PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti gialli

Pagine: 1234... ultimatutte

Il pittore di nudi

Maro Kassani si stupì dell'odore del proprio alito quando aprì la bocca per la prima volta nella giornata, dopo aver provato tanto astio e disgusto.
«Ha il sapore della colpa» pensò, «come merda di cane», fu il suo ultimo commento.
Alle cinque esatte, quando il nero notturno di Salonicco si imbianca del pallore dell'alba, dando vita in controluce al mare di case dietro il quartiere Turco, il pittore di nudi Kassani, era stato sbattuto giù dal suo letto alabastrino a due piazze, già da una ventina di minuti.
Aveva rimosso dal corridoio alcune tele da terminare per il pomeriggio, ammassandole frettolosamente sopra l'armadio del soggiorno, e ora sedeva, ancora in pigiama, sulla sedia in legno d'acero del cucinotto.
Ripensava a quella telefonata nel cuore della notte, mentre le narici gli si allargavano spontaneamente seguendo l'aroma del buon caffè che gli aveva portato la sera prima Vasilissa la sua donna di servizio a ore. Aspettando il fischio della teiera, girava e rigirava tra le mani la sua scacciacani in acciaio cromato, ora accarezzando la stella a quattro punte intagliata sul calcio di madreperla, ora fantasticando attorno a trame delittuose con vago sfondo sessuale.
Non gli ci volle molto per scoprire d'essere terrorizzato, quando, impugnata la scatola delle pallottole, queste gli presero a saltellare tra le dita tremanti, tanto che non riuscì ad incastrarne nemmeno una nel tamburo della pistola. Una lacrima di acro sudore gli aveva percorso per lungo la fronte, alcuni attimi dopo, quando aveva riposto l'arma sul tavolo, vicino al buon Samos della Tessaglia.
Certo, il suo ultimo quadro poteva dirsi ambiguo, l'ambiguità e la provocazioni erono le sue armi migliori m aproprio non capiva come il cugino Rico avesse potuto prendere un granchio simile: riconoscere nella tela, in mezzo al groviglio di gambe e seni nudi di femmine, la fisionomia della bella vedova Nidrìa, abbracciata a un satiro dal volto umano e dal corpo di capro t

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Luca Grandi


Un Natale all'insegna del giallo

Era la mattina del giorno che precedeva il Natale e l’orologio posto sul campanile della chiesa batteva le dieci. Il paese era ricoperto da una coltre di neve e una fitta nevicata rendeva il paesaggio di un candido splendore. Tutto era pronto, in questo piccolo abitato del Trentino, per festeggiare al meglio la festività. Tutti erano indaffarati ad ultimare gli acquisti dei regali per parenti ed amici e per rifornirsi degli ingredienti mancanti per preparare il tradizionale pranzo.
Tullio, un uomo alto e magro dall’espressione sempre seria, si muoveva per le vie della zona con passo svelto, ma il suo sguardo investigativo non sorvolava un particolare di quella fredda mattina. Notò qualcosa di strano in Giorgio, il commesso della farmacia. Narcisa, la moglie del titolare del punto vendita in cui Giorgio stava entrando, osservava tutto e tutti e comprese immediatamente le intenzioni dell’investigatore. Lo fece entrare da un ingresso laterale e lo lasciò pedinare. Lui si avvicinò scaltro all’indiziato e lo seguì. Tullio era noto ai compaesani per la sua fama d’investigatore, dato che aveva avuto l’occasione di partecipare ad importanti indagini e per questo motivo, era invidiato ma anche rispettato dagli abitanti del posto.
Giorgio terminò gli acquisti, uscì e ricevette una telefonata da una guardia forestale. Il nostro protagonista riuscì ad origliare la conversazione e grazie a ciò che aveva udito, impostò le indagini. Tullio indossava una giacca a vento blu, un paio di pantaloni neri e calzava delle scarpe doposci. In quel momento, Giorgio si girò di scatto, ma il nostro investigatore, più furbo, si nascose con uno scatto felino sotto il portico della casa contigua, come un gatto che fugge da un feroce cane che lo rincorre. Intanto, iniziò a pensare sul da farsi per sventare l’omicidio che si sarebbe compiuto, da lì a poco, all’alba del giorno seguente sulla piccola pista sciistica di Andalo, questo era quello che aveva potuto sent

[continua a leggere...]



L'ultimo contratto 2

Il ritiro di Moretti

Ho ucciso Ziegler tre mesi fa, ho dovuto farlo, non avevo scelta, e da allora la mia vita è cambiata.
È cambiata già nel momento stesso in cui premevo il grilletto, mentre lui mi ringraziava perché mettessi fine alla svelta alla sua esistenza.
Pochi minuti prima gli avevo chiesto del perché della sua sventatezza, l'aver rivelato il proprio nome è una regola che nel nostro campo non si deve mai infrangere e lui, poi, l'aveva fatto per ben due volte nella stessa missione. Avevo intuito che ci fosse di mezzo una donna, lui me l'ha confermato. Era ciò che volevo sapere perciò gli ho sparato al corpo e non alla testa, come nostra abitudine.
Per farlo fuori ho dovuto servirmi di un secondo sicario, non era facile eliminare il numero 1 dell'Agenzia, in uno scontro diretto forse non ci sarei riuscito ma volevo parlargli prima che morisse, volevo sapere il perché del suo atteggiamento. Per questa bramosa curiosità ho sacrificato l'altro sicario, votato in partenza alla morte, perché Ziegler è uno tosto. Anzi lo era.
Aveva in mente di vendicare la morte della sua donna, da lui stesso fatta fuori per contratto, è entrato nel salone del suocero armato con due pistole. Ho detto al secondo uomo appostato alla sua sinistra di far fuoco appena lui estraesse le pistole e così ha tentato di fare, ma non sapeva di tenere sotto tiro Ziegler che fulmineo ha sparato incrociando le armi. Due colpi in tutto, alla testa, uno alla sua vittima predestinata e l'altro al sicario alla sua sinistra. Solo allora ho fatto fuoco anch'io, alla sua destra, cogliendolo al fegato ma sconquassandogli tutto il torace.
Perché Ziegler? Perché tanta inutile distrazione? Una donna vale la vita di un uomo? Un uomo di nome Ziegler? Questo volevo sapere direttamente da te e per questo non ho mirato alla tua testa.
Da quel giorno sono passati tre mesi, la vita doveva rientrare nella sua quotidianità e tale è sembrato, invece nulla per me è stato come prima.
Tu

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Michele Rotunno


A sud di nessun nord

"Non diranno niente", dissi salendo le scale. "Hanno troppa paura."
Clensi mi seguì. "Come lo sai?"
"Conosco quegli sguardi."
"E che ti dicono?"
"Omertà."
"Come lo sai?"
"Da ragazzina passavo le vacanze estive in un piccolo paese della Sicilia. Tutti chiusi nei loro pensieri ottusi, le anziane sedute sui balconi o dietro le imposte. C'erano ma non le vedevi. Tutto taceva, una paese fantasma, solo le cicale rompevano il silenzio."
Poi mi bloccai e Clensi m'imitò.
"Vedo lo stesso timore in questa gente. Hanno paura di parlare", ripresi. "Hai fatto caso quando siamo passati sotto quei caseggiati?"
Clensi fece spallucce.
"Ti schivano", dissi "E l'indifferenza inizia proprio così. Con una, dieci, cento, mille tapparelle che si abbassano."
Ripresi a salire le scale, e ripetei come una maledizione. "Omertà."

   9 commenti     di: Roberta P.


Fiori appassiti

" Eccomi, di nuovo, puntuale, ogni tre giorni, con i fiori nuovi, belli freschi, comprati poco fa. Non si può dire che non mi curi di te, anzi nessuna è così costante da venire qua, caldo o freddo, sole o pioggia. Sì, solo io, amore mio, in un ricordo che non si è mai spento. Di te rammento tutto: quando ci siamo conosciuti, le lunghe passeggiate insieme, i primi baci, e anche il resto. Anzi, non puoi capire quanto mi manchi il resto, come la giornata vuota lo diventi ancora di più la sera quando mi corico in un letto che è sempre troppo grande. A volte, spenta la luce, il pensiero corre al passato, alle tue mani, così prodighe di sapienti carezze, a certe notti che nemmeno abbiamo dormito. La voglia c'è, è naturale, mica sono di legno, ma resisto, soffoco il tutto in una fedeltà che non conosce crepe.
Sembra ieri che te ne sei andato, che in punta di piedi sei scomparso nell'ombra. A volte ti immagino lassù a guardarmi e quando rivolgo lo sguardo al cielo per un momento ho l'illusione di scorgere il tuo bel volto in qualche nuvoletta che spezza l'uniformità dell'azzurro. Certo che il mio amore per te è superiore a qualsiasi difficoltà, al trascorrere del tempo, perfino all'appannamento della memoria.


Sì, non c'è alcun dubbio che io abbia amato te più di quanto tu abbia amato me e per questo tu sei ancora mio, sei ancora dentro di me. Mentre io sfiorisco tu sei sempre lo stesso, come l'immagine dei giorni felici che ora mi guarda dalla fotografia con la cornice di ottone.
Io ho saputo fermare il tuo tempo e tu sei rimasto tale e quale, senza che i capelli cominciassero a imbiancare e le rughe a increspare il tuo volto, come invece accade a me.
Se questo non è amore, che cos'è allora? No, sei proprio l'uomo più fortunato del mondo."
- Zia, è ora di andare.
"Vado, ma fra tre giorni ritorno con i fiori freschi."
- Possiamo andare.
- A volte mi chiedo se stai meglio, se sei guarita; dopo così tanti anni non ti sei ancora stancata di

[continua a leggere...]



Penny è volata dal tetto. (Cap 4)

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Umberto Briacco


IL RAPIMENTO DEL RANGER GIALLO

Fa caldo anche qui a Sabaudia. Ormai non dormo che 3-4 ore al day, ma solo se ho carburato un bel po’ di benza nel fegato. Le zanzare collezionano vittime e non si stancano mai. M’alzo, apro una birra e m’accendo una paglia. Ricollego il cervello a quanto è successo e, fuori dalla veranda, guardo degli stronzi fare jogging alle 5 di mattina. Ieri la bomba colla b, la o, e la m maiuscole: un nano si presenta in centrale e dice che hanno rapito il suo amichetto mentre giocavano ai power cosi. Lui era il ranger blu e rincorreva un gatto travestito da mostro ( o era il contrario ) ( non ricordava bene ), invece il suo amico, bimbo X, faceva il ranger giallo e aspettava informazioni nella loro super segreta base sullo scivolo di legno. Il ranger blu non riceveva più notizie dalla base e, preoccupato per un attacco alieno, interruppe l’inseguimento al mostro gatto ( o gatto mostro ) e trovò la base occupata da un gruppo di tartarughe ninja ma vuota dell’amico X. E allora lo vide salire su una punto bianca parcheggiata davanti alle poste campo da basket. E via verso il mare e poi più. Non gli abbiamo dato troppo retta; almeno finché non sono arrivati i genitori del ranger con zii, cugini, 5 nonne ( 5?? Mah?!? ) e una squadra di avvocati in tenuta da calcetto. Poi telefonate, telefonate, squilli di tromba, trombone e un rosario di “lei non sa chi sono io”, “e se non smuove anche il promontorio di San Felice la faccio sbattere a far la guardia ai sassi ecc bla ecc ecc”, e dopo gli ultimatum del questore, del vice questore, e del vice vice questore che è “un caro amico di infanzia” e “faccia conto che sia mio figlio, anche se con mio figlio non ci parlo neanche ” poi il silenzio e finalmente potemmo metterci a lavoro.
Seguirono perizie, interrogatori ai presenti, elenchi di punto bianche ma anche smart verdi e multipla rosa. Tutti avevano visto qualcosa ( anche il barista della quindici ) e il sospettato cominciava a delinearsi come un

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti gialliQuesta sezione contiene storie e racconti gialli, racconti polizieschi, di indagini e di crimini