Qual'è l'arma più letale, più feroce, più tagliente su cui un assassino professionista potrebbe mai fare affidamento? C' era un detto giù a Borrow Town, "ne uccide più la penna della spada" diceva, e a ben vedersi, perchè più dei tormenti inflitti dalle lame, più delle ferite di cui è capace il ferro, si addentra ben più in profondità una stoccata di uncino bagnato di inchiostro, se le sue strofe, se le sue rime, sanno infilarsi nelle fessure lasciate scoperte dalle debolezze dell'animo umano.
Una penna può ferire in tanti modi, e talvolta lasciarci pure il morto, come nel caso dell'avvocato Withestone, che diede la vita come pegno della sua corrotta condotta, una volta che questa fu dimostrata per mano della china.
Ma in quanti modi una penna possa nuocere è enigma arduo da risolvere, come tanti sono i modi in cui essa può risanare gli animi afflitti.
Vi è però una storia, la storia di un tale proveniente dai quartieri popolari, un certo Jeremy Luciani che sapeva bene quanto la penna ne potesse uccidere più della spada, lo sapeva bene tanto che in tutta la città, da Notthing Hill a Southwark era conosciuto come "il notaio che uccideva con la penna". La spada è troppo ingombrante - diceva - e oltre che ormai fuori moda rischia di attirare l'attenzione dei gendarmi, mentre la penna la puoi infilare in un taschino mentre passeggi innocuamente tra le folle di Westminster Bridge. Ed era proprio così che a notte fonda, mentre eri immerso nel sonno, Jeremy entrava in casa tua grazie all'arte dello scassinamento appresa nei bassifondi dell'East London, quindi si avvicinava al tuo letto e con un gesto risoluto ti ficcava la sua Montblanc dal pennino fine nella parte superiore dell'addome, lì, dove la carne si fa più tenera, in modo tale da consentirti pochi secondi di lucidità per poter ringraziare il Signore prima di poter considerare saldato ogni conto lasciato sospeso con la gang dello Zoppo. È per questo che tutti in città lo chiamavano "il
Alle prime ore del mattino del sabato santo Paolo Ponzio, funzionario a capo della squadra mobile di Napoli, Gianpiero De Caroprico, procuratore capo della repubblica e il vicecommissario Luca Conti della U. A. C. V. di Roma, cioè l'Unità d'Analisi del Crimine Violento, osservavano turbati la scena del crimine.
Era una brulla e assai poco frequentata collinetta fuori Napoli, per anni utilizzata come discarica abusiva e la cui forma ricordava vagamente un teschio. In mezzo ai cumuli di copertoni, agli elettrodomestici rotti e ai mucchi di spazzatura, s'innalzavano tre enormi croci lignee, a cui erano legati altrettanti cadaveri.
Ponzio era annichilito. Ciò che vedeva gli pareva davvero troppo. Nessuna gelosia professionale, stavolta, era anzi felice della presenza di Luca Conti, quasi un mito ormai nelle forze di polizia, grande specialista nella caccia ai serial killer. Che se la vedesse il collega, lui se ne lavava le mani, anche perché conosceva fin troppo bene l'identità delle vittime presenti su quel Gòlgota e ne era spaventato. A sinistra e a destra c'erano i due ladroni, Gennaro Peruselli detto Kingpin e Francesco Nicolino, noto come O Pazzo, boss incontrastati delle due principali cosche rivali della camorra napoletana, da tempo impegnate in una guerra senza esclusione di colpi.
E se la presenza di entrambi era già di per sé incredibile e allarmante, ciò che davvero sconvolgeva Paolo Ponzio era il personaggio posto al centro della macabra rappresentazione evangelica, non soltanto bloccato come i compagni di sventura con robusti ganci metallici a forma di ferro di cavallo, ma in parte addirittura inchiodato alla croce. Quell'uomo anziano e incoronato di spine, il cui volto anche nella morte manteneva una maschera di atroce eppur composta sofferenza, era niente meno che sua eminenza il cardinal Giulio Sisti, arcivescovo di Napoli, da tempo in odore di santità. Sopra la sua testa, in luogo dell'originale iscrizione I. N. R. I. era stato appiccica
In un cielo sgombro dal Mito, protetto al di sotto di un pigro capannello di nembi, il falco pellegrino veleggia sfruttando colonne invisibili di aria calda. Come una piccola divinità veglia indifferente la lunga riga grigia, generata dallo stilo di Emilio Lepido, che da Mediolanum passando da Bononia giunge sull’Adriatico.
Quella Domenica calda di una Estate calda il mondo va in ferie.
Il caporedattore di un news di internet difficilmente può permettersi una lunga vacanza estiva, tanto più lui l’ “indistruttibile” Bartoli, detto dai colleghi della redazione “Bartok” per i suoi modi rapidi ed essenziali di gestire le notizie che giornalmente deve metabolizzare per la ”rete”.
Nel capace bagagliaio della station-wagon, in un angolo, tra le valige, sta in paziente attesa, ben imborsato, un potente computer portatile dotato di modem e di tutte le periferiche necessarie; tre telefoni cellulari lo minacciano dall’interno del cassetto nel cruscotto dell’auto e un fortissimo senso di efficenza lo pervade rendendo il giornalista fastidiosamente ansioso.
La tensione gli conferisce una parziale immunità al senso di claustrofobia dovuto al suo stare immobile in fila tra le altre migliaia di forzati dell’estate in riviera costretti al tradizionale rito iniziatico delle code in auto, colorate, massicce, nauseabonde per i gas di scarico e deformate dalla spessa aria calda d’Agosto.
Per uno come lui votato alla rapida semplicità delle cose, il lavoro costituisce una dimensione naturale ben diversa dal “quasi matrimonio” con Louise, dal “quasi rapporto” con Francesca e le incerte avventure da pub, cercate come terapia distensiva. Certo è per ciò che la sua solitudine lo rende vagamente pago, senza alcuna pulsione o bisogno particolare.
Fermo con il climatizzatore al massimo freddo, un buon CD di John Coltrane nello stereo, guarda con distacco decrescente al di fuori dell’abitacolo dove al di sopra di magliette griffate da caimani, c
Gregorio Santi attendeva da quasi due ore, nascosto sul tetto di fronte al Palazzo della Regione, anchilosato per l'immobilità forzata. Non era una mattinata fredda per essere fine novembre, però per evitare impacci indossava abiti leggeri e il vento lo intirizziva.
Sapeva che l'assessore regionale Tartaglia non poteva mancare, perchè in quei giorni si decideva l'approvazione del piano edilizio a cui si dedicava da anni, una grossa speculazione contestatissima dagli ambientalisti e da un'ampia fetta dell'opinione pubblica. L'operazione muoveva ingenti interessi e c'era chi lo accusava perfino di collusione con la 'ndrangheta, nonostante le sue recenti prese di posizione antimafia. Perciò aveva deciso di farlo saltare in aria mentre entrava nell'edificio pubblico: voleva far credere a un delitto politico di stampo mafioso.
Mancavano pochi minuti alle otto quando notò una donna a braccetto con un uomo. Perplesso per l'aria familiare della coppia, puntò il binocolo su di loro. Sì, li conosceva entrambi. Lui, Vincenzo Repetto, era un vecchio amico e non c'era nulla di strano a vederlo lì, ci lavorava, infatti, da diversi anni. Trovava semmai anomala la presenza femminile. Cosa ci faceva a cento chilometri da casa sua in compagnia di Vincenzo? Ignorava che si conoscessero. La osservò percorrere l'arteria e poi fermarsi davanti all'accesso riservato agli impiegati, baciare il partner appassionatamente e andarsene per la sua strada. Per la rabbia strinse i pugni così forte da far sbiancare le nocche e si fece sfuggire un'imprecazione assai scurrile.
Quando però, venti minuti dopo, all'imbocco della strada apparve finalmente l'auto blu, scordò ogni sofferenza e qualsivoglia fonte di distrazione e avvicinò l'indice al pulsante d'innesco.
Giunto nella piazza poco movimentata, il bersaglio scese dalla vettura alla solita altezza e da lì, mentre l'autista già si allontanava, s'avviò verso l'ingresso, districandosi come ogni mattina tra due macchine parche
Brown e Luke scesero dall'auto e si diressero verso casa Lord Nach. Ad accoglierli fu Kristian, che, come già detto dal poliziotto, parlava in modo strano: " Buon giorrno, imvestigatore Brown" e li fece accomodare. Era un uomo giovane, sulla ventina e aveva dei modi molto educati. Subito dopo li raggiunse la sorella, Kathie, che riconobbe subito il detective: " Oh, sallve signorn Brown; mio frattello sta arrrivando vi poterra' nella stanza dell'accadutiuo". Infatti, dopo un paio di minuti arrivò l'ultimo fratello, Paul: " Detective, sallve, mi seggua". Tutti e cinque si incamminarono. Il castello aveva tantissime stanze, alcune ancora in stile medioevale, altre invece erano state ristutturate in chiave moderna. Dopo un po', si fermarono; la camera era molto grande e sarebbe stata bellisssima da guardare, se non fosse stato per il cadavere che giaceva a terra: il corpo del vecchio era a pancia in su, con segni di coltello in tutto il corpo, dai quali fuoriusciva ancora molto sangue. La signora Lord Nach era seduta su una sedia vicino al corpo del marito." Questo è illuogno delll'omicidio" mormorò Kristian. Vedendo i due agenti, la donna si alzò e si avvicinò a Brown. Sisentiva un forte accento tedesco nelle sue parole: " Salve signor Brown; sono stata io a chiamare il suo collega ed ad avvertirlo dell'accaduto". Il detective si abbassò accanto al cadavere: " A giudicare dal sangue, il delitto non deve essere avvenuto molto tempo fa" " Ya" rispose la signora Nach: " Lo abbiamo trovato questa mattina, ma noi ci svegliamo molto presto" " Senta, è vero che lei crede alla maledizione..." " Del giullare dei coltelli? Sì; le sue manie erano i coltelli, i tagli e l'ordine" "Ok". L'investigatore riflette' un attimo." Be, ci scussi, ma orra dobbiamo amdare" disse Kathie : " Che lei trovvi il colpevole" affermò Kristian. " Fermi!" urlò Brown. Tutti si fermarono immediatamente: " Perché aspettare? Ho già la soluzione del caso" Luke guardò tutta la stanza nel tentativo di c
[continua a leggere...]La casa di Rizzo era situata in periferia, su una colli-pianura.
Aveva le finestre sbarrate in perfetto stile Regina Coeli. Una dimora tutt'altro che umile: aveva 5 piani (Ma usava solo il primo) e 18 bagni. Cosa ci facesse con tutti quei cessi rimase un mistero.
C'è chi dice che fosse dominato da una forma satanica di diarrea, e che era stato il Diavolo in persona a penetrare un bel giorno nel suo culo. Il cornuto aveva punito Rizzo per qualche oscura ragione. Forse Rizzo era stato mandato sulla terra da Dio in persona, al fine d'inventare il maggior numero di stronzate possibili. Aveva inventato di tutto: gomme per scrivere, penne per cancellare, razzi caricati a maionese, profilattici per elefanti, cerniere per i marsupi dei canguri, mutande anti cancro, di tutto.
Inoltre la casa constava di ben 25 stanze(bagni esclusi). In una abitava il fantasma di Pallacacca, il suo vecchio porcellino d'india.
Alan era riuscito ad acchiapparlo una volta. Ma Pallacacca era fuggito con una volata impressionante e ora terrorizzava Sandy, il persiano di Rizzo. Era guerra civile tra l'animale defunto e quello vivo: si odiavano a morte. Ma alla fine Pallacacca si nascondeva nel nulla.
Le restanti 24 erano completamente vuote. Era un'abitazione spettacolare, dominata da un giardino immenso all'interno del quale Rizzo aveva installato un orto servendosi dei suoi tecno-semi: crescevano patapomodori, rapa cavoli e brocco carote.
Aveva una moglie ma per liberarsi di lei aveva inventato una macchina del tempo, ed ora la poveretta era in balia dei brontosauri.
Nel vicinato girava la voce che se la facesse con Sandy.
Era un personaggio molto estroverso il vecchio bastardo.
Alan l'aveva conosciuto per caso. Molte volte, per gli strani casi di cui s'occupava aveva bisogno di oggetti introvabili.
E Rizzo era la soluzione.
Alan e Greg bussarono alla porta:
-Buongiorno!
-Salve Rizzo, come va vecchio maniaco pervertito?!
-Ah, tutto normale. Stavo per giocare co
- Mi spiace, signor Giulio, niente prestito, io ce l'ho messa tutta, ma il mio superiore ha espresso parere negativo, vede?
E gli mostrò il foglio con quel giudizio firmato ben in chiaro
Una volta rimasto solo il bancario telefonò al suo capo
- Avresti dovuto vedergli la faccia, è troppo divertente, stava quasi per piangere, e tu?
- Oggi esco con quella che ti ho detto, prima la scopo, e poi vediamo se darle qualcosa, dopo te la passo
E quel pomeriggio, Lucio, il funzionario usci con Carla la cliente, subito in motel
- Ma tu mi ami?- chiese lei mentre veniva spogliata
- Certo
- In così poco tempo?
- L'amore arriva all'improvviso
- E allora voglio una poesia, scrivimela
Prese dalla 24 ore un foglio, la sua penna stilo e la scrisse, lei lesse compiaciuta mentre lui esplorava tutto il suo corpo finendo di spogliarla
- Mi piace la violenza, almeno un po', e finta - gli sussurrò lei in un orecchio
- Cosa vuoi che faccia?
- Ti faccio vedere
Si alzò, prese dalla borsa un coltello affilatissimo, e lo porse a lui
- Ecco, devi strusciarmelo sul corpo, come fosse un rasoio
Preso il coltello inizio a passarlo sulla pelle della donna, che gemeva di piacere ad ogni carezza della lama.
- Ora basta - comandò lei - ho voglia di essere tua, prima vado al bagno
Tornò dopo neanche un minuto
Si sdraio vicino a lui, cominciò a toccarlo ovunque, lui fece altrettanto, quando squillò il cellulare di lei.
- Scusa devo rispondere
Ascoltò, poi chiuse il telefono, si alzò e, contrariata, cominciò a vestirsi, lo invitò a fare altrettanto
- Devo andare, mi spiace, scoperemo un'altra volta, magari stasera, vengo a casa tua?
- Stai scherzando, c'è mia moglie, ti avevo parlato di Serena vero?
- No, perché sei sposato?
- Beh, si, ma non andiamo d'accordo
- Volevo ben dire, ora ami me
Lo abbracciò toccandolo e facendolo eccitare, e gli sussurrò
- E quel prestito?
- La richiesta è in area
- Certo - concluse lei staccandosi - quando ci rivediamo?
- Do
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