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Racconti horror

Pagine: 1234... ultimatutte

Giochi del destino 3 (ultima parte)

Il telefono di lei è ancora in mano Sua, lo guarda ancora un attimo prima di frugarsi in tasca. " eccole! sapevo che affilarle non sarebbe stata una fatica inutile, ora prenderò il mio souvenir che andrà ad arricchire la collezione... abbiamo trascorso bei momenti insieme vero bambina?" Così dicendo si avvicina al corpo insanguinato e senza vita che giace ai suoi piedi, ne tiene spalancate le palpebre di un occhio con le dita rese sudaticce dall'emozione e avvicina le pinzette affilate al bulbo.

"Ora però la chiamo e poi la sgrido! cattiva! " Bip bip... TUUU TUUU

TRRRRING! TRRRRING! " Maledetto cellulare! proprio ora!"

TUU... TUU... TUU... TUU... TUUU

TRRRRING! TRRRRING! TRRREING! TRRRRING! Prende il cellulare ed in un impeto di rabbia lo scaglia con tutta la forza contro il muro del sottopasso, da vicino, con tutta la rabbia che ha in corpo. Ma il destino attende anche lui quella mattina, ed il telefono va in mille pezzi, esplode praticamente scagliando intorno plastica e schegge di vetro del display che schizzano contro di lui, gli finiscono in faccia, lo feriscono, incontrano i suoi occhi spalancati e lo accecano in un attimo infinito di immenso dolore. Lui barcolla, come un animale ferito e rabbioso, e i suoi piedi incontrano il corpo straziato di lei.

TUT TUT TUT TUT " ma cosa combina? riattacca!? "

Lui cade, cade con le mani che ancora cercano di lenire l'immenso dolore agli occhi, un dolore che non aveva mai conosciuto ma che, se avesse chiesto a lei, avrebbe saputo che ha un sapore ed un odore ed un volto, questa volta il volto è quello di lei morta con la lama di un coltello che spunta da quella gola che qualcun'altro amava baciare ma che per lui è il volto della morte che arriva.
E lui va a raggiungerla a faccia in giù verso un ultimo, fatale, bacio.

   13 commenti     di: Alessio Cosso


Infection - Parte 1

Fuggire, non servirà a nulla, difendersi non servirà a nulla
siamo tornati ad essere noi stessi, privi di ogni cosa materiale
privi di tutto, anche di noi stessi.
Sono con un gruppo di persone, superstiti della città di stone city
stiamo viaggiando verso la base nordista, non tenendo conto dei pericoli che corriamo
ma che importa più, stiamo morendo di fame, il caldo ci sta uccidendo
e abbiamo poche armi con noi, e quasi nessuno sa sparare o peggio ancora, tenere un'arma.
Non è facile adattarsi a questa vita, non è facile perdere tutto quello che si a costruito con
fatica, sudore, sacrifico, tutto per niente, bruciato in due giorni.
Fuggiamo, e quello che sappiamo fare bene, fin che non saremo troppo stanchi, per proseguire,
e molleremo tutto, ma quel giorno non è ancora arrivato.
Tenevo stretto fra le mani un fucile da caccia, mentre il sudore della fronte scendeva fino a bagnare le mie labbra
facevo così caldo che avevo un enorme mal di testa, ma proseguivo in silenzio con gli altri
non lamentandomi, e stando al mio posto, non volevo essere cacciato e non avevo intenzioni di rovinare tutto
andammo avanti per circa 15 metri, quando Peter il più anziano del gruppo cadde a terra privo di sensi
in quel momento non sapevo cosa fare, e mentre tutti gli altri lo soccorrevano io ero lì immobile
con il mio fucile il mano, che fissavo gli altri, non percepivo nessun rumore, era un totale silenzio.
Mentre gli altri mi guardavano con un'espressione strana, difficile da raccontare
la mia vista si annebbiò e iniziò a calare il buio, ma prima di cadere come un sacco di patate
notai degli uccelli volare sopra la mia testa e lentamente caddi giù, come se il tempo avesse rallentato tutto
non stavo cadendo, ma volando, mi sentivo felice e spensierato, finchè non toccai terra
e da lì realizzai che stavo cadendo, ma non volando come volevo.
Non ricordo più nulla, solo un fastidioso rumore, come spari
ma forse era la mia testa che giocava brutti

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   0 commenti     di: .:Spartacus:.


Rave dannato

Era mezzanotte passata e Luca era stanco di guidare in aperta campagna. Malediva Andrea di averlo convinto ad andare quel rave mentre lui voleva solo farsi una birra e poi tornare a casa.
La luna era piena e alta nel cielo ed illuminava la strada desolata.
<<Andre sei sicura che siamo nel posto giusto?>> chiese Luca alla ragazza sul sedile accanto.
<<Vai tranquillo so la strada>> rispose la ragazza.
Andrea era una ragazza piccola e bionda con l'abitudine di fare e assumere qualsiasi cosa fosse dannosa per se stessa.
Luca sbuffò e continuò a guidare pensando al letto che lo aspettava a casa, dalla campagna passarono al bosco. Era luglio, e anche se non si vedeva il colore nella notte, le chiome degli alberi erano molto fitte rendendo così oscuro il sottobosco.
<<ecco ora gira nella stradina laterale>> disse la ragazza ridendo.
<<Possibile che tu sia perennemente fatta?>> chiese retoricamente Luca ben sapendo che vedere l'amica lucida era un avvenimento raro negli ultimi mesi.
L'auto svoltò per entrare in una stradina sterrata, percorsero qualche centinaio di metri per ritrovarsi in una piccola radura piena di macchine, in lontananza si sentiva della musica.
Luca posteggio l'auto e i due ragazzi scesero per poi dirigersi verso quel suono.
<<Come hai saputo di questa festa Andre?>> chiese il ragazzo
<<Degli amici me ne hanno parlato e ci tenevano che io venissi>> rispose biascicando l'amica.
Luca aveva accettato perché non se la sentiva di lasciare sola l'amica soprattutto se ridotta in quello stato, è sempre stato così lui, la proteggeva e lei gli teneva compagnia nei sui momenti di depressione.
Camminarono per qualche minuto, il volume della musica era in continuo aumento e si iniziava a sentire delle voci. Quando i due amici uscirono dalla boscaglia videro una grande spiazzo illuminato da bidoni con del fuoco e molte persone che ballavano o bevevano al ritmo di una musica dai ritmi ripetitivi e quasi fastidiosi.
Le casse erano disposte in circo

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L'edera

Sono chiuso in casa da nove giorni. Non posso uscire. Mia moglie mi ha chiuso dentro, anche se sarebbe meglio dire che mi ha sepolto a marcire in questa vecchia casa. Tra un po' le scorte di cibo si esauriranno e non so quanto potrò tirare avanti senza mangiare. Dicono che si può resistere diversi giorni senza cibo, ma non senza acqua e qui le bottiglie stanno svanendo in fretta. Le tubature sono intasate, i rubinetti sono a secco e non lasciano cadere nemmeno una maledettissima goccia. Credo anche di sapere il motivo. La mia dolce mogliettina ha pensato proprio a tutto. Pensavo che uccidendola avrei risolto tutti i miei problemi - e anche i suoi, perché era veramente strana - invece mi sono dovuto ricredere. Soprattutto all'inizio ho fatto fatica a credere a quello che stava succedendo in questa casa e che ormai ha quasi raggiunto il suo epilogo, ma la conclusione a cui sono giunto, per quanto possa sembrare incredibile e fantasiosa, è l'unica che abbia senso. Sono bloccato a letto da un lancinante mal di schiena. La fascia lombare mi ha sempre dato fastidio sin dall'adolescenza, ma un dolore così paralizzante non lo avevo mai sperimentato. Tanto vale che utilizzi questo poco tempo che mi resta per raccontarvi tutto.
Ho sposato Rudy perché era ricca. Era bruttina, slavata e piatta come un foglio di carta. Quando l'ho conosciuta, a una festa da amici, aveva trentadue anni e stando alle voci che giravano, era ancora vergine. Il pensiero di passare una notte con lei non aveva sfiorato nessuno che avesse ancora due occhi funzionanti. In quel periodo me la passavo male. Avevo perso tutti i miei soldi in borsa e in più dovevo ancora un mucchio di soldi a uno strozzino per certe scommesse sulle partite di baseball. Prima del crollo della borsa ero fidanzato con una bella ragazza di Boston con cui avevo deciso di sposarmi. Avevamo già comprato casa, grazie anche a una generosa donazione da parte dei suoi genitori. Due brave persone, molto facoltose e molto ingenue

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   1 commenti     di: marco


Angeli

Un giorno il mio amico è andato a pescare e io mi incammino lungo il sentiero dei campi sperando di incontrarlo da qualche parte.
L'aria è dolce e triste. Dopo le piogge di aprile il cielo appare come un velo d'argento. La primavera è una bellezza inconsapevole, come la giovinezza.
Grossi carri sfilano lentamente lasciando il profumo del fieno. Passo vicino a una casa gialla con enormi portici scuri. Qui tanto tempo fa abitavano otto sorelle.
Attraverso un ponticello sopra un piccolo fiume increspato di ondine che paiono migliaia di specchietti. L'acqua a tratti sembra argento fuso.
Oltre il ponte il frutteto è una festa di fiori. Cammino, e mi sembra di entrare in un mondo irreale fra alberi innevati di fiori rosa e bianchi.
Su una radura sorge un faggio secolare. Ha la corteccia incisa con iscrizioni d'amore e date, nomi. Provo a leggerne qualcuna. Ci sono sogni, ansie, desideri dietro queste brevi parole. Ci sono speranze, aspettative, illusioni...
Due cuori intrecciati con la scritta <<Paul e Diana 1950 per sempre>>. Avranno mantenuto la loro promessa d'amore? O non avranno voluto mantenerla? O non avranno potuto mantenerla?
Le parole <<Corinne ti amo>> e una data. É tutto quello che rimane a testimoniare storie d'amore meravigliose, ormai finite. Chissà se si saranno realizzate, probabilmente no.
A intervalli mi sembra di sentire un sospiro agitato fra risatine soffocate. Forse è solo il rumore del vento fra i rami.
L'amore, nella giovinezza, ha dimensioni smisurate. Poi col passare del tempo, quando questo bisogno d'amore si affievolisce diventiamo ottusi e non riusciamo più a ricordarlo, non riusciamo più a comprenderlo.
Lampi di luce, come riflessi di vetri, appaiono laggiù in mezzo ai fiori. Mi inoltro nel frutteto per scoprire di cosa si tratta ma non c'è proprio niente. Il sentiero si perde ondulando fino alla prossima curva chiusa dallo spumeggiare di soffice biancore.
La luce nel frutteto sembra aumentare di intensità forse a caus

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   3 commenti     di: sergio bissoli


Ti amo

Lui la guarda.
Lei è bellissima sotto la luce della luna.
Lei sorride, nella sua mente quel sorriso è rivolto a lui.
Lei si accende una sigaretta, non sa che se continua così finirá per rovinare il suo splendido corpo.
Lui le si avvicina, le sfiora la spalla.
Lei lo guarda i suoi occhi penetranti lo squadrano
-Che vuoi pezzente?-la sua voce presenta un'inclinazione alla collera.
Lui si allontana
Con la coda dell'occhio nota che lei ha appena iniziato a parlare al telefono.
La sua voce squillante lo ferisce come una coltellata non è possibile che lei gli abbia rivolto quelle parole e ora sta parlando al telefono come se niente fosse
Lei deve imparare a capire che per lei esiste solo lui... e nessun altro.
Dalla tasca interna della giacca tira fuori un coltello.
Le si avvicina.
Lei abbassa l'apparecchio -Oh ancora tu!- esclama ma lui le avvicina il coltello.
Lei emette uno grido stridulo.
Lui le accarezza una guancia ma lei é troppo impietrita, troppo spaventata e lui invece la vuole morbida e disposta come tutte le volte che nei suoi sogni se l'è immaginata.
La costringe a sdraiarsi per terra.
Lei inizia a singhiozzare.
Le sferra un calcio sul mento.
Lei smette.
-Brava- mormora
Con il coltello puntato contro di lei si slaccia i pantaloni.
-No ti prego-sussurra lei impaurita
Le strappa la gonna, le sue mutande biamca rispendono alla luce della luna.
Gliele sfila lentamente
Lei ha ripreso a singhiozzare.
I suoi singhiozzi si fanno alti e lui non ne può più.
Prende il coltello e glielo conficca tra i seni.
La camicetta si tinge di rosso.
Emmette un singulto.
I suoi occhi vitrei si rivolgono verso la luna mentre la sua bocca aperta in un grido che non avrá più fine
Lui le si avvicina all'orecchio e mormora
-Ti Amo-

   3 commenti     di: Giulia Brugnoli


Destini sospesi

Cammino per il paese, sotto i cieli di agosto scarabocchiati dal temporale. Incontro un vecchio e gli chiedo se conosce una buona locanda; lui mi raccomanda <<L'osteria dei meli>>.
"La tratteranno benissimo lì, dica che la mando io, l'oste è mio figlio."
Così facciamo conoscenza e lo accompagno nella sua passeggiata mentre aspetto l'ora di cena.
"É tutto cambiato qui, è tutto cambiato" seguita a ripetere il mio occasionale compagno.
"Sono stato altre volte qui, e questo paese mi piace" gli dico indicando il lungo viale dei tigli che stiamo percorrendo.
"Sono un museo di ricordi. Ah! mi ricordo quando hanno piantato questi tigli, venti anni fa e quando è passata la ferrovia sessanta anni fa."
"Scusi, quanti anni ha allora?"
"Ottantaquattro. Ecco vede la via non era così lunga. In questo punto c'era un muro. Qui c'era una porta carraia e dietro scorreva un fiume che in seguito è stato incanalato sottoterra. Sul fiume c'era un ponticello a schiena d'asino..."
"E dove si andava di lì?"
"Si andava nei campi naturalmente. Allora queste case non c'erano ancora e quelli che ci abitano non erano ancora nati."
Caspita, penso a cos'è il tempo. Fa un effetto strano sentire raccontare queste storie, provo la sensazione di aver vissuto più a lungo.
Si interrompe di raccontare all'avvicinarsi di tre giovani donne e alcuni bambini. C'è uno scambio di effusioni e abbracci, e proseguiamo insieme la passeggiata.
La comitiva, un po' alla volta, così come si era formata si scioglie. Il nonno e i maschietti prendono una stradina laterale. Due donne sono arrivate a casa.
Per un breve tratto resto in compagnia con l'ultima di loro. Il suo nome è Sheena ed è bellissima. Ha la pelle che pare di luna e i lunghi capelli biondi, lisci e morbidi.
Restando a parlare scopriamo di avere molte cose in comune. Sheena ha una voce dolcissima. Dalle sue confidenze intuisco qualcosa del suo destino triste.
Di carattere fragile e insicuro si è sposata giovanissima a un carr

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   1 commenti     di: sergio bissoli



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