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Favole per bambini

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L'incantesimo

C'era una volta una grande giraffa che una sera andò a dormire.
Mentre dormiva, arrivò una piccola fatina che voleva avvicinarsi per fare amicizia. La fatina però era così piccola che la giraffa, quando russava, la faceva volare via impedendole di arrivare fino a lei.
La fatina provò più volte ad avvicinarsi, e alla fine, pensando che la giraffa lo facesse apposta, si arrabbiò, e le lanciò un incantesimo.
La mattina seguente la giraffa si svegliò piccola.
"E ora come faccio!" Disse la giraffa."Essere piccoli sembra portare solo guai. Uffa!"

Andò quindi a cercare l'orso saggio che le disse:
"Sarà stata di certo la fatina che si sarà arrabbiata perché lei è brava, ma è permalosa e non capisce noi animali, ti avrà lanciato un incantesimo!"
"L'unica cosa che devi fare - le consigliò l'orso- è restare sveglia tutta la notte e se arriva parlarle."

La giraffa restò con gli occhi aperti tutta la notte, ma quella volta la fatina non poté venire.
Quando la giraffa lo capì, era distrutta dal sonno, ma si era fatto già mattina e quindi si svegliò.
Dal tanto sonno, mentre mangiava, a un tratto cascò nel piatto.

La notte seguente, finalmente, la giraffa riuscì a parlare con la fatina, che la fece tornare normale.



Lo Splendido

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Guittone da Montcuiex (ultima parte)

"Per queste misere strade ho incontrato solo gente incolta e spesso incivile. Non è da costoro che posso aspettarmi delle risposte" allora alza lo sguardo intorno finché lo stesso non va a posarsi su un un lontano monte che si staglia alto nel cielo. I villici lo informano che su quel monte risiede un vecchio eremita che pare abbia il dono della saggezza poiché ha le risposte a tutti i quesiti che gli vengono posti. Allora si dirige decisamente in quella direzione. Avvicinandosi ha modo di osservare meglio il posto. Si distinguono, adesso, due monti, uno più grande dell'altro che hanno insieme un'unica origine.
Ad una certa altezza il massiccio montuoso si divide in due tronconi dando origine a due montagne. La prima non è molto alta e termina con un dolce pendio su una rotonda vetta ricoperta di foreste, la seconda invece supera di parecchio in altezza l'altra e si inerpica fin oltre i mille metri con balze scoscese, speroni rocciosi e cavernosi fin sulla grulla cima dove, in una caverna deve trovarsi il vecchio eremita di cui parla la gente.
Faticosamente si inerpica da solo con il suo destriero su per le falde. Fabriciano ha deciso di non seguirlo, giù al passo ha notato che sull'altra montagna vi sono delle capanne e quindi vi sarà qualcuno che vi dimora. Confida al suo padrone che lo aspetterà lì, anche per l'intera vita, afferma.
Stanco e affamato, Guittone raggiunge l'umile dimora del saggio, scende da cavallo e cautamente si appresta a varcarne la soglia. Con stupore si accorge del tepore che vi alberga, e con esso una strana sensazione di pace. Si guarda intorno e, quando gli occhi si abituano alla penombra, si avvede che in quella miserrima dimora non v'è altro che uno sgangherato tavolo e alcune sedie ancora più pericolanti. In un angolo un camino emana un po' di calore misto a zaffate di fumo acre e, poco distante da esso, rannicchiato su un consunto cuscino un vegliardo rinsecchito e dalla barba lunghissima. Al suo fianco l'unico mobile

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   5 commenti     di: Michele Rotunno


La lucciola che non brillava

C'era una volta una lucciola che non brillava.
Questo la rattristava perché voleva anche lei emettere la luce come le altre.

Un giorno, sul giornale però, lesse che esisteva una dottoressa che poteva curare gli animali che esistono in tutto il mondo.
Così la lucciola, andò subito da lei.
La dottoressa non riuscì a guarirla subito, ma le disse di prendere una medicina, anzi uno sciroppo e di berlo sempre.
La lucciola, uscendo dalla visita pensò:
"Domani dovrò andare dalla mia amica volpe, e non posso prendere la medicina!"
"Come faccio a berla, mi vergogno di portarmela dietro."
Quando andò dalla volpe, non riuscì, infatti, a berla e cominciare la terapia ma c'era ancora tempo. Lo disse allora alla volpe, che le rispose:
"Perché non me l'hai detto prima? Bisogna fare presto perché il tempo è quasi finito. "Allora andiamo con la mia macchina presto!"
Così, tornata rapidamente a casa, riuscì a bere la medicina ma non guarì e non riuscì a brillare.

Andò ancora dalla dottoressa che stavolta le disse:
"Ora ho scoperto la verità!"
"Tu non hai mai brillato in vita tua!"

Primo finale
"Ognuno è diverso, tu sei fatta così, sei una lucciola che non brilla."
E la lucciola imparò ad accettarsi senza luce, anche perché i suoi amici non ci facevano caso e le sue compagne apprezzarono, sempre di più, la sua caratteristica unica, che la rendeva diversa e le dava un fascino particolare.

Secondo finale
Allora la dottoressa le dette una nuova medicina, più adatta, e lei brillò per sempre.



Il risveglio della tenerezza (terza parte)

All'alba quando spiragli di sole entravano nella stanza, Catherine si svegliò e si accorse che Daniel si era già svegliato. Dopo aver fatto colazione ed essersi vestita con l'aiuto delle cameriere, decise di andare a fare un giro a cavallo. Passò vicino alla sala reale, dove c'era Daniel alla scrivania, voleva salutarlo, ma non la vide così lasciò perdere.

Andò alla stalla e salendo su Oscar raggiunse il bosco, voleva ritrovare il piccolo Tenerì, lo desiderava tanto, ma non sapeva dove cercarlo. Si fermò vicino al cespuglio, dove lo aveva visto il giorno prima, ma non c'era nessuno, così un po'delusa continuò a cavalcare lentamente. Osservava attentamente tutto finché, mentre si disperse nei pensieri, comparve all'improvviso, saltando fuori da un cespuglio.

- Tenerì, finalmente ti ho ritrovato, ti ho cercato tanto!
- Anch'io ti aspettavo!
- Come stai piccolo?
- Bene cara amica. Vuoi venire con me che ti presento i miei fratellini?
- Certo!
Lei era già scesa da cavallo, gli prese la manina e si avviarono insieme a Oscar, che li seguiva tranquillamente.
- Ora andiamo vicino al torrente, dove c'è un'aiuola a forma di cuore con dell'erba speciale, fresca e naturale che dà solo benessere.
- Va bene! Disse lei, che sapeva di non averla mai vista, nonostante si era avvicinata al torrente.
Raggiunto il posto, si sedettero sull'aiuola delicatamente, era un grande cuore morbido e rilassante.
- Forza ragazzi, venite anche voi! Esclamò Tenerì. Così all'improvviso, Catherine vide correre e saltare tanti folletti con vestiti colorati, come il suo amico e raggiungerli sull'aiuola. Sorrise dolcemente a tutti e lui li presentò. Questi sono i miei fratellini e come me sentono particolari emozioni come gioia, tristezza, rabbia, fiducia paura e tante altre.
- Siete davvero bravi e simpatici!

Erano tutti attorno a lei e cominciarono a farle mille domande come bimbi curiosi, ma lei non rivelò il suo problema, cercò di rispondere loro serenamen

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   6 commenti     di: sara zucchetti


La leggenda del pozzo senza fondo (quarta e ultima parte)

Dopo qualche giorno arrivarono a destinazione, Amos lasciò Camilla davanti al negozio e andò a salutare i suoi genitori. Rimasero d'accordo di trovarsi vicino al pozzo dove andavano sempre e si erano incontrati la prima volta.
Camilla, vide che il negozio era chiuso, anche se era orario giusto di apertura e lo trovò strano. Decise di entrare in casa, anche se si sentiva un po' angosciata, per come avrebbe reagito suo padre rivedendola. La porta non era chiusa a chiave e in casa c'era un silenzio profondo, quel posto l'aveva sentito nel cuore tra i suoi più vivi ricordi per tante volte.
Non vide subito suo padre e si cominciò a preoccupare, lo chiamò girando un po'per la casa ma, non ebbe nessuna risposta, finché non raggiunse la camera e lo trovò nel letto con brutti malesseri. Aveva la febbre alta e una tosse fastidiosa e quando la vide gli sembrò di sognare. Lei si avvicinò e gli disse preoccupata: "Come stai papà? Presto, bisogna chiamare il medico."
"Non preoccuparti non è nulla di grave mi passerà, tu piuttosto pensavo fossi caduta nel pozzo e fossi morta, da quando te ne sei andata quel pozzo è rimasto senza fondo. Quanto mi sei mancata, mi sembra di vivere un sogno, piccola mia."
"Perdonami papà io sono andata via per vivere con lui, perché lo amavo, ma non riesco a dimenticare tutto il bene che mi hai dato, sei sempre stato nel mio cuore."
Lui rimase un po'sconfortato, ma la gioia di averla ancora accanto in un momento così difficile gli fece dimenticare tutto. Lei gli mise un fazzoletto fresco sulla fronte e andò a cercare il dottore nel paese. Quando lo trovò, gli spiegò che aveva bisogno, così andarono insieme a casa. Il dottore lo visitò e disse che era una brutta polmonite, così gli diede degli antibiotici.
Poi aggiunse: "Se non veniva a chiamarmi, però non sarebbe mai riuscito a guarire, deve ringraziare sua figlia. Ora si riposi, prenda le medicine e presto si rimetterà in forma!"
Lei sorrise, contenta dell'aiuto che

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   4 commenti     di: sara zucchetti


bianca-neve e i 7 vani

Pora Bianca-Neve, co’ ‘n nome così scontato nun poteva che esse amica de Verde-Prato e Azuro-Celo. Sempre de niscosto ar Principe(Azuro pure lui)che è geloso come ‘n Hotello…. e quanno ce se mette da’ er massimo(***** 5 stelle).
Er cacciatore che se aggirava nella favola cor core ‘n mano consijò a Bianca-Neve d’anna’ner bosco perché c’era ‘na casetta de 7 vani.
Nun era n vendita anche se la Tecno-Bosco je stava a fa’ er filo da parecchio.
La Matrigna cattiva aveva trovato er modo de fa’ li sordi, comprava le mele ar mercato je dava ‘na mano de vernice rossa sulla coccia e je appicicava er bollino adesivo:MELINDA & ER BRIGADIERE…così nisuno ciaveva er coraggio de denuncia’ la contraffazzione.
L’animali der bosco ereno stufi…. Bianca-Neve je trovava sempre quarcosa da fa’:
“Lavate li piatti”…”Rassettate la casa”….”Pulite per tera”…’nzomma…sfruttati e marpagati decisero de rivorgegese ar sindacato la “CI. SLegate. pe. ffavore”.
Dar canto loro li 7 Nani c’aveveno sempre da lavora’nella miniera de diamanti pe’ paga’ er conto dello pisicanalista. Si, perché loro annaveno curati, s’ereno messi ‘n testa de esse’ li rivali dei “GLOBBE-TROTTE” pe’ gioca co’ loro la mitica partita der core:NANI contro MORETTI!
Stretta la noia.. devo anna’ via…. dite la vostra.. c’ho detto la mia!




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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia