PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Fiabe

Pagine: 1234... ultimatutte

Tra le due barche

La primavera fiorì nel bosco incantato e gli animali si risvegliarono dal letargo. Sbocciavano i fiori e le piante si riempivano di foglie verdi.
Gli animali cercavano il cibo e sentivano nell’aria il profumo della natura, mentre il cinguettio degli uccelli faceva loro compagnia. All’alba si alzò sbadigliando il grande e grosso orso bruno Bob, capo della banda e attorno a lui c’era la lince Ren, che osservava con il suo fascino. Erano molto amici, anche se diversi, così come il piccolo ghiro Dav che giocherellava vivacemente e la perfida vipera Ena che gli altri troppo buoni perdonavano sempre.
Il piccolo scoiattolo Sazu era anche lui molto affezionato agli amici (tranne la vipera che accettava, ma non adorava per la sua arroganza) però sempre impaurito se ne stava nel suo nido dentro un buco dell’albero tranquillo e nascosto dal mondo reale.
Bob era il più vecchio di tutti, gli piaceva comandare e organizzare tutto. Dato che doveva andare a pesca per mangiare qualcosa propose a Ren, Dav ed Ena di accompagnarlo. Si avvicinarono al fiume e vi trovarono una barchetta dei pescatori che presero in prestito. Si accorsero che mancava Sazu, la scoiattolina timidina, così l’orso disse a Ena di andare a chiamarla ma lei rispose: “Quella è solo un peso, lo sai, possiamo anche farne a meno”. Chiese la stessa cosa a Dav, ma lui era un ghiro pigro e disse: “ Ha ragione Ena non ci serve. ”
Così Bob provò a sentire cosa ne pensava Ren e lei meno egoista dei compagni fece una corsa fino alla tana di Sazu per convincerla a uscire a fare un giro. La scoiattolina non era molto convinta, ma decise di seguirla. Anche se impaurita, aveva bisogno di essere riscaldata dal sole non bastavano più i delicati raggi che entravano nel buco. Salì anche lei sulla barca un po’ impaurita, gli altri la guardavano con occhi infastiditi e la giudicavano freddamente. Bob cominciò a remare, la corrente del fiume era molto forte e faceva fatica a controllare la barca, m

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: sara zucchetti


L'albero delle bugie e le farfalle chiacchierine

C'era una volta nel bosco di Lilybets, su un tappeto di papaveri e di girasoli, un albero alto e robusto che non perdeva mai le foglie e profumava di cannella e di miele.
Cresciuto magicamente in una sola notte da un seme trascinato lì da un vento misterioso, per la sua bellezza incantevole ormai vi si radunavano intorno tutti gli animali del luogo.
Nessuno conosceva a che famiglia appartenesse, nonostante i più famosi studiosi del bosco, i topi "Letteronzi", avessero sfogliato tutte le enciclopedie delle biblioteche vicine alla ricerca di informazioni. Le sue foglie, infatti, come grandi orecchi penzolanti, si spostavano lentamente ora verso il basso, ora verso l'alto, e sul suo tronco un grosso naso si arricciava quando l'albero, come spesso accadeva, scoppiava in una pazzerella risata.
Quel misterioso albero, infatti, apparteneva alla famiglia degli "Alberi delle bugie", alberi molto curiosi che ascoltano divertiti le conversazioni altrui e, producono, per ogni bugia ascoltata, un frutto simile ad una mela, ma con i colori dell'arcobaleno.
Gli animali del bosco erano davvero molto chiacchieroni ed inventavano mille storie condite di bugie pur di apparire più belli, più buoni e più bravi degli altri. La vanitosa volpe, Brigida, per esempio, si vantava di non avere mai curato il suo manto screziato d'argento, mentre non perdeva un appuntamento a settimana dalla parrucchiera del lago Blu. La pettegola, poi :- Il leone si, si - aggiungeva - ha fatto la piastra alla pelliccia ed ogni settimana fa la tinta color castagna!. Me l'ha detto un'amica parrucchiera - .
La gallina "Cettina" si vantava di volare più veloce del falco, ma solo di notte, quando tutti, guarda caso, stavano dormendo. Il golosissimo orso "Pepito", infine, organizzava dibattiti accusando le api di non rispettare i turni di lavoro e di non produrre più miele, mentre ogni notte, slurp, slurp, spazzolava ben benino tutti gli alveari del bosco fino a farli brillare.
Origlia di qui

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Lilybets


Un giorno d' autunno

Era un bel giorno d' autunno, asciutto e mite, dai colori accesi, tipici di questa stagione.
In un vigneto non molto grande, il buon contadino, orgoglioso, osservava ogni sua vigna con i suoi bei grappoli d' uva; due file distese, a sinistra le vigne contenenti grappoli d' uva rosso rubino, a destra grappoli d' uva di un bel giallo dorato.
Ad ogni grappolo, prima di staccarlo chiedeva scusa.

- Ma non ti preoccupare amico mio, l' anno prossimo sarai qui di nuovo e chissà! Molto più bello.

Lui questo l' aveva solo pensato, ma con suo grande stupore si sentì rispondere:

- Lo spero bene!

Era quel grappolo d' uva pertinente, rosso rubino a replicare.

- Sappi amico mio, che tu sei nato per questo, e poi c' è tutto un processo che forse ti interesserà, vedrai quando diventerai vino!

Rispose il buon contadino e voleva andare oltre, ma nuovamente il solito grappolo aveva qualcosa da ridire:

- Non so proprio che volete fare di me, sono così bello. E poi cos'è questo vino.

Il buon contadino, che non era poi tanto ignorante ribadì:

- Devi sapere grappoletto mio bello, che tanti secoli fa, un dio greco Dioniso, conosciuto presso i romani come Bacco, inventò la viticultura.

Il grappoletto:

- Io non lo conosco questo Dioniso o Bacco, come dici tu. Ma racconta ancora, vai avanti.

Il contadino:

- I seguaci di Bacco si chiamavano baccani, e presto seppero apprezzare il buon vino, se non che nei baccanali, i giorni dedicati a questo dio, ne facevano uso eccessivo, ed essendo pur sempre alcool, dava alla testa e ne combinavano di tutti i colori, proprio come il nostro bel autunno.
Il grappoletto:

- Interessante, e poi?

Il contadino:

- Ti dico solo che, chi allora comandava fu costretto a vietare queste feste dedicate al dio ubriacone.

E il grappoletto:

- E perché?

Il contadino:

- Commettevano atti impuri ed insultavano chiunque. Oggi è diverso, i veri amanti di questo liquido, lo degustano, lo fanno danzare in

[continua a leggere...]



La principessa danzante

C'era una volta, una principessa di nome Genevieve insieme alle sue due sorelle:Dalia e Jasmine.
Dalia amava tanto lo sport:golf, volley ecc.
Jasmine amava molto la musica.
Ma Genevieve amava la danza la sua unica passione.
Un giorno al compleanno della sorella minore, Dalia, scoprì un mondo magico che partiva dalle mattonelle della loro stanza raffigurate con fiori.
Il regno della danza era agibile solo per 3 giorni.
Le principesse danzarono fino all'alba la prima sera, poi per loro diventò un'abitudine e così andarono sempre lì.
L'ultimo giorno Genevievè era dispiaciuta:voleva stare lì in eterno ma non le fu possibile.
Il giorno dopo il regno scomparse, la principessa era così disperata ma lei sapeva che aveva portato una cosa magica da quel magnifico posto, un dono che rimase solo per lei! La danza!!!

   4 commenti     di: Miriam Melieni


La pizza di patate

Per chi mi ha seguito fin qui, posso dire che ci troviamo nella solita e ormai famosa cucina.
Sul tavolo da lavoro ci sono già i generi alimentari occorrenti all'uopo, una forma da forno già unta e le spezie necessarie. Fra loro un calice di vetro, si, proprio quel solito calice, che in silenzio aspetta gli eventi.
Entra in pompa magna, il nostro ormai caro cuoco brillo, ma non troppo, con in mano la sua fiaschetta; ma cosa vedo! Non è la solita, consumata ed unta, ma una nuova con del buon Chianti dentro.
Guarda cosa c' è sul tavolo, li elenca; patate...

Il cuoco:

- Perché non sono già bollite, sbucciate e passate?

Le patate stesse:

- Non abbiamo permesso a nessuno di toccarci, sei tu l'unico di cui ci fidiamo e quindi tocca a te!

Il cuoco:

- bene!

Mettendo a bollire le patate nella propria buccia in una pentola, già a noi conosciuta, guarda oltre e vede:

Salsicce affumicate, del salame, una bella mozzarella di bufala un po' essiccata, del parmigiano già grattugiato, sale, pepe nero già macinato e noce moscata, anch'essa macinata.
Al cuoco gli viene in mente una buona ricetta. Ma quando già vuol tirar fuori le patate già cotte, per poterle sbucciare il calice protesta:

- Ma come non mi vedi?

Il cuoco:

- Potrei ignorarti? Pensa che in tua mancanza mi son tracannato un po' di questo liquido di Bacco direttamente da questa nuova fiaschetta.

Il calice:

- E come si chiama?

Il cuoco:

- Chianti. Ed è di un'annata molto buona davvero!

Il calice:

- E tu, disgraziato te lo bevi direttamente da una sconosciuta fiaschetta, anche se ben impagliata, senza averlo prima versato dentro di me, tuo fedele amico e buon intenditore, e poi annusato, osservato e degustato, come si conviene?

Il cuoco:

- Ma come la sai lunga, io non ho tanto tempo da perdere, devo cucinare.
E proprio grazie a questo Chianti e agli ingredienti disponibili, di cui le patate, che nel frattempo ho già sbucciate e passate, mi è venuto

[continua a leggere...]



Il museo stregato

Molti anni fa, in una lunga distesa di pianura c' era un palazzo. Lì dimorava un' incantevole principessa che si chiamava Costanza. Ella aveva i capelli lunghi, ondulati e biondi, gli occhi azzurro cristallino. Vestiva sempre con un vestito celeste, scarpe e corona argento.
Un bel giorno di sole, Costanza, decise di andare al museo.
Quando entrò, la porta, improvvisamente, si chiuse da sola a chiave, e Costanza prese uno spavento che saltò in aria. Questo museo era stregato da fantasmi.
La principessa corse su per le scale.
Costanza sentì un ululato di fantasmi e gridò:
-C-c' è q- qualcuno qui!?!
Essi risposero:
- Siiii! Siamo noii!
- Voi chi?
- I fantasmi!
- I f-fantasmi!?! Aiutoooo!!!!
All' improvviso da una nuvola scese una magica chiave dorata.
Era la chiave della porta.
Essa la prese, corse giù per le scale, mise la chiave dentro la serratura e chiuse dentro i fantasmi.
Tornò al palazzo e visse per sempre felice.
Costanza disse:
- Speriamo di non trovare più quei fantasmi!



Vivere nell’ombra

C’era una volta,
alle pendici di un alto monte, una paludosa valle, lugubre e sconosciuta ai raggi solari, e nonostante, persino durante l’estate, la luce del giorno non riuscisse a penetrare tra la fitta vegetazione di quel pendio, pareva fosse un luogo allegro, dove la solarità si accendeva sui volti di tutti, sebbene avvolta da una densa foschia nerastra.
Sulla vetta più alta della montagna c’era un castello settecentesco, custodito da migliaia di incantesimi ed indovinelli, che solo il consigliere più fidato del re conosceva perfettamente a memoria; si trattava appunto della residenza reale, dove vivevano il re Giacomo, la regina Elisabetta, ed i loro tre adorati figli: Anita, Carlo ed il minore Filippo.
Anche se era un luogo freddo e buio, la valle, che prendeva il nome di Giacomia, dal suo fidato re, avvolgeva i suoi abitanti di un’innata gioia, posseduta esclusivamente da quel paese.
L’unico problema che affliggeva i giacomiesi era il non poter esportare i loro prodotti, per poi importarne altri, poiché venivano definiti dai paesi vicini gente sudicia e malvagia, data la mancanza della luce e della vita nella loro cittadina.
Inoltre gli abitanti della valle vivevano di stenti, a causa della sterilità dei loro terreni, e man mano che passavano gli anni la popolazione diminuiva sempre più o si avventurava nei luoghi più ignoti all’occhio umano per cercare, anche in capo al mondo, la salvezza.
Tuttavia, a quanto si diceva tra il popolo, nessun uomo partito verso Nord s’era mai stabilizzato in una fissa dimora, il più delle volte era ritornato a Giacomia, cacciato via violentemente da tutto e da tutti.
Era una splendida giornata primaverile, le candide margherite si accingevano a sbocciare per il giardino reale, mentre le fatate rose erano già pronte a germogliare con i loro magnifici petali rossi, quando Filippo, il principino più ribelle che si fosse mai visto nel regno di Giacomia, decise con convinzione di rubare il bianco caval

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia