Racconti gialli, racconto avventura e mistero, poliziesco - Pagina 20
PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti gialli

Pagine: 1234... ultimatutte

Ne uccide più la penna

Qual'è l'arma più letale, più feroce, più tagliente su cui un assassino professionista potrebbe mai fare affidamento? C' era un detto giù a Borrow Town, "ne uccide più la penna della spada" diceva, e a ben vedersi, perchè più dei tormenti inflitti dalle lame, più delle ferite di cui è capace il ferro, si addentra ben più in profondità una stoccata di uncino bagnato di inchiostro, se le sue strofe, se le sue rime, sanno infilarsi nelle fessure lasciate scoperte dalle debolezze dell'animo umano.
Una penna può ferire in tanti modi, e talvolta lasciarci pure il morto, come nel caso dell'avvocato Withestone, che diede la vita come pegno della sua corrotta condotta, una volta che questa fu dimostrata per mano della china.
Ma in quanti modi una penna possa nuocere è enigma arduo da risolvere, come tanti sono i modi in cui essa può risanare gli animi afflitti.
Vi è però una storia, la storia di un tale proveniente dai quartieri popolari, un certo Jeremy Luciani che sapeva bene quanto la penna ne potesse uccidere più della spada, lo sapeva bene tanto che in tutta la città, da Notthing Hill a Southwark era conosciuto come "il notaio che uccideva con la penna". La spada è troppo ingombrante - diceva - e oltre che ormai fuori moda rischia di attirare l'attenzione dei gendarmi, mentre la penna la puoi infilare in un taschino mentre passeggi innocuamente tra le folle di Westminster Bridge. Ed era proprio così che a notte fonda, mentre eri immerso nel sonno, Jeremy entrava in casa tua grazie all'arte dello scassinamento appresa nei bassifondi dell'East London, quindi si avvicinava al tuo letto e con un gesto risoluto ti ficcava la sua Montblanc dal pennino fine nella parte superiore dell'addome, lì, dove la carne si fa più tenera, in modo tale da consentirti pochi secondi di lucidità per poter ringraziare il Signore prima di poter considerare saldato ogni conto lasciato sospeso con la gang dello Zoppo. È per questo che tutti in città lo chiamavano "il

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Florian


Il ritorno della pazzia

Avevo cambiato casa da sei mesi circa, ed ero felice della scelta che avevo intrapreso. Avevo trovato un piccolo impiego come commessa presso una libreria.
La mia empatia c'era, non era cessata, ma d'altronde non ci speravo più di tanto. Sapevo che avrei dovuto imparare a conviverci e a dominarla.
Era il martedì di una mattina presto. Aprii gli occhi e allungai la mano per staccare la musica della sveglia. Dico musica perché ero stufa del solito bip e così avevo optato per una fra le tante canzoni che mi piacevano: "Solsbury hill" di Peter Gabriel.
Il display segnava le sei. Mi alzai, anche se controvoglia, e mi trascinai in bagno per una doccia.
Dopo andai in cucina e misi sul gas il pentolino col latte e la caffettiera col caffè. Tirai fuori dall'armadietto un pacco di biscotti, la tazza e recuperai un cucchiaino dal cassetto.
Accesi la TV e andai a prendere la posta sul mobiletto dell'ingresso mentre attendevo che il caffè uscisse. Poi tornai in cucina.
<<Ieri sera sono avvenuti nuovi scontri tra bande simpatizzanti di destra e di sinistra. Gli inquirenti hanno fatto sapere che ci sono stati feriti...>>
Mostrai la mia perplessità e commentai: "Finché ci saranno partiti razzisti al governo, cosa ci si può aspettare dalla cittadinanza?"
<<... ed ora passiamo ad una notizia di cronaca: è stato ritrovato nei pressi della zona di San Salvario, un corpo completamente bruciato...>>
Lentamente alzai la testa dalle bollette e la fissai sullo schermo. Mi avvicinai e alzai il volume.
<<... l'identità è ancora un'incognita, ma la Scientifica è già sul posto.>>
Sapevo che mi stava cercando. Diodeo mi stava cercando da sei mesi: da quando avevo fato fallire il suo diabolico piano.
Non sapevo quando si sarebbe fatto vivo, fino ad allora. Quel cadavere portava sicuramente la sua firma.
Ragionai, anche se non sapevo bene su cosa. Non sarebbe stato necessario andarlo a trovare: lui avrebbe mantenuto la sua promessa, mi avrebbe cercata e

[continua a leggere...]

   15 commenti     di: Roberta P.


Ossessione

Calano le prime ombre, insieme alla nebbia, un velo grigio di maglie fitte che deforma la realtà.
Già, la realtà, un ben arduo dilemma, in un mondo dove sempre più c'è un abisso fra ciò che appare e quello che effettivamente è. E così quello che sembra un innocuo passante potrebbe invece essere un criminale della peggior specie, un essere dalle sembianze umane, ma dall'animo bestiale, proprio come nel caso del Rag. Tagliaferri.
A suo tempo l'evento fece scalpore, fu riportato su tutti i giornali, ne parlarono perfino i telegiornali, ma ora tutto tace e la gente ha accantonato la memoria e con essa tutte le paure.
Io invece ricordo, tutti i giorni, tutte le notti, perché, indirettamente, sono stato una sua vittima.
Correvano gli anni sessanta e in Italia c'erano i primi sintomi di uno sviluppo economico, che poi sarebbe prepotentemente esploso, tanto da meritarsi l'appellativo di "boom".
Le strade cominciavano a essere percorse da un numero crescente di automobili, di piccola dimensione rispetto alle attuali, ma sufficienti a portare una famiglia alla conoscenza del mondo all'intorno, a beneficiare di una insperata libertà di movimento.
Anche i primi televisori cominciavano a entrare prepotentemente nelle case, a stupire attonite famiglie, mutando radicalmente il modo di vivere; insomma, il progresso economico portava anche a un'evoluzione degli usi, dei costumi, a un' apparente riscrittura del futuro delle genti.
Il Rag. Tagliaferri, stimato contabile di una banca locale, sposato con due figli, era il classico esponente di una nuova borghesia che andava prendendo piede, una persona non in vista, ma anche non sconosciuta, fedele devoto che non mancava una messa domenicale insieme a tutta la famiglia, prodigo di consigli disinteressati in pubblico quanto avaro di sentimenti in privato, un uomo, si potrebbe definirlo, per tutte le stagioni, ma in effetti per nessuna. Dietro quell'aspetto distinto e bonario si celava una perpetua insoddisfazione, un ta

[continua a leggere...]



Fiori appassiti

" Eccomi, di nuovo, puntuale, ogni tre giorni, con i fiori nuovi, belli freschi, comprati poco fa. Non si può dire che non mi curi di te, anzi nessuna è così costante da venire qua, caldo o freddo, sole o pioggia. Sì, solo io, amore mio, in un ricordo che non si è mai spento. Di te rammento tutto: quando ci siamo conosciuti, le lunghe passeggiate insieme, i primi baci, e anche il resto. Anzi, non puoi capire quanto mi manchi il resto, come la giornata vuota lo diventi ancora di più la sera quando mi corico in un letto che è sempre troppo grande. A volte, spenta la luce, il pensiero corre al passato, alle tue mani, così prodighe di sapienti carezze, a certe notti che nemmeno abbiamo dormito. La voglia c'è, è naturale, mica sono di legno, ma resisto, soffoco il tutto in una fedeltà che non conosce crepe.
Sembra ieri che te ne sei andato, che in punta di piedi sei scomparso nell'ombra. A volte ti immagino lassù a guardarmi e quando rivolgo lo sguardo al cielo per un momento ho l'illusione di scorgere il tuo bel volto in qualche nuvoletta che spezza l'uniformità dell'azzurro. Certo che il mio amore per te è superiore a qualsiasi difficoltà, al trascorrere del tempo, perfino all'appannamento della memoria.


Sì, non c'è alcun dubbio che io abbia amato te più di quanto tu abbia amato me e per questo tu sei ancora mio, sei ancora dentro di me. Mentre io sfiorisco tu sei sempre lo stesso, come l'immagine dei giorni felici che ora mi guarda dalla fotografia con la cornice di ottone.
Io ho saputo fermare il tuo tempo e tu sei rimasto tale e quale, senza che i capelli cominciassero a imbiancare e le rughe a increspare il tuo volto, come invece accade a me.
Se questo non è amore, che cos'è allora? No, sei proprio l'uomo più fortunato del mondo."
- Zia, è ora di andare.
"Vado, ma fra tre giorni ritorno con i fiori freschi."
- Possiamo andare.
- A volte mi chiedo se stai meglio, se sei guarita; dopo così tanti anni non ti sei ancora stancata di

[continua a leggere...]



Sotto il Naso

Sentì il sudore freddo insinuarsi tra collo e colletto, allargò il nodo alla cravatta con un gesto svogliato e poco elegante.
Una sensazione di inadeguatezza lo soffocava e il ticchettio dell’orologio lo sfidava senza lasciargli tregua alcuna. Avrebbe voluto sfogarsi, gettare gli incartamenti in aria, guardare i fogli adagiarsi sul pavimento chiaro, tornare a casa dalla moglie.
Il dottor Foggia era stato fin troppo chiaro poco prima al telefono: Niente movente, niente cadavere, niente assassino.
Fermò le mani sui fianchi spostando leggermente la fondina, sbuffò. Abbassò lo sguardo e osservò i nastrini colorati sul nero della divisa. Gli restavano poche ore ormai: il signor Mengoli doveva essere a breve rilasciato. L’istinto si manifesta secondo leggi non scritte e come un miraggio appare in un lampo diventando un chiodo fisso che martella il cervello. Il maresciallo non nutriva alcun dubbio. Era stato lui. Lo aveva lì, in caserma, a disposizione. Eppure il presunto assassino sarebbe uscito sorridendo dalla porta principale facendosi beffa delle intuizioni dell’uomo in uniforme. Avrebbe mai potuto scrivere sul verbale di arresto del suo istinto, delle sensazioni o dell’odore acre che emana una bugia? Un qualsiasi avvocato avrebbe riso sonoramente leggendo un’incriminazione basata sul nulla. Il magistrato non poteva far altro che accertare la mancanza di prove inequivocabili.
Era stato breve, telegrafico come sempre, lapidario: Non avete niente per trattenerlo, non convalido nessun arresto, non con questi indizi.
Il caldo afoso e alterno di un’estate anomala non aiutava di certo a concentrarsi. L’afa è nemica dell’uomo in divisa, della cravatta, dei colletti bianchi, dei berretti e delle auto scure. A dire il vero c’era poco su cui riflettere; antipatia, qualche dissapore, vecchie gelosie, nulla che giustificasse un delitto. Eppure l’intuito lo aveva sempre aiutato e nessuno conosceva meglio di lui gli abitanti del paese.
Certe

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Andrea Testa


All'opera non si muore mai di noia

Dimmi come scrivi
e ti dirò chi sei.








"Neeessun dooorma, neeessun dooorma
Tuu pure, o priiincipeeessa,
Neella tua freeedda staaanza
Guaaardi le steeelle che tremanooo
D'amooore e diiisperaaanzaaa!
Maa il mio mistero e chiiuuuso in meee,
Il nome mio nessun sapraaa!
No, no, suuulla tua booocca lo dirò,
Quando la luce splenderà!
Ed il mio baaacio sciooglierà
Il siilenzio che tiii fa miiia!"



La sera del 5 dicembre, al Teatro Regio di Parma, uno dei numerosi atti d'amore di Maria Luigia verso la città, di fronte ad un uditorio delle grandi occasioni, si stava rappresentando La Turandot. L'immortale opera che Puccini non aveva mai portato a termine. E condotta a compimento, senza molta convinzione, da Franco Alfano. Una serata speciale. Presenti tutte le autorità più autorevoli e la crème della crème della società bene. Megaricchi provenienti da ogni parte del Paese. Membri del governo e imprenditori di gran stazza erano sbarcati dai loro jet, poche ore prima, all'aeroporto internazionale della simpatica città emiliana: Il Giuseppe Verdi. Critici e melomani si erano scapicollati da ogni dove. E, last but not least, un loggione da far tremare le vene ai polsi alle più audaci e dotate ugole del globo conosciuto stava accalcato in religioso silenzio. Pronto ad intercettare il minimo errore, la più impercettibile distrazione. E scatenare tutta la sua irruenta passione contro il malcapitato reo. L'intero incasso sarebbe stato devoluto in beneficenza. Eravamo ormai arrivati al terzo atto. Il tenore Arturo Leonida Borrelli era impegnato, con la solita consumata maestria, a offrire, se mai ve ne fosse stato bisogno, ulteriore saggio delle sue rinomate e celebrate qualità canore. Stava per terminare il celeberrimo Nessun Dorma che avrebbe mandato a dormire, di lì a poco, felici e appagati, tutti i presenti.

"Dilegua, o notte!
Tramontaaate, stelle, tramontaaate, steeelle!
All'alba viiincerooo, vincerooo,

[continua a leggere...]



Il venditore d'energia

Cammina veloce con il suo solito passo.
Tra bambini chiassosi, intenti a giocare sul marciapiede.
Ai lati della strada, solo casermoni di edilizia popolare.
Sui muri, incomprensibili scritte spray sovrapposte tra di loro.
Manifesti strappati, skateboard impazziti.
Donne anziane intente a chiacchierare, arrancano con fatica.
Trascinano carrelli colmi di verdure, è giorno di mercato.
Volantini pubblicitari esondano da cassette postali.
È un pomeriggio d'inverno inoltrato di giorno qualunque.
È il suo ultimo tentativo, deve vendere qualcosa, le sue finanze lo impongono,
ma non è giornata.
Scazzato, inizia a salire le scale di un vecchio palazzo.
Le etnie che vi abitano fanno a gara per imporre i loro odori.
Minestre, paprica, ragù e spezie si mischiano, ma le cipolle come sempre prevalgono.
Entra in un buio corridoio vede una porta socchiusa, bussa due, tre volte senza risposta alcuna.
Si affaccia e dalla gola a fatica gli esce un roco "c'è qualcuno?" ... niente.
Qualcosa lo spinge a entrare, lo fa con molta circospezione, è un piccolo monolocale.

L'aria è viziata da essenze scadute, e copre l'odore di un posacenere sovraccarico.
Lenzuola nere, sgualcite, ma asciutte fanno pensare a qualcosa che non è stato.
Calici semivuoti colorati di labbra, carta di cioccolatini, biscotti da thè.
Biancheria calpestata in ordine sparso, gettata alla rinfusa, tipico di chi è in preda ad una pazza frenesia sessuale.
Un fastidioso rubinetto esausto gocciola su sporche pentole.
Su dei piatti ottagonali neri, gli avanzi di una cena bruscamente interrotta.
Due rosse candele consumate versano lacrime di cera.
La luce blu di un'insegna al neon illumina ad intermittenza, la tappezzeria in stoffa sulle pareti della stanza.
Sopra il comò, una parrucca bionda appoggiata sulla testa di un finto leopardo di gesso.
Accanto, un giovane corpo nudo giace freddo sul pavimento gelato.
Un brutto segno blu sul collo, copre in parte una piccola stella rossa tatua

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Aldo Riboldi



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti gialliQuesta sezione contiene storie e racconti gialli, racconti polizieschi, di indagini e di crimini