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Racconti horror

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Sogno o realtà?

Notte fonda, fredda. Camminavo per la strada incurante della direzione e della meta, il mio fiato si condensava subito e diventava fumo bianco nel momento stesso in cui mi usciva dalle labbra. Non sapevo come fossi finita a girovagare di notte nei sobborgi di Parigi.
Ero sola e nella mia mente rimbombava una voce suadente di uomo che mi diceva di camminare, ma non mi diceva verso cosa, o verso chi. Camminavo come mossa da una mano invisibile, attraverso ponti e vicoli scuri, non guardavo nemmeno dove mettevo i piedi come se fossi convinta che quella mano mi guidasse sulla "giusta" ed ignota via.
Camminavo da tempo oramai, o così mi sembrava, quando sentii dietro a me dei passi, erano appena percettibili ma io li sentivo ugualmente. Credevo che la stessa forza che mi spingeva mi avesse voluto fare sentire quei passi.
Decido di fermami, e la forza me lo permette, dopo qualche secondo una mano si posa sulla mia spalla. Dietro di me un uomo, aveva la carnagione perlacea, i capelli nerissimi e portati all'indietro. Indossava abiti di strordianaria fattura, ma di un altro secolo, indossava una splendida giacca di velluto nero, e al collo ha un foulard di seta bianca, i bottoni della giacca sono argentati e portano l'effige di un drago. Il suo volto era ben levigato che pareva di cera.
"Ora ti reciterò una poesia. Sono versi di morte che ti condurranno a me per l'eternità. Ma tranquilla, non te li dirò tutti insieme, ma una strofa per notte per 7 notti, così che la tua agonia si protragga a lungo."
Perchè quell'uomo così bello, era così crudele con me? Perchè voleva la mia morte?
" Non guardarmi con quegli occhioni pieni di vita. Ti starai chiedendo perchè? non è vero?"
. Annuii, non riuscivo a parlare, i muscoli della faccia mi sembravano paralizati.
." Non c'è un perchè, io ti ho chiamato e tu mia hai risposto. E sei venuta a me."
. Era uno dei miei ultimi giorni di vita, e l'unica cosa che riuscivo a fare era annuire ad ogni su

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Il funerale

Il funerale



Si chiamava Giorgio, a quei tempi aveva circa diciassette anni e da tre lavorava in una di quelle ditte dove ci si deve abituare a fare di tutto.
Fu così che un pomeriggio di dicembre il suo principale lo informò che verso le tre si doveva recare al cimitero per chiudere la tomba di un anziano signore, che morto in un paese lontano ma desiderava essere sepolto vicino ai suoi genitori, proprio nel cimitero comunale del paese.
Quello era un compito che sarebbe spettato a muratori esperti, ma purtroppo non ce n'era nessuno che volesse portare a termine quell'ingrato lavoro.
Lasciavano intendere che sarebbe imbarazzante lavorare mentre i parenti del defunto piangevano.
E così il suo datore di lavoro, per quel genere d'incombenze, ripiegava sempre sui giovani. Quella volta fu il suo turno.
Erano le due e trenta del pomeriggio quando prese il piccolo carretto (da trascinare rigorosamente a mano) e, dopo averlo caricato di malta e mattoni, si avviò verso il cimitero.
Vi giunse dopo circa dieci minuti, già stanco per aver trascinato quel peso su una strada sterrata per più di un chilometro.
Nel cimitero incontrò il vecchio custode, che subito attaccò bottone raccontandogli che dopo pochi giorni sarebbe andato in pensione; poi, visto che il carro funebre tardava ad arrivare, cominciò come al solito a raccontargli le sue avventure, a partire da quando era stato mandato da Mussolini in terra d'Africa per combattere contro le truppe dell'allora imperatore dell'Abissinia, che lui ricordava con il nome di Negus.
Gli raccontò a lungo di quelle sue avventure - che non gli interessavano poi molto, data la sua giovane età... - poi finalmente, verso le quattro del pomeriggio, vide arrivare il carro funebre.
Nel mese di dicembre dove abitava, un piccolo paese della bassa bresciana, c'era sempre una fastidiosa nebbia e il buio arrivava assai presto.
Dopo che il parroco die

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   2 commenti     di: Giuseppe Loda


INsane

Mi tengo stretto la mia lampada ad olio tra le mani, con la sua luce tremolante che illumina solo in parte l'enorme corridoio dai mattoni neri. Non so né come né quando sono entrato in questo luogo oscuro; al di fuori dello spazio e del tempo, ornato da finestre dalla quale traspariva la pallida luce lunare, che solcava le tende rosse decorate con ricami d'orati di indescrivibile bellezza, le scintillanti armature di cavalieri medievali che restavano ritte in piedi nella loro magnificienza, che sorvegliavano questo luogo come dei guardiani silenziosi e imperturbabili, e poi vi erano gli arazzi che rappresentavano i riti e le macabre cerimonie di un culto demoniaco a me sconosciuto. Vago in questo luogo da ore ormai, facendomi strada attraverso il buio con la torcia, ammirandolo e chiedendomi come ci sono arrivato. All 'improvisso sento un rumore sinistro dietro di me. Qualcosa emerge fuori dall'oscurita. Si sta avvicinando. In fretta. Faccio del mio meglio per non urlare. Comincio a correre con i miei passi che battono sul suolo a ritmo della mia paura. Quella cosa continua a inseguirmi ruggendo furiosa, protendendo la sua testa mostruosa e i suoi arti verso di me, mentre guizza i suoi tentacoli in ogni direzione. Vuole ghermirmi tra le sue fauci e i suoi artigli rapaci, vedo i suoi occhi spettrali. Occhi senza anima. Il corridoio sembra farsi più stretto e la vista comincia a diventare fioca. La stanchezza impone il suo tributo. Mi prenderà... lo so... è solo questione di tempo ormai. È veloce... troppo veloce... e io sono troppo debole per fermarlo... è vicino, molto vicino. È propio dietro di me!! Mi sveglio. Sudato e intontito disteso sul pavimento; mentre la luce mattutina si stende sul mio viso solcato dal sudore e dalle lacrime. Mi sono risvegliato da un incubo. Per ritrovarmi in un altro ancor più terribile. Col cuore colmo di dolore e tristezza mi rannicchio al centro della mia stanza. Una stanza con le pareti imbottite e le sbarre alle fines

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Soviet Superman

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Un fuoco nel bosco

Il Sole stava calando sul cielo d'estate, screziato qui e là di nuvole bianche e soffici, cui i giochi di luce conferivano un colorito bluastro, mentre lassù, in alto, i primi astri avevano iniziato a brillare, come a volere delimitare il confine tra la notte ed il dì.
Lo scenario era quello di un bosco di abeti, percorso da un sentiero a zig-zag che si protraeva per una decina di chilometri circa, separando il piccolo paesino di Loggiano dalla cittadella locale.
Giuseppe ed Antonio, due contadini di un paese poco distante, avevano appena lasciato Loggiano tra le lacrime e l'amarezza d'una persona cara appena perduta: avevano, infatti, assistito al funerale di un loro vecchio amico, Lorenzo, residente proprio in centro di Loggiano.
A nessuno era stato consentito di vedere la salma del defunto: a quanto pareva, era una misura cautelare per evitare d'infondere il panico tra i presenti.
Stando alle dicerie della moglie e della stretta cerchia di testimoni, Lorenzo era stato ritrovato ai margini della boscaglia, probabilmente di ritorno da una battuta di caccia, orrendamente mutilato.
Gli esperti avevano avanzato l'ipotesi dell'aggressione d'un orso, sebbene in quei paraggi non se ne vedessero più da decenni, oramai; fatto stava che, secondo le testimonianze, lo sventurato era morto dissanguato, probabilmente a causa delle numerose ferite che aveva riportato su tutto il corpo, mentre le ossa, quasi per uno strano scherzo del destino, sembravano essere state tutte rotte, come a volere certificare che, in agonia del dolore, l'uomo non avrebbe in alcun modo potuto raggiungere qualsiasi rudimentale forma di soccorso.
E, per altro aspetto, come altrimenti avrebbe potuto fare? Le gambe, infatti, gli erano state strappate di netto, con una furia sovraumana: per questo l'ipotesi più plausibile era stata, oltre ai vari segni identificativi di morsi e contusioni, quella dell'attacco d'un orso.
Ad ogni modo, Giuseppe ed Antonio ancora non riuscivano a credere alla sfor

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   0 commenti     di: Michele


Amore immortale

La pagina bianca di fronte a me...
Dove sei amore mio?
Non sento più il tuo profumo sulla mia pelle la mattina, quando aprivo gli occhi e c'era la tua bianca schiena accanto a me...
Accanto a me... Ci sei sempre stata tu.
E questa pagina continua ad essere bianca.
Sono passati già 2 mesi da quando sono andata via. Ho dovuto farlo, era necessario.
Almeno questo te lo dovevo...
Sei la cosa più importante per me.
Lo sei sempre stata e sempre lo sarai.
E fa male saperti lontana eppure così vicina.
Chiudo gli occhi e sento ancora la tua voce che mi chiede se voglio i cereali o un toast a colazione. Io che mangiavo solo per passare più tempo con te, per sentirmi ancora vivo.
Con te, lo ero.
Per la prima volta da quando ero morto ero felice. Ero vivo.
Ogni colore, ogni sapore mi entrava dentro, mi attraversava il cuore senza farmi male.
Pensavo davvero di poter far funzionare le cose, di poter rendere le cose normali tra noi. Ma cavolo! Non so neanche io come ho potuto illudermi tanto.
E peggio ancora ho illuso te, amore mio.
Ti ho fatto credere che poteva essere bello, che poteva essere per sempre, anche se io e te abbiamo due concezioni diverse di tempo. Ho 265 anni e l aspetto di un 25enne. E tu ne hai solo 24 e l'aspetto di una piccola principessa...
La mia principessa. L'unico rimpianto...
Ma so di aver fatto la scelta giusta lasciandoti andare, lasciandoti vivere la tua vita, senza che questa mia oscurità rendesse marcia anche te che sei la cosa più meravigliosa che abbia mai visto.
Senza che, tutto questo male, questi segreti, questi dolori, toccassero anche te, rendessero tutto cupo e grigio come la mia anima, semmai ne avessi ancora una.
Il mio compito è proteggerti e sono davvero capace di proteggerti da tutto o quasi.
Sono un vampiro, sono forte, controllo la mente con un semplice sguardo. Sono veloce, tanto veloce. Ma sono pur sempre un vampiro amore mio...
Una creatura della notte, senza un'anima.
E adesso, anche senza un cuo

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   3 commenti     di: Flowers night


Gli Invasati

Era notte quando io e Lucas giungemmo a quella ripida salita. Quella sera volevamo provare una nuova e bizzara esperienza, con un gruppo di amici: una seduta spiritica in un vecchio castello, immerso tra le montagne trentine, appartenuto ad un nobile locale del XVII secolo, che si diceva, fosse sceso a patti con il diavolo: avrebbe venduto la sua anima al principe delle tenebre in cambio della vita eterna, e del potere assoluto. Il patto venne siglato, e il nobile arrivò a vivere fino all'età di 100 anni, senza invecchiare in un giorno. Inoltre si dice, che i poteri magici dati dal demonio, andavano aldilà di ogni immaginazione: gli abitanti del paese vicino, rumoreggiavano che fosse capace di muovere oggetti a suo piacimento con la sola forza della mente, alcuni servi dicevano di averlo visto muovere tavoli, lampade, armadi, quadri, senza nemmeno sfiorarli. Altri addirittura, dicevano che fosse in grado di manipolare il tempo, attribuendo a lui gli improvvisi cambiamenti climatici che si registrarono nella valle in quel tempo: era talmente inebriato dal suo potere, da credersi un dio. Ma una notte, il diavolo mancò fede al patto: fece sparire tutta la famiglia del signore, dopodichè si materializzò davanti a lui, tuonandogli ghignante che da quel momento in poi avrebbe continuato a vivere la sua eternità in quel castello, non più da vivo, ma da morto. Da quel momento, il nobile scomparve per sempre, e con lui tutta la sua famiglia e la sua dinastia. Nessuno dei loro corpi venne mai ritrovato: questa strana scomparsa era riportata negli annali del paese, mentre la leggenda era soltanto tramandata oralmente tra gli abitanti della valle. Leggenda o verità, di fatto quel maniero non venne mai più visitato da nessuno per secoli. Durante le due guerre mondiali, divenne rifugio per italiani, partigiani, e infine per nazisti in fuga. Nessuno di loro tuttavia, si dice, una volta entrato, ne uscì più. Soltanto uno, un caporale nazista: si dice che scese dal c

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   4 commenti     di: Nicolò Giani



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