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Fiabe

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Pommes de terre à la française

Nel regno della cucina, che ben conosciamo, le due principessine, Alice e Paoletta, vogliono aiutare il nonnino, il nostro bravo cuoco brillo ma non troppo.
Da una grande finestra a vetri colorati, dei bellissimi raggi di sole penetrando accarezzano le chiome variopinte delle bambine, colpendo anche il tavolo di lavoro dove appaiono più in evidenza un mucchietto di patate, delle belle salsicce e delle uova.
Alice vorrebbe lavare le patate e senza sbucciarle metterle in pentola per poi bollirle. Ma nel prendere l' acqua dal rubinetto, essendo troppo piccola, scivola e cade, facendosi male ad un ginocchio che sanguina un poco. Interviene Paoletta lesta lesta e la disinfetta, provocando ad Alice, però, un pizzicore forte per via dell'alcol, ed una delle sue lacrimucce cade sopra uno spiritello appartenente ad un dei tanti globuli rossi, inondandolo letteralmente.

Lo spiritello:

- Fai attenzione figliola mia, quasi quasi mi affogavi.

Alice:

- Scusami, ma chi sei? Dove sei?

Lo spiritello:

- Sono proprio qui, dentro la ferita e sono uno spiritello, appartengo ad un globulo rosso.

Alice:

- Sei solo?

Lo spiritello:

- Macché, oltre ai globuli rossi e sono tanti, tantissimi, ci sono anche i globuli bianchi, ed io infatti sono fidanzato proprio con uno spiritello femmina di un globulo bianco, nostro vicino, ed inoltre ci sono anche le piastrine che non stanno mai ferme.

Paoletta non si accorge di nulla, sa solo che la cuginetta non piange più e lascia fare.

Alice: (rivolta sempre allo spiritello)

- Siete dunque esseri viventi?

Lo spiritello:

- Si!

Alice:

- Quindi come noi un giorno morirete?

Lo spiritello:

- Forse non sono stato chiaro nella risposta di prima, noi spiritelli eravamo esseri viventi ma non lo siamo più, quindi non possiamo di nuovo morire, gli altri si. Pensa che i globuli rossi vanno a morire in massa in un cimitero apposta per loro, che si chiama milza.

A questo punto però Paoletta gli fasc

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Nascosto nel bosco

Belle quelle duglasie spolverate di neve, spettrali figure notturne poco parche a far vivere un sottobosco divenuto sterile, ma ottima via per gli spostamenti di Bobbetto, il più anziano e saggio gnomo della comunita'.
In inverno inoltrato era l'unico che si appostava a lato della finestra della cucina, e solo quando vedeva che era illuminata si avvicinava con circospezione; una notte freddissima decisi di lasciarla socchiusa.
Scopri' la presenza degli gnomi notando delle piccole orme sul davanzale, e per confermre la loro presenza piazzai una telecamerina sopra la finestra, e scopri' il loro fantastico mondo. Quella notte lasciai anche sul tavolo di cucina un pezzetto di pane nero e un po' di finocchiona, in un ditale da cucito versai del buon chianti.
Fu una notte di bagordi, e ripetei l'esperimento la notte successiva, ma la festa fu guastata da un topastro, il vero terrore dei miei amici gnomi.
Ho cercato di contattare Peppino Santucci, ma ho saputo che e' morto in una esplosione...

   1 commenti     di: Isaia Kwick


Cappuccetto Rosso: la Vera Storia

Tanto tempo fa, in un bosco ai bordi di un piccolo paese, viveva un lupo di nome Bartolomeo. Bartolomeo era talmente grosso e nero e aveva denti così aguzzi e acuminati che tutti lo chiamavano "Mangia-uomini" e nessuno voleva parlare con lui. In particolare il cacciatore che cercava in tutti i modi di ucciderlo.
Ma Bartolomeo in realtà era un lupo di indole buona, vegetariano per scelta, non aveva mai ucciso nessun animale, tanto che tutti gli abitanti del bosco erano diventati suoi amici.
Pacifico per natura, non riusciva a sopportare l'idea di non essere accettato dagli esseri umani, perciò cercava ogni occasione per fare amicizia con loro.

Un giorno, mentre passeggiava per il bosco, incontrò Cappuccetto Rosso. La bambina non sapeva che il lupo era considerato cattivo, perciò non ne aveva paura e si fermò a parlare con lui.
"Buon giorno Cappuccetto Rosso", disse Bartolomeo.
"Buon giorno a te", rispose la bambina.
"Dove vai Cappuccetto Rosso, così presto di mattina?"
"Vado dalla nonna."
"Cosa porti nascosto sotto il grembiulino?"
"Vino e torta. È fresca. L'abbiamo cotta proprio ieri sera, così la nonna che è debole e malata si rinforzerà."
"Dove sta la tua nonna?"
"A un quarto d'ora da qui, nel bosco; proprio sotto le tre querce, là c'è la sua casetta e lì vicino c'è un gran cespuglio di noccioli, hai capito dove?"
"Sì certo, è un bellissimo posto"
Mentre diceva quelle parole Bartolomeo si ricordò che la strada che portava dalla nonna era proprio quella dove aveva visto aggirarsi il cacciatore malvagio. Doveva impedire alla bambina di fare quella strada, il cacciatore era tremendamente pericoloso, ma non voleva certo spaventarla. Come poteva fare? Doveva convincerla a cambiare strada senza rivelarle il perché.
"Ma come sei tutta seria Cappuccetto Rosso? non vedi come sono belli i fiori e gli uccellini?" continuò.
Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e vide i raggi di sole che filtravano danzando attraverso gli alberi.
"Hai

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Sognare non costa nulla

"Colui che tutto può" un giorno decise di creare un Posto speciale, un Luogo dove protagonista fosse stata "la gioia di vivere".

Prese una perla, chiuse gli occhi, e dall'avamposto più alto del Creato la lasciò cadere nell'Universo.

Fra le miriadi di corpi celesti quel gioiello cadde sul pianeta Terra in un posto talmente arido, dove deserto e sabbia ricoprivano quella zona inospitale popolata soltanto da scorpioni e sassi.

Appena toccato il suolo, quella capsula paradisiaca, trasformò la sabbia ed il deserto in una flora ed in una fauna incredibilmente originali nella loro bellezza e forma. Sparirono ogni tipo di "striscianti" e il loro posto fu occupato da innumerevoli funghi e fiori d'ogni tipo, profumo e colore.

Un lago argentato posizionato al centro di quell'Eden terreno aveva la particolarità di emanare acque tiepide di'inverno e fresche nei giorni d'estate che dava una nota di originalità e di bellezza ad un paesaggio circondato da piante meravigliose che facevano da corollario al tutto.

"Colui che tutto può" guardò quella magnificenza e rimase soddisfatto del mutamento. Poi mise a protezione di quel Posto una montagna ed un fiume invalicabili.

Solo ad anime col cuore rivolto al servizio del prossimo e alla bontà sarebbe stato concesso di oltrepassarli.

Benedì dunque il luogo e decise di farne dimora per tutti coloro che amassero il bene.







Quel "Posto" è il nostro cuore.

   31 commenti     di: Bruno Briasco


L'altalena giramondo

C'era una volta una bimba vivace, ribelle e un poco monella, forse molto monella. Non faceva del male a nessuno, ma non le piaceva ubbidire. Diceva a tutti quel che pensava e non era furba. Un giorno una strega cattiva, invidiosa del suo coraggio, decise di farle un dispetto. E le rubò il tempo. La bimba non sapeva più come fare, senza ormai poter riconoscere i secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi e poi gli anni. Non poteva nemmeno più crescere, priva del tempo. Tutto era un fluire continuo, senza distinzione di istanti. Un vortice che l'avvolgeva e che gli altri non riuscivano a vedere né a capire, e pensavano che fosse una bambina sempre più monella, precipitosa e avventata. E la rimproveravano sempre. Ma proprio sempre. Solo lei sapeva che non era così. Solo lei sapeva che la colpa era tutta della brutta strega cattiva, invidiosa e gelosa che lei diventasse una donna. La piccola bimba perse così la sua allegria e divenne triste e solitaria. Nessuno avrebbe mai potuto sapere che cosa le era veramente successo. E se anche lo avesse raccontato a qualcuno, nessuno le avrebbe creduto. Un giorno che si era proprio stufata, decise di andarsene in un bosco lontano lontano e di vivere sola e soltanto con la sua fervida fantasia. Scelse un luogo inaccessibile e impervio, per essere sicura che nessuno avrebbe mai potuto raggiungerla. Si costruì una capanna di frasche e di foglie e incominciò una nuova vita, di cui si sentiva davvero finalmente di nuovo felice. Le piaceva inventarsi le storie e raccontarle ai folletti del bosco che l'ascoltavano attenti e non le chiedevano il tempo, che lei aveva perduto. Nella sua immaginazione creava tutto quello che nel bosco non c'era e il tempo non serviva proprio a nulla. Così ritrovò il sorriso e la sua spensieratezza.
Un giorno, mentre raccoglieva bacche e frutti di bosco, vide in fondo al sentiero un'altalena bellissima pendere dal ramo di un albero. Si ricordò allora e improvvisamente dei suoi giochi di bimba

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   0 commenti     di: Adriana Saja


L'Isola Misteriosa

S'imbarcò per non soffrire più alla volta di un nuovo mondo da scoprire.
S'imbarcò su una piccola - forse troppo - piccola nave;
negli occhi lucidi solo voglia di morire per il suo amore perduto perché lui nulla aveva oltre al suo amore. E per lei, che amava se stessa più di ogni altra cosa, non era abbastanza.
La nave affondò, ma lui, trasportato dalle onde, si risvegliò dinanzi ad un paesaggio senza eguali.
Dall'alto di una rupe, una cascata di diamanti, tintinnando sulla roccia, tuffava il suo splendore in uno specchio di acqua dorata.
Si disse: - Son pazzo, oibò! Il dolore mi ha fuso il motore della ragione!
E, voltandosi verso il mare, richiamato da uno strano suono, vide, oh si, vi dico che lo vide...! Credetemi!
Insomma, vide che l'onda che lo aveva trasportato, altro non era che oro fuso. A riprova di ciò, sul suo corpo, una patina dorata brillava al sole... Oro? Si, era proprio oro!
Sto sognando, perbacco! Qualcuno mi svegli! - Cominciò ad urlare e si ritrovò a chiamare il suo amore: "Elena, Elena!"
Ma Elena non poteva rispondere perché era troppo lontana. Si sdraiò su quella sabbia dorata e sprofondò in un sonno ristoratore.
All'improvviso aprì gli occhi e vide davanti a sé una donna bellissima.
-Chi sei? - Le chiese
-Sono colei che ti salverà!
-Come ti permetti? Io amo un'altra donna e, adesso che sono ricco, posso tornare a riprendermela!
-Tu sei libero di andare, tanto so che tornerai!
-Ma si può sapere chi sei?
-Sono la custode dell'isola e vivo qui da oltre due secoli.
-Allora tu sei ricchissima!
Rise di gusto la donna a questa osservazione così ingenua.
-Certo che lo sono!
-Tu... tu puoi avere diamanti e oro e tante cose ancora e...
-No - lo interruppe - non è per questo che sono ricca...
-Ma... come.. tu..
-Tutto ciò che vedi è solo apparenza.
-Ma oro... diamanti.. potrei regalare un anello alla mia fidanzata e lei... oh si.. lei mi amerebbe per tutta la vita!
Sorrise la giovane donna: - Oh no, non l

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Il mondo di Teo

Quel mattino faceva molto freddo. Era un mattino di fine gennaio e nel paesino di Binoruk, di
neve, quell'anno ne era scesa tanta.
Gli abitanti camminavano per le strade infreddoliti. Avevano fretta di tornare nelle loro
case calde.
Teo fu svegliato dalla voce della mamma, che lo esortava a fare presto ad alzarsi.
Doveva andare a scuola. Se non faceca presto, sarebbe arrivato tardi e il maestro si
sarebbe arrabbiato. Teo si stiracchiò e pensò anzi borbottò:’’ già a scuola’’! Quel giorno,
non aveva nessuna voglia di trascorrerlo seduto nel banco di scuola. Non aveva voglia di
sentire le voci chiassose dei suoi compagni. Tantomeno di udire quella del sig. Greg, che si
stizziva ogni qualvolta, qualcuno di loro secondo lui, non stava attento alla lezione.
"Ehi bambini, sveglia! Non andate a spasso con la mente per i boschi e la brughiera.
Potreste avere delle brutte sorprese!’’ ‘’La lezione è qui! ‘’
Con un salto Teo fu giù dal letto, Si vestì in fretta, si lavò con due dita gli occhi e si presentò
bello che pronto dalla mamma a colazione, Prima di uscire, baciò la madre sulla guancia, prese
il berretto la sciarpa e la sacca coi libri. Per arrivare a scuola, doveva passare attraverso una
macchia di alberi così fitti, che era meglio non attardarsi fino a buio, perchè sicuramente ci si
sarebbe perduti., Correva voce che in quella zona, di notte si radunassero strani abitanti. Se
qualcuno si perdeva, veniva sicuramente rapito,
Teo aveva otto anni, e riteneva di essere ormai grande.
Decise che non sarebbe andato a scuola. Quel giorno avrebbe aspettato nascosto nel
bosco la notte.
Voleva rendersi conto se ciò che si diceva in paese, era veritiero..
Mentre percorreva il sentiero che portava alla macchia, gli sembrò che qualcuno lo.
osservasse.
Trovò un tronco, vi si sedette, dopo aver spazzato via la neve. Faceva così freddo, che
anche gli orsi restavano rintanati.
Aprì la sacca, e tirò fuori un gro

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia