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Fiabe

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Il calciatore vincente

C’era una volta Thomas, un giocatore di calcio molto bravo; un giorno arrivò un drago, brutto e cattivo.

Questo drago faceva molti dispetti a Thomas; per tale motivo la sua squadra perdeva sempre.
Un giorno arrivò, in suo aiuto, un X5, un robot che gli donò un telefono magico. Gli spiegò come usarlo e se ne andò.
Thomas usò il telefono e sconfisse il drago.


Thomas tutto contento ritornò allo stadio e la sua squadra vinse la partita nazionale.

   2 commenti     di: Andrea Raineri


Lo specchio dei desideri

Era una giornata di sole in quella cittadina sperduta tra i boschi incantati di un regno lontano, dove magiche creature regnano sovrane.
C’era una ragazzina dal biondo crine e smeraldine iridi che aveva la fortuna di vivere nelle favole.
Curiosa ella si spingeva oltre l’immaginario, capitando in luoghi occulti alla mente.
E si trovò in una soffitta, tra scartoffie antiche, rinvenendo il magico specchio che rifletteva i timori celati da una corazza di finta sicurezza.
Viziata da una madre poco attenta, voleva tutto e sempre più.
Lo specchio rifletteva il suo desiderio d’amore ma al contempo mostrava la sua avidità.
Sconcertata nel comprendere la cattiveria interiore racchiusa in un cuore di pietra privo di sentimento, con grande volontà decise di rinunciare alle cose che credeva importanti, un grosso passo, ma lo specchio non rifletteva altro che la sua immagine.

   1 commenti     di: Vale B


I tre fratelli

Questi tre fratelli non sono altro che tre ghiaccioli a forma di cuneo, Luigi è il più grande, poi Gino il medio e infine Gigino, il più piccolo.
Tutti e tre ben saldi ad una grondaia di una masseria. Il che fa subito pensare ad una bella campagna, vero! Ma coperta da un soffice manto bianco, quasi a proteggere la natura dal freddo in corso.
Gino è un po' preoccupato del suo futuro e di quello dei fratelli, ed è quindi imbronciato e muto.

Luigi:

- Che hai Gino? L'inverno è appena cominciato, da quassù ci godiamo il bel panorama, vasto, sembra senza fine.

Gino non risponde, tace e anche se trasparente, un buchetto fresco nella neve fa intuire che sta piangendo.

Luigi:

- Gino, fratello mio! Smettila di piangere altrimenti ti sciogli tutto.

Gino:

- ma proprio questo mi preoccupa, forse non vedrò il nuovo sole.

A questo punto si fa vivo Gigino:

- Cosa devo dire io poi! Essendo così piccolo, se mi metto a piangere o qualche dispettoso raggio di sole mi colpisce; un due e facendo una bella buca nella neve sottostante finisce il povero Gigino.

Luigi:

- fratelli miei, fratellini cari, non sapete godervi questi attimi che abbiamo. Ma guardate là che spettacolo, pur essendo la neve bianca, grazie al sole, che all'orizzonte si va a fare il suo pisolino, ha acquistato i colori dell'arcobaleno.

Gigino:

- E quanto li ha pagati?

Luigi:

- Sciocchino, qui è tutto gratis, si dice acquistato nel senso che imita i colori dell'arcobaleno.

Gino:

- Come si vede che sei il più grande, ma cosa significa quello che hai appena detto?

Luigi:

- dunque, noi da quassù vediamo la neve laggiù non bianca, ma di colori variopinti. In realtà è un'illusione.

Gigino:

- Cos'è un'illusione?

Luigi:

- Un'illusione può essere ottica, come in questo caso, se avessimo potuto recarci laggiù, la neve che c' è lì è sempre e comunque bianca. capito?

Gino e Gigino:

- Si!

Questo discorso ha distratto i fratellini d

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LA BELLEZZA DELLA CARNE

Non sono mai stata una bambina. Non sono mai stata adolescente.
Sono sicura di non essere adulta.
A volte mi chiedo se io sia mai esistita: sono solo un punto sospeso al di fuori del tempo, senza dimensione alcuna.

A volte penso che la vita sia una giostra seza senso; ma mi piacerebbe farci un giro: oggi più di ieri sono assetata di tutte quelle emozioni che per uno strano motivo, che a volte mi sfugge, che a volte intuisco con sommo terrore, non sono riuscita a vivere.
Oggi più di ieri mi chiedo se l'amore possa redimermi da questa malattia, se l'amore possa restituirmi tutte quelle emozioni che man mano mi sono persa lungo la mia esistenza, se l'amore possa essere la scossa in grado di riportarmi alla vita.

A volte, però, penso che la sete di amore sia la mia vera malattia.

Lui ha gli occhi così neri che più di una volta mi sono sorpresa a fissarglieli, cercando di capire dove finisca l'iride e cominci la pupilla, ma è un piacere che non posso assaporare a lungo: il mio sguardo è pesante, lui lo percepisce, si volta verso di me e allora imbarazzata faccio finta di guardare altrove, sono attimi di infernale disagio; non posso permettermi di essere scoperta.

Mi è capitato spesso di pensare che le persone belle, per via della particolarità dei loro lineamenti sembrino plasmate nei più svariati materiali: mi ricordo di un antico amore, una ragazza che i più non avrebbero definito bella, ma io ero come incantata dal suo profilo, tenue e delicato, sembrava plasmato, ma che dico, accennato appena nella creta, si, era una paffuta fanciulla plasmata nella creta con tratti leggeri e poco marcati appena accennati dalle mani di un voluttuoso e sapiente creatore. Ricordo la muscolatura sottile ma atletica di un ragazzo che incontrai tempo fa, la cui andatura potrei descrivere come nervosa, intagliata nel duro legno, come se l'artista-creatore avesse voluto rispettare nella sua opera le naturali nervature di quella paticolare materia, sfrut

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Festa in cucina

Nella solita cucina si faceva un gran fracasso, tutti intenti, i piatti per primi, a festeggiare i nuovi venuti. Il signor mestolo, in puro acciaio inossidabile, era l'unico a non capirci un accidenti, e se ne stava muto e triste. Poi timidamente e a mezza voce chiese ad una forchetta:

- Che c' è? Mi sai dire che sta succedendo?
La forchetta:
- Ma come! Non lo sai? Sono appena arrivati nuovi di zecca un bel tegamino in terracotta e una cucchiaia di buon legno.

Il mestolo facendo una alzata di spalle alla forchetta non gli rispose neppure e brontolava fra se:

- Capisco il tegamino, il vecchio è andato a pezzi. Ma la cucchiaia, la cucchiaia maledetta, che ci fa qui? E io, che ci sto a fare?

Si mordeva il fegato, come si usa dire da queste parti, per la grande rabbia che si era, all'improvviso, impadronito di lui.
Intanto sul tavolo, il cuoco aveva fatto sposare il bel tegamino, con la lì presente pentola, pregandoli di adottare come figlia la cucchiaia di nobile legno. All'accenno affermativo dei due consorti, eccovi formata una bella ed utile famiglia.
Ma la festa vera e propria deve ancora venire, nonostante gli applausi scoscianti degli astanti.
Infatti, sempre sul tavolo c' erano degli ingredienti, ancora sconosciuti alla neo famiglia. A questo punto indicandoli uno per uno il cuoco li presentò. In ordine dunque:
Una bell'aglio, pomodori san Marzano, olio extravergine di oliva, sale, pepe (nel nostro caso inutilizzabile) e per finire delle bellissime foglie di basilico fresco.
Loro tutti:

- A cosa servono?
Il cuoco:
- Lo vedrete fra poco, sarete infatti protagonisti di eccezione.

La pentola conteneva già l'acqua necessaria per la cottura degli spaghetti, ma questi non erano ancora presenti, come mancava anche la fiaschetta di vino rosso e il bravo calice. Tutte queste ultime cose si trovavano dove abbiamo lasciato il mestolo, che capendo finalmente della macchinazione in corso, cercava di ostacolarli per non favorire la festiccio

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I doni più graditi

- Dove ho la testa? Mi dimentico sempre tutto. Si vede proprio che sono diventata vecchia! Dovevo fare il vaccino per non ammalarmi nel periodo delle feste di Natale e invece... ecco! Trentotto di febbre, raffreddore e tosse. E adesso chi andrà a consegnare i giocattoli? Non posso certo comunicare a tutti i bambini che sono malata!
Chi si sta interrogando è la Befana di un paese vicino alla nostra città, con pochi abitanti, legati alla tradizione della consegna dei regali da lei in persona.
- E quella scansafatiche della mia assistente. Abbandonarmi proprio in questo periodo! È partita per le Maldive lei!
(in dialetto veneto) " Mi dispiace tanto cara signora Befana, ma ho deciso di trascorrere l'inverno al caldo distesa al sole ad abbronzarmi".
Proprio così ha detto lasciandomi sola a provvedere agli acquisti. Devo assegnare questo compito a qualcuno di fidato...
Mia nipote Serena potrebbe sostituirmi. È tornata proprio ieri da Milano. Lei è giovane, alta, snella e di sicuro saprà cavalcare la scopa più velocemente di me.
La vecchia signora non aveva fatto bene i suoi calcoli perché la nipote da lei interpellata le rispose :
- Tu sei pazza! Io, la velina del varietà più famoso in tivù, dovrei salire su un arnese simile, con i tacchi a spillo e il vestito con le paillettes? E poi mettermi anche il foulard di lana per sciuparmi i miei preziosi capelli di seta? Non se ne parla nemmeno. Se vuoi, posso provvedere alla consegna con la mia macchina sportiva che mi ha regalato il mio boy friend... e lasciare i pacchetti sulla porta di casa dei bambini.
Non riuscendo a convincerla a fare di meglio la Befana dovette arrendersi.
- Mi raccomando- disse- consegna i regali in base all'elenco che ti darò. Ognuno ha richiesto qualcosa di diverso e lo sai che io ho sempre accontentato tutti i figli dei nostri compaesani. Loro se lo meritano perché sono i più buoni al mondo...
- Va bene, nonna Stai tranquilla. Farò tutto in modo preciso.

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le avventure di sfortunella

C’era una volta una piccola bimba, con boccoli castani e occhi verdi, come i prati intorno alla sua casetta di montagna. Il suo nome era Sfortunella e viveva in quella casetta di legno con i suoi genitori, da quando era nata. Era una bimba tranquilla e giocava spesso nel prato davanti a casa sua o si riposava all’ombra di un vecchio albero, con attorno delle violette profumate, insieme al suo amico più sincero che era un gattino affettuoso. Non si allontanava mai tanto dalla casa, per paura di avvicinarsi troppo al burrone e cadere, nonostante ciò si accorse che dall’altra parte del burrone c’era qualcuno.
Non lo vedeva bene, ma lui non avendo paura si avvicinò per salutarla, i suoi occhi la colpirono intensamente come raggi solari e le sue labbra le lanciarono un sorriso. Così lei sentì un forte legame che li univa come un filo invisibile.
Questa persona era un bimbo dai capelli biondi, corti e occhi azzurri. Il suo nome era Spero e anche lui giocava spesso in un prato con semplici margherite. Era molto vivace e insieme al suo cagnolino correva e saltava, senza mai fermarsi.
Ogni tanto invitata la bimba a raggiungerlo, ma lei non aveva il coraggio di attraversare il burrone sul ponte di legno. Era un vecchio ponte pericoloso formato da due corde e tavolette di legno alla base. Così la raggiungeva spesso lui, insieme giocavano e si divertivano scoprendo ogni giorno di più, l’innocente affetto di un’amicizia che li univa e le emozioni che sentivano facendoli vivere con gioia.
Un giorno la piccola sfortunella decise di sconfiggere la paura, affrontando la traversata, per dimostrare il piccolo interesse per lui. E per la vita, che realizzando i sogni che abbiamo nel cuore raccoglie più senso.
La tensione si alzava, ma si avvicinò sempre di più. Allungò il primo passo, mentre il cuore batteva come un orologio impazzito. Non sapeva che cosa fissare con gli occhi: verso il basso la facevano tremare e verso l’alto, l’orizzonte era lontano e

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   4 commenti     di: sara zucchetti



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia