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Fiabe

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Amore impossibile

Scese il tramonto sulle onde di un oceano immenso, la nave seguiva la rotta e i pirati controllavano ogni cosa per ordine del capitano. Oiles, così si chiamava e per tanti anni aveva viaggiato in cerca di tesori, con il suo carattere che mostrava un po' presuntuoso e orgoglioso, ma in realtà era tutta un'illusione perché dentro il cuore era più tenero di un gattino. Il suo cappello nero e la sciabola risaltavano il suo aspetto meschino, come i capelli neri e lunghi e gli occhi color nocciola.
Una notte tutti i marinai erano a letto e per sua scelta decise di controllare la navigazione, il tempo era bello, infatti splendevano luna e stelle. Mentre controllava la rotta, alzò gli occhi al cielo e oltre le stelle vide una mezzaluna, ma rimase sorpreso perché seduta su di essa c'era una donna. Con le gambe accavallate, un bellissimo vestito bianco lungo e i suoi capelli biondi che risaltavano il suo aspetto incantevole. Oiles rimase affascinato e lei principessa della luna sorrise dolcemente.
Erano lontani, ma tra loro c'era una scintilla che li univa magicamente, con un lungo filo di seta che legava i loro cuori e alle estremità due fiori che sbocciavano. Così distanti non potevano parlare, ma si capivano con i loro sguardi intensi. Era un amore impossibile tra un pirata e la Principessa della luna, ma l'amore nasce naturalmente perché e l'effetto di un'attrazione fisica e morale, per quanto fossero diversi il loro amore era unico e all'unisono. Lei scese leggermente come un angelo senza ali e lo raggiunse, lui sorrise e dolcemente le baciò delicatamente la mano.
All'alba di un nuovo giorno, il sole splendeva alto nel cielo e lei scomparve. Lui sentiva già la sua mancanza, ma doveva pensare al suo importante compito e ruolo lasciandola nel profondo del suo cuore. Approdarono su un'isola e cercarono il tesoro, ognuno per un sentiero. La esplorarono tutta e proprio Oiles trovò nella palude un baule, dove all'interno c'erano delle gemme preziose e colorate,

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   12 commenti     di: sara zucchetti


FIABA CABALICA

La signora Carmela spalancò di colpo
gli infissi di legno della sua vecchia casa
situata nel centro storico cittadino
e strofinatosi gli occhi accecati dal sole
pensò che quella fosse una bella giornata
una di quelle in cui senti
la fortuna baciarti la fronte ed invogliarti
in mille progetti per sogni sospirati.
La signora Carmela dall'aria bonaria
tonda pienotta con un sorrisino
che la sa lunga, a conoscenza di tutti fatti
del vicinato donna pia che si reca in chiesa
quasi ogni giorno per non addolorare
con la sua mancata presenza
il buon signore di donna timorata e devota
come lei sempre và dicendo d'essere.
In paese la conoscono tutti,
le strade lì sono lisce scure e strette
per lo più portano su in collina si percorrono
a passo lento costringendoti ad ammirare
le vecchie botteghe degli artigiani
alcuni ultimi rampolli d'antiche famiglie
lavoratori di legno e fini cesellatori.
Carmela gli piace andare in giro
con la scusa di dover andare
a far la spesa, s'avventura
per le larghe piccole contrade
piene di gente che corre in fretta a lavoro
alle prese con i propri pensieri
alcuni che ragionano con se stessi
presi dai tanti problemi d'ordinario vivere.
Mercati d'ogni genere puoi trovare
in ogni angolo di via, bancarelle piene
d'ogni cosa, panni usati, oggetti antichi
accendini fatati ove il genio appare
tra la fiammella ed esaudisce ogni desiderio.
Mercati di vecchi mobili di sedie e tavoli
di legno pregiato ove si sono seduti
a pranzare onesti e nobili famiglie
di gran lignaggio, altra gente abbattuta
con gli occhi umidi di pianto
per la morte d'un loro congiunto.
Mercati di sante reliquie e di tante altre cose
meravigliose come libri scarpe fatate
con cui puoi correre a cento all'ora stando
attento però nel frenare tale corsa
si corre il rischio di consumare il tacco
o di forare la suola.
Carmela in questo mondo di vendito

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Il formicaio

Tanto tempo fa, un uomo onesto e di buona fede, fu ingiustamente condannato a morte. Poi non si sa per quale miracolo, la pena gli fu tramutata ad ergastolo a vita. Proprio ad un centinaio di chilometri dove io abito personalmente, scontò gran parte di essa. C' era nella sua cella un piccolo finestrino, tanto da far passar qualche fascio di luce, e non confondere con questo il giorno dalla notte. Su questo piccolo ed insignificante davanzale comincia la nostra storia.
C' era un formicaio, costituito da formiche operaie e laboriose, e capi che si facevano rispettare, come a loro volta rispettavano ed onoravano la loro Regina. Una tale disciplina raramente la si può vedere.
Questo osservava giornalmente, senza mai stancarsi il nostro amato prigioniero. Se non che un giorno si sentì chiamare, si voltò indietro ma non c' era nessuno, guardò di nuovo queste piccolissime creature, e con una forte lente e con occhi ben spalancati, si accorse che proprio una di loro gli rivolgeva la parola.
Lo stupore fu tale, che per qualche istante chiuse gli occhi, poi riaprendolo, quella piccola formica ancora con lui parlava e gesticolava al prigioniero.

- Dici a me?
La formica:
- Si, proprio a te.
Il prigioniero:
- E cosa vuole la formichina da me?
La formica:
- Potevamo esser altrove, ma siam qui a farti compagnia. Sappiamo che sei buono e lo meriti.
Il prigioniero:
- Grazie mille, formichina mia bella,

Da quel giorno e per moltissimi ancora, fra il formicaio e il prigioniero si stabilì un vero rapporto di amicizia sincera e duratura.
Ogni giorno i soliti convenevoli, addirittura il povero prigioniero s'inchinava alla regina formica, la quale arrogante rispondeva con un gesto insignificante di zampetta. Ma la solita formichina operaia, e veramente operosa, infatti sgobbando a non finir, gli dedicava tutto il tempo che poteva. Anche se per questo sant'uomo spesso, era sufficiente guardarle nel loro serio operato. Un due, un due, senza mai sgarrare.
Venne u

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La Ballerina

C'era una volta...
In un antico borgo, proprio là dove sembra esserci un confine tra la realtà e il sogno, una ca­setta di pietra e mattoni, circondata da pini, banani, mandarini, limoni, chinotti, aranci...
La casetta era su due piani e vi abitavano due sorelle, sposate ma senza prole: la prima si chia­mava Miranda e stava al primo piano, la seconda che era anche la minore, stava al secondo piano e si chiamava Esterlita; al pian terreno c'era un bell'ampio forno, un tavolo di legno di quercia, quattro sedie, una vetrina a due ante, con tanti vasetti e boccettine che sembrava quella dello speziale. La stanza del forno era proprietà di entrambe le donne.
Miranda era molto laboriosa, orgoglio e vanto del marito: ella oltre a cucinare, spazzare la casa, fare i letti, amava principalmente spolverare e riassettare: non c'era angolo della casa in cui ella non ravvisasse un peluzzo, che, naturalmente, veniva buttato nella spazzatura.
A mezzogiorno, si svolgeva poi, il rito dei maccheroni. E appena l'orologio della torre scandiva il mezzodì, Miranda lasciava ogni cosa lì, ogni conversazione, ogni altra occupazione e accorre­va in cucina per versare la pasta nell'acqua in ebollizione.
Esterlita, amava anch'essa cucinare, spolverare, lavare, riassettare, però non prolungava i suoi lavori domestici, oltre il necessario e lasciava che una buona parte di tempo fosse da lei dedi­cato a incoraggiare le proprie propensioni artistiche: per questa ragione dipingeva e amava, in particolare, modellare l'argilla o altre paste modellanti: se non aveva a disposizione, il mate­riale più idoneo, ella ricorreva a farina, acqua, sale, zucchero, cera. Per il fatto che le cure di casa, trovavano concorrenza in altre occupazioni, Esterlita, si era guadagnata dal parentado, il titolo onorifico di: "Signora Scansafatiche".
Un bel giorno i genitori delle due sorelle, che avevano una casa vicina a quelle delle figlie, così parlarono alle proprie creature: «Figliole noi partiamo p

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La generosità

Era una bella giornata splendente, dove si sentiva il risveglio della primavera, con il profumo nell'aria della voglia di vivere, che aveva nel cuore Lucy. Era una dolce ragazza di circa 28 anni, gentile e premurosa, con capelli lunghi e azzurri naturali, un dolce sorriso e occhi raggianti. Si recava a scuola, come tutti i giorni, per andare a prendere Peter. Un bimbo di 6 anni, tranquillo e socievole, che aveva appena imparato a scrivere qualche parola e a contare. I suoi genitori erano molto impegnati, con il lavoro e così Lucy gli faceva da babysitter nel pomeriggio.
Dopo aver fatto merenda, decisero insieme di andare al parco giochi e Peter era contento, voleva tanto bene a Lucy, come alla sua mamma e al suo papà, per lui era una grande amica. Lucy cercava di insegnargli le cose più giuste e lo aiutava a crescere, non gli dava problemi perché era un bimbo abbastanza giudizioso, anche se ogni tanto veniva rimproverato, ma senza essere troppo severa, lui capiva che sbagliava e imparava.
Arrivarono al parco e Peter raggiunse subito i suoi amici che giocavano, mentre Lucy si sedette su una panchina e lo guardava per controllare se gli poteva succedere qualcosa. Allegramente giocava a nascondino, senza allontanarsi tanto, poi dondolava sull'altalena da solo o spinto dai suoi amici, qualcuno più grande e qualcuno della sua età.
Lucy notò che aveva fatto amicizia con una bella bambina, insieme sorridevano e scendevano dallo scivolo, guardò un secondo l'orologio e quando rialzò il viso, non c'era più. Gli sembrava impossibile che fosse scomparso in così pochi secondi, si avvicinò ai bambini per vedere bene, che non si fosse nascosto e lo chiamava, ma non aveva nessuna risposta. Provò ad allontanarsi per vedere se lo trovava, molto preoccupata e in un posto un po'isolato del parco. Sentì qualcuno che le tirava la maglietta delicatamente dicendo: "Sono qui Lucy, non mi vedi?" Lei sentiva la sua manina e la sua voce, ma non lo vedeva, era diventato invis

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   14 commenti     di: sara zucchetti


Tortelloni alla Pompeo

Non scappate, restate lì dove siete, non preoccupatevi, non sono io a prepararli, ma il nostro caro e simpaticissimo cuoco di sempre, nella sua solita cucina e con i suoi soliti amici.
La pentola e il cucchiaione di legno possono prender fiato, infatti devono aspettare la preparazione solenne della pasta fatta in casa.
Sul tavolo di lavoro tutti gli ingredienti aspettano in fila disciplinatamente.
Le due bambine, Katjuscia ed Alice aspettano ordini dal nonnino cuoco, che, come al solito, non mette mano in cucina, se prima non ingozza quel liquido rosso dallo Bacco inventato.
Poi su una spiana di legno, già un po' infarinata ci versa un kg circa di farina leggera tipo 00 extra, delle uova, quanto bastano, del sale e per colorare il tutto del peperone macinato rosso dolce.
Poi con le mani, lavandosele ancora una volta, poiché aveva toccato il famoso calice, fa l'impasto di una massa compatta e nello stesso tempo morbida di colore roseo.
Dividendola poi in pani eguali o quasi, con il mattarello, che non ebbe nemmeno il tempo di presentarsi, viene spianata ed infine tagliata a rombi.
Bisogna sapere che a questo punto, sul tavolo di lavoro già pronti erano: la carne bovina e suina, un tre etti e poco più nell'insieme, macinata finemente e passata in tegamino con dell'olio, la boccetta che il cuoco ha usato non ne indicava la qualità, il che lascia presupporre che, potrebbe trattarsi tanto di olio di girasole, quanto di olio di oliva o extravergine di oliva o altro.
Le bambine per il momento guardavano curiose, ma non è che ci capivano molto.
Comunque, questo macinato già passato fu pronto mescolato a ricotta di pecora e di mucca, con l'aggiunta di parmigiano, chiaramente quanto bastava per un soffice impasto, giusto a formare la massa necessaria all'uopo. Senza chiaramente dimenticare un paio di tuorli d'uova, sale, pepe e noce moscata per quanto basta.
Il nostro bravo cuoco con un misurino prendeva l'impasto e lo collocava nella parte superiore del ro

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L'angelo custode

C'era una volta una bambina bellissima, con i capelli color del sole, gli occhi color dell'erba fresca e le guance rosate e punteggiate come due fragole carnose.
Emma era spesso molto triste, perché la sua mamma non era mai a casa, doveva sempre lavorare e lei rimaneva a casa in compagnia della tata aspettando trepidante il momento in cui poteva finalmente correre incontro alla mamma che ritornava a casa.
Quel pomeriggio Emma era particolarmente giù di morale.. le veniva continuamente il magone e nemmeno la sua collezione speciale di magici cavallini del cuore riuscivano a farle tornare il sorriso.
Decise allora di uscire di nascosto e di fare una passeggiata nel bosco vicino a casa, tra le alte e robuste piante, l'erba verde, gli arbusti in fiore. Camminando, saltellava e canticchiava.. le era tornato il buon umore.
Ad un tratto lungo il suo cammino incontrò uno strano essere che le si fermò dinnanzi guardandola con due occhioni grandi e languidi. Le sembrava familiare.. il volto, il sorriso, l'espressione che aveva. "Chi sei?" chiese la piccola Emma, a metà tra lo stupore, l'ammirazione e lo spavento. L'essere si limitò a fissarla, in silenzio, senza proferire alcuna parola. Seguì un attimo lunghissimo di silenzio in cui entrambi rimasero fermi a fissarsi, scrutandosi a vicenda. Quello strano essere era bellissimo, circondato da una luce che lo rendeva aureo.
Non si dissero nulla, non si scambiarono parole, solo un lungo, intenso e carico sguardo.
Poi Emma ad un tratto si ritrovò nella sua cameretta, circondata dai suoi giocattoli, dalla sua collezione di magiki. E in lontananza senti la voce di mamma che urlava "sono a casa". Era tornata.

Emma non sapeva cosa era successo quel pomeriggio, e mai se lo riuscì a spiegare, non seppe mai chi fosse quell'essere, dove lo incontrò e se davvero lo incontrò.
Da quel giorno però Emma non si sentì mai più sola, non pianse più quando la mamma usciva per andare a lavoro. Si sentì sempre protetta, al

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia