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Favole per bambini

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La moglie del contadino

Un uomo sposato con una donna bella e molto più giovane di lui, non riuscendo più a campare emigrò in un altro paese. Essendo molto innamorato di sua moglie, benché ella aspettasse un bambino, decise di chiederle di affrontare il viaggio con lui.
La notte che partirono, due vipere si avvicinarono al loro carro già carico per il viaggio. La donna le catturò e le mise in un vaso con piccoli fori perché vivessero. Disse al marito di catturare due topi, che l'uomo non fece fatica a trovare.
La donna mise i due piccoli topi di campagna nello stesso vaso condannandoli a morte certa.
Il contadino era un gran lavoratore e nel nuovo paese trovò presto da lavorare e guadagnare abbastanza per dar da mangiare a sua moglie e molto presto anche al bambino che lei gli diede.
Lavorava per un signore vedovo e senza figli che lo ricompensava giustamente per il suo lavoro nei campi e nel ricco orto della sua sfarzosa villa.
La giovane coppia ed il loro figliolo vivevano in una grotta lungo il corso di un torrente alla periferia della città.
La donna che si occupava del bambino e non lavorava fuori di casa, scavò nel tufo della grotta, sino a ricavarne nuove stanze ed un camino per raccogliere il fuoco e permettere di cucinare le verdure che suo marito riceveva dal suo padrone.
La donna catturava di tanto in tanto piccoli topolini che faceva scivolare nel vaso delle vipere che si erano riprodotte ed erano diventate una numerosa famiglia di dodici vipere.
La donna dopo un po' di tempo lasciò il vaso scoperto e le vipere impararono ad uscirne quando avevano fame. La donna faceva trovar loro piccole uova d'uccello topi e lucertole.
Le vipere impararono a muoversi per casa ed a prendere il cibo dalle mani della contadina e a ritornare sazi ne vaso dove restavano a dormire fino a sentire nuovamente la fame.
L'uomo lavorava sodo e non parlava mai al suo padrone della giovane moglie, e questa non andava mai al villaggio e conduceva una vita molto rise

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   4 commenti     di: Michele Loreto


Il papero e la tartaruga (CAPITOLO 1)

C'era una volta un papero...
Era un papero come tanti... tutto giallo e pieno di piume, l'unica cosa che lo distingueva da gli altri paperi erano due grandi occhi azzurri. Ancora non sapeva che proprio loro gli avrebbero portato fortuna...
La sua vita, sebbene monotona, era tranquilla e felice. La mattina si svegliava presto e andava a scuola insieme a gli altri paperi. Il pomeriggio lo trascorreva a studiare con una capra e un porcellino d'India ai quali voleva molto bene. Aveva molti amici. Il sabato sera infatti lo passava insieme a loro. Si divertivano un sacco a fare gli scherzi al fattore, a giocare a nascondino... (anche se vinceva sempre il camaleonte)
Nella fattoria c'era un grande cane lupo; sembrava cattivo ma in realtà era molto socievole. Organizzava feste alle quali erano invitati tutti gli animali. Il papero si divertiva a ballare (il ballo del qua qua?) e a stare in compagnia dei suoi amici.
Un giorno, mentre pioveva, il papero decise di uscire dalla fattoria!
Fuggì!!
Non che fosse triste, la sua vita era serena: aveva un sacco di animali vicino, si divertiva con i suoi amici, era in ottima salute (salvo quella zampetta che ogni tanto dava qualche problema), aveva la ciotola sempre piena (infatti il fattore non gli faceva mai mancare nulla)... però sentiva che c'era qualcosa dentro che non andava... UN VUOTO. Non capiva. Decise quindi di scappare.
Una volta uscito dalla fattoria si mise a pensare, a riflettere...
"ma cosa mi manca?" pensava
"ho tutto ciò che un papero desidera!" evidentemente si sbagliava
Attraversò tutta la collina di fronte alla fattoria, passò a nuoto il ruscello e arrivò in un bosco...
Era stanco, provato dal sonno e turbato dalla tristezza.
Ecco!!
Proprio quando decise di tornare indietro, alla fattoria e alla vita di sempre, vide una tartaruga che lo stava fissando.
"Cosa guardi?" disse la tartaruga
Il papero non rispose, ma non per la stanchezza.
Non capiva cosa stesse gli succedendo, ma di una cosa

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   2 commenti     di: Marco Mugnaini


Il tesoro

"Mamma, perché il papà lo chiami tesoro, che non è il suo vero nome?" Queste erano le parole della piccola Lara. La mamma sorrise e le rispose: "Perché io gli voglio tanto bene e l'amore è prezioso come un tesoro!" Lei sorrise e tornò a giocare perché era solo curiosità, mentre sua sorella più grande ascoltò attentamente e capì il significato della risposta. Era una ragazza di circa 16 anni, di nome Berenice, dai capelli castano scuro con piccoli colpi di sole naturali, occhi celesti e un corpo atletico. Viveva in un piccolo villaggio sull'Adriatico, con la sua famiglia di modeste condizioni economiche e dopo aver ascoltato prese il cestino e disse: "Vado a prendere il pane mamma!" " Va bene, non fare tardi!"
Era una splendida giornata soleggiata, ma non troppo calda, lei si mise un semplice vestito azzurro con leggere decorazioni e dalla gonna non tanto lunga. Uscì di casa e si avviò dal fornaio del villaggio, sentì subito il profumo del pane appena sfornato e chiese il solito alla commessa, mettendolo poi nel cestino il sacchetto. Dato che non era tanto tardi, decise di andare a fare un giro al mercato per guardare qualcosa anche senza comprarla. Raggiunse il centro del villaggio, vide tanta gente e molte bancarelle.
Passeggiando tranquillamente osservava tante cose come frutta e verdura fresca, carne e salumi, oggetti da cucina e formaggi. Si fermò un attimo vicino alla bancarella dei vestiti, trovandone qualcuno di uno splendido stile e colore, così come notò le scarpe e i vari accessori da donna. La colpì molto un fermaglio per capelli, mollette, braccialetti e collane. Anche se non d'oro, molto graziose.
Poi si avvicinò alla bancarella dell'artigiano e vide diverse creazioni, fatte naturalmente e con semplicità. C'erano diversi oggetti come vasi, cesti, tappeti, statuette scolpite a mano tra le quali una la colpì particolarmente. Era vicino al bordo della bancarella come dimenticata. Il mercante stava servendo e non diede attenzione a

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   8 commenti     di: sara zucchetti


La lucciola che non brillava

C'era una volta una lucciola che non brillava.
Questo la rattristava perché voleva anche lei emettere la luce come le altre.

Un giorno, sul giornale però, lesse che esisteva una dottoressa che poteva curare gli animali che esistono in tutto il mondo.
Così la lucciola, andò subito da lei.
La dottoressa non riuscì a guarirla subito, ma le disse di prendere una medicina, anzi uno sciroppo e di berlo sempre.
La lucciola, uscendo dalla visita pensò:
"Domani dovrò andare dalla mia amica volpe, e non posso prendere la medicina!"
"Come faccio a berla, mi vergogno di portarmela dietro."
Quando andò dalla volpe, non riuscì, infatti, a berla e cominciare la terapia ma c'era ancora tempo. Lo disse allora alla volpe, che le rispose:
"Perché non me l'hai detto prima? Bisogna fare presto perché il tempo è quasi finito. "Allora andiamo con la mia macchina presto!"
Così, tornata rapidamente a casa, riuscì a bere la medicina ma non guarì e non riuscì a brillare.

Andò ancora dalla dottoressa che stavolta le disse:
"Ora ho scoperto la verità!"
"Tu non hai mai brillato in vita tua!"

Primo finale
"Ognuno è diverso, tu sei fatta così, sei una lucciola che non brilla."
E la lucciola imparò ad accettarsi senza luce, anche perché i suoi amici non ci facevano caso e le sue compagne apprezzarono, sempre di più, la sua caratteristica unica, che la rendeva diversa e le dava un fascino particolare.

Secondo finale
Allora la dottoressa le dette una nuova medicina, più adatta, e lei brillò per sempre.



La pizza pazza puzza

Un pizzaiolo, come di consueto, si mise ad impastare gli ingredienti per preparare la pasta delle sue prelibate pizze: mescolò la farina con l'acqua tiepida e il lievito, aggiunse un pizzico di sale e un goccio d'olio. Quando gli ingredienti furono ben amalgamati, divise l'impasto in varie porzioni e le lavorò con le mani dando a ciascuna la forma di piccola palla. Ogni porzione sarebbe servita per formare la base di una pizza. Le lasciò riposare in un posto riparato dalle correnti d'aria, per permettere alla pasta di lievitare. Una di queste palle di pasta, lievitando, cominciò a prendere vita. Man mano che lievitava e aumentava di dimensioni cominciò a pensare e ad immaginare cosa ne sarebbe stato di sé. "Sarò una pizza fantastica - pensava - sarò molto colorata e fragrante... Chissà quale cliente affamato mi mangerà... Chissà come mi vorrà farcire... Forse chiederà una viennese, con i dischetti di würstel, oppure una semplice margherita, con pomodoro e mozzarella, o magari una capricciosa, con funghi, prosciutto e carciofini... O magari diventerò una pizza dolce, da servire come dessert, ricoperta di nutella e fettine di banana, oppure farcita di marmellata..."
Si convinse che sarebbe diventata una pizza perfetta, la migliore pizza del mondo. Passò tutto il tempo della lievitazione assorta in questi pensieri, finché il pizzaiolo ritornò per stendere le palle di pasta in dischi sottili, che poi avrebbero ricevuto lo strato di sugo di pomodoro, le fette di mozzarella e tutti gli altri ingredienti previsti dal menù della pizzeria. La pasta viva fu l'ultima ad essere stesa. Il pizzaiolo, mentre la lavorava con le sue abili mani e la spolverava di farina per non farla appiccicare al tavolo di lavoro, le parlò, come se si aspettasse di essere compreso: "tu sarai mezza vegetariana e mezza tonno, il cliente ti vuole cosí". Mezza e mezza?! Vegetariana e tonno?! La pasta fu colta di sorpresa, questa richiesta proprio non se l'era immaginata, non si s

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La stanza proibita (terza parte)

Caro diario, anche oggi sono qui e mi sento in colpa. La malinconia e la mancanza di Mary, nonostante è passato un po' di tempo, è sempre angosciante. Tu mio grande amore sei sempre nel mio cuore e vivrai con noi, perché oggi la nostra piccola bimba, che hai dato alla luce con tutto il tuo amore, compie sei anni. È bella e graziosa come te, ti assomiglia sempre di più, anche nel carattere, molto tranquilla e per niente capricciosa, insomma un vero angioletto. Fra poco inizierà a studiare, le farò sfiorare i tasti del pianoforte come facevi tu e danzare leggermente nell'aria, imparerà a scrivere, a contare e tante altre cose, sarai soddisfatta di lei. Io purtroppo devo lavorare e non sono sempre con lei, ma quando sono qui le regalo tutto l'affetto che ho nel cuore, perché solo lei è la mia ragione di vita. Senza di te non potevo vivere, ma lei mi dà la forza di reagire e sentirti vicino per vivere serenamente. Tanti saluti John.

Nicole, rimase splendidamente commossa, dopo aver letto queste parole, non aveva ancora capito perché il padre le aveva nascosto tutto, ma sentiva quanto aveva bisogno di confidarsi con quel diario (regalatogli dalla mamma) che lo faceva sentire più vicina a lei. Senza pensarci girò subito qualche pagina e arrivò al suo ottavo compleanno.

Caro diario, è finita anche questa giornata, nel bene e nel male, non ho nulla di nuovo da raccontarti, ma nel mio cuore fioriscono dolci ricordi di pensieri, che volano liberi nella mente ed è impossibile catturarli perché si tuffano nel cuore. Sto pensando a quella splendida giornata e vorrei tanto riviverla nel cuore, Nicole non c'era ancora, ma io e Mary avevamo un appuntamento soli. La portai sul lago, a fare un pic nic, lei aveva uno splendido vestito azzurro, un cappellino dello stesso colore con un nastro e un ombrellino per il sole. Era davvero graziosa, anzi bellissima, stare insieme con lei mi faceva provare intense emozioni, eravamo seduti sul prato l'uno accant

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   4 commenti     di: sara zucchetti


La farfalla & il bruco

Un giorno una farfalla bianca volava triste in cielo, era triste perchè lei nom era colorata come le altre farfalle e per questo la povera farfalla era triste, e sedendosi su dei fiori piangeva, e pianse così tanto che svegliò un bruco che gli chiese -perchè piangi farfallina?- disse il bruco - sono una bruttissima farfalla bianca e nessuna farfalla vuole passare del tempo con me!- disse in lacrime la farfalla, il bruco losò una grassoccia zampasulla spalla -anche a me insultano perchè sono grasso, e posso capirti perciò facciaarosì, uando sarai sola vieni da me ed io ci sarò-la farfalla decise di dargli ascolto così per tre mesi andò a trovarlo e per tre mesi tornò da lui, loro divennero dei grandi amici e un giorno quando la farfalla disse -quanto mi piacerebbe essere colorata come te- il bruco le rispose -non te ne sei ancora accorta tu sei colorata di mille colori!- e dicendo questo la fece specchiare e su una goccia d'acqua ed era proprio la farfalla era coloratissima lei tornò vide il suo amico bruco trasformato in una bellissima farfalla e così le due amiche volarono unite una all'altra nel limpido cielo d'agosto

   1 commenti     di: Niccolò



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia