luogo immutabile, laddove i tuoi passi ti avranno condotto, le stagioni non si alternano, tutto è primavera, e quel giorno capirai che ognuno è fonte per la propria vita.
Questa è la promessa fattavi ai primordi, tutti giungerete ad alzar le radici dal mondo, solo così ogni cosa diventerà sole.


Alza il capo!

Gridò il sole al fiore, che ormai senza acqua da giorni a stento riusciva a tenersi diritto.

Alza il capo!

Ripeté.

Il fiore fece un grande sforzo, e nell’alzare il capo verso il sole disse con voce stanca:

È bello essere sole, ma tu non sei fiore e pertanto non puoi capire.

Fiore sei sorto al vivere per diffondere il tuo profumo, dai realizzo alla tua natura.

Lasciami stare non vedi non piove da tempo ed io ho sete.

Una grande risata giunse dal cielo, e con essa queste parole:

Non attendere più che cada la pioggia, per dissetare le tue radici terrene.

Cosa? Gridò il fiore? Allora mi vuoi vedere morto, sai che un fiore ha bisogno d’acqua, non potrò sopravvivere senza. Me lo potevi dire prima che ero destinato a morire, avrei evitato tanta fatica nel divenire da seme a fiore. Mi sarei lasciato morire quando ero lì nel ventre della terra. Perché solo ora che sono venuto alla luce, mi dici che non avrò più acqua.

Il fiore era davvero fuori di se dalla rabbia, calò di nuovo il capo e le forze presero a mancargli, aveva deciso di lasciarsi morire.

Piccolo fiore, non è la morte quella che ti sto offrendo ma la vera vita, perché non osservi prima di prendere decisioni, sei come sempre troppo affrettato nelle decisioni.

Il fiore sempre col capo chino disse:

Cosa dovrei guardare niente è cambiato intorno a me.

Allora rispondi, la tua visione delle cose è la stessa? Quando eri seme soffocat

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   0 commenti     di: Cleonice Parisi


Getta la palla sul musicista

Le vie di Crucoli sono strette e fendono le case del centro storico con ripide scale ed audaci archi. Mi piace affermare che sono le strade dei controsensi: sempre in salita e sempre in discesa, e le ginocchia di un cittadino sono messe a dura prova.
Se poi il cittadino arriva dalle nebbie del lontano Nord, le difficoltà si moltiplicano.
La missione consiste nell'incontrare l'informatore in un luogo affollato. Ma quando sei in un paese dell'entroterra calabrese, un luogo affollato non si può che avere se una sagra paesana sta per allearsi con una Festa dell'Unità. E niente può essere meglio che la serata che chiude l'annuale sagra della sardella e che preannuncia l'imminente apertura della festa di partito.
La piazza centrale del paese si trova quasi in punta alla collina, sovrastata soltanto dal castello, adibito in tempi moderni ad acquedotto.
All'ingresso della piazza è stato allestito il palco dove si dovrà esibire un quartetto di fiati con un batterista. Strana scelta musicale per una sagra di paese. Tutto attorno i banchi sono affollati di gente che si prepara panini alla sardella, spaghetti alla sardella, pizzette alla sardella e salatini alla sardella. Devo avervi già detto che si tratta della sagra della sardella...
Entro nella piazza già affollata. Deve trattarsi di gente che arriva da paesi limitrofi, non è possibile che siano i soli crucolesi. Eppure si conoscono tutti. E mi guardano come si guardano gli stranieri nei paesi del sud.
"Deve essere il nuovo compagno della Rosa. Quella che è andata su al nord" sento sussurrare un'anziana signora all'orecchio sbagliato di un arzillo ottantenne seduto su una panchina.
Vorrei non farmi notare e mi metto a spalmare due fette di pane con la sardella. La puzza di pesce mi avvolge ma poi addento il panino e mi lascio trasportare dal gusto forte e speziato.
Cerco di appartarmi quasi dietro il palco, su un lato della piazza da cui si gode il panorama di tutto il paese che si scaglia com

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   1 commenti     di: Marco Donna



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia