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Favole per bambini

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La decadenza nel pollaio

Beccodiferro, un gallo calvo fu eletto re nel pollaio fra il giubilo di molti polli, pollastre, pulcini e galline: "Diventeremo liberi e tutti ricchi di becchime con magnifiche feste danzanti e notti balleri-ne".

Passò del tempo e non contento del suo aspetto decretato dall'età, si fece ricrescere la cresta, anche se l'intensità della foresta nella sua testa fu in verità assai modesta.

"Poco becchime da pagare, e vi prometto che non vi lascerò preda della fame" così prometteva nei suoi canti giornalieri, mandando tutti a letto, ma cominciando fin dal mattino presto.

Aveva oltre al becco anche artigli rapaci, capaci di rubare grandi quantità di becchime, evitando di versare la sua parte nel fondo comune, ed occultandoli in altri pollai con filosofia d'accumulo alla sua affine.

La Legge, però, riuscì a beccarlo, e non poteva essere altrimenti in un pollaio. Lo condannò alla pena prevista per quel reato, ignobile per ogni abitante della gabbia, ma soprattutto per un gallo eletto re, e che maggiormente acuì anche la rabbia. Molti pensarono: "Non regge" e perse, infatti, la reg-genza, ma era previsto che fosse decretata anche la sua decadenza dal Gran Consiglio dei Saggi, il solo che poteva fare le leggi della Legge.

"La decadenza è ingiusta e la Legge lo perseguita" cominciarono a starnazzare da mattino a sera, polli, pollastre pulcini e galline, tutti terrorizzati dalla sola idea di poter perdere il loro lauto pasto di becchime aggiunto.

Alla domanda di un suo pulcino: "Mamma, perché dicono che è ingiusta quella legge che anche loro hanno votato, ritenendola giusta?" la gallina rispose, "Pulcino mio, il punto è che siamo in un pollaio, dove la decadenza è decisa soltanto da polli, pollastre, pulcini come te e galline come me".
Poi, sollecitandolo gli disse: "Preparati, e corri lesto, devi andare a sentire cos'ha da dire e cosa pro-mette Beccodiferro, prima che arrivino le sette, lo sai, noi andiamo a dormire presto".



Epifania

Una nuova Epifania
Giovanni e Lucia si sono sposati da pochi giorni.
Hanno preso una decisione importante per il loro futuro: fuggire dal caos della città.
- Sono veramente stanca di vivere in mezzo ai rumori, alla confusione, all'inquinamento.- si lamenta Lucia - Desidero costruire il nostro futuro in un luogo tranquillo, il più possibile in simbiosi con la natura.
- Sono d'accordo con te.- le risponde il marito - Perché non andiamo ad abitare in quel paese che abbiamo visto nel servizio televisivo? Quello in cui vivono tanti vecchi, dove non c'è più nessuna persona giovane che faccia loro compagnia? Lì ci sono tante case vuote. Sicuramente ne troveremo una che fa per noi!
- Sì, sono d'accordo con te. Voglio andare proprio lassù.
- Dobbiamo portare con noi gli animali che ci possono essere utili: una mucca per il latte e il bue per farle compagnia, due galline per le uova e il gallo perché, poverine, non soffrano la solitudine. Mangeremo la frutta e la verdura che coltiveremo nel nostro orto...
- Lo prepareremo davanti alla casa. La circonderemo con i fiori più belli e colorati, che cresceranno rigogliosi con l'acqua pura di montagna. Voglio iniziare la nostra avventura tra le cose semplici nell'ambiente dimenticato da tutti.
Dopo avere preparato i bagagli i due ragazzi lasciano la città, a bordo di un furgone, e poi, proseguendo a piedi, raggiungono il borgo isolato: un mondo nuovo per loro e un mondo impossibile di vita per altri.
Appena arrivati, scelgono, su suggerimento degli abitanti, di occupare una baita di legno, abbandonata da tempo, vicino al bosco di larici e abeti. Ognuno di loro si preoccupa di rimetterla a nuovo. Giovanni ripara e lucida i mobili di legno, mentre Lucia si diletta a cucire cuscini e coperte dai colori sgargianti e appende alle finestre le tendine ricamate che ha portato dalla città, lavorate con amore durante la sua adolescenza. In poco tempo la casa sembra quella delle bambole: vivace e ricca di

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Le due vite del topo

In un giorno fortunato un topolino trovava una moneta, un DVD nel mare, e una rosa.

In un giorno normale pensò di essere ancora fortunato, così prese la sua macchina ma gli venne un po' di sonno e fece un incidente stradale.

Lui morì sul colpo e la sua anima disse:
"Dove mi trovo oh mamma mia!"

Si trovava nel cielo e vide un Angelo che gli disse:
"Se vuoi ritornare in vita promettimi però che starai attento perché sennò devo fare tanta fatica per farti ritornare in vita.
E il topolino disse: "Va bene te lo giuro sull'istinto di topo, va bene."
"Ricordati, stai attento, attento e attento." Gli ripeté l'angelo.

Quando il topolino tornò vivo disse:
"A volte i pensieri portano sfortuna."

"Questa può essere una lezione!" - disse " L'ho proprio capita."



Non esagerare!

C’era una volta una gallina e i suoi pulcini che vivevano nel pollaio di una fattoria.
Mamma gallina disse ai suoi pulcini:<< Non esagerate a mangiare!>>
I pulcini obbedirono ma il più dispettoso però non obbedì.
A lui piaceva il mangime al cioccolato e diventò un pollo.
Dopo qualche mese il contadino prese il pollo e decise di ucciderlo per mangiarlo.
La gallina disse ai pulcini:<<Avete visto cosa è successo a vostro fratello?>>
Tutti dissero:<<Si!>> E un pulcino poco dopo disse:<<è stato mangiato>>
La morale di questa favola è di non esagerare mai nel mangiare se no siamo pronti per essere il pranzo di Natale!.

   2 commenti     di: Andrea Raineri


La Luna e Margherita

C’era una volta la Luna ed il suo Re, che viveva tutto solo in un grande e meraviglioso palazzo bianco. Aveva pochi servitori e passava le sue giornate a guardare le stelle e la Terra con tutti i suoi mille colori.
Non c’è molta luce sulla Luna, tutto è penombra; non ci sono colori, tutto è bianco; non ci sono rumori, tutto è silenzio; non c’è la notte e neanche il giorno; tutto è triste e malinconico, così come tristi e malinconici erano gli occhi del Re della Luna. Profondi e scuri come la notte più buia e sempre alla ricerca di qualche cosa, ma senza sapere di cosa.

Una non-notte della Luna, il Re guardando verso la Terra dal suo palazzo bianco, incrociò lo sguardo di una ragazza: Margherita. Anche lei cercava qualcosa, qualcosa che aveva perduto pur non avendolo mai avuto. Aveva gli occhi blu come il cielo e anche i suoi erano coperti da un velo di tristezza. Ogni notte alzava lo sguardo al cielo e alle stelle, cercava……, sperava,…….. sognava.

Una sera d’estate in cui il caldo era insopportabile, Margherita decise di andare a rinfrescarsi al lago. Lasciò i vestiti sulla spiaggia, e si lasciò avvolgere dalle acque, accarezzata dalle piccole onde. Guardò il cielo, guardò le stelle, guardò la luna eppoi chiuse gli occhi……cercando, sperando, sognando.
Il Re della Luna la vide mentre sembrava dormire sulle acque ed ordinò al suo raggio più lungo di scendere sulla Terra e rapirla. E così fu.

Il raggio la sollevò dalle acque, l’abbracciò e cullandola come braccia materne la trasportò sulla Luna. Margherita non si accorse di nulla, continuava a dormire. Si risvegliò dopo molto tempo, in un palazzo che non era casa sua, in un letto che non era il suo. Tutto era bianco e silenzio. Accanto a lei era il Re della Luna che la guardava con i suoi occhi scuri e profondi che ora brillavano di una luce particolare.
“Ecco cosa cercavo da sempre!” le disse guardandola, “ecco da chi volevo essere trovata!” rispose lei, e

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Nella capanna del presepe

Era il 27 dicembre e subito dopo la santa messa la gente si scambiava gli auguri del Natale appena passato. Salutandosi e abbracciandosi calorosamente, tra una chiacchiera e l’altra, a gruppetti se ne stavano sulle gradinate dell’ingresso della chiesa oppure nella piazza adiacente.
Una piccola folla, circa venti persone in tutto, si era anche riunita di fronte al presepe allestito dalla parrocchia e con stupore e disappunto commentava quanto poteva ammirare.
Ovviamente, i commenti della gente non si riferivano solamente al presepe in sé, una composizione semplice e tradizionale che da svariati anni veniva riproposta, pressoché immutata, in occasione delle festività natalizie.
Una capanna in paglia e bambù al centro e svariate sagome di carton-gesso sistemate al suo interno oppure sparpagliate tutt’attorno.
All’esterno se ne stavano quindi una mezza dozzina di pastori, alcuni in piedi con il volto rivolto alla capanna, altri intenti a seguire il gregge di pecore finte di che pascolava attorno immerse nella rada vegetazione. Dirimpetto alla costruzione di bambù, in mistica contemplazione, i tre re magi nelle loro vesti esotiche dai colori sgargianti. Mentre a terra, di fronte ai tre, i doni che portavano facevano bella mostra di sé sul selciato e sul finto terreno creato per l’occasione.
Ma era a ciò che stava all’interno della capanna che la gente di Trebaseleghe indirizzava i propri commenti.
E critiche, soprattutto.
Non tanto per la resa dell’asinello e del bue, animali ricostruiti con discreta fedeltà e dall’aria innocua e sonnacchiosa.
E nemmeno per le sagome di San Giuseppe o della Madonna, due figure semplici e dal volto gioioso in sobrie vesti dai colori tenui: azzurro e marrone per il patrono dei lavoratori, mentre una tunica rosa e bianca definiva la beata Vergine Maria.
Neppure criticavano la resa del bambin Gesù, un frugoletto tutto rosa con le braccia protese in avanti in un gesto di apertura e dono al mondo.
Nien

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Un verme speciale

Thomas il verme non faceva altro che strisciare tutto il giorno. Era veramente stufo, si sentiva insignificante in confronto agli altri: la farfalla volava, il grillo saltava, la formica camminava e invece Thomas non poteva fare altro che strisciare. Perché la vita era stata così dura con lui? Cosa aveva fatto di male? Thomas non lo capiva.
Un giorno un uccellino affamato si avvicinò a Thomas.
-Non mi mangi signor uccellino!- disse Thomas spaventato.
L'uccellino allora rispose :-Signor verme, io ho tanta fame, per quale motivo non la dovrei mangiare?-
Thomas non sapeva cosa rispondere, in fondo l'uccellino non era cattivo, aveva solo fame.
-Va bene signor uccellino, lei ha ragione, ha fame e mi vuole mangiare. Però la prego prima di mangiarmi, potrebbe esaudire un mio desiderio? Io nella vita non ho fatto altro che strisciare, avrei tanto voluto delle ali come le sue. Se non le dà fastidio potrei salire su di lei e provare la gioia del volo?-.
L'uccellino rimase un attimo in silenzio dopodiché rispose :-Va bene signor verme, non c'è problema. La mia fame può aspettare qualche minuto, prego strisci pure sulla mia schiena-.
Thomas era emozionato ed in un batter d'occhio strisciò sulla schiena dell'uccellino. A quel punto l'uccellino si innalzò in volo. Thomas volava! Poteva osservare dall'alto i fiori colorati, l'erba verde soffiata dal vento, gli alberi pieni di foglie, il laghetto con le rane... era magnifico. Thomas pianse di gioia, non gli importava di dover morire perché per la prima volta era veramente felice.
Dopo poco l'uccellino tornò a terra :-Le è piaciuto il volo signor verme?-
Thomas strisciò via dalla sua schiena e rispose :-È stato il giorno più bello della mia vita, grazie signor uccellino-.
Thomas non era più triste: al contrario degli altri vermi aveva provato un emozione incredibile e unica.
Thomas era speciale!
L'uccellino si mangiò il verme in un sol boccone. Thomas non c'era più. Ma nei cuori rimarrà sempre questo

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   0 commenti     di: Luigi Greco



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia