PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Fiabe

Pagine: 1234... ultimatutte

Nascosto nel bosco

Belle quelle duglasie spolverate di neve, spettrali figure notturne poco parche a far vivere un sottobosco divenuto sterile, ma ottima via per gli spostamenti di Bobbetto, il più anziano e saggio gnomo della comunita'.
In inverno inoltrato era l'unico che si appostava a lato della finestra della cucina, e solo quando vedeva che era illuminata si avvicinava con circospezione; una notte freddissima decisi di lasciarla socchiusa.
Scopri' la presenza degli gnomi notando delle piccole orme sul davanzale, e per confermre la loro presenza piazzai una telecamerina sopra la finestra, e scopri' il loro fantastico mondo. Quella notte lasciai anche sul tavolo di cucina un pezzetto di pane nero e un po' di finocchiona, in un ditale da cucito versai del buon chianti.
Fu una notte di bagordi, e ripetei l'esperimento la notte successiva, ma la festa fu guastata da un topastro, il vero terrore dei miei amici gnomi.
Ho cercato di contattare Peppino Santucci, ma ho saputo che e' morto in una esplosione...

   1 commenti     di: Isaia Kwick


Lucky, Smilla e le olimpiadi ovine

C'era una volta, in un posto bellissimo, una collina verde con sotto il mare lontano lontano e sopra le montagne più alte che avevano ancora un po’ di neve in cima. Tutto intorno alberi rotondi e soffici pieni di rami comodi per tanti uccelli dalle piume colorate. Non so quanti nidi fossero presenti, ma una ghiandaia grassa come un tacchino riposava beata nel suo comodo rifugio, disturbata soltanto da un picchio secco e antipatico suo vicino che bussava e bussava continuamente.
Quattro alberi più in la c'era una povera casetta di legno col camino fumante e dietro la finestra una lanterna fioca fioca illuminava il pastore Orso Maria seduto al tavolo.
Orso Maria aveva sempre odiato quel nome. Non sapeva proprio perché si doveva chiamare anche Maria, come le femmine, ma tant'è, quel nome gli era stato dato.
Si fece sempre chiamare solo Orso.
Non si dava pace perché pare che di lì a poco ci sarebbero state le Olimpiadi degli Ovini. Gli era stato ordinato di partecipare con le sue pecore Aveva 712 percore e sarebbe stato un problema scegliere quelle più adatte. Erano talmente tante che di alcune non ricordava neanche il nome!
Il pastore Orso Maria aveva provato a rifiutarsi ma il Padrone era andato su tutte le furie.
"Orso Maria, devi partecipare!" disse il padrone, e lui già lo odiava perché si ostinava ad aggiungere quel Maria dietro al suo nome Orso. Aveva un tono così autoritario che faceva tremare i quadri alle pareti ogni volta che apriva bocca.
" E non solo! - aggiunse - Ma voglio almeno una medaglia nella categoria ricotta e una nella categoria lana!! Hai trenta giorni di tempo a partire da oggi!" Aggiunse con quella sua vociaccia roca e uscì sbattendo la porta così violentemente che tutti gli uccelli dei quattro alberi rotondi e soffici volarono via impauriti dai loro nidi. La ghiandaia piombò ai piedi della quercia con un tonfo sordo e il picchio secco restò col becco incastrato nel tronco e, vibrando come un diapason,

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Giacomo D'Alia


La bambina dagli occhi tristi

Un velo d lacrime le ricoprì gli occhi, la bambina dagli occhi tristi era ancora più triste da quando il suo cane era appena deceduto.
"Esisterà un Paradiso anche per i cani e tu adesso starai assieme ai cani più buoni" - diceva a se stessa.
Fancy, aveva un muso dolce, scodinzolava davanti agli estranei e ai bambini e amava in ugual modo la solitudine come la compagnia, qualunque essa fosse.
Più volte la bambina dagli occhi tristi aveva pensato: "se rinasco voglio essere una femmina di cane. Voglio una padroncina che mi curi e mi ami e altrettanto farò io con lei. Giocheremo tutto il giorno e quando arriverà l'ora di cena, la giornata mi sembrerà breve come un battito di ciglia!".
Intanto la bambina dagli occhi tristi aveva imparato il linguaggio canile, conosceva la filosofia di vita di qualsiasi razza, le loro abitudini, i gusti in fatto di cucina e di sesso e persino la loro depressione.
A causa dell'anzianità, gli ultimi mesi di Fancy erano stati un po' tristi. Il meticcio, un incrocio tra un volpino e un barboncino aveva perso un po' la sua allegrezza e un alone di malinconia era apparso sui suoi occhi languidi. La notte poi, di colpo si svegliava, e cominciava ad abbaiare furiosamente, come se un altro cane lo avesse appena azzannato.
"Malattia senile" era stato il responso del veterinario. E non c'era cura, non c'era farmaco che potesse guarire o migliorare lo stato di salute del vecchio cane.
La bambina dagli occhi tristi era disperata. Non poteva accettare una situazione simile. Doveva fare qualcosa. Pregò allora il dio dei cani: "Se tu esisti veramente, guarisci la mia Fancy ed io ogni giorno della mia vita, invocherò il tuo nome" e poi attese.
Nonostante il voto preso, la bambina dagli occhi tristi progettava il suo futuro: "quando sarò grande voglio mettere al mondo una bella cucciolata di meticci. Li allatterò ai miei seni e cresceranno forti e robusti. È vero: ho le sembianze di una donna umana, però mi sento più vicina alla

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Fabio Mancini


Cucina speciale

Per chi mi ha sempre seguito sa che ci troviamo nella solita cucina. Il cuoco brillo, ma non troppo, il nostro simpatico e grande protagonista, oltre alla sua immancabile fiaschetta, ha con se le due nipotine, Katjuscia, che mette il ditino nelle narici del proprio bel nasino, ed Alice, che si guarda le scarpine di seta rossa. Barcollando di qua e di là, come una gondola senza gondoliere, arriva finalmente al tavolo di lavoro vicino ai fornelli.
Saluta con un bel sorriso le sue nipotine, altrettanto i suoi buoni e fedelissimi collaboratori. Scruta ogni cosa sul tavolo, c' è veramente tanto da accendergli la fantasia culinaria. Gli gnocchi son già pronti, basta solo calarli in acqua bollente e salata ed in meno che non si dice tirarli già fuori.
Ma manca tutto il resto, c' è della carne macinata, un misto di bovino e suino.
Ma qui guarda Katjuscia ed Alice, poi la sua fiaschetta, tracanna un poco di quel liquido di Bacco direttamente da essa e la depone.
Vede della carne suina, che potrebbe usarsi come involto, gli ingredienti necessari all'uopo ci son tutti, e sono sull'attenti e taciturni. Conoscono il carattere di questo cuoco bonario, ma se si arrabbia ne combina di cotte e di crude.
Per come tiene la fiaschetta nel suo grembo, spontaneamente alla piccola Alice gli vien da dire:

- Scusami nonnino, ma cosa reggi in grembo?

Il nonnino:

- Sciocchina! Vedi bene che è una fiaschetta, ed anche piena di buon vino.

Alice:

- Ma cos'è? Chi è?

Il nonnino:

- Santo Oddio! La mia fidanzata, o se vuoi anche mia moglie.

Alice:

- Ma ha anche un'anima?

Il nonnino:

- Senti piccina mia, lo sai che non ci ho mai pensato? Se non ha un'anima ha un cuore, è quella macchiolina più rossa che si vede, ogni volta che la uso, anche il mio batte sempre più forte.

Alice, per quanto piccina, si rende conto che non è il caso di continuare e sta zitta; mentre Katjuscia un po' incuriosita interviene:

- Ma nonnino perché ci tieni tanto a q

[continua a leggere...]



Chicco e la fattoria 3/3

Chicco era rimasto appena fuori dalla stalla, da quando un fumante Tommaso l'aveva con un balzo sorvolato e graziato. Paralizzato nell'immaginare l'orrenda fine che avrebbe potuto essere il finire tra le grinfie del suo acerrimo predatore prima, e dall'incredulità d'essere scampato alla fatale cattura poi. Aveva fatto appena in tempo a riprendere fiato, riordinare le idee e capire che l'attesa nella sua situazione era un lusso che non poteva concedersi, quando vide ancora una volta Tommaso correre, lanciato verso la casa con lunghi balzi che sollevavano leggere nuvolette di polvere.
Incuriosito, e determinato ad azzardare un po' ritardando il nascondersi pur di capire gli strani comportamenti del gatto, s'avvicinò al portone della stalla e, da sotto, sbirciò oltre.
Uno sguardo e tutto fu chiaro.
Lasciò da parte qualsiasi sensazione d'orrore, paura o terrore che la scena dell'incendio causò nella sua mente, si volse e rincorse Tommaso, senza pensare ad altro se non aiutarlo a salvare gli animali intrappolati nel rogo.

Chicco raggiunse Tommaso mentre stava miagolando disperato sul davanzale della finestra da cui poco prima entrambi erano usciti; la moglie di Giorgione però l'aveva chiusa subito dopo definitivamente per scongiurare un possibile rientro del topo o del gatto bruciacchiato.
Tommaso miagolava più che poteva appoggiando le zampe anteriori al vetro per farsi notare dall'interno; gli sarebbe bastato che Giorgione aprisse la finestra o la porta affinché, udendo il lamento degli animali in stalla, potesse accorrere a spegnere l'incendio. Ma i due contadini, ormai seduti a tavola a pranzare, non prestavano la benché minima attenzione al gatto, anzi il contadino inveiva contro di lui con frasi poco lusinghiere come: " ... se hai fame prendi quel topo e guadagnati il pane... è inutile che miagoli! I buoni-a-nulla non meritano di mangiare o stare in casa...".

Chicco si mise al fianco di Tommaso che lo guardò con occhi lucidi

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Nico Schibuola


Liscio come l'olio

Il vecchio camminava lentamente per i viottoli del parco cittadino con la bimba al fianco. Una pesante artrosi lo costringeva in una posizione ripiegata in avanti. Si muoveva lentamente sostenendosi con un bastone. La bimba, Alessia, lo teneva per mano e lo allietava con la sua fresca ingenuità. Lei voleva tanto bene al nonno, e lui adorava la piccola nipotina che chiamava la mia farfallina.
Era una bella giornata di primavera. Qua e là nel parco numerose persone passeggiavano godendosi la bella giornata di sole, chi a piedi chi in bicicletta chi perfino a cavallo. Due passerotti si inseguivano in acrobatici quanto incontrollati voli, finirono proprio per incrociare lo sguardo basso del nonno. Egli rimase per un momento disorientato, agitò le braccia spaventato, perse l'equilibrio e finì per cadere in avanti.
"Nonno!" Gridò la piccola. L'uomo mise avanti le mani e rotolò goffamente sul fianco lasciando cadere il bastone. La piccola gli girava attorno spaventata, non sapeva cosa fare, il nonno era troppo pesante per lei. Arrivarono subito in soccorso una coppia di giovani che stavano facendo jogging.
"Tutto bene signore?" Lo aiutarono ad alzarsi.
Uno dei due giovani inforcò delicatamente gli occhiali al vecchio e chiese di nuovo,
"Tutto a posto?"
Il vecchio abbozzò un sorriso, "Tutto liscio. Liscio come l'olio."
I due giovani spolverarono con le mani la giacca del vecchio e dopo un rassicurato sorriso ripresero la loro corsa rigirandosi più volte.
"Che paura che mi hai fatto nonno."
"Va tutto bene piccola." Rispose lui ancora in affanno.
Lei lo fissò puntando l'indice alla tempia e chiese, "Cosa vuol dire liscio come l'olio?"
Il nonno sollevò per lo stupore le sopracciglia, "Non sai cosa vuol dire liscio come l'olio? Quindi non conosci la storia della principessa Margarina?"
La bambina con le braccia dietro la schiena ondeggiò due volte sui fianchi "no..." disse con un filo di voce, cogliendo la gravità del fatto.
"Vieni sediamoci su quel

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Rudy Mentale


FIABA CABALICA

La signora Carmela spalancò di colpo
gli infissi di legno della sua vecchia casa
situata nel centro storico cittadino
e strofinatosi gli occhi accecati dal sole
pensò che quella fosse una bella giornata
una di quelle in cui senti
la fortuna baciarti la fronte ed invogliarti
in mille progetti per sogni sospirati.
La signora Carmela dall'aria bonaria
tonda pienotta con un sorrisino
che la sa lunga, a conoscenza di tutti fatti
del vicinato donna pia che si reca in chiesa
quasi ogni giorno per non addolorare
con la sua mancata presenza
il buon signore di donna timorata e devota
come lei sempre và dicendo d'essere.
In paese la conoscono tutti,
le strade lì sono lisce scure e strette
per lo più portano su in collina si percorrono
a passo lento costringendoti ad ammirare
le vecchie botteghe degli artigiani
alcuni ultimi rampolli d'antiche famiglie
lavoratori di legno e fini cesellatori.
Carmela gli piace andare in giro
con la scusa di dover andare
a far la spesa, s'avventura
per le larghe piccole contrade
piene di gente che corre in fretta a lavoro
alle prese con i propri pensieri
alcuni che ragionano con se stessi
presi dai tanti problemi d'ordinario vivere.
Mercati d'ogni genere puoi trovare
in ogni angolo di via, bancarelle piene
d'ogni cosa, panni usati, oggetti antichi
accendini fatati ove il genio appare
tra la fiammella ed esaudisce ogni desiderio.
Mercati di vecchi mobili di sedie e tavoli
di legno pregiato ove si sono seduti
a pranzare onesti e nobili famiglie
di gran lignaggio, altra gente abbattuta
con gli occhi umidi di pianto
per la morte d'un loro congiunto.
Mercati di sante reliquie e di tante altre cose
meravigliose come libri scarpe fatate
con cui puoi correre a cento all'ora stando
attento però nel frenare tale corsa
si corre il rischio di consumare il tacco
o di forare la suola.
Carmela in questo mondo di vendito

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia