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Fiabe

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Goulasch in calderone

Ci troviamo in un giardino privato, dove c' è un angolo cottura apposito, fatto di una specie di caminetto aperto, dove c' è anche un bel calderone di rame, pronto per essere utilizzato.
Una piccola pila di legna da ardere è lì ad aspettare.

- Che brutta fine ci tocca fare a noi poveretti!

Esclama un piccolo pezzo di legno secco; poi aggiunge:

- arsi sotto questo calderone sconosciuto.

Il calderone risponde:

- Non ti lamentare, dovresti esser contento, d' esser utile a qualcosa.

Il pezzo di legno ribadì:

- Il mio genitore albero era un bell'imbusto, prima di invecchiare e d' essere abbattuto.

Il calderone:

- Per quel che so io, non siete di legno nobile, destinati a far bella figura come armadietti o comodini alla moda, per cui il vostro miserabile destino è quello di alimentare il fuoco sotto il mio sederino.

Il pezzo di legno:

- Per far che?

Il calderone:

- E che ne so io!

A quel punto entrarono in scena dei valletti, con vassoi in mano, portando in ordine:

cipolla ed aglio ben tritate, con olio di girasole;
tocchetti di carne suina, con patate tagliate grossolanamente;
sale, pepe in grani, cumino, peperone rosso dolce in polvere e peperoncino in quantità;
per finire, l' ultimo tocco, maggiorana in quantità.

Disposti disciplinatamente attendevano il cuoco, a noi ormai ben conosciuto, che brillo come sempre, portava solo la fiaschetta nota ed il suo calice prediletto.
Mise sotto il bel calderone di rame la legna da bruciare, e con un po' di carta straccia e un fiammifero speciale diede fuoco.
Poi tracannandosi a sua volta un bel bicchiere di vino rosso, cominciò l' opera.
In quel calderone di rame entrò per primo l' olio di girasole, seguito dalla cipolla e l' aglio ben tritati. Appena rosolati entrarono trionfanti i bei tocchi di carne suina.
Nessuno si accorse, nemmeno il cuoco, che la legna scoppiettando, in realtà piangeva. Infatti lacrime un po' strane apparvero sulla legna, che man man

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"fragolina"

C'era una volta un gusto di un gelato, precisamente la fragola, che invidiava gli altri gusti.
Infatti non veniva mai scelta dai clienti. Un giorno però successe una cosa incredibile!!!! Il capo della gelateria, Pippo, decise di mangiarsela tutta. La "fragola" a questo punto rimpianse il periodo in cui non veniva mai scelta. Infatti a questo punto la sua vita finiva qua.
La sua anima andò a finire in un mondo strano, lì c'erano pure altri gusti... con in mano una falce per uccidere "fragola".
Essi erano lì già da un decennio e vivevano tristi e malati.
A loro gli aveva sempre dato fastidio l'invidia senza senso, in quanto soffrivano, di "fragolina".
Allora successe la seguente cosa: l'uccisero e per una seconda volta ella morì.
Babbi, babbi, gli altri gusti invece di averle fatto un torto le fecero un grosso piacere, mandandola in paradiso.
Non tutti i mali vengono per nuocere!!!!

   1 commenti     di: allen leonardo


Festa in cucina

Nella solita cucina si faceva un gran fracasso, tutti intenti, i piatti per primi, a festeggiare i nuovi venuti. Il signor mestolo, in puro acciaio inossidabile, era l'unico a non capirci un accidenti, e se ne stava muto e triste. Poi timidamente e a mezza voce chiese ad una forchetta:

- Che c' è? Mi sai dire che sta succedendo?
La forchetta:
- Ma come! Non lo sai? Sono appena arrivati nuovi di zecca un bel tegamino in terracotta e una cucchiaia di buon legno.

Il mestolo facendo una alzata di spalle alla forchetta non gli rispose neppure e brontolava fra se:

- Capisco il tegamino, il vecchio è andato a pezzi. Ma la cucchiaia, la cucchiaia maledetta, che ci fa qui? E io, che ci sto a fare?

Si mordeva il fegato, come si usa dire da queste parti, per la grande rabbia che si era, all'improvviso, impadronito di lui.
Intanto sul tavolo, il cuoco aveva fatto sposare il bel tegamino, con la lì presente pentola, pregandoli di adottare come figlia la cucchiaia di nobile legno. All'accenno affermativo dei due consorti, eccovi formata una bella ed utile famiglia.
Ma la festa vera e propria deve ancora venire, nonostante gli applausi scoscianti degli astanti.
Infatti, sempre sul tavolo c' erano degli ingredienti, ancora sconosciuti alla neo famiglia. A questo punto indicandoli uno per uno il cuoco li presentò. In ordine dunque:
Una bell'aglio, pomodori san Marzano, olio extravergine di oliva, sale, pepe (nel nostro caso inutilizzabile) e per finire delle bellissime foglie di basilico fresco.
Loro tutti:

- A cosa servono?
Il cuoco:
- Lo vedrete fra poco, sarete infatti protagonisti di eccezione.

La pentola conteneva già l'acqua necessaria per la cottura degli spaghetti, ma questi non erano ancora presenti, come mancava anche la fiaschetta di vino rosso e il bravo calice. Tutte queste ultime cose si trovavano dove abbiamo lasciato il mestolo, che capendo finalmente della macchinazione in corso, cercava di ostacolarli per non favorire la festiccio

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Lo specchio dei desideri

Era una giornata di sole in quella cittadina sperduta tra i boschi incantati di un regno lontano, dove magiche creature regnano sovrane.
C’era una ragazzina dal biondo crine e smeraldine iridi che aveva la fortuna di vivere nelle favole.
Curiosa ella si spingeva oltre l’immaginario, capitando in luoghi occulti alla mente.
E si trovò in una soffitta, tra scartoffie antiche, rinvenendo il magico specchio che rifletteva i timori celati da una corazza di finta sicurezza.
Viziata da una madre poco attenta, voleva tutto e sempre più.
Lo specchio rifletteva il suo desiderio d’amore ma al contempo mostrava la sua avidità.
Sconcertata nel comprendere la cattiveria interiore racchiusa in un cuore di pietra privo di sentimento, con grande volontà decise di rinunciare alle cose che credeva importanti, un grosso passo, ma lo specchio non rifletteva altro che la sua immagine.

   1 commenti     di: Vale B


La fiaba del bambino che usciva solo la notte per guardare le stelle

C'era una volta in un paese lontano, una bella casa, dove abitava un bambino che da quella casa non voleva mai uscire, teneva sempre le finestre chiuse e, non voleva vedere la pioggia, la neve, la nebbia e, neanche il sole. Gli piaceva talmente tanto quella casa che faceva tutto li. Studiava, giocava anche con gli amichetti e, per imparare le cose e, vederle guardava sempre la televisione ed il computer. Lui non aveva paura di quello che c'era fuori, ma, da quella bella casa lui non voleva proprio uscire. Teneva sempre le luci accese, anche, quando era giorno; poi quando era stanco andava a dormire nella sua bella cameretta con tutti i suoi giocattoli e, peluche; aveva, un grande orso, una bella giraffa ed anche una tigre che quando lui era arrabbiato gli accendeva gli occhi e, la metteva di guardia alla sua cameretta e, non doveva entrare nessuno, neanche mamma e papà. Ma una notte che tirava forte il vento e, lui si era messo sotto le coperte ed abbracciava forte il suo giocattolo preferito:una macchina con il telecomando che si trasformava in barca quando faceva il bagno nella grande vasca di casa sua;era proprio grande quella vasca, sembrava come quelle piscine che vedeva in televisione. Questo forte vento all'improvviso fece aprire la finestra della sua cameretta e, lui spaventato si mise con la testa sotto il cuscino e, strinse forte, forte la sua macchina; ad un certo punto il vento non c'era più e lui piano, piano, tolse la testa da sotto il cuscino; si mise seduto e, dalla finestra rimasta aperta vide tante piccole luci che entravano dentro la sua stanza; incuriosito si alzò e, si avvicinò alla finestra e, per la prima volta vide le stelle! Ma quanto erano belle! Tante e, luminose, rimase affascinato e, cominciò a contarle ;erano talmente numerose che ad un certo punto smise di contarle e, gli venne un'idea;ad ogni stella volle darle un nome;erano così tanti i nomi che gli piacevano, sia di persone che di animali ma, anche di piante, insetti e, cos

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   10 commenti     di: leopoldo


La formica dormigliona

C'era una volta una formica dormigliona, che non aveva voglia di aiutare i suoi familiari a preparare la scorta per l'inverno; non solo, la cosa più grave infatti è che non aveva neanche voglia di andare a scuola perché non voleva separarsi dal suo migliore e unico amico: il letto.
I suoi genitori erano molto disperati, avevano cercato di fare qualsiasi cosa ma la formica non si dava per vinta.
Infatti i genitori di questa formica l'avevano chiamato Dormiglio.
Dormiglio amava molto il suo nome, infatti era l'unica parola che aveva imparato a scrivere.
Un giorno Dormiglio venne rapito ma non si seppe da chi. I genitori avevano cercato ovunque ma non lo trovarono mai più.
Infatti adottarono un'altra formica che era molto più laboriosa.
I genitori non erano molto contenti perché sentivano la mancanza di Dormiglio.
Ma dopo tanto tempo scoprirono che il figlio adottato era Dormiglio.
Tutto questo successe grazie al rapinatore che era suo fratello, Rocco. Infatti Dormiglio non aveva mai avuto l'occasione di conoscere Rocco perché dormiva nel letto sotto al suo.

   8 commenti     di: allen leonardo


Il grande bagliore

Finalmente libero!
Stentava a credere che fosse vero! Da quanto era lì? Quanto tempo era passato da quel giorno qualsiasi di chissà quanti anni fa trascorso come tutti gli altri a combattere il nemico di turno? Perché è proprio questo che lui era: un soldato, il migliore di tutti, una macchina da guerra perfetta! Non sapeva chi o che cosa avesse aperto la sua prigione di vetro ma adesso aveva altro a cui pensare. Nonostante i lunghi anni passati in prigione non aveva mai smesso di combattere con il pensiero inventando sempre nuovi colpi, raggiungendo la perfezione totale nell’arte del combattimento. Un lieve sorriso infranse il rigido sguardo dei suoi occhi allorché si sorprese esitante sulla direzione da prendere, perso com’era in quel mare infinito che sono i primi pensieri di un uomo quando riacquista la sua libertà. L’ambiente in cui si trovava lo lasciò disorientato. Malgrado un che di familiare i colori e le luci erano indubbiamente cambiati ed anche gli elementi del panorama apparivano trasformati. Il momento di rompere ogni indugio era, però, arrivato. Camminò per tutto il giorno e trascorse la notte senza riuscire a chiudere occhio, senza mai sdraiarsi quasi temesse di addormentarsi e svegliarsi capendo di avere solo sognato. Per sua fortuna non era affatto così e se ancora ce ne fosse stato bisogno fu il volto di lei a convincerlo che era tutto vero. Guardandolo pensò che la luna in persona avesse partorito la più sublime delle creature. Il candore della sua pelle era un albore che si stagliava irresistibile tra le pieghe più profonde della notte. Il guerriero si accorse subito dell’angoscia che le turbava il volto. La fanciulla avanzava barcollando voltandosi ripetutamente indietro quasi tentasse di allontanare con il solo sguardo un pericolo che appariva inevitabile. Chi era quella meravigliosa visione e da che cosa stava fuggendo? Le risposte non tardarono ad arrivare. Un gruppo di uomini armati fino ai denti le stava alle calcagna

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia