PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti gialli

Pagine: 1234... ultima

Nel nome del padre (Sesta ed ultima parte)

Mi fiondai su Lentini e mi accertai che fosse vivo. Lo chiamai svariate volte, e lui mi rispose con dei rantoli. Lo sfiorai appena e notai le contusioni e il sangue sul viso. "Merda."
Recuperai il cellulare e composi il numero di LoRusso. "Sta scendendo! Il killer sta scendendo! Mandate su due barelle!"
In quell'istante udii dei deboli lamenti provenire dal bagno. Chiusi la chiamata, mi alzai e misi una mano sul pomello della porta. Poi mi bloccai, pensando potesse trattarsi di una trappola.
L'acqua scorreva e una radio cantava.
"Ilaria?", chiesi. "Ilaria, sei là dentro?"
Sentii nuovamente dei lamenti e compresi che la ragazza doveva essere ancora viva. "Stai tranquilla, d'accordo? L'ambulanza sta arrivando!"
Recuperai l'arma sul tappeto, corsi alla porta d'ingresso e vidi entrare i paramedici con le barelle. Dietro, c'era LoRusso.
"L'avete preso?", domandai.
Scosse il capo. "È scappato."
Distolsi lo sguardo e feci una smorfia.
Raggiungemmo la camera da letto.
"Come sta?", chiesi riferendomi alle condizioni del mio partner.
"Ne ha prese parecchie e a giudicare dal viso sembrerebbero violente, ma è cosciente: se la caverà."
Mentre caricavano Lentini su una barella, uno dei paramedici si avvicinò alla porta del bagno.
"No!", gridai mettendo le mani avanti. "Non aprite quella porta!"
Tutti i presenti mi fissarono senza capire, ed io spiegai loro quello che supponevo avesse ideato l'assassino.
"Credo che il killer abbia messo in atto qualche congegno che funziona quando la porta si apre. E non deve aprirsi perché ucciderebbe Ilaria e chiunque entri là dentro."
"E come facciamo?", mi domandò uno.
Mi rivolsi a LoRusso. "Chiami i vigili del fuoco, fateli entrare dalla finestra del bagno. Fate in fretta, Ilaria è ancora intrappolata."
Il vicequestore annuì.
"La prego, stia dietro a Lentini", dissi.
Poi mi mossi verso l'uscita.
"Perché, tu dove vai?", mi domandò.
Mi voltai a fissarlo.

[continua a leggere...]

   23 commenti     di: Roberta P.


Mosche

Attraversai l'edificio spulciando ogni singola stanza. Scesi giù nel sotterraneo e udii dei lamenti. Spalle al muro e impugnando l'arma, mi feci strada lungo le ultime stanze ancora da controllare. Poi esitai, restai in ascolto. I lamenti si fecero più vicini. Allungai il collo e intravidi una pozza di sangue nella camera a fianco.
Feci qualche passo e notai Clarissa seduta vicino al cadavere.
Mi avvicinai, abbassai l'arma e le braccia lungo i fianchi.
Quando la ragazza mi vide non reagì. Notai i suoi occhi, e capii che prima, durante, o dopo quel gesto rabbioso aveva pianto.
Senza perderla di vista, notai il coltello imbrattato di sangue nell'angolo della stanza. Presi posto poco distante da lei
"Sa'...", esordì Clarissa. "Io mi faccio la doccia tutti i giorni."
La lasciai parlare.
"Profumo, in pratica", annuì.
Fece una smorfia e sogghignò. "Eppure ho sempre le mosche che mi girano attorno."
Poi cercò il mio sguardo. "Vuol dire che sono già morta, commissario?"

   12 commenti     di: Roberta P.


piadina a metri 100 (1a puntata)

In un cielo sgombro dal Mito, protetto al di sotto di un pigro capannello di nembi, il falco pellegrino veleggia sfruttando colonne invisibili di aria calda. Come una piccola divinità veglia indifferente la lunga riga grigia, generata dallo stilo di Emilio Lepido, che da Mediolanum passando da Bononia giunge sull’Adriatico.
Quella Domenica calda di una Estate calda il mondo va in ferie.
Il caporedattore di un news di internet difficilmente può permettersi una lunga vacanza estiva, tanto più lui l’ “indistruttibile” Bartoli, detto dai colleghi della redazione “Bartok” per i suoi modi rapidi ed essenziali di gestire le notizie che giornalmente deve metabolizzare per la ”rete”.
Nel capace bagagliaio della station-wagon, in un angolo, tra le valige, sta in paziente attesa, ben imborsato, un potente computer portatile dotato di modem e di tutte le periferiche necessarie; tre telefoni cellulari lo minacciano dall’interno del cassetto nel cruscotto dell’auto e un fortissimo senso di efficenza lo pervade rendendo il giornalista fastidiosamente ansioso.
La tensione gli conferisce una parziale immunità al senso di claustrofobia dovuto al suo stare immobile in fila tra le altre migliaia di forzati dell’estate in riviera costretti al tradizionale rito iniziatico delle code in auto, colorate, massicce, nauseabonde per i gas di scarico e deformate dalla spessa aria calda d’Agosto.
Per uno come lui votato alla rapida semplicità delle cose, il lavoro costituisce una dimensione naturale ben diversa dal “quasi matrimonio” con Louise, dal “quasi rapporto” con Francesca e le incerte avventure da pub, cercate come terapia distensiva. Certo è per ciò che la sua solitudine lo rende vagamente pago, senza alcuna pulsione o bisogno particolare.
Fermo con il climatizzatore al massimo freddo, un buon CD di John Coltrane nello stereo, guarda con distacco decrescente al di fuori dell’abitacolo dove al di sopra di magliette griffate da caimani, c

[continua a leggere...]



L'ultimo contratto

"Vendesi mandarino rosso" l'annuncio era più che esplicito, dovevo rientrare quanto prima, ovviamente seguendo tutte le regole relativa alla sicurezza. Il giorno stesso ho interrotto le ferie in Tunisia, col primo volo ho raggiunto Catania, in autobus a Messina, traghetto e a Reggio l'Eurostar per Milano.
Sono sceso a Taranto, con un altro autobus ho raggiunto Bari e adesso sto aspettando un altro Eurostar per Milano, che non raggiungerò direttamente perché scenderò a Piacenza e quindi con un regionale arriverò finalmente a Milano. Il tempo del percorso si triplicherà ma non avrò lasciato tracce dirette del mio viaggio.
È quasi sera, pochi minuti alle diciotto, lo speaker annuncia l'arrivo del treno, è in orario, non sosterò a lungo sul marciapiedi. Ho preso un biglietto di prima classe, non lo faccio quasi mai ma siamo ad ottobre e prevedo la prima classe abbastanza vuota e al riparo da viaggiatori impiccioni.
Non mi sono sbagliato nello scompartimento vi sono solo due persone, un bambino di circa cinque anni e una donna, probabilmente la madre. Lui ha un aspetto birichino, di sfrontata ingenuità lei, invece, è bella da morire, il suo sguardo mi ha trafitto cuore e cervello, non mi è mai successo fino ad oggi una simile sensazione. Come un adolescente alla prima cotta le punto addosso gli occhi, lei fa altrettanto, nessuno abbassa gli occhi e restiamo a fissarci per un minuto abbondante. Ho modo di osservarla attentamente, il vestito dalla gonna larga non lascia intravedere le forme ma è snella e ben fatta, anche il volto, per le sue fattezze, non è eccezionalmente bello ma i suoi occhi azzurri posizionati su un anso piccolo e a punta in su mi hanno letteralmente catturato, non riesco a distogliere i miei dai suoi, e pare che sia ampiamente ricambiato. Non so chi per primo ha abbozzato un sorriso, peraltro subito ricambiato, ma il nostro reciproco rapimento viene interrotto dal piccolo che tirandomi i pantaloni mi chiede a voce alta:
"N

[continua a leggere...]



Nel nome del padre (Quarta parte)

Il forte puzzo che emanavano i corpi bruciati era insopportabile. Le piogge di quei giorni erano venute in soccorso ai vigili del fuoco alleviando i nostri olfatti, ma non i nostri cuori.
Una stima iniziale aveva contato cinque cadaveri carbonizzati. Quando accorremmo sul posto, trovammo un uomo ancora vivo, ma completamente ustionato. L'ambulanza l'aveva caricato nella speranza di riuscire a scortarlo fino all'ospedale, ma a metà strada aveva spento le sirene.
Era passata una settimana dall'omicidio del Valentino, tre giorni da quello delle Molinette, e appena qualche ora da questo, poco distante da Piazza Castello.
Le lesioni riscontrate dai referti autoptici avevano parlato chiaramente: chiunque fosse stato ad uccidere l'uomo ritrovato nelle acque del Po, aveva utilizzato un oggetto contundente e rotondo, facilmente riconducibile ad una mazzetta. La causa del decesso non era stata la caduta. I rigonfiamenti avevano accertato la presenza di liquido nei polmoni: era morto per annegamento.
Dopo un'accurata ricerca, eravamo convinti che gli omicidi fossero collegati, e lo credevamo per il fatto che nei giorni precedenti avevamo incontrato i parenti delle vittime.

"E se il collegamento fosse il peccato?", chiesi in centrale ad una delle tante riunioni.
Lentini e LoRusso si fissarono. Infine quest'ultimo inarcò le sopracciglia e mi chiese perplesso: "E in che modo lo sarebbe?"
"Pensateci. Il killer uccide sempre in coppia. La moglie subiva forti percosse dal marito, che aveva il vizio del bere. Il peccatore e la vittima."
"Sì, ma questo non prova niente."
Senza distrarmi andai avanti nella mia ipotesi. "È stato inoltre confermato da amici e parenti che l'uomo saltato in aria fuori dell'ospedale era una persona estremamente avida. Guarda a caso è morto facendo l'elemosina."
"Beh, ma questo smonta tutto. È avido e fa l'elemosina?", chiese Lentini.
"È proprio questo il punto. Se il killer sta in qualche modo giocando con i

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Roberta P.


L'ispettore Arnaldo e il killer notturno parte 2

E così, i due, si diressero all'ospedale
per sincerarsi delle condizioni del ragazzo
rimasto ferito ed anche per interrogarlo.
Durante il percorso, però, si imbatterono
in altre auto della polizia, ne erano tre,
parcheggiate in fila lungo il ciglio della strada,
Subito aldilà delle autopattuglie,
c'era la striscia gialla a delimitare la zona
nella quale era stato ritrovato il corpo di una ragazza.
A questo punto si fermarono anche loro,
accodandosi alla fila di macchine bianco azzurre,
scesero e si diressero verso il luogo del ritrovamento.
Nei pressi del perimetro giallo, c'era un poliziotto,
molto giovane, sicuramente alle prime armi,
messo li di guardia per impedire l'accesso
ai giornalisti ed ai curiosi, che si affacciavano alla scena.
Dietro il confine invalicabile costituito dalla striscia
di plastica fosforescente, c'era un bosco, diviso in due
a causa del manto stradale, una volta grande e incontaminato,
ora più piccolo ma altrettanto piacevole. Gli alberi erano alti,
la vegetazione folta e curata, nella quale di tanto in tanto,
si intravedevano piccole piazzole di fiori variopinti.
<<Questo posto non è male, non è vero?>>domandò Alex<<già>>
rispose Arnaldo<<ma è stato contaminato
dall'assassino di quella ragazza.
Eppure stamattina, prima di venire a lavorare,
avevo un brutto presentimento, sentivo che sarebbe stata
una giornata dedita alla violenza,
prima i due giovani ed ora la ragazza,
quando ti senti così accade sempre qualcosa,
quella striscia ne è la prova inconfutabile>>.
Il primo a scavalcare il limite fu Arnaldo, che venne subito bloccato,
<<alt!>> gli intimò la guardia,
<<l'accesso è limitato ai soli funzionari di polizia,
mi dispiace>>.
Arnaldo tirò fuori dalla tasca il suo distintivo e
lo mostrò al giovane agente, <<ispettore Arnaldo,
squadra omicidi e lui
è l'agente Mogano, il mio assistente>>,
<<prego signore, potete passare>>.

   4 commenti     di: luigi castiello


Vuoti

"Sei ancora lì?" Chiede lei, io cerco di non voltarmi a guardarla, cerco di non voltarmi per non ritrovarmi inchiodato dal suo sguardo di sufficienza, lo stesso che anni fa mi fece innamorare, ma che ora odio con tutto il cuore, con tutta l'anima. Come se l'amore si fosse, nel tempo, prima cristallizzato, poi avesse cominciato a regredire fino a diventare il suo opposto, la sua immagine riflessa nello specchio. Ed il suo atteggiamento degli ultimi tempi non aiuta di certo.
"Sei ancora lì?" Chiede di nuovo, nonostante non possa vederla, me la immagino torreggiante alle mie spalle, con i pugni serrati attorno alla vita stretta, la testa inclinata e gli occhi duri, come una mamma che ha sorpreso il figlio con le mani infilate nella torta. Alzo lo sguardo dalla tastiera alla pagina sul monitor, vuota, sempre vuota, ostinatamente vuota nonostante tutti i miei sforzi. Alla fine mi accorgo che la visione dello schermo bianco mi provoca più dolore di qualsiasi altra cosa, faccio ruotare la sedia quasi con sollievo, perché so che qualunque cosa vedrò sarà più sopportabile della vista del monitor vuoto. E me la ritrovo davanti, bellissima e freddissima, dolcissima e crudele.
La mia espressione deve essere veramente sconsolata, perché persino sul suo volto truce vedo passare per un istante un'ombra di compassione, che lei si affretta a far sparire subito, probabilmente per paura che io la interpreti come una minima forma di incoraggiamento. "Senti," Comincia a dire, so già quello che dirà, mi preparo a sentire le sue parole come potrei prepararmi a ricevere un proiettile in fronte guardandolo arrivare al rallentatore. "mi dispiace che debba essere proprio io a dirtelo, ma è stato un bel sogno, solo un bel sogno, e come tutti i bei sogni è svanito nel nulla con l'arrivo dell'alba."
"Sei quasi più brava di me con le parole." Dico, cerco di sorridere, ma come risposta lei indurisce ulteriormente lo sguardo, per non concedermi nessun appiglio, nessun'ancora di salv

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: NeroLate



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti gialliQuesta sezione contiene storie e racconti gialli, racconti polizieschi, di indagini e di crimini