In mare c'era un pittore chiamato "Lejeux Sonfet", era un pesce che dipingeva fuori dal mare. Alzava la testa fuori dall'acqua e dipingeva i suoi quadri, che restavano fuori.
Lui era famoso in tutto l'oceano e certe volte i pesci di Pescelandia parlavano di lui, come quando, un giorno, andò a una gara per pittori e vinse il primo premio.
Ogni giorno inventava anche qualcosa, e una volta decise di dipingere un quadro e portarlo nel mare.
Quando lo immerse però, dopo aver finito, i colori uscirono dal quadro, e il mare diventò tutto colorato con le onde di colori diversi che si alternavano.
Il mare prese tutti i colori che esistevano diventando così un grande quadro colorato, e questo fu il suo quadro più grande e più bello.
C'era una volta un cigno, chiamato "lo Splendido"; un po' perchè era uno degli esemplari più belli, effettivamente, della zona ed un po' per ironia perchè poi, via, negli atteggiamenti e nei modi... se la tirava!
I cigni erano i volatili più belli ed imponenti di quella zona del Necktar, il fiume che bagna la città di Tubinga, e lui, pertanto, sentendosi il più bello tra i cigni aveva facilmente fatto le somme!
Il migliore dei migliori.
Si sentiva il re indiscusso di quella parte di fiume, di tutto il tratto che tagliava in due l'amena cittadina.
C'è un vantaggio, certo, ad essere cigni, ma non bisogna approfittarne perchè gli svantaggi sono in agguato. Ed il nemico era... un ponte.
Tutti i cigni ci passavano sotto; era il modo più semplice per passare da una parte all'altra del fiume, che il ponte divideva. Scavalcarlo era faticoso e passarci attraverso pericoloso.
Non era un ponte piccolo, nel suo interno ci passava l'arteria principale del traffico urbano nonché due ampi marciapiedi dove passavano, specie nel pomeriggio, molte persone.
Ma lui era "lo Splendido" e la saggezza non faceva parte delle sue qualità.
Così azzardò l'impresa che lo avrebbe reso ancora più orgoglioso di se stesso, ed avrebbe messo a tacere anche le battutine ironiche che si facevano sul suo conto: grande, grosso e...
E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo, per certe battute che venivano fatte tra i cigni e tra gli altri uccelli del Neckar, decise che era il giorno giusto.
Bhe, insomma, la rabbia lo accecò non poco nel decidere che sarebbe passato attraverso il ponte e che avrebbe anche attraversato la strada per poi planare dall'altra parte.
Lo disse prima di allonanarsi dalla mezza dozzina di cigni che sostavano, stanchi ed indolenti, sotto il ponte, godendone la frescura.
Un breve volo risalendo il fiume per prendere lo slancio, e via.
Il ponte si avvicinava rapidamente, occorreva essere accorti, rallentare mettendo le ali pi?
Era una notte buia e nuvolosa, in cielo non c'era neanche una stella e anche la luna si nascondeva nell'ombra del mistero. Dopo una passeggiata Lia si accorse che stava diventando nuvoloso ed era tardi, così si avviò verso il ponte del lago per tornare a casa.
Era un grande ponte moderno con corrimano e sbarre, sotto c'era una ferrovia protetta da reti metalliche. Lei adorava quel posto pieno di ricordi, fin da piccola lo attraversava con piacere anche se prima era di legno e aveva uno aspetto più antico, ma tutto può cambiare nella vita. Osservava spesso il lago e l'acqua tranquilla le accarezzava il cuore regalandole serenità.
Si fermò un istante, appoggiò le braccia al corrimano del lago, guardando il cielo con un sorriso anche se mancavano le stelle. Dispersa nei suoi pensieri, abbassò la testa e si coprì un attimo il viso con le mani sfiorandolo e sentendosi molto rilassata. Si sentiva sola, in quel'atmosfera notturna, ma con il cuore pieno di gioia e speranza.
Nel lago c'erano due bellissimi cigni bianchi e con il becco arancione, lei non li aveva notati per il buio. Erano un maschio di nome Delì e una femmina di nome Delè. Uno davanti all'altra, piegando il loro lungo collo creavano teneramente un unico cuore e fioriva un profondo amore, immagine spettacolare della natura. Delè era molto emozionata e provava sensazioni bellissime, lui la faceva felice e l'atmosfera cambiò improvvisamente. Il cielo si schiarì, scomparvero le nuvole e le stelle risplendevano con la luna nell'immenso cielo. Se ne accorse anche Lia e si mise a contemplare con serenità.
Delì voleva rendere quel momento ancora più romantico, mostrando a lei il suo splendido volo e cercandole un pensiero.
-Aspetta qui Delè, torno subito!
-Dove vai, non mi lasciare sola
-Vedrai tornerò con una sorpesa!
Delì partì in volo e Lia lo vide subito salire verso il ponte riconoscendo che era un bel cigno, purtoppo sbagliò destinazione e finì incastrato con il corpo ne
"Tu mi hai donato la vita e io la vivrò anche se tristemente". Questi erano i pensieri di Betty, una ragazza di quindici anni che da cinque anni soffriva per una malattia che dava solo tristezza. Per colpa di quella non poteva uscire, non poteva danzare, non poteva studiare, aveva sempre disturbi e la preoccupazione che da un momento all'altro potesse stare male. Il cuore era tanto tormentato che scoppiava a piangere spesso e anche se cercava di resistere e combattere questo dolore certe volte non ci riusciva. Pensava però che c'erano situazioni di salute più difficili di questa e così dai suoi occhi nasceva sempre una luce di speranza nel riuscire un giorno a guarire e cambiare vita.
I giorni e i mesi passavano ma lei non era ancora guarita, finché un giorno lì da sola a pensare nel buio fatato, apparve una lucina. Betty impaurita si chiedeva che fosse, ma appena vide il suo volto nacque un sorriso perché aveva davanti a sé Gesù. Parlarono e lei gli raccontò del suo problema e lui gli disse: " Ti aiuterò io, ma tu in cambio dovrai riempire questo cofanetto d'amore". "Come"? Si chiedeva Betty e lui rispose: "Dovrai compiere tre opere buone". Betty gli rispose: " ce la farò"! Sicura di se stessa.
Il mattino dopo, giornata come le altre, Betty cominciò ad aiutare i suoi genitori in negozio e per tutta la settimana gentilmente servì il pane, orgogliosa di se stessa.
Dopo qualche giorno si ammalò suo nonno fu ricoverato all'ospedale per essere operato di calcoli. A lei dispiaceva e così andò subito a trovarlo, rimanendo sempre vicino a lui sia di giorno che di notte. Intanto osservava le infermiere che lavoravano con tanto amore e si interessò al loro lavoro, avrebbe tanto voluto farlo anche se non si sentiva molto sicura in quel posto e poi la malattia che aveva lo impediva, ma chissà forse un giorno ce l'avrebbe fatta tenendo sempre la speranza nel cuore. Poi suo nonno guarì e felici tornarono a casa.
Il giorno dopo scendendo vide sotto casa
Come ogni sera mi ritrovo sul letto del mio bambino pronta a raccontare una storia per farlo meglio addormentare.
C'era una volta, così ogni favola deve iniziare, un grande bosco di querce, ben curato dal contadino, che spesso, proteggeva i piccoli germogli appena nati dalle ghiande cadute durante l'autunno, spostandoli in piccoli vasi per farle crescere più forti e per poterle così ripiantare nell'estate successiva. Le sceglieva con cura e tutte le sue piccole ghiande, erano poi diventate grandi alberi sotto i quali spesso si fermava per sognare e fantasticare.
Un autunno però ne dimenticò una, era molto piccolo il suo germoglio e nascosto sotto una ricca coltre di foglie secche.
-Che paura, come faccio, non mi ha visto!- pensava la piccola ghianda - Non posso resistere tutto l'inverno, di certo il gelo mi farà morire. Grande mamma Quercia ti prego dimmi cosa devo fare, per poterlo richiamare, per essere anch'io custodita al calduccio e andare a fare compagnia alle mie sorelle la prossima estate -.
La grande mamma Quercia cercò di tranquillizzarla - Mia dolce e piccola creatura, non devi avere paura della natura. Noi tutte siamo nate qui sotto il gelo, tra i caldi estivi, guardaci siamo grandi, forti, imponenti. Sai cosa ti dico, è una fortuna che ti abbia dimenticato, non sempre essere protetti dal tutto è il modo migliore per crescere -.
Così la piccola ghianda si fece coraggio e stringendosi per come poteva alla sua imponente mamma, cresceva. Scoprì allora il fresco odore dell'autunno, tutte quelle foglie dei colori così diversi, vide altre ghiande come lei iniziare a crescere, sentì la pioggia scorrere sulle sue piccole ramificazioni, ma soprattutto conobbe la neve, il freddo e il gelo. Tutto riuscì a vincere, ma vi era una sola cosa che non sopportava ed era il vento.
Il vento la spaventava, temeva la potesse sradicare. Lui riusciva a intromettersi in tutti gli angoli scoperti. La sbatteva di qua e di là, le faceva il solletico, la spin
Nascosto nella sua tana il piccolo topolino nero, dalla coda e dai baffetti lunghi, osservava il mondo passare. Era molto invidioso del suo amico che usciva a giocare senza paura, ma lui non ne aveva il coraggio.
Il tempo passava e lui era sempre chiuso lì mentre il suo compagno fuori conosceva una dolce topolina e si divertiva. La gran paura del piccolo topolino Tom era un gatto enorme bianco. Lo chiamavano il gatto delle nevi perché era un micio aggressivo, cattivo e come tutti i felini andava a caccia di topini e compariva all’improvviso.
Il suo amico ogni volta faceva la figura del coraggioso con l’amica, ma a volte l’apparenza inganna, in realtà il gatto non c’era sempre e aveva paura anche lui, anche se non lo dimostrava.
Un giorno decise di chiedere aiuto al suo amico, per superare il suo problema di paura, che sembrava tanto buono e coraggioso, ma ancora una volta rimase deluso.
Doveva rassegnarsi, finché non sentì una voce dispersa nell’oscurità della tana che gli sussurrava di affrontare la situazione. Questa voce gli diede la forza di uscire dalla tana, così si avvicinò pian piano al buco e il cuore cominciò ad aumentare il battito.
La tensione dentro di lui aumentava sempre di più e i brividi di paura gli torturavano il cuore. Chiuse gli occhi, cercò di respirare profondamente e si trovò davanti all’improvviso l’enorme gatto delle nevi. Lo fissò con i suoi occhi agghiaccianti e tirò fuori le unghie per attaccare, il topolino cadde nel panico profondo. Si sentiva sconvolto e senza forze, ma il cuore batteva ancora e lui era lì non poteva lasciar stare tutto adesso che aveva rischiato.
Così pensò alla sua amica e utilizzò la sua unica arma segreta che era la velocità, ma fuggendo e ritornando nella tana non avrebbe risolto il problema, la paura va affrontata non evitata.
Se ci pensava, capiva quanto era ignorante rimanere sempre chiusi dentro per paura e rinunciare alle meraviglie della vita. La topolina rimase affa
C’era una volta una gallina e i suoi pulcini che vivevano nel pollaio di una fattoria.
Mamma gallina disse ai suoi pulcini:<< Non esagerate a mangiare!>>
I pulcini obbedirono ma il più dispettoso però non obbedì.
A lui piaceva il mangime al cioccolato e diventò un pollo.
Dopo qualche mese il contadino prese il pollo e decise di ucciderlo per mangiarlo.
La gallina disse ai pulcini:<<Avete visto cosa è successo a vostro fratello?>>
Tutti dissero:<<Si!>> E un pulcino poco dopo disse:<<è stato mangiato>>
La morale di questa favola è di non esagerare mai nel mangiare se no siamo pronti per essere il pranzo di Natale!.
Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie
Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia