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Racconti gialli

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Sushi to die

La pioggia batteva sul parabrezza dell'auto.
Il vetro bagnato aveva l'aspetto degli occhi lucidi di chi trattiene il pianto. Ricordai gli acquazzoni a Yantai.
È una regione estremamente monsonica, e si conta che all'anno cadano circa seicentocinquantadue millimetri di pioggia.
Qiang amava la pioggia. Io no. Avevo paura del rumore dei tuoni.
Poi una sera mi aveva fatto affacciare alla finestra, insieme a lui. Mi aveva fatto notare meglio che i i lampi erano niente altro che luce, e che la luce non annunciava mai qualcosa di brutto e di pauroso, perchè la luce era il bene. E allora mi aveva affascinato il modo alternativo di come riusciva a vedere il collegamento fra lampi e tuoni.
L'arrivo di Qiang mi distolse da quei ricordi tanto belli quanto fasulli. Del bambino che era non aveva conservato niente, non c'era rimasto più nulla. La morte di papà lo aveva come resettato, e lui non aveva mai più voluto saperne di essere ripristinato.
Lo vidi avanzare nella notte indossare abiti scuri.
Uscii dall'auto e attraversai la strada sotto la pioggia battente, rumorosa a contatto col chiodo di pelle.
Qiang svoltò nel vicolo ed io lo imitai.
"Federale o poliziotto è la stessa cosa", udii la sua voce nell'ombra.
Venne avanti, si mostrò alla fioca luce dei lampioni. "Dove andremo a finire se le Accademie non sono neanche più in grado di insegnare un pedinamento come si deve, dico io."
Faccia tosta. E senza cuore. "Puoi ancora pentirti e consegnarti alla giustizia."
"Alla giustizia?", sorrise di scherno. "Ma dici sul serio?"
"Scapperai per il resto della tua vita?"
"Io non scappo, Chan, Io cammino, e anche molto tranquillamente."
"Già, perchè adesso ti temono. Ti fa sentire molto forte, non è vero?"
Mi sorrise.
"Perchè non ti costituisci? Avresti il mio aiuto e la protezione della polizia", tentai a quel punto.
Qiang allora controllò l'orologio al polso. "Molto interessante, sorellina, ma non posso restare ad ascoltarti. Ho molto da fare", dis

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   0 commenti     di: Bobby P. Storm


Affetto pericoloso - Parte terza e ultima

Alle due e mezza di un mattino, Lullaby scese le scale e raggiunse la cucina avvolta dal silenzio dell'abitazione.
Si diresse verso l'armadietto, recuperò un bicchiere e lo riempì d'acqua. Stava tornando in camera quando una voce la raggiunse.
"Tuo padre voleva chiamarti Fede."
Lullaby si voltò e nel buio della stanza e la luce della Luna, riuscì a mettere a fuoco l'immagine.
"Mamma, che ci fai qui a quest'ora?"
La donna rimase silenziosa, e Lullaby prese posto di fianco a lei.
"Allora?", domandò nuovamente.
"Tuo padre voleva chiamarti Fede, ma io avevo optato per Libera per via del movimento delle femministe di cui avevo fatto parte negli anni delle proteste giovanili."
Lullaby sorrise.
"Poi quando Ivan ti ha vista piangere durante la proiezione di un film sulla guerra degli anni venti, ti ha soprannominata Lullaby, e ti è rimasto. Era il nome dell'attrice protagonista."
Fece una pausa.
"Lullaby", ripeté la madre come se fosse la prima volta che udiva quel nome.
"Avevi solo cinque anni."
Lull sorrise di nuovo.
"Perché l'hai fatto?", domandò d'un tratto la donna.
La ragazza scosse il capo.
"A cosa ti riferisci?"
Allora lentamente la donna tirò fuori della tasca, un fazzoletto con le iniziali D. M.
"Lo riconosci?"
Lullaby lo fissò. Poi annuì.
"Sì, è un fazzoletto."
"Non è un fazzoletto qualunque."
Fece una pausa. Poi continuò.
"M. D.", disse sfiorando con le dita le iniziali. "Daniela Mavera."
Dopo qualche attimo Lull annuì.
"L'avrà dimenticato l'ultima volta che è stata qui."
La donna sospirò.
"Lo so che cosa hai fatto, Lullaby."
La figlia si toccò l'interno della bocca con la lingua, e rimase con quella smorfia fino a che si appoggiò allo schienale della sedia.
"Dovevo farlo", si decise a dire dopo un po'.
"No, non dovevi", controbatté prontamente.
Poi di scatto si protese in avanti verso il viso di sua madre.
"Quella lì tradiva Ivan, e si era mess

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   2 commenti     di: Roberta P.


Doppio intrigo per Norman Parker

Misterioso decesso durante il concerto di apertura della stagione di musica lirica tenuto ieri al Royal Opera House. La famosa soprano francese Yvette Bourgueis aveva concluso brillantemente la prima parte della sua esibizione e si accingeva a ringraziare il pubblico per la moltitudine di omaggi floreali che continuavano a giungere sul palco accompagnati da calorosi applausi. La vedette aveva attirato, nel famoso teatro della zona di Covent Garden, un enorme numero di spettatori che aveva fatto registrare il tutto esaurito. L’intervento degli uomini della polizia è stato tempestivo ma non è riuscito a stabilire la causa di una morte tanto improvvisa quanto inaspettata.
Tutto farebbe pensare ad una paralisi cardiaca ma coloro che la conoscevano escludono l’ipotesi in quanto la donna era sanissima sotto questo aspetto; qualcuno, invece, ipotizza che potrebbe trattarsi di omicidio ma non è stata ritrovata alcuna traccia utile ad avvalorare tale tesi. Sul corpo della sventurata non è stata rinvenuta alcuna ferita ne altri segni che possano indurre a pensare ad un omicidio. Il cadavere, pertanto è stato affidato all’esame del Coroner da cui si attende un responso definitivo. Pertanto tutto sembra coperto dal massimo riserbo mentre il caso si avvolge in una coltre di mistero. Secondo voci non ufficiali, le indagini del caso sarebbero state affidate all’ispettore Norman Parker della sezione omicidi di Scotland Yard, noto per aver già risolto brillantemente altri complicati casi avvenuti nella nostra città .
Così si leggeva alle prime pagine del Times e del Daily News usciti la mattina di…
lunedì 21 febbraio 1937.

Era una mattina talmente grigia ed uggiosa che sembrava scoraggiare la gente dall’uscire dalle proprie case. La neve accumulatasi nei giorni precedenti si stava sciogliendo a causa di una pioggia frustante che, contro ogni possibile previsione, aveva preso il posto dei candidi fiocchi creando sul selciato una fanghiglia gelida ed in

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Pulp-eggiando il Giallo, cap. 1

Ore 5. 00 In Fellatio-city


-Ehi, pensi davvero che possa aiutarmi? Son disperata. Non riesco più a vivere... cioè, è una situazione davvero molto delicata.
-Tranquilla. È il migliore nel settore dell'investigazione privata e, se pagato bene, risolve anche i casi più strambi. È anche uno psicologo, mi sembra. Una volta nonna aveva problemi con un demone che le infilava il mattarello su per il retto. Bè, cara mia ora non si fa più vedere!-
-L'importante è che non mi prenda per pazza. Ho già una nominata orrenda con tutti i dottori e psicologi della città.
-Vai tranquilla. Parlane con lui. Fidati di me. Ma dimmi, come mai il tuo caso è così contorto?!
-Don Giorgio. Ti ricordi di lui?
-Certo che si. È morto tipo 10 anni fa. Era il parroco del S. Durazzo. Quindi? Cosa c'entra?!
-Ecco... riesce a possedermi... nel sonno.
-Ahahaha ma non dir cazzate, su!!!! Vuoi farmi credere che il fantasma di Don Giorgio ti molesta nel sonno?!
-Ecco, vedi? Ha parlato quello della nonna inculata dal mattarello! Ah, speriamo sia bravo sto tizio.


Ore 7. 00
Alan si era appena svegliato, era in mutande, e stava consumando la sua solita colazione: una caffettiera intera e tre sigarette. Ad un certo punto sentì bussare alla porta.
-Buongiorno.
-Salve... scusi lo stato pietoso in cui mi trovo. Entri pure, e si accomodi sul divano.
Il divano di Alan era sudicio, scucito e puzzolente. Ma a lui piaceva. Era stato tana di grandi battaglie quel divano. Era li che aveva avuto lo scontro finale con la grassona dell'Autogrill. Ed era lì che aveva concepito Greg, suo figlio ed aiutante. Sempre sul medesimo divano era solito leggere riviste porno e romanzi Horror, e star stravaccato a guardare la Tv. Ma torniamo alla nostra storia..
-Allora, chi le ha dato il mio indirizzo miss..
-Alice. Alice Marchetti. E il suo indirizzo mi è stato dato da Harry Hellis.
-A si, ricordo il caso di sua nonna.. poveretta, situazione davvero spiacevole. Pensi che non ha cagato per

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Penny è volata dal tetto. (Cap 1)

Cap 1.
Fuori.
Freddo.
Cazzo se fa freddo ‘sta sera.
Le macchine passano con violenza. I semafori si colmano e si svuotano di bare metalliche piene di fretta, come clessidre continuamente rigirate.
Fari illuminano squarci di notte davanti alla stazione.
Cazzo se fa freddo.
Le strade sono invase da una nebbia squallida che sale dal fiume.
La via dello shopping di natale sbocca in faccia alla stazione. Coppie, a decine, arrivano, girano di boa cambiando marciapiede e ritornano verso il centro illuminato e festoso, concedendo un unico sguardo preoccupato alla stazione e alle ombre che si aggirano nei suoi pressi.
La stazione è una triste, bella dama, incappottata da impalcature metalliche e teloni, che pubblicizzano la nuova millaccessoriata utilitaria del momento, a guardarla sembra una ferrari, a guidarla probabilmente sembra una scatola d tonno col motore. La grande dama che inghiotte treni e sputa umani affrettati, spaesati, speranzosi, stanchi, è dal chirurgo per la ristrutturazione.
Verranno grandi eventi e la città deve mostrare il suo volto migliore.
Si pulirà la putrida fontana, si netteranno i vomiti dalle strade e le cacche di cane, si chiederà agli immigrati, clandestini e non, di andare a rattristare l’ambiente centro metri più in la, dove non saranno in vista.
Attraverso l’antro della stazione e via della disperazion, ed entro nella casba.
Devo aspettare Sandro davanti alla pizzeria rumena: pizza e polli arrosto. La pizza sa di pollo e il pollo sa di pizza. Meraviglia dell’integrazione etnica: proprietario italo rumeno, commessa slava, pizzaioli a turno: marocchino, rumeno, bielorusso.
Pizza in the world.
Gira in automatico il girarrosto, con lenta malinconia espone sulla pubblica via culi e cosce di polli crudi, appena rosolati, o croccantemente girarrostati.
“Fumo?”
“no grazie”
“Caramello?”
“no, grazie”
“zero zero? roba buona”
“no, grazie”.
I piccoli spacciatori ti ronzano attorno come mo

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   3 commenti     di: Umberto Briacco


Lo chef

Dunque, vediamo un po’ che dice il ricettario: aggiungere un po’ di pepe, far evaporare un bicchiere di vino rosso robusto, preferibilmente Barolo, poi far cuocere il tutto a fuoco lento e a cottura pressoché ultimata unire due cucchiaini di cacao.
Penso proprio che verrà fuori un piatto indimenticabile.
Beh, è meglio che proceda, perché sono le 17 e Franco arriva per la cena alle 20, Franco, lui che è puntuale peggio di un cronografo svizzero. Se non trova per l’orario convenuto la tavola apparecchiata, con il piatto già servito, è capace di farmi una delle sue sceneggiate sull’importanza del rispetto dei tempi e magari anche dimenticarsi di mangiare. Eh no, perché lui deve mangiare, deve rendere onore al mio manicaretto, lui per primo.

Ora accendo la luce perché ormai è sera e quella maledetta pendola che mi ha regalato Liz segna già le 19; che sia già cotta? Meglio alzare un po’ il fuoco; dunque ho già apparecchiato la tavola, con il servizio della domenica, le posate d’argento e i bicchieri di cristallo; penso che mi riposerò un po’, magari faccio un sonnellino.

Che casino! La pendola che suona le 20 e il campanello che trilla; Franco ha spaccato ancora il secondo; nella sua precisione è di una monotonia incredibile, come i suoi romanzi gialli, dove tutto è perfetto, dove gli incastri combaciano senza sbavature.

- Caro Franco, accomodati.
- Ciao Silvio, eccomi disposto a fare da cavia per questa tua nuova passione: la culinaria, arte nobile che trasforma gli alimenti in prelibatezze per il palato. Spero che sia così anche questa sera, o no?
Che hai preparato di buono?
- Una sciocchezzuola: il capriolo in salmì.
- Caspita, e la chiami una sciocchezzuola! Dal profumo che sento direi che è un’opera d’arte, al pari di una natura morta dipinta da un grande pittore.
- Morta è morta, la capriola, perché di esemplare femmina si tratta: il regalo di un amico cacciatore di ritorno da una battuta in Tirolo. Dai, sied

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Il giullare dei coltelli - prima parte: il caso

Luke entrò con più grinta del solito in ufficio e si rivolse subito al suo collega, il detective Brown: " Ehi, socio vuoi unaltro dei tuoi casi irrisolvibili?" l'altro accenno' un sorriso: " Cosa è successo?" " Un omicidio; in casa Lord Nach" " Non mi occupo di delitti tedeschi" " Non hai capito; vieni, ti spiego in macchina"

" Vedi, la famiglia Lord Nach era di origine tedesca, ma nella terza rivoluzione industriale, decise si spostarsi in Inghilterra; hanno un enorme castello sul colle a qualche kilometro da qui" l'auto svolto' a destra improvvisamente: " E ti devo avvisare; i famigliari parlano abbastanza male, infatti hanno tutti una malattia alle corde vocali e parlano raddoppiano lettere, mettendole al posto sbagliato, eccetera" " Molto interessante ; ora raccontami qualcosa di veramente interessante, ad esempio sull ' omicidio..." " OK; allora la vittima e' il vecchio padrone di casa, Gundus Nach; i principali sospettati sono tre nipoti: Paul, Kristian e Kathie. La causa potrebbe essere l'eredita' ; secondo la moglie dell'assassinato sostiene invece unaltra cosa ; una vecchia leggenda" " Quale vecchia leggenda?" chiese Brown: " La leggenda del giullare dei coltelli: vede secondo questa leggenda una volta c' era un giullare a corte Nach che aveva tre manie: i coltelli, i tagli e le lame" " Tutte belle passioni, insomma" disse il l'amico di Luke: " Giusto; ad ogni modo, questo giullare era cosi' preso dai tagli, che alla fine taglio' letteramente la testa alla sua regina, e naturalmente fu cacciato via; ma lui giuro' di vendicarsi, e per la signora Nach, tramite unioni e altro, un discendente del giullare e' ora nella famiglia e ha ucciso Gundus; in effetti, quest' ultimo e' stato accoltellato". L'auto si fermo'. Davanti ai due si eregeva l'imponente struttura del castello Nach.

   0 commenti     di: Dario



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