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Fiabe

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I tre fratelli

Questi tre fratelli non sono altro che tre ghiaccioli a forma di cuneo, Luigi è il più grande, poi Gino il medio e infine Gigino, il più piccolo.
Tutti e tre ben saldi ad una grondaia di una masseria. Il che fa subito pensare ad una bella campagna, vero! Ma coperta da un soffice manto bianco, quasi a proteggere la natura dal freddo in corso.
Gino è un po' preoccupato del suo futuro e di quello dei fratelli, ed è quindi imbronciato e muto.

Luigi:

- Che hai Gino? L'inverno è appena cominciato, da quassù ci godiamo il bel panorama, vasto, sembra senza fine.

Gino non risponde, tace e anche se trasparente, un buchetto fresco nella neve fa intuire che sta piangendo.

Luigi:

- Gino, fratello mio! Smettila di piangere altrimenti ti sciogli tutto.

Gino:

- ma proprio questo mi preoccupa, forse non vedrò il nuovo sole.

A questo punto si fa vivo Gigino:

- Cosa devo dire io poi! Essendo così piccolo, se mi metto a piangere o qualche dispettoso raggio di sole mi colpisce; un due e facendo una bella buca nella neve sottostante finisce il povero Gigino.

Luigi:

- fratelli miei, fratellini cari, non sapete godervi questi attimi che abbiamo. Ma guardate là che spettacolo, pur essendo la neve bianca, grazie al sole, che all'orizzonte si va a fare il suo pisolino, ha acquistato i colori dell'arcobaleno.

Gigino:

- E quanto li ha pagati?

Luigi:

- Sciocchino, qui è tutto gratis, si dice acquistato nel senso che imita i colori dell'arcobaleno.

Gino:

- Come si vede che sei il più grande, ma cosa significa quello che hai appena detto?

Luigi:

- dunque, noi da quassù vediamo la neve laggiù non bianca, ma di colori variopinti. In realtà è un'illusione.

Gigino:

- Cos'è un'illusione?

Luigi:

- Un'illusione può essere ottica, come in questo caso, se avessimo potuto recarci laggiù, la neve che c' è lì è sempre e comunque bianca. capito?

Gino e Gigino:

- Si!

Questo discorso ha distratto i fratellini d

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Il barboncino e il canarino

Era d' estate, caldo afoso, un piccolo barboncino aveva inseguito i suoi padroni fino all'aeroporto cittadino.
Qui perse ogni traccia; amareggiato, col cuore in gola sul rovente asfalto faceva ritorno.
Un canarino di un bel colore giallo, invece, approfittando della distrazione della sua anziana padrona nel lasciare la gabbietta aperta, prese il volo e fuggì via.
Vide questo barboncino, bianco di natura, ma così sporco da sembrar nero. Era talmente allo stremo da cadere da un lato assopendosi. Il canarino lo credette morto, e sbattendo pian pianino le sue belle alette gialle su di lui lieve si posò.
Ne sentì il polso, era ancora vivo, con la sua voce lirica alzò un Inno al Signore. Il piccolo barboncino allora aprì gli occhietti suoi profondi, credendosi già in paradiso.

Il canarino gli disse:

- Sciocchino sei ancora fra noi vivi, sono un canarino e son scappato via, ma te non posso lasciar qui mezzo morto e mezzo vivo.

Il barboncino rispose:

- Tu sei scappato, mentre io sono stato abbandonato e non ho le ali per volare fino a loro.

Il canarino:

- Veramente non ti capisco, forse non sai cos'è la libertà, andare dove ti pare e non tenere conto a nessuno.

Il barboncino:

- Come il mio destino e la mia natura è diversa dalla tua; io sono un piccolo cane, nato in una casa degli uomini, di quelli stessi che oggi mi hanno lasciato, non so chi fu la mia mamma, né il mio papà. Per tutto questo tempo ho ritenuto i miei padroni come genitori. Una buona coppia in apparenza. Sono andati in ferie chissà dove e senza scrupoli per strada mi han piantato.

Il canarino:

-Lo vedi! Noi uccelli siamo di tutt'altra pasta. La vecchietta mi teneva per il mio bel canto, in cambio di mangime da quattro soldi. Cosa pretendeva dunque! Alla prima occasione ho tagliato la corda e spiccato il volo. Assapora anche tu questo profumo di libertà!

Il barboncino:

- Ed io mi mangio il profumo della libertà! Sono abituato che ogni giorno e puntualmen

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Grianil d'Aria

Iniziò a rigirarsi fra le lenzuola, sentiva freddo ma coprendosi sentiva il calore avvamparle dentro. Si alzò per spegnere la lampadina che illuminava la camera e chiuse le tende della finestra per non far filtrare neanche i raggi della luna e gli occhi curiosi del cielo. Si buttò sul letto con gli occhi chiusi, li riaprì. Non poteva crederci, era ancora là.
Davanti a lei, sul muro pieno di foto e disegni, uno strano simbolo luminoso continuava a troneggiare nonostante non ci fosse più nessuna fonte luminosa.
Si guardò spaesata intorno, riconobbe le ombre della sua camera, un brivido le salì per la schiena. Glielo avevano detto, ma lei non aveva mai creduto. Gliene avevano parlato, ma lei ascoltando aveva lasciato che le parole scivolassero via.
Una "S" e una "T" si intrecciavano dentro ad un triangolo verde racchiuso in un cerchio blu. La "S" era come un serpente che stritolava il debole corpo dell'altra iniziale. Socchiuse nuovamente gli occhi e quando li riaprì notò che le lettere si muovevano, come in una danza, come in una lotta, mentre lentamente le figure geometriche iniziarono a vorticare, fino a giungere ad una velocità che sfumava i loro contorni rendendole un'unica linea retta.
"jenny".
Una voce suadente chiamò il suo nome.
"Jenny vieni qui..."
ancora una volta quella voce maschile l'attrasse a sè, mentre la ragazza cercava di resisterle. Per quanto si opponesse si sentiva come un frammento di metallo in balia della forza di una calamita posta a pochi centimetri di distanza. Non sapeva che fare, non sapeva cosa pensare.
Sentì la paura riscaldarle il cuore. Sentì il rimorso prendere a pugni la sua anima Percepì le lacrime che il suo corpo stava iniziando a purgare dalle ferite che con fatica aveva tentato di nascondere.
Una musica dolce iniziò a risuonare nella stanza. Le note danzavano in modo macabro nell'aria e l'ossigeno sembrava rarefarsi man man che il tempo passava.
"Piccola... dai, lo so che mi stavi aspet

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   11 commenti     di: Ethel Vicard


Tra le due barche

La primavera fiorì nel bosco incantato e gli animali si risvegliarono dal letargo. Sbocciavano i fiori e le piante si riempivano di foglie verdi.
Gli animali cercavano il cibo e sentivano nell’aria il profumo della natura, mentre il cinguettio degli uccelli faceva loro compagnia. All’alba si alzò sbadigliando il grande e grosso orso bruno Bob, capo della banda e attorno a lui c’era la lince Ren, che osservava con il suo fascino. Erano molto amici, anche se diversi, così come il piccolo ghiro Dav che giocherellava vivacemente e la perfida vipera Ena che gli altri troppo buoni perdonavano sempre.
Il piccolo scoiattolo Sazu era anche lui molto affezionato agli amici (tranne la vipera che accettava, ma non adorava per la sua arroganza) però sempre impaurito se ne stava nel suo nido dentro un buco dell’albero tranquillo e nascosto dal mondo reale.
Bob era il più vecchio di tutti, gli piaceva comandare e organizzare tutto. Dato che doveva andare a pesca per mangiare qualcosa propose a Ren, Dav ed Ena di accompagnarlo. Si avvicinarono al fiume e vi trovarono una barchetta dei pescatori che presero in prestito. Si accorsero che mancava Sazu, la scoiattolina timidina, così l’orso disse a Ena di andare a chiamarla ma lei rispose: “Quella è solo un peso, lo sai, possiamo anche farne a meno”. Chiese la stessa cosa a Dav, ma lui era un ghiro pigro e disse: “ Ha ragione Ena non ci serve. ”
Così Bob provò a sentire cosa ne pensava Ren e lei meno egoista dei compagni fece una corsa fino alla tana di Sazu per convincerla a uscire a fare un giro. La scoiattolina non era molto convinta, ma decise di seguirla. Anche se impaurita, aveva bisogno di essere riscaldata dal sole non bastavano più i delicati raggi che entravano nel buco. Salì anche lei sulla barca un po’ impaurita, gli altri la guardavano con occhi infastiditi e la giudicavano freddamente. Bob cominciò a remare, la corrente del fiume era molto forte e faceva fatica a controllare la barca, m

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   1 commenti     di: sara zucchetti


Il Cavaliere e la Strega

La nostra storia ha inizio in una tranquilla e prosperosa contea, un luogo fuori dallo spazio e dal tempo, in cui vivevano un padre e la sua bella figlia ventenne, Giselle. Un giorno, però, la pace di quella regione venne improvvisamente interrotta dall'arrivo di una strega e del suo drago. La strega ridusse in schiavitù l'intera popolazione, e con lei anche Giselle e suo padre. Le giornate per quella gente erano lunghe e faticose, perché tutti erano tenuti a praticare la propria arte a beneficio della strega. Molti per lungo tempo tentarono di spodestarla, ma senza mai riuscirci. Una sera, in una piccola casupola, alcuni giovani, tra cui la stessa Giselle, decisero che era ora di annientare la strega e di riportare finalmente la pace nella contea. Fu così che la notte stessa quei giovani si diressero verso il castello dove la strega aveva stabilito la sua dimora. Entrati di soppiatto nel castello, e ignari di cosa li aspettasse, alcuni di loro iniziarono a dar fuoco alle cose, ma, scoperti, vennero uccisi dal drago. I restanti, terrorizzati per quel che era successo, batterono in ritirata e trovarono rifugio presso un paese vicino, dove furono benignamente accolti dal re. Dopo essere stati tranquillizzati da quest' ultimo, la tremante Giselle iniziò a raccontare al re la terribile situazione in cui versava la sua contea. Gli raccontò della malvagia strega e del suo drago, che agli occhi dei nostri amici sembrava essere invincibile. Il re, carezzandosi il mento, fece convocare il mago di corte, un uomo potentissimo ed esperto di draghi, al quale avrebbe potuto chiedere consiglio. Il mago, pregando Giselle di descrivergli il più accuratamente possibile il drago, consultò il suo libro degli incantesimi e subito pregò il re di procurargli degli ingredienti magici, che gli sarebbero serviti per ottenere un potentissimo infuso, con il quale i giovani avrebbero così potuto sconfiggere il drago. A questo punto il mago chiese d'esser lasciato solo e, dopo tre gio

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Alice ed Ettore

Dalla vetrata colorata della grande cucina entrano pertinenti raggi di sole, che si divertono a fare ghiri variopinti e danzanti sul tavolo di lavoro, infastidendo un pacco di spaghetti già aperto.
Dei pomodori maturi al punto giusto e naturale, che taciti giacciono anch'essi sullo stesso piano, non provano verso i raggi di sole nessun fastidio, abituati com'erano a giocare con loro, facendosi carezzare nell'orto del padrone.
Altri ospiti di questo tavolo di lavoro sono:
Uno spicchio d' aglio già pulito di colore giallino, ben adatto all'uopo; una bottiglietta d' olio extra vergine d' oliva, che si vantava d' esser toscana; e per finire una mangiata di foglie di basilico, fresco e profumato, appena colto, di un bel verde cupo, da far ricordare gli abissi marini.
C' è da dire che, una di queste foglie è in compagnia del proprio folletto, dalle piccole ali d' argento, due gambini a stuzzicadenti, una maglietta a zebra rossa-gialla, due piccole antenne ed una faccetta paffutella e bella dalle guance rosse e un nasino all'insù.
Questo folletto che si chiama Ettore, aveva visto nascere e crescere questa foglia di basilico, gli aveva tenuto compagnia giorno e notte, quando poi al fine era stanco su di essa felice schiacciava il suo bel pisolino.
Ettore sa che la sua foglia staccata dalla piantina madre ha i minuti contati e trema convulso nel suo corpicino.
In quel momento entra Alice, la nipotina del gran cuoco, che ben conoscete.
Oggi vuol cucinare lei, approfittando dell'assenza del nonnino, preparando un bel piatto di spaghetti al pomodoro e basilico, detto anche "Alla sciué sciué".
Quindi guarda sul tavolo di lavoro se ci sono tutti gli ingredienti e soddisfatta annuisce con la bella testolina.
Eppure non gli sfugge un particolare, apparentemente insignificante, una foglia di basilico è distaccata dalle altre, la prende in mano, ed è un po' bagnata.
Alice possiede un microscopio, un oggetto che ingrandisce, grazie a due lenti speci

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Giorgy, la nuvoletta di sole

Giorgy era una piccola nuvola di Sole che volava alta sopra le montagne. Era di un colore
bianco candido e aveva l'aspetto di un batuffolo di cotone. Il suo passatempo preferito era
quello di cambiare forma: una volta era un aeroplano, un'altra era un elefante mentre subito
dopo diventava una palla.
Era felice di essere una nuvoletta perchè questo le permetteva di vedere il mondo dall'alto,
ma soprattutto di volare: a chi non piacerebbe volare liberi per il Cielo?
Un giorno, mentre a forma di pappagallo schiacciava un pisolino sul cocuzzolo più alto di
una montagna, le si avvicinò un'altra nuvola dall'aspetto piuttosto diverso da quelle che di
solito stavano accanto a lei. Era infatti grigia, molto lunga e quando si fece più vicina si
accorse che era anche fredda. "Dovete andare via di qui!" Disse la nuvola grigia.
"Perchè?" Rispose Giorgy. "Non do fastidio a nessuno e stare qui mi piace"
"Adesso arriveranno tante nuvole come me e non ci sarà più posto nè per voi e nemmeno
per il Cielo Azzurro. Dobbiamo fare il nostro lavoro. Quando avremo finito potrete ritornare,
se il Sole sarà d'accordo"
Giorgy, impaurita, si girò verso la sue amiche, e si rese conto di essere rimasta molto
indietro: loro infatti si erano allontanate insieme al Cielo Azzurro. L'aria si era fatta
d'un tratto fredda e il Sole non si vedeva quasi più, mentre tutto il Cielo attorno a lei si era
fatto grigio, carico di nuvole di pioggia.
Giorgy si trasfornò così in un missile e volò veloce verso le sue compagne. Ci mise quasi
mezz'ora, ma alla fine, stremata, riuscì a ruinirsi al gruppo.
"Perchè ci hanno cacciato?" Chiese con un filo di voce al Cielo Azzurro.
"Perchè questo è il momento in cui c'è bisogno di loro. Vedi, Giorgy, il Sole non può
rimanere fermo in un posto per troppo tempo. Tu sei appena nata, e ancora non sai come
vanno queste cose, ma io ti garantisco che è così che deve andare."
"Ma a me piaceva dormire sulle quelle montagne: ora dove and

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia