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Favole per bambini

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Piccola Cenerentola

Da bambino mia madre mi raccontava le favole e tra tante una mi è rimasta nella mente, quella di Cenerentola.
E ora penso: Dove sei piccola Cenerentola, dopo la morte di tuo padre sei rimasta sola con la matrigna e le tue sorellastre a fare da serva, a soffrire in silenzio sopportando tutte le angherie e le cattiverie più impensabili. Poi finalmente anche per te è arrivata la luce per illuminare lo squallore della tua vita quotidiana fatta di lavori massacranti e non retribuiti.
Una fatina sensibile ai tuoi pianti ha voluto renderti bellissima, vestirti da principessa e mettere ai tuoi piedi delle scarpine di cristallo.

Ora non esisti più, sei stata cancellata dai libri che ormai ingialliscono nel tempo in una cantina o in un vecchio baule riposto da anni in un solaio, le mamme non hanno più tempo per fermarsi un attimo con i loro figli e prima di dar loro il bacio della buonanotte leggere questa meravigliosa favola.

E penso: Dove è andato a finire il tuo vestito di seta colorato, ma principalmente dove sono le tue scarpette di cristallo, forse il tempo le ha rotte riducendole in tanti pezzettini sparsi sul pavimento pieno di polvere e ragnatele del solai.

Ora i bambini crescono con altri interessi, hanno dei giocattoli sempre più sofisticati e moderni dove basta schiacciare un bottone per farli parlare e farli muovere, oppure video giochi o cartoon alla televisione e questi giochi distruggono la loro fantasia e annullano la voglia di ascoltare un racconto o una favola che serviva anche per insegnare qualcosa, perché alla fine della storia c’era sempre una morale.

E crescendo cercano sempre di più la modernità, il progresso, e come risultato vivono la loro fanciullezza senza fantasia, senza quella carezza della mamma che faceva ai loro figli quando la favola era finita, come così sei finita tu Piccola Cenerentola in un solaio o in una cantina..



Il granchi del grillo

Il gatto e la volpe, Mangiafuoco, i Carabinieri, la balena: quanto sbattimento! Ora che Pinocchio dormiva abbracciato a Geppetto, Il Grillo Parlante pensò di essersi meritato una serata di libertà. Eccolo in una cantina che si scola una bottiglia e canta una canzone dei Litfiba: "a volte uno strappo è una necessità". Sul tardi, quando è bello e fuori come un balcone fiorito e l'oste guarda nervosamente l'orologio, il Grillo Parlante pensa saggiamente di togliere l'incomodo. Avvolto nella sua aura luminosa, eppur sbanda. Ora incorna un canale, ora si perde nell'edera di un palazzo. Ad un certo punto del suo non sapere dov'è e dove sta andando, vede un nasone riflesso in uno specchio illuminato da una candela e pensa di essere arrivato.
-Quale altra bugìa hai detto 'stavolta?- esordisce apparendo nella stanza.
-Chi sei?- si sente dire per tutta risposta.
-Andiamo, Pinocchio, è inutile che cambi voce e fai finta di non conoscermi- insiste il Grillo.
-Io davvero non ti conosco e poi non mi chiamo Pinocchio- reagisce la voce mezzo infastidita.
-E chi sei?- s'incuriosisce il Grillo.
-Io son Cyrano, poeta e primo spadaccino-
Il Grillo si struscia gli occhi e poi...
-E che ci fai a quest'ora davanti allo specchio?-
-Miro il mio tormento-
-Andiamo, su! Cosa saresti senza questo tuo nasone che tu chiami tormento?-
-Sarei stato felice!-
-Non saresti stato niente! Quanto avresti sfidato la morte fino a diventar primo spadaccino senza questo tuo nasone? E quanto avresti osato come uomo fino a diventar poeta senza questo tuo tormento?-
Cyrano tacque disarmato come giammai prima di allora e il Grillo cadde a terra, morto di sonno.

   1 commenti     di: antonio


La leggenda del pozzo senza fondo (prima parte)

Tanto tempo fa, in un piccolo paesino di campagna, viveva Camilla. Una fanciulla di circa venticinque anni, dai capelli lunghi e folti color castano chiaro, che legava spesso con un nastro rosa e gli occhi azzurri. Essa abitava in una semplice piccola casetta, con il padre Anselmo di cinquanta anni e con i capelli neri, ma anche qualcuno bianco. Accanto alla casetta c'era un negozio di antiquariato, dove il padre lavorava e Camilla lo aiutava.
Fin da quando era piccola, aveva vissuto lì e osservava sempre gli oggetti preziosi, che il padre recuperava da ogni parte del mondo, facendo viaggi, quando era molto giovane, oppure gli erano consegnati da molta gente. Purtroppo Camilla, perse la madre, perché era malata, quando aveva circa cinque anni, ma il padre riuscì a crescerla bene lo stesso. Lei diventò una ragazza seria, perché era molto responsabile delle sue azioni, dolce, sensibile, ma allo stesso tempo molto forte. Il padre era sempre stato buono con lei, anche se non voleva dimostrare tenerezze e amore, Camilla capì fin dall'inizio quanto le voleva bene.
Le sue azioni quotidiane, oltre ad aiutare il padre a sistemare il negozio, erano diverse. Puliva la casa, faceva da mangiare e lavava i panni al fiume come tutte le donne. Poi andava a prendere l'acqua in un pozzo, come faceva anche la sua mamma, quando lei era molto piccola. Il pozzo non era tanto distante da casa, si trovava su una bassa collinetta vicino all'entrata del bosco, era di una semplice forma circolare costruito con pietre, che lo contornavano per circa un metro di altezza e due colonne che reggevano una copertura di legno, decorato con foglie e fiori. E infine una carrucola con secchio di legno.
Il negozio era di piccole dimensioni e poco illuminato, (con minuscole finestre) per creare anche l'atmosfera antica e misteriosa. Conteneva cose antiquate, tra le quali c'erano una credenza con vetri e una libreria, non tanto grandi ed entrambi in noce massello. Quadri con splendide cornici deco

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   12 commenti     di: sara zucchetti


"Favola ad Azibi"

Miei cari ascoltatori e mia cara Lettrice, la storia che vado a narrarvi non e' frutto di fantasia, ma e' il racconto di quella che potrebbe essere definita una Favola, la più bella fino ad oggi raccontata.
I protagonisti di questa storia furono due bambini, in realtà... un bambino, Arf, e una bambina, Nat, e nn poteva essere diversamente; eh si miei cari lettori perchè questa storia non e' stata vissuta sulla Terra, ma su un pianeta magico, lontano lontano, un pianeta bellissimo popolato solo da bambini; il suo nome è Azibi.
La conformazione geologica di Azibi, nonostante esso sia milioni di anni luce lontano dal nostro pianeta, è molto simile a quella sulla Terra, c'è il mare, la spiaggia, le colline i prati fioriti, animali e piante, e tutto quello che sulla Terra possiamo trovare e su di una delle spiagge più belle che occhi di bambino possano vedere sorge la "capitale" nonchè" unica città di questo meraviglioso paradiso, "Assivle".
La caratteristica principale delle sue costruzioni, case, strade e quant'altro è costituita dal fatto che sono tutte tondeggianti. Su Assivle nn si costruisce nulla con l'utilizzo della linea retta, anzi, in verità, i suoi abitanti nn hanno proprio idea di cosa sia una linea retta...
Per farvi capire meglio, dal momento che io ci sono stato ed ho potuto vedere con i miei occhi di cosa si tratti, vi descriverò la casa di uno dei nostri protagonisti...
Nella periferia sud della Capitale, nella zona più rigogliosa, pulita, e felice della città, "Campo dei Fiori fioriti", così si chiamava, sorgevano una serie di villette così belle e particolari da strappare un sorriso a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vederle.
Tutte avevano il giardino privato, molte avevano anche la piscina, e tutte erano costituite da un solo piano, in realtà tutta la Capitale era costruita così; si, ad Assivle nn usano mettere una cosa sopra l'altra, come a volte sulla Terra facciamo anche con i pensieri, ad Assilve nn

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Viola, stella e il pianeta del cigno

C’era una volta una bambina che si chiamava Viola.
E Viola aveva la sua bambola preferita a cui aveva dato il nome Stella, perché la bambola stringeva nel petto una stellina.
Viola voleva tanto bene a Stella. Non solo era la sua bambola preferita, ma anche la sua amica del cuore. In realtà Stella era magica. La notte, quando tutti dormivano, Viola e Stella facevano assieme tanti giochi divertenti.
Un giorno però Stella disse a Viola:
“Questa è l’ultima volta che possiamo giocare assieme”.
“Perché? ”, rispose Viola, già disperata all’idea di perdere Stella.
“Vado su un pianeta lontano. Un re e una regina non possono avere bambini. Per questo motivo andrò a vivere là e diventerò la loro figlia. ”
“Come farò senza di te? ”
“Sono tanto triste anche io, ma il re e la regina hanno bisogno di me. Tu poi il prossimo anno andrai a scuola e avrai delle amiche nuove. ”
“Nessuna però sarà mai come te. Spero tanto un giorno di incontrarti. Anzi se avrai bisogno di me ci sarò sempre”.
Piansero tanto le due piccole e poi si salutarono.
E così Viola rimase a casa con i suoi genitori ed il suo fratellino, mentre Stella volò sul pianeta lontano dai suoi nuovi genitori.
Il pianeta dove Stella andò ad abitare era bellissimo. Si trovava molto vicino al sole che lo riscaldava con i suoi raggi. I prati erano sempre verdi, pieni di fiori colorati, il cielo azzurro e limpido, gli usignoli cantavano, il re e la regina governavano il pianeta in maniera saggia ed equilibrata e gli abitanti lavoravano felicemente.
Tutto era bello e colorato.
Il re e la regina furono al colmo della gioia quando Stella arrivò.
“Abbiamo tanto desiderato un figlio” – disse la regina – “ed ora sei arrivata tu. Siamo così felici di averti con noi. Sarai la nostra principessa ed un giorno il regno di questo pianeta sarà tuo. ”
Il re l’abbracciò stretta, le mise al collo una catenina con un magnifico ciondolo verde a forma di cigno e le d

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Il fiore dell'amore (prima parte)

Una graziosa e dolce ragazza di circa trent'anni e con il nome di Gaia ha vissuto fin da piccola in una splendida baita di montagna a circa mille metri di altezza. Il panorama attorno a lei era stupendo sia d'estate sia d'inverno. Quando faceva molto freddo, ogni tanto scendeva una spolverata di neve, ma d'estate il sole mandava dei raggi splendenti che accarezzavano come una forte emozione. Sua madre morì quando era molto piccola dandola alla luce ma lei riuscì a crescere forte e coraggiosa lo stesso.
Tutti i giorni si occupava della casa mentre suo padre e suo fratello maggiore portavano le mucche e le capre al pascolo curandole per tutta la giornata e di sera le riportavano nella stalla. Dopo aver fatto colazione, sistemava i letti e puliva la casa. Poi andava al ruscello a lavare i vestiti e li stendeva profumati, puliti e freschi sapendo che con il sole e l'aria fresca che c'era si asciugavano. D'inverno invece li lavava dentro casa andando a prendere l'acqua. Aveva una vita dura ma era abituata fin da piccola e per lei non era difficile. Verso l'ora di pranzo portava su dei panini a suo padre e suo fratello mangiavano insieme e poi ritornava a casa. Pomeriggio si riposava un po' poi andava a fare passeggiate e altri lavori fino all'ora di cena e anche lì preparava sempre qualcosa di splendido.
Un caldo pomeriggio d'estate, mentre brillava il sole, si raccolse i capelli e vestita con una maglietta e una semplice gonna decise di andare a raccogliere delle castagne. S'incamminò per il solito sentiero con un cestino vuoto in mano e raggiunse il bosco.
Iniziò a cercare e quando trovò gli alberi, ce ne erano tantissime, riempì il cesto e pensava già alla torta che voleva fare. Una volta riempito il cestino si avviò per tornare a casa, ma sentì dei rumori alzò lo sguardo convinta che fossero i soliti scoiattoli. Invece davanti a se vide uno splendido ragazzo. Lei rimase a bocca aperta dall'incanto vedendo i suoi occhi azzurri come il cielo e il suo sorr

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   4 commenti     di: sara zucchetti


La stanza proibita (quarta e ultima parte)

Ad un certo punto scoppiò a piangere disperatamente, senza risolvere nulla, ma riuscì a sfogarsi. Mentre piangeva, sentì qualcosa cadere e si accorse che era quel libro nero che aveva notato prima in libreria. Asciugandosi le lacrime, si avvicinò chiedendosi come aveva fatto a cadere e senza sapere che quel libro era di sua zia. La sua curiosità la fregò di nuovo, perché aprì il libro nero e vide il disegno di due leoni indemoniati. L'immagine la spaventò un po' e quando presero vita, la terrorizzò. Entrò nel panico totale, i leoni neri ruggivano e si avvicinavano a lei con occhi infuocati. Cercò di avvicinarsi alla porta per aprirla e scappare, ma era chiusa e anche usando la chiave, era bloccata. Si girò, appoggiata alla porta, per vedere cosa facevano e loro si avvicinavano lentamente a passo felpato, ma con aria aggressiva.
Disperata e spaventata, chiuse gli occhi un attimo e mise una mano sul petto, come segno di dolore e protezione. Sentì la collana della madre, che strinse tra le mani e vicino al cuore. Pensava a lei e a suo padre, desiderando con tutto il cuore di tornare indietro nel tempo, per cambiare tutto e vivere felice il presente. Sentiva il calore che emanavano i leoni indemoniati che erano sempre più vicino, finché all'improvviso lei scomparve nel nulla.
Quando si riprese, era nella stessa stanza, davanti alla porta e seduta per terra. Alzandosi fece un giro panoramico con gli occhi e vide che la stanza era completamente diversa. I mobili erano più nuovi, c'erano splendidi raggi di sole che entravano dalla finestra, con le persine spalancate. La cosa che notò poi diversa era che nella culla c'era una bimba neonata e capì che era lei e che quindi era tornata nel passato. La neonata era sveglia, sorrideva e guardava il soffitto, quella grande non si vedeva, ma si sentivano entrambe perché quando la accarezzò sul viso, lei sentì l'emozione di avere accanto qualcuno e lei sentì la stessa cosa sul suo viso, come se una mano

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   17 commenti     di: sara zucchetti



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia