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Fiabe

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Il canto dell'elfo

C’era una volta, nell’arco di cielo che ancora oggi guarda l’Elba, una stella luminosa. Era talmente luccicante che la regina delle stelle le aveva dato il nome di Splendente.
Si mormorava nel firmamento che il suo brillare dipendesse dal fatto che fosse innamorata. Anche durante le ore del giorno, quando la luce del sole nascondeva ogni astro, Splendente fissava lo sguardo sull’Elba verso una chiazza verde al centro dell’isola. Proprio in quel punto, viveva l’ultimo degli elfi. Splendente con l’ espressione sognante lo osservava per ore quasi stregata dal suo canto melodioso e dalla sua gioia di vivere. L’ultimo elfo le pareva felice perché non faceva altro che saltellare e cantare tutto il giorno. Viveva da solo ormai da dieci anni e quando sua madre dovette lasciarlo lo fece a malincuore, sapendolo l’ultimo della specie, perché senza speranza, ma era stato un miracolo tanto inaspettato che non poterono fare a meno di chiamarlo Dono. Il padre di Dono era svanito, non nel senso di distratto, era proprio scomparso e a sua madre non rimase altro che seguirlo. Questo è il destino degli elfi e delle fate che si uniscono: per sempre!
Dono era cresciuto ascoltando le storie dei vecchi elfi tra ruscelli e prati in fiore e guardando nei loro occhi la bellezza trascorsa nei boschi.
I saggi, gli avevano insegnato ad ascoltare il canto dell’Elba al risveglio e raccontato della danza dei giovani elfi e delle giovani fate in amore. Gli dissero del suono del vento e del bisbigliare degli alberi prima della pioggia, del profumo del mare portato dagli uccelli e della gioia respirata tra i raggi del sole. A volte gli elfi scendevano a valle a spiare la vita degli uomini, così che al loro ritorno ci si raccoglieva a rivelare le nuove scoperte. Una volta videro gli uomini lanciare palle colorate addosso ad un pallino, pareva che la cosa li divertisse molto, non capirono bene il nome del gioco: mocce, gocce, docce, bocce, rocce, ma vollero provare co

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"fragolina"

C'era una volta un gusto di un gelato, precisamente la fragola, che invidiava gli altri gusti.
Infatti non veniva mai scelta dai clienti. Un giorno però successe una cosa incredibile!!!! Il capo della gelateria, Pippo, decise di mangiarsela tutta. La "fragola" a questo punto rimpianse il periodo in cui non veniva mai scelta. Infatti a questo punto la sua vita finiva qua.
La sua anima andò a finire in un mondo strano, lì c'erano pure altri gusti... con in mano una falce per uccidere "fragola".
Essi erano lì già da un decennio e vivevano tristi e malati.
A loro gli aveva sempre dato fastidio l'invidia senza senso, in quanto soffrivano, di "fragolina".
Allora successe la seguente cosa: l'uccisero e per una seconda volta ella morì.
Babbi, babbi, gli altri gusti invece di averle fatto un torto le fecero un grosso piacere, mandandola in paradiso.
Non tutti i mali vengono per nuocere!!!!

   1 commenti     di: allen leonardo


Era un angelo scelto per migliorare il mondo

Scendeva lentamente da un lungo velo celeste trasparente che evidenziava i suoi occhi di color azzurro, le sue labbra carnose e il suo volto celestiale.
Appena cadde giù e toccò terra da quella corda piena di rose e coriandoli, è come se il mondo fece un passo indietro. Si chiamava Chiara: ''La donna dai capelli color arcobaleno'' la chiamavano.
Aveva alcune ciocche celesti che scendevano giù come fossero delle onde del mare ed invece all'inizio si intravedeva questo biondo particolare. I capelli aumentavano ad ogni sorriso di persona.
Era un angelo scelto per migliorare il mondo.
L'angelo della fortuna, chi lo avrebbe evitato?
Camminava, a passi lenti, mentre il suo vestito svolazzava tra il vento e si muoveva dolcemente.
Un paio di scoiattoli si affacciarono dal ramo di un albero, come se intuissero da qualche parte, che il vento stava cambiando, che le onde del mare diventavano calme ad ogni passo che lei faceva e che le foglie smettevano di cadere.
È come se qualcuno abbia dato il ''Via''.
È come se qualcuno aveva detto ''Stop'' alle cattiverie.
Chiara notò che uno di quei due scoiattoli stava per cadere dal ramo dell'albero, con un dito si avvicinò alzandosi in punta di piedi; Lo aiutò trasferendogli tutta l'energia possibile che aveva tra le mani... Il piccolo scoiattolo si rialzò mostrandogli il suo lato tenero a Chiara che lo guardava felice.
''Sei ancora piccolo per questo mondo crudele''
Affermò la ragazza dai piccoli boccoli celesti e dorati continuando il cammino... Davanti si ritrovò un cacciatore con in mano una pistola: stava puntando contro una volpe che, impaurita, stava mettendo i suoi piccoli al sicuro.
Chiara, non ebbe paura, ma anche con tutta la sua insicurezza cercò di farlo ragionare e di fargli abbassare la pistola.
Gli disse: ''Che faresti se quei cuccioli di volpe fossero i tuoi figli? Non piangeresti all'idea di non ritrovare più i loro occhi?''
Chiese Chiara mentre quel signore, a quelle parole, ci aveva rif

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   2 commenti     di: Martina Di Toro


Berto, Bino e Virgilio

Ci troviamo in una una scuola di campagna un po' speciale. Il maestro è il dotto Virgilio, gufo di tutto rispetto; come suoi scolaretti ha molti animaletti domestici; fra i quali alcuni porcellini, degli agnellini, una capretta e anche un asinello, sempre ripetente, di nome Bino.
Ma eccone uno nuovo, con il colletto bianco ed il nastrino color cielo, il porcellino Berto; ritenendosi molto intelligente, pensa di far carriera andando a scuola.

Momento cruciale l' appello:

- Agnolotto, Angelotto... Berto:

Berto:

- Pree-presente.

Il maestro:

- Tu sei nuovo, vero?

Berto:

- Si, signor maestro.

Il maestro:

- Bravo, bravo!

E continua l' appello, Bino...

Bino:

Pree-preee-sente!

Il maestro:

- Tu sei invece già ben noto, e sempre in prima, vero?

Bino:

- Si, purtroppo!

L' appello finalmente finisce, c' è qualche pausa, poi il maestro e dotto Virgilio si presenta ai nuovi venendo accolto con uno scosceso applauso.

Il maestro:

- Vediamo un po'! Tu Berto, sai dirmi due più due quanto fanno?

Berto:

- Due più due... fatemi pensare! Fanno cinque, signor maestro.

Il maestro Virgilio non fece una piega, rivolgendosi a Bino:

- Bino, secondo te ha ragione il compagno Berto, che due più due fanno cinque?

Bino:

- E che ne so io! Mica so contare.

Il maestro un po' arrabbiato:

- Ciuccio sei, ciuccio eri e ciuccio rimani; ma che ti tengo a fare in questa classe?

Bino:

- E che ne so io! Debbo faticar tutto il giorno, e qui almeno un pochettino riposo le mie stanche ossa, eppur io son figlio di Dio, santo cielo!

Il maestro:

- E bravo il pelandrone ( ignaro delle fatiche di codesti poveri somari), ciuccio ma astuto. Quindi chi sa finalmente dirmi quanto fa due più due?

Una gallina alza una zampina.

Il maestro:

- Dimmi gallinella mia!

La gallina:

- Due più due fanno quattro uova.

Il maestro:

- Brava! Ma perché le uova?

La gallina:

- Perché se non ce li metto dim

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La parmasagna

Sul tavolo da lavoro, della solita cucina, ci sono tutti gli ingredienti per una novità assoluta del nostro gran cuoco, così nominato, come ben sapete, dagli utensili culinari stessi.
Le principessine, Alice e Paoletta, i veri tesori, che al cuor infonde immensa gioia al nonnino premuroso e gaio, essendo ormai più grandicelle e responsabili, si rendono ancora più utili in quest'impresa.
I difetti, se tali si possono definire del gran cuoco e nonnino al tempo stesso, li conosciamo tutti e quindi sorpassiamo.
Il plotone degli ingredienti sull' attenti, attende ordini.
Il tegame, orgoglioso e fiero di contenere la bolognese alla nonnino, che già conosciamo, impaziente si fa avanti, quando ancora non è il suo turno. Da una pentola piangente saltellano qua e là dei rettangoli di pasta verde e gialla, già pronta per l' occasione. Ma dietro front devono fare perché ancora non è arrivata l' ora loro.
Già tagliate a fette ci sono le melanzane, una di loro facendo un passo avanti e portando la mano alla fronte, premurosamente chiede:

- Il nostro turno è adesso?

Il nonnino:

- Dal momento che c' è la farina, le uova sbattute nel sale, pepe e noce moscata ed a fianco il pan grattugiato, penso proprio che tocca a voi mie belle.

Alice una ad una le passa prima nella farina, poi nelle uova ed infine nel pan grattugiato. Il nonnino le prende poi e li mette nella friggitrice, appena prese quel bel colore dorato le tira fuori e Paoletta le depone in una zuppiera.

Paoletta:

- Come si chiama questo piatto che stiamo facendo?

Il nonnino:

- Parmasagna!

Alice:

- Sono proprio curiosa di assaggiarla.

Il nonnino:

- Dal momento che metà lavoro ce lo siamo già fatto ieri sera, non ci vorrà molto oggi a completarlo.

Sul tavolo da lavoro ci sono già le uova sode tagliate a fette, insieme alla mozzarella di bufala tagliata a pezzettini e al parmigiano grattugiato. Il nonnino aprendo il frigorifero, che gli è vicino, scorge della pa

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La vera leggenda della Befana

Da quando i Magi, dissero al Re Erode, che cercavano il nuovo re d'Israele per adorarlo, la paura
di perdere il trono, ossessionò la sua mente, la bramosia del potere ne offuscò la ragione, ordinò che fossero uccisi tutti i maschi nati nel regno, negli ultimi due anni.
I soldati, iniziarono ad uccidere i bambini e si adempirono così le scritture profetiche di Isaia,
"le grida di RACHELE, s'udranno in Gerusalemme"
Rachele era una donna, che aveva da poco partorito un figlio maschio, cercò in ogni modo di proteggerlo dalle spade dei militi, ma fu vano, il bambino venne ucciso.
Mentre vagava, impazzita dal dolore, scorse da lontano la Sacra famiglia che stava scappando verso l'Egitto, in quanto un angelo aveva avvisato Giuseppe del pericolo che il Sacro Bambino correva.
Rachele, sentì il morso dell'invidia, non era giusto che lei fosse disperata, che le avessero ucciso il figlio, mentre Maria aveva vivo il suo bambino, decise di denunciare la loro fuga alle guardie del re Erode.
Una pattuglia di soldati, guidati da Rachele, cominciò l'inseguimento, ma dal deserto si levò il ghibli,
un forte vento di sabbia, che fermò i soldati, la donna venne rapita da una tromba d'aria e svenne.
Quando riprese i sensi, si trovò in un oasi, dove a pochi passi da lei, la Sacra Famiglia, stava riposandosi.
Vedendo il piccolo Gesù, dormire tra le braccia della Madre, cominciò a piangere, chiedendo perdono per il male fatto, dicendo loro che il dolore di non essere più mamma aveva accecato il suo cuore.
Si era resa conto che, se lei soffriva così tanto da lacerarsi il petto, non era giusto che un'altra donna patisse come lei.
Per consolarla, la Vergine Maria, le fece il dono di accudire suo Figlio.
Quando venne il tempo di andarsene ed il pericolo era cessato, la Madonna disse a Rachele: " Il male fattoci ti è perdonato, ti è fatto dono dell'immortalità, ma per espiare ed avere consolazione, ogni anno, fino alla fine dei secoli, in questo giorno, tu de

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia