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Favole per bambini

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Golosone

Questo che ben presto imparerete a conoscere, è un pulcino assai buffo, vive nella fattoria chiamata"Nuovo Sole", con la sua mamma che l'ha chiamato Pio Pio;lui ha una forte personalità e dice spesso che prima che diventi grande, vuole sapere tutto sul mondo. Un po' strano per un giovane pulcino.."non credete?" "La sua idea è assai ambiziosa!" la sua mamma Cocca D'Oro, cerca con tutta la sua dolcezza e saggezza, di consigliarlo ed istruirlo per il meglio; senza poter evitare, che il piccolo inesperto e alquanto prepotente, si allontani da lei ed i suoi molteplici fratelli. Avvolte incappa in un sacco di guai. Tant'è che un bel giorno...

Era una bella mattina, l'aria era fresca, ed il sole sorrideva nel cielo mentre giocava con le poche nuvole.
Mucca Lia, lo vide beccare una grossa mela. ( nessuno poteva sapere che Pio Pio, aveva visto l'uomo della fattoria; "Eliseo" che le diede un morso e la getto via.)(e non potevano immaginare che il pulcino fu rapito dalla solita smaniosa curiosità di conoscere. ) Quindi Mucca Lia che brucava nel prato dopo aver visto la scena, preoccupata corse a chiamare la sua mamma. A sua volta anche Cocca D'Oro si allarmò, il terrore le assalì mentre pensava che avrebbe potuto soffocare. Ecco che arrivata: "Cosa fai piccolo mio?" "Non puoi mangiare la mela!" Disse il pulcino alla mamma: "Mamma mi deludi; tu sai che devo scoplile il sapole di questlo flutto!" Cocca D'Oro mantenne la pazienza: "Ma ti verrà male al pancino, dai su non fare i capricci!"
intanto quella piccola piumosa peste, continuava a ingurgitare i pezzetti di mela; allora Pio Pio aveva il boccone pieno; e non potendo mangiare e parlare contemporaneamente, fini per quasi strozzarsi. infatti dovette sputare i pezzetti di mela. Aiutato da Cocca D'Oro, Ormai il pancino troppo pieno per continuare ad ingozzarsi, cadde a terra sfinito. E la mamma lo prese tenendolo col becco, alla sua codina piumata, e lo portò al pollaio. Quella sera Pio Pio ricevette la sua lezione

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   0 commenti     di: Gabry


La montagna

Scalando la montagna mi chiedo se questa sia la strada giusta per me.
Le nubi ricoprono la cima proiettando le loro ombre su di me!
Oh Signore sono nudo! Sento il sudore che s'impasta con la polvere su di me!
Il sangue che sgorga dalle mani e dai piedi rende incerta la presa; povero me!
Sto facendo la scelta giusta? Che ne sarà di me?
Oltre le nubi dovrò ancora scalare o giungerò al fine per me?

<Sali... fidati del mio giudizio>.

<... Salirò, come Tu consigli>.

Le nubi si aprono ed i raggi del Sole mi accecano la vista.
Con il braccio mi proteggo gli occhi facendomi ombra, mentre una candida mano mi offre il suo sostegno.

<Sei Tu! Allora esisti, non ero pazzo nel credere che ti avrei trovata>.

<Sono Io, guarda...>.

Con un gesto del braccio apre innanzi a se un prato verde dove due cavalli ciondolano pascolando silenziosi.
Mi guardai... le ferite erano già un ricordo ed il mio corpo era coperto di un soffice telo verde.

<Non sono più schiavo!>

a Pastis



IL TERNO A LOTTO

Napoli.
È uno dei primi giorni di dicembre. Già si avverte l’atmosfera delle festività natalizie: i negozi e le strade hanno iniziato ad addobbarsi.

Questa città, com’è noto, ha una sua particolare affezione al Natale, consolidatasi nel corso dei secoli. Nonostante il progressivo decadimento dei valori e degli usi ad esso connessi, resiste e persiste l’attaccamento dei suoi cittadini alla festa più sacra dell’anno, che trova il suo fulcro principale, la sua sublimazione, nella preparazione e nella cura dedicata all’allestimento della sua rappresentazione che si concretizza con il Presepe. Raffigurazione che si tramanda da otto secoli, da quando Francesco d’Assisi realizzò la prima ricostruzione vivente della nascita di Gesù, nel paese reatino di Greccio.

Questa sacra riproduzione conserva ancora a Napoli tutto il suo intenso significato, che ha prodotto una plurisecolare tradizione del Presepe, a cui hanno contribuito anche artisti di talento. Intorno alla “Sacra Famiglia” si sono creati gli scenari più diversi e collocati i personaggi più disparati, in aggiunta a quanto descritto nel Vangeli di Luca e Matteo ed in alcuni vangeli “apocrifi”, frutto della fantasia e della creatività dei napoletani.

Potevano rimanere immuni da questa magica e mistica atmosfera, i nostri due ineffabili “filosofi” napoletani: Gennaro Platone e Ciro Aristotele, già protagonisti di altre curiose e strampalate vicende?
Certamente no!

Cerchiamo, allora, di scoprire qual è il loro atteggiamento ed il loro “profondo pensiero” sulla festività dell’anno per antonomasia.

È un lunedì, giorno di chiusura settimanale della pizzeria di Ciro. Sono le undici circa di una giornata autunnale in cui il sole si alterna alle nuvole in un naturale gioco di rimpiattino.
Ciro e Gennaro, come sono soliti fare spesso, passeggiano tranquillamente per le vie del centro di Napoli, discorrendo, a modo loro, del più e del meno.

“Né Ci

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   0 commenti     di: Sergio Maffucci


Epifania

Una nuova Epifania
Giovanni e Lucia si sono sposati da pochi giorni.
Hanno preso una decisione importante per il loro futuro: fuggire dal caos della città.
- Sono veramente stanca di vivere in mezzo ai rumori, alla confusione, all'inquinamento.- si lamenta Lucia - Desidero costruire il nostro futuro in un luogo tranquillo, il più possibile in simbiosi con la natura.
- Sono d'accordo con te.- le risponde il marito - Perché non andiamo ad abitare in quel paese che abbiamo visto nel servizio televisivo? Quello in cui vivono tanti vecchi, dove non c'è più nessuna persona giovane che faccia loro compagnia? Lì ci sono tante case vuote. Sicuramente ne troveremo una che fa per noi!
- Sì, sono d'accordo con te. Voglio andare proprio lassù.
- Dobbiamo portare con noi gli animali che ci possono essere utili: una mucca per il latte e il bue per farle compagnia, due galline per le uova e il gallo perché, poverine, non soffrano la solitudine. Mangeremo la frutta e la verdura che coltiveremo nel nostro orto...
- Lo prepareremo davanti alla casa. La circonderemo con i fiori più belli e colorati, che cresceranno rigogliosi con l'acqua pura di montagna. Voglio iniziare la nostra avventura tra le cose semplici nell'ambiente dimenticato da tutti.
Dopo avere preparato i bagagli i due ragazzi lasciano la città, a bordo di un furgone, e poi, proseguendo a piedi, raggiungono il borgo isolato: un mondo nuovo per loro e un mondo impossibile di vita per altri.
Appena arrivati, scelgono, su suggerimento degli abitanti, di occupare una baita di legno, abbandonata da tempo, vicino al bosco di larici e abeti. Ognuno di loro si preoccupa di rimetterla a nuovo. Giovanni ripara e lucida i mobili di legno, mentre Lucia si diletta a cucire cuscini e coperte dai colori sgargianti e appende alle finestre le tendine ricamate che ha portato dalla città, lavorate con amore durante la sua adolescenza. In poco tempo la casa sembra quella delle bambole: vivace e ricca di

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Una mano al cielo

Il mondo ci nutrirà sino a quando la nostra fame ci spingerà a cercare le cose del mondo. Solo quando ne saremo sazi, riusciremo ad ascoltare la voce del cielo, riconoscendoci per quello che siamo, esseri di luce. E la pace regnerà nel mondo per sempre.

Dammi pane, dammi pane!

Disse un topo ad una bambina, e la bambina prese del suo pane e lo condivise con il topolino, e poi vedendolo più sereno ora che aveva il pancino pieno, gli disse:

Sei disposto ad ascoltarmi?

E il topino disse:

Certo mi hai dato pane ed io ti darò ascolto.

Tu non sei un topino, come hai sempre creduto di essere, tu sei un essere di luce.

Il topino incominciò a sbellicarsi dalle risate.

Che dici bambina di una sola cosa sono certo nella vita e cioè quella di essere un topino roditore.

La bambina prese dalla tasca della sua bianca veste uno piccolo specchio, e consegnandolo al roditore disse:

Guardati!

Il roditore guardò perplesso la sua immagine riflessa nello specchietto e restò senza parole.

La bimba sorrise contenta, mise le ali e volò alta.

Aspetta disse l’ex topino, ma allora perché ho sempre pensato di un topo quando invece sono un angelo?

E la piccola nel volare disse:

Siamo tutti angeli ma dobbiamo camminare molto per meritare la nostra lucente natura.



Aspetta perché tu hai le ali ed io no?



Per lo stesso motivo per il quale non avevi capito d’essere un angelo, le tue ali te le devi meritare, camminerai in terra sino a quando non sarai maturo per il volo.

L’angelo nuovo, prese lo specchietto conservandolo gelosamente, ora sapeva che doveva fare. Salì su un palco e chiamò a se tutti i topini del circondario e disse:

Mangiate e bevete e quando sarete sazi, avvicinatevi a me ho messaggio per voi!

I topini si avvicinarono al grande buffet che l’angelo terreno aveva preparato e quando erano ormai sazi, gli corsero incontro, erano tanti e l’angelo non aveva uno specchio tanto gr

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   0 commenti     di: Cleonice Parisi


Leo…nino, lezione di caccia

Sveglia ragazzi, il sole è già alto. Ho visto Enrica la scimmietta, lanciarsi di liana in liana dirigersi alla tana di Ras. Venite andiamo a vedere che novità ci sono.
Silenzio e attenzione a serpenti e coccodrilli. Stiamo tutti vicini, anche se siamo venuti con il treno della fantasia…non si sa mai!

Ecco Enrica, occhio vispo e musetto simpatico, nascosta dietro un grosso ramo, si sta gustando una banana e non perde d’occhio l’ingresso della tana di sua maestà.
- Grauuuuuu- ecco Ras che se ne esce. Terribile, il suo ruggito sveglia tutta la foresta. Dolcissimi bambi ancora piccini si avvicinano alla mamma tremanti. Cuccioli d’elefanti barriscono impauriti, impala dal corto codino iniziano a correre in tutte le direzioni. Una nuova giornata è iniziata e forse qualche abitante di Kisangani non vedrà il nuovo sorgere del sole, ahimè, così è la vita della giungla. Ecco Ras, sentiamo che ha da dire.
- Leonino, vieni inizia la tua istruzione. Grauuu, oggi tutti gli animali della foresta sentiranno il tuo terribile ruggito. Forza vieni.-
Eccolo, quel grazioso musetto, esce dalla tana titubante, circospetto, guarda il papà con gli enormi occhioni azzurri e trotterellando felice gli si avvicina. Si struscia contro la possente zampa emettendo fusa come fosse un gattino.
Ras, lo allontana dolcemente da sé e guardandolo amorevolmente gli ordina con tono autoritario
-Ora, fammi sentire un bel ruggito, voglio che tutti sappiano chi è mio figlio, ma… ma… dove sei Leo?-
Enrica sporgendosi da dietro il ramo che la cela alla vista di Ras, dice con voce divertita
-Maestà, ecco, ho visto il terribile principe dirigersi al fiume-
-Che dici sciocca se era qui un attimo fa!-
-sì ma ora è andato da quella parte e penso stia facendo colazione-
-Grauuuu-continua Ras innervosito- colazione con che stupida scimmia, se non gli ho ancora insegnato a cacciare.-
-Hi hi, venga a vedere- risponde questa saltando velocissima da un ramo all’altro.
Ras la s

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   0 commenti     di: cesare righi


La mamma uccello e il serpente

C'era una volta, una mamma uccello che deposte le sue uova, le covava amorevolmente.

Un giorno, però, il volatile lasciò il suo nido incustodito, per andare a cercar cibo e un serpente che passava da quelle parti, approfittandosi della situazione, mangiò tutte le uova.

Poco dopo, la mamma uccello fece ritorno alla sua casa e non vide più la sua covata; vedendo il serpente, lo accusò di essersi mangiato le sue creature. Così si scagliò, come una freccia impazzita, su di lui e cominciò a beccarlo.

Il serpente cercò di difendersi sentenziando:
"Non sono stato io... non devi beccare me, ma quell'uccello geloso di te, che ha preso le tue uova e le ha lasciate cadere nel lago qui vicino."

A quel punto l'uccello disse: "E perché mai avrebbe dovuto farlo?"

Il serpente rispose: "Perché era gelosa delle tue uova. Se badi bene, non era riuscita ad averne neanche uno e, per questo era tanto invidiosa della tua covata. Per dimostrare la sua non verità, il serpente, condusse la mamma uccello al lago.

Insieme, iniziarono le ricerche che, si conclusero senza risultati positivi. A quel punto, il serpente disse:
"Non riusciremo mai a ritrovarle sane, cascando si saranno sicuramente rotte."

All'improvviso, mentre il serpente si difendeva, successe che, la mamma uccello, si accorse della colpevolezza dello rettile e glielo disse: "Tu, serpente, hai mangiato le mie uova e ne ho la prova."

Il serpente, spazientito, tagliò corto e rispose:
"Beh, adesso devo andare, io ti ho messo in guardia sulla colpevolezza di quell'uccello. Ora tocca a te".

Esso, però, non si era accorto di una piccola piuma che sporgeva dall'angolo della sua bocca e la mamma uccello, con il cuore colmo di dolore, si diresse verso di lui, afferrò, con il becco, la piccola piuma e gliela mostrò.

Infine, uno stormo di uccelli si unì alla mamma uccello e insieme beccarono il serpente fino allo sfinimento ed esso, malridotto e dolorante, se ne to

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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia