C'era una volta una bambina di cui non ricordo il nome e neppure il momento della sua nascita, ma ricordo che era bella e aveva gli occhi profondi come un lago disteso nella notte. Quando iniziò a parlare, tutti rimasero stupiti, perchè nel suo farfugliare di bimba, diceva cose del mondo che non poteva sapere e, quando nessuno la guardava, si alzava in volo per un attimo, per poi tornare a terra. Col tempo, imparò a dimenticare e smise di volare.
Quando divenne fanciulla sentì il bisogno di fare un viaggio, per ricordare.
Iniziò a scalare un'impervia montagna, gradino per gradino e con le mani sanguinanti giunse fino alla vetta coperta di neve. Rimase stremata sulla cima della Montagna per molti giorni, fino a quando la Montagna le disse: "Fanciulla che cosa fai qui? Devi scendere a valle, non puoi rimanere"
La Fanciulla rispose: "Pensavo tu fossi la mia casa, per questo mi sono fermata"
La Montagna stupita disse alla Fanciulla: "Tu sei bella e buona, ma io sono già abbastanza affaticata, non vedi quanta Neve porto sul capo e lungo i fianchi, quanto vorrei che portassi via un po' di questa Neve"
"E che cosa dovrei dire io" interruppe la Neve "che il Sole mi trafigge giorno per giorno trasformandomi in acqua? Portami via Fanciulla dove non c'è il Sole"
La Fanciulla, allora, si alzò e disse: "Ho compreso, cercherò la mia dimora altrove. Ma non posso portarti via Neve, devi restare proprio qui, per alimentare lentamente il Fiume, quello giù a valle. E tu Montagna sei importante perchè consenti alla Neve di raggiungere il suo scopo"
La Fanciulla iniziò a scendere per il pendio, salutando la Montagna e la Neve.
Ma da quel giorno la Montagna si fece culla di magnifici ghiacciai e la Neve iniziò a brillare come una cascata di diamanti.
Arrivata a valle, la Fanciulla vide un Albero. Decise di arrampicarsi e sedersi su un ramo fiorito. Appena posata, sentì un Fiore brontolare: "Ma chi sei? Che cosa vuoi? Non puoi rest
IL CONIGLIO ULTERIORE
In una splendida mattinata di giugno, nascevano, in una buca tra i campi, sei leprotti.
Uno di questi, però, era troppo piccolo ed inerme rispetto agli altri.
Fu messo subito in disparte ed abbandonato al suo tragico destino.
La natura vera è istintiva e spietata. Sempre. Ne va della sopravvivenza della specie.
Nel frattempo, poco lontano, in una tana scavata, venivano alla luce quattro coniglietti selvatici. Vispi e affamati.
Tanto affamati che la madre doveva continuamente cercare erba fresca da mangiare per essere in grado di nutrirli.
Durante una di queste uscite si imbattè nel leprotto lasciato solo e preda sicura di volpi e faine.
Lo prese con sè, in bocca, delicatamente, e lo portò nella sua tana.
Nessuno se ne accorse. Per tutti era solo un coniglietto: erano cinque, non quattro. E lo nutrì come gli altri.
Passarono i mesi e la cucciolata crebbe in salute e forza. Erano cinque magnifici conigli.
Uno, in particolare, era decisamente robusto e particolarmente atletico. Correva velocissimo e saltava come un campione.
Divenne ben presto un riferimento per tutti i conigli selvatici della zona.
Conseguentemente divenne un capo indiscusso e ammirato.
Era veramente fiero di se stesso, ma non quanto la sua madre adottiva, che, ora si sentiva più al sicuro e protetta da questo stupendo animale.
Un coniglio ulteriore che metteva ordine nelle liti e criterio nelle scelte di vita del gruppo.
Pensare a quale sarebbe stata la sua sorte se fosse rimasto con le lepri svela una parte di ciò che noi chiamiamo destino.
"Colui che tutto può" un giorno decise di creare un Posto speciale, un Luogo dove protagonista fosse stata "la gioia di vivere".
Prese una perla, chiuse gli occhi, e dall'avamposto più alto del Creato la lasciò cadere nell'Universo.
Fra le miriadi di corpi celesti quel gioiello cadde sul pianeta Terra in un posto talmente arido, dove deserto e sabbia ricoprivano quella zona inospitale popolata soltanto da scorpioni e sassi.
Appena toccato il suolo, quella capsula paradisiaca, trasformò la sabbia ed il deserto in una flora ed in una fauna incredibilmente originali nella loro bellezza e forma. Sparirono ogni tipo di "striscianti" e il loro posto fu occupato da innumerevoli funghi e fiori d'ogni tipo, profumo e colore.
Un lago argentato posizionato al centro di quell'Eden terreno aveva la particolarità di emanare acque tiepide di'inverno e fresche nei giorni d'estate che dava una nota di originalità e di bellezza ad un paesaggio circondato da piante meravigliose che facevano da corollario al tutto.
"Colui che tutto può" guardò quella magnificenza e rimase soddisfatto del mutamento. Poi mise a protezione di quel Posto una montagna ed un fiume invalicabili.
Solo ad anime col cuore rivolto al servizio del prossimo e alla bontà sarebbe stato concesso di oltrepassarli.
Benedì dunque il luogo e decise di farne dimora per tutti coloro che amassero il bene.
Quel "Posto" è il nostro cuore.
Ci troviamo nello stesso paesello di prima, a qualche casupola dalla precedente un po' più in là. Infatti qui vive, senza la buonanima di sua moglie, il nonnino di Giuseppino e quindi anche del suo fratellino minore, se ben ricordate.
Questo semplicissimo nonnino, che va oltre la ottantina, con una pipa in bocca, togliendosela solo per mangiare o bere un sorso.
- Che sorso?
- Ma che domande! Grappa, perbacco! Con questo freddo poi!
Ma ai nipotini dava solo dell'orzo o del buon cacao, con l'aggiunta, chiaramente, di buon latte paesano e quindi genuino, alla faccia della pastorizzazione o altra porcheria che sia!
Ma veniamo al dunque, essendo stato una buona ed esemplare guardia forestale, ogni anno il Comune, nelle prossimità delle feste natalizie, oltre ad un indennizzo peculiare, gli regala anche un pino, non molto alto, ma appunto quanto basta da poter essere collocato in un angoletto del suo piccolo soggiorno.
Quindi anche quest'anno ha il suo bel pino, lo piazza subito in un bel vaso pieno di terra nera, come a lui piace.
Lo guarda poi, e lo riguarda, e lo guarda ancora, fino a quando non vede il suo spiritello.
Lo spiritello:
- Non ti preoccupare nonnino, l'albero, il suo babbo insomma, vive ancora.
Il nonnino rassicurato comincia ad addobbarlo con tutto ciò che ha.
Non mancano i dolcini, c' è anche la calza, anzi le calze, per la Befana, le candeline, in cima una bella punta ed una stella cometa.
In verità, diciamocelo francamente è più spoglio che vestito quest'alberello, ma a lui piace ed è così contento che, a piccoli passettini e appoggiandosi ad un bastone va a chiamare i suoi nipotini. Perché il telefono non ce l'ha mica poverino!
I nipotini messi all'occorrente si precipitano anticipandolo. Entrano e si recano presto prestissimo nel piccolo soggiorno e vedono questo pino tutto agghindato, ma non troppo agli occhi dei bambini.
Lo spiritello:
- Miei cari figlioli, ogni cosa posta su questo alberello è stato fatt
La nostra storia ha inizio in una tranquilla e prosperosa contea, un luogo fuori dallo spazio e dal tempo, in cui vivevano un padre e la sua bella figlia ventenne, Giselle. Un giorno, però, la pace di quella regione venne improvvisamente interrotta dall'arrivo di una strega e del suo drago. La strega ridusse in schiavitù l'intera popolazione, e con lei anche Giselle e suo padre. Le giornate per quella gente erano lunghe e faticose, perché tutti erano tenuti a praticare la propria arte a beneficio della strega. Molti per lungo tempo tentarono di spodestarla, ma senza mai riuscirci. Una sera, in una piccola casupola, alcuni giovani, tra cui la stessa Giselle, decisero che era ora di annientare la strega e di riportare finalmente la pace nella contea. Fu così che la notte stessa quei giovani si diressero verso il castello dove la strega aveva stabilito la sua dimora. Entrati di soppiatto nel castello, e ignari di cosa li aspettasse, alcuni di loro iniziarono a dar fuoco alle cose, ma, scoperti, vennero uccisi dal drago. I restanti, terrorizzati per quel che era successo, batterono in ritirata e trovarono rifugio presso un paese vicino, dove furono benignamente accolti dal re. Dopo essere stati tranquillizzati da quest' ultimo, la tremante Giselle iniziò a raccontare al re la terribile situazione in cui versava la sua contea. Gli raccontò della malvagia strega e del suo drago, che agli occhi dei nostri amici sembrava essere invincibile. Il re, carezzandosi il mento, fece convocare il mago di corte, un uomo potentissimo ed esperto di draghi, al quale avrebbe potuto chiedere consiglio. Il mago, pregando Giselle di descrivergli il più accuratamente possibile il drago, consultò il suo libro degli incantesimi e subito pregò il re di procurargli degli ingredienti magici, che gli sarebbero serviti per ottenere un potentissimo infuso, con il quale i giovani avrebbero così potuto sconfiggere il drago. A questo punto il mago chiese d'esser lasciato solo e, dopo tre gio
[continua a leggere...]Nella solita cucina si faceva un gran fracasso, tutti intenti, i piatti per primi, a festeggiare i nuovi venuti. Il signor mestolo, in puro acciaio inossidabile, era l'unico a non capirci un accidenti, e se ne stava muto e triste. Poi timidamente e a mezza voce chiese ad una forchetta:
- Che c' è? Mi sai dire che sta succedendo?
La forchetta:
- Ma come! Non lo sai? Sono appena arrivati nuovi di zecca un bel tegamino in terracotta e una cucchiaia di buon legno.
Il mestolo facendo una alzata di spalle alla forchetta non gli rispose neppure e brontolava fra se:
- Capisco il tegamino, il vecchio è andato a pezzi. Ma la cucchiaia, la cucchiaia maledetta, che ci fa qui? E io, che ci sto a fare?
Si mordeva il fegato, come si usa dire da queste parti, per la grande rabbia che si era, all'improvviso, impadronito di lui.
Intanto sul tavolo, il cuoco aveva fatto sposare il bel tegamino, con la lì presente pentola, pregandoli di adottare come figlia la cucchiaia di nobile legno. All'accenno affermativo dei due consorti, eccovi formata una bella ed utile famiglia.
Ma la festa vera e propria deve ancora venire, nonostante gli applausi scoscianti degli astanti.
Infatti, sempre sul tavolo c' erano degli ingredienti, ancora sconosciuti alla neo famiglia. A questo punto indicandoli uno per uno il cuoco li presentò. In ordine dunque:
Una bell'aglio, pomodori san Marzano, olio extravergine di oliva, sale, pepe (nel nostro caso inutilizzabile) e per finire delle bellissime foglie di basilico fresco.
Loro tutti:
- A cosa servono?
Il cuoco:
- Lo vedrete fra poco, sarete infatti protagonisti di eccezione.
La pentola conteneva già l'acqua necessaria per la cottura degli spaghetti, ma questi non erano ancora presenti, come mancava anche la fiaschetta di vino rosso e il bravo calice. Tutte queste ultime cose si trovavano dove abbiamo lasciato il mestolo, che capendo finalmente della macchinazione in corso, cercava di ostacolarli per non favorire la festiccio
C'era una volta in un paese lontano, una bella casa, dove abitava un bambino che da quella casa non voleva mai uscire, teneva sempre le finestre chiuse e, non voleva vedere la pioggia, la neve, la nebbia e, neanche il sole. Gli piaceva talmente tanto quella casa che faceva tutto li. Studiava, giocava anche con gli amichetti e, per imparare le cose e, vederle guardava sempre la televisione ed il computer. Lui non aveva paura di quello che c'era fuori, ma, da quella bella casa lui non voleva proprio uscire. Teneva sempre le luci accese, anche, quando era giorno; poi quando era stanco andava a dormire nella sua bella cameretta con tutti i suoi giocattoli e, peluche; aveva, un grande orso, una bella giraffa ed anche una tigre che quando lui era arrabbiato gli accendeva gli occhi e, la metteva di guardia alla sua cameretta e, non doveva entrare nessuno, neanche mamma e papà. Ma una notte che tirava forte il vento e, lui si era messo sotto le coperte ed abbracciava forte il suo giocattolo preferito:una macchina con il telecomando che si trasformava in barca quando faceva il bagno nella grande vasca di casa sua;era proprio grande quella vasca, sembrava come quelle piscine che vedeva in televisione. Questo forte vento all'improvviso fece aprire la finestra della sua cameretta e, lui spaventato si mise con la testa sotto il cuscino e, strinse forte, forte la sua macchina; ad un certo punto il vento non c'era più e lui piano, piano, tolse la testa da sotto il cuscino; si mise seduto e, dalla finestra rimasta aperta vide tante piccole luci che entravano dentro la sua stanza; incuriosito si alzò e, si avvicinò alla finestra e, per la prima volta vide le stelle! Ma quanto erano belle! Tante e, luminose, rimase affascinato e, cominciò a contarle ;erano talmente numerose che ad un certo punto smise di contarle e, gli venne un'idea;ad ogni stella volle darle un nome;erano così tanti i nomi che gli piacevano, sia di persone che di animali ma, anche di piante, insetti e, cos
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Questa sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici
Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia