username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Favole per bambini

Pagine: 1234... ultimatutte

storia del cane giallo

Dalla campagna un cane giallo e grosso ogni tanto veniva giù in paese, a Gioiosa. Scendeva dalla strada del fiume, girava l’angolo del Conad e quello dell’officina, tirava dritto sulla Nazionale fino alla doppia fila di alberi davanti al circolo Roma, e lì stava, col posteriore acculato e le zampe ritte e ferme davanti, pure se la pioggia lo colava sano. Dopo un poco – quando gli pareva – se ne tornava indietro.
Ci vollero un po’ di volte, ma alla fine ci fu chi si accorse che col cane, immancabilmente, in paese scrosciava la pioggia e arrivavano burrasca e tempesta.
Così si riunirono gli abitanti in Municipio per decidere il da farsi.
E se c’era chi diceva di lasciar perdere, gli altri urlavano: “Cacciamolo”. Finchè non si alzò uno che di mestiere tirava agli animali – faceva il cacciatore cioè – e disse: “Ci penso io”.
Infatti il giorno appresso con la migliore delle sue doppiette in spalla si mise all’uscita del paese ad aspettare l’arrivo del cane giallo e quando gli fu a tiro lo sparò e l’uccise.
Poi, per il rimorso forse, lo seppellì sotto le pietre del fiume, davanti la Puntura.
Passò del tempo.
La gente del paese sembrava contenta che le giornate di sole non si disturbassero con le piogge e che vento e burrasca non li infastidissero più.
Così l’estate passò – senza le piogge di dopo mezz’agosto – e anche in ottobre e in novembre non stillò dal cielo. A dicembre non cadde neve, né in gennaio né a Carnevale; tanto che qualcuno, i contadini, cominciò a lamentare: “I miei campi… le zolle crepano… i piedi del giardino…”.
In breve, la campagna pareva fatta di rena.
Allora tutti se ne tornarono al Municipio e non c’era chi non si malediva per aver deciso di ammazzare il cane giallo che si portava la pioggia che riviveva la terra.
Anche stavolta mentre ognuno diceva la propria e nessuno sapeva che fare e che pesci pigliare, il cacciatore si alzò e disse “Ci penso io”. E l’indomani

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: sergio scaffidi


Nel bosco dei nonso

Nel bosco dei non so, non vivono solo i Nonso, ma anche il popolo dei No.
Al margine del bosco vi è una graziosa casetta costruita in legno di faggio dove
un bellissimo comignolo con sopra un gallo in ferro, dall’aria impertinente, disperde nel cielo un sottile fumo azzurro prodotto dal camino sempre acceso. Anche d’estate.
Perché? mi chiederete, perché nessuno lo spegne mai.
Tutti gli anni, quando il sole inizia a far capolino tra i rami delle grosse querce, e l’aria si riscalda trasportando il calore in tutto il bosco, la famiglia dei No si ritrova sempre con lo stesso irrisolvibile problema.
La mamma, signora Sempreno, ordina alla figlia Nono
-Spegni il camino tesoro-
E la bambina educata risponde
-no no-
Allora la signora Sempreno, si rivolge al figlioletto Nonsipùopropriono
-caro spegni il camino per favore?-
Alchè lui risponde prontamente
-Non si può proprio no-
Quindi si mettono tutti in attesa del papà, che sicuramente avrete già capito che lavoro svolge. No? È boscaiolo, avendo il camino acceso tutto l’anno, la famiglia dei No ha costantemente bisogno di legna da ardere. Egli esce la mattina presto, l’accetta in spalla, il carretto legato al somarello e via, se ne va per boschi a raccogliere legna o ad abbattere gli alberi ammalati.
Quando esce, la mattina all’alba, la signora Sempreno, lo saluta baciandolo sulla fronte e gli raccomanda
-torna presto caro-
E lui sorridendole, le risponde sempre
- certo che no-
Avrete già capito il suo nome, egli è papà Certocheno.
Al suo rientro a casa, tutti lo abbracciano, scaricano il carretto, portano in casa la legna, rifocillano lo stanco somarello e chiedono al papà
-spegni il camino, papà-
E la sua risposta è sempre la medesima
-Certo che no-
Così, se vi capiterà di passare per il bosco dei Nonso in piena estate e vedete che da un comignolo di una graziosa casetta in faggio esce fumo, non domandatevi il perché.
Mi raccomando, non pensiate di far loro un favore

[continua a leggere...]

   8 commenti     di: cesare righi


L'isola dei sentimenti

Il vulcano con il suo ruggito annunciò
che l'isola dei sentimenti stava per sprofondare nell'abisso.
Tristezza con le sue amiche:
Paturnia e Ansia, diedero l'allarme.
Gioia, Buonumore, bellezza e Sapere con tutti gli altri sentimenti
andarono alle loro imbarcazioni e partirono.
Tranne l'Amore volle aspettare fino all'ultimo, per amore dell'Isola:-)
Il vulcano fu brutale, fiume di fuoco, ed esplosione di rocce incandescenti.
Quando l'isola fu sul punto di esplorare, e la Speranza gli passò dinnanzi,
'Amore decise di chiedere aiuto.

La Vanità passò con il suo veliero luccicante
e vele di seta, vicino all'isola.
" mi puoi portare con te?" Disse 'Amore.
" mi dispiace tanto, ma tanto,
gli specchi debbono guardare solo me!" Disse Vanità.

Poi passò la ricchezza con la sua banca
super lussuosa, e 'Amore le disse;
" mi puoi portare con te dai?"
" non posso, c'è molto argento e
oro sulla barca non c'è posto per te!"

Vide 'Orgoglio, sguardo fiero e deciso
con la sua barca nell'equilibrio del giusto.
"Orgoglio! Aiuto portami con te?"
" non posso, mi squilibri la barca!"

Allora 'Amore chiese alla Tristezza che passò la vicino.
"Tristezza ti prego, tanto tanto portami via da qui?"
" peccato, sono così triste da voler star sola.."

Poi passò Passione, con la sua barca strapiena di naufraghi
dalle loro barche, tra spintoni e trambusto, s'avvicinò per farla salire.
'Amore contentissima.. (grandi amici).
Nello stesso istante passò Speranza, su di un centocinquanta cavalli compress,
ehm, seguì stretto Buonumore.
Passione non riuscì, l'onda fece immondo d'allontanare la barca,
e 'Amore non poté salire, Passione ignaro proseguì.

'Amore stava per morire..
Quando udì una voce;

"Vieni, vieni fai presto Amore ti prendo con me!"

Fu un vecchio, con lunghi capelli e barba bianca, con il suo sorriso lieve,
come sé sapesse tutto.
'Amore, si sentì così riconoscente da non saper cosa dire.
Il suo sorri

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Clio


Getta la palla sul musicista

Le vie di Crucoli sono strette e fendono le case del centro storico con ripide scale ed audaci archi. Mi piace affermare che sono le strade dei controsensi: sempre in salita e sempre in discesa, e le ginocchia di un cittadino sono messe a dura prova.
Se poi il cittadino arriva dalle nebbie del lontano Nord, le difficoltà si moltiplicano.
La missione consiste nell'incontrare l'informatore in un luogo affollato. Ma quando sei in un paese dell'entroterra calabrese, un luogo affollato non si può che avere se una sagra paesana sta per allearsi con una Festa dell'Unità. E niente può essere meglio che la serata che chiude l'annuale sagra della sardella e che preannuncia l'imminente apertura della festa di partito.
La piazza centrale del paese si trova quasi in punta alla collina, sovrastata soltanto dal castello, adibito in tempi moderni ad acquedotto.
All'ingresso della piazza è stato allestito il palco dove si dovrà esibire un quartetto di fiati con un batterista. Strana scelta musicale per una sagra di paese. Tutto attorno i banchi sono affollati di gente che si prepara panini alla sardella, spaghetti alla sardella, pizzette alla sardella e salatini alla sardella. Devo avervi già detto che si tratta della sagra della sardella...
Entro nella piazza già affollata. Deve trattarsi di gente che arriva da paesi limitrofi, non è possibile che siano i soli crucolesi. Eppure si conoscono tutti. E mi guardano come si guardano gli stranieri nei paesi del sud.
"Deve essere il nuovo compagno della Rosa. Quella che è andata su al nord" sento sussurrare un'anziana signora all'orecchio sbagliato di un arzillo ottantenne seduto su una panchina.
Vorrei non farmi notare e mi metto a spalmare due fette di pane con la sardella. La puzza di pesce mi avvolge ma poi addento il panino e mi lascio trasportare dal gusto forte e speziato.
Cerco di appartarmi quasi dietro il palco, su un lato della piazza da cui si gode il panorama di tutto il paese che si scaglia com

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Marco Donna


Il lago dei cigni

Era una notte buia e nuvolosa, in cielo non c'era neanche una stella e anche la luna si nascondeva nell'ombra del mistero. Dopo una passeggiata Lia si accorse che stava diventando nuvoloso ed era tardi, così si avviò verso il ponte del lago per tornare a casa.
Era un grande ponte moderno con corrimano e sbarre, sotto c'era una ferrovia protetta da reti metalliche. Lei adorava quel posto pieno di ricordi, fin da piccola lo attraversava con piacere anche se prima era di legno e aveva uno aspetto più antico, ma tutto può cambiare nella vita. Osservava spesso il lago e l'acqua tranquilla le accarezzava il cuore regalandole serenità.
Si fermò un istante, appoggiò le braccia al corrimano del lago, guardando il cielo con un sorriso anche se mancavano le stelle. Dispersa nei suoi pensieri, abbassò la testa e si coprì un attimo il viso con le mani sfiorandolo e sentendosi molto rilassata. Si sentiva sola, in quel'atmosfera notturna, ma con il cuore pieno di gioia e speranza.
Nel lago c'erano due bellissimi cigni bianchi e con il becco arancione, lei non li aveva notati per il buio. Erano un maschio di nome Delì e una femmina di nome Delè. Uno davanti all'altra, piegando il loro lungo collo creavano teneramente un unico cuore e fioriva un profondo amore, immagine spettacolare della natura. Delè era molto emozionata e provava sensazioni bellissime, lui la faceva felice e l'atmosfera cambiò improvvisamente. Il cielo si schiarì, scomparvero le nuvole e le stelle risplendevano con la luna nell'immenso cielo. Se ne accorse anche Lia e si mise a contemplare con serenità.
Delì voleva rendere quel momento ancora più romantico, mostrando a lei il suo splendido volo e cercandole un pensiero.
-Aspetta qui Delè, torno subito!
-Dove vai, non mi lasciare sola
-Vedrai tornerò con una sorpesa!
Delì partì in volo e Lia lo vide subito salire verso il ponte riconoscendo che era un bel cigno, purtoppo sbagliò destinazione e finì incastrato con il corpo ne

[continua a leggere...]

   10 commenti     di: sara zucchetti


Il buio che accese il Sole

Non creder che a un grande dolore corrisponda l'ira del cielo,
talvolta è il contrario,
si vogliono segnalare strade speciali a cuori meritevoli ma addormentati.

Quando un anima dorme,
a svegliarla non saranno i falsi credo del vivere,
che ne saprebbero solo prolungare il sonno all'infinito.

A risvegliare i cuori scende il semplice dolore.

Solo questo pungolo avvelenato,
risveglierà
il coraggioso condottiero addormentato nel tuo cuore.

Solo attraverso il suo risveglio saremo in grado di vivere davvero.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Prendi questa lampada.

Disse una vecchia donna, alla giovane Lima.

E sappi custodirne il tesoro, non esistono nel vivere preziosità uguali al suo inestimabile valore.

Lima raccolse la piccola lampada e ridendo disse:

Non sarà mica la lampada di Aladino, strofinandola viene fuori il genio?

La vecchia donna non ascoltò neppure la sua domanda, e dandole le spalle sparì come ingoiata dalla fitta nebbia del sottobosco, portando con se la vecchia lanterna che Lima portava con se.

Vecchina, vecchina, che fai, così mi lasci al buio?

Non vedo nulla, non puoi fare così, ti sei presa la mia lanterna accesa, per lasciarmi questa vecchia lampada spenta. Aspetta...

Disse urlando.

E la voce della vecchina ormai lontana sussurò:

Accendi la tua lampada.

Lima, cercò nelle tasche un cerino per accendere la sua lampada, il buio era talmente intenso da farle mancare il respiro, ma le sue tasche erano vuote ed un profondo sconforto la colse.
Immediatamente tre piccolissime lucine presero a girarle intorno, ed altrettante tante piccole voci incominciarono a parlarle:

Lima, ciao sono Sara.

Lima io sono Leda.

Ciao Lima, io mi chiamo Forny.

Erano talmente tante le voci che Lima invece di sentirsi rincuorata dalla compagnia e dalle lucine, prese a coprirsi le orecchie terrorizzata.

Vedi si è spaventata.

Disse Sara

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Cleonice Parisi


La leggenda del pozzo senza fondo (quarta e ultima parte)

Dopo qualche giorno arrivarono a destinazione, Amos lasciò Camilla davanti al negozio e andò a salutare i suoi genitori. Rimasero d'accordo di trovarsi vicino al pozzo dove andavano sempre e si erano incontrati la prima volta.
Camilla, vide che il negozio era chiuso, anche se era orario giusto di apertura e lo trovò strano. Decise di entrare in casa, anche se si sentiva un po' angosciata, per come avrebbe reagito suo padre rivedendola. La porta non era chiusa a chiave e in casa c'era un silenzio profondo, quel posto l'aveva sentito nel cuore tra i suoi più vivi ricordi per tante volte.
Non vide subito suo padre e si cominciò a preoccupare, lo chiamò girando un po'per la casa ma, non ebbe nessuna risposta, finché non raggiunse la camera e lo trovò nel letto con brutti malesseri. Aveva la febbre alta e una tosse fastidiosa e quando la vide gli sembrò di sognare. Lei si avvicinò e gli disse preoccupata: "Come stai papà? Presto, bisogna chiamare il medico."
"Non preoccuparti non è nulla di grave mi passerà, tu piuttosto pensavo fossi caduta nel pozzo e fossi morta, da quando te ne sei andata quel pozzo è rimasto senza fondo. Quanto mi sei mancata, mi sembra di vivere un sogno, piccola mia."
"Perdonami papà io sono andata via per vivere con lui, perché lo amavo, ma non riesco a dimenticare tutto il bene che mi hai dato, sei sempre stato nel mio cuore."
Lui rimase un po'sconfortato, ma la gioia di averla ancora accanto in un momento così difficile gli fece dimenticare tutto. Lei gli mise un fazzoletto fresco sulla fronte e andò a cercare il dottore nel paese. Quando lo trovò, gli spiegò che aveva bisogno, così andarono insieme a casa. Il dottore lo visitò e disse che era una brutta polmonite, così gli diede degli antibiotici.
Poi aggiunse: "Se non veniva a chiamarmi, però non sarebbe mai riuscito a guarire, deve ringraziare sua figlia. Ora si riposi, prenda le medicine e presto si rimetterà in forma!"
Lei sorrise, contenta dell'aiuto che

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: sara zucchetti



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia