Mamma Canguro aveva già versato fiumi di lacrime per la prematura scomparsa della sua creatura : un piccolo canguro di pochi giorni.
La sua caratteristica borsa addominale era rimasta vuota ma lei sentiva ancora il forte impulso di nutrire un cucciolo.
Tanto era forte il desiderio che la sorte arrivò in suo aiuto.
Stava percorrendo mestamente, a piccoli salti, la prateria australiana, quando la sua attenzione fu attratta dai lamenti disperati di un piccolo essere sporco ed affamato.
Si trattava di un Koala che la madre, morta mentre lo dava alla luce, aveva lasciato tutto solo.
Mamma canguro gli si avvicinò tutta emozionata e mentre lo prendeva delicatamente in braccio si accorse che alcuni metri più in là, ai bordi della strada un altro koala, di dimensioni poco più grandi anche lui abbandonato giaceva a terra.
Quello che la mosse a compassione, fu il silenzio di questo secondo cucciolo, così disperato per la sua infelice situazione da non riuscire ad emettere nemmeno un piccolo verso.
Mentre pensava: “Anche loro sono dei marsupiali come me, e hanno bisogno d'aiuto, di coccole, di cibo per poter sopravvivere”, li raccolse entrambi e li mise dentro la sua sacca per riscaldarli e per nutrirli con il suo latte.
Il tempo trascorreva e la balia si prodigava in tutti modi verso i cuccioli adottivi, cercando di non far loro mancare nulla.
Li leccava spesso in tutti i versi per tenerli puliti e stringeva a sé la pelle della sacca per meglio riscaldarli.
Ogni tanto per far credere ai piccoli di essere la loro vera madre emetteva anche degli strani suoni che aveva udito fare dai suoi amici koala.
Osservandoli bene mamma canguro si era accorta che, giorno dopo giorno, i due cuccioli si sviluppavano in modo diverso: uno di loro, il più debole e denutrito, era cresciuto a vista d'occhio, mentre l'altro, che all'inizio sembrava quello più forte, era rimasto del tutto inalterato nel suo aspetto.
Questa situazione, unita al fatto che
Il mare della serenità
ha schiuso il suo cuore
osserverai la sua immensa distesa
ed immergendoti nelle sue confortanti acque
tu diverrai mare.
Nel mare della serenità vedrai fiorire
l’espressione migliore del tuo esistere
carezzerai i sogni di un vivere carezzato
e nel cuore della vita tu risplenderai.
Il mare della serenità oggi
ha un nome
il tuo.
Cerca la serenità,
chiama la serenità
quella dolce creatura
avrà sentore del tuo dire
solo dopo averti molto ascoltato.
Prendi la tua serenità,
e nel sole del tuo cuore
depositerà il suo primo figlio
la Gioia.
Un uomo stanco, aveva vagato al vivere per un tempo che neppure più ricordava, alla ricerca di un unico sentire la sua gioia.
Gioia, Gioia!
Gridava l’uomo nella solitudine del suo immenso deserto.
Ti chiamo da sempre e di te solo arido deserto. Gioia, Gioia, questo sarà il mio ultimo grido alla tua inesistente figura, se esisti appari ora al mio vedere fa che io scorga la tua essenza anche senza possederla.
Il sole era alto, e l’afa rendeva l’orizzonte mobile, e fu proprio in quel vedere confuso che l’uomo scorse i passi di una bellissima donna vestita di una tunica azzurra, che giuntagli vicino gli offrì della acqua dicendo:
Io sono la Serenità.
L’uomo guardò quella nobile creatura, e con occhi delusi disse:
Non di te ho avevo chiesto la visione, seppur meravigliosa cosa tu non sei la Gioia.
La donna, guardò con amore l’uomo e spogliandosi nuda di fronte ai suoi occhi attoniti, gli mostrò la sua avanzata gravidanza. L’uomo guardò senza comprendere l’audacia di quella donna, e continuando a fissare quel ventre turgido e pregno disse:
Di chi è il figlio che porti in grembo?
E la donna illuminatasi di una luce interiore disse:
È tuo figlio.
L’uomo scoppiò in una risata cristallina, e mentre il sudore gli rigava il viso, una s
Appena nato Leo emise un suono più simile ad un belato che ad un ruggito, sia pure flebile. La mamma non si preoccupò e pensò: "Crescerà e il suo ruggito farà tremare tutta la foresta". Leo cresceva ma la sua voce non cambiava.
La leonessa cominciò a preoccuparsi, ma non perse la speranza. Quando arrivò il tempo dello svezzamento, la mamma gli procurò teneri bocconi di gazzella che aveva appena cacciato. Con sua grande sorpresa, Leo le annusò e... belando, li rifiutò. " Strano che non gli piaccia la gazzella. - pensò la leonessa - Stanotte spero di riuscire ad uccidere un cerbiatto". Lo riattaccò alle mammelle dalle quali Leo succhiò avidamente il latte. Era evidente che era affamato. Il giorno seguente mise davanti a Leo teneri bocconi di cerbiatto ma Leo, con una espressione disgustata, si allontanò e, con grande sorpresa e disappunto della madre, andò a strappare ciuffi di un' erba che cresceva fuori dalla tana. Li mangiava lentamente, assaporandoli con gusto. La leonessa, questa volta, si preoccupò seriamente. "Un figlio vegetariano! - esclamò - Ma come è possibile?. Devo fare qualcosa". Andò a chiedere consiglio a un vecchio leone considerato il re della foresta. Questo ascoltò e rimase un po' in silenzio, perplesso. Poi disse: "Chiudi tuo figlio per un paio di giorni nella tana ben fornita di carne ed acqua. Tu allontanati. Potrebbe piangere e tu non resisteresti all'impulso di andare da lui. La leonessa seguì punto per punto i consigli del vecchio leone. Chiuse Leo nella tana e, per due giorni, si allontanò con una grande pena nel cuore.
Il terzo giorno aprì la tana. Leo aveva tentato di mangiare ma aveva provato tanto disgusto da sputare subito il boccone che giaceva a terra con le deboli impronte dei suoi dentini. Se ne stava accovacciato in un angolo, esausto. La leonessa si spaventò. Corse a strappare ciuffi dell'erba che Leo aveva già mangiato e glieli portò, accarezzandolo e leccandolo mentre Leo divorava l'erba.
"Ti
Vivevano in una graziosa villetta un bambino di nome Kevin, di sette anni, e Giulia di quattro.
Dei due fratellini, Kevin, era appassionato di mostri. Nella cameretta che divideva con sua sorella, aveva ogni genere di esemplare fatto di gomma. Un mattino Kevin era in classe e durante la ricreazione, indossò una maschera orrenda e si andò a nascondere in bagno per mettere paura ai più fifoni. Soprattutto alle bambine.
Difatti poco dopo, arrivò la sua fidanzatina di nome Sindy con la sua amica del cuore. Parlavano tra di loro così accanitamene da non accorgersi che le attendeva un brutto scherzo. In verità, Kevin non sapeva che dall'altro lato della porta c'era anche la sua amata. Quando le bimbe si chiusero in bagno, Kevin salì sulla tazza del water e con indosso quella maschera orribile sbucò dal muro dove c'erano le bimbe. Le spaventò talmente tanto che, le poverine si misero a correre in preda al panico. Quando il bimbo si accorse che una delle vittime era la sua Sindy, si tolse la maschera e correndogli dietro la raggiunse per scusarsi.
Ma fu tutto inutile, perché Sindy promise di non rivolgergli mai più la parola.
Kevin col passare del tempo tentò di farsi perdonare in mille modi ma, senza risultato. Così decise di farle un regalo un po’ più impegnativo. Il mattino seguente si presentò in classe con un ciondolo a forma di cuore e lo mise sul banco di Sindy.
Questo ciondolo non lo aveva comprato. Ma rubato alla sua sorellina che, gelosamente lo custodiva in uno scrigno. Era un regalo avuto dal suo filarino di nome Eric.
Nemmeno con questo dono ottenne il perdono della sua amata che, non solo rifiutò il ciondolo ma gli disse, che doveva lasciarla in pace una volta per tutte.
Avvenne ancora un altro episodio spiacente che complicò la nostra storia. Oserei dire, in modo preoccupante.
Quando il mattino seguente Kevin rimise a posto il ciondolo, vide che sul pavimento c'era la sua figurina preferita. Avendo intuito che sua sorella poteva
All'alba quando spiragli di sole entravano nella stanza, Catherine si svegliò e si accorse che Daniel si era già svegliato. Dopo aver fatto colazione ed essersi vestita con l'aiuto delle cameriere, decise di andare a fare un giro a cavallo. Passò vicino alla sala reale, dove c'era Daniel alla scrivania, voleva salutarlo, ma non la vide così lasciò perdere.
Andò alla stalla e salendo su Oscar raggiunse il bosco, voleva ritrovare il piccolo Tenerì, lo desiderava tanto, ma non sapeva dove cercarlo. Si fermò vicino al cespuglio, dove lo aveva visto il giorno prima, ma non c'era nessuno, così un po'delusa continuò a cavalcare lentamente. Osservava attentamente tutto finché, mentre si disperse nei pensieri, comparve all'improvviso, saltando fuori da un cespuglio.
- Tenerì, finalmente ti ho ritrovato, ti ho cercato tanto!
- Anch'io ti aspettavo!
- Come stai piccolo?
- Bene cara amica. Vuoi venire con me che ti presento i miei fratellini?
- Certo!
Lei era già scesa da cavallo, gli prese la manina e si avviarono insieme a Oscar, che li seguiva tranquillamente.
- Ora andiamo vicino al torrente, dove c'è un'aiuola a forma di cuore con dell'erba speciale, fresca e naturale che dà solo benessere.
- Va bene! Disse lei, che sapeva di non averla mai vista, nonostante si era avvicinata al torrente.
Raggiunto il posto, si sedettero sull'aiuola delicatamente, era un grande cuore morbido e rilassante.
- Forza ragazzi, venite anche voi! Esclamò Tenerì. Così all'improvviso, Catherine vide correre e saltare tanti folletti con vestiti colorati, come il suo amico e raggiungerli sull'aiuola. Sorrise dolcemente a tutti e lui li presentò. Questi sono i miei fratellini e come me sentono particolari emozioni come gioia, tristezza, rabbia, fiducia paura e tante altre.
- Siete davvero bravi e simpatici!
Erano tutti attorno a lei e cominciarono a farle mille domande come bimbi curiosi, ma lei non rivelò il suo problema, cercò di rispondere loro serenamen
Piccola farfalla non lasciare mai lo spazio attorno a quest'albero eterno che è il vivere, ogni suo fiore incanterà il tuo tenero cuore, ed ogni nuova farfalla riempirà il cielo di nuovi colori, insieme saremo l'arcobaleno del vivere, noi saremo l'orizzonte per quanti come noi intraprenderanno lo stesso faticoso cammino. Vedrai meravigliose metamorfosi trasformare fiori in farfalle e farfalle in angeli, e il cielo e la terra torneranno ad incontrarsi nella vita del mondo.
Una formica che era salita molto in alto sul ramo di un massiccio albero, che non sapeva essere un melo, alzò il capo e tra le molteplici foglie e vide un grosso globo rosso e arancio, riflettere la calda luce del sole e pensò:
Ho fatto bene a intraprendere questo lungo e faticoso cammino, non fosse altro che per vedere questo meraviglioso globo dai colori caldi del tramonto, la sola visione già mi riscalda il cuore, resterei qui per sempre ad ammirarlo.
Le sue accorate parole furono ascoltate da un bruco che era da lì poco distante, il quale intervenne dicendo:
Sempliciotta di una formica tu gioisci nel vedere un umile mela, e pare che quel niente riesca a sollevarti il cuore al cielo, non hai capito che si tratta di un semplice frutto di questo grande albero e non di un miracolo, come la tua piccola mente ora ti suggerisce.
E la formica senza staccar gli occhi dal meraviglioso globo, allungò le zampette come per sfiorarlo e poi con occhi colmi di lacrime di gioia, si rivolse al bruco dicendo:
Comprendo le tue parole e son certa che tu abbia ragione, ma non mi interessa ciò che i tuoi occhi scorgono, mi interessa solo ciò che posso scorgere io, questa speranza nutrirà il mio cuore. Quella umile mela, come tu la chiami è per me molto di più, è la mia speranza di un domani.
Il bruco guardò la formica quasi compiadendola, dicendo:
Formica sei e formica resterai, la tua visione è talmente ristretta, e pertanto non sprecherò altre parole per indirizzart
Il castello delle tre Fate.
Saggezza, seria e sempre pronta nel dispensar consigli. Occhi neri, penetranti, quando ti osservavano ti sentivi a disagio. Capelli neri corvini che sembravano aver rubato il colore alla notte più buia. Vestiva sempre di grigio e anche dal suo portamento si evinceva che doveva essere
una fata veramente saggia.
Erudita, antipatica fanciulla. Lei sapeva sempre tutto, non si poteva dire nulla che ti contraddiceva sempre e la cosa che dava più fastidio era che aveva sempre ragione. Tutta giallognola: gli occhi di un colore giallo sbiadito, si confondevano col colore dei suoi capelli. La carnagione era rosata tendente al giallo, da brivido. Più che una fata poteva assomigliare ad una strega. E i vestiti? Provate ad immaginare di che colore erano? Esatto: gialli!
Infine vi era Gaia, la spensieratezza personificata. La gioia assoluta. Adorava le sue sorelle con tutto il cuore. Era sempre felice e contenta, scherzava con tutti gli animali del magico bosco che circondava il castello. Lei era l'unica ad uscire per lunghe passeggiate. Vestiva sempre d'azzurro, il suo abito sembrava una nuvola primaverile. Capelli biondi, occhi azzurri come il cielo d'estate e un sorriso che ti ammagliava. Nessuno poteva resisterle, tutti gli animali del bosco l'amavano e la proteggevano. Anche Saggezza ed Erudita non avrebbero potuto vivere senza la gioia che dispensava Gaia. Non lo avrebbero mai ammesso, ma era proprio così.
Saggezza e Erudita invece se ne stavano sempre rinchiuse nel castello, una riceveva tutti quelli che le venivano a chieder consigli, l'altra rinchiusa in biblioteca a studiare, non vi era nulla che lei non sapesse. Ma la tranquillità e la serenità di quel luogo, presto sarebbero cambiate: una terribile minaccia incombeva sul mondo.
Il Principe.
In quel castello non esistevano uomini, vi erano solo le fate e la servitù era formata dagli animaletti del bosco che aiutavano le tre sorelle nelle faccende domestiche.
Vi era il
Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie
Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia