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Fiabe

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La fede soccorre

c' era un tempo in cui
la legge era uguale per tutti...
niente si poteva considerare ingiusto, davanti
agli uomini e re.
un giorno in una foresta lontana in un castello dove regnava
una famiglia di otto persone
accadde una cosa strana anzi stranissima.
era sbocciata una rosa di color smeraldo nella stanza più oscura.
tanta la gente che accorse a osservare l' evento.
a ciò parteciparono anche poveri e mendicanti.
solo un uomo: Pino era deciso a studiare il fenomeno.
questi infatti aveva chiesto in passato la mano di una principessa che era scomparsa.
accadde però che il giovane studioso trovò una spiegazione a quella rosa.
egli non sapeva il nome della sua amata, ma capi' che ella soffriva tanto.
questi prese la rosa e parti...
durante il viaggio conobbe sette servi che lo aiutarono a cercare la bella principessa.
Pino scoprì che questa era stata rapita e chiese di riottenerla in libertà
dopo varie prove fatte per riaverla con sè,
Pino vide il fiore appassire.
quello che rappresentava quell' oggetto?
la speranza di rivedere la sua bella.
dopo mesi Pino decise di arrendersi, anzi, di sparire dal mondo,
ma una fata le apparve in sogno incoraggiandolo a non arrendersi.

   2 commenti     di: Filomena Faro


La Fanciulla che sapeva volare

C'era una volta una bambina di cui non ricordo il nome e neppure il momento della sua nascita, ma ricordo che era bella e aveva gli occhi profondi come un lago disteso nella notte. Quando iniziò a parlare, tutti rimasero stupiti, perchè nel suo farfugliare di bimba, diceva cose del mondo che non poteva sapere e, quando nessuno la guardava, si alzava in volo per un attimo, per poi tornare a terra. Col tempo, imparò a dimenticare e smise di volare.
Quando divenne fanciulla sentì il bisogno di fare un viaggio, per ricordare.
Iniziò a scalare un'impervia montagna, gradino per gradino e con le mani sanguinanti giunse fino alla vetta coperta di neve. Rimase stremata sulla cima della Montagna per molti giorni, fino a quando la Montagna le disse: "Fanciulla che cosa fai qui? Devi scendere a valle, non puoi rimanere"
La Fanciulla rispose: "Pensavo tu fossi la mia casa, per questo mi sono fermata"
La Montagna stupita disse alla Fanciulla: "Tu sei bella e buona, ma io sono già abbastanza affaticata, non vedi quanta Neve porto sul capo e lungo i fianchi, quanto vorrei che portassi via un po' di questa Neve"
"E che cosa dovrei dire io" interruppe la Neve "che il Sole mi trafigge giorno per giorno trasformandomi in acqua? Portami via Fanciulla dove non c'è il Sole"
La Fanciulla, allora, si alzò e disse: "Ho compreso, cercherò la mia dimora altrove. Ma non posso portarti via Neve, devi restare proprio qui, per alimentare lentamente il Fiume, quello giù a valle. E tu Montagna sei importante perchè consenti alla Neve di raggiungere il suo scopo"
La Fanciulla iniziò a scendere per il pendio, salutando la Montagna e la Neve.
Ma da quel giorno la Montagna si fece culla di magnifici ghiacciai e la Neve iniziò a brillare come una cascata di diamanti.
Arrivata a valle, la Fanciulla vide un Albero. Decise di arrampicarsi e sedersi su un ramo fiorito. Appena posata, sentì un Fiore brontolare: "Ma chi sei? Che cosa vuoi? Non puoi rest

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   4 commenti     di: ANGELA VERARD0


LE GAMBE LUNGHE DELLA GIOVINEZZA

Antonio era un gran sognatore ed era convito un giorno avrebbe cambiato il mondo con le sue idee, non sopportava i prepotenti, i gradassi ne tantomeno sopportava
il salumiere sotto casa che guadagnava troppi soldi vendendo alimentari d’ogni genere.
Non gli andava bene nessuno, tanto meno se stesso ,
qualche volta aveva perfino alzato la voce e apostrofato
una brutta parola di scherno d’avanti allo specchio :
ridicolo tu vorresti cambiare il mondo, tu simile ad una pulce, tu che non riesci a stare un minuto fermo a riflettere sulla realtà delle cose mi fai ridere pusillanime gridava e scappava via facendosi marameo allo specchio.
Antonio Vadodifretta sempre di corsa come se avesse
dei tizzoni ardenti nelle tasche dei pantaloni, sempre
in giro per la città.
Non era alto assai, aveva denti da coniglio, occhi come
il mare, capelli castani come le castagne che producono sogni ricoperti di spine. Antonio non aveva tanti amici
non gli piaceva stare in compagnia, amava viaggiare
con la fantasia di starsene
da solo a pensare ad un mondo possibile a sua misura dove egli avrebbe imperato o fatto quello che gli pare senza dar conto a nessuno. Sapeva trasformarsi essere mille facce , mille personaggi, mille individui ora un viaggiatore distratto nella metro, ora un passante raffinato lungo
il corso principale, ora un spettatore di teatro, ora un imbecille fermo alla fermata dell’autobus, ora se stesso,
ora l’altro che gli stava di fronte.
Antonio sapeva volare, camminare sui tetti delle case
divenire un tenero romantico ammirare il tramonto
e dipingere l’orizzonte a sera sulla sua tela di carta pecora.
Antonio aveva diciottanni, non aveva un padre e viveva da solo con la sua vecchia madre che non si sapeva neppure per certo se fosse per davvero sua madre naturale.
Antonio faceva tutto di fretta senza badare a domani senza riflettere su ciò che facesse e per questo

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Tra le due barche

La primavera fiorì nel bosco incantato e gli animali si risvegliarono dal letargo. Sbocciavano i fiori e le piante si riempivano di foglie verdi.
Gli animali cercavano il cibo e sentivano nell’aria il profumo della natura, mentre il cinguettio degli uccelli faceva loro compagnia. All’alba si alzò sbadigliando il grande e grosso orso bruno Bob, capo della banda e attorno a lui c’era la lince Ren, che osservava con il suo fascino. Erano molto amici, anche se diversi, così come il piccolo ghiro Dav che giocherellava vivacemente e la perfida vipera Ena che gli altri troppo buoni perdonavano sempre.
Il piccolo scoiattolo Sazu era anche lui molto affezionato agli amici (tranne la vipera che accettava, ma non adorava per la sua arroganza) però sempre impaurito se ne stava nel suo nido dentro un buco dell’albero tranquillo e nascosto dal mondo reale.
Bob era il più vecchio di tutti, gli piaceva comandare e organizzare tutto. Dato che doveva andare a pesca per mangiare qualcosa propose a Ren, Dav ed Ena di accompagnarlo. Si avvicinarono al fiume e vi trovarono una barchetta dei pescatori che presero in prestito. Si accorsero che mancava Sazu, la scoiattolina timidina, così l’orso disse a Ena di andare a chiamarla ma lei rispose: “Quella è solo un peso, lo sai, possiamo anche farne a meno”. Chiese la stessa cosa a Dav, ma lui era un ghiro pigro e disse: “ Ha ragione Ena non ci serve. ”
Così Bob provò a sentire cosa ne pensava Ren e lei meno egoista dei compagni fece una corsa fino alla tana di Sazu per convincerla a uscire a fare un giro. La scoiattolina non era molto convinta, ma decise di seguirla. Anche se impaurita, aveva bisogno di essere riscaldata dal sole non bastavano più i delicati raggi che entravano nel buco. Salì anche lei sulla barca un po’ impaurita, gli altri la guardavano con occhi infastiditi e la giudicavano freddamente. Bob cominciò a remare, la corrente del fiume era molto forte e faceva fatica a controllare la barca, m

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   1 commenti     di: sara zucchetti


Cappuccetto Rosso: la Vera Storia

Tanto tempo fa, in un bosco ai bordi di un piccolo paese, viveva un lupo di nome Bartolomeo. Bartolomeo era talmente grosso e nero e aveva denti così aguzzi e acuminati che tutti lo chiamavano "Mangia-uomini" e nessuno voleva parlare con lui. In particolare il cacciatore che cercava in tutti i modi di ucciderlo.
Ma Bartolomeo in realtà era un lupo di indole buona, vegetariano per scelta, non aveva mai ucciso nessun animale, tanto che tutti gli abitanti del bosco erano diventati suoi amici.
Pacifico per natura, non riusciva a sopportare l'idea di non essere accettato dagli esseri umani, perciò cercava ogni occasione per fare amicizia con loro.

Un giorno, mentre passeggiava per il bosco, incontrò Cappuccetto Rosso. La bambina non sapeva che il lupo era considerato cattivo, perciò non ne aveva paura e si fermò a parlare con lui.
"Buon giorno Cappuccetto Rosso", disse Bartolomeo.
"Buon giorno a te", rispose la bambina.
"Dove vai Cappuccetto Rosso, così presto di mattina?"
"Vado dalla nonna."
"Cosa porti nascosto sotto il grembiulino?"
"Vino e torta. È fresca. L'abbiamo cotta proprio ieri sera, così la nonna che è debole e malata si rinforzerà."
"Dove sta la tua nonna?"
"A un quarto d'ora da qui, nel bosco; proprio sotto le tre querce, là c'è la sua casetta e lì vicino c'è un gran cespuglio di noccioli, hai capito dove?"
"Sì certo, è un bellissimo posto"
Mentre diceva quelle parole Bartolomeo si ricordò che la strada che portava dalla nonna era proprio quella dove aveva visto aggirarsi il cacciatore malvagio. Doveva impedire alla bambina di fare quella strada, il cacciatore era tremendamente pericoloso, ma non voleva certo spaventarla. Come poteva fare? Doveva convincerla a cambiare strada senza rivelarle il perché.
"Ma come sei tutta seria Cappuccetto Rosso? non vedi come sono belli i fiori e gli uccellini?" continuò.
Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e vide i raggi di sole che filtravano danzando attraverso gli alberi.
"Hai

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I tre fratelli

Questi tre fratelli non sono altro che tre ghiaccioli a forma di cuneo, Luigi è il più grande, poi Gino il medio e infine Gigino, il più piccolo.
Tutti e tre ben saldi ad una grondaia di una masseria. Il che fa subito pensare ad una bella campagna, vero! Ma coperta da un soffice manto bianco, quasi a proteggere la natura dal freddo in corso.
Gino è un po' preoccupato del suo futuro e di quello dei fratelli, ed è quindi imbronciato e muto.

Luigi:

- Che hai Gino? L'inverno è appena cominciato, da quassù ci godiamo il bel panorama, vasto, sembra senza fine.

Gino non risponde, tace e anche se trasparente, un buchetto fresco nella neve fa intuire che sta piangendo.

Luigi:

- Gino, fratello mio! Smettila di piangere altrimenti ti sciogli tutto.

Gino:

- ma proprio questo mi preoccupa, forse non vedrò il nuovo sole.

A questo punto si fa vivo Gigino:

- Cosa devo dire io poi! Essendo così piccolo, se mi metto a piangere o qualche dispettoso raggio di sole mi colpisce; un due e facendo una bella buca nella neve sottostante finisce il povero Gigino.

Luigi:

- fratelli miei, fratellini cari, non sapete godervi questi attimi che abbiamo. Ma guardate là che spettacolo, pur essendo la neve bianca, grazie al sole, che all'orizzonte si va a fare il suo pisolino, ha acquistato i colori dell'arcobaleno.

Gigino:

- E quanto li ha pagati?

Luigi:

- Sciocchino, qui è tutto gratis, si dice acquistato nel senso che imita i colori dell'arcobaleno.

Gino:

- Come si vede che sei il più grande, ma cosa significa quello che hai appena detto?

Luigi:

- dunque, noi da quassù vediamo la neve laggiù non bianca, ma di colori variopinti. In realtà è un'illusione.

Gigino:

- Cos'è un'illusione?

Luigi:

- Un'illusione può essere ottica, come in questo caso, se avessimo potuto recarci laggiù, la neve che c' è lì è sempre e comunque bianca. capito?

Gino e Gigino:

- Si!

Questo discorso ha distratto i fratellini d

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Goulasch in calderone

Ci troviamo in un giardino privato, dove c' è un angolo cottura apposito, fatto di una specie di caminetto aperto, dove c' è anche un bel calderone di rame, pronto per essere utilizzato.
Una piccola pila di legna da ardere è lì ad aspettare.

- Che brutta fine ci tocca fare a noi poveretti!

Esclama un piccolo pezzo di legno secco; poi aggiunge:

- arsi sotto questo calderone sconosciuto.

Il calderone risponde:

- Non ti lamentare, dovresti esser contento, d' esser utile a qualcosa.

Il pezzo di legno ribadì:

- Il mio genitore albero era un bell'imbusto, prima di invecchiare e d' essere abbattuto.

Il calderone:

- Per quel che so io, non siete di legno nobile, destinati a far bella figura come armadietti o comodini alla moda, per cui il vostro miserabile destino è quello di alimentare il fuoco sotto il mio sederino.

Il pezzo di legno:

- Per far che?

Il calderone:

- E che ne so io!

A quel punto entrarono in scena dei valletti, con vassoi in mano, portando in ordine:

cipolla ed aglio ben tritate, con olio di girasole;
tocchetti di carne suina, con patate tagliate grossolanamente;
sale, pepe in grani, cumino, peperone rosso dolce in polvere e peperoncino in quantità;
per finire, l' ultimo tocco, maggiorana in quantità.

Disposti disciplinatamente attendevano il cuoco, a noi ormai ben conosciuto, che brillo come sempre, portava solo la fiaschetta nota ed il suo calice prediletto.
Mise sotto il bel calderone di rame la legna da bruciare, e con un po' di carta straccia e un fiammifero speciale diede fuoco.
Poi tracannandosi a sua volta un bel bicchiere di vino rosso, cominciò l' opera.
In quel calderone di rame entrò per primo l' olio di girasole, seguito dalla cipolla e l' aglio ben tritati. Appena rosolati entrarono trionfanti i bei tocchi di carne suina.
Nessuno si accorse, nemmeno il cuoco, che la legna scoppiettando, in realtà piangeva. Infatti lacrime un po' strane apparvero sulla legna, che man man

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia