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Fiabe

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Altra volpe altra uva

Una volpe, non riuscendo ad afferrare dei grappoli d'uva pendenti da un pergolato, dopo vari tentativi, s'arrese all'evidenza della sua incapacità.
"Robaccia acerba", sogghignò fra sè e sè, per ingannare furbescamente la fame del suo stomaco, e saggiamente se n'andò in cerca d'altro cibo a lei più facile da trovare.
Così, anche fra gli uomini, mascherare nelle circostanze non favorevoli l'incapacità del loro intento, è cosa saggia ricorrere all'ironia



Il lupo che diventa buono

C'era una volta un piccolo lupetto che viveva con la mamma nel bosco, il suo nome era Luppi.
Questo lupetto era un po' dispettoso e birichino con gli altri animali.
Una mattina si svegliò, il sole splendeva e lui si mise a tirare la coda alla volpe. Lei si arrabbiava, ogni volta, ma poi facevano pace.
Poi rubava le noccioline allo scoiattolo e anche lui si arrabbiava, ma lo perdonava.
La sua mamma lo sgridava ma lui non l'ascoltava,
"Devi fare il bravo, loro sono tuoi amici"!
"Va bene mamma, non farò più scherzi a nessuno".
Invece era una bugia, perché quando vide il cerbiatto che mangiava dell'erbetta, si nascose dietro l'albero e uscì all'improvviso spaventandolo, ma anche con lui riuscì a fare pace.
Un giorno, tutti gli animali del bosco erano veramente stanchi dei suoi scherzetti e così decisero di mandarlo via, sua mamma non era d'accordo, ma capì che così avrebbe imparato a fare il bravo.
Luppi se ne andò, aveva paura e si sentiva solo, ma appena uscì dal bosco incontrò una bella bambina. Il suo nome era Gabriela e aveva un vestito con il disegno della sua cars preferita, con i capelli mossi e gli occhi azzurri.
"Ciao cucciolino come ti chiami"?
"Ciao io sono Luppi"!
"Come mai sei qui tutto solo"?
"Perché sono stato dispettoso con i miei amici e loro mi hanno mandato via, non mi vogliono più!"
Luppi piangeva, e la bimba lo accarezzò dolcemente.
"Non preoccuparti non sei solo, ci sono io, vuoi diventare mio amico"?
"Certo! Grazie come sei gentile"!
"Però promettimi che non farai più dispetti a nessuno".
"Te lo prometto".
"Ora ti accompagno dai tuoi amici nel bosco, gli diremo che sei diventato buono e loro saranno contenti di vederti".
"Grazie!"
Si avviarono così verso il bosco e Luppi presentò la sua amica a tutti gli animali, che si avvicinavano intorno a lei ed erano felici.
La piccola Gabriela disse a loro che Luppi non avrebbe fatto mai più scherzi dispettosi e loro sorrisero mentre lui abbracciava la sua

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   8 commenti     di: sara zucchetti


Il sindaco del bosco

Ci troviamo in un bel bosco, alquanto selvatico, ove la presenza umana è poco gradita.
Un albero quasi millenario, senza capigliatura alcuna, essendo già novembre, si candita a sindaco del bosco.
I conoscenti e i coabitanti lo conoscono come onesto, senza pecche, e non vigliacco; almeno fin qui.
Prende la parola, aprendo la bocca in mezzo al tronco e facendogli da naso un ramoscello, anch'esso senza foglie, e da occhi vispi due nodi. Mentre tutt'intorno è tutto spoglio e quasi già tutto candido.

Il candidato:

- Credete a me, che sono una quercia millenaria, miei coabitanti e conoscenti! Il nostro vero nemico, il numero uno, è l'uomo, che intorno a noi tutto strugge, per i propri interessi; magari per quattro soldi manda tutti noi all'altro mondo.

Dei consensi, con qualche applauso, arrivano da qualche daino, cervo e porcospino, da qualche volatile e una libellula.

Ma quest'albero maestoso e fiero non si arrende e riprende:

- Ebbene, voi sordi, senza orecchie e senza vista; non v' è bastato l'accaduto dell'estate scorsa, quando proprio un omo incosciente lasciò una cicca accesa vicino a dei ramoscelli secchi, provocando un grande incendio e distruggendo ettari ed ettari di questo nostro amato bosco?

A questo punto gli applausi furono veramente tanti, infatti nel frattempo si erano avvicinati altri animali, e anche le conifere intorno ed altri alberi posero attenzione e plaudivano.

Il candidato più coraggioso ancora:

- Se voi mi votate come vostro sindaco, e primo coabitante o cittadino, come dir si voglia, vi garantisco che tutto ciò non accadrà mai più.

Gli astanti, fatti di essere semplici, e come dire, creduloni, come tanti pecoroni, votarono quest'albero forzuto ed imbroglione.
Al momento del dunque, quindi, fu fatto sindaco, con tanto di carta bollata. Cosa seppe fare?
Si lasciò segare, senza protestare affatto, fino al midollo e cadde da un lato, senza più linfa né vita.
A questo punto si fece vivo Cincillino, il s

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L'albero di Natale

Ci troviamo nello stesso paesello di prima, a qualche casupola dalla precedente un po' più in là. Infatti qui vive, senza la buonanima di sua moglie, il nonnino di Giuseppino e quindi anche del suo fratellino minore, se ben ricordate.
Questo semplicissimo nonnino, che va oltre la ottantina, con una pipa in bocca, togliendosela solo per mangiare o bere un sorso.

- Che sorso?

- Ma che domande! Grappa, perbacco! Con questo freddo poi!

Ma ai nipotini dava solo dell'orzo o del buon cacao, con l'aggiunta, chiaramente, di buon latte paesano e quindi genuino, alla faccia della pastorizzazione o altra porcheria che sia!
Ma veniamo al dunque, essendo stato una buona ed esemplare guardia forestale, ogni anno il Comune, nelle prossimità delle feste natalizie, oltre ad un indennizzo peculiare, gli regala anche un pino, non molto alto, ma appunto quanto basta da poter essere collocato in un angoletto del suo piccolo soggiorno.
Quindi anche quest'anno ha il suo bel pino, lo piazza subito in un bel vaso pieno di terra nera, come a lui piace.
Lo guarda poi, e lo riguarda, e lo guarda ancora, fino a quando non vede il suo spiritello.

Lo spiritello:

- Non ti preoccupare nonnino, l'albero, il suo babbo insomma, vive ancora.

Il nonnino rassicurato comincia ad addobbarlo con tutto ciò che ha.
Non mancano i dolcini, c' è anche la calza, anzi le calze, per la Befana, le candeline, in cima una bella punta ed una stella cometa.
In verità, diciamocelo francamente è più spoglio che vestito quest'alberello, ma a lui piace ed è così contento che, a piccoli passettini e appoggiandosi ad un bastone va a chiamare i suoi nipotini. Perché il telefono non ce l'ha mica poverino!
I nipotini messi all'occorrente si precipitano anticipandolo. Entrano e si recano presto prestissimo nel piccolo soggiorno e vedono questo pino tutto agghindato, ma non troppo agli occhi dei bambini.

Lo spiritello:

- Miei cari figlioli, ogni cosa posta su questo alberello è stato fatt

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L'albero delle bugie e le farfalle chiacchierine

C'era una volta nel bosco di Lilybets, su un tappeto di papaveri e di girasoli, un albero alto e robusto che non perdeva mai le foglie e profumava di cannella e di miele.
Cresciuto magicamente in una sola notte da un seme trascinato lì da un vento misterioso, per la sua bellezza incantevole ormai vi si radunavano intorno tutti gli animali del luogo.
Nessuno conosceva a che famiglia appartenesse, nonostante i più famosi studiosi del bosco, i topi "Letteronzi", avessero sfogliato tutte le enciclopedie delle biblioteche vicine alla ricerca di informazioni. Le sue foglie, infatti, come grandi orecchi penzolanti, si spostavano lentamente ora verso il basso, ora verso l'alto, e sul suo tronco un grosso naso si arricciava quando l'albero, come spesso accadeva, scoppiava in una pazzerella risata.
Quel misterioso albero, infatti, apparteneva alla famiglia degli "Alberi delle bugie", alberi molto curiosi che ascoltano divertiti le conversazioni altrui e, producono, per ogni bugia ascoltata, un frutto simile ad una mela, ma con i colori dell'arcobaleno.
Gli animali del bosco erano davvero molto chiacchieroni ed inventavano mille storie condite di bugie pur di apparire più belli, più buoni e più bravi degli altri. La vanitosa volpe, Brigida, per esempio, si vantava di non avere mai curato il suo manto screziato d'argento, mentre non perdeva un appuntamento a settimana dalla parrucchiera del lago Blu. La pettegola, poi :- Il leone si, si - aggiungeva - ha fatto la piastra alla pelliccia ed ogni settimana fa la tinta color castagna!. Me l'ha detto un'amica parrucchiera - .
La gallina "Cettina" si vantava di volare più veloce del falco, ma solo di notte, quando tutti, guarda caso, stavano dormendo. Il golosissimo orso "Pepito", infine, organizzava dibattiti accusando le api di non rispettare i turni di lavoro e di non produrre più miele, mentre ogni notte, slurp, slurp, spazzolava ben benino tutti gli alveari del bosco fino a farli brillare.
Origlia di qui

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   2 commenti     di: Lilybets


La Fata e L'aquila

In una giornata di autunno fredda e piovosa , mentre l'aquila stava volando in mezzo ad una valle che non aveva mai visto, andò a sbattere contro una montagna, e si ritrovò in mezzo al bosco con un ala spezzata, ma soprattutto non si ricordava chi era e cosa fosse. Ormai stanca e provata dal freddo perse conoscenza, si ritrovò aprendo gli occhi una Donna che le disse : Io sono una Fata, la custode di questi luoghi, non ti preoccupare resterai qui il tempo necessario per guarire dalla tua ferita. Allora L'aquila rispose : si ma Io non so volare, come faccio? , F. si che sai volare, ma se vuoi ti aiuterò Io. ... e così passo l'inverno freddo e pieno di neve, ma l'aquila nel frattempo si ritrovò tra le cure della sua custode, e piano piano cominciò a guarire dal dolore a dalla sua ala spezzata. Quando arrivò la Primavera la sua Fata le insegnò giorno dopo giorno a sbattere le ali, ad aprirle e finalmente a fare i primi voli, e l'aquila tutto ad un tratto si ricordò chi era, cosa fosse, e da dove veniva. Con L'estate alle porte ormai l'aquila era guarita e poteva andare da qualsiasi parte ella volesse : Allora la Fata gli disse: Da oggi non mi vedrai più , perché rispose L'Aquila, perché non ti trasformi anche tu in un Aquila, F. perché non hai più bisogno di me, e poi io sono la custode di questo posto, non posso cambiare la mia natura , A. ma Io non posso stare senza di Te, F. Non ti preoccupare anche se non mi vedrai sarò con te per "Sempre" . Allora L'aquila prima di andarsene le disse : Grazie di avermi insegnato a volare, avevo dimenticato tutto, senza di te non c'è l'avrei fatta. Si alzò in volo e se ne andò , ma con la promessa che tutte le volte che avesse voluto sentirla vicina, sarebbe passato per quel bosco per farsi vedere e per condividere anche un istante con Lei.

   3 commenti     di: marco


La libellula Libe

La libellula Libe gironzolava per giardini, stagni e prati a spettegolare. Arrivata al laghetto incontrò, a debita distanza, la ranocchia Nokia. Ciao Libe. Sto organizzando un risottino con le rane, vieni anche tu? Non posso cra cra. Ma tu non aspetti il principe che ti baci e ti trasformi in principessa? Vorrei tanto ma poi il bagnetto nello stagno, lo farò ancora? Libe la lasciò così nei suoi dubbi. Più in là, un altro amico. Ciao Grillo parlante come ci si barcamena in sto prato? Sono preoccupato per Geppetto. Ha un'amante e tanti grilli per la testa, mi sento trascurato. Dai Grillo non esser grullo vicino al grande faggio ce una gara di salto in alto va a divertirti. Gironzola e gironzola eccoti la Libe all'alveare. Hei Apecar come ti butta? Oggi ho il broncio. A portar melassa tutto il giorno su nei magazzini non ne posso piu'. Vorrei essere la regina o Berlusconi. Andiamo al bar ti offro un bel bicchiere di miele. Scusa di cose dolci non ne posso più. Preferisco un amaro Lucano. Hei ma tutti si lamentano sentiamo cosa mi dice la Coci la coccinella. Un librar di ali a rincorrere la Coci. Hei rossa e nera anche tu pensierosa? Libe vo di fretta ce l'estetista che mi aspetta. Sai non ne posso pi? di sti punti neri. Ho finalmente uno contento, era Bruc il millepiedi. Sei smagliante cosa hai fatto? Non vedi ho le scarpine nuove son partite le svendite. E tu che mi leggi corri ai grandi magazzini sono gli ultimi giorni.




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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia