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Racconti horror

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Una questione di ingredienti

Il castello di Zardok crollò sotto il peso del mostro, in un istante.
Zampe di ragno, possenti come tronchi d'albero, stavano ora trascinando verso il mare, lentissimamente, quell'abnorme corpo di balena.
Alle sue spalle, cumuli di macerie. E di corpi straziati, come fossero plancton.

-Dannato imbecille!- gridò Zardok il mago, vibrando una poderosa bacchettata sulla nuca del suo frastornato assistente.
-Pietà grande Zardok!!
- Pietà?! Zampe di ragno Maculato! Estratto di polline di girasoli! Sangue di FA-LE-NA! Non ba-le-na. FALENA!
L'assistente tentò un'improbabile fuga fra i calcinacci, ma Zardok, svelto di mano, lo colpì con un incantesimo.
"Stoppeficius!"Sentenziò.
Il poveretto rimase pietrificato nel mentre in cui stava compiendo un balzo verso un muretto diroccato. Ricadde a terra come un sacco di patate.
Zardok, armatosi di pugnale, gli si avventò contro e con un poderoso calcio lo mise a pancia all'aria.
Poi, gli si avvicinò, naso contro naso, e pur sapendo che non avrebbe potuto rispondergli, gli chiese: "Lo sai cosa mi ci vuole, ora, per fermare quell'abominio?"
Al giovane assistente non rimaneva che fissarlo atterrito.
"Il cuore scorticato di un giovane imbecille... IL TUO!"
E gli affondò la lama nel petto.

   0 commenti     di: Diego TURATTO


Evocazione Oscura

Se da Roma si prende a nord la via Cassia, si entra in quella zona del Lazio chiamata Tuscia, abitata anticamente dagli Etruschi. Qui domina il tufo, un tipo di roccia vulcanica che da queste parti ha un colore rossiccio e caratterizza tutta la regione.
Arrivati a circa trentacinque chilometri da Roma, svoltando verso Mazzano, si entra nella valle del Treja. Si prosegue verso Calcata - arroccata sopra ripide rocce spunta tra la fitta vegetazione che ricopre la vallata circostante. Oltrepassata, si continua sulla strada per Faleria. A un certo punto, a sinistra, prima di arrivare al paese si nota una stradina terrosa, che imbocca in un tunnel scavato nel tufo. Dopo averlo attraversato, ci si trova su una via che percorre un corso d'acqua tra pareti rocciose, fino ad arrivare alla città morta di Sulfuria, abbarbicata su una roccia a strapiombo sul fiume.
È un borgo diroccato dall'aspetto medievale. Le sue origini sono antiche e misteriose. Sicuramente fu un insediamento etrusco: sulla sponda opposta al borgo, divisa dal fiume, ci sono i resti di tumuli di questo antico popolo.
La città - come si è detto - si trova su una roccia tufacea. Sulla parte più alta c'è il castello degli Anguillara, con un ponte che domina su una cascata e unisce le due sponde, tra le quali scorre l'affluente del Treja.
Gli edifici ormai sono in rovina ma non ruderi, mantengono il loro aspetto originale e molti tetti sono quasi integri. Tutto è costruito in blocchi di tufo. Le case sono piccole e si ammassano in modo orizzontale fino al castello. C'è un campanile che spunta quasi intatto dalla chiesa che ormai è crollata: è l'edificio più disastrato del paese; nel suo sottosuolo si trovano antiche cripte e sotterranei. Il campanile termina con una cuspide di tufo anch'essa. Sotto ci sono le finestre ad arco a tutto sesto dalle quali non suona più nessuna campana. Il castello, invece, mantiene la sua imponenza accresciuta anche dallo stato di abbandono. Ha pianta quadrangolare,

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Per un segreto(prima parte)

PRIMA PARTE

Il sole aveva dato forfait per l’intera giornata, il cielo sembrava essersela presa a male – per la verità era incazzato nero – e i Nets erano fuori dai play off. Tutto sommato, però, Nicholas Tillinghast era certo che le cose stessero girando per il meglio. Raccolse la posta dalla cassetta e salì al suo appartamento. L’azienda che gli forniva l’elettricità desiderava essere pagata entro fine mese o non gli avrebbe più dato corrente. Rise dall’alto del suo ritrovato conto in banca e si chiuse la porta alle spalle. <<Sentono l’odore del sangue>>, bisbigliò.
Andò dritto in cucina per festeggiare il riacquistato buon umore con un bicchiere di scotch. Per oltre due anni la sua vita era stata un continuo via vai dal tribunale per un processo inconcludente di cui avrebbe fatto volentieri a meno, mentre quel po’ di esistenza che gli rimaneva scivolava come sabbia fra le sue dita. Sua moglie era morta, aveva perso il lavoro ed era stato risucchiato in un maelstrom di nera apatia; si sarebbe suicidato, se solo gli fosse importato qualcosa della morte. Mandò giù lo scotch, godette del vellutato calore che gli inondava le viscere, e ne versò dell’altro insieme a qualche cubetto di ghiaccio. C’erano stato momenti terribili, è vero, ma la ruota della vita aveva ripreso a girare.
Andò in camera da letto, lasciò il bicchiere sul comodino, accese la lampada e si liberò degli indumenti di troppo. Una doccia, un po’ di alcol e dritto a nanna: ricetta vincente per un’ottima dormita. Abitava da solo, ma si vedeva con una donna, la stessa che gli aveva fatto avere un nuovo lavoro, con la quale sarebbe andato a vivere al più presto. Non aveva dimenticato sua moglie, non avrebbe mai potuto. Sara non si limitava ad essere una compagna di vita, era tutto. Lei era la luce che lo guidava nel buio, era il sogno che dormiva accanto a lui, l’alba e il tramonto di ogni buona giornata. Ora lei non c’era più e lui stava con un’alt

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Sogno o realtà?

Notte fonda, fredda. Camminavo per la strada incurante della direzione e della meta, il mio fiato si condensava subito e diventava fumo bianco nel momento stesso in cui mi usciva dalle labbra. Non sapevo come fossi finita a girovagare di notte nei sobborgi di Parigi.
Ero sola e nella mia mente rimbombava una voce suadente di uomo che mi diceva di camminare, ma non mi diceva verso cosa, o verso chi. Camminavo come mossa da una mano invisibile, attraverso ponti e vicoli scuri, non guardavo nemmeno dove mettevo i piedi come se fossi convinta che quella mano mi guidasse sulla "giusta" ed ignota via.
Camminavo da tempo oramai, o così mi sembrava, quando sentii dietro a me dei passi, erano appena percettibili ma io li sentivo ugualmente. Credevo che la stessa forza che mi spingeva mi avesse voluto fare sentire quei passi.
Decido di fermami, e la forza me lo permette, dopo qualche secondo una mano si posa sulla mia spalla. Dietro di me un uomo, aveva la carnagione perlacea, i capelli nerissimi e portati all'indietro. Indossava abiti di strordianaria fattura, ma di un altro secolo, indossava una splendida giacca di velluto nero, e al collo ha un foulard di seta bianca, i bottoni della giacca sono argentati e portano l'effige di un drago. Il suo volto era ben levigato che pareva di cera.
"Ora ti reciterò una poesia. Sono versi di morte che ti condurranno a me per l'eternità. Ma tranquilla, non te li dirò tutti insieme, ma una strofa per notte per 7 notti, così che la tua agonia si protragga a lungo."
Perchè quell'uomo così bello, era così crudele con me? Perchè voleva la mia morte?
" Non guardarmi con quegli occhioni pieni di vita. Ti starai chiedendo perchè? non è vero?"
. Annuii, non riuscivo a parlare, i muscoli della faccia mi sembravano paralizati.
." Non c'è un perchè, io ti ho chiamato e tu mia hai risposto. E sei venuta a me."
. Era uno dei miei ultimi giorni di vita, e l'unica cosa che riuscivo a fare era annuire ad ogni su

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Avatar

L'universo spirituale vibra di scintille e di colori. L'Oltremondo è percorso da correnti di luci variegate, fluttuanti, pulsanti, apportatrici di conoscenza e di bellezza.
Qui la pace è dinamismo, gioia, creatività, potenzialità. Qui hanno origine molte cause in un armonioso susseguirsi di onde attraverso le dimensioni.
E dimensioni misteriose e sublimi si profilano ancora più in alto, ancora più aldilà della mia capacità di comprensione e intuizione.
Sopra tutto e dentro tutto si riflette l'Energia Primordiale vivificatrice e tessitrice di questo multiforme schema.
I pensieri degli altri interlocutori fluiscono attraverso me apportando scambi di informazioni e di esperienze. Uno fra gli altri, che mi ha accompagnato e guidato durante il percorso dell'evoluzione, adesso mi parla:
"Tu hai completato il lungo e doloroso ciclo delle incarnazioni. Un cammino di luce si stende ora davanti a te in dimensioni spirituali sempre più sottili e perfezionate. Questa è l'ultima possibilità che hai di ridiscendere nella materia, non più come uomo ma come avatar, oppure di abbandonare la materia per sempre. Che cosa scegli?"
Una parola si irraggia vibrante dal mio essere:
"Avatar. Sarà un piacere diventarlo, poiché ora sceglierò di nascere nella ricchezza".
"Sarebbe una incarnazione sprecata! Per poter vivere intensamente la tua incarnazione, per avere più sensazioni, più esperienze, ti conviene rinascere nella povertà. Perché vuoi discendere ancora una volta fra la miseria, l'ignoranza, le malattie?"
"La compassione per gli incarnati, per tutti gli incarnati, mi spinge a farlo".
"Gli incarnati non ti riconosceranno. Se insegni a loro, essi non ti crederanno. Se acceleri la loro evoluzione essi ti ostacoleranno. Se li guarisci essi ti odieranno. Solo dopo la tua morte, solo molto tempo dopo, alcuni incarnati godranno dei tuoi doni e ti riconosceranno. Vuoi tu dunque?..."
"Avatar. Poiché adesso ho la certezza che tutta la materia è solamente illusio

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Non c'è due senza tre [parte 1]

Joe e Robert sono seduti al tavolino nel giardino del "Jolly's cafè". Hanno scelto di proposito quella postazione adiacente all'alta siepe che delimita i confini della proprietà del Jolly per stare lontani da orecchie indiscrete. Confabulano fittamente, tanto che la cameriera Sandy ha timore di avvicinarsi per prendere l'ordinazione.
Quei due tipi sono proprio strani, pensa impietrita di fronte alla porta trasparente sotto gli occhi della sua titolare. Tiene nella tasca del grembiulino la penna e il block-notes ancora immacolato, ancora non si è presentato nessuno prima di quei due. Del resto sono solo le cinque del pomeriggio e hanno aperto da pochi minuti. A Sandy sembra impossibile pensare che dopo appena mezz'ora ci sarebbe stata talmente tanta gente che avrebbe reso un'impresa divincolarsi fra sedie e tavolini, ma l'esperienza le ha insegnato che le persone, finito il lavoro, si muovono a sciami ed entrano come vagonate d'acqua filtrate da un imbuto.
<<Bhè? Ti sei persa nel paese dei balocchi? Su Sandy, muoviti!>>
Quell'antipatica della signora Ross non ha mai avuto modi gentili con Sandy, ma da quando ha notato che il marito apprezza la giovane cameriera, in particolar modo il suo fondoschiena, è diventata impossibile.


<<Allora è deciso Joe!>>
Robert è ingobbito sul tavolino oppresso dalla sua grossa mole, parla a bassa voce con la faccia sudata a pochi centimetri da quella del compare. La luce dei deboli raggi di sole risplende sulla sua testa rasata, gli occhi chiari e taglienti sono determinati e sprizzano il bagliore tipico di chi la sta per combinare grossa.
Joe, al contrario di Robert, è un uomo mingherlino e curato nell'aspetto. Non esce di casa senza ricoprire i capelli con un consistente strato di gel e spruzzarsi dosi massicce di profumo. Ha notato Sandy e gli piace molto, perchè sennò dar corda a quel rimbambito di Robert?
<<Fai quello che vuoi Robert, a me basta la ragazza>>


Puttanella da quattro soldi, pens

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   2 commenti     di: Carlo Araviadis


Le erbe vampire

"... quelle dannate erbe devono essere carnivore..."
Mi volto verso il mio amico Bob che ha appena parlato.
"Eh? Di che cosa parli?"
"Delle erbe che sono spuntate alla vecchia fornace abbandonata..."
Si riferisce a una fornace abbandonata oltre quaranta anni fa.
"Erbe carnivore qui da noi, con questo clima? Non è proprio possibile..." gli rispondo pescando con la memoria nei miei vecchi ricordi di botanica.
Stando sveglio nel mio letto di notte, ricordo i frammenti del mio ultimo dialogo con Bob. Sono stato uno degli ultimi testimoni a vederlo, prima della sua scomparsa. Quella sera all'osteria ero stanco e ascoltavo distrattamente i discorsi dell'amico. C'era il temporale e aspettavo che smettesse di piovere per andare a casa a dormire.
Il giorno dopo Bob scomparve di casa e la polizia lo sta cercando da oltre due settimane. Alcuni dicono di averlo visto insieme a una donna. Altri suggeriscono che è partito in cerca di libertà.
In realtà da quando l'ho conosciuto ha sempre dimostrato un carattere difficile, imprevedibile. Possedeva un grande senso per l'amicizia e un profondo amore per la libertà. Il suo problema forse nasceva da questo contrasto: amava le persone, ma non sopportava i vincoli che l'amore da sempre crea.
Ricordo che altre volte Bob mi aveva chiesto di andare alla vecchia fornace per studiare le erbe... Come ho potuto dimenticare tutto questo! Forse sarà andato là da solo e si sarà fatto male. Forse è là che bisognerebbe cercarlo adesso.
Accendo la lampada e guardo l'orologio; le due e un quarto di notte. Chissà se invece non sia veramente partito in cerca di libertà.
Il mattino seguente sto per andare alla polizia ma all'ultimo momento cambio idea per non rischiare di apparire ridicolo.
Sul tardo pomeriggio mi tornano in mente le ansie della notte. Così per scrupolo mi incammino sul sentiero in discesa che conduce alla fornace. Sarà tutto cadente da quello che si può vedere da lontano. Tetti sfasciati. Due cinture in ferro

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   1 commenti     di: sergio bissoli



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