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Favole per bambini

Pagine: 1234... ultimatutte

La mia prima favola

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   1 commenti     di: Aure


L'isola dei sentimenti

Il vulcano con il suo ruggito annunciò
che l'isola dei sentimenti stava per sprofondare nell'abisso.
Tristezza con le sue amiche:
Paturnia e Ansia, diedero l'allarme.
Gioia, Buonumore, bellezza e Sapere con tutti gli altri sentimenti
andarono alle loro imbarcazioni e partirono.
Tranne l'Amore volle aspettare fino all'ultimo, per amore dell'Isola:-)
Il vulcano fu brutale, fiume di fuoco, ed esplosione di rocce incandescenti.
Quando l'isola fu sul punto di esplorare, e la Speranza gli passò dinnanzi,
'Amore decise di chiedere aiuto.

La Vanità passò con il suo veliero luccicante
e vele di seta, vicino all'isola.
" mi puoi portare con te?" Disse 'Amore.
" mi dispiace tanto, ma tanto,
gli specchi debbono guardare solo me!" Disse Vanità.

Poi passò la ricchezza con la sua banca
super lussuosa, e 'Amore le disse;
" mi puoi portare con te dai?"
" non posso, c'è molto argento e
oro sulla barca non c'è posto per te!"

Vide 'Orgoglio, sguardo fiero e deciso
con la sua barca nell'equilibrio del giusto.
"Orgoglio! Aiuto portami con te?"
" non posso, mi squilibri la barca!"

Allora 'Amore chiese alla Tristezza che passò la vicino.
"Tristezza ti prego, tanto tanto portami via da qui?"
" peccato, sono così triste da voler star sola.."

Poi passò Passione, con la sua barca strapiena di naufraghi
dalle loro barche, tra spintoni e trambusto, s'avvicinò per farla salire.
'Amore contentissima.. (grandi amici).
Nello stesso istante passò Speranza, su di un centocinquanta cavalli compress,
ehm, seguì stretto Buonumore.
Passione non riuscì, l'onda fece immondo d'allontanare la barca,
e 'Amore non poté salire, Passione ignaro proseguì.

'Amore stava per morire..
Quando udì una voce;

"Vieni, vieni fai presto Amore ti prendo con me!"

Fu un vecchio, con lunghi capelli e barba bianca, con il suo sorriso lieve,
come sé sapesse tutto.
'Amore, si sentì così riconoscente da non saper cosa dire.
Il suo sorri

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   0 commenti     di: Clio


Lu parrinu e li soru schettiU PARRINU E LI SORU SCHETTI

Il Cuntu è stato il prodotto narrativo più comune pur nella sua disperata e disperante ingenuità della Civiltà contadina la rivela meglio di un saggio di sociologia. Gli ingredienti ci sono tutti: la speranza, la miseria, la superstizione, la tristezza, la magia, la religione, il lieto fine. Questo cunto, uno dei tanti, veniva raccontato dagli anziani la sera dopo il pasto. si ripeteva all'infinito, ogni volta lo stesso ed ogni volta nuovo, perchè il cuntastorie aggiungeva sempre qualcosa o toglieva se aveva fretta di andare a dormire, incurante delle proteste di quanti di noi ricordavamo le parti del racconto tagliato. Auguro buona lettura a quanti avranno la pazienza di addentrarsi nel racconto.

C'era 'na vota 'na viduva, lu maritu murennu l'avia lassatu cu tri figli nichi e idda mischina cu granni sacrifici li purtava avanti. Amuninni chi vinni lu tempu chi li picciotti avianu divintatu grannuzzi, allura la matri li riunii e cci fici un beddu discursu:
"Figli mei, sinu a quannu atu statu nichi, ju cu granni sacrifici haiu mantinutu a tutti, oramai siti granni perciò un pezzu di pani agghiri dintra cci l'aviti a purtari".
Lu granni si fici avanti.
"Dumani matina prestu, mi nni vaju a la chiazza, sutta lu roggiu di lu spitali, dunni fannu l'omini pi ghiri a travagliari e videmu si mi capita la jurnata".
Accussì fici. La matina prestu chi cc'era ancora scuru, lu figliu granni si nni ju sutta lu roggiu dunni si riunianu tutti l'omini chi circavanu travagliu e si misi ad aspittari chi un patroni lu chiamassi pi fari la jurnata.
Mentri lu picciottu era dda chi aspittava, di la chesa vicina nisciu un parrinu chi avia dittu missa, s'avvicinau a iddu e cci dissi:
"Beddu giuvini, vò travagliari"?
"Certamenti signuria, sugnu ccà a Ddiu e a la furtuna, spirannu chi quarcunu mi chiama pi farimi travagliari, accussi pozzu purtari pani a la casa".
"Cci vo veniri cu mia a travagliari"?
"Macari a Ddiu, si vossia mi cci porta ju cci vegnu vulinteri e cci di

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"Favola ad Azibi"

Miei cari ascoltatori e mia cara Lettrice, la storia che vado a narrarvi non e' frutto di fantasia, ma e' il racconto di quella che potrebbe essere definita una Favola, la più bella fino ad oggi raccontata.
I protagonisti di questa storia furono due bambini, in realtà... un bambino, Arf, e una bambina, Nat, e nn poteva essere diversamente; eh si miei cari lettori perchè questa storia non e' stata vissuta sulla Terra, ma su un pianeta magico, lontano lontano, un pianeta bellissimo popolato solo da bambini; il suo nome è Azibi.
La conformazione geologica di Azibi, nonostante esso sia milioni di anni luce lontano dal nostro pianeta, è molto simile a quella sulla Terra, c'è il mare, la spiaggia, le colline i prati fioriti, animali e piante, e tutto quello che sulla Terra possiamo trovare e su di una delle spiagge più belle che occhi di bambino possano vedere sorge la "capitale" nonchè" unica città di questo meraviglioso paradiso, "Assivle".
La caratteristica principale delle sue costruzioni, case, strade e quant'altro è costituita dal fatto che sono tutte tondeggianti. Su Assivle nn si costruisce nulla con l'utilizzo della linea retta, anzi, in verità, i suoi abitanti nn hanno proprio idea di cosa sia una linea retta...
Per farvi capire meglio, dal momento che io ci sono stato ed ho potuto vedere con i miei occhi di cosa si tratti, vi descriverò la casa di uno dei nostri protagonisti...
Nella periferia sud della Capitale, nella zona più rigogliosa, pulita, e felice della città, "Campo dei Fiori fioriti", così si chiamava, sorgevano una serie di villette così belle e particolari da strappare un sorriso a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vederle.
Tutte avevano il giardino privato, molte avevano anche la piscina, e tutte erano costituite da un solo piano, in realtà tutta la Capitale era costruita così; si, ad Assivle nn usano mettere una cosa sopra l'altra, come a volte sulla Terra facciamo anche con i pensieri, ad Assilve nn

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Il leone che non sapeva ruggire

Appena nato Leo emise un suono più simile ad un belato che ad un ruggito, sia pure flebile. La mamma non si preoccupò e pensò: "Crescerà e il suo ruggito farà tremare tutta la foresta". Leo cresceva ma la sua voce non cambiava.
La leonessa cominciò a preoccuparsi, ma non perse la speranza. Quando arrivò il tempo dello svezzamento, la mamma gli procurò teneri bocconi di gazzella che aveva appena cacciato. Con sua grande sorpresa, Leo le annusò e... belando, li rifiutò. " Strano che non gli piaccia la gazzella. - pensò la leonessa - Stanotte spero di riuscire ad uccidere un cerbiatto". Lo riattaccò alle mammelle dalle quali Leo succhiò avidamente il latte. Era evidente che era affamato. Il giorno seguente mise davanti a Leo teneri bocconi di cerbiatto ma Leo, con una espressione disgustata, si allontanò e, con grande sorpresa e disappunto della madre, andò a strappare ciuffi di un' erba che cresceva fuori dalla tana. Li mangiava lentamente, assaporandoli con gusto. La leonessa, questa volta, si preoccupò seriamente. "Un figlio vegetariano! - esclamò - Ma come è possibile?. Devo fare qualcosa". Andò a chiedere consiglio a un vecchio leone considerato il re della foresta. Questo ascoltò e rimase un po' in silenzio, perplesso. Poi disse: "Chiudi tuo figlio per un paio di giorni nella tana ben fornita di carne ed acqua. Tu allontanati. Potrebbe piangere e tu non resisteresti all'impulso di andare da lui. La leonessa seguì punto per punto i consigli del vecchio leone. Chiuse Leo nella tana e, per due giorni, si allontanò con una grande pena nel cuore.
Il terzo giorno aprì la tana. Leo aveva tentato di mangiare ma aveva provato tanto disgusto da sputare subito il boccone che giaceva a terra con le deboli impronte dei suoi dentini. Se ne stava accovacciato in un angolo, esausto. La leonessa si spaventò. Corse a strappare ciuffi dell'erba che Leo aveva già mangiato e glieli portò, accarezzandolo e leccandolo mentre Leo divorava l'erba.
"Ti

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Enrica la formica, ultimo atto

Enrica la supplicò nuovamente, nulla da fare non le credeva. Finse di andarsene e repentinamente scattò verso l’ingresso del nido, ma la formica soldato non si fece sorprendere. Sbarrandole il passo la inchiodò con la sua possente zampa sul terreno e si apprestava a colpirla con la terribile mandibola quando un grido la bloccò:
-Fermati, non ucciderla!- il Saggio Grillo, con un balzo si frappose tra Enrica e le mandibole della grossa formica
-Enrica dice la verità, siete tutte in pericolo, un enorme esercito di formiche legionarie è in procinto di attaccarvi. Avverti la Regina.-
Vennero accompagnati al cospetto della Regina informandola di ciò che erano venuti a sapere.
- L’effetto sorpresa ci avrebbe sicuramente annientati, ma ora le possibilità di salvarci sono aumentate. Grazie a voi prepareremo le difese opportune.
-Ma maestà - intervenne il saggio Grillo – l’esercito che sta per attaccarci è di centinaia e centinaia di formiche, voi siete troppo poche.-
-Tutte combatteranno -continuò la Regina - anche le operaie, le formiche otri. Prepareremo trappole, scaveremo nuove gallerie per intrappolarle. Sarà durissima, ma vinceremo.-
Enrica ascoltava rapita le parole della sua Regina, si sentiva invincibile e disse:
-Sì maestà, combatteremo fino alla fine. Io darò la mia vita per il nido, ma posso consigliarle una cosa?
-Dimmi Enrica-
-Ho sentito la Regina delle Legionarie affermare che dopo noi avrebbero attaccato tutti i formicai del prato. Se io ed il Saggio Grillo partissimo immediatamente riusciremmo a lanciare l’allarme a tutti i formicai e sono sicura di riuscire a convincerli: verranno tutte in nostro aiuto.-
La regina ci pensò un attimo e capendo che pure il parere del Grillo concordava con la formichina, acconsentì.
Enrica ed il Saggio Grillo non si persero in chiacchiere, in men che non si dica partirono per la delicata missione.
Nel formicaio tutte le formiche erano in fermento, scavarono finte gallerie, allagarono,

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   2 commenti     di: cesare righi


Ladro amico

Due amiche puzzole abitavano in una casa nel bosco.
Una sera, mentre le due amiche dormivano, un ladro gli entrò in casa.
Le due non si erano accorte che il ladro gli era entrato in casa, ma se ne accorsero la mattina dopo.
Qualcosa non c'era più quindi si accorsero dell'arrivo del ladro.
Mancavano una tovaglia, un osso di gomma, due rose e un bicchiere con l'acqua dentro.

Una delle due, allora, fece una trappola. Scavò una fossa e ci mise qualcosa sopra per nasconderla alla vista. L'altra puzzola, nel frattempo, si preparò un panino.

Quando tornò per mangiarlo, ci cascò lei nella trappola.
La prima disse:
"il ladro finalmente!"
Subito dopo, però:
"Oh no amica mia, sei finita tu nella mia trappola!"
L'altra puzzola disse:
"Si, sono finita nella tua trappola ed ora come faccio a tornare su?"
Ed aggiunse:
"Guarda un po' in magazzino se c'è una corda."

Presero la corda ma mentre la puzzola si arrampicava, la corda si spezzò.
Quindi alla fine usarono la scala.

Dopo la disavventura, però, la trappola funzionò perché durante la notte seguente catturarono il ladro dinosauro.




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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia