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Fiabe

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Marco e il nonno Ugo

Ieri Marco e il nonno Ugo, tifosi della Juventus, sono andati a vedere in uno stadio lontano da casa la partita Juventus - chievo Verona. All'andata hanno usato la cartina ma quando sono arrivati allo stadio l'avevano persa. La partita è finita 3 a 0 per la Juventus, con loro grande gioia. Però il ritorno a casa non è stato così facile. Aveva cercato di ricordare la strada del ritorno ma non c'erano riusciti. Migravano per molte strade senza trovare quella giusta. Marco infine ricordò che la loro casa era a nord e guardando la posizione del sole capì che stavano andando a sud, quindi facendo una inversione a u ritrovarono la strada d ritorno. Appena suonarono al citofono tutti si rallegrarono. Marco e il nonno Ugo felici di essere tornati a casa raccontarono agli altri come era finita la partita e tutti scesero come fulmini con una palla di gomma a giocare a calcio.

   3 commenti     di: Andrea Raineri


Il ritorno del cuoco

La cucina, che ben conosciamo è animata soltanto dagli utensili, ormai disoccupati. I piatti e le pentole sbuffano dalla noia. Il bel cucchiaione grattandosi la pancetta sbadiglia a tutte le ore. Il tavolo da lavoro è sgombro, solo un po' di farina annerita dal tempo.
Regna il buio ed il silenzio; quanto squallore per una cucina così festosa ed allegra ai tempi di Katjuscia, Alice ed il cuoco, sempre brillo ma non troppo.
Ad un certo punto si sente un giro di chiavi nella toppa della serratura, la maniglia interna, avvertita da quella esterna, grida a squarciagola:

- Il cuoco, il nostro cuoco è ritornato.

Gli astanti tutti:

- Evviva! Viva il nostro cuoco!

Il cucchiaione smettendo di sbadigliare e di grattarsi cominciò a cantare e danzare, a lui si unirono tutti gli altri. Il cuoco avvicinandosi al tavolo di lavoro li salutò alla maniera militare, richiamandoli all'ordine. Poi pulendo il tavolo ci mise sopra la spesa appena fatta. Sfilarono così come in un defilé: Sale , farina doppio zero, uova, pepe, noce moscata, carne macinata mista e cioè di suino e bovino, parmigiano, groviera, ricotta mista, passato di pomodoro, olio extra vergine d'oliva toscano. Tenendosi in mano quella famosa fiaschetta di vino rosso ed un calice appena comprato.
Il cuoco rivolgendosi a quelli che definiva suoi sudditi e servitori, soddisfatto disse:

- Signori miei, penso che per fare un po' di cannelloni casalinghi c' è davvero tutto, che ne dite?

Tutti annuirono e quindi aggiunse:

- Però devo prima lavarvi, visto che non siete stati usati per moltissimo tempo.

Ma prima di mettersi all'opera versa del vino nel calice, ma prima di portarlo alla bocca si rivolge al cucchiaione, che lo aveva guardato in un certo modo, dicendo:

- Eh si, caro cucchiaione mio, il medico mi ha detto che devo diventare astemio, se ci tengo alla vita, perché ho la cirrosi epatica.

Il cucchiaione:

- A principà, ma che si diventato arabo? Non ti capisco proprio, che

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Il prato verdesmeraldo

Un giorno un corvo dopo aver giocato a rincorrere le nubi, si era sentito molto stanco ed era andato a riposarsi su un quarto di luna. Siccome era bene educato, per sdebitarsi del fastidio che dava, aveva cominciato a raccogliere i raggi di luna in lunghe trecce argentee.
-Sei molto gentile- gli disse la luna " e per ricambiare la tua gentilezza voglio raccontarti una storia.
-Grazie- rispose il corvo e, sempre intrecciando i sottili fili luminosi, si mise ad ascoltare.
-Oltre la fine del tempo e dello spazio- inziò a raccontare la luna "viveva felice una piccola topolina di nome Topina. Era venuta al mondo da poco e conosceva solo il posto dove era nata. Quel luogo le piaceva: lo annusava, lo tastava col musetto; credeva che quello fosse tutto ciò che esisteva. Poi Topina diventò un po' più grande e si accorse che quel suo mondo non era tutto il mondo e che viveva in una gabbia. A dir la verità era una gabbia molto buona e comprensiva: le procurava il cibo, le faceva tanti bei regali, accontentando ogni suo desiderio; ma ad ogni pezzettino di formaggio, ad ogni nuovo dono le inferriate della gabbia diventavano sempre più grosse e numerose.
La piccola topolina si sentì soffocare, si disperò e desiderò fuggire da quel luogo; ma l'impresa era impossibile: non solo le sbarre erano robuste e fittissime, ma lei, che pure voleva andarsene, non aveva mai potuto guardare oltre le inferriate.
La gabbia si accorse della sua pena e le disse "Non disperarti piccola Topina, mangia e godi di quel che qui ti viene dato. Arriverà il tempo in cui la porta si aprirà, fino ad allora devi premettere che non tenterai di uscire. Solo così, poi, potrai essere felice".
Topina ubbidì a malincuore: pensava a cosa avrebbe potuto esserci fuori dalla gabbia; anche se non aveva mai visto niente oltre le sbarre che la imprigionavano, il vento, che era suo amico, le aveva portato notizie di prati, boschi, ruscelli, farfalle, fiori e di tutte quelle cose che fanno felice un

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   3 commenti     di: Ivano Boceda


FABULA FUNEBRE

FABULA FUNEBRE



Nel giorno d’ognissanti insieme ad un mio amico lettore
decidemmo di andare a trovare una comune amica
ammalata da qualche tempo, personaggio di tante favole
liete, lette in sere cupe e tempestose, ci recammo
così alle prime luci dell’alba alla magica stazione
delle corriere negromanti a prendere un mezzo
per recarci da lei.
Avvicinatomi timoroso sotto la pensilina della stazione
dissi un po’ impaurito all’ autista.
Scusi questa corriera conduce nel regno delle favole?
Si salga mi disse sorridendo invitandomi a salire
l’attendevamo impazienti.
Presto s’accomodi partiamo tra dieci minuti.
E quasi afferratomi con un braccio mi tirò su
nella colorata corriera.
Così intimorito contando l’ore, ascoltando il battito
del cuore tremante partiamo ordunque a trovare
la piccola fata ammalata del bosco dei sogni.
Porto con mè un sacchetto di dolci croccanti e saltimbocca
che a lei piacciono tanto, un canto d’un mattino felice,
un sogno d’un bimbo, la carezza d’una mano materna.
La corriera parte in orario giungiamo nei pressi del villaggio
delle fate quasi a mezzogiorno.
Lungo il viaggio attraversiamo il campo
dei magici fagioli e delle zucche sapienti, passiamo
poi attraverso un campo di papaveri canterini.
Ogni tanto qualche centauro ci supera
di corsa suonando un lungo corno forse annuncia
il nostro arrivo ci saluta felice nitrendo e ridendo
con la criniera al vento.
Rimango meravigliato non nascondo il mio stato d’animo
di vedere tanti esseri fantastici, personaggi d’un modo
magico creduto dai più irreale.
Il mio amico lettore esterrefatto ogni tanto mi scuote tirandomi la giacca indicandomi qualche nuova meraviglia.
Sono sconvolto e incantato anch’io, eppure son anni ormai
che vengo qui nelle paese delle fiabe.
Ogni volta c’è qualcosa di nuovo da vedere.
L’altro giorno ad un gigante gli sono caduto in

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La libellula Libe



L'anello della giovinezza

Diversi secoli fa, in una regione imprecisata esisteva un piccolo regno governato da una giovane principessa chiamata Anya, una bella ragazza con lunghi e ricciuti capelli rossi, occhi verdi, alta statura e labbra polpose e rosse come il melograno. Il re suo padre chiamato Basiron II era morto difendendo il regno da un'invasione quando lei era una bambina, così la piccola era cresciuta con la madre e la nonna paterna che la avevano preparata al suo difficile destino di reggente. Poi anche la madre era morta di morte improvvisa, e la nonna a causa di una brutta caduta. La principessa era così salita al trono e benchè fosse molto giovane riusciva a governare bene per gli insegnamenti ricevuti. Adesso però la principessa doveva trovare un partito per ricostituire la famiglia regale e fornire un erede al trono, così cominciò ad esaminare le attenzioni di vari pretendenti che passavano dal suo castello, finchè non giunse un giovane barone appartenente ad un regno confinante di nome Aldiron. Aveva occhi blu, folti capelli biondi, fisico forte e alto; aveva l'esperienza e le abilità di un signore della guerra "infatti il padre aveva condotto molte battaglie" ma aveva un carattere mite e gentile tendente agli scherzi e al gioco. Queste qualità fecero colpo su Anya che quindi scelse lui. Fu celebrato un sontuoso fidanzamento che rallegrò tutti i sudditi. Ma una minaccia incombeva sul regno, infatti ai suoi confini viveva una vecchia e terribile strega chiamata Solima. Costei era in realtà imparentata con gli antenati di Anya e secoli fa era stata un principessa bella e buona come lei, innamorata di un cavaliere della sua guardia reale che pareva amarla alla follia. In realtà il bellissimo giovane era malvagio e aveva deciso di sposare la bella sovrana per avere le redini del regno, al momento opportuno la avrebbe uccisa e si sarebbe unito alla donna che amava davvero. Tre settimane dopo le nozze uccise la sposa con un pugnale rubato ad uno stregone e fece dar

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Chicco e la fattoria 3/3

Chicco era rimasto appena fuori dalla stalla, da quando un fumante Tommaso l'aveva con un balzo sorvolato e graziato. Paralizzato nell'immaginare l'orrenda fine che avrebbe potuto essere il finire tra le grinfie del suo acerrimo predatore prima, e dall'incredulità d'essere scampato alla fatale cattura poi. Aveva fatto appena in tempo a riprendere fiato, riordinare le idee e capire che l'attesa nella sua situazione era un lusso che non poteva concedersi, quando vide ancora una volta Tommaso correre, lanciato verso la casa con lunghi balzi che sollevavano leggere nuvolette di polvere.
Incuriosito, e determinato ad azzardare un po' ritardando il nascondersi pur di capire gli strani comportamenti del gatto, s'avvicinò al portone della stalla e, da sotto, sbirciò oltre.
Uno sguardo e tutto fu chiaro.
Lasciò da parte qualsiasi sensazione d'orrore, paura o terrore che la scena dell'incendio causò nella sua mente, si volse e rincorse Tommaso, senza pensare ad altro se non aiutarlo a salvare gli animali intrappolati nel rogo.

Chicco raggiunse Tommaso mentre stava miagolando disperato sul davanzale della finestra da cui poco prima entrambi erano usciti; la moglie di Giorgione però l'aveva chiusa subito dopo definitivamente per scongiurare un possibile rientro del topo o del gatto bruciacchiato.
Tommaso miagolava più che poteva appoggiando le zampe anteriori al vetro per farsi notare dall'interno; gli sarebbe bastato che Giorgione aprisse la finestra o la porta affinché, udendo il lamento degli animali in stalla, potesse accorrere a spegnere l'incendio. Ma i due contadini, ormai seduti a tavola a pranzare, non prestavano la benché minima attenzione al gatto, anzi il contadino inveiva contro di lui con frasi poco lusinghiere come: " ... se hai fame prendi quel topo e guadagnati il pane... è inutile che miagoli! I buoni-a-nulla non meritano di mangiare o stare in casa...".

Chicco si mise al fianco di Tommaso che lo guardò con occhi lucidi

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   2 commenti     di: Nico Schibuola



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia