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Favole per bambini

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Il buio che accese il Sole

Non creder che a un grande dolore corrisponda l'ira del cielo,
talvolta è il contrario,
si vogliono segnalare strade speciali a cuori meritevoli ma addormentati.

Quando un anima dorme,
a svegliarla non saranno i falsi credo del vivere,
che ne saprebbero solo prolungare il sonno all'infinito.

A risvegliare i cuori scende il semplice dolore.

Solo questo pungolo avvelenato,
risveglierà
il coraggioso condottiero addormentato nel tuo cuore.

Solo attraverso il suo risveglio saremo in grado di vivere davvero.

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Prendi questa lampada.

Disse una vecchia donna, alla giovane Lima.

E sappi custodirne il tesoro, non esistono nel vivere preziosità uguali al suo inestimabile valore.

Lima raccolse la piccola lampada e ridendo disse:

Non sarà mica la lampada di Aladino, strofinandola viene fuori il genio?

La vecchia donna non ascoltò neppure la sua domanda, e dandole le spalle sparì come ingoiata dalla fitta nebbia del sottobosco, portando con se la vecchia lanterna che Lima portava con se.

Vecchina, vecchina, che fai, così mi lasci al buio?

Non vedo nulla, non puoi fare così, ti sei presa la mia lanterna accesa, per lasciarmi questa vecchia lampada spenta. Aspetta...

Disse urlando.

E la voce della vecchina ormai lontana sussurò:

Accendi la tua lampada.

Lima, cercò nelle tasche un cerino per accendere la sua lampada, il buio era talmente intenso da farle mancare il respiro, ma le sue tasche erano vuote ed un profondo sconforto la colse.
Immediatamente tre piccolissime lucine presero a girarle intorno, ed altrettante tante piccole voci incominciarono a parlarle:

Lima, ciao sono Sara.

Lima io sono Leda.

Ciao Lima, io mi chiamo Forny.

Erano talmente tante le voci che Lima invece di sentirsi rincuorata dalla compagnia e dalle lucine, prese a coprirsi le orecchie terrorizzata.

Vedi si è spaventata.

Disse Sara

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   0 commenti     di: Cleonice Parisi


Astuta come una lucciola

Astuta come una lucciola
Talvolta i più grandi mutamenti hanno inizio grazie alle intuizioni del più piccolo degli esseri. Non conta che ruolo tu abbia nel vivere, sempre e dico sempre, potrai modificare il futuro del mondo. La vita è l’unico bene irrinunciabile che vedrà il suo realizzo solo se condiviso col mondo intero. Muta il mondo di domani, inizia oggi diffondendo la tua voglia di vivere.

Un grosso ragno intesseva la sua complessa e scintillante ragnatela, fiero della propria opera restò immobile ad ammirarla, e poi si disse:

È meravigliosa questa ragnatela la più bella che abbia mai fatto, e visibile solo ai raggi del sole, ma quando scenderà la notte molti sventurati cadranno nella mia trappola.

Giunse la notte, e il ragno si nascose dietro una foglia, e con grande tranquillità attese che qualche sprovveduto insetto finisse contro la sua vischiosa ragnatela. La sua attesa non fu lunga, erano passati appena pochi minuti, quando una piccola lucciola nel volare finì nella rete del ragno.

Aiuto, aiuto!!!

Prese a urlare la piccola, un altro gruppetto di lucciole che stavano volando con lei, a quelle grida si avvicinarono alla piccola, e nel vedere che era finita in una ragnatela, seppur addolorate l’abbandonarono al suo destino.

Era cosa risaputa, che quando un ragno catturava la sua preda, non ci fosse scampo per la vittima del suo inganno. Il ragno uscì dalla sua tana, e con le sue zampe pelose incominciò ad avvicinarsi alla preda dicendo:

Piccola lucciola che tu sia la benvenuta, sappi che oggi la tua esistenza mi appartiene, ma il tuo sacrificio non sarà vano, servirà a nutrire me e i miei piccoli. Pertanto non esser triste, accetta la tua sorte con gioia, darai continuità al vivere.

Ti prego, abbi pietà, io sono solo una piccola lucciola, ma voglio fortemente vivere.

La lucciola aveva notato che il ragno era una femmina, e quando aveva fatto riferimento ai suoi figli aveva sentito una sorta d’infle

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi


Guittone da Montcuiex (ultima parte)

"Per queste misere strade ho incontrato solo gente incolta e spesso incivile. Non è da costoro che posso aspettarmi delle risposte" allora alza lo sguardo intorno finché lo stesso non va a posarsi su un un lontano monte che si staglia alto nel cielo. I villici lo informano che su quel monte risiede un vecchio eremita che pare abbia il dono della saggezza poiché ha le risposte a tutti i quesiti che gli vengono posti. Allora si dirige decisamente in quella direzione. Avvicinandosi ha modo di osservare meglio il posto. Si distinguono, adesso, due monti, uno più grande dell'altro che hanno insieme un'unica origine.
Ad una certa altezza il massiccio montuoso si divide in due tronconi dando origine a due montagne. La prima non è molto alta e termina con un dolce pendio su una rotonda vetta ricoperta di foreste, la seconda invece supera di parecchio in altezza l'altra e si inerpica fin oltre i mille metri con balze scoscese, speroni rocciosi e cavernosi fin sulla grulla cima dove, in una caverna deve trovarsi il vecchio eremita di cui parla la gente.
Faticosamente si inerpica da solo con il suo destriero su per le falde. Fabriciano ha deciso di non seguirlo, giù al passo ha notato che sull'altra montagna vi sono delle capanne e quindi vi sarà qualcuno che vi dimora. Confida al suo padrone che lo aspetterà lì, anche per l'intera vita, afferma.
Stanco e affamato, Guittone raggiunge l'umile dimora del saggio, scende da cavallo e cautamente si appresta a varcarne la soglia. Con stupore si accorge del tepore che vi alberga, e con esso una strana sensazione di pace. Si guarda intorno e, quando gli occhi si abituano alla penombra, si avvede che in quella miserrima dimora non v'è altro che uno sgangherato tavolo e alcune sedie ancora più pericolanti. In un angolo un camino emana un po' di calore misto a zaffate di fumo acre e, poco distante da esso, rannicchiato su un consunto cuscino un vegliardo rinsecchito e dalla barba lunghissima. Al suo fianco l'unico mobile

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   5 commenti     di: Michele Rotunno


Utopia? No, realtà

Oggi ho fatto un sogno.
Ho visto il mondo attorno a me ridursi in poltiglia e gli uomini rimanere attoniti, con gli occhi sbarrati e assenti, come se fossero lì a chiedersi cosa fare, a come sopravvivere ora che il mondo non li avrebbe più aiutati.
Soli.
Riuscivo a vedere all'interno degli uomini; gli adulti erano coperti di melma e polveri scurissime e pesanti, facevano fatica a muoversi e a parlare e cercavano disperatamente di rivolgere la parola ai loro compagni.
Invano.
I bambini erano trasparenti, erano così leggeri che non avevano alcun problema ad alzarsi e volare via.
Così gli adulti rimasero da soli, lasciati a perire sotto il peso delle loro preoccupazioni.
I bambini fuggirono dal mondo che si chiamava Realtà, e senza nessuna difficoltà atterrarono sul pianeta Fantasia, dove tutto era più etereo, più leggero e più bello. Emanavano una luce dorata e percepivo il loro sorriso dentro la pelle. Ad un tratto la luce si fece più intensa, ed ebbi una visione, come di stelle e luna che giravano all'impazzata senza fermarsi, emanando ad ogni giro un raggio sempre più intenso. Una melodia dolcissima mi entrò nella testa e vidi tutto ciò che non avevo mai visto prima; realizzai che tutta quella gioia non era mai stata lontana da me, che quella melodia non mi era del tutto sconosciuta.
L'avevo solo dimenticata.

   0 commenti     di: Giorgia Deidda


Li monaci e la fimmina sperta

C'era 'na vota a lu nostru paisi di la Sammuca 'na coppia di spusini chi circavanu di jiri avanti, ma la fimmina era troppu bedda e quannu niscia pi la strata tutti li masculi si firmavanu a talialla, cc'eranu puru a lu cummentu di li cappuccini 'na maniata di monaci chi a chista picciotta la 'nsurtavanu, chi assulutamenti la vulianu cunfissari, chi la vulianu cumminciri, e tutti a dirici chi la vulianu cunfissari a la sò casa. Quannu sta fimmina nun nni potti cchiù, pigliau e lu dissi a lu maritu. Iddu si la pinsau e cci dissi a la muglieri:
"Sunnu tri li monaci"? Dicci di si, a unu a unu, a unu pi vota e cci duni appuntamentu a la tò casa a uri diffirenti, a unu cci dici chi avi a veniri a li novi, a l'autru cci dici chi avi a veniri a li deci e all'urtimu cci duni appuntamentu pi l'unnici. Sta bona e attenta, parlaci in manera chi nuddu di l'autri capisci nenti".
La fimmina fici comu cci dissi lu maritu, parlau cu li monaci ognunu pi li fatti sò e a la fini cci dicia:
"Però quannu trasi m'avi a dari cent'unzi".
Cent'unzi a ddi tempi eranu beddi sordi, ma la fimmina era bedda e li monaci basta chi arrivavanu a lu scopu eranu disposti a la quarsiasi cosa.
Quannu si ficiru li novi, lu primu monacu si prisintau a la casa di li spusini, tuppiau e mentri chi lu maritu chi era dintra s'ammucciau, la muglieri ju a grapiri la porta. Lu monacu trasiu e subitu la fimmina 'ncatinazzau la porta.
"Sapi" - cci dissi - "me maritu eni fora ma nun si po' mai sapiri".
"Si, si, veru eni", lu monacu a un corpu cci cuntau li cent'unzi. La fimmina mancu appi lu tempu di jiri a sarvarli chi a la porta quarcunu si misi a tuppiari: Tum, tum, tum.
"Cu eni ddocu"? - dumannau la patruna di casa.
"A cu aspetti"? - rispunneru di fora - "Sugnu tò maritu".
"Gesù, Gesù, e comu e fari ora"? La fimmina si muvia comu si cci avissi cadutu lu celu supra la testa.
"Vinissi ccà, frati santu, trasissi dintra stu furnu".
Cc'era un gran furnu dunni cci facianu lu pani e a forza di spi

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Bruco poeta e farfalla poesia

Bruco poeta

Verde distesa sospesa nell'azzurro, il mondo è la larga foglia di un cavolo. Tutto il dì sulla foglia, la sera vien voglia di volare. La notte, a guardar le stelle, corron lacrime sulla sua pelle. E non è brina che scende ma desiderio che s'invola: - potessi tentare l'infinito e andarmene da questo cavolo di vita! - . La vita ha il colore della speranza e dell'azzurro infinito del cielo, la vita del bruco poeta.

Un giorno della vita

Pioggia di colori, una farfalla si poggia sulla foglia.
-Benvenuto arcobaleno, sulla foglia della mia vita. -
-Ti ringrazio, buon bruco, ma io sono solo una farfalla-
-Non è vero, tu puoi volare e celesti sono i colori delle tue ali-
-Il tuo canto è un volo, le tue parole hanno le ali-
-Lo dici per consolare un bruco sulla foglia!-
-Ora devo andare, ma tu non esser triste-
-Addio, bella farfalla, e grazie dei tuoi colori alla mia vita-
Così spiovvero i colori ma non tornò il sereno.

La notte

Notte per pensare. Ombre lunghe nella mente, strascichi del dì, di una farfalla come una cometa che lascia la scìa nella notte. Poi una foglia che non basta, un po' di tristezza che non guasta, e non resta che dormire.

Il mattino dopo

Piangi perchè non ci speravi, un bel mattino ti spuntano le ali. Se eri un bruco, ora sei una farfalla; se eri bruco poeta, ora sei farfalla poesìa. E ti trovi sulla foglia, la foglia del tuo pianto, la foglia del tuo canto. Paura di volare, la paura del poeta, ma ora sei una farfalla e il vento ti muove le ali. Via, come fossi nato ora, e per quello che vedrai, non ci sarà parola.

Farfalla poesia

Un fiore e poi un fiore, in volo sotto il sole, in un cielo che si può toccare, in un crescente trasalire. Poi verrà del tuo tempo effimero la sera e piano ti scemeranno le ali. Ti poserai sull'ultimo fiore, gli ruberai l'ultimo odore, poi sul viso con gli occhi chiusi, s'aprirà l'ultimo sorriso.

   1 commenti     di: antonio


La Genziana e il Raggio di Sole

Questa è la storia di una Genziana nata nel bosco di Silvaplana. Silvaplana, in Engadina, dove il cielo è blu e l'aria genuina. Un raggio di sole filtra fra i rami, la Genziana domanda: " Tu mi ami?" Il Raggio risponde: " Come non potrei, sei la più bella da qui ai Pirenei!" Felice la Genziana al Raggio di Sole si abbandona. Ma nel bel mezzo dell'abbraccio si alza un gran ventaccio. Con forza vengon separati da una nube gli innamorati. Piange si dispera il fiorellino: " Oh no, non può esser questo il mio destino."
Ma il peggio, ahimè, ha ancora da arrivare, ecco una mano la Genziana strappare..."A casa la voglio portare, nel vaso coi gerani ci potrà stare."
In un foglio di giornale si è ritrovata, il buio, l'aria condizionata... grazie al cielo è bell e arrivata.
Respira a fatica la Genziana, si sente stanca, si sente strana.
Una cosa non riesce a capire: " Sto per svenire o sto per morire?" Ed ora eccola lì, nella terra è stata ficcata, con un po'd'acqua poi bagnata. Ma non è l'acqua dell'Engadina: fresca, buona, frizzantina.
I gerani al suo fianco le danno il benvenuto, ma lei no, non ha le forze, nemmeno un saluto.
" Oh... com'è malconcia poverina. Farà la fine della stella alpina?"
È notte, la Genziana si è addormentata. Se il Raggio di Sole sapesse com'è malata! Son sicura, in un minuto correrebbe in suo aiuto.
E come per incanto, la mattina seguente, vien svegliato il fiorellino dolcemente.
Dopo aver a lungo cercato, il Raggio di Sole il suo amore ha trovato. Col suo calore abbraccia la Genziana che non perde tempo ed esclama: " Ti prego, portami via di qui!" Senza esitare il Raggio risponde : "Sì."
Rapido il Raggio riporta la Genziana nel bosco di Silvaplana.
Ma ormai è tardi, sta per sfiorire, è giunto per lei il tempo di dormire.
Il suo amore la adagia e con delicatezza la accarezza.
Si guardano, non han bisogno di parole, loro lo sanno, non passerà più di un anno.
Tornerà la primavera, di nuovo insiem

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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia