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Racconti horror

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Bloody nails

"Dopo la scomparsa di Tracy Stevens, mia madre non mi aveva più permesso di fare uscite serali. Il fatto che una mia compagna di classe fosse svanita nel nulla, per lei significava che anch'io avessi potuto fare la stessa fine. Quel martedì pomeriggio, quattro giorni dopo la presunta scomparsa della mia amica, i notiziari non facevano altro che mandare in onda foto della sedicenne abbracciata ai propri genitori che sorrideva, con la sua solita frangia che le copriva parte dell'occhio sinistro. Alla nostra scuola, la Exler High School, gli insegnanti avevano organizzato alcuni incontri, dove studenti e genitori potevano partecipare e discutere riguardo Tracy, nella speranza di poter colmare quel vuoto che aleggiava in tutti i nostri cuori. Poiché era la vigilia di halloween, quel martedì mattina avevo chiamato Evans Shannon, il mio fidanzato, chiedendogli di venire la sera stessa a casa mia: mia madre sarebbe partita nel tardo pomeriggio per andare a trovare un'amica che non vedeva da qualche tempo, e che abitava a Saint Luke, così avevo pensato che guardare alcuni dvd horror in compagnia del mio ragazzo, sarebbe stata una cosa carina per trascorrere la notte della festa dei morti. Ebbene, Evans fu entusiasta della mia proposta, dicendomi di aspettarlo vestita da strega per le otto in punto. Laurie mi raccomando fai la brava mentre sono via, aveva scritto mia madre su un pezzo di carta rozzamente scocciato allo schermo della televisione. Alle sei, mezzora dopo la sua partenza, ero salita nella mia stanza, e mentre mi guardavo allo specchio sistemando i capelli in una coda di cavallo, pensavo a quale costume indossare. Mi chiamo Laurie Mason, ho diciassette anni e frequento la 4F del liceo alla Exler High School. Dopo essere stata campionessa per due stagioni consecutive, la mia passione per la pallavolo è cresciuta di giorno in giorno, e sebbene negli ultimi tempi non se ne fosse parlato, poiché anche Tracy, la ragazza scomparsa, faceva parte della squadra, in

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   2 commenti     di: cesare massaini


Descrizione di un vampiro

Il timore che un giorno l'avessero scoperta si contorceva doloroso in tutto il suo essere. Allo specchio sosteneva lo sguardo di una creatura singolare, evanescente ma sicuramente pronta a vivere: la pelle che quasi si tendeva spasmodicamente su di un corpo sinuoso, era pallida, quasi bianca. Ricordava il colore delle statue romane in marmo, copie di quelle greche in bronzo che tanto le piacevano. Una bocca vermiglia, piacente, elaborata nelle sue curve, denotava una grande passione che non amava nascondere. Il naso sottile, delicato, elegante elemento di un quadro già di per se egregio. Gli occhi grandi, dalle ciglia lunghe e morbide, riflettevano quasi con deliberata violenza un azzurro sconvolgente, delimitato da una sottile linea nerissima che circondava l'intero iride. I capelli lunghi, dai riflessi corvini in cui perdersi con le dita, le circondavano il tenero capo come un notturno paesaggio urbano. Le mani affusolate tradivano il suo amore per il piano e il violino, donandole una delicatezza commovente quando si accingeva a suonare. I denti, perle bianche e fredde, che mal celavano un singolare elemento che catturava l'attenzione: due canini appuntiti, tremendamente sviluppati e dall'aspetto malignamente intrigante. Ad un suo sorriso lo spettatore tratteneva il fiato, sconvolto come se avesse assistito alla morte di una Giulietta traboccante di dolore per la perdita del suo Romeo. Ad una parola della donna, la notte calava nei cuori degli ascoltatori; ad un suo sospiro, i nervi dell'uomo crollavano come vetro infranto. Il desiderio di vita le scorreva tormentandole i sensi, la voglia di dissetare corpo e anima le vibrava selvaggiamente in corpo, facendola tremare spasmodicamente.



Giochi fastidiosi

La notizia della morte della signora Smith non fu poi così dolorosa: la donna era ormai vecchia e sola ma soprattutto era diventata una sorta di spina nel fianco per tutti i suoi compaesani. Da anni ormai la donna sembrava odiare tutto e tutti e aveva da lamentarsi sempre di qualsiasi cosa; soprattutto di tre ragazzini che si divertivano a scorrazzare di qua e di la per tutto il paese in cerca di avventure fanciullesche.
Steve, John e Frank, il giorno della morte della signora Smith, avevano passato la mattinata a giocare nella casa abbandonata di fronte l' abitazione della donna che non perse occasione di sgridare per l' ennesima volta i ragazzini. La donna fu trovata morta la mattina dopo nello scantinato proprio della casa abbandonata.
Quello che faceva scalpore dunque, non era tanto la morte della donna, ma il sospetto che i colpevoli fossero proprio i ragazzini, stufi di essere continuamente infastiditi dalla donna.
"lo sapevo che sarebbe successo un casino!" si lamentava Frank con i suoi amici, "senti è stato un incidente okay? la volevamo solo spaventare non è colpa nostra se quella sporca vecchia aveva le gambe malandate! e poi come scusa regge! è caduta dalle scale bo basta!" cercò di giustificarsi Steve. Ma i tre sapevano bene chela colpa era la loro: volevano spaventare la vecchia schiamazzando dalla casa abbandonata, ma la donna nell' andare a controllare lo scantinato, caddè dalle scale rompendosi l' osso del collo.
La notte dei tre galeotti fu a dir poco tenebrosa: colma di incubi e sogni strani in cui venivano condannati alla pena di morte, lapidati dalla gente del paese o giudicati da una signora Smih in versione zombie.
Ore 2: 13, John si svegliò dall' ennesimo incubo ma non fu svegliato tanto dal sogno, ma da una forza misteriosa, come un richiamo. Il ragazzo scese nel giardino di casa silenziosamente per non svegliare i genitori, ebbe un attimo di terrore nella figura che si trovò davanti ma poi capì che non aveva niente d

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   5 commenti     di: Philip Burns


Il Babau

Le tre e quaranta... del mattino. Il sole sorgerà soltanto fra due ore... e sembreranno eterne, come al solito. Dannazione,è impossibile continuare in questo modo! Ormai sono ad un passo dalla più totale follia. Se avessi ancora voglia di fare dell'umorismo potrei dire che avrei una brillante carriera di guardiano notturno al museo di storia naturale... il fatto è che non ho più voglia di fare dell'ironia... nemmeno un po'... ultimamente non è di casa nella mia testa.
Dunque... la situazione ha quantomeno del curioso... chissà se ho ancora un briciolo di lucidità mentale per cercare di riordinare le idee e ricostruire gli avvenimenti. Come diavolo è iniziata questa storia? È imperativo raccogliere tutta la lucidità sparsa negli angoli del mio cervello angosciato ed usarla per tentare di spiegare quello che può sembrare in tutto e per tutto un episodio di Ai confini della realtà.
Quattro notti... quattro notti insonni e quattro giorni passati nel più totale rimbambimento e nella paura che tutto si potesse replicare... e così è stato fino ad ora; non seguendo le stesse modalità, certo... non con il medesimo modus operandi... ma è successo.
Come si presenterà questa notte?
Sussurri? Rumori strani? O staglierà la sua ombra sulla parete di fronte al letto come ha fatto ieri?
Ma soprattutto perchè sta succedendo a me? Ho passato l'infanzia da un pezzo e, mi secca dirlo, anche l'adolescenza; sono un uomo fatto già da qualche anno anche se non ho poi così tante rughe o capelli bianchi a riguardo... giusto per mettere in chiaro la cosa.
Insomma è una cosa che capita ai bambini... a quelli cattivi in special modo...è la minaccia che si sentono dire più spesso quando non vogliono rispettare il coprifuoco di casa:
“Se non vai subito a letto arriverà il Babau a prenderti e ti porterà nel buio dove rinchiude tutti i bambini cattivi che non obbediscono!”
“Dormi oppure il Babau arriverà e ti spaventerà tutte le notti...”
E così via.
A pensarci

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E venne il male

Incubo totale.

Se ne può uscire?
Guarda il vuoto del mondo.

Dovresti conoscere il prezzo del male.

Si racconta che l'altra notte sia tremata la terra a Fonte.
Diverse persone avrebbero testimoniato di essersi svegliate a notte fonda perché i quadri cadevano dalle pareti e i soprammobili tremavano, per poi cadere a terra. I danni maggiori ci sono stati nella zona residenziale ancora in costruzione. C'è un cantiere, enorme, ricopre una zona di settecentocinquanta metri quadri e si trova lungo la strada per entrare nella cittadina.
È crollata anche una abitazione, quella di Roberto Malesi, il bidello della scuola elementare di Fonte.
C'è stato anche un morto. Già, la piccola Elisa Trenti, trovata il giorno dopo il terremoto, nel prato adiacente al cantiere, strangolata e livida di contusioni e abusi.

Quando la giovane poliziotta Francesca Nelli, fresca di accademia, giunse sul posto, ebbe un collasso. Era giovane, appena uscita dall'accademia ed erano i primi giorni di lavoro.

Non si era augurata certo di ritrovarsi davanti un simile spettacolo.
Elly - come la chiamavano tutti- era riversa a terra, nell'erba, con le braccia aperte sul prato ancora bagnato dalla rugiada, il collo girato, il volto fermo, gli occhi spalancati, l'espressione del viso immobilizzata per sempre, come in un ritratto macabro, quasi a voler guardare di lato, verso le montagne che si trovavano oltre il paesino.
Rivoletti di sangue si erano coagulati sul mento e sul naso. Il corpo era pieno di contusioni e lividi.
Elly aveva dodici anni.


Monica e Luca.
I due sposini più belli e dolci di tutta Fonte.
Si, peccato che a metà Novembre fu diagnosticato un cancro a Monica.
Monica, la ragazza venuta dal paese, ah si, tutti la conoscevano, cosi bella, pelle soffice e chiara, occhi color nocciola, capelli castani, si.. e un culo e due tette da paura, per farla breve. A ognuno il suo, anche Luca, geometra fresco di Diploma e di specializzazio

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   0 commenti     di: luca


Creature Mortìfere

<Mi passi l'acqua, mamma?> chiese Ruth la quale non vedeva l'ora di tuffarsi. Con quel bikini viola a fiorellini marroni sembrava quasi una quattordicenne, eppure aveva solo dieci anni e, probabilmente, ciò si sarebbe potuto evincere solo dal suo modo di fare perennemente scherzoso che celava nella sua profonda intimità una innata ingenuità di sentimenti.
<Sì, tesoro, te la passo subito.. e ricordami che devo ancora spalmarti la crema dietro le spalle perché sennò non puoi entrare in acqua!> disse Annah, madre single, premurosa ed amorevole che, per sopperire all'assenza di una figura paterna, soddisfa tutte le volontà ed i desideri, anche i più banali, di un figlio unico..
Era una mattinata calda e soleggiata lì sulle spiagge nei pressi di Augusta nel Maine, anche se uno strano alone ed un inquietante silenzio interrotto qui e lì dalle voci degli altri villeggianti e dalle flemmatiche onde che si trascinavano esauste fino alla riva, dominavano quel paesaggio marittimo.
Nell'attesa che la crema venisse assorbita dal suo corpo, Ruth si apprestò a raggiungere Jeffrey sulla riva. Jeffrey era un ragazzino tranquillo, timido e fin troppo gracile per i suoi tredici anni; aveva i capelli irti come i denti di una spazzola, il viso leggermente scavato, esili spalle e una pelle chiarissima che sul torace rientrava lievemente all'altezza delle costole. Portava un costume giallo aderente con un elastico blu ed una montatura di occhiali color pesca, probabilmente le uniche due cose che davano risalto alla persona oltre a quei grandi verdi occhi che si ritrovava.
Jeffrey era il migliore amico di Ruth da sempre, si volevano bene e la maggior parte dei pomeriggi la trascorrevano insieme a giocare ed a parlare.
Quando Jeffrey la vide arrivare, le porse subito una paletta, un rastrello ed un secchiello:<Perché non facciamo un castello di sabbia?>
<Non ne ho voglia Jeff.. E poi siamo a riva, un'onda un po' più forte ed il castello sarà bello e abbattuto!> sorrise R

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   4 commenti     di: Sari Koon


Una storia con il demonio

Una sera di inverno mi trovo insieme con gli amici in una fattoria. Siamo nella piccola cucina adiacente alla stalla e giochiamo a carte o mangiamo semi di zucca.
È il plenilunio di gennaio. Fuori, un freddo polare è disceso sulla distesa di neve ghiacciata. I galli hanno cantato tutto il giorno, segno che nevicherà ancora.
É da poco suonata la mezzanotte. Il nostro gioco è disturbato dal ringhiare di Boll, il cane che sta di guardia in cortile. Un altro poco e sentiamo gli strattoni che dà alla catena.
"Ci sono i ladri!" grida il padrone di casa e si alza per controllare.
Nello stesso tempo sentiamo dei rumori provenire dalla stalla. Le vacche sono diventate inquiete, scalciano e muggiscono.
Lo stalliere scende giù in stalla. I muggiti si fanno più forti uniti ai tintinnii delle catene. Mi affaccio alla porta e vedo l'uomo che tenta di calmare le vacche, rimuove il letame, mette della paglia nuova. L'abbaiare del cane dapprima furioso è sceso a un guaito e adesso è ritornato il silenzio.
Vado alla finestra insieme ad alcuni uomini per scrutare la distesa di campi innevati sotto la luna. Jack intanto è andato a spiare dalla finestra della saletta. Il suo grido strozzato ci fa accorrere tutti insieme.
C'è un animale mostruoso alto più di un uomo là fuori fra la stalla e la casa. Sembra un enorme uccellaccio nero con pelo ispido e ali membranose.
É un essere orrendo con la testa a punta e quando si muove vedo un muso da maiale che mi fa rabbrividire. Si muove goffamente mentre si allontana a piccoli balzi verso la strada.
Dopo il silenzio di prima sembra scoppiare il finimondo. Il cane riprende ad abbaiare come impazzito, le donne in cucina si sono messe abbracciate e gridano che è arrivato il demonio. Qualcuna prorompe in grida isteriche. Le più anziane si mettono a fare congetture:
"La luna aveva un colore insolito."
"I galli hanno cantato durante tutto il giorno."
Tra baccano di panche rovesciate corriamo tutti nel ripostiglio a prender

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   1 commenti     di: sergio bissoli



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