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Fiabe

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Se il matto parla alla luna

Non gli sembrava vero, aveva tutto quello che poteva desiderare, possedeva soldi, automobili di lusso, faceva una bella vita ed era sempre stato invidiato da tutti, ma ora era diverso, anche se da un certo punto di vista... migliore.
Paolo era un uomo giunto, come si suol dire, "nel mezzo del cammin di nostra vita", quindi era un uomo di mezza età, come detto viveva nell'agio e non aveva nessun problema, anzi uno si ma per lui non era tale: Paolo giudicava le persone ancora prima di conoscerle, a lui bastava vedere l'apparenza per dare un giudizio che difficilmente cambiava, a chi gli faceva notare questo suo comportamento lui rispondeva: "Le apparenze non ingannano". Per lui tutti gli extra-comunitari erano ladri, chi non la pensava come lui stupido e chi si comportava in modo strano, per i suoi standard, era matto, ecco lui si vantava di conoscere più matti di tutti, e diceva che non meritavano rispetto perchè non sono come noi.
Qualcosa, però, stava per cambiare, tutto ebbe inizio un paio di settimane fa, era un normale giorno lavorativo e Paolo si stava recando in ufficio pronto ad un'altra giornata fatta di pratiche e scartoffie da firmare, una volta sul posto di lavoro incontrò una ragazza che era stata appena assunta, da subito questa ragazza lo stregò, aveva qualcosa di strano, di particolare che attirava la sua attenzione, ma lui non poteva distrarsi, non era concepibile, quindi tornò con la testa bassa sul computer. Durante la pausa pranzo la ragazza gli si avvicinò, si chiamava Luisa e disse che aveva un compito da fare, ed aveva scelto lui per portarlo a termine, Paolo subito pensò: "Ecco un'altra fuori di testa", non diede troppa importanza all'episodio e tornò al lavoro. Finita la giornata lavorativa Laura gli si avvicina e, come per magia, lo prese per mano e lo portò alla sua auto, lo fece accomodare e parti, senza che Paolo facesse la benchè minima protesta. Lui non capiva come fosse successo, non era accettabile questo episod

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La formica dormigliona

C'era una volta una formica dormigliona, che non aveva voglia di aiutare i suoi familiari a preparare la scorta per l'inverno; non solo, la cosa più grave infatti è che non aveva neanche voglia di andare a scuola perché non voleva separarsi dal suo migliore e unico amico: il letto.
I suoi genitori erano molto disperati, avevano cercato di fare qualsiasi cosa ma la formica non si dava per vinta.
Infatti i genitori di questa formica l'avevano chiamato Dormiglio.
Dormiglio amava molto il suo nome, infatti era l'unica parola che aveva imparato a scrivere.
Un giorno Dormiglio venne rapito ma non si seppe da chi. I genitori avevano cercato ovunque ma non lo trovarono mai più.
Infatti adottarono un'altra formica che era molto più laboriosa.
I genitori non erano molto contenti perché sentivano la mancanza di Dormiglio.
Ma dopo tanto tempo scoprirono che il figlio adottato era Dormiglio.
Tutto questo successe grazie al rapinatore che era suo fratello, Rocco. Infatti Dormiglio non aveva mai avuto l'occasione di conoscere Rocco perché dormiva nel letto sotto al suo.

   8 commenti     di: allen leonardo


Alice ed Ettore

Dalla vetrata colorata della grande cucina entrano pertinenti raggi di sole, che si divertono a fare ghiri variopinti e danzanti sul tavolo di lavoro, infastidendo un pacco di spaghetti già aperto.
Dei pomodori maturi al punto giusto e naturale, che taciti giacciono anch'essi sullo stesso piano, non provano verso i raggi di sole nessun fastidio, abituati com'erano a giocare con loro, facendosi carezzare nell'orto del padrone.
Altri ospiti di questo tavolo di lavoro sono:
Uno spicchio d' aglio già pulito di colore giallino, ben adatto all'uopo; una bottiglietta d' olio extra vergine d' oliva, che si vantava d' esser toscana; e per finire una mangiata di foglie di basilico, fresco e profumato, appena colto, di un bel verde cupo, da far ricordare gli abissi marini.
C' è da dire che, una di queste foglie è in compagnia del proprio folletto, dalle piccole ali d' argento, due gambini a stuzzicadenti, una maglietta a zebra rossa-gialla, due piccole antenne ed una faccetta paffutella e bella dalle guance rosse e un nasino all'insù.
Questo folletto che si chiama Ettore, aveva visto nascere e crescere questa foglia di basilico, gli aveva tenuto compagnia giorno e notte, quando poi al fine era stanco su di essa felice schiacciava il suo bel pisolino.
Ettore sa che la sua foglia staccata dalla piantina madre ha i minuti contati e trema convulso nel suo corpicino.
In quel momento entra Alice, la nipotina del gran cuoco, che ben conoscete.
Oggi vuol cucinare lei, approfittando dell'assenza del nonnino, preparando un bel piatto di spaghetti al pomodoro e basilico, detto anche "Alla sciué sciué".
Quindi guarda sul tavolo di lavoro se ci sono tutti gli ingredienti e soddisfatta annuisce con la bella testolina.
Eppure non gli sfugge un particolare, apparentemente insignificante, una foglia di basilico è distaccata dalle altre, la prende in mano, ed è un po' bagnata.
Alice possiede un microscopio, un oggetto che ingrandisce, grazie a due lenti speci

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Il povero Re Magio

In un regno delle Indie c'era un re molto buono, che viveva felice seppur povero, condividendo così la sua sorte con quella dei suoi sudditi e le sue sei mogli.
Era una notte qualunque, o almeno così sembrava, una sola stella con una bella coda dominava la volta dello scuro manto.
Non si sa bene, se da desto o in sogno un Angelo bellissimo al Re Magio apparve e gli parlò:

- Aliman, alzati e cammina seguendo quella Cometa!

Spaventato il Re Magio:

- Chi sei?

L'Angelo:

- Sono un Angelo inviato dal tuo e mio Signore!

Il Re Magio:

- E bé! Perché dovrei seguire quella Cometa?

L'Angelo:

- Fra non molto in una terra alquanto lontana, a Betlemme nascerà un Bimbo, che si chiamerà Gesù.

Il Re Magio:

- E per un bambino io dovrei andare così lontano?

L'Angelo:

- Non è un bambino qualunque, ma è Gesù Bambino, il Salvatore.

Il Re Magio:

- Mi dispiace, ma io non capisco!

L'Angelo:

- Già altri Tre Re hanno intrapreso il cammino per onorarlo, portandogli doni molto significativi.

Il Re Magio:

- Ma io non ho nulla da poter regalare!

L'Angelo:

- Il tuo cuore puro e la tua anima pia ti sembrano poco?

Così convinto s'alza, si veste, avverte le sue mogli, sale in groppa al suo dromedario e alza gli occhi al cielo. La stella con la bella coda scintillante era ancora lì ad aspettarlo.
Il cammino fu lungo e tortuoso, come unici compagni di viaggio aveva il suo fedele dromedario e quella Cometa, che da lassù sembrava sorridergli incoraggiandolo.
Prima di arrivare a Betlemme fu avvistato dalle guardie del re del luogo e avvicinato.

Una delle guardie:

- Chi sei straniero?

Il Re Magio:

- Sono Aliman, re di una lontana terra delle Indie.

La stessa guardia:

- E come mai sei qui?

Il Re Magio:

- Seguo quella Cometa lassù!

La seconda guardia:

- Sappiamo di quella Cometa, prima di te altri Tre Re l'hanno seguita, quindi anche tu sei diretto allo stesso luogo?

Il Re Magio:

- Si!

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Cincillino e le foglie secche

Da un grande albero di un parco cittadino le ultime foglie secche, essendo autunno in pieno, si staccano e cadono.
Sulla nuda terra posano leggere, colorando la natura d' intorno dei più bei colori, dal verde cupo, al giallo oro e al rossastro.
Di tutto questo anche il più sbadato dei passanti se ne avvede. Ma quasi nessuno si accorge che ognuna di loro ha ancora vita, sono mortificate e piangono; perché basta un piccolo venticello o lo spazzino mattiniero, ad allontanarle dal loro albero genitore.
Dall'ultima, proprio ultima foglia secca che tocca terra, detta la Rossastra, spunta uno spiritino, somigliante in tutto a un piccolo omino ben vestito e dalle bellissime ali trasparenti.

A tutti si presenta:

- Mi chiamo Cincillino, e sono lo spirito de l vostro albero.

La Rossastra:

- Vero, con alcuni ramoscelli nostro padre mi ha toccato benedicendo me e voi, dandomi poi questo spiritello.

Cincillino:

- Con me non dovete aver paura, vedrete quante avventure.

Le foglie secche si asciugano le lacrime e si sentono ormai confortate.

Cincillino riprende:

- So che fra non molto ci sarà un forte vento, lontano vi porterà, ma anch' io verrò con voi. Cosa sarà non so, sono appena nato da una goccia di linfa, e non sono esperto del mondo.

La Rossastra:

- Ma non avevi detto che avremo molte avventure?

Cincillino:

- Si, il fatto stesso che ci allontaniamo dall'unico posto che voi conoscete da molto ed io da poco, mi fa pensare ad un' avventura.

Le foglie secche in coro:

- Ma possiamo veramente fidarci di te?

Cincillino:

- Sicuramente! Essendo come già detto uno spirito, posso l' asciarmi guidare dall'istinto, in me acutissimo e risolvere ogni problema a suo tempo.

Tutti ammutolendo, diedero un ultimo sguardo all'albero paterno, il quale con i suoi rami ormai spogli li salutò e sembrò sorridergli.
Questo gesto definitivamente li acchetò tutte e la Rossastra cominciò a fantasticare:

- Chissà! Forse incontrer

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Chicco e la fattoria 1/3

Chicco era un topino allegro e vivace con una morbida pelliccia grigia dalla quale spuntavano le esili zampette rosa.
Correva veloce, zampettando qua e la, annusando l'aria sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare. Abitava nei pressi della vecchia fattoria di Giorgione, un alto e robusto contadino con un grosso naso tutto rosso e un cappello di paglia sempre in testa.

Chicco, durante le esplorazioni nella stalla della fattoria, prestava attenzione ad ogni più piccolo rumore. Il caldo respiro affannato delle mucche, il frusciante scuoter la testa dei cavalli; ciò che cercava di udire prima di una possibile aggressione erano però i fruscii del giovane gatto Tommaso, ma non era affatto facile sentirli!
Tommaso se ne stava tutto il giorno accovacciato al calduccio sopra la finestra di fronte alle mucche, ma non appena s'accorgeva della presenza in stalla di un topo raddrizzava le orecchie e, di soppiatto, strisciava dentro qualche mucchio di fieno o dietro qualche sacco di mangime, nel tentativo di catturare con un balzo fulmineo il malcapitato topino. Chicco sapeva bene che un attimo di distrazione, un'esitazione alla fuga e... zac! avrebbe potuto cadere fatalmente tra le grinfie di Tommaso.
Quel gattaccio d'altronde faceva il suo dovere, messo di guardia alla stalla aveva l'ordine tassativo di tenere alla larga gli intrusi. A Giorgione e sua moglie, una signora sempre indaffarata nelle pulizie e nell'ordine della casa, i topi non stavano proprio simpatici! Sotto il divano, sotto ogni comodino, sotto il letto e ogni armadio o mobile di casa, erano piazzati cartoncini con la colla che fungevano da trappole per i piccoli roditori talmente sprovveduti da entrare in casa. Eppure Chicco s'accontentava di cibo di poco conto: alcuni chicchi di grano dispersi in qualche angolo della stalla o una briciola caduta sul pavimento della cucina diventavano per lui splendidi banchetti, più che sufficienti a soddisfarne l'appetito.
Neanche gli altri animali s

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   0 commenti     di: Nico Schibuola


La fata bifisella

Lontano nell'Universo,
un mondo dal nostro tutto diverso,
viveva su una stella
la fata Bifisella.
Lei da lassù,
immersa nel profondo blu,
tutte le notti controllava,
ciò che ogni bimbo sognava.
Lei creava i sogni belli,
dove spesso erano presenti enormi castelli.
In essi vivevano audaci cavalieri
con i loro abili e bianchi destrieri.
E se un tenero bambino,
intento a dormire nel suo lettino,
stava facendo un sogno spaventoso,
davvero terribile e pauroso,
la fatina in un istante
cancellava l'immagine terrificante.
Bisogna quindi ricordarsi,
prima di addormentarsi,
di tanto ringraziare,
e con un bacino salutare,
la fata Bifisella
che vive lontano su una piccola stella.

   2 commenti     di: ELISA GALLO



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia