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Favole per bambini

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Pierino e il lupo

La signora Dielma aveva seguito, incantata la musica di Prokofiev, aveva ascoltato la voce narrante e la sua attenzione era tesa ad ascoltare la conclusione della storia.
Aveva tirato un sospiro di sollievo quando aveva sentito che il lupo non era stato ucciso.
Lo avevano portato allo zoo con una marcia trionfale guidata dal nonno di Pierino.
La mente di Dielma ebbe un guizzo: "Andrò a trovarlo allo zoo" - si disse. Dovete sapere che la signora Dielma amava i lupi che aveva incontrato tante volte nei boschi dove faceva lunghe passeggiate. Tra lei e i lupi si era stabilita una bella amicizia dal giorno in cui aveva offerto ad un lupo che le si era avvicinato due belle fette di prosciutto del panino che si era portato per la merenda. Il lupo l' aveva ringraziata con un elegante scodinzolamento della bella coda e Dielma gli aveva fatto una carezza sulla testa.
Dunque Dielma andò allo zoo e si fermò davanti ad una gabbia dove era rinchiuso un lupo dagli occhi tristissimi. Anche gli occhi di Dielma si rabbuiarono. "Ora provo a parlargli"- si disse.
"Lupo - sussurrò - come ti chiami?" Non ci crederete, ma il lupo rispose, con una voce fioca e dolente. "Non abbiamo un nome noi lupi. Ci chiamiamo e ci rispondiamo mutando il tono della nostra voce. "E come fai a parlare la mia lingua?" - chiese Dielma. "Me l' hanno insegnata la disperazione, la vergogna e la rabbia. Riesci ad immaginare che cosa ho provato ad essere legato per le zampe ad un palo, a testa in giù e trascinato in questa prigione? Io ho una compagna e due cuccioli bellissimi. Ora sono soli e non so come se la caveranno. Moriranno? Saranno catturati e finiranno anche loro in questa prigione?" Dielma restò turbata. Chiese al lupo: "Ma tu volevi mangiare Pierino?" "No. Volevo soltanto giocare. Pensavo che gli facesse piacere. Anche lui è un cucciolo" "Devo crederti?" - chiese Dielma. "Fai come ti pare" - rispose il lupo. Si distese a terra e non parlò più. Dielma pensò un po' e disse: "E se io ti

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Il cofanetto magico

"Tu mi hai donato la vita e io la vivrò anche se tristemente". Questi erano i pensieri di Betty, una ragazza di quindici anni che da cinque anni soffriva per una malattia che dava solo tristezza. Per colpa di quella non poteva uscire, non poteva danzare, non poteva studiare, aveva sempre disturbi e la preoccupazione che da un momento all'altro potesse stare male. Il cuore era tanto tormentato che scoppiava a piangere spesso e anche se cercava di resistere e combattere questo dolore certe volte non ci riusciva. Pensava però che c'erano situazioni di salute più difficili di questa e così dai suoi occhi nasceva sempre una luce di speranza nel riuscire un giorno a guarire e cambiare vita.
I giorni e i mesi passavano ma lei non era ancora guarita, finché un giorno lì da sola a pensare nel buio fatato, apparve una lucina. Betty impaurita si chiedeva che fosse, ma appena vide il suo volto nacque un sorriso perché aveva davanti a sé Gesù. Parlarono e lei gli raccontò del suo problema e lui gli disse: " Ti aiuterò io, ma tu in cambio dovrai riempire questo cofanetto d'amore". "Come"? Si chiedeva Betty e lui rispose: "Dovrai compiere tre opere buone". Betty gli rispose: " ce la farò"! Sicura di se stessa.
Il mattino dopo, giornata come le altre, Betty cominciò ad aiutare i suoi genitori in negozio e per tutta la settimana gentilmente servì il pane, orgogliosa di se stessa.
Dopo qualche giorno si ammalò suo nonno fu ricoverato all'ospedale per essere operato di calcoli. A lei dispiaceva e così andò subito a trovarlo, rimanendo sempre vicino a lui sia di giorno che di notte. Intanto osservava le infermiere che lavoravano con tanto amore e si interessò al loro lavoro, avrebbe tanto voluto farlo anche se non si sentiva molto sicura in quel posto e poi la malattia che aveva lo impediva, ma chissà forse un giorno ce l'avrebbe fatta tenendo sempre la speranza nel cuore. Poi suo nonno guarì e felici tornarono a casa.
Il giorno dopo scendendo vide sotto casa

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   10 commenti     di: sara zucchetti


La farfalla che voleva volare

C'era una volta una farfalla che, muovendo le sue ali se ne ruppe una così non riusciva a volare. Visto che era piccola non aveva mai provato a volare e voleva provarci, ma il dottore le aveva detto di non muovere l'ala.
Dopo anni e anni con il gesso non se lo poteva ancora togliere. Allora la farfalla di nome Valentina, si stufò e se lo tolse. L'ala era tutta sanguinante, ma a lei non interessava. Cercò di volare in tutti i modi, provò in tutte le salse, ne combinò di tutti i colori ma non funzionava.
Quando sua mamma la scoprì la messe in punizione.
Lei allora era bloccata in camera sua, ma, lei si buttò dalla finestra e, come per magia, volò. Era sbalordita pure lei. Dopo anni e anni di prove di volo non sapeva che la manovra per volare era mettere la ali una volta sù e una volta giù!
Dopo un po' di volte che volò l'ala non le faceva più male.
Quando diventò grande fece la maestra di volo per le farfalle piccole.
E tutti vissero felici.



Il congresso dei Topolini del groviera

Topolino Ghino, candidato unico, al Congrasso del Partito dei Topolini del Groviera, gongolava a sentire gli squittii degli animaletti a lui vicini, anche loro topolini da cavia bianchi, che lodavono la sua immagine sia come topolino di famiglia, che topolino pubblico. Il suo squittire fluido era addirittura riuscito, nel lontano 2010, a convincere un gatto randagio, durante un azione di aggressione per fame nei suoi confronti, delle ragioni del suo far politica. E di come avesse convinto lo stesso gatto, a sentirsi topo, e a fargli da guardia del corpicino. Che poi, con la furbizia del gatto, il randagio si era trasformato in topo gigante, e aveva convinto tanti gatti a fare lo stesso pur di partecipare all'assemblea programata dai topolini.

Topone gatto randagio, era stato a capo della corrente politica più estrema del Consiglio di quartiere dei Gatti di Via delle Panchine, leader legato a una frangia violenta di gattacci che la notte li senti che fanno miaooomiaooo, quanto si graffiano tra loro. E i gatti suoi amici che si erano rifiutati di seguire il suo credo, e quello di piccoli ratti succulenti, si stupirono dalla sua trasformazione e ne erano addirittura schifati. Un gatto topone che fa "Squittao"... mai visto un ibrido così schifido.

Segretamente, Topolino Gone padre di Topolino Ghino, era stato chiamato da Topolino Saggio che condivideva con l'altro vecchio il fatto che era troppo pericoloso, durante il congresso dei Topolini del Groviera, la presenza di strani topoloni, in realtà gatti, che si erano così resi mansueti, guarda caso alla vigilia ufficiale del più grande raduno di appetitosi topolini, programmato nello scantinato della Signora Carletta Carlini, di Via del Buio, numero civico 5 di Paese in provincia di Città, della Regione di Nazione. Topolino Gone ne aveva visti già troppi di topolini presi in trappola da gatti furbissimi, come Gatto Randagio!

E fu così che rischiando la pelle, Topolino Gone e Topolino Saggio

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   0 commenti     di: Raffaele Arena


Il cavaliere immortale

Secoli fa in una grande e bellissima isola viveva un cavaliere di nome Danel, uomo di straordinaria bellezza con capelli ricci e neri, una lunga treccia laterale che ricadeva sulle spalle, occhi blu, fisico possente. Egli era ammirato da tutti gli uomini e voluto da tutte le donne e per il rango che possedeva avrebbe fatto la fortuna di qualunque famiglia. Ma c'era una donna, una sola nel suo paese che neanche lo guardava, la bellissima figlia di un ceramista chiamata Helen, una ragazza con lunghi e ondulati capelli castani, occhi verdi, fisico snello e seducente. Rimasta presto orfana, viveva insieme ad un fratello maggiore molto geloso e protettivo, aveva imparato presto l'arte paterna e viveva umilmente ma dignitosamente del suo lavoro. Danel si era accorto della sua freddezza quando un giorno era venuto ad acquistare delle maioliche e non aveva visto in lei alcun fremito di femminile desiderio, quando invece per strada donne di tutte le età avrebbero desiderato solo parlargli. Ora il bel cavaliere era un tipo capriccioso e siccome Helen era l'unica ragazza non attratta da lui si era deciso a sedurla, così cominciò a frequentare assiduamente la sua bottega e poi a farle la corte in modo aperto e deciso, destando stupore e invidia. I genitori di lui lo criticarono aspramente, perchè secondo loro avrebbe dovuto aspirare all'amore di una nobildonna, ma quando il figlio mostrò loro la bravura magistrale delle porcellane e delle maioliche prodotte da Helen, nonchè la travolgente bellezza della ragazza si quietarono perchè dopotutto era una ragazza onesta, abile e bellissima e aveva perciò diritto ad un buon partito. Non passò molto tempo che Helen si fece coinvolgere dalle attenzioni del cavaliere e gli concesse la sua mano. Il di lei fratello però era molto sospettoso e non credeva che Danel amasse sinceramente la sorella perchè di solito i nobili sposavano i loro pari. Il re del paese aveva una figlia di nome Yamira, una principessa, come Danel molto

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Sottovoce

Solo le sue lacrime dolci faceva gustare alla gente che la circondava. Soltanto sottovoce sapeva parlare quando voleva chiedere qualcosa. Qualcosa semplice di solito, una domanda da bambina. Persino le cose che noi altri le diciamo gridando, lei le diceva sottovoce come se parlasse a se stessa.

E fu cosi anche quell'estate per una volta ancora. Neppure il suo "grido" di aiuto nessuno ha mai udito su quelle spiagge addormentate che riposavano vuote e stanche dalle orme lasciate dai piccini vicino ai loro enormi castelli che il vento trasformava in sabbia e con se' li portava via lontano.

Fu gelosa per una sola volta anche lei. Gelosa di quel volo, quell andar via lontano della sabbia mentre senza capirlo si allontanava dalla riva tenendo sempre lo sguardo fisso su quelle nuvolette cosi' libere! Sentiva un piccolo dolore, una tristezza, perche' non era anche lei cosi leggera da poter spiccare un volo simile.

Cosi' il suo appello non lo senti' proprio nessuno. Solo le onde che la circondavano e l'abbracciavano stretta stretta con le loro braccia celesti e tiepide. Le parse d'essere accolta da una compagnia di bambini che la invitava a giocare. Voleva bene ai bambini e con tutto il cuore si fece portar via dalle quelle onde. Sorridendo gli chiese sempre sottovoce: - Allora, voi dove andate? Portatemi con voi!
Non ci fu neanche una goccia di mare a rifiutarle la sua compagnia...

Si fece sera un po più tardi. Il vento si calmo' e la spiaggia era di nuovo pronta ad accogliere i castelli del giorno dopo...



Il Sortilegio Dell'amante Caduto

C'era una volta un giovane che inorridito e depresso dalla morte della sua amata cercava disperatamente un modo per riportarla in vita. Egli viaggiava ormai da anni in terre oscure e proibite, dove i più valorosi e forti guerrieri avevano perso la vita. Un giorno il giovane incontrò una vecchia sciamana e gli chiese se conosceva una qualche formula che potesse aiutarlo. Ella, inizialmente, non ne voleva sapere di questa storia, ma dopo diverse richieste, essa parlò di una antica formula magica, che prendeva il nome di "sortilegio dell'amante caduto"; esso consisteva nell'incontrare e affrontare tre esseri sovrannaturali. "A guidarti nel tuo viaggio" disse la sciamana "sarà questo mio piccolo amico" e da una gabbietta fuggì veloce un cincillà color argento, che svelto salì sulla spalla del giovane. Il viaggio prese inizio quando il piccolo animale, con la sua zampa sinistra indicò un altissimo albero, che si ergeva da una delle più alte colline. Più il ragazzo si avvicinava a quest'ultimo e più si accorgeva dell'aspetto tetro che esso aveva: i rami, attorcigliati tra loro, sembravano essere uomini urlanti in cerca d'aiuto ed il suo colore era quello della tenebra più nera. Arrivato sotto l'albero, l'unica cosa che il ragazzo vide fu un'altro ragazzo identico a lui, ma fatto completamente di pietra, che gli chiese: "Ricordi il tuo sorriso di un tempo?". Il ragazzo non fece caso a queste parole ed estratta la spada diede a quell'essere un colpo più forte che poteva, ma così facendo la spada si divise in due parti, mentre lui finì scaraventato via dall'urto del colpo; al contrario, il ragazzo di pietra stava ancora lì, in piedi, senza il minimo graffio. Questo, infatti, ripeté solo: "Ricordi il tuo sorriso di un tempo?". In quel momento il ragazzo capì; si ricordò delle ri

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   4 commenti     di: Fabio Previti



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia