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Favole per bambini

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Il topolino coraggioso

Nascosto nella sua tana il piccolo topolino nero, dalla coda e dai baffetti lunghi, osservava il mondo passare. Era molto invidioso del suo amico che usciva a giocare senza paura, ma lui non ne aveva il coraggio.
Il tempo passava e lui era sempre chiuso lì mentre il suo compagno fuori conosceva una dolce topolina e si divertiva. La gran paura del piccolo topolino Tom era un gatto enorme bianco. Lo chiamavano il gatto delle nevi perché era un micio aggressivo, cattivo e come tutti i felini andava a caccia di topini e compariva all’improvviso.
Il suo amico ogni volta faceva la figura del coraggioso con l’amica, ma a volte l’apparenza inganna, in realtà il gatto non c’era sempre e aveva paura anche lui, anche se non lo dimostrava.
Un giorno decise di chiedere aiuto al suo amico, per superare il suo problema di paura, che sembrava tanto buono e coraggioso, ma ancora una volta rimase deluso.
Doveva rassegnarsi, finché non sentì una voce dispersa nell’oscurità della tana che gli sussurrava di affrontare la situazione. Questa voce gli diede la forza di uscire dalla tana, così si avvicinò pian piano al buco e il cuore cominciò ad aumentare il battito.
La tensione dentro di lui aumentava sempre di più e i brividi di paura gli torturavano il cuore. Chiuse gli occhi, cercò di respirare profondamente e si trovò davanti all’improvviso l’enorme gatto delle nevi. Lo fissò con i suoi occhi agghiaccianti e tirò fuori le unghie per attaccare, il topolino cadde nel panico profondo. Si sentiva sconvolto e senza forze, ma il cuore batteva ancora e lui era lì non poteva lasciar stare tutto adesso che aveva rischiato.
Così pensò alla sua amica e utilizzò la sua unica arma segreta che era la velocità, ma fuggendo e ritornando nella tana non avrebbe risolto il problema, la paura va affrontata non evitata.
Se ci pensava, capiva quanto era ignorante rimanere sempre chiusi dentro per paura e rinunciare alle meraviglie della vita. La topolina rimase affa

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   3 commenti     di: sara zucchetti


L'eremita e la porta invisibile

Un eremita raggiunse una porta chiusa sul sentiero della sua vita, e dopo averla a lungo osservata, si mise a spingerla per cercare di aprirla, ma la porta non accennò a cediture.
Ti aprirò maledetta!
Disse l'eremita profondamente provato dallo sforzo e quando le forze gli furono tornate, escogitò un sistema per aprirla. Raccolse dei rami di legno secco e con tutte le sue forze cercò di fare una leva per rompere la serratura. Ma neppure questo sistema diede i frutti sperati.
Non fermerai il mio cammino!
Disse con fermezza, e tornò indietro sui suoi passi, durante il suo procedere aveva scorto in un pascolo lontano un toro, lo catturò portandolo con se sino alla porta, che aveva dipinto di rosso e incitando il toro, fece in modo che la sfondasse con le corna.
L'eremita passò oltre la porta soddisfatto, era riuscito a superarla, e mentre procedeva sul suo sentiero si trovò di fronte a un portone, rinforzato da una struttura di ferro. Stavolta non perse tempo a cercare di aprirlo e neppure provò a scassinarlo, tornò indietro nel suo cammino, aveva visto strada facendo un trattore abbandonato, lo mise in moto e si lanciò contro il portone abbattendolo.
Sul sentiero dell'eremita non furono certo le porte a mancare, più ne buttava giù, e più se ne contrapponevano. Sino a quando si trovò di fronte a una porta invisibile, una porta che non avrebbe mai potuto aprire, perché neppure riusciva a vederla. E davanti a quella porta invisibile, l'eremita si fermò.
Erano ormai trascorsi molti giorni da quando aveva fermato il suo cammino, e improvvisamente dinnanzi ai suoi occhi si materializzò una clessidra, l'eremita spostò immediatamente l'attenzione verso questa inattesa novità, e la clessidra prese nel dire:
Fermi il cammino, ma non puoi fermare il tempo!
Il tempo passa per tutti clessidra, ed io ne sono pienamente consapevole, ma questa porta è invisibile ed io non posso aprirla!
Eremita il problema non è la porta, ma il tuo

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   1 commenti     di: Cleonice Parisi


IL TERNO A LOTTO

Napoli.
È uno dei primi giorni di dicembre. Già si avverte l’atmosfera delle festività natalizie: i negozi e le strade hanno iniziato ad addobbarsi.

Questa città, com’è noto, ha una sua particolare affezione al Natale, consolidatasi nel corso dei secoli. Nonostante il progressivo decadimento dei valori e degli usi ad esso connessi, resiste e persiste l’attaccamento dei suoi cittadini alla festa più sacra dell’anno, che trova il suo fulcro principale, la sua sublimazione, nella preparazione e nella cura dedicata all’allestimento della sua rappresentazione che si concretizza con il Presepe. Raffigurazione che si tramanda da otto secoli, da quando Francesco d’Assisi realizzò la prima ricostruzione vivente della nascita di Gesù, nel paese reatino di Greccio.

Questa sacra riproduzione conserva ancora a Napoli tutto il suo intenso significato, che ha prodotto una plurisecolare tradizione del Presepe, a cui hanno contribuito anche artisti di talento. Intorno alla “Sacra Famiglia” si sono creati gli scenari più diversi e collocati i personaggi più disparati, in aggiunta a quanto descritto nel Vangeli di Luca e Matteo ed in alcuni vangeli “apocrifi”, frutto della fantasia e della creatività dei napoletani.

Potevano rimanere immuni da questa magica e mistica atmosfera, i nostri due ineffabili “filosofi” napoletani: Gennaro Platone e Ciro Aristotele, già protagonisti di altre curiose e strampalate vicende?
Certamente no!

Cerchiamo, allora, di scoprire qual è il loro atteggiamento ed il loro “profondo pensiero” sulla festività dell’anno per antonomasia.

È un lunedì, giorno di chiusura settimanale della pizzeria di Ciro. Sono le undici circa di una giornata autunnale in cui il sole si alterna alle nuvole in un naturale gioco di rimpiattino.
Ciro e Gennaro, come sono soliti fare spesso, passeggiano tranquillamente per le vie del centro di Napoli, discorrendo, a modo loro, del più e del meno.

“Né Ci

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   0 commenti     di: Sergio Maffucci


Scambio di ruoli

C'erano una volta due piccole amiche di nome Allegra e Maria, avevano circa otto anni, si volevano molto bene e giocavano spesso insieme. Vivevano in due piccole casette di campagna e andavano spesso nel bosco per raggiungere il fiume e tirare qualche sasso portando a spasso le loro bambole.
Un giorno, mentre si avventuravano nel bosco videro un lupo, entrarono nel panico e cominciarono ad allontanarsi veloci, ma poi si accorsero che l'animale invece di aggredirle era più terrorizzato di loro e si allontanava. Si fermarono e videro intenerite quel musetto impaurito, che non gli aveva fatto nulla di male.
Si avvicinarono e lui indietreggiava così Maria disse: "Perchè hai paura non abbiamo occhi, orecchie e bocca grande, sei tu che devi mangiarci, noi non possiamo farti nulla di male."
Il lupo era un po'imbarazzato, ma non si sentiva preso in giro dalla domanda innocente della piccola, così disse: " Io... non so... sono cresciuto da solo, mia madre è morta quando ero ancora piccolo, perchè un bracconiere gli ha sparato con un fucile e io mi sono spaventato molto.
Quando vedo degli esseri umani, mi cattura la paura più cattiva di me, il mio corpo entra nel panico ed è sempre più sconvolto."
Le due amiche erano molto dispiaciute per il dolore che provava e avevano capito che il suo istinto era affogato nelle lacrime della paura. Allegra disse: "Non devi aver paura non siamo cattive non ti faremo nulla di male. Lo so che queste parole non bastano a convincere la tua nemica, ma fidati di noi e abbi fiducia in te." Lui non disse nulla e rattristato si allontanò lasciandole senza parole.
Le due amiche tornarono a casa mano nella mano, ma non dissero nulla ai loro genitori perchè altrimenti non le avrebbero più fatte andare nel bosco. Il giorno dopo tornarono nel bosco sperando di trovarlo e consolarlo, ma non lo trovarono, cominciò a piovere e tornarono a casa un po'deluse.
Il giorno dopo andarono a cercarlo per tutto il bosco, non trovarono altri ani

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   12 commenti     di: sara zucchetti


bianca-neve e i 7 vani

Pora Bianca-Neve, co’ ‘n nome così scontato nun poteva che esse amica de Verde-Prato e Azuro-Celo. Sempre de niscosto ar Principe(Azuro pure lui)che è geloso come ‘n Hotello…. e quanno ce se mette da’ er massimo(***** 5 stelle).
Er cacciatore che se aggirava nella favola cor core ‘n mano consijò a Bianca-Neve d’anna’ner bosco perché c’era ‘na casetta de 7 vani.
Nun era n vendita anche se la Tecno-Bosco je stava a fa’ er filo da parecchio.
La Matrigna cattiva aveva trovato er modo de fa’ li sordi, comprava le mele ar mercato je dava ‘na mano de vernice rossa sulla coccia e je appicicava er bollino adesivo:MELINDA & ER BRIGADIERE…così nisuno ciaveva er coraggio de denuncia’ la contraffazzione.
L’animali der bosco ereno stufi…. Bianca-Neve je trovava sempre quarcosa da fa’:
“Lavate li piatti”…”Rassettate la casa”….”Pulite per tera”…’nzomma…sfruttati e marpagati decisero de rivorgegese ar sindacato la “CI. SLegate. pe. ffavore”.
Dar canto loro li 7 Nani c’aveveno sempre da lavora’nella miniera de diamanti pe’ paga’ er conto dello pisicanalista. Si, perché loro annaveno curati, s’ereno messi ‘n testa de esse’ li rivali dei “GLOBBE-TROTTE” pe’ gioca co’ loro la mitica partita der core:NANI contro MORETTI!
Stretta la noia.. devo anna’ via…. dite la vostra.. c’ho detto la mia!



NUOVA FABULA ATELLANA

ATTO UNICO



PERSONAE

Peppe Pappo  : Il vecchio avaro lussurioso da raggirare.

Bruno Bucco :  ghiottone vanaglorioso maleducato servo.

Dario  Dossena : Il gobbo astuto perfido imbroglione.

Mario Macco : lo sciocco il balordo.



Scena prima  nel vecchio centro storico di Napoli
In un antico palazzo al secondo piano  Peppe Pappo
è a letto per un forte raffreddore.



Peppe Pappo : Mi giro e mi rigiro nel letto non riesco
a pigliare sonno  , questa influenza mi ha castigato.
I soldi miei me li sono nascosti sotto alle lenzuola,
qui al sicuro vicino a me.
Questa è una casa di mariuoli, non c’è da fidarsi
di nessuno.
Vivo circondato da ladri , di gente che campa sopra
alle spalle mie.
Aspettano che io tiri le cuoia per prendersi tutto
quello che sono riuscito a mettere da parte, lavorando, risparmiando. I miei denari non si toccano.
Figli miei, quanto siete belli.
( Conta i denari, uno ad uno) . Tutto ad un tratto lancia
un urlo impaurito  si nasconde sotto le coperte.
Con voce tremante  grida: Chi và là.


Bruno Bucco: ( Accende, la luce) Don Peppe  sono io
Bruno, dabbasso  ci sono delle persone che vogliono conferire  con lei.


Peppe Pappo : Disgraziato spegni la luce, mi vuoi vedere rovinato. a fine mese la bolletta la pago io.
Da oggi in poi mi segno sopra  un quaderno ogni volta  accedi la luce inutilmente senza il mio permesso così mi ripaghi
ciò che hai consumato illegalmente.


Bruno Bucco: ( Parlando tra sé : Quanto è brutto vecchio spilorcio ma qualche giorno all’altro ti do una mazzata
in testa, adesso mi vuole far pagare pure la luce  accesa senza il suo permesso.) 
Con aria disinvolta :Come vi sentite stamani, cosa dite l’apro la finestra, ho avete paura di sciuparvi alla luce del sole. 


Peppe Pappo  : No apri  un po’ di sole  farà senz’altro bene
a queste povere  ossa mie  infreddolite.
(Scende dal letto s’infila le pantofol

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La moglie del contadino

Un uomo sposato con una donna bella e molto più giovane di lui, non riuscendo più a campare emigrò in un altro paese. Essendo molto innamorato di sua moglie, benché ella aspettasse un bambino, decise di chiederle di affrontare il viaggio con lui.
La notte che partirono, due vipere si avvicinarono al loro carro già carico per il viaggio. La donna le catturò e le mise in un vaso con piccoli fori perché vivessero. Disse al marito di catturare due topi, che l'uomo non fece fatica a trovare.
La donna mise i due piccoli topi di campagna nello stesso vaso condannandoli a morte certa.
Il contadino era un gran lavoratore e nel nuovo paese trovò presto da lavorare e guadagnare abbastanza per dar da mangiare a sua moglie e molto presto anche al bambino che lei gli diede.
Lavorava per un signore vedovo e senza figli che lo ricompensava giustamente per il suo lavoro nei campi e nel ricco orto della sua sfarzosa villa.
La giovane coppia ed il loro figliolo vivevano in una grotta lungo il corso di un torrente alla periferia della città.
La donna che si occupava del bambino e non lavorava fuori di casa, scavò nel tufo della grotta, sino a ricavarne nuove stanze ed un camino per raccogliere il fuoco e permettere di cucinare le verdure che suo marito riceveva dal suo padrone.
La donna catturava di tanto in tanto piccoli topolini che faceva scivolare nel vaso delle vipere che si erano riprodotte ed erano diventate una numerosa famiglia di dodici vipere.
La donna dopo un po' di tempo lasciò il vaso scoperto e le vipere impararono ad uscirne quando avevano fame. La donna faceva trovar loro piccole uova d'uccello topi e lucertole.
Le vipere impararono a muoversi per casa ed a prendere il cibo dalle mani della contadina e a ritornare sazi ne vaso dove restavano a dormire fino a sentire nuovamente la fame.
L'uomo lavorava sodo e non parlava mai al suo padrone della giovane moglie, e questa non andava mai al villaggio e conduceva una vita molto rise

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   4 commenti     di: Michele Loreto



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia