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Fiabe

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Vivere nell’ombra

C’era una volta,
alle pendici di un alto monte, una paludosa valle, lugubre e sconosciuta ai raggi solari, e nonostante, persino durante l’estate, la luce del giorno non riuscisse a penetrare tra la fitta vegetazione di quel pendio, pareva fosse un luogo allegro, dove la solarità si accendeva sui volti di tutti, sebbene avvolta da una densa foschia nerastra.
Sulla vetta più alta della montagna c’era un castello settecentesco, custodito da migliaia di incantesimi ed indovinelli, che solo il consigliere più fidato del re conosceva perfettamente a memoria; si trattava appunto della residenza reale, dove vivevano il re Giacomo, la regina Elisabetta, ed i loro tre adorati figli: Anita, Carlo ed il minore Filippo.
Anche se era un luogo freddo e buio, la valle, che prendeva il nome di Giacomia, dal suo fidato re, avvolgeva i suoi abitanti di un’innata gioia, posseduta esclusivamente da quel paese.
L’unico problema che affliggeva i giacomiesi era il non poter esportare i loro prodotti, per poi importarne altri, poiché venivano definiti dai paesi vicini gente sudicia e malvagia, data la mancanza della luce e della vita nella loro cittadina.
Inoltre gli abitanti della valle vivevano di stenti, a causa della sterilità dei loro terreni, e man mano che passavano gli anni la popolazione diminuiva sempre più o si avventurava nei luoghi più ignoti all’occhio umano per cercare, anche in capo al mondo, la salvezza.
Tuttavia, a quanto si diceva tra il popolo, nessun uomo partito verso Nord s’era mai stabilizzato in una fissa dimora, il più delle volte era ritornato a Giacomia, cacciato via violentemente da tutto e da tutti.
Era una splendida giornata primaverile, le candide margherite si accingevano a sbocciare per il giardino reale, mentre le fatate rose erano già pronte a germogliare con i loro magnifici petali rossi, quando Filippo, il principino più ribelle che si fosse mai visto nel regno di Giacomia, decise con convinzione di rubare il bianco caval

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La generosità

Era una bella giornata splendente, dove si sentiva il risveglio della primavera, con il profumo nell'aria della voglia di vivere, che aveva nel cuore Lucy. Era una dolce ragazza di circa 28 anni, gentile e premurosa, con capelli lunghi e azzurri naturali, un dolce sorriso e occhi raggianti. Si recava a scuola, come tutti i giorni, per andare a prendere Peter. Un bimbo di 6 anni, tranquillo e socievole, che aveva appena imparato a scrivere qualche parola e a contare. I suoi genitori erano molto impegnati, con il lavoro e così Lucy gli faceva da babysitter nel pomeriggio.
Dopo aver fatto merenda, decisero insieme di andare al parco giochi e Peter era contento, voleva tanto bene a Lucy, come alla sua mamma e al suo papà, per lui era una grande amica. Lucy cercava di insegnargli le cose più giuste e lo aiutava a crescere, non gli dava problemi perché era un bimbo abbastanza giudizioso, anche se ogni tanto veniva rimproverato, ma senza essere troppo severa, lui capiva che sbagliava e imparava.
Arrivarono al parco e Peter raggiunse subito i suoi amici che giocavano, mentre Lucy si sedette su una panchina e lo guardava per controllare se gli poteva succedere qualcosa. Allegramente giocava a nascondino, senza allontanarsi tanto, poi dondolava sull'altalena da solo o spinto dai suoi amici, qualcuno più grande e qualcuno della sua età.
Lucy notò che aveva fatto amicizia con una bella bambina, insieme sorridevano e scendevano dallo scivolo, guardò un secondo l'orologio e quando rialzò il viso, non c'era più. Gli sembrava impossibile che fosse scomparso in così pochi secondi, si avvicinò ai bambini per vedere bene, che non si fosse nascosto e lo chiamava, ma non aveva nessuna risposta. Provò ad allontanarsi per vedere se lo trovava, molto preoccupata e in un posto un po'isolato del parco. Sentì qualcuno che le tirava la maglietta delicatamente dicendo: "Sono qui Lucy, non mi vedi?" Lei sentiva la sua manina e la sua voce, ma non lo vedeva, era diventato invis

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   14 commenti     di: sara zucchetti


Una storia di volpi

C'era una volta una comunità di volpi che viveva in un bel bosco, verde e profumato.
Le volpi sono animali affettuosi ma astuti e vanitosi. Le femmine poi lo si sà per esperienza fanno sempre a gara a chi ha il pelo più lucido o la coda più lunga.
Un giorno una volpe giovane, molto bella, si aggirava nel branco con fare altezzoso, per far bella mostra di sé con le altre. Nessuno voleva girarsi a guardarla perchè era conosciuta come vanitosa e soprattutto cercava sempre di denigrare gli altri a vantaggio suo.
Molte volpi a causa sua avevano pianto lacrime amare, si sà gli anni passano per tutti e il pelo è ogni giorno più opaco e rado, i colori con l'andar del tempo perdono brillantezza, gli occhi si appannano leggermente. Diciamolo non è proprio una bella condizione la vecchiaia!!
Lo sapevano le volpi non più giovani, era un percorso che ognuno faceva senza troppo pensare.
Ma la volpe vanitosa sembrava fatta apposta per esaltare solo i difetti altrui. Amava compiacersi di lasciare le altre a bocca aperta, quando strusciava sotto i loro denti la coda fulva.
Altezzosa e sorniona ma infelice. Pur essendo pienamente convinta della sua bellezza, che portava in giro come un trofeo, non era felice. Evitava sempre di dar mostra delle proprie infelicità perchè non voleva dimostrare agli altri le sue debolezze.
Solo il bosco conosceva le sue lacrime. Sembrava che i fiori di un piccolo prato, dietro un filare di alberi, fossero innaffiati dal suo pianto.
Si era creata il personaggio della bella ed era terrorizzata di essere soppiantata un giorno da un'altra più giovane di lei.
Eh si lo sapeva che gli anni sarebbero trascorsi e anche il suo pelo si sarebbe fatto opaco e rado, la sua coda sciatta, per questo fuggiva nel bosco, per non far conoscere ad alcuno la sua paura di diventare brutta. Si.. brutta come le vecchie volpi che si aggirano per il villaggio trascinando le zampe stanche, con le loro code spelacchiate. Non si spiegava la giovane e be

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   8 commenti     di: silvia leuzzi


Il bambino e il gabbiano

Indifferente il gabbiano
dominava una parte di cielo
sullo specchio salato
la sua immagine riflessa.
Il bambino conosceva il volo
e diceva che quel gabbiano
era suo amico.
Ai piedi del suo castello
il bambino chiamò il gabbiano
il pennuto afferrò un pesciolino
che depose nel secchiello.

   20 commenti     di: Fabio Mancini


Un'Amica Speciale

C’era una volta un uccellino di nome Angie che era talmente piccolo da non riuscire ancora a volare.
Per la maggior parte della giornata se ne stava tutto solo nel nido che, con tanta accuratezza gli avevano preparato la sua mamma e il suo papà, sempre in volo alla ricerca del cibo di cui Angie aveva bisogno per crescere.
Divenuta grande, Angie disse ai suoi genitori che era arrivato il momento per lei di imparare a volare, anche perché si era scocciata di guardare, da quel piccolo nido posto su di un albero, sempre e solo gli altri spiegarsi nell’immensità del cielo!
I genitori di Angie, stando sempre in giro a procacciarsi il cibo, erano molto preoccupati per la loro figlia… la quale nel cimentarsi da sola nei vari tentativi di volo, si sarebbe certamente potuta far male.
Loro poi, per mancanza di tempo, non sapevano come fare ad insegnarle l’arte del volo…
Un giorno Angie, mentre la sua mamma e il suo papà non c’erano, provò da sola a volare e durante l’esperimento, fece amicizia con Clara, un gabbiano buono, grande ed esperto di volo che agganciò Angie sulla sua ala mentre stava per cadere.
Per un bel po’ Angie volò sull’ala di Clara e giorno dopo giorno, dopo aver ben bene appreso l’arte del volo, , Angie imparò finalmente a volare!
Mamma Terry e papà Jhon, quando videro volare Angie scoppiarono in lacrime dalla gioia…perché finalmente anche lei sapeva volare!
Clara ed Angie diventarono amiche fino al punto di non poter fare a meno l’una dell’altra.
Il Gabbiano a cui Angie si era affezionata era una meravigliosa Stella del Cielo…e poichè lassù servivano delle stelle speciali come Clara, capaci con la loro luce di illuminare tutto il mondo intero, Clara decise di accettare l’incarico datogli dal Capo di tutte le stelle del firmamento.
Certo Angie, all’inizio si sentì tanto sola da non voler più fare amicizia con nessuno, ma poi si rese conto di essere molto fortunata ad aver incontrato una amica speciale co

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Nuvola, Pietra di Luna e L'Amore

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   3 commenti     di: Lilybets


Le recchie e prevetu con bolognese alla nonnino

Attraverso i vetri colorati entravano nella nostra cucina raggi di sole variopinti. Oltre a calore portar nei piccoli cuori delle principessine nostre, Alice e Paoletta, che credo ben conoscete, gli effetti di quei raggi davano alla cucina un aspetto straordinario.

Accarezzando le bionde chiome di Alice e a voce sussurrante:

- Sei bella, principessina!

E la bionda chioma prende i colori dell'iride.

Poi furtivi si intersecano tra i rossicci capelli di Paoletta e a voce soave e tenera:

- Anche tu sei bella, un bocciolo di rosa appena schiuso, principessina mia.

Ed anche i capelli rossicci di Paoletta, dei colori più belli di un iride allegro e canzoniere si vestono, aleggiando tra i profumi di una cucina sempre in festa.
In questo mondo quasi irreale entra il nonnino, il nostro cuoco brillo, ma non troppo e con la solita fiaschetta di vino rosso locale.

Alle bambine:

- Principessine mie, è vero che mi aiutate anche oggi a preparare un pasto con i fiocchi?

Le bambine:

- Si nonnino! Cosa dobbiamo fare?

Il nonnino:

- Intanto io vi dico quello che mi serve, e voi mi dite se già sta sul tavolo di lavoro.

Le bambine:

- Bene!

Il nonnino:

- Incominciamo; farina, uova, formaggio grattugiato, sale, olio d' oliva e di extra vergine di oliva, pepe, noce moscata, carne mista tritata,(non macinata ma fatta a pezzettini con un bel coltello ben affilato) un peperone trattato allo stesso modo e mi sembra tutto.

Le bambine che avevano scrupolosamente controllato ed annuito ad ogni cosa, incuriosite:

- A nonò, cos'è 'sta specialità?

Il nonnino:

- Recchie e prevetu alla bolognese!

Alice:

- Cosa sono le recchie e prevetu?

Il nonnino:

- Veramente si chiamano orecchiette, ed è un tipo di pasta fatta in casa, che hanno appunto la forma di piccole orecchie.

Paoletta:

- Sono veramente curiosa di vedere come le fai!

Il nonnino:

- Non le farò mica da solo, anche voi due principessine (indicando con l

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia