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Favole per bambini

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Il pagliaccio triste

"Che cosa c'è piccolino, perché sei così triste?"
"Mamma, sono stufo delle solite cose, voglio la luna".
La mamma di Pierrot pensò inizialmente che il suo bambino stesse scherzando, invece si rese presto conto che il piccolo, annoiato dai suoi giocattoli, voleva qualcosa di unico che solo lui era in grado di possedere.
Pierrot cominciò a fare molti capricci chiedendo insistentemente di poter realizzare il suo desiderio.
"Eccoti la luna".
La mamma pur di accontentare il figlioletto aveva recuperato un palloncino bianco molto simile alla luna piena e glielo stava porgendo.
"Ma questa non è la luna" protestò il bimbo.
"Prova a guardare le cose con gli occhi della fantasia" rispose la mamma. "La luna è venuta giù dal cielo e si è trasformata in palloncino per stare con te".
"Se davvero è così allora non esploderà".
Pierrot fece scoppiare il palloncino bucandolo con uno spillo; ne fuoriuscì tanta polvere argentata che andò a finire sul volto del bambino, trasformandosi in lacrime; da quel momento, punito per la sua capacità di non volersi accontentare, fu privato della cosa più preziosa: il sorriso.
Una volta cresciuto Pierrot cominciò a lavorare in un circo speciale, fatto di maschere e mostri che non avevano bisogno di camuffarsi per far ridere o spaventare le persone, perché erano realmente così, come del resto Pierrot, sempre malinconico e con le lacrime che non abbandonavano mai il suo volto. Era destinato ad intenerire e a commuovere più che a spaventare le persone; ciò gli dava molto dispiacere ed invidiava i suoi amici pagliacci che invece facevano divertire tutti.
"Vattene, non ti vogliamo più" disse un giorno la maschera di Frankestein.
Dopo una giornata di lavoro le maschere stavano cenando ed improvvisamente Pierrot si trovò escluso dalla tavolata.
"Perché, che cosa vi ho fatto?" domandò stupito "abbiamo sempre cenato assieme".
"Abbiamo deciso che sei troppo triste e porti la malinconia tra noi che invece dobbiamo far

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Il bosco di Aquiloni

Atterrava su uno strano ramo che si attorcigliava sulle sue gambe mantenendola in aria e non permettendogli di proseguire il percorso... Si chiamava ''Naturelle'', un umana dalle pesanti ciocche di capelli che si trasformavano in meravigliose ali. Cercava un modo per togliersi quei rami attorno alle sue gambe... Ma tutti i suoi tentativi fallirono.
Insospettito dal rumore, sbucò fuori Penny, il panda dalle guancie a forma di nuvola.
''Qualcuno è nei guai?'' Chiese Penny controllando come si svolgeva la situazione.
''A quanto pare! Ma è attirato dai miei piedi? Ogni volta che sono fuori e devo ritornare, devo farci a lotta per toglierlo!'' Chiese Naturelle dal tono di voce esausto.
Penny con due passi, arrivò davanti a loro.
''Niente di terribile. Quando fa così, vuol dire che vuole attirare la tua attenzione o ancor meglio: che ha fame! Proviamo a vedere se è la seconda opzione...'' Disse Penny rotolandosi dall'altra parte del ramo e prendendo una mela. La tirò verso il ramo, facendo estrema attenzione a non prendere la testa della ragazza.
Appena la mela fece il suo salto, l'albero la fece sparire in meno di due secondi.
''Era la fame allora.'' Rispose Naturelle in una tenera risata, guardando la scena da vicino. Ma indovinate? Il ramo ancora non lasciò le gambe della povera Naturelle...
''Ma... ora... che si fa?'' Chiese incerta a Penny. Ma lui girò gli occhi cercando di trovare qualche suo aiutante che potesse tirar fuori dal problema Naturelle. Dopo qualche minuto, si ricordò di Blacky... Il gatto dalla coda color cielo.
Fece due rumori coi piedi e il gatto scese giù dalle foglie...
''Qualcuno mi ha chiamato?'' Domandò il gatto.
''Eccoti, eroe! Sì, ti ho chiamato io. Lei è Naturelle... e lui è...'' Penny non fece in tempo a formulare la frase, che il gatto già aveva dato una risposta.
''So già chi è lei.'' La risposta del gatto di nome Blacky, fece venire dei dubbi ai due che lo ascoltarono. Naturelle non potè far a meno di ri

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   0 commenti     di: Martina Di Toro


Al limite della conoscenza

Spesso l'isolamento volontario o il sentirsi isolato per assenza di anime vive, pur essendo circondato di anime che furono, teneramente amorose e colmi di attenzione, stuzzica e stimola il desiderio di esternare remoti sensazioni: Rivedo la nascita dei miei eredi, esistenti assenti, ricordo la presenza dei miei avi e dei miei cari non più e pur presenti con i quali colloquio più del presente e non del passato noto e indelebile nella memoria. Assicuro nessuna deformazione mentale ma intrinseca convinzione della realtà.

   3 commenti     di: AGOSTINO


La fiducia per raggiungere la felicità

La ragazza era persa nei suoi pensieri come al solito e temeva il giudizio degli altri. Dentro di sé sentiva un dolore profondo, i motivi erano diversi, ma tutti senza un significato come la sua vita.
Il sole cominciava a risplendere, ma lei aspettava la notte per sognare, oppure aspettava di sentire ancora per un attimo il battito del suo cuore. Ciò che desiderava non lo sapeva, perché la sensibilità la distruggeva, ogni cosa la faceva soffrire molto se era brutta e le belle cose non le poteva sentire piacevolmente.
Cercando di nascondere il dolore, pensò ancora a lui che l’aveva sopportata, ma mai amata veramente. Stringendo tra le dita il ciondolo azzurro con l’immagine della madonna socchiuse gli occhi e respirò.
Un attimo dopo una luce accecante, che solo lei poteva vedere, le fece aprire gli occhi e vide davanti a sé la Madonna, vergine, madre di Dio che le regalò un dolce sorriso. La prese per mano e la portò via.
Così si ritrovò vicino ad un piccolo lago e la Madonna, che era accanto a lei, prima di andarsene le disse questa frase: “Devi trovare la strada della tua vita, non è difficile e accanto a te ci sarà sempre il tuo angelo custode che ti aiuterà in ogni difficoltà. Dovrai solo imparare a sorridere e non preoccuparti sempre perché il Signore ti vuole bene e ti aiuta. ”
“Tu sai già perché sei qui e sai quello che devi cercare. ”
“Davvero? ”si chiedeva perplessa la ragazza.
“Si, quello che vuoi trovare è la felicità e la felicità è in ogni cosa così come la puoi trovare nel nulla infinito. ”
Detto questo, la madonna scomparve, con il ciondolo che aveva attaccato al collo la ragazza. Lei rimase incantata e mentre rifletteva sulle sue parole, osservava silenziosamente il lago. Panorama spettacolare di alte montagne con i riflessi del sole che brillavano nell’acqua. Tutto era sereno e piacevole così decise di incamminarsi nel bosco, ma la solitudine la preoccupava e il terrore gli echeggiava nella testa

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   5 commenti     di: sara zucchetti


Il cavaliere immortale

Secoli fa in una grande e bellissima isola viveva un cavaliere di nome Danel, uomo di straordinaria bellezza con capelli ricci e neri, una lunga treccia laterale che ricadeva sulle spalle, occhi blu, fisico possente. Egli era ammirato da tutti gli uomini e voluto da tutte le donne e per il rango che possedeva avrebbe fatto la fortuna di qualunque famiglia. Ma c'era una donna, una sola nel suo paese che neanche lo guardava, la bellissima figlia di un ceramista chiamata Helen, una ragazza con lunghi e ondulati capelli castani, occhi verdi, fisico snello e seducente. Rimasta presto orfana, viveva insieme ad un fratello maggiore molto geloso e protettivo, aveva imparato presto l'arte paterna e viveva umilmente ma dignitosamente del suo lavoro. Danel si era accorto della sua freddezza quando un giorno era venuto ad acquistare delle maioliche e non aveva visto in lei alcun fremito di femminile desiderio, quando invece per strada donne di tutte le età avrebbero desiderato solo parlargli. Ora il bel cavaliere era un tipo capriccioso e siccome Helen era l'unica ragazza non attratta da lui si era deciso a sedurla, così cominciò a frequentare assiduamente la sua bottega e poi a farle la corte in modo aperto e deciso, destando stupore e invidia. I genitori di lui lo criticarono aspramente, perchè secondo loro avrebbe dovuto aspirare all'amore di una nobildonna, ma quando il figlio mostrò loro la bravura magistrale delle porcellane e delle maioliche prodotte da Helen, nonchè la travolgente bellezza della ragazza si quietarono perchè dopotutto era una ragazza onesta, abile e bellissima e aveva perciò diritto ad un buon partito. Non passò molto tempo che Helen si fece coinvolgere dalle attenzioni del cavaliere e gli concesse la sua mano. Il di lei fratello però era molto sospettoso e non credeva che Danel amasse sinceramente la sorella perchè di solito i nobili sposavano i loro pari. Il re del paese aveva una figlia di nome Yamira, una principessa, come Danel molto

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Il tesoro

"Mamma, perché il papà lo chiami tesoro, che non è il suo vero nome?" Queste erano le parole della piccola Lara. La mamma sorrise e le rispose: "Perché io gli voglio tanto bene e l'amore è prezioso come un tesoro!" Lei sorrise e tornò a giocare perché era solo curiosità, mentre sua sorella più grande ascoltò attentamente e capì il significato della risposta. Era una ragazza di circa 16 anni, di nome Berenice, dai capelli castano scuro con piccoli colpi di sole naturali, occhi celesti e un corpo atletico. Viveva in un piccolo villaggio sull'Adriatico, con la sua famiglia di modeste condizioni economiche e dopo aver ascoltato prese il cestino e disse: "Vado a prendere il pane mamma!" " Va bene, non fare tardi!"
Era una splendida giornata soleggiata, ma non troppo calda, lei si mise un semplice vestito azzurro con leggere decorazioni e dalla gonna non tanto lunga. Uscì di casa e si avviò dal fornaio del villaggio, sentì subito il profumo del pane appena sfornato e chiese il solito alla commessa, mettendolo poi nel cestino il sacchetto. Dato che non era tanto tardi, decise di andare a fare un giro al mercato per guardare qualcosa anche senza comprarla. Raggiunse il centro del villaggio, vide tanta gente e molte bancarelle.
Passeggiando tranquillamente osservava tante cose come frutta e verdura fresca, carne e salumi, oggetti da cucina e formaggi. Si fermò un attimo vicino alla bancarella dei vestiti, trovandone qualcuno di uno splendido stile e colore, così come notò le scarpe e i vari accessori da donna. La colpì molto un fermaglio per capelli, mollette, braccialetti e collane. Anche se non d'oro, molto graziose.
Poi si avvicinò alla bancarella dell'artigiano e vide diverse creazioni, fatte naturalmente e con semplicità. C'erano diversi oggetti come vasi, cesti, tappeti, statuette scolpite a mano tra le quali una la colpì particolarmente. Era vicino al bordo della bancarella come dimenticata. Il mercante stava servendo e non diede attenzione a

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   8 commenti     di: sara zucchetti


I fratelli che collaborano

Due procioni stanno passeggiando in un bosco. Ad un certo punto si persero. Dopo un po' venne un temporale, ma per fortuna videro una caverna ed entrarono. Decisero allora di dormire lì per quella notte. L' indomani si alzarono, sentirono dei rumori e apparve davanti a loro un orso che disse:
-Avete invaso la mia tana e ne pagherete le conseguenze!!!
Idue tagliarono la corda urlando:
-A i u t o o!!
Mentre l' orso urlava:
- Venite quaa!!
Ad un certo punto i procioni si fermarono e dissero urlando:
- Sfidiamoci!
Cominciò una sfida. I due procioni attaccavano di qua e di là ma invano.
Il procione più grande era molto furbo mentre l' altro era meno furbo.
Il maggiore decise, quindi, di far salire il fratello sulla sua schiena e di farlo saltare addosso all' orso, che cadde nello stagno paludoso che non riuscì più ad uscirne.
La morale della favola è:
L' unione fa la forza!




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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia