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Favole per bambini

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La storiella dell'Acca Mutolina

C'era una volta uno splendido villaggio abitato da tante consonanti e da tante vocali.
Quando le consonanti si accoppiavano alle vocali sapevano creare insieme delle meravigliose armonie. Ognuna di loro aveva un bel suono, ma quando stavano insieme la bellezza di quei suoni come per magia si moltiplicava. Certo, tra le vocali c'era qualcuna un po' chiusa, o più ritrosetta, dava poca confidenza quando s'accompagnava alle consonanti, però ce n'erano altre più aperte ed espansive, alle quali piaceva prolungare i loro suoni.
Altre volte, stranamente, qualche vocale aveva un atteggiamento grave, se ne andava in giro sempre pensierosa come se guardasse in alto verso il cielo e non si curasse di quel che le accadeva intorno. Altre vocali, invece, a scuola si mostravano davvero brillanti e acute. Ma tra tutte queste consonanti e vocali ve n'era una in particolare un po' sfortunatella.
La chiamavano Acca Mutolina perché, sin dalla nascita, non aveva mai imparato a pronunciare un suono.
Ebbene, la piccola Acca Mutolina a tutti le consonanti e a tutte le vocali era un po' antipatichina. Quando le capitava di uscire con la "O" o con la "A" se ne stava sempre in silenzio, e questo modo di fare confondeva le idee a ogni piccino: ci va o non ci va la Mutolina? Si chiedevano dilemmaticamente i bimbi ogni volta che vedevano in mezzo al rigo una A o una O passeggiare in solitudine. Lei, la piccina, non sapeva che dire.
Allora i bimbi dovevano andare dal signor Grammatico per capire che il signor "Anno", padre dei dodici mesi, non sopportava la compagnia della poverina. Non voglio, gridava con la sua voce cavernosa, che mi si confonda ogni volta con quell'essere del compare "Avere"! Io ho una mia dignità, non faccio l'ausiliario, il domestico di tutta quella genìa di verbi!
E poi, la poverina, era soprattutto antipatica per la sua forma. Sembrava un scaletta, "H", ma aveva solo un piolo: che mai utilità poteva avere una scaletta cosiffatta? Avessi avuto almeno due

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   10 commenti     di: Bruno Corino


Non esagerare!

C’era una volta una gallina e i suoi pulcini che vivevano nel pollaio di una fattoria.
Mamma gallina disse ai suoi pulcini:<< Non esagerate a mangiare!>>
I pulcini obbedirono ma il più dispettoso però non obbedì.
A lui piaceva il mangime al cioccolato e diventò un pollo.
Dopo qualche mese il contadino prese il pollo e decise di ucciderlo per mangiarlo.
La gallina disse ai pulcini:<<Avete visto cosa è successo a vostro fratello?>>
Tutti dissero:<<Si!>> E un pulcino poco dopo disse:<<è stato mangiato>>
La morale di questa favola è di non esagerare mai nel mangiare se no siamo pronti per essere il pranzo di Natale!.

   2 commenti     di: Andrea Raineri


La leggenda del santo ingollatore

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Il risveglio della tenerezza (seconda parte)

Passarono gli anni e i genitori di Catherine invecchiarono, cedendo così la corona e lo scettro reale ai ragazzi. Catherine fu felice all'inizio, ma anche preoccupata come lui, perché avevano un impegno importante.

Poi lentamente il loro rapporto cominciò a spezzarsi, come il ramo di un albero, peggiorando le cose. Erano sempre più lontani, soprattutto lui. Lei cercava di fare finta di nulla, ma nel cuore sentiva dolore e angoscia, sentendosi molto sola. Senza volerlo lui era diventato insopportabile, la sua tenerezza si era sciolta e sembrava quasi che Catherine lo disturbasse. Lei si chiedeva e richiedeva cosa era successo e perché non la voleva più, cercava di farsi sempre più bella e distrarlo ironicamente, ma la sua mente non era con lei. Si avvicinava, lo desiderava e lui accettava un bacio, ma non ci provava con la sua intenzione.

Un giorno triste e disperata, con una tormenta nel cuore che non si liberava, decise di andare a fare una cavalcata da sola, poiché lui non voleva più fare nemmeno quello. Ordinò ai guerrieri di non seguirla voleva stare sola e non aveva paura.

Salì in groppa a Oscar e raggiunse il bosco, la natura che la circondava le fece ritrovare un po' di serenità. Andava lentamente, accarezzando Oscar e osservava tutto quello che aveva attorno. Alberi alti e verdi, cespugli folti e un piccolo torrente che veniva dalle cascate. All'improvviso vide muoversi un cespuglio e si accorse, che non era il vento, ma qualcuno che cercava di nascondersi. Scese da cavallo e si avvicinò curiosamente, finché non spuntò qualcuno. Lei si spaventò, perché saltò fuori dal cespuglio improvvisamente, ma poi vide che era un bimbo e si calmò. In realtà non era un solo un bambino, era piccolo aveva l'età di un bambino di circa sei anni, ma era un folletto del bosco. Catherine, sorrise spontaneamente a quella strana creatura, vestita di azzurro con un simpatico cappello blu.

- Ciao piccolo
- Ciao!
- Come ti chiami?
- Tenerì
-

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   8 commenti     di: sara zucchetti


L'incantesimo

C'era una volta una grande giraffa che una sera andò a dormire.
Mentre dormiva, arrivò una piccola fatina che voleva avvicinarsi per fare amicizia. La fatina però era così piccola che la giraffa, quando russava, la faceva volare via impedendole di arrivare fino a lei.
La fatina provò più volte ad avvicinarsi, e alla fine, pensando che la giraffa lo facesse apposta, si arrabbiò, e le lanciò un incantesimo.
La mattina seguente la giraffa si svegliò piccola.
"E ora come faccio!" Disse la giraffa."Essere piccoli sembra portare solo guai. Uffa!"

Andò quindi a cercare l'orso saggio che le disse:
"Sarà stata di certo la fatina che si sarà arrabbiata perché lei è brava, ma è permalosa e non capisce noi animali, ti avrà lanciato un incantesimo!"
"L'unica cosa che devi fare - le consigliò l'orso- è restare sveglia tutta la notte e se arriva parlarle."

La giraffa restò con gli occhi aperti tutta la notte, ma quella volta la fatina non poté venire.
Quando la giraffa lo capì, era distrutta dal sonno, ma si era fatto già mattina e quindi si svegliò.
Dal tanto sonno, mentre mangiava, a un tratto cascò nel piatto.

La notte seguente, finalmente, la giraffa riuscì a parlare con la fatina, che la fece tornare normale.



"Favola ad Azibi"

Miei cari ascoltatori e mia cara Lettrice, la storia che vado a narrarvi non e' frutto di fantasia, ma e' il racconto di quella che potrebbe essere definita una Favola, la più bella fino ad oggi raccontata.
I protagonisti di questa storia furono due bambini, in realtà... un bambino, Arf, e una bambina, Nat, e nn poteva essere diversamente; eh si miei cari lettori perchè questa storia non e' stata vissuta sulla Terra, ma su un pianeta magico, lontano lontano, un pianeta bellissimo popolato solo da bambini; il suo nome è Azibi.
La conformazione geologica di Azibi, nonostante esso sia milioni di anni luce lontano dal nostro pianeta, è molto simile a quella sulla Terra, c'è il mare, la spiaggia, le colline i prati fioriti, animali e piante, e tutto quello che sulla Terra possiamo trovare e su di una delle spiagge più belle che occhi di bambino possano vedere sorge la "capitale" nonchè" unica città di questo meraviglioso paradiso, "Assivle".
La caratteristica principale delle sue costruzioni, case, strade e quant'altro è costituita dal fatto che sono tutte tondeggianti. Su Assivle nn si costruisce nulla con l'utilizzo della linea retta, anzi, in verità, i suoi abitanti nn hanno proprio idea di cosa sia una linea retta...
Per farvi capire meglio, dal momento che io ci sono stato ed ho potuto vedere con i miei occhi di cosa si tratti, vi descriverò la casa di uno dei nostri protagonisti...
Nella periferia sud della Capitale, nella zona più rigogliosa, pulita, e felice della città, "Campo dei Fiori fioriti", così si chiamava, sorgevano una serie di villette così belle e particolari da strappare un sorriso a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vederle.
Tutte avevano il giardino privato, molte avevano anche la piscina, e tutte erano costituite da un solo piano, in realtà tutta la Capitale era costruita così; si, ad Assivle nn usano mettere una cosa sopra l'altra, come a volte sulla Terra facciamo anche con i pensieri, ad Assilve nn

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Una mano al cielo

Il mondo ci nutrirà sino a quando la nostra fame ci spingerà a cercare le cose del mondo. Solo quando ne saremo sazi, riusciremo ad ascoltare la voce del cielo, riconoscendoci per quello che siamo, esseri di luce. E la pace regnerà nel mondo per sempre.

Dammi pane, dammi pane!

Disse un topo ad una bambina, e la bambina prese del suo pane e lo condivise con il topolino, e poi vedendolo più sereno ora che aveva il pancino pieno, gli disse:

Sei disposto ad ascoltarmi?

E il topino disse:

Certo mi hai dato pane ed io ti darò ascolto.

Tu non sei un topino, come hai sempre creduto di essere, tu sei un essere di luce.

Il topino incominciò a sbellicarsi dalle risate.

Che dici bambina di una sola cosa sono certo nella vita e cioè quella di essere un topino roditore.

La bambina prese dalla tasca della sua bianca veste uno piccolo specchio, e consegnandolo al roditore disse:

Guardati!

Il roditore guardò perplesso la sua immagine riflessa nello specchietto e restò senza parole.

La bimba sorrise contenta, mise le ali e volò alta.

Aspetta disse l’ex topino, ma allora perché ho sempre pensato di un topo quando invece sono un angelo?

E la piccola nel volare disse:

Siamo tutti angeli ma dobbiamo camminare molto per meritare la nostra lucente natura.



Aspetta perché tu hai le ali ed io no?



Per lo stesso motivo per il quale non avevi capito d’essere un angelo, le tue ali te le devi meritare, camminerai in terra sino a quando non sarai maturo per il volo.

L’angelo nuovo, prese lo specchietto conservandolo gelosamente, ora sapeva che doveva fare. Salì su un palco e chiamò a se tutti i topini del circondario e disse:

Mangiate e bevete e quando sarete sazi, avvicinatevi a me ho messaggio per voi!

I topini si avvicinarono al grande buffet che l’angelo terreno aveva preparato e quando erano ormai sazi, gli corsero incontro, erano tanti e l’angelo non aveva uno specchio tanto gr

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   0 commenti     di: Cleonice Parisi



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia