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Fiabe

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Pel di lupo e la carriola

Pel di lupo e la carriola




(Romanza triste e cinica un po’:

andantino, andante moderato, allegretto, larghetto, allegro moderato, allegro con brio)







Atto primo




(Andantino)




Il mattino ha l’oro in bocca!

L’oro in bocca c’ha il mattino? Che espressione assai curiosa!

Ma sarà poi vero ciò?

Par di sì. Almeno a dirla secondando l’impressione di color, che?" mica pochi! ?" una tal formulazione utilizzano per darsi indennizzo quotidiano (di sospetta compiacenza) d’apprestar se stessi e gli altri, con le prime luci già, alle pene d’ogni dì.

Per talaltri, invece questo spicchio di giornata può (: è tutt’altro appagamento), sorvolato esser da lungi, con le pari ali del sonnellin ristoratore, che gradito strappa via un gustoso pegno lieto?" riciclabile a piacere?" alle grevi strapazzate delle ore ancora da subentrare e poi svanir.

San codesti, normalmente, che il castigo rimandato non sarà, per questo stesso, amnistiato, annichilito; tuttavia, la voluttà di scacciar per breve tratto?" se non altro, perlomeno?" la grigiastra realtà (cosiddetta) “vera” e dura, in favor di quella piena (e policroma vieppiù) del più serio cosmo ideale?" quel nei sogni confinato?" è per essi, un sensual bacio, rubacchiato?" ad abundantiam?" alle labbra confortanti d’Amaltea divin nutrice. 1

Tali labbra affatturanti?" si dirà, per farla breve?" eran premio ricorrente cui s’aggraticciava saldo, e con gusto prelibato, il Signor Pietro Ditrè, che abituato a disertare il talàmo2 coniugale una mezza ma abbondante (invidiabile) dozzina di nottate a settimana, predisposto avea quel furbo una vecchia sua carriola?" rimorchiata a viva forza di bicipiti e tricipiti (non da meno i quadricì ) da un devoto amico caro?" a esercizio d’ingegnoso mezzo di trasporto proprio, del qual mai volle privarsi, con lo scopo dignitoso di portare indietro a casa il suo corpo provvisorio, mentr

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Il mondo di Teo

Quel mattino faceva molto freddo. Era un mattino di fine gennaio e nel paesino di Binoruk, di
neve, quell'anno ne era scesa tanta.
Gli abitanti camminavano per le strade infreddoliti. Avevano fretta di tornare nelle loro
case calde.
Teo fu svegliato dalla voce della mamma, che lo esortava a fare presto ad alzarsi.
Doveva andare a scuola. Se non faceca presto, sarebbe arrivato tardi e il maestro si
sarebbe arrabbiato. Teo si stiracchiò e pensò anzi borbottò:’’ già a scuola’’! Quel giorno,
non aveva nessuna voglia di trascorrerlo seduto nel banco di scuola. Non aveva voglia di
sentire le voci chiassose dei suoi compagni. Tantomeno di udire quella del sig. Greg, che si
stizziva ogni qualvolta, qualcuno di loro secondo lui, non stava attento alla lezione.
"Ehi bambini, sveglia! Non andate a spasso con la mente per i boschi e la brughiera.
Potreste avere delle brutte sorprese!’’ ‘’La lezione è qui! ‘’
Con un salto Teo fu giù dal letto, Si vestì in fretta, si lavò con due dita gli occhi e si presentò
bello che pronto dalla mamma a colazione, Prima di uscire, baciò la madre sulla guancia, prese
il berretto la sciarpa e la sacca coi libri. Per arrivare a scuola, doveva passare attraverso una
macchia di alberi così fitti, che era meglio non attardarsi fino a buio, perchè sicuramente ci si
sarebbe perduti., Correva voce che in quella zona, di notte si radunassero strani abitanti. Se
qualcuno si perdeva, veniva sicuramente rapito,
Teo aveva otto anni, e riteneva di essere ormai grande.
Decise che non sarebbe andato a scuola. Quel giorno avrebbe aspettato nascosto nel
bosco la notte.
Voleva rendersi conto se ciò che si diceva in paese, era veritiero..
Mentre percorreva il sentiero che portava alla macchia, gli sembrò che qualcuno lo.
osservasse.
Trovò un tronco, vi si sedette, dopo aver spazzato via la neve. Faceva così freddo, che
anche gli orsi restavano rintanati.
Aprì la sacca, e tirò fuori un gro

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La libellula Libe

La libellula Libe gironzolava per giardini, stagni e prati a spettegolare. Arrivata al laghetto incontrò, a debita distanza, la ranocchia Nokia. Ciao Libe. Sto organizzando un risottino con le rane, vieni anche tu? Non posso cra cra. Ma tu non aspetti il principe che ti baci e ti trasformi in principessa? Vorrei tanto ma poi il bagnetto nello stagno, lo farò ancora? Libe la lasciò così nei suoi dubbi. Più in là, un altro amico. Ciao Grillo parlante come ci si barcamena in sto prato? Sono preoccupato per Geppetto. Ha un'amante e tanti grilli per la testa, mi sento trascurato. Dai Grillo non esser grullo vicino al grande faggio ce una gara di salto in alto va a divertirti. Gironzola e gironzola eccoti la Libe all'alveare. Hei Apecar come ti butta? Oggi ho il broncio. A portar melassa tutto il giorno su nei magazzini non ne posso piu'. Vorrei essere la regina o Berlusconi. Andiamo al bar ti offro un bel bicchiere di miele. Scusa di cose dolci non ne posso più. Preferisco un amaro Lucano. Hei ma tutti si lamentano sentiamo cosa mi dice la Coci la coccinella. Un librar di ali a rincorrere la Coci. Hei rossa e nera anche tu pensierosa? Libe vo di fretta ce l'estetista che mi aspetta. Sai non ne posso pi? di sti punti neri. Ho finalmente uno contento, era Bruc il millepiedi. Sei smagliante cosa hai fatto? Non vedi ho le scarpine nuove son partite le svendite. E tu che mi leggi corri ai grandi magazzini sono gli ultimi giorni.



Il ritorno del cuoco

La cucina, che ben conosciamo è animata soltanto dagli utensili, ormai disoccupati. I piatti e le pentole sbuffano dalla noia. Il bel cucchiaione grattandosi la pancetta sbadiglia a tutte le ore. Il tavolo da lavoro è sgombro, solo un po' di farina annerita dal tempo.
Regna il buio ed il silenzio; quanto squallore per una cucina così festosa ed allegra ai tempi di Katjuscia, Alice ed il cuoco, sempre brillo ma non troppo.
Ad un certo punto si sente un giro di chiavi nella toppa della serratura, la maniglia interna, avvertita da quella esterna, grida a squarciagola:

- Il cuoco, il nostro cuoco è ritornato.

Gli astanti tutti:

- Evviva! Viva il nostro cuoco!

Il cucchiaione smettendo di sbadigliare e di grattarsi cominciò a cantare e danzare, a lui si unirono tutti gli altri. Il cuoco avvicinandosi al tavolo di lavoro li salutò alla maniera militare, richiamandoli all'ordine. Poi pulendo il tavolo ci mise sopra la spesa appena fatta. Sfilarono così come in un defilé: Sale , farina doppio zero, uova, pepe, noce moscata, carne macinata mista e cioè di suino e bovino, parmigiano, groviera, ricotta mista, passato di pomodoro, olio extra vergine d'oliva toscano. Tenendosi in mano quella famosa fiaschetta di vino rosso ed un calice appena comprato.
Il cuoco rivolgendosi a quelli che definiva suoi sudditi e servitori, soddisfatto disse:

- Signori miei, penso che per fare un po' di cannelloni casalinghi c' è davvero tutto, che ne dite?

Tutti annuirono e quindi aggiunse:

- Però devo prima lavarvi, visto che non siete stati usati per moltissimo tempo.

Ma prima di mettersi all'opera versa del vino nel calice, ma prima di portarlo alla bocca si rivolge al cucchiaione, che lo aveva guardato in un certo modo, dicendo:

- Eh si, caro cucchiaione mio, il medico mi ha detto che devo diventare astemio, se ci tengo alla vita, perché ho la cirrosi epatica.

Il cucchiaione:

- A principà, ma che si diventato arabo? Non ti capisco proprio, che

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Festa in cucina

Nella solita cucina si faceva un gran fracasso, tutti intenti, i piatti per primi, a festeggiare i nuovi venuti. Il signor mestolo, in puro acciaio inossidabile, era l'unico a non capirci un accidenti, e se ne stava muto e triste. Poi timidamente e a mezza voce chiese ad una forchetta:

- Che c' è? Mi sai dire che sta succedendo?
La forchetta:
- Ma come! Non lo sai? Sono appena arrivati nuovi di zecca un bel tegamino in terracotta e una cucchiaia di buon legno.

Il mestolo facendo una alzata di spalle alla forchetta non gli rispose neppure e brontolava fra se:

- Capisco il tegamino, il vecchio è andato a pezzi. Ma la cucchiaia, la cucchiaia maledetta, che ci fa qui? E io, che ci sto a fare?

Si mordeva il fegato, come si usa dire da queste parti, per la grande rabbia che si era, all'improvviso, impadronito di lui.
Intanto sul tavolo, il cuoco aveva fatto sposare il bel tegamino, con la lì presente pentola, pregandoli di adottare come figlia la cucchiaia di nobile legno. All'accenno affermativo dei due consorti, eccovi formata una bella ed utile famiglia.
Ma la festa vera e propria deve ancora venire, nonostante gli applausi scoscianti degli astanti.
Infatti, sempre sul tavolo c' erano degli ingredienti, ancora sconosciuti alla neo famiglia. A questo punto indicandoli uno per uno il cuoco li presentò. In ordine dunque:
Una bell'aglio, pomodori san Marzano, olio extravergine di oliva, sale, pepe (nel nostro caso inutilizzabile) e per finire delle bellissime foglie di basilico fresco.
Loro tutti:

- A cosa servono?
Il cuoco:
- Lo vedrete fra poco, sarete infatti protagonisti di eccezione.

La pentola conteneva già l'acqua necessaria per la cottura degli spaghetti, ma questi non erano ancora presenti, come mancava anche la fiaschetta di vino rosso e il bravo calice. Tutte queste ultime cose si trovavano dove abbiamo lasciato il mestolo, che capendo finalmente della macchinazione in corso, cercava di ostacolarli per non favorire la festiccio

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La bambina dagli occhi tristi (Dedicata*)

La bambina dagli occhi tristi, ritagliava la carta per costruire un aquilone che un bel dì l’avrebbe portata lontana.
E mentre ritagliava, dai suoi occhi neri lacrime di tristezza colavano e bagnavano quel grande foglio di carta bianca che pian, piano, si tingeva d’azzurro come il colore dei suoi sogni.
Quando l’aquilone un giorno fu terminato, la bambina decise di liberarlo per vedere dove sarebbe arrivato.
Ma una volta c’era poco vento … un’altra c’e n’era troppo … al tentativo successivo c’era la nebbia a toglierle la visuale.
Così passarono degli anni.
Un giorno l’aquilone disse alla bimba dagli occhi tristi: “Perché non proviamo un volo che oltrepassi le nuvole. Potremo vedere cosa c’è!”
Alla fanciulla brillarono gli occhi dall’entusiasmo, legò un lembo dello spago all’aquilone mentre l’altro lo annodò al polso.
Poi sporse l’aquilone fuori dalla finestra e si affidò alle possenti ali dell’aquilone per quella che sarebbe stata un’avventura straordinaria.
L’aquilone si adagiò verso il basso, ma poi con un colpo di coda riacquistò quota, mentre la bambina era sempre aggrappata al filo.
Le correnti erano loro favorevoli, l’aquilone fremeva di gioia, visto da terra sembrava grandioso, come un enorme aereo di carta e la bimba non aveva più gli occhi tristi, ma sorrideva come se lo fosse stata da sempre.
Prima di raggiungere le nuvole, un generoso raggio di sole accarezzò i due viaggiatori.
L’aquilone atterrò e dal loro punto di osservazione intravedevano case di cioccolato, lampioni di zucchero filato colorato che trasmettevano luci soffuse e poi bambini, tanti bambini felici che giocavano con giocattoli mai visti prima.
Che mondo era quello? Perché nessuno gliene aveva mai parlato?
La fanciulla venne avvicinata da un bimbo che sorridendogli gli disse:
“Vuoi una patatina? Tieni, prendine quante ne vuoi, ma ti avviso che tanto qui non ti serviranno penne magiche. Qui sarai felice p

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   14 commenti     di: Fabio Mancini


La formica dormigliona

C'era una volta una formica dormigliona, che non aveva voglia di aiutare i suoi familiari a preparare la scorta per l'inverno; non solo, la cosa più grave infatti è che non aveva neanche voglia di andare a scuola perché non voleva separarsi dal suo migliore e unico amico: il letto.
I suoi genitori erano molto disperati, avevano cercato di fare qualsiasi cosa ma la formica non si dava per vinta.
Infatti i genitori di questa formica l'avevano chiamato Dormiglio.
Dormiglio amava molto il suo nome, infatti era l'unica parola che aveva imparato a scrivere.
Un giorno Dormiglio venne rapito ma non si seppe da chi. I genitori avevano cercato ovunque ma non lo trovarono mai più.
Infatti adottarono un'altra formica che era molto più laboriosa.
I genitori non erano molto contenti perché sentivano la mancanza di Dormiglio.
Ma dopo tanto tempo scoprirono che il figlio adottato era Dormiglio.
Tutto questo successe grazie al rapinatore che era suo fratello, Rocco. Infatti Dormiglio non aveva mai avuto l'occasione di conoscere Rocco perché dormiva nel letto sotto al suo.

   8 commenti     di: allen leonardo



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia