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Favole per bambini

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A partire da te

Un grande cielo, un semplice filo d erba, che implora acqua per sopravvivere alla siccità del suo cuore. Ed una risposta inattesa, che lo delude:

Bevi del tuo pianto!
Ma nel proferir del cielo non vi è improvvisata parola, il senso profondo appare a chi nel suo dir le labbra vorrà inumidir.

Entra a far parte delle parole, leggi tra le righe e disseta la tua sete, non esistono verità che non ti appartengano già.

Il mio pensiero.


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In piedi!

Disse il cielo al filo d'erba.

E il filo d'erba che era senz'acqua ormai da giorni, alzò un poco il capo, dicendo:

Ho sete, tu sei cielo dammi l'acqua, e ti farò vedere come mi alzerò in piedi in fretta.


In piedi!

Ripeté il cielo.

Tu non devi attendere l'acqua dal cielo, hai radici prendila dalla tua terra.

E il filo d'erba stanco e debole con voce flebile disse:


Ma che dici se non piove da giorni, che acqua prendo dalla terra.


Bevi del tuo pianto.

Disse il cielo senza sarcasmo.

E il filo demoralizzato, rispose:

Ho già bevuto sappi, e delle lacrime versate potrei dissetare il mondo intero.
Cielo, ti pensavo dalla parte dei fili d'erba, da te il sole che ci fa belli, da te l'acqua che ci disseta, e tu ora mi dici di bere delle mie lacrime e del mio dolore, ti trovo malvagio.
Si malvagio e la parola che più ti si addice.

Bevi delle tue lacrime piccolo filo d'erba, in esse e solo in esse c'è l'antidoto al veleno che ti devasta il cuore, non c'è altra cura per il male che divora voi fili d'erba, il tutto è racchiuso nel vostro piccolo e complesso essere, e non fuori da Voi.
Non chiedere al cielo di sanarti solo tu possiedi l'antidoto al tuo dolore.
La mia acqua, disseta ma non ti sana.
I lunghi periodi di siccità torneranno a martoriarti affinché tu sia costretto a bere delle tue stesse lacrime, solo attraverso il dolore potrai comprendere la via che ti conduce al benessere.

Caro cielo il tuo fin

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   3 commenti     di: Cleonice Parisi


La storiella dell'Acca Mutolina

C'era una volta uno splendido villaggio abitato da tante consonanti e da tante vocali.
Quando le consonanti si accoppiavano alle vocali sapevano creare insieme delle meravigliose armonie. Ognuna di loro aveva un bel suono, ma quando stavano insieme la bellezza di quei suoni come per magia si moltiplicava. Certo, tra le vocali c'era qualcuna un po' chiusa, o più ritrosetta, dava poca confidenza quando s'accompagnava alle consonanti, però ce n'erano altre più aperte ed espansive, alle quali piaceva prolungare i loro suoni.
Altre volte, stranamente, qualche vocale aveva un atteggiamento grave, se ne andava in giro sempre pensierosa come se guardasse in alto verso il cielo e non si curasse di quel che le accadeva intorno. Altre vocali, invece, a scuola si mostravano davvero brillanti e acute. Ma tra tutte queste consonanti e vocali ve n'era una in particolare un po' sfortunatella.
La chiamavano Acca Mutolina perché, sin dalla nascita, non aveva mai imparato a pronunciare un suono.
Ebbene, la piccola Acca Mutolina a tutti le consonanti e a tutte le vocali era un po' antipatichina. Quando le capitava di uscire con la "O" o con la "A" se ne stava sempre in silenzio, e questo modo di fare confondeva le idee a ogni piccino: ci va o non ci va la Mutolina? Si chiedevano dilemmaticamente i bimbi ogni volta che vedevano in mezzo al rigo una A o una O passeggiare in solitudine. Lei, la piccina, non sapeva che dire.
Allora i bimbi dovevano andare dal signor Grammatico per capire che il signor "Anno", padre dei dodici mesi, non sopportava la compagnia della poverina. Non voglio, gridava con la sua voce cavernosa, che mi si confonda ogni volta con quell'essere del compare "Avere"! Io ho una mia dignità, non faccio l'ausiliario, il domestico di tutta quella genìa di verbi!
E poi, la poverina, era soprattutto antipatica per la sua forma. Sembrava un scaletta, "H", ma aveva solo un piolo: che mai utilità poteva avere una scaletta cosiffatta? Avessi avuto almeno due

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   10 commenti     di: Bruno Corino


Il lupo e l' agnello

Forse conoscete la favola di Fedro del lupo e l'agnello. È una favola che risale a tempi antichi. Oggi i tempi sono cambiati ed è cambiato anche il rapporto tra lupi ed agnelli. Dunque un lupo beveva ad una sorgente di acqua freschissima in alta montagna. A valle un agnello beveva la stessa acqua che non era proprio freschissima e neanche molto pulita.
"Stupido di un agnello! - disse il lupo - Togliti da lì. Va a bere da un' altra parte. Non bere la stessa acqua che bevo io. Me la inquini".
Nella favola di Fedro il lupo, tirando in ballo assurdi pretesti, alla fine si mangiò l' agnello. Ma adesso i tempi sono cambiati. Il nostro lupo digrignava i denti e metteva proprio spavento. L' agnello non si lasciò intimidire e rispose: " Ma come faccio ad inquinarti l'acqua, signor lupo, se io sto a valle e tu in alto, proprio all' inizio della sorgente? E poi l'acqua è un bene di tutti. L' ha detto il mio pastore alla sua bambina che lascia sempre aperti i rubinetti del lavabo. "Non sprecare l' acqua. - le ha detto - È un bene prezioso ed è di tutti. Purtroppo non tutti ne hanno abbastanza. Molti bambini, in certi lontani paesi, sono costretti a bere acqua inquinata perché quella pulita non c'è. Dunque, hai capito? Non sprecarla!". Il lupo si infuriò ma non disse niente, mentre pensava: "Adesso si mette a fare anche il professore, questo stupido agnello! Prima o poi gliela farò pagare".
Passò un po' di tempo. Una notte il lupo, che andava a caccia nel bosco, notò una casetta rossa molto graziosa. Era chiusa ma, fuori, un'insegna luminosa, permise al lupo di dare una sbirciatina all'interno, attraverso i vetri delle finestre. La sua attenzione fu attirata da una fila di bottiglie chiuse da un tappo azzurro e fasciata da un'etichetta con strani segni. Il lupo naturalmente non sapeva leggere ma capì subito che dentro quella bottiglia ci doveva essere acqua speciale e gli venne una voglia matta di assaggiarla. Ma come fare? Nei giorni suc

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La pasqua di Pino

Era un pino solitario, se ne stava sulla collina dominando tutta la vallata.
Svettava poderoso, la sua immaginabile altezza sfiorava i 60mt. Una moltitudine di aghi raccolti a coppie di due disegnavano la chioma in una forma conica perfetta;
dal possente fusto, non temeva nulla. Non vi erano bufere o tormente che potessero piegarlo.
Ogni tanto qualche boscaiolo tentava di abbatterlo per farne legna da ardere, ma l'accetta, seppur usata con forza non scalfiva minimamente quella bruna corteccia.
Erano passati centinaia di anni e tante generazioni si erano tramandate la storia del magico pino, nessuno avrebbe pensato di riuscire ad abbattere quel magnifico esemplare. Fu così che si dimenticarono di lui.
Passarono ancora cento e cento anni, il pino divenne riparo per uccelli ed ogni forma di vita campestre.
Il tempo non lo segnava minimamente, poderoso era e poderoso restava.
Nelle fredde notti invernali, quando la neve lo ricopriva, si ritirava in se stesso chiedendosi quale fosse il suo destino, perché ne era certo, lui non era un albero come gli altri.
-Io sono nato per un motivo, la mia vita ha uno scopo.
Passarono le ere, guerre e devastazioni, la collina si impregnò del sangue degli uomini morti in battaglia.
Urla, grida e disperazione accompagnarono la sua esistenza, ma nessuno riuscì mai ad abbatterlo o a segnarlo minimamente.
Lo sconforto iniziò ad avere il sopravvento su di lui, non si capacitava di tutta quella malvagità che albergava sulla terra.
Era stanco, il suo amore per gli esseri umani iniziava a vacillare, ma era impotente, non sapeva che fare per poter aiutare quella terra devastata.
Una notte si accorse che in cielo non brillava nessuna stella, la luna era scomparsa, eppure doveva essere proprio lì, sopra alla sua immensa chioma. Non vi era nessuna nuvola, ma il firmamento era scomparso. Improvvisamente una luce lontana si evidenziò sempre più viva, non aumentava di circonferenza, ma solo di intensità.
Un lampo improvviso e

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   4 commenti     di: cesare righi


Oggi basti a te stesso

Quando avrai raggiunto la tua maturazione, la pioggia del cielo smetterà di sostenerti, fa che quel momento non ti induca in inganno è solo giunto il tempo di incontrare la tua fonte eterna.
In quel luogo immutabile, laddove i tuoi passi ti avranno condotto, le stagioni non si alternano, tutto è primavera, e quel giorno capirai che ognuno è fonte per la propria vita.
Questa è la promessa fattavi ai primordi, tutti giungerete ad alzar le radici dal mondo, solo così ogni cosa diventerà sole.


Alza il capo!

Gridò il sole al fiore, che ormai senza acqua da giorni a stento riusciva a tenersi diritto.

Alza il capo!

Ripeté.

Il fiore fece un grande sforzo, e nell’alzare il capo verso il sole disse con voce stanca:

È bello essere sole, ma tu non sei fiore e pertanto non puoi capire.

Fiore sei sorto al vivere per diffondere il tuo profumo, dai realizzo alla tua natura.

Lasciami stare non vedi non piove da tempo ed io ho sete.

Una grande risata giunse dal cielo, e con essa queste parole:

Non attendere più che cada la pioggia, per dissetare le tue radici terrene.

Cosa? Gridò il fiore? Allora mi vuoi vedere morto, sai che un fiore ha bisogno d’acqua, non potrò sopravvivere senza. Me lo potevi dire prima che ero destinato a morire, avrei evitato tanta fatica nel divenire da seme a fiore. Mi sarei lasciato morire quando ero lì nel ventre della terra. Perché solo ora che sono venuto alla luce, mi dici che non avrò più acqua.

Il fiore era davvero fuori di se dalla rabbia, calò di nuovo il capo e le forze presero a mancargli, aveva deciso di lasciarsi morire.

Piccolo fiore, non è la morte quella che ti sto offrendo ma la vera vita, perché non osservi prima di prendere decisioni, sei come sempre troppo affrettato nelle decisioni.

Il fiore sempre col capo chino disse:

Cosa dovrei guardare niente è cambiato intorno a me.

Allora rispondi, la tua visione delle cose è la stessa? Quando eri seme soffocat

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   0 commenti     di: Cleonice Parisi


I due ruscelli



La parola nascosta

Un giorno un orso non sapeva cosa fare in casa, e uscì.
Davanti alla sua casa trovò un foglietto, dove c'era scritto: L'AMICIZIA.

Quella cosa gli fece venire un pensiero, come fosse una parola nascosta di una frase.

Di lì a poco un ladro che rapinava le banche, stava scappando dalla polizia.
Nella fuga al ladro cadevano i soldi. L'orso, incuriosito andò a vedere uno di quei soldi; era grigio e sopra c'era scritto: E'.

Dopo andò al bar, dove ordinò una focaccina. Sulla focaccina c'era il tovagliolo e su questo c'era scritto: MAGICA.

L'orso disse: "Ma allora tutte queste parole se le unisco insieme viene L'AMICIZIA È MAGICA!"
Lo voglio scrivere. A casa lo scriverò su un foglio!




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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia