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Fiabe

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FIABA CABALICA

La signora Carmela spalancò di colpo
gli infissi di legno della sua vecchia casa
situata nel centro storico cittadino
e strofinatosi gli occhi accecati dal sole
pensò che quella fosse una bella giornata
una di quelle in cui senti
la fortuna baciarti la fronte ed invogliarti
in mille progetti per sogni sospirati.
La signora Carmela dall'aria bonaria
tonda pienotta con un sorrisino
che la sa lunga, a conoscenza di tutti fatti
del vicinato donna pia che si reca in chiesa
quasi ogni giorno per non addolorare
con la sua mancata presenza
il buon signore di donna timorata e devota
come lei sempre và dicendo d'essere.
In paese la conoscono tutti,
le strade lì sono lisce scure e strette
per lo più portano su in collina si percorrono
a passo lento costringendoti ad ammirare
le vecchie botteghe degli artigiani
alcuni ultimi rampolli d'antiche famiglie
lavoratori di legno e fini cesellatori.
Carmela gli piace andare in giro
con la scusa di dover andare
a far la spesa, s'avventura
per le larghe piccole contrade
piene di gente che corre in fretta a lavoro
alle prese con i propri pensieri
alcuni che ragionano con se stessi
presi dai tanti problemi d'ordinario vivere.
Mercati d'ogni genere puoi trovare
in ogni angolo di via, bancarelle piene
d'ogni cosa, panni usati, oggetti antichi
accendini fatati ove il genio appare
tra la fiammella ed esaudisce ogni desiderio.
Mercati di vecchi mobili di sedie e tavoli
di legno pregiato ove si sono seduti
a pranzare onesti e nobili famiglie
di gran lignaggio, altra gente abbattuta
con gli occhi umidi di pianto
per la morte d'un loro congiunto.
Mercati di sante reliquie e di tante altre cose
meravigliose come libri scarpe fatate
con cui puoi correre a cento all'ora stando
attento però nel frenare tale corsa
si corre il rischio di consumare il tacco
o di forare la suola.
Carmela in questo mondo di vendito

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La libellula Libe



La fiaba dell'Aquila e dell'aquilone

C'era una volta un'Aquila che non sapeva volare.
Non guardava neppure il cielo, perché pensava non fosse raggiungibile.
A dire il vero, l'Aquila non sapeva neppure di essere un'aquila, perchè nessuno le aveva mai detto a cosa servivano le ali e non era mai stata con le altre aquile.
Un giorno la vide un Uomo, mentre stava cercando di svolazzare nel cortile della sua casa.
Allora, l'Uomo la guardò e le disse: "Ciao bellissima Aquila, che cosa ci fai nel mio cortile, perché non voli nel cielo insieme ai tuoi simili".
E l'Aquila rispose: "Ma io non so volare e non conosco i miei simili, che cos'é un'aquila?"
L'uomo stupito ed intenerito, prese con sé l'Aquila e giorno per giorno le insegnò a volare.
Tuttavia, per rassicurarla e per non perderla, legò un filo alla sua zampina, in modo tale che l'Aquila si sentisse sicura e ritornasse da lui alla sera.
L'Aquila iniziò a volare sempre più in alto.
Un giorno si spinse fino all'altezza delle nuvole, ma quando sentì il filo tirare, pensò che non sarebbe potuta arrivare fin lassù e tornò più in basso.
L'Aquila continuò a volare per molto tempo all'altezza degli aquiloni, tanto che riconobbe in essi i suoi simili.
L'Uomo, intanto, teneva stretto il filo ed era felice nel vedere rientrare tutte le sere l'Aquila nel suo cortile. L'Aquila era felice di volare con gli altri aquiloni e alla sera recava gratitudine al suo padrone.
I voli continuavano uguali, anche se il padrone dell'aquila iniziava a non curarsi più dell'animale come prima. Era tornato ad occuparsi della sua famiglia, ma si sentiva rassicurato nel veder tornare l'Aquila nel cortile tutte le sere.
Un giorno l'Aquila volò più in alto del solito, ma quando arrivò quasi all'altezza delle nuvole si fermò, ricordando che a quel punto il filo avrebbe tirato.
Quando stava per tornare indietro all'altezza degli aquiloni, la raggiunse un'altra aquila e le disse: "Ciao sorella, vieni su con noi altre, che cosa ci fai

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   5 commenti     di: ANGELA VERARD0


Se il matto parla alla luna

Non gli sembrava vero, aveva tutto quello che poteva desiderare, possedeva soldi, automobili di lusso, faceva una bella vita ed era sempre stato invidiato da tutti, ma ora era diverso, anche se da un certo punto di vista... migliore.
Paolo era un uomo giunto, come si suol dire, "nel mezzo del cammin di nostra vita", quindi era un uomo di mezza età, come detto viveva nell'agio e non aveva nessun problema, anzi uno si ma per lui non era tale: Paolo giudicava le persone ancora prima di conoscerle, a lui bastava vedere l'apparenza per dare un giudizio che difficilmente cambiava, a chi gli faceva notare questo suo comportamento lui rispondeva: "Le apparenze non ingannano". Per lui tutti gli extra-comunitari erano ladri, chi non la pensava come lui stupido e chi si comportava in modo strano, per i suoi standard, era matto, ecco lui si vantava di conoscere più matti di tutti, e diceva che non meritavano rispetto perchè non sono come noi.
Qualcosa, però, stava per cambiare, tutto ebbe inizio un paio di settimane fa, era un normale giorno lavorativo e Paolo si stava recando in ufficio pronto ad un'altra giornata fatta di pratiche e scartoffie da firmare, una volta sul posto di lavoro incontrò una ragazza che era stata appena assunta, da subito questa ragazza lo stregò, aveva qualcosa di strano, di particolare che attirava la sua attenzione, ma lui non poteva distrarsi, non era concepibile, quindi tornò con la testa bassa sul computer. Durante la pausa pranzo la ragazza gli si avvicinò, si chiamava Luisa e disse che aveva un compito da fare, ed aveva scelto lui per portarlo a termine, Paolo subito pensò: "Ecco un'altra fuori di testa", non diede troppa importanza all'episodio e tornò al lavoro. Finita la giornata lavorativa Laura gli si avvicina e, come per magia, lo prese per mano e lo portò alla sua auto, lo fece accomodare e parti, senza che Paolo facesse la benchè minima protesta. Lui non capiva come fosse successo, non era accettabile questo episod

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La generosità

Era una bella giornata splendente, dove si sentiva il risveglio della primavera, con il profumo nell'aria della voglia di vivere, che aveva nel cuore Lucy. Era una dolce ragazza di circa 28 anni, gentile e premurosa, con capelli lunghi e azzurri naturali, un dolce sorriso e occhi raggianti. Si recava a scuola, come tutti i giorni, per andare a prendere Peter. Un bimbo di 6 anni, tranquillo e socievole, che aveva appena imparato a scrivere qualche parola e a contare. I suoi genitori erano molto impegnati, con il lavoro e così Lucy gli faceva da babysitter nel pomeriggio.
Dopo aver fatto merenda, decisero insieme di andare al parco giochi e Peter era contento, voleva tanto bene a Lucy, come alla sua mamma e al suo papà, per lui era una grande amica. Lucy cercava di insegnargli le cose più giuste e lo aiutava a crescere, non gli dava problemi perché era un bimbo abbastanza giudizioso, anche se ogni tanto veniva rimproverato, ma senza essere troppo severa, lui capiva che sbagliava e imparava.
Arrivarono al parco e Peter raggiunse subito i suoi amici che giocavano, mentre Lucy si sedette su una panchina e lo guardava per controllare se gli poteva succedere qualcosa. Allegramente giocava a nascondino, senza allontanarsi tanto, poi dondolava sull'altalena da solo o spinto dai suoi amici, qualcuno più grande e qualcuno della sua età.
Lucy notò che aveva fatto amicizia con una bella bambina, insieme sorridevano e scendevano dallo scivolo, guardò un secondo l'orologio e quando rialzò il viso, non c'era più. Gli sembrava impossibile che fosse scomparso in così pochi secondi, si avvicinò ai bambini per vedere bene, che non si fosse nascosto e lo chiamava, ma non aveva nessuna risposta. Provò ad allontanarsi per vedere se lo trovava, molto preoccupata e in un posto un po'isolato del parco. Sentì qualcuno che le tirava la maglietta delicatamente dicendo: "Sono qui Lucy, non mi vedi?" Lei sentiva la sua manina e la sua voce, ma non lo vedeva, era diventato invis

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   14 commenti     di: sara zucchetti


Un giorno d' autunno

Era un bel giorno d' autunno, asciutto e mite, dai colori accesi, tipici di questa stagione.
In un vigneto non molto grande, il buon contadino, orgoglioso, osservava ogni sua vigna con i suoi bei grappoli d' uva; due file distese, a sinistra le vigne contenenti grappoli d' uva rosso rubino, a destra grappoli d' uva di un bel giallo dorato.
Ad ogni grappolo, prima di staccarlo chiedeva scusa.

- Ma non ti preoccupare amico mio, l' anno prossimo sarai qui di nuovo e chissà! Molto più bello.

Lui questo l' aveva solo pensato, ma con suo grande stupore si sentì rispondere:

- Lo spero bene!

Era quel grappolo d' uva pertinente, rosso rubino a replicare.

- Sappi amico mio, che tu sei nato per questo, e poi c' è tutto un processo che forse ti interesserà, vedrai quando diventerai vino!

Rispose il buon contadino e voleva andare oltre, ma nuovamente il solito grappolo aveva qualcosa da ridire:

- Non so proprio che volete fare di me, sono così bello. E poi cos'è questo vino.

Il buon contadino, che non era poi tanto ignorante ribadì:

- Devi sapere grappoletto mio bello, che tanti secoli fa, un dio greco Dioniso, conosciuto presso i romani come Bacco, inventò la viticultura.

Il grappoletto:

- Io non lo conosco questo Dioniso o Bacco, come dici tu. Ma racconta ancora, vai avanti.

Il contadino:

- I seguaci di Bacco si chiamavano baccani, e presto seppero apprezzare il buon vino, se non che nei baccanali, i giorni dedicati a questo dio, ne facevano uso eccessivo, ed essendo pur sempre alcool, dava alla testa e ne combinavano di tutti i colori, proprio come il nostro bel autunno.
Il grappoletto:

- Interessante, e poi?

Il contadino:

- Ti dico solo che, chi allora comandava fu costretto a vietare queste feste dedicate al dio ubriacone.

E il grappoletto:

- E perché?

Il contadino:

- Commettevano atti impuri ed insultavano chiunque. Oggi è diverso, i veri amanti di questo liquido, lo degustano, lo fanno danzare in

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Pel di lupo e la carriola

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia