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Racconti gialli

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Doppio intrigo per Norman Parker

Misterioso decesso durante il concerto di apertura della stagione di musica lirica tenuto ieri al Royal Opera House. La famosa soprano francese Yvette Bourgueis aveva concluso brillantemente la prima parte della sua esibizione e si accingeva a ringraziare il pubblico per la moltitudine di omaggi floreali che continuavano a giungere sul palco accompagnati da calorosi applausi. La vedette aveva attirato, nel famoso teatro della zona di Covent Garden, un enorme numero di spettatori che aveva fatto registrare il tutto esaurito. L’intervento degli uomini della polizia è stato tempestivo ma non è riuscito a stabilire la causa di una morte tanto improvvisa quanto inaspettata.
Tutto farebbe pensare ad una paralisi cardiaca ma coloro che la conoscevano escludono l’ipotesi in quanto la donna era sanissima sotto questo aspetto; qualcuno, invece, ipotizza che potrebbe trattarsi di omicidio ma non è stata ritrovata alcuna traccia utile ad avvalorare tale tesi. Sul corpo della sventurata non è stata rinvenuta alcuna ferita ne altri segni che possano indurre a pensare ad un omicidio. Il cadavere, pertanto è stato affidato all’esame del Coroner da cui si attende un responso definitivo. Pertanto tutto sembra coperto dal massimo riserbo mentre il caso si avvolge in una coltre di mistero. Secondo voci non ufficiali, le indagini del caso sarebbero state affidate all’ispettore Norman Parker della sezione omicidi di Scotland Yard, noto per aver già risolto brillantemente altri complicati casi avvenuti nella nostra città .
Così si leggeva alle prime pagine del Times e del Daily News usciti la mattina di…
lunedì 21 febbraio 1937.

Era una mattina talmente grigia ed uggiosa che sembrava scoraggiare la gente dall’uscire dalle proprie case. La neve accumulatasi nei giorni precedenti si stava sciogliendo a causa di una pioggia frustante che, contro ogni possibile previsione, aveva preso il posto dei candidi fiocchi creando sul selciato una fanghiglia gelida ed in

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I bambini smisero improvvisamente

I bambini smisero improvvisamente di correre, richiamati dagli strilli dei gabbiani, che a stormi, ruotavano su di un punto al di là di una duna, a non più di cento metri dal bagnasciuga dove stavano giocando.
Elio, il più grande della banda, assunse immediatamente il comando del gruppo e comandò che si marciasse in fila indiana fino a quel posto. Non che si sentisse del tutto a proprio agio, ma l’essere il“capo” comportava di queste responsabilità, e poi, un duro come Elio la paura non sapeva (quasi) cosa fosse.
Ci vollero pochi minuti, ma durante quella marcia silenziosa, disturbata dalle strida sempre più acute degli uccelli, i cinque ragazzini ne fecero di pensieri strani, e Gianni, il più piccolo sia d’età che di taglia, fu il primo a rompere il silenzio ed esclamare :”Cavolo, ragazzi, ricordate quel ch’ha detto Suor Riccarda? Non allontanatevi mai dalla spiaggia della Colonia PER NESSUN MOTIVO!!! E chi disobbedisce finirà in punizione in ginocchio sui ceci!”
Un brivido percorse tutti i membri del gruppo, Suor Riccarda era di fatto lo spauracchio degli ospiti della Colonia Marina Orfani E Trovatelli Della Santa Croce, una donna giovane e magari anche piacente ma dal caratteraccio di un cerbero, ma tant’è oramai s’era in ballo e bisognava proseguire.
A pochi metri dalla duna, mentre erano a circa metà della collinetta cominciarono a sentire tutti quell’odore dolciastro e nauseabondo che emana sempre, qualcosa che marcisce, Sabrina, l’unica bimba del gruppo a quel punto ebbe un sussulto, lei quell’odore, l’aveva già sentito pochi mesi prima, quando dopo una settimana dalla scomparsa, aveva infine ritrovato il suo piccolo Ciccio, il bastardino biondo unico amico della sua infanzia desolata; in un fosso poco distante il Convento, morto, sicuramente sbranato da randagi più grandi e certamente più cattivi del povero innocente cagnetto. “Adesso troveremo un altro povero cane morto “pensò; e una lacrima in ricordo del suo amico apparve f

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   2 commenti     di: luigi deluca


Buio

Commissariato. Convocazione urgente. Presentarsi il prima possibile. Importanti comunicazioni. Cosa potevano mai volere da me i poliziotti? Da me, tranquilla casalinga vicina agli anta, la cui massima trasgressione è stata fumare un po' di erba ai tempi dell'università. Doveva esserci un errore, si, uno scambio di persona, un caso di omonimia. Dopotutto era comprensibile che gli impavidi paladini dell'ordine e della giustizia fossero alquanto confusi in quel periodo, con quella faccenda del serial killer, con tutta l'attenzione nazionale concentrata in una cittadina nella quale, fino a quel momento, i poliziotti non avevano dovuto fare molto di più che le multe alle auto parcheggiate in doppia fila. Eppure il diavolo sembrava aver scelto quell'ultimo angolo di paradiso come tenuta di caccia, e si stava dando anche parecchio da fare: in poco più di un anno aveva completamente distrutto tre famiglie, madre, padre, figli e nonni, quando ce n'erano. Quello che aveva colpito in quei delitti, oltre naturalmente alla loro particolare efferatezza (le vittime erano state fatte a pezzi con una grossa lama, forse un'ascia o un macete), era quello che il maniaco aveva fatto poi nelle case: abbassava tutte le tapparelle, dalla soffitta alla cantina e rompeva tutte le lampadine presenti nelle abitazioni. Eliminava tutte le possibili fonti di luce all'interno delle case. I rilievi della Polizia avevano assodato senza ombra di dubbio che svolgeva quelle operazioni dopo aver mietuto le sue vittime, e non prima, introducendosi nelle case durante la loro assenza per poi colpirli. Una volta trovò un lucernaio che dava su un sottotetto, naturalmente era privo di tapparelle, ed allora che cosa aveva fatto il mostro? Era sceso in cantina, aveva fatto a pezzi uno scatolone e con il cartone aveva coperto totalmente il vetro zigrinato, perdendo Dio solo sa quanto tempo nell'operazione, quando la cosa più sensata da fare sarebbe stata lasciare la casa al più presto. Il killer sembrava

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   1 commenti     di: NeroLate


Ho già buttato la spazzatura

Il bambino avanzava sorridendo, e l'uomo lo fece con lui, ma man mano che si avvicinava, il piccolo viso gli divenne livido; aveva gli abiti strappati e sangue ovunque.
Spalancò la bocca come a voler chiedere aiuto, ma senza riuscirvi.
L'uomo si svegliò nel suo letto, bagnato fradicio e col fiatone.
Si appoggiò alla testiera del letto e fissò il comodino. I numeri luminosi della sveglia rivelarono che era l'una di notte.
Tastò l'interruttore dell'abbajoure, e l'accese. Poi si portò seduto, con i piedi a terra. Guardò la foto che teneva sul comodino che raffigurava una donna e un bambino.
Stava sorreggendosi la testa con le mani, quando udì un rumore. Rimase in attesa, e lo sentì nuovamente.
Si alzò così e si mosse verso la cameretta del figlio.
Si trovava a pochi metri dalla porta quando lo vide in piedi, che gli diceva: "Perché gliel'hai lasciato fare? "
In un istante gli occhi dell'uomo divennero opachi dal pianto.
"Non dirmi così, ti prego. "
"Se non fossi uscito quella sera, saremmo ancora vivi. "
Abbassò lo sguardo a terra, e quando lo rialzò, suo figlio era svanito. Camminò fino ad arrivare nella stanzetta buia e immobile; si guardò in giro, andò a sdraiarsi nel lettino e abbracciò l'orsacchiotto. Infine pianse.
La stessa notte uscì e si diresse dove era certo di trovarlo.
Alla TV aveva sentito di un altro caso. Un ragazzino di dieci anni era stato rapito mentre era al campetto a giocare. Il suo corpo era stato ritrovato dopo dieci giorni di ricerche, abbandonato in un canale di un quartiere malfamato. Il referto del coroner era stato chiaro: tracce evidenti di pestaggio, abuso e stupro erano stati rinvenuti sul piccolo corpo.
L'uomo che era stato indagato per il rapimento e l'omicidio volontario, era stato scagionato dopo due mesi di indagini per mancanza di prove.
Fabio però non avrebbe lasciato la questione a metà.
Mentre si dirigeva con la sua auto verso l'abitazione, dentro sé giravano com

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   5 commenti     di: Roberta P.


L'ultimo contratto 2

Il ritiro di Moretti

Ho ucciso Ziegler tre mesi fa, ho dovuto farlo, non avevo scelta, e da allora la mia vita è cambiata.
È cambiata già nel momento stesso in cui premevo il grilletto, mentre lui mi ringraziava perché mettessi fine alla svelta alla sua esistenza.
Pochi minuti prima gli avevo chiesto del perché della sua sventatezza, l'aver rivelato il proprio nome è una regola che nel nostro campo non si deve mai infrangere e lui, poi, l'aveva fatto per ben due volte nella stessa missione. Avevo intuito che ci fosse di mezzo una donna, lui me l'ha confermato. Era ciò che volevo sapere perciò gli ho sparato al corpo e non alla testa, come nostra abitudine.
Per farlo fuori ho dovuto servirmi di un secondo sicario, non era facile eliminare il numero 1 dell'Agenzia, in uno scontro diretto forse non ci sarei riuscito ma volevo parlargli prima che morisse, volevo sapere il perché del suo atteggiamento. Per questa bramosa curiosità ho sacrificato l'altro sicario, votato in partenza alla morte, perché Ziegler è uno tosto. Anzi lo era.
Aveva in mente di vendicare la morte della sua donna, da lui stesso fatta fuori per contratto, è entrato nel salone del suocero armato con due pistole. Ho detto al secondo uomo appostato alla sua sinistra di far fuoco appena lui estraesse le pistole e così ha tentato di fare, ma non sapeva di tenere sotto tiro Ziegler che fulmineo ha sparato incrociando le armi. Due colpi in tutto, alla testa, uno alla sua vittima predestinata e l'altro al sicario alla sua sinistra. Solo allora ho fatto fuoco anch'io, alla sua destra, cogliendolo al fegato ma sconquassandogli tutto il torace.
Perché Ziegler? Perché tanta inutile distrazione? Una donna vale la vita di un uomo? Un uomo di nome Ziegler? Questo volevo sapere direttamente da te e per questo non ho mirato alla tua testa.
Da quel giorno sono passati tre mesi, la vita doveva rientrare nella sua quotidianità e tale è sembrato, invece nulla per me è stato come prima.
Tu

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   5 commenti     di: Michele Rotunno


Il giullare dei coltelli - seconda parte: la soluzione

Brown e Luke scesero dall'auto e si diressero verso casa Lord Nach. Ad accoglierli fu Kristian, che, come già detto dal poliziotto, parlava in modo strano: " Buon giorrno, imvestigatore Brown" e li fece accomodare. Era un uomo giovane, sulla ventina e aveva dei modi molto educati. Subito dopo li raggiunse la sorella, Kathie, che riconobbe subito il detective: " Oh, sallve signorn Brown; mio frattello sta arrrivando vi poterra' nella stanza dell'accadutiuo". Infatti, dopo un paio di minuti arrivò l'ultimo fratello, Paul: " Detective, sallve, mi seggua". Tutti e cinque si incamminarono. Il castello aveva tantissime stanze, alcune ancora in stile medioevale, altre invece erano state ristutturate in chiave moderna. Dopo un po', si fermarono; la camera era molto grande e sarebbe stata bellisssima da guardare, se non fosse stato per il cadavere che giaceva a terra: il corpo del vecchio era a pancia in su, con segni di coltello in tutto il corpo, dai quali fuoriusciva ancora molto sangue. La signora Lord Nach era seduta su una sedia vicino al corpo del marito." Questo è illuogno delll'omicidio" mormorò Kristian. Vedendo i due agenti, la donna si alzò e si avvicinò a Brown. Sisentiva un forte accento tedesco nelle sue parole: " Salve signor Brown; sono stata io a chiamare il suo collega ed ad avvertirlo dell'accaduto". Il detective si abbassò accanto al cadavere: " A giudicare dal sangue, il delitto non deve essere avvenuto molto tempo fa" " Ya" rispose la signora Nach: " Lo abbiamo trovato questa mattina, ma noi ci svegliamo molto presto" " Senta, è vero che lei crede alla maledizione..." " Del giullare dei coltelli? Sì; le sue manie erano i coltelli, i tagli e l'ordine" "Ok". L'investigatore riflette' un attimo." Be, ci scussi, ma orra dobbiamo amdare" disse Kathie : " Che lei trovvi il colpevole" affermò Kristian. " Fermi!" urlò Brown. Tutti si fermarono immediatamente: " Perché aspettare? Ho già la soluzione del caso" Luke guardò tutta la stanza nel tentativo di c

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   1 commenti     di: Dario


Un delitto imperfetto

Gioacchino Ribotti, un vecchio barbone che per vivere raccoglieva metallo e cartoni, come ogni mattina presto, con l'inseparabile carrellino dalle ruote sgangherate, stava facendo il solito giro alla ricerca di quei materiali. Era arrivato sulla spiaggia di Pontedusa, una distesa di sabbia e ciottoli che certamente aveva conosciuto giorni migliori.
Negli ultimi anni erano sorti, con la compiacenza e la complicità del comune che aveva rilasciato con estrema facilità diverse licenze edilizie, alcuni fabbricati per la lavorazione di materiali edili. Gli scarichi delle fabbriche ed il mancato funzionamento dei depuratori avevano fatto diventare non balneabile tutta la zona che serviva, ormai, solo da ricettacolo di svariati tipi di rifiuti.
Vide due autovetture di grossa cilindrata, una audi e una bmw posteggiate al lato della strada che confinava con la spiaggia. Pensò subito che fossero le autovetture di due amanti, era domenica mattina ed era appena sorta l'alba, anche se stranamente non era il luogo solitamente frequentato dalle coppiette.
Si avvicinò alle vetture e vide che all'interno non c' era nessuno, avevano tutte e due le chiavi infilate nel cruscotto. Provò a tirare la maniglia della bmw riuscendo ad aprire lo sportello che poi richiuse, fece lo stesso con l'audi ma non riuscì ad aprirla.
Si guardò intorno, nelle vicinanze non vide nessuno, guardò ancora per un attimo le due macchine e continuò nel suo cammino. Dopo una trentina di metri, ad una decina metri dalla riva, vide i corpi di due uomini distesi a pochi passi uno dall'altro, entrambi con il volto rivolto al cielo. Erano molto giovani, dall'apparente età di una trentina d'anni. Uno dei due era in jeans e con una camicia bianca tutta macchiata di sangue, l'altro anch' egli in jeans ed una magliettina di colore verde aveva invece un grosso foro qualche centimetro sopra l'occhio destro ed un rivolo di sangue gli aveva sporcato la tempia e la guancia scendendo verso il na

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   1 commenti     di: andrea



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