C'era una volta un piccolo lupetto che viveva con la mamma nel bosco, il suo nome era Luppi.
Questo lupetto era un po' dispettoso e birichino con gli altri animali.
Una mattina si svegliò, il sole splendeva e lui si mise a tirare la coda alla volpe. Lei si arrabbiava, ogni volta, ma poi facevano pace.
Poi rubava le noccioline allo scoiattolo e anche lui si arrabbiava, ma lo perdonava.
La sua mamma lo sgridava ma lui non l'ascoltava,
"Devi fare il bravo, loro sono tuoi amici"!
"Va bene mamma, non farò più scherzi a nessuno".
Invece era una bugia, perché quando vide il cerbiatto che mangiava dell'erbetta, si nascose dietro l'albero e uscì all'improvviso spaventandolo, ma anche con lui riuscì a fare pace.
Un giorno, tutti gli animali del bosco erano veramente stanchi dei suoi scherzetti e così decisero di mandarlo via, sua mamma non era d'accordo, ma capì che così avrebbe imparato a fare il bravo.
Luppi se ne andò, aveva paura e si sentiva solo, ma appena uscì dal bosco incontrò una bella bambina. Il suo nome era Gabriela e aveva un vestito con il disegno della sua cars preferita, con i capelli mossi e gli occhi azzurri.
"Ciao cucciolino come ti chiami"?
"Ciao io sono Luppi"!
"Come mai sei qui tutto solo"?
"Perché sono stato dispettoso con i miei amici e loro mi hanno mandato via, non mi vogliono più!"
Luppi piangeva, e la bimba lo accarezzò dolcemente.
"Non preoccuparti non sei solo, ci sono io, vuoi diventare mio amico"?
"Certo! Grazie come sei gentile"!
"Però promettimi che non farai più dispetti a nessuno".
"Te lo prometto".
"Ora ti accompagno dai tuoi amici nel bosco, gli diremo che sei diventato buono e loro saranno contenti di vederti".
"Grazie!"
Si avviarono così verso il bosco e Luppi presentò la sua amica a tutti gli animali, che si avvicinavano intorno a lei ed erano felici.
La piccola Gabriela disse a loro che Luppi non avrebbe fatto mai più scherzi dispettosi e loro sorrisero mentre lui abbracciava la sua
In un bel giardino campagnolo, s' ergeva severa ed imponente una bellissima Magnolia, con fiori che parevano fiocchi di neve e stelle del firmamento messe insieme.
L' abitavano e ne facevano parte due spiritelli:
Fierino, che somigliava ad un farfallino, con la faccetta di bambino, dignitoso assai e carino.
Costantino, ancora più severo, anche se ad egli somigliante, ma non affatto carino nella sua perseveranza e cocciutaggine.
Nel guardare quei fiori, ognuno s' incantava, e qui, fra i due spiritelli, comincia la rivalità di chi è il merito di sì tal bellezza.
Fierino:
- Grazie a me, che ne ho avuto molta cura, che quei fiori oggi sono così bianchi e portentosi.
Costantino:
- Ma che dici! Tu che non hai mai pazienza, le dai un po' d' acqua o che so io, e subito scappi dalla tua amichetta qui vicino.
Fierino:
- Non mi piace il tuo atteggiamento, se tutti l' ammirano e grazie a me che la ispiro.
Costantino:
- Ma non farmi ridere! In che cosa tu la ispiri poi?
Fierino:
- Sono bello e leggiadro da un visetto bianchino con le guance belle rosee, ispirandosi a me, si sforza d' esser uguale e ci riesce.
Costantino:
- Ma guarda che sei un bel vanitoso e testardo!
Fierino:
- E no, il testardo sei tu.
L'intervento della Magnolia stessa, detta anche stellata, fa un po' azzittire questi due spiritelli:
- Su via, voi due fatela finita, siete entrambi della mia linfa e di tutto ciò che sono. Eppoi voi non mi date niente, nemmeno l' acqua, perché se non me la manda il cielo, con le sue nuvole nere e minacciose, c' è un buon cristiano in casa, che con un sistema moderno m' innaffia ogno volta che ho bisogno. Pelandroni! Vergognatevi tutti e due.
Hai trovato proprio Costantino a far dietro front, comincia con la sua stessa madre piante, e dice:
- Cara mia, io sono lo spiritello della tua bisnonna, non hai nulla quindi da insegnarmi.
La Magnolia:
- Ma sei veramente un grande maleducato. Non vedi come ci gu
FABULA FUNEBRE
Nel giorno d’ognissanti insieme ad un mio amico lettore
decidemmo di andare a trovare una comune amica
ammalata da qualche tempo, personaggio di tante favole
liete, lette in sere cupe e tempestose, ci recammo
così alle prime luci dell’alba alla magica stazione
delle corriere negromanti a prendere un mezzo
per recarci da lei.
Avvicinatomi timoroso sotto la pensilina della stazione
dissi un po’ impaurito all’ autista.
Scusi questa corriera conduce nel regno delle favole?
Si salga mi disse sorridendo invitandomi a salire
l’attendevamo impazienti.
Presto s’accomodi partiamo tra dieci minuti.
E quasi afferratomi con un braccio mi tirò su
nella colorata corriera.
Così intimorito contando l’ore, ascoltando il battito
del cuore tremante partiamo ordunque a trovare
la piccola fata ammalata del bosco dei sogni.
Porto con mè un sacchetto di dolci croccanti e saltimbocca
che a lei piacciono tanto, un canto d’un mattino felice,
un sogno d’un bimbo, la carezza d’una mano materna.
La corriera parte in orario giungiamo nei pressi del villaggio
delle fate quasi a mezzogiorno.
Lungo il viaggio attraversiamo il campo
dei magici fagioli e delle zucche sapienti, passiamo
poi attraverso un campo di papaveri canterini.
Ogni tanto qualche centauro ci supera
di corsa suonando un lungo corno forse annuncia
il nostro arrivo ci saluta felice nitrendo e ridendo
con la criniera al vento.
Rimango meravigliato non nascondo il mio stato d’animo
di vedere tanti esseri fantastici, personaggi d’un modo
magico creduto dai più irreale.
Il mio amico lettore esterrefatto ogni tanto mi scuote tirandomi la giacca indicandomi qualche nuova meraviglia.
Sono sconvolto e incantato anch’io, eppure son anni ormai
che vengo qui nelle paese delle fiabe.
Ogni volta c’è qualcosa di nuovo da vedere.
L’altro giorno ad un gigante gli sono caduto in
C’era una volta un uccellino di nome Angie che era talmente piccolo da non riuscire ancora a volare.
Per la maggior parte della giornata se ne stava tutto solo nel nido che, con tanta accuratezza gli avevano preparato la sua mamma e il suo papà, sempre in volo alla ricerca del cibo di cui Angie aveva bisogno per crescere.
Divenuta grande, Angie disse ai suoi genitori che era arrivato il momento per lei di imparare a volare, anche perché si era scocciata di guardare, da quel piccolo nido posto su di un albero, sempre e solo gli altri spiegarsi nell’immensità del cielo!
I genitori di Angie, stando sempre in giro a procacciarsi il cibo, erano molto preoccupati per la loro figlia… la quale nel cimentarsi da sola nei vari tentativi di volo, si sarebbe certamente potuta far male.
Loro poi, per mancanza di tempo, non sapevano come fare ad insegnarle l’arte del volo…
Un giorno Angie, mentre la sua mamma e il suo papà non c’erano, provò da sola a volare e durante l’esperimento, fece amicizia con Clara, un gabbiano buono, grande ed esperto di volo che agganciò Angie sulla sua ala mentre stava per cadere.
Per un bel po’ Angie volò sull’ala di Clara e giorno dopo giorno, dopo aver ben bene appreso l’arte del volo, , Angie imparò finalmente a volare!
Mamma Terry e papà Jhon, quando videro volare Angie scoppiarono in lacrime dalla gioia…perché finalmente anche lei sapeva volare!
Clara ed Angie diventarono amiche fino al punto di non poter fare a meno l’una dell’altra.
Il Gabbiano a cui Angie si era affezionata era una meravigliosa Stella del Cielo…e poichè lassù servivano delle stelle speciali come Clara, capaci con la loro luce di illuminare tutto il mondo intero, Clara decise di accettare l’incarico datogli dal Capo di tutte le stelle del firmamento.
Certo Angie, all’inizio si sentì tanto sola da non voler più fare amicizia con nessuno, ma poi si rese conto di essere molto fortunata ad aver incontrato una amica speciale co
Un giorno la luna, circondata da milioni di stelle che la invidiavano e milioni di occhi che la guardavano, cominciò a pensare, poi dopo un po' di tempo si sentì forte, abbastanza forte da voler brillare di luce proprioa, piano piano scomparve dagli occhi e dal cuore di chi le stava accanto e inizio anche ad avvertire freddo. I suoi pensieri tornarono indietro, a rileggere le vecchie pagine del libro dei ricordi è realizzò. Non sempre chi ti copre o cerca di starti vicino lo fa per opprimerti o surclassarti, no, lo fa per farti sorridere, proteggerti, riscaldarti. Non chiese scusa, ma non ce ne fù bisogno il sole torno ad irradiarla e riscaldarla e lei ritrovò la felicità e la stabilità. Finalmente con lei anche gli amori ritornarono a sbocciare, i cuori a gioiere e gli occhi a guardare di nuovo in alto.
Sul tavolo da lavoro, della solita cucina, ci sono tutti gli ingredienti per una novità assoluta del nostro gran cuoco, così nominato, come ben sapete, dagli utensili culinari stessi.
Le principessine, Alice e Paoletta, i veri tesori, che al cuor infonde immensa gioia al nonnino premuroso e gaio, essendo ormai più grandicelle e responsabili, si rendono ancora più utili in quest'impresa.
I difetti, se tali si possono definire del gran cuoco e nonnino al tempo stesso, li conosciamo tutti e quindi sorpassiamo.
Il plotone degli ingredienti sull' attenti, attende ordini.
Il tegame, orgoglioso e fiero di contenere la bolognese alla nonnino, che già conosciamo, impaziente si fa avanti, quando ancora non è il suo turno. Da una pentola piangente saltellano qua e là dei rettangoli di pasta verde e gialla, già pronta per l' occasione. Ma dietro front devono fare perché ancora non è arrivata l' ora loro.
Già tagliate a fette ci sono le melanzane, una di loro facendo un passo avanti e portando la mano alla fronte, premurosamente chiede:
- Il nostro turno è adesso?
Il nonnino:
- Dal momento che c' è la farina, le uova sbattute nel sale, pepe e noce moscata ed a fianco il pan grattugiato, penso proprio che tocca a voi mie belle.
Alice una ad una le passa prima nella farina, poi nelle uova ed infine nel pan grattugiato. Il nonnino le prende poi e li mette nella friggitrice, appena prese quel bel colore dorato le tira fuori e Paoletta le depone in una zuppiera.
Paoletta:
- Come si chiama questo piatto che stiamo facendo?
Il nonnino:
- Parmasagna!
Alice:
- Sono proprio curiosa di assaggiarla.
Il nonnino:
- Dal momento che metà lavoro ce lo siamo già fatto ieri sera, non ci vorrà molto oggi a completarlo.
Sul tavolo da lavoro ci sono già le uova sode tagliate a fette, insieme alla mozzarella di bufala tagliata a pezzettini e al parmigiano grattugiato. Il nonnino aprendo il frigorifero, che gli è vicino, scorge della pa
C'era una volta un maialino tutto rosa di nome Pulì, che viveva in una fattoria. Lui se ne stava tranquillo e in disparte, facendo attenzione ai suoi movimenti, perché gli piaceva essere pulito. I suoi fratellini si rotolavano nel fango, ma lui non lo sopportava. Era un po' schifiltoso e non gli facevano mai il bagnetto. Invidiava il cagnolino che ogni tanto lavavano nella vaschetta, e il gattino che si puliva leccandosi bene.
Una sera, mentre era sul ciglio della stalla, ammirava la luna e le stelle e pensava al profumo dei fiori, che avrebbe voluto sentire sul suo corpo. Notò un insetto, che volava intorno a lui e quando arrivò vicino ai suoi occhi, vide che era una piccola lucciola, con la luce che brillava come le stelle.
"Ciao, come ti chiami?"
"Pulì e tu?"
"Piacere io sono Lulù"
"Il piacere è mio Lulù, non sai quanto t'invidio, tu puoi volare e non ti sporchi come me."
"Oh no, ti sbagli, mi sporco anch'io. Sai quanta polvere c'è nell'aria, soprattutto se c'è il vento, che la solleva."
"Ho capito, sai a me non piace essere un maiale perché mi sento sempre sporco."
"Ma no! Non sentirti sporco. Ora ti racconto una storia. Un giorno apparve la Vergine Maria, madre di tutte le persone e anche degli animali, lei è buona e ci vuole molto bene. Quando è apparsa, ho visto una luce molto più potente della mia che mi ha fatto sorridere. Tutti gli animali che le andarono attorno, furono accarezzati con tenerezza e poi rivelò delle parole molto importanti."
"Dille anche a me per favore."
"Certo, lei ricordò a tutti l'amore del Signore e disse che se vuoi essere pulito, devi solo essere buono altrimenti ti sentirai sporco, per la colpa del male che commetti."
Pulì rimase un po'perplesso da queste parole, lo fecero riflettere un attimo e poi ascoltò ancora Lulù.
"Tu hai commesso qualche atto maligno e sei stato cattivo?"
"No, non penso, io voglio bene ai miei fratelli maialini e li tratto bene. Sono sempre gentile, anche con gli altri anim
Questa sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici
Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia