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Favole per bambini

Pagine: 1234... ultimatutte

La verità

C'era un paese di campagna, e c'era una banda di animali che vi abitava. Tre di questi non avevano un nome, e non facevano niente per gli altri. Dormivano, mangiavano, scherzavano tra di loro, ma non avevano nessuna occupazione. Erano felici, o almeno così sembrava.
Il più giovane dei tre era una creatura dalle orecchie affusolate; era basso e rotondello, con un muso simpatico e un paio di lunghe vibrisse biancastre. Il suo manto bianco a macchie scure splendeva sotto la luce del sole.
Costui aveva una sola certezza nella sua vita: la Divinità esisteva. Ne era sicuro, perchè lui poteva vederla e poteva parlarci! Al mattino, quando non si sentiva troppo pigro o troppo stanco, si alzava alle 4, prendeva la bicicletta e si dirigeva verso una vecchia fattoria diroccata. Lì, in una delle stanze abbandonate, trovava un arazzo polveroso appeso alla parete. L'arazzo rappresentava una bestia mitica, in posa trionfante, con spada e armatura. Sotto di essa era ricamata una scritta un po' sgualcita ma ancora ben leggibile: "La Divinità".
Fu così che un giorno il nostro amico andò all'arazzo e chiese aiuto alla mitica bestia.
<<Divinità, mostrati a me ti prego!>>
La figura prese vita, si scrollò di dosso la polvere e rivolse il suo sguardo regale verso la creaturina al suo cospetto.
<<Che cosa vuoi?>>
<<Ho bisogno di spiegazioni. Io faccio quello che mi pare in questa vita: mangio, dormo, scherzo coi miei amici! Non mi va di lavorare? Non lavoro! Non mi va di faticare? Non fatico! Passo le mie giornate a divertirmi.>>
<<Questo me lo ripeti sempre, e te ne vanti.>>
<<Infatti. Ma sento dentro me come una lotta, una battaglia, un diverbio che non mi permette di essere felice totalmente. I miei due amici non se ne sono accorti, ma io soffro molto a causa di questo. Divinità, ti prego, cosa devo fare per avere la felicità??>>
<<Questo te l'ho ripetuto sempre, e non mi ascolti!>>
<<Non capisco le tue parole...>>
<<... perchè dentro di te non vuoi capirle.>>
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   0 commenti     di: Apfel La Mela


Enrica la formica, ultimo atto

Enrica la supplicò nuovamente, nulla da fare non le credeva. Finse di andarsene e repentinamente scattò verso l’ingresso del nido, ma la formica soldato non si fece sorprendere. Sbarrandole il passo la inchiodò con la sua possente zampa sul terreno e si apprestava a colpirla con la terribile mandibola quando un grido la bloccò:
-Fermati, non ucciderla!- il Saggio Grillo, con un balzo si frappose tra Enrica e le mandibole della grossa formica
-Enrica dice la verità, siete tutte in pericolo, un enorme esercito di formiche legionarie è in procinto di attaccarvi. Avverti la Regina.-
Vennero accompagnati al cospetto della Regina informandola di ciò che erano venuti a sapere.
- L’effetto sorpresa ci avrebbe sicuramente annientati, ma ora le possibilità di salvarci sono aumentate. Grazie a voi prepareremo le difese opportune.
-Ma maestà - intervenne il saggio Grillo – l’esercito che sta per attaccarci è di centinaia e centinaia di formiche, voi siete troppo poche.-
-Tutte combatteranno -continuò la Regina - anche le operaie, le formiche otri. Prepareremo trappole, scaveremo nuove gallerie per intrappolarle. Sarà durissima, ma vinceremo.-
Enrica ascoltava rapita le parole della sua Regina, si sentiva invincibile e disse:
-Sì maestà, combatteremo fino alla fine. Io darò la mia vita per il nido, ma posso consigliarle una cosa?
-Dimmi Enrica-
-Ho sentito la Regina delle Legionarie affermare che dopo noi avrebbero attaccato tutti i formicai del prato. Se io ed il Saggio Grillo partissimo immediatamente riusciremmo a lanciare l’allarme a tutti i formicai e sono sicura di riuscire a convincerli: verranno tutte in nostro aiuto.-
La regina ci pensò un attimo e capendo che pure il parere del Grillo concordava con la formichina, acconsentì.
Enrica ed il Saggio Grillo non si persero in chiacchiere, in men che non si dica partirono per la delicata missione.
Nel formicaio tutte le formiche erano in fermento, scavarono finte gallerie, allagarono,

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   2 commenti     di: cesare righi


L'arcobaleno del cuore

Quando tutte le prove del vivere saranno esaurite e il cuore dell'uomo gonfio d'amore salirà al cielo, le porte del paradiso si schiuderanno e Dio invierà il suo angelo.
Altamente meritevole è colui che nel suo passo terreno incrocerà gli occhi della sua anima alta, le porte del vivere si apriranno al suo avanzare e del suo divenir rimarrà traccia. Perché sia di esempio, a chi ancora viaggia nel buio dell'anima, il suo sorriso consapevole e pieno di luce.

Ci sono giorni speciali in cui il cielo sorride con i suoi figli, il vento diviene alito leggero e i cuori gonfi d'amore salgono alti come piccole mongolfiere.

Amina, era sulla sua mongolfiera, il cielo che la illuminava era radioso come il suo sorriso, un soffio di vento le scompigliò i capelli, lasciando nell’aria un intenso profumo di fiori.

Il mondo è mio.

Sussurrò felice come non lo era mai stata, mentre due bianche colombe planavano leggiadre al suo fianco, portandole in dono di due ramoscelli, uno di ulivo e l'altro di pesco.
Amina pianse di gioia nel comprendere cosa quei due esseri alati volevano annunciarle, la pace dell’anima e l’eterna primavera.
Raccolse i ramoscelli col cuore grato, carezzò le piccole testoline delle colombe, che al suo saluto ripresero immediatamente a volare.
Il suo volo era sempre più alto e cullata dalla divina promessa, fissava nell'attesa l'azzurrità del cielo, quando una strana pace la distolse dal suo osservare il cielo, trascinandola incontro al suo cuore, ed in quel preciso istante vide avverate quelle promesse tanto attese. Era davvero felice.

Un movimento fece sussultare la mongolfiera e Amina si girò di scatto per vedere cosa o chi l'avesse fatta vibrare. Un altro ospite era planato sul suo abitacolo, una sorta di strano uccello, che non aveva mai visto, la fissava immobile.

Chi sei?

Chiese Amina.

Sono il tuo angelo.

Rispose l'uccello, parlando al suo animo senza usare le par

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   7 commenti     di: Cleonice Parisi


La strategia del grillo

C'era una volta un grillo che nella lotta per le chiavi del granaio combatteva contro un nemico ed un avversario.
L'avversario vinse, ma la sua vittoria non fu completa e chiese dunque aiuto al grillo che rifiutò l'offerta, ma non contento del semplice diniego, in sovrappiù lo schernì con la seguente accusa:
"Ti sei compromesso con il nemico".
Tranquilla e non priva di qualche verità fu la risposta: "La miopia non è una colpa grave, l'oculista mi visitò male e l'ottico fece anche peggio".
"Se vedevi male da entrambi gli occhi e non focalizzavi bene da vicino e lontano, potevi usare le lenti bifocali nell'occhiale che portavi sopra il naso".
"Lo farò e se tu mi darai una mano diventerò saggio, lo sai, il granaio è vuoto ed ormai troppi tra noi sono già alla fame".
Il grillo, però, preferì combattere con ostinazione contro l'avversario ed usare contro il nemico solo una sterile lotta verbale.

L'avversario, suo malgrado, si alleò con il nemico per salvare ciò che restava del granaio, ma in breve tempo fu costretto alla resa. Questo fatto rientra nello stato delle cose. Un nemico che al momento giusto non si atterra, poi si riprende e resta sempre un pericolo mortale.

Un finale possibile

Nella nuova contesa per le chiavi del granaio vinse il nemico.
L'avversario fu battuto e deriso da chi l'aveva sostenuto perché deluso da quel suo patto astruso.
Il grillo, indebolito per non aver capito la regola del gioco, però, non fece ammenda scegliendo di lottare ancora, ma senza avere compagni di merenda.

La strategia miope ha un respiro corto e quella del nemico vince grazie a quella anche presbite dell'avversario. La strategia del grillo, di fare l'orbo, non porta mai a nulla, tanto meno a vincere le chiavi del granaio.

Altro finale plausibile

Nella nuova contesa per le chiavi del granaio vinse, infatti, il nemico, ma anche lui di poco e come l'avversario fu costretto a chiedere un aiuto.
Il grillo glielo concesse volentieri, perché

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L'albero dei desideri

Uno scoiattolo, un verme e un uccellino facevano tutti insieme una passeggiata al fresco della piccola foresta vicino al mare.
A un tratto videro un cartello con una freccia, dove c'era scritto: L'albero dei desideri.

Lo scoiattolo corse subito a vederlo, era un grosso pino, tutto storto dal forte vento di libeccio che batteva in quella zona. Arrivato prima degli altri, chiese subito all'albero:
"Voglio una ghianda gigantesca per quando avrò fame".
L'albero scosse la sua chioma spelacchiata e, quando l'ultimo ago cadde a terra, esaudì il suo desiderio.
Appena avuta la ghianda, tutto contento, ne cominciò a mangiare un pezzetto dopo l'altro.

L'uccellino, vedendo il gusto che lo scoiattolo provava nel mangiare il suo desiderio, preso dal suo istinto e vedendo il verme lì vicino disse:
"Voglio avere il verme in pancia!"
Lo scoiattolo, sorpreso, smise di mangiare. L'albero restò fermo, titubante sul da farsi, ma poi si apprestò a esaudire il desiderio iniziando a muovere la rada chioma.
Il verme, stupito anche lui, approfittò della sorpresa dell'albero per esprimere il suo desiderio e, prima che l'ultimo ago finisse in terra, disse:
"Voglio uscire dalla sua pancia ancor prima di entrarci!"
L'albero fu ben felice e sollevato di poter esaudire il suo desiderio, perché, senza fare niente, era riuscito a liberarsi di due desideri in un colpo solo.

Alla fine di quell'avventura i tre amici, che erano arrivati insieme, se ne andarono ognuno per conto proprio. Il verme arrabbiato perché l'uccellino avrebbe voluto mangiarlo, quest'ultimo perché il suo desiderio non era stato esaudito, e lo scoiattolo perché era rimasto da solo.

Lo scoiattolo, allora, durante la notte, tornò sul posto e tolse il cartello che indicava l'albero, per evitare che degli animali fossero messi in pericolo dagli istinti di altri.

E che alcuni perdessero i loro amici, com'era capitato a lui.



La leggenda del pozzo senza fondo (terza parte)

Un giorno, dopo aver finito i vari lavori, si avviò verso il fiume. Decise di allontanarsi un po' per restare sola e capire, se era lei che sbagliava o lui. Doveva frenare quelle insignificanti emozioni d'invidia e rabbia che sentiva e far capire a lui che voleva avere più attenzione, anzi essere nel profondo del suo cuore. Camminando, si avvicinò a un salice piangente, molto vicino al fiume e sedendosi sul prato, abbracciò le gambe e abbassò la testa, chiudendosi in un mondo tutto suo per un attimo, nel buio infinito della fantasia.
Dai suoi occhi cadeva qualche lacrima, alzò lo sguardo e mentre osservava attentamente il fiume, dispersa nei pensieri, vide comparire all'improvviso qualcosa di strano. Era una ragazza giovane e trasparente anche se si notavano un semplice vestito e capelli lunghi. Camilla era un po'spaventata, ma la ragazza si mostrò subito gentile, così si tranquillizzò. Si presentò dicendo: "Ciao, io sono Flumen, posso aiutarti? Hai qualche problema?" Camilla dischiuse le labbra, ma poi non disse nulla, qualcosa la bloccava.
"Fidati di me, non voglio farti del male, il mio amico Salix mi ha chiamato vedendoti così triste. Tu mi vedi così trasparente perché sono l'anima del fiume, sono qui da tanti anni, la natura mi ha lasciato fluire insieme alle acque e non le ho mai lasciate. Salix è il salice che ti sta accanto, io posso parlare con lui e nonostante il suo nome sia salice piangente, è l'albero più allegro che conosco."
Camilla fu convinta, dalla sicurezza che mostrava e le racconto il suo problema. Flumen le consigliò subito la soluzione. "Che ne dici di diventare una bella gattina!"
Camilla rimase perplessa e aggiunse: "Ma come faccio?"
"Semplice, ti trasformo io."
"Ne saresti capace?"
"Sì, il fiume che non ho mai lasciato mi ha donato dei poteri, ma solo per aiutare qualcuno, non li posso usare per me."
"Poi rimarrò per sempre una gattina?"
"Dipende dai suoi sentimenti, se veramente ti ama, ritornerai la sua do

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   4 commenti     di: sara zucchetti


Getta la palla sul musicista

Le vie di Crucoli sono strette e fendono le case del centro storico con ripide scale ed audaci archi. Mi piace affermare che sono le strade dei controsensi: sempre in salita e sempre in discesa, e le ginocchia di un cittadino sono messe a dura prova.
Se poi il cittadino arriva dalle nebbie del lontano Nord, le difficoltà si moltiplicano.
La missione consiste nell'incontrare l'informatore in un luogo affollato. Ma quando sei in un paese dell'entroterra calabrese, un luogo affollato non si può che avere se una sagra paesana sta per allearsi con una Festa dell'Unità. E niente può essere meglio che la serata che chiude l'annuale sagra della sardella e che preannuncia l'imminente apertura della festa di partito.
La piazza centrale del paese si trova quasi in punta alla collina, sovrastata soltanto dal castello, adibito in tempi moderni ad acquedotto.
All'ingresso della piazza è stato allestito il palco dove si dovrà esibire un quartetto di fiati con un batterista. Strana scelta musicale per una sagra di paese. Tutto attorno i banchi sono affollati di gente che si prepara panini alla sardella, spaghetti alla sardella, pizzette alla sardella e salatini alla sardella. Devo avervi già detto che si tratta della sagra della sardella...
Entro nella piazza già affollata. Deve trattarsi di gente che arriva da paesi limitrofi, non è possibile che siano i soli crucolesi. Eppure si conoscono tutti. E mi guardano come si guardano gli stranieri nei paesi del sud.
"Deve essere il nuovo compagno della Rosa. Quella che è andata su al nord" sento sussurrare un'anziana signora all'orecchio sbagliato di un arzillo ottantenne seduto su una panchina.
Vorrei non farmi notare e mi metto a spalmare due fette di pane con la sardella. La puzza di pesce mi avvolge ma poi addento il panino e mi lascio trasportare dal gusto forte e speziato.
Cerco di appartarmi quasi dietro il palco, su un lato della piazza da cui si gode il panorama di tutto il paese che si scaglia com

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   1 commenti     di: Marco Donna



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia