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Favole per bambini

Pagine: 1234... ultimatutte

Sono solo foglie

Ogni stagione che si rispetti ha la sua peculiarità.
L'inverno la fredda neve, l'estate il caldo sole, la primavera l'esplosione della vita, l'autunno... l'autunno...
-Inutile è da 7 giorni che siamo qui riuniti e non riusciamo a trovare una peculiarità per l'autunno- esclamò spazientito Mago inverno e aggiunse
-Sono stanco, sapete che vi dico l'autunno me lo prendo io. Così inizierò il 21 settembre e tiro dritto fino al 20 marzo-
-No, no, non si può- esclamò scandalizzata Fata primavera
-Se tu prendi tutto quel tempo io non potrò sbocciare, ogni stagione ha delle regole precise da rispettare. Madre Terra ci ha creato per un motivo, noi dobbiamo perpetuare la vita. Bisogna trovare qualche cosa per autunno. _
La Dolce estate volse il suo caldo sguardo ad Autunno che se ne stava in disparte, timoroso di profferir parola, si sentiva quasi superfluo.
-Su Autunno vieni qui tra noi ed aiutaci a pensare come puoi annunciarti agli uomini-gli suggerì Dolce estate.
Il timido autunno si avvicinò titubante e balbettando leggermente disse:
-Io... io... pe.. pe.. pensavo che se l'estate si annuncia con il caldo sole, le lunghe giornate, la gioia dei bambini che corrono nei prati, la primavera invece con la rinascita della vita: le gemme lo sbocciar dei fiori, il canto degli uccellini, le nuove gemme sugli alberi, le fresche foglie degli abeti, dei castagni e l'inverno con l'immacolata neve, i ghiacciai di cristallo, la furia degli elementi... io... io...- ed iniziò a piangere disperatamente
-non lo so... e... e... ecco!- e giù a piangere di nuovo
Fata primavera riflettè su ciò che aveva detto Autunno, le gemme, le foglie, la nuova vita... ma certo esultò
-Le foglie, facciamo che in autunno cadano le foglie, altrimenti come farei io a far nascere nuove gemme. Come farebbero gli alberi ad avere sempre nuova linfa, se rimanessero le foglie sugli alberi si fermerebbe tutto il mondo e noi non potremmo esserci. Nemmeno Madre Terra esisterebbe.-
Dolce estate

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   1 commenti     di: cesare righi


La leggenda del pozzo senza fondo (prima parte)

Tanto tempo fa, in un piccolo paesino di campagna, viveva Camilla. Una fanciulla di circa venticinque anni, dai capelli lunghi e folti color castano chiaro, che legava spesso con un nastro rosa e gli occhi azzurri. Essa abitava in una semplice piccola casetta, con il padre Anselmo di cinquanta anni e con i capelli neri, ma anche qualcuno bianco. Accanto alla casetta c'era un negozio di antiquariato, dove il padre lavorava e Camilla lo aiutava.
Fin da quando era piccola, aveva vissuto lì e osservava sempre gli oggetti preziosi, che il padre recuperava da ogni parte del mondo, facendo viaggi, quando era molto giovane, oppure gli erano consegnati da molta gente. Purtroppo Camilla, perse la madre, perché era malata, quando aveva circa cinque anni, ma il padre riuscì a crescerla bene lo stesso. Lei diventò una ragazza seria, perché era molto responsabile delle sue azioni, dolce, sensibile, ma allo stesso tempo molto forte. Il padre era sempre stato buono con lei, anche se non voleva dimostrare tenerezze e amore, Camilla capì fin dall'inizio quanto le voleva bene.
Le sue azioni quotidiane, oltre ad aiutare il padre a sistemare il negozio, erano diverse. Puliva la casa, faceva da mangiare e lavava i panni al fiume come tutte le donne. Poi andava a prendere l'acqua in un pozzo, come faceva anche la sua mamma, quando lei era molto piccola. Il pozzo non era tanto distante da casa, si trovava su una bassa collinetta vicino all'entrata del bosco, era di una semplice forma circolare costruito con pietre, che lo contornavano per circa un metro di altezza e due colonne che reggevano una copertura di legno, decorato con foglie e fiori. E infine una carrucola con secchio di legno.
Il negozio era di piccole dimensioni e poco illuminato, (con minuscole finestre) per creare anche l'atmosfera antica e misteriosa. Conteneva cose antiquate, tra le quali c'erano una credenza con vetri e una libreria, non tanto grandi ed entrambi in noce massello. Quadri con splendide cornici deco

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   12 commenti     di: sara zucchetti


Leo... nino il leone vegetariano

Qui dove il fiume Congo scorre solitario e impetuoso, vi è la foresta di Kisangani. Regno incontrastato di feroci carnivori e veloci erbivori, simpatiche scimmiette e imponenti elefanti. Qui nasce la nostra storia. Non temete, noi non corriamo nessun pericolo, è sufficiente rimanere tutti vicini e non abbandonare l’autobus della fantasia.
Se avete acquistato il biglietto, prego salire: si parte.

Enrica è una scimmietta pettegola e simpatica, nata 2 anni fa nella foresta di Kisangani, ha imparato in fretta a farsi voler bene da tutti gli animali. Quando uno di loro desidera mandare un messaggio, incarica lei, che in quattro e quattr’otto lanciandosi da una liana all’altra, recapita la missiva. Ma è da un giorno o due che nessuno la vede, dove sarà mai?
Venite, addentriamoci ancor più in questo intrigo di piante e felci…shttt piano.
Attenti a non disturbare quell’enorme pitone Ehi eccola, ma che sta facendo?
Rannicchiata dietro un albero, concentrata al massimo, non si accorge nemmeno di noi, è in attesa di un evento straordinario: Regina, moglie di Ras è in procinto di partorire l’erede legittimo al regno di Kisangani.
Non sapete chi è Ras? Ras è il re della foresta, temuto da tutti gli animali, Ras è sua maestà il leone. Folta criniera, occhi gialli impenetrabili, fisico possente e mandibole terribili. Tutti lo temono, non ha pietà per nessuno, ogni suo desiderio è ordine. Regina è la moglie, leonessa dolce, dal carattere mite, nella foresta si mormora che è stata una fortuna per tutti che Ras abbia sposato una così tranqulla leonessa, se malauguratamente, si fosse invaghito di Rasha, la perfida, brrr: meglio non pensarci.

Torniamo a Enrica, eccola in attesa, ci siamo, Regina è prossima al parto.
Ras, nervosissimo, non smette di camminare avanti e indietro.
Enrica si sporge ancor più, quando improvvisamente sente gridare: è nato, è maschio! È nato il nuovo re della foresta. Immediatamente Ras, si precipita sul cucciolo

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   1 commenti     di: cesare righi


Il primo amore non si scorda mai

Vagavo senza meta lungo una strada larga e deserta. Non ero triste, ma neppure allegra. Sentivo soltanto un vuoto dentro a cui non sapevo dare una ragione e non riuscivo a capire da cosa fosse generato. Mi sentivo solamente priva di un qualcosa, ma non sapevo cosa.
Benché la pioggia da poco avesse smesso di scontrarsi contro la mia testa, le sue gocce erano ancora sulla strada dando vita a piccole pozzanghere. Continuavo il mio cammino, tenendo il capo abbassato e guardando l'asfalto sotto i miei piedi, quando fui colpita dal riflesso generato da una delle tante chiazze d'acqua.. In essa, infatti, c'era un arcobaleno che risplendeva e soffermandomi a guardarne i colori, rimasi scioccata nel guardare la mia immagine, non certo per presunzione, ma per il semplice fatto che vidi uscire dalle mie spalle una sola ala tutta bianca, una di quelle ale che hanno solo gli angeli. Sì, proprio così, una sola ala. Non riuscivo a capire come mai.. di solito le ali sono due e io invece ne avevo una, come era possibile? Alzai lo sguardo dalla pozzanghera per poi ricalarlo, ma niente, l'ala era lì e sempre sola.
Ripresi a camminare senza distogliere i miei pensieri da ciò che avevo da poco visto. Vidi un'altra pozza d'acqua e mi ci rispecchiai. La stessa visione. Sempre una sola ala. Continuai il cammino per arrestarmi subito alla pozza seguente e la visione era sempre la stessa. Ero incredula e forse per questo volsi lo sguardo al cielo, come se volessi avere una risposta da qualcuno, ma chi poi? da Dio? o forse da un angelo? Ma il mio stupore continuò a crescere quando, tornando a guardare la strada, vidi che le ali erano diventate due. Sì proprio così, due ali, ma il mio stupore non svanì, bensì aumentò nel vedere che le due ali non erano mie. Solo una apparteneva a me, l'altra apparteneva a un ragazzo dai tratti delicati, occhi belli da benedire, sorriso puro e sensibile, che mi disse:
- Sei tu!
- Che vuoi dire? - chiesi, mentre una strano benessere avvolge

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   4 commenti     di: Giulia Gabbia


Le due vite del topo

In un giorno fortunato un topolino trovava una moneta, un DVD nel mare, e una rosa.

In un giorno normale pensò di essere ancora fortunato, così prese la sua macchina ma gli venne un po' di sonno e fece un incidente stradale.

Lui morì sul colpo e la sua anima disse:
"Dove mi trovo oh mamma mia!"

Si trovava nel cielo e vide un Angelo che gli disse:
"Se vuoi ritornare in vita promettimi però che starai attento perché sennò devo fare tanta fatica per farti ritornare in vita.
E il topolino disse: "Va bene te lo giuro sull'istinto di topo, va bene."
"Ricordati, stai attento, attento e attento." Gli ripeté l'angelo.

Quando il topolino tornò vivo disse:
"A volte i pensieri portano sfortuna."

"Questa può essere una lezione!" - disse " L'ho proprio capita."



Il topolino coraggioso

Nascosto nella sua tana il piccolo topolino nero, dalla coda e dai baffetti lunghi, osservava il mondo passare. Era molto invidioso del suo amico che usciva a giocare senza paura, ma lui non ne aveva il coraggio.
Il tempo passava e lui era sempre chiuso lì mentre il suo compagno fuori conosceva una dolce topolina e si divertiva. La gran paura del piccolo topolino Tom era un gatto enorme bianco. Lo chiamavano il gatto delle nevi perché era un micio aggressivo, cattivo e come tutti i felini andava a caccia di topini e compariva all’improvviso.
Il suo amico ogni volta faceva la figura del coraggioso con l’amica, ma a volte l’apparenza inganna, in realtà il gatto non c’era sempre e aveva paura anche lui, anche se non lo dimostrava.
Un giorno decise di chiedere aiuto al suo amico, per superare il suo problema di paura, che sembrava tanto buono e coraggioso, ma ancora una volta rimase deluso.
Doveva rassegnarsi, finché non sentì una voce dispersa nell’oscurità della tana che gli sussurrava di affrontare la situazione. Questa voce gli diede la forza di uscire dalla tana, così si avvicinò pian piano al buco e il cuore cominciò ad aumentare il battito.
La tensione dentro di lui aumentava sempre di più e i brividi di paura gli torturavano il cuore. Chiuse gli occhi, cercò di respirare profondamente e si trovò davanti all’improvviso l’enorme gatto delle nevi. Lo fissò con i suoi occhi agghiaccianti e tirò fuori le unghie per attaccare, il topolino cadde nel panico profondo. Si sentiva sconvolto e senza forze, ma il cuore batteva ancora e lui era lì non poteva lasciar stare tutto adesso che aveva rischiato.
Così pensò alla sua amica e utilizzò la sua unica arma segreta che era la velocità, ma fuggendo e ritornando nella tana non avrebbe risolto il problema, la paura va affrontata non evitata.
Se ci pensava, capiva quanto era ignorante rimanere sempre chiusi dentro per paura e rinunciare alle meraviglie della vita. La topolina rimase affa

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   3 commenti     di: sara zucchetti


La stanza proibita (seconda parte)

Prese la chiave e sistemò il quadro. Si girò e si avvicinò alla porta, sospirò profondamente e poi decisa infilò la chiave nella serratura. Dopo averla girata un paio di volte, abbassò la maniglia e aprì leggermente la porta nella quale entrò uno spiraglio di luce e d'aria.

La stanza era buia, perché la finestra aveva due persiane chiuse, dove dagli spiragli entrava una delicata luce, così si procurò il suo lumino. Entrò socchiudendo la porta, ma quando si allontanò, si chiuse totalmente all'improvviso e sbattendo un po', lei sobbalzò, ma non ci fece caso e iniziò a guardarsi attorno. Osservò attentamente ogni cosa e vide un letto nuovo in legno, con un copriletto ricamato e di colore rosa. Accanto c'era una culla, rivestita di lenzuola bianche e rosa e con il suo piccolo nome ricamato, che le fece nascere un dolce sorriso. Accanto alla culla c'era una cassettiera, sempre in legno antico, con decorazioni e un piccolo specchio attaccato. Provò ad aprire un cassetto e vi trovò oggetti e vestiti intimi da donna. Sopra la cassettiera, davanti allo specchio, c'era un carillon a forma di pianoforte che lei caricò e sentì vibrare nell'aria una dolce melodia. Era come uno scrigno e sollevando il coperchio, all'interno vi trovò il ciondolo a forma di fiore e di colore azzurro, che riconobbe perché si ricordò di averlo visto sul ritratto della mamma. Per sentirla più vicina al suo cuore, se lo mise al collo e continuò la sua scoperta.

Sull'altra parete della stanza, c'era un armadio con antine e aprendole vide degli splendidi vestiti da donna che la incantarono, eleganti e lunghi come da principessa. Accanto all'armadio c'era una libreria ricca di libri di ogni tipo. Fu attirata da certi libri che l'affascinavano per la copertina, anche se non tutti avevano immagini, ma erano rilegati molto bene e leggendo i titoli s'immaginava la storia con tutta la sua fantasia.
L'unico libro che non la interessò era un piccolo libro di un colore nero inte

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   10 commenti     di: sara zucchetti



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia