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Fiabe

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Il prato verdesmeraldo

Un giorno un corvo dopo aver giocato a rincorrere le nubi, si era sentito molto stanco ed era andato a riposarsi su un quarto di luna. Siccome era bene educato, per sdebitarsi del fastidio che dava, aveva cominciato a raccogliere i raggi di luna in lunghe trecce argentee.
-Sei molto gentile- gli disse la luna " e per ricambiare la tua gentilezza voglio raccontarti una storia.
-Grazie- rispose il corvo e, sempre intrecciando i sottili fili luminosi, si mise ad ascoltare.
-Oltre la fine del tempo e dello spazio- inziò a raccontare la luna "viveva felice una piccola topolina di nome Topina. Era venuta al mondo da poco e conosceva solo il posto dove era nata. Quel luogo le piaceva: lo annusava, lo tastava col musetto; credeva che quello fosse tutto ciò che esisteva. Poi Topina diventò un po' più grande e si accorse che quel suo mondo non era tutto il mondo e che viveva in una gabbia. A dir la verità era una gabbia molto buona e comprensiva: le procurava il cibo, le faceva tanti bei regali, accontentando ogni suo desiderio; ma ad ogni pezzettino di formaggio, ad ogni nuovo dono le inferriate della gabbia diventavano sempre più grosse e numerose.
La piccola topolina si sentì soffocare, si disperò e desiderò fuggire da quel luogo; ma l'impresa era impossibile: non solo le sbarre erano robuste e fittissime, ma lei, che pure voleva andarsene, non aveva mai potuto guardare oltre le inferriate.
La gabbia si accorse della sua pena e le disse "Non disperarti piccola Topina, mangia e godi di quel che qui ti viene dato. Arriverà il tempo in cui la porta si aprirà, fino ad allora devi premettere che non tenterai di uscire. Solo così, poi, potrai essere felice".
Topina ubbidì a malincuore: pensava a cosa avrebbe potuto esserci fuori dalla gabbia; anche se non aveva mai visto niente oltre le sbarre che la imprigionavano, il vento, che era suo amico, le aveva portato notizie di prati, boschi, ruscelli, farfalle, fiori e di tutte quelle cose che fanno felice un

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   3 commenti     di: Ivano Boceda


Amore

1 aprile 1999





Lo guardo sorridere mentre parla, è bello come gli attori nelle vecchie fotografie ancora in bianco e nero, lo stesso sguardo intenso, sognante che guarda lontano ma non nello spazio né nel tempo, il sorriso indefinito, più una smorfia, ma lieve.
Ripensavo a quando lo conobbi, due anni prima. Correva verso casa sua, sotto la pioggia senza ombrello, gli offrii un riparo sotto il mio, all'inizio era titubante, è sempre stato timido ho scoperto poi. In quei pochi minuti che trascorrevamo vicini, il suo volto mi si scolpiva in mente, si stampava ovunque nella mia memoria e occupava ogni mio pensiero, sentivo il desiderio di stringere la sua mano, di accarezzarne le dita.. quando si fermò. Eravamo ormai giunti nella via di casa sua, compresi avrei potuto non rivederlo mai più e mi era insopportabile l'idea di dovermi accontentare per sempre della sua immagine, anche se vivida e fresca, e l'idea che mai mi avrebbe baciato le labbra mi tormentava incessante. Al momento del saluto un'angoscia mi prese al collo, un nodo mi bloccava la gola, quasi non riuscii a parlare e salutarlo, così con timidezza travestita da coraggio lo baciai sulla guancia liscia, avrei voluto sentire il tocco morbido della sua pelle sulle labbra in eterno, ma mi scostai. Lui suonò il campanello, stavo per andarmene quando mi disse che non c'era nessuno e aveva scordato le chiavi. Fui pervaso da una gioia impetuosa che mi fece quasi esultare nel vedere il suo sguardo posato su di me come a chiedermi : "Dove andiamo ora? Dove vuoi trascorrere altro tempo con me?". Vicino alla casa c'era un un parco, da poco avevano sistemato le onde e costruito una fontana, all'ombra di un salice c'erano alcune panchine, su una di queste ci sedemmo a parlare. Mi perdevo in quegli occhi verdi e non sentii una parola di quello che disse seppure la sua voce mi appariva come una meravigliosa serie di suoni che scandivano al ritmo delle sue labbra il crescere imperioso della dolcissima passi

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   3 commenti     di: MorteeDegrado


Il Cavaliere e la Strega

La nostra storia ha inizio in una tranquilla e prosperosa contea, un luogo fuori dallo spazio e dal tempo, in cui vivevano un padre e la sua bella figlia ventenne, Giselle. Un giorno, però, la pace di quella regione venne improvvisamente interrotta dall'arrivo di una strega e del suo drago. La strega ridusse in schiavitù l'intera popolazione, e con lei anche Giselle e suo padre. Le giornate per quella gente erano lunghe e faticose, perché tutti erano tenuti a praticare la propria arte a beneficio della strega. Molti per lungo tempo tentarono di spodestarla, ma senza mai riuscirci. Una sera, in una piccola casupola, alcuni giovani, tra cui la stessa Giselle, decisero che era ora di annientare la strega e di riportare finalmente la pace nella contea. Fu così che la notte stessa quei giovani si diressero verso il castello dove la strega aveva stabilito la sua dimora. Entrati di soppiatto nel castello, e ignari di cosa li aspettasse, alcuni di loro iniziarono a dar fuoco alle cose, ma, scoperti, vennero uccisi dal drago. I restanti, terrorizzati per quel che era successo, batterono in ritirata e trovarono rifugio presso un paese vicino, dove furono benignamente accolti dal re. Dopo essere stati tranquillizzati da quest' ultimo, la tremante Giselle iniziò a raccontare al re la terribile situazione in cui versava la sua contea. Gli raccontò della malvagia strega e del suo drago, che agli occhi dei nostri amici sembrava essere invincibile. Il re, carezzandosi il mento, fece convocare il mago di corte, un uomo potentissimo ed esperto di draghi, al quale avrebbe potuto chiedere consiglio. Il mago, pregando Giselle di descrivergli il più accuratamente possibile il drago, consultò il suo libro degli incantesimi e subito pregò il re di procurargli degli ingredienti magici, che gli sarebbero serviti per ottenere un potentissimo infuso, con il quale i giovani avrebbero così potuto sconfiggere il drago. A questo punto il mago chiese d'esser lasciato solo e, dopo tre gio

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Lamentele in cucina

In questa cucina, che ormai ben conosciamo, c' è una certa tensione. Il nostro bravo e simpatico cuoco non si vede ancora. Tutti gli attrezzi culinari, i generi alimentari, le spezie e tutto ciò che in questo luogo è d'uopo sono al loro posto. Sul tavolo di lavoro, però, c' è solo una coppia di sposini, una cipollina ed un aglio di mezza età. Katjuscia ed Alice sono lì ad osservarli e sentono tutto ciò che si dicono.
La cipollina:
- Senti tesorino! Quel cuoco, ma si! Quel che chiamano tutti El brillo, mi ha comprato, con quella faccia tosta che ha, con un solo centesimo; di euro s' intende, ma è pur solo un centesimo!
L'aglio:
- A me con un poco di più; ma io sono un aglio, una volta allontanavo addirittura i Vampiri, oggi allontano le malattie.
La cipollina:
- Ma va! Ma va! Non sei che un ortaggio, come me, tra l'altro mio sposo.
L'aglio:
- Cosa vuoi insinuare? Valgo forse meno di te?
La cipollina:
- Non voglio litigare con te, maritino mio, ma pensa come ci tengono in considerazione! Ad esempio, hai mai visto un buon soffritto senza noi due? Eppure siamo così a buon mercato e così reperibili, che ci prendono come cosa scontata e senza nessun valore.
L'aglio:
- Su questo sono d'accordo, ma tra tutte quelle cipolle, che erano al mercato, proprio a te dovevo andare sposo?
La cipollina:
- Adesso sono veramente offesa. Cosa hanno le altre meglio di me?
L'aglio:
- Be, non hai visto ad esempio quella nobile cipolla bianca? O quella sciantosa cipolla rossa?
La cipollina:
- Be, io sono gialla, e con questo?
L'aglio:
- Come con questo? Erano e sono più care di te!
La cipollina piangendo fece piangere anche Katjuscia ed Alice, che si schierarono immediatamente dalla sua parte.
Le bambine:
- Vergognati, vanitoso che non sei altro! Ad esempio a noi tu non piaci, ci fai schifo! Ci fai schifo!
L'aglio:
- E questa qui, si questa mogliettina mia cipollina, vi piace?
Le bambine:
- Nel soff

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Lo stagno incantato

Una leggenda narra che nelle Terre Incantate, nascosto tra gli alberi secolari del Bosco Senzanome, c'era un piccolo stagno che aveva un incredibile potere: chiunque si specchiasse nelle sue limpide acque poteva vedere il proprio futuro. Tanti erano i cavalieri che l'avevano cercato per conoscere in anticipo l'esito delle battaglie cui avrebbero preso parte e altrettanti i regnanti, che avevano incaricato i loro servi di trovarlo ad ogni costo perchè speranzosi di sapere per quanto tempo avrebbero esercitato il loro potere o se il loro regno sarebbe stato minacciato da qualche cavaliere solitario in cerca di fortuna.
Per anni e anni, i regnanti che si succedettero nella dinastia dei Draghi delle Terre Incantate impiegarono tutte le loro forze per trovare la strada che conducesse allo Stagno Incantato (così la leggenda narrava che si chiamasse) perchè erano certi che, una volta trovato, nessuno avrebbe potuto più spodestare la loro famiglia poiché, grazie al potere di quell'acqua, avrebbero visto il futuro.
Ma tutte le ricerche erano state vane.
Si ricorda solo di un servo che, tornato dal suo Re dopo molti mesi di ricerche, dichiarò di avere trovato lo Stagno Incantato e di avervi letto il suo futuro, ma non quello del Re. Quest'ultimo, indignato che una tale magia avesse privilegiato un servo e non il suo Re gli chiese che cosa mai avesse visto tra quelle acque.
"Sire..." Disse il servo "... in verità ciò che ho visto mi ha terrorizzato e la mia paura è tale che non riesco nemmeno a parlarne. Chiedo solo il Vostro perdono..."
Ma il Re, al quale questa spiegazione pareva solo una burla per tentare di guadagnare credito agli occhi della corte, lo fece imprigionare, dichiarando al suo popolo che costui non aveva trovato in verità lo Stagno Incantato, bensì aveva solo cercato di imbrogliare il Re.
Così il servo fu condotto nelle segrete del castello, accompagnato dalle guardie e da un prete. Mentre si avvicinava alla sua cella, il servo chiese di pa

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Sognare non costa nulla

"Colui che tutto può" un giorno decise di creare un Posto speciale, un Luogo dove protagonista fosse stata "la gioia di vivere".

Prese una perla, chiuse gli occhi, e dall'avamposto più alto del Creato la lasciò cadere nell'Universo.

Fra le miriadi di corpi celesti quel gioiello cadde sul pianeta Terra in un posto talmente arido, dove deserto e sabbia ricoprivano quella zona inospitale popolata soltanto da scorpioni e sassi.

Appena toccato il suolo, quella capsula paradisiaca, trasformò la sabbia ed il deserto in una flora ed in una fauna incredibilmente originali nella loro bellezza e forma. Sparirono ogni tipo di "striscianti" e il loro posto fu occupato da innumerevoli funghi e fiori d'ogni tipo, profumo e colore.

Un lago argentato posizionato al centro di quell'Eden terreno aveva la particolarità di emanare acque tiepide di'inverno e fresche nei giorni d'estate che dava una nota di originalità e di bellezza ad un paesaggio circondato da piante meravigliose che facevano da corollario al tutto.

"Colui che tutto può" guardò quella magnificenza e rimase soddisfatto del mutamento. Poi mise a protezione di quel Posto una montagna ed un fiume invalicabili.

Solo ad anime col cuore rivolto al servizio del prossimo e alla bontà sarebbe stato concesso di oltrepassarli.

Benedì dunque il luogo e decise di farne dimora per tutti coloro che amassero il bene.







Quel "Posto" è il nostro cuore.

   31 commenti     di: Bruno Briasco


Il maialino pulì

C'era una volta un maialino tutto rosa di nome Pulì, che viveva in una fattoria. Lui se ne stava tranquillo e in disparte, facendo attenzione ai suoi movimenti, perché gli piaceva essere pulito. I suoi fratellini si rotolavano nel fango, ma lui non lo sopportava. Era un po' schifiltoso e non gli facevano mai il bagnetto. Invidiava il cagnolino che ogni tanto lavavano nella vaschetta, e il gattino che si puliva leccandosi bene.
Una sera, mentre era sul ciglio della stalla, ammirava la luna e le stelle e pensava al profumo dei fiori, che avrebbe voluto sentire sul suo corpo. Notò un insetto, che volava intorno a lui e quando arrivò vicino ai suoi occhi, vide che era una piccola lucciola, con la luce che brillava come le stelle.
"Ciao, come ti chiami?"
"Pulì e tu?"
"Piacere io sono Lulù"
"Il piacere è mio Lulù, non sai quanto t'invidio, tu puoi volare e non ti sporchi come me."
"Oh no, ti sbagli, mi sporco anch'io. Sai quanta polvere c'è nell'aria, soprattutto se c'è il vento, che la solleva."
"Ho capito, sai a me non piace essere un maiale perché mi sento sempre sporco."
"Ma no! Non sentirti sporco. Ora ti racconto una storia. Un giorno apparve la Vergine Maria, madre di tutte le persone e anche degli animali, lei è buona e ci vuole molto bene. Quando è apparsa, ho visto una luce molto più potente della mia che mi ha fatto sorridere. Tutti gli animali che le andarono attorno, furono accarezzati con tenerezza e poi rivelò delle parole molto importanti."
"Dille anche a me per favore."
"Certo, lei ricordò a tutti l'amore del Signore e disse che se vuoi essere pulito, devi solo essere buono altrimenti ti sentirai sporco, per la colpa del male che commetti."
Pulì rimase un po'perplesso da queste parole, lo fecero riflettere un attimo e poi ascoltò ancora Lulù.
"Tu hai commesso qualche atto maligno e sei stato cattivo?"
"No, non penso, io voglio bene ai miei fratelli maialini e li tratto bene. Sono sempre gentile, anche con gli altri anim

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   18 commenti     di: sara zucchetti



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia