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Favole per bambini

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Il mondo della passione

Ho conosciuto la passione!
Disse una donna ad una oscura ombra.
Ero in un angolo della mia vita e delle mani calde mi raccolsero.
Buon per te donna.
Rispose la voce dell’ombra.
Alla luce di questo ricordo riscalderai la tua vecchiaia.
Perché dici ricordo, io coltiverò questo fiore, vorrei vedesse molti tramonti.
E tu pensi di poter conservare la passione?
Disse l’ombra ridendo senza alcun contegno.
Donna è già un ricordo e neppure te ne sei accorta.
Ombra dalle tue parole scorgo il tuo digiuno, non sai neppure di cosa parlo, tu poco senti o forse poco hai mai potuto sentire.
Insegnami -disse l’ombra - sarò un alunna attenta ed obbediente.
È in ciò il tuo limite, nella passione non si è alunni e neppure maestri, ma si è vento e marea, si è luna e sole, si è presa e arresa alla luce di un’unica è valente pretesa la goduriosa intesa.
Devi volerlo!
Io lo vorrei!
Rispose l’ombra con umiltà.
Ma conosco i limiti di questa cosa.
Limiti?
Disse la donna.
Vecchio concetto indotto, inizia da qui limiti non c’è ne sono, ma ci vuole fiducia!
Fiducia?
La fiducia è quel fiore che sboccia spontaneamente al sole della ragione sulla terra dell’amore, non confondere mai la fiducia con il desiderio d’amore, quella fame conduce ad aprire porte, ma non potrà mai schiudere la profonda porta della passione, dell’abbandono consapevole.
Ricorda la fiducia è quel fiore che nasce al sole della ragione sulla terra dell’amore, e quando quel fiore unico e prezioso sarà nato tu lo stringerai a te, e nello schiudere nuove ali volerai nei cieli immensi della passione.
L’ombra uscì dall’angolo e quando la donna la vide, riconobbe i suoi tratti, l’ombra era priva di energia e scarna, la donna la prese per mano, conducendola sino alla luce della passione. La vestì di abiti nuovi la colorò di emozioni intense, facendola salire dai profondi abissi sino ad altezze inconcepibili, e dall?

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi


Fratelli

Fratelli

Erano ormai parecchi i giorni trascorsi dacché avean lasciato casa?" la cara casa dove ogni cosa può nascondersi ma si ritrova, dove l’indispensabile dell’ospite è l’inutile pel visitatore, quel luogo dell’anima dove si torna (col pensiero almeno) nel momento in cui s’è tristi altrove?" quando incontrarono un anziano signore.
Assiso sur un lastrone di pietra, incassato nel muricciolo antico quanto lui, rimirava, costui, fisso un punto vuoto innanzi a sé, ma macilento e?" va detto?" male un pochino in arnese, tutto compreso?" circondato persino?" d’una irreale immobilità, d’una apatia tetragona fuor dal tempo?" si direbbe?" comune, pareva voler solo mostrare, come residuo segnale di appartenenza a questo mondo, un fremito impercettibile nei polsi cerei e scarni, dalla vecchiezza rosicchiati.
Un refoletto impertinente?" frequentatore unico di quell’angolo di solitudine dimentica e rara, tirava a far dispetto a un ciuffetto di capelli, radi e sbiancati come logore lenzuola al sole, la qual cosa poteva essere notata a condizione d’osservare il vecchio adusto di profilo.
E così Patonsio e Carmine fecero, poi che l’esame dal di fronte non li incoraggiò nel progredire approcci e conoscenza. L’osservarono pertanto da variate prospettive, lo studiarono un po’ dietro e al lato un poco, gli girarono d’attorno, assai curiosi del come e del perché, sinché fattisi vicino, piano piano, come a scoprir che fosse vivo, gl’inviarono un saluto:
?" Buon Giorno, egregio signore, saprebbe dirci, per favore, che strada è meglio fare per raggiungere il paese?
?" …
?" Se non è troppo incomodo, s’intende…
?" …
?" Questo dorme, ?" disse Patonsio indovinando un che d’insolito negli occhi assenti, benché aperti?" pare che è sveglio, e invece dorme. ’U jabbu arriva e ’a stima no!
?" Va bene, ?" fece Carmine, riguardoso ancora verso quel vecchio austero e strambo?" ci scusi tanto del dis

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La stellina all'alba

C’era una volta una bellissima principessa, che viveva in un grande castello e aveva circa venti anni. Non era mai uscita dal giardino del castello, perché quando era più giovane, avevano rapito il suo fratellino. Nonostante le varie ricerche non erano riusciti a ritrovarlo e i suoi genitori le avevano vietato di uscire sola, così non conosceva il mondo e la realtà che la circondava. Abituata fin da piccola a non uscire gli piaceva stare in giardino, ma non si allontanava da sola, restava nella sua ingenuità. Era una ragazza dolce, intelligente, sensibile e timida di nome Alba. Un giorno uscì in giardino a fare una passeggiata e conobbe il nuovo giardiniere. Un ragazzo giovane, della sua età, carino e simpatico che si chiamava Celestino. Ogni giorno gli mostrava un fiore nuovo e tante altre cose belle del giardino. Gli diceva: “Questa violetta è dolce come te, questa margherita è semplice come te”. A lei faceva piacere stare con lui era contenta, ma non usciva mai dal castello.
Un giorno le disse. “Questa rosa è grande e bella come l’amore che provo per te” e lei sorridendo senza dire una parola mostrò il suo amore con un bacio. Un dolce bacio sulla bocca che fu l’inizio di una splendida storia d’amore. Non lo sapeva nessuno, ma si vedevano sempre di più.
Un giorno lui le afferrò la mano e la avvicinò al cancello del giardino. Lei aveva un po’ paura, ma con lui vicino sentiva il coraggio e la sicurezza risvegliarsi. Uscirono dal cancello e l’emozione era così forte che sentiva il cuore esplodere, ma con un uomo così premuroso che l’amava, era contenta.
Il loro obiettivo era essere insieme e felici, ma lui era un giardiniere e lei una principessa così decisero di scappare. A lei non importava chi fosse lui perché lo considerava il suo principe che da qualche tempo aspettava per amare ed essere amata.
S’incamminarono per il paese e Alba era sempre più meravigliata di vedere cose nuove. Cominciarono a vedere anche un po

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   7 commenti     di: sara zucchetti


La tartaruga ballerina.

Giannina era una bambina di otto anni che amava molto gli animali e soprattutto le tartarughe. Quando le chiedevano perché proprio le tartarughe lei rispondeva, decisa: "Perché hanno una casa dove si possono rifugiare subito se c'è un pericolo, senza bisogno di correre. E poi perché camminano lentamente e si possono prendere in braccio facilmente. Anche le lumache camminano lentamente ma la loro casa è troppo fragile mentre le tartarughe hanno una casa durissima che non si rompe nemmeno se un bambino ci sale sopra".
Convinti da questo ragionamento i genitori, per il suo compleanno le regalarono una giovane tartaruga. Giannina fu felicissima e la prese subito fra le sue mani, accostando il suo viso al musetto della tartaruga che lo ritrasse subito dentro la sua casa. "Hai paura, eh! - disse Giannina - Ma vedrai che diventeremo amiche ed io riuscirò a baciare il tuo simpatico musetto".
La mamma sorrise e chiese a Giannina: "Le vogliamo dare un nome?" "Certo, la chiamerò Uga". La tartaruga mise fuori il musetto come se si fosse sentita chiamare. "Hai visto, mamma? - disse Giannina - Il nome le è piaciuto!".
La casa di Giannina aveva un grande giardino con molte piante. C'erano molte rose, un gelsomino rampicante, due grandi acacie, un abete, due pini e un glicine che, quando fioriva, raggiungeva il balcone del primo piano. In un angolo del giardino il padre di Giannina aveva attrezzato un piccolo orto con molti tipi di verdure, pomodori, fagiolini e melanzane.
Uga era libera di passeggiare nel giardino ed anche nell'orto dove entrava infilandosi sotto una maglia più larga della rete di recinzione. La mamma di Giannina la lasciava fare. "Quanta insalata potrà mangiare?" - pensava.
Insomma Uga viveva in un piccolo paradiso. Scoprì che le piacevano anche altre verdure, oltre la solita lattuga. Trovava la ruta molto saporita ed i fiori d'acacia caduti a terra maturi erano perfetti come dessert. Ma Giannina la strappava spesso al suo paradiso. La portav

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Sottovoce

Solo le sue lacrime dolci faceva gustare alla gente che la circondava. Soltanto sottovoce sapeva parlare quando voleva chiedere qualcosa. Qualcosa semplice di solito, una domanda da bambina. Persino le cose che noi altri le diciamo gridando, lei le diceva sottovoce come se parlasse a se stessa.

E fu cosi anche quell'estate per una volta ancora. Neppure il suo "grido" di aiuto nessuno ha mai udito su quelle spiagge addormentate che riposavano vuote e stanche dalle orme lasciate dai piccini vicino ai loro enormi castelli che il vento trasformava in sabbia e con se' li portava via lontano.

Fu gelosa per una sola volta anche lei. Gelosa di quel volo, quell andar via lontano della sabbia mentre senza capirlo si allontanava dalla riva tenendo sempre lo sguardo fisso su quelle nuvolette cosi' libere! Sentiva un piccolo dolore, una tristezza, perche' non era anche lei cosi leggera da poter spiccare un volo simile.

Cosi' il suo appello non lo senti' proprio nessuno. Solo le onde che la circondavano e l'abbracciavano stretta stretta con le loro braccia celesti e tiepide. Le parse d'essere accolta da una compagnia di bambini che la invitava a giocare. Voleva bene ai bambini e con tutto il cuore si fece portar via dalle quelle onde. Sorridendo gli chiese sempre sottovoce: - Allora, voi dove andate? Portatemi con voi!
Non ci fu neanche una goccia di mare a rifiutarle la sua compagnia...

Si fece sera un po più tardi. Il vento si calmo' e la spiaggia era di nuovo pronta ad accogliere i castelli del giorno dopo...



Il serpente Jangurd

Il serpente Jangurd, con i grossi occhiali da sole sul naso e il cappello sulle ventitré, se ne andava a spasso ai margini della foresta, sibilando allegramente. Ad un tratto si sentì piombare addosso qualcosa ed ebbe l'impressione che la sua testa fosse presa in una tagliola. No, non era una tagliola. Erano i denti di una mangusta, la terribile nemica dei serpenti, che lo fissava con l'aria cattiva di di trionfo di chi ha appena abbattuto un nemico.

"Scusi - disse il srpente che era molto spiritoso - ci deve essere un equivoco. Io non la conosco e non riesco ad immaginare il motivo di tanta confidenza". Per tutta risposta la mangusta, stringendo ancora di più i denti, fece fare alla testa del serpente due o tre giri veloci e così al povero Jangurd vennero il capogiro e la nausea."Insomma! - gridò quando riprese fiato - mi vuole dare una spiegazione? Che cosa le ho fatto?" La mangusta, parlando tra i denti per non mollare la presa, disse: "Lo sanno tutti che i serpenti sono nemici degli uomini ed io devo difendere il mio padrone che abita in quella villa laggiù, dove finisce la foresta". Jangurd sorrise: "Che iserpenti siano i nemici degli uomini è probabile ma io personalmente non ho niente contro di loro e meno che mai contro il suo padrone che non ho mai visto e che non so chi sia. Dunque non abbia scrupoli e mi lasci andare". Ma la mangusta era testardaed anche un po' sciocca. "I serpenti sono nemici degli uomini, tu sei un serpente e quindi anche tu sei nemico degli uomini. Di lasciarti andare non se ne parla neppure". Jangurd sospirò e disse: "Allora mi porti dal suo padrone e speriamo che sia più ragionevole di lei". La mangusta stette un po' a pensare, poi disse. "Va bene, andiamo" e sempre tenendo Jangurd tra i denti si incamminò verso la villa. Quando furono arrivati, la mangusta spinse con la zampa la porta d'ingresso, entrò, attrversò molte stanze e finalmente si accucciò davanti ad un uomo alto e grosso che, seduto in poltrona, stava legg

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il re e la farfalla

La farfalla è simbolo di fortuna, pace e libertà.
V’era un re, che un giorno giunse in un regno per aiutare a costruire il palazzo del sovrano,
suo amico. Si portò con se, tutti i muratori del suo paese. Un giorno, mentre dirigeva i lavori,
incontrò una farfalla, che aveva ali stupende.
Desiderò subito di conoscerla, così iniziò a parlare con lei. La farfalla aveva paura degli uomini, perché spesso le avevano strappato pezzetti di ali, ma il re voleva a tutti i costi che lei si adagiasse sulle sue mani. Per questo tutte le mattine, prima di andare a lavorare, andava nel prato sotto il castello, aspettava la farfalla, con dolcezza la convinse a volare sulle sue estremità.
Nacque un amicizia bellissima, che questo re teneva segreta. Era geloso dei muratori,
temeva che raccontassero alla regina che lui aveva una farfalla come amica, quando ogni tanto tornava nel suo regno. Perla, così si chiamava la farfalla, era felice di stare con il suo re, scriveva per lui bellissime poesie sui petali dei fiori, lo portava di sera sui prati a guardar le stelle, la luna, lo baciava con le sue ali, ma era consapevole che, una volta finito il castello, lui sarebbe tornato nel suo regno, ma lei, avrebbe conservato per sempre nel cuore il ricordo di questa amicizia, che considerava come un prezioso dono che la vita le aveva fatto. Giunse l’inverno, Perla non poteva più portare il re sui prati. Ben presto però si accorse che il re era cambiato nei suoi confronti, ma lei gli voleva sempre bene. I re si sa sono bizzarri, sono volubili, inoltre tantissime farfalle svolazzavano sul prato, farfalle che d’inverno hanno belle case di zucca che possono ospitare un re, ma lei era povera, come ricchezza aveva il suo grande cuore. Inoltre viveva in un tronco cavo di un albero insieme ad altre due farfalle, non poteva quindi invitare e ricevere il suo amico. Si accontentava di stare con lui ogni tanto, dentro la cascina del boscaiolo.
Ma le visite del re, comi

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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia