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Fiabe

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L'altalena giramondo

C'era una volta una bimba vivace, ribelle e un poco monella, forse molto monella. Non faceva del male a nessuno, ma non le piaceva ubbidire. Diceva a tutti quel che pensava e non era furba. Un giorno una strega cattiva, invidiosa del suo coraggio, decise di farle un dispetto. E le rubò il tempo. La bimba non sapeva più come fare, senza ormai poter riconoscere i secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi e poi gli anni. Non poteva nemmeno più crescere, priva del tempo. Tutto era un fluire continuo, senza distinzione di istanti. Un vortice che l'avvolgeva e che gli altri non riuscivano a vedere né a capire, e pensavano che fosse una bambina sempre più monella, precipitosa e avventata. E la rimproveravano sempre. Ma proprio sempre. Solo lei sapeva che non era così. Solo lei sapeva che la colpa era tutta della brutta strega cattiva, invidiosa e gelosa che lei diventasse una donna. La piccola bimba perse così la sua allegria e divenne triste e solitaria. Nessuno avrebbe mai potuto sapere che cosa le era veramente successo. E se anche lo avesse raccontato a qualcuno, nessuno le avrebbe creduto. Un giorno che si era proprio stufata, decise di andarsene in un bosco lontano lontano e di vivere sola e soltanto con la sua fervida fantasia. Scelse un luogo inaccessibile e impervio, per essere sicura che nessuno avrebbe mai potuto raggiungerla. Si costruì una capanna di frasche e di foglie e incominciò una nuova vita, di cui si sentiva davvero finalmente di nuovo felice. Le piaceva inventarsi le storie e raccontarle ai folletti del bosco che l'ascoltavano attenti e non le chiedevano il tempo, che lei aveva perduto. Nella sua immaginazione creava tutto quello che nel bosco non c'era e il tempo non serviva proprio a nulla. Così ritrovò il sorriso e la sua spensieratezza.
Un giorno, mentre raccoglieva bacche e frutti di bosco, vide in fondo al sentiero un'altalena bellissima pendere dal ramo di un albero. Si ricordò allora e improvvisamente dei suoi giochi di bimba

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   0 commenti     di: Adriana Saja


Liscio come l'olio

Il vecchio camminava lentamente per i viottoli del parco cittadino con la bimba al fianco. Una pesante artrosi lo costringeva in una posizione ripiegata in avanti. Si muoveva lentamente sostenendosi con un bastone. La bimba, Alessia, lo teneva per mano e lo allietava con la sua fresca ingenuità. Lei voleva tanto bene al nonno, e lui adorava la piccola nipotina che chiamava la mia farfallina.
Era una bella giornata di primavera. Qua e là nel parco numerose persone passeggiavano godendosi la bella giornata di sole, chi a piedi chi in bicicletta chi perfino a cavallo. Due passerotti si inseguivano in acrobatici quanto incontrollati voli, finirono proprio per incrociare lo sguardo basso del nonno. Egli rimase per un momento disorientato, agitò le braccia spaventato, perse l'equilibrio e finì per cadere in avanti.
"Nonno!" Gridò la piccola. L'uomo mise avanti le mani e rotolò goffamente sul fianco lasciando cadere il bastone. La piccola gli girava attorno spaventata, non sapeva cosa fare, il nonno era troppo pesante per lei. Arrivarono subito in soccorso una coppia di giovani che stavano facendo jogging.
"Tutto bene signore?" Lo aiutarono ad alzarsi.
Uno dei due giovani inforcò delicatamente gli occhiali al vecchio e chiese di nuovo,
"Tutto a posto?"
Il vecchio abbozzò un sorriso, "Tutto liscio. Liscio come l'olio."
I due giovani spolverarono con le mani la giacca del vecchio e dopo un rassicurato sorriso ripresero la loro corsa rigirandosi più volte.
"Che paura che mi hai fatto nonno."
"Va tutto bene piccola." Rispose lui ancora in affanno.
Lei lo fissò puntando l'indice alla tempia e chiese, "Cosa vuol dire liscio come l'olio?"
Il nonno sollevò per lo stupore le sopracciglia, "Non sai cosa vuol dire liscio come l'olio? Quindi non conosci la storia della principessa Margarina?"
La bambina con le braccia dietro la schiena ondeggiò due volte sui fianchi "no..." disse con un filo di voce, cogliendo la gravità del fatto.
"Vieni sediamoci su quel

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   3 commenti     di: Rudy Mentale


La Fiaba dell'Aquila e del Delfino

C'era una volta un tempo in cui mare e cielo erano luoghi separati da un confine invisibile che, a pelo della superficie dell'oceano, era stato tracciato, per dividere l'aria dall'acqua.
In quel tempo, i delfini del mare guardavano le aquile in volo e le aquile in volo guardavano i delfini del mare, senza potersi mai incontrare.
Spesso si invaghivano gli uni delle altre e viceversa, ma non trovavano il modo di poter vivere questo sentimento, perchè la separazione dei mondi ne impediva l'incontro e la diversità dei corpi non consentiva agli uni di entrare nel mondo delle altre.
Qualcuno di loro osava superare i limiti dei mondi e dei corpi: le aquile talvolta si tuffavano in mare, ma appena giunte in acqua rischiavano di affogare, così ritornavano in volo e restavano ad asciugare le loro piume sulle nuvole, piangendo; i delfini a volte balzavano così in alto che sembrava loro di poter raggiungere le nuvole, ma appena sfiorate, si ritrovavano a precipitare violentemente tra le onde del mare e rimanevano negli abissi a curare le loro ferite.
Si dovevano entrambi arrendere, perché cambiare il loro essere o superare i confini dei loro mondi non era la strada dell'Amore.
Questo fino a quando venne un giorno speciale, un giorno in cui un Aquila vide un Delfino balzare leggiadro a pelo d'acqua e il Delfino rimase incantato nel mirare l'Aquila volare nell'alto del cielo. Fu uno sguardo magnetico e fulmineo, senza proferire respiro né quesito nei loro cuori. Senza neppure rendersene conto, si sentirono molto vicini l'uno all'altro, uniti nel loro sentire, senza avvicinare i loro corpi.
Il Delfino riusciva a percepire la brezza del vento che spira al di sopra delle nuvole e l'Aquila riusciva a sentire la freschezza delle acque come se fosse tra le onde del mare. Ne furono rapiti, senza paura e senza muovere una cellula del loro corpo, si ritrovarono amanti e compagni nel mondo di mezzo, quel non luogo sopeso tra il cielo e il mare.
Quest

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   13 commenti     di: ANGELA VERARD0


La principessa del bosco di Lavanda

C'era una volta in un casa fatta di ciottoli di pietra candida e luccicante una pincipessa dai capelli viola, fatti di tanti fili profumati di lavanda. Era nata dall'amore tra il Re della Valle dei fiori ed una Fata dei boschi e, da entrambi, aveva ereditato l'amore per la natura e gli animali.
La principessa, dall'animo gentile ed amichevole, amava scrivere poesie e storie. Timida ed introversa sedeva sempre sotto lo stesso antico albero di noci, su una coperta che le aveva cucito la mamma tanti anni prima e, quando avevo terminato un racconto, amava leggerlo a voce alta con il viso rivolto alle nuvole.

Il suono della sua voce sembrava la melodia di un magico violino e si spandeva leggera in tutto il Regno ed amata da chi la udiva. La principessa si era innamorata una sola volta, di un cavaliere che si era fermato sulle sponde del lago per riposarsi dopo un lungo viaggio. L'aveva fissata a lungo e lei era fuggita frettolosamente.

I suoi racconti da allora erano sempre molto malinconici e nascondevano una profonda tristezza: quella di un sogno che non si avverava. La principessa pensava che quel principe non l'avrebbe mai potuta amare, perche' il suoi capelli, fatti di petali profumati erano cosi'diversi da quelli delle dame e delle principesse del Regno.

Non sapeva, invece, che il principe si era innamorato di lei al primo sguardo e, quello che per lei rappresentava un limite, per lui era un dono speciale.

Vorrei scrivervi che i due si incontrarono di nuovo e che ne nacque un amore appassionato e duraturo, ma cio' non avvenne mai, perche' la principessa continuo' a scrivere suoi racconti malinconici ed il Principe trovo' un'altra Regina per il suo Regno. Il tempo passo' lentamente in una giostra di stagioni e di colori senza che la principessa trovasse mai il coraggio di parlare al principe.

Le nostre vite sono fatte di sorprese, a volte belle a volte spiacevoli, talvolta, pero', il mondo che costruiamo intorno a noi e' chiuso da mura invisibili,

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   3 commenti     di: Lilybets


Giuggiolina

In un antico borgo, in provincia di Veracruz, là dove si perde il tempo, e un confine sembra non esserci tra la realtà e il sogno, sorgeva una piccola casa fatta di pietra e mattoni, recinta da un ampio orto di cedri e di limoni, ai pie' dei quali era tanto trifoglio e margherite di vari colori; dai rovi, invece, nascevano le rose, alcune di colore rosa antico, altre di un color rosso rubino. Nella casa abitava una famiglia: una coppia di sposi con due figlie: Stellina ed Arianna, entrambe molto belle e in età da marito. Le due sorelle hanno in questa storia un ruolo importante: Stellina, la maggiore, era sognante e i suoi capelli lunghi eran castani con riflessi di oro e pur di rame e gli occhi, del medesimo colore erano luminosi, con la mitezza e la malinconia dei frutti dell'autunno.
Arianna, invece, come lei affermava, aveva il senso della realtà; le chiome erano bionde, color paglia e gli occhi glauchi, come un verde lago.
Stellina ed Arianna, volentieri, aiutavano la mamma nei lavori di casa, ma eran fra loro molto diverse: la prima, per spazzare usava la saggina, l'altra la scopa elettrica. La prima, per lavare andava alla fontana; l'altra metteva tutto in lavatrice. Infine, nell'impasto per preparare il pane, Stellina si fermava cominciando a sognare. Un giorno i genitori dissero alle figliole: "Noi andiamo a Veracruz per comprare le stuole ai cavalli: avete un desiderio che possiamo realizzare?" Arianna, rispose risoluta: "Miei cari genitori, vorrei una lavatrice che lava e dopo asciuga: la porterò con me, quando mi sposo." Stellina, disse: "Miei cari babbo e mamma, anch'io come Arianna, ho un grande desiderio: ho visto da un'amica un quadro antico c'è nello sfondo una bella bambina, dagli occhi color cielo: da un promontorio guarda la marina, la dolce azzurrità... Vorrei che per favore, me lo portaste in dono."
Rispondevano entrambi i genitori: "Care figlie, vedremo di accontentarvi..." I genitori con le borse per la spesa, si avviarono v

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Polvere di stelle

Tanto tempo fa ci fu una piccola farfalla che la sera, dopo il calar del sole, diventava molto triste perché tutti i suoi splendidi colori svanivano appena il buio accarezzava le sue ali.
Per le sue amiche era lo stesso, anch'esse diventavano infelici: nessuna di loro, durante l'oscurità poteva rallegrare l'animo di chi le guardava.
Una notte la farfallina, non potendo più veder soffrire le sue compagne, decise di volare verso il cielo per cercare di raggiungere le stelle.
Voleva implorarle di svelarle il loro segreto, il mistero di così tanta lucentezza, nel buio...
Volò tanto in alto che sfinita dalla stanchezza perse i sensi e cominciò a precipitare verso terra.
La più luminosa delle stelle, vedendo tanta determinazione in un essere così piccolo e fragile, s'impietosì e decise di salvarla donandole il segreto della lucentezza, a lei ed alle sue compagne; solamente a quelle piccole farfalle che avevano tanto desiderato quel dono.
Da quel giorno la farfallina lucente restò lassù a volare nel cielo e le sue notti non erano più accompagnate dalla tristezza.
Sfrecciando da una stella all'altra sprigionava nella volta celeste un po' di polvere brillante che a volte poteva essere vista, anche se per poco, da terra.
Fu così che da allora, chiunque ha la fortuna di vederla volare, ogni volta esclama:
" Una stella cadente!"
ed ogni volta esprime un desiderio nella speranza che la stella più lucente lo stia ad ascoltare.

   8 commenti     di: Carmelo Trianni


Altra volpe altra uva

Una volpe, non riuscendo ad afferrare dei grappoli d'uva pendenti da un pergolato, dopo vari tentativi, s'arrese all'evidenza della sua incapacità.
"Robaccia acerba", sogghignò fra sè e sè, per ingannare furbescamente la fame del suo stomaco, e saggiamente se n'andò in cerca d'altro cibo a lei più facile da trovare.
Così, anche fra gli uomini, mascherare nelle circostanze non favorevoli l'incapacità del loro intento, è cosa saggia ricorrere all'ironia




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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia