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Racconti horror

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La Presenza

Fu quasi istantaneo, il pensiero attraversò la sua mente come un lampo. Eppure in quel momento, in quel fuggevole attimo di luce, Damien seppe. Percepì la certezza assoluta che non era solo in quel momento, benché fosse altrettanto certo che nessun altro poteva esserci. Aveva un lavoro di assistente informatico in remoto, ed era appunto rimasto solo a lavorare a casa sul suo notebook perennemente collegato in rete tutto il pomeriggio; sicuramente la porta di ingresso - che dalla sua postazione di lavoro vedeva benissimo - non si era mai aperta. Nessun animale era potuto entrare dalla finestra alle sue spalle, per il semplice fatto che era sicura di averla chiusa a chiave la mattina stessa. Eppure Damien era certo che insieme a lui ci fosse qualcun altro, ne sentiva la spiacevole presenza osservarlo ed impregnare l'aria. Provava la stessa sensazione come di un ragno che salisse lento lungo la schiena, un brivido freddo e irrazionale... Sentiva le palme delle mani fredde e percepì che in qualche istante che il suo cervello conscio non aveva registrato il suo cuore aveva raddoppiato i battiti. Sentiva perfino dolore al petto tanto batteva all'impazzata.
Realizzò di non avere assolutamente il coraggio di voltarsi, era come se il più recondito dei suoi terrori fosse salito dal profondo a tormentarlo... Non ricuciva ad affrontare il problema, e dire che lui per lavoro i problemi cercava di risolverli agli altri!
Senza muoversi e respirando piano piano, il che gli costava uno sforzo che non contribuiva a rallentare il battito cardiaco, ruotò lentamente gli occhi a destra. La stanza gli appariva perfettamente normale: l'armadio accostato alla parete, chiuso, il letto sullo sfondo, rifatto, le lampade ricercate che erano sempre state una sua passione, esattamente come se le ricordava, o quasi. Gli parve di intravedere una leggera depressione sul materasso... No quella probabilmente c'era già prima. Era l'ombra sul pavimento che sembrava diversa, ma soprattutto

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   3 commenti     di: Piero Malermo


Infection - Parte 2

Passarono all'incirca 10 minuti, quando i tre infetti si alzarono e si guardarono intorno, era come se stessero annusando qualcosa
pensai subito che avessero capito che ero lì, in quel momento ero agitato e non sapevo cosa fare
ero del tutto vulnerabile alla loro potenza, ma ad un tratto gridarono, come se stessero morendo
e subito dopo si misero a scappare tutti e tre nella stessa direzione, scomparendo nell'ombra.
Aspettai per 5 minuti e poi mi alzai lentamente, guardandomi intorno, in caso erano nei paraggi, ma non c'era nessuno
così mi misi lo zaino sulle spalle e continuai a camminare lentamente tra gli alberi.
C'era qualcosa di strano in tutto questo, mi sentivo in pericolo, come se qualcosa dovesse accadere
e mentre camminavo, vidi un'auto, ma siccome era buio e non si vedeva praticamente nulla
mi abbassai e mi avvicinai con tutta calma, mentre mi guardavo intorno e notai fin da subito
che c'era molto sangue, anzi moltissimo, ed era fresco ma non c'era nessun cadavere
e sapendo questo mi agitai e cercai di rimanere calmo, mentre la paura mi stava assalendo.
Lentamente indietreggiai, e mentre lo facevo urtai col piede destro su qualcosa
mi girai di scatto e vidi il cadavere di un uomo che copriva tra le braccia una bambina.
Rimasi li per pochi secondi, senza parole, era una scena davvero orribile, davvero triste
ma notai che non erano morti per causa degli infetti, ma erano stati picchiati a sangue, quale mostro poteva fare tutto ciò?!
picchiare una bambina.
Forse l'uomo accanto a lei che copriva tra le braccia la bambina era sua padre?! credo proprio di si
non potevo lontanamente immaginare il dolore che a provato suo padre, non riuscendo a difenderla
l'impotenza di non riuscire a fare niente per la sua bambina
nessun padre al mondo vorrebbe vedere sua figlia morire in questo modo.
Ma il mondo in cui viviamo ora, sopravvive solo il più forte, non c'è spazio per i deboli
chissà quante famiglie sono morte nello stesso modo, quante vit

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   0 commenti     di: .:Spartacus:.


Hummus

Alla luce dei fatti appena avvenuti, devo ammettere che Lorenzo, così com'era, cicciottello e con la pancetta che sporgeva da sopra la cintura, nonostante le leggere - quasi impercettibili - smagliature ai lati e la leggera cellulite sulle chiappe che mi sono sempre trattenuta dal fargli notare, alla fine mi piaceva lo stesso.
Non cerco di giustificarmi o nulla del genere, ma mi chiedo solo cosa sarebbe successo se gli avessi evitato la pena di seguita quella cavolo di dieta sperimentale. Forse non sarebbe successo niente, o forse sarebbe solo successo più tardi, chi lo sa...
Anzi, no... La dieta probabilmente non centrava un bel niente: la causa potrebbe essere dovuta a qualcosa nell'aria, oppure nell'acqua; si potrebbe perfino dare la colpa a qualche agente chimico, a qualche conservante o un edulcorante presente negli snack che si comprano al supermercato.
Non ha più importanza.
Mi manca Lorenzo, mi manca da morire e mi manca anche Dostoevskij, in nostro labrador.
Cerco di ricordare, cerco di dare a tutto un punto di partenza. Da qualcosa sarà pur iniziato...

Forse era iniziato due settimane fa, quando Lorenzo aveva cominciato a sgarrare con la dieta.
Facemmo la spesa insieme, come ogni venerdì, e tornati a casa, tanto che toglievo la roba dai sacchetti della spesa, mi trovo tra le mani questa confezione formato gigante di wurstel di suino.
Persi la calma, e togliendo la confezione dal sacchetto tenendolo con le dita come schifata gli chiedo, urlando:
"E questo che cazzo è?"
Lorenzo mi guarda spaventato e colpevole, con la stessa faccia di un bambino che è stato beccato con dei giornaletti porno o non so cosa e mi fa:
"È il fine settimana. Posso, no?"
Senza far passare un secondo gli urlo ancora:
"No che non puoi. Riesci a prendere qualcosa sul serio per una volta?"
"Non ti sembra di esagerare?"
"Non ti senti un debole?"
Quando mi arrabbio esagero; forse esagero un po' troppo. Ma lui ci teneva a perdere quella pancetta, ci teneva tant

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   1 commenti     di: Rida Wahbi


Sagra paesana

Una tenda viola piena di ripiegamenti e gonfiori tagliata da lame di luce d'oro. Il tramonto di giugno trasforma il cielo in un luna park di luci e di colori.
Per contrasto la piccola sagra sperduta nella pianura sembra una miniatura. Vi arrivo per caso e cammino sul prato in mezzo alla gente.
Stelle fatte di lustrini e strisce di carta pendono dall'alto. Sotto file di lumi colorati girano i cavalli di legno della giostra. I colori fantasmagorici del crepuscolo si sciolgono in pennellate dense, violacee su sfondi gialli.
Improvvisamente si fa silenzio nella festa e tutti diventano immobili, in attesa. Poco lontano si vede venire avanti una piccola processione composta di alcuni uomini che sorreggono un trono di legno dorato.
Sommersa da stoffe preziose, fiori e gioielli vi sta seduta sopra una bambina; è la reginetta della festa e rappresenta una Dea pagana. Uomini e donne si accodano dietro allungando la processione che gira intorno al prato.
Il trono viene deposto vicino a un pergolato di roselline selvatiche e tutti sfilano davanti. Mettono ai suoi piedi piccole offerte, spighe di grano, in cambio di pronostici per il futuro o l'esaudimento dei desideri.
La bambina, che simboleggia la Dea dell'abbondanza, ha una espressione annoiata o misteriosa. Le altre bambine la guardano con occhi spalancati.
La festa riprende più rumorosa di prima e tutti mangiano, bevono o ballano in suo onore. Mi siedo alla tavola per mangiare un panino fra contadini baffuti, in un tintinnìo di piatti e bicchieri.
Un vecchio paralitico con la punta chiodata del suo bastone crea disegni complicati sulla polvere. Li guardo con attenzione adesso: sono spirali, cerchi concentrici, ellissi... Che cosa può significare?
Riprendo a camminare sul prato.
In un angolo la ruota della fortuna gira e i chiodi numerati vanno a distribuire premi ai partecipanti. L'uomo sorridente con la faccia cavallina mi chiama:
"Venga, venga da questa parte signore, questa è la sua sera fortunata..." l

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   1 commenti     di: sergio bissoli


La coda del diavolo

La gallina del diavolo! La gallina del diavolo..." grida la donna entrando di corsa dalla cucina.
L'oste suo marito da dietro il bancone indaffarato a riempire i gotti di vino, cerca di minimizzare la faccenda:
"Macché diavolo, ma stai a vedere che dovremo far venire il prete adesso, solamente per una gallina..."
Ma la moglie, una grassona tutta agitata e sudata, non dà segno di volersi calmare:
"É indemoniata ti dico, Alan, non è una gallina come tutte le altre; ha fatto scappare il nostro cane, non è neppure una gallina quella..."
Il marito anche lui grasso e in più calvo seguita a brontolare sottovoce per calmarla:
"Ma che razza di discorsi vai a tirar fuori, sono assurdità, sciocchezze... Tu e i tuoi ragionamenti strampalati..."
L'osteria è piena di uomini tutti mezzi ubriachi che giocano a carte e discutono tra di loro, e nessuno, credo, fa attenzione a questo dialogo.
Io sono da poco entrato in questo locale basso e incatramato dal fumo delle lucerne e delle pipe. Mi faccio largo fra un gruppo di vecchi avventori avvicinandomi al grosso banco con il ripiano in granito.
La donna sta cuocendo i cotechini. Il camino ha poco tiraggio poiché c'è un gran vapore che si spande dall'acqua in ebollizione. Portacandele, sale e un macinino del caffè stanno sulla mensola.
"Che cosa ha di tanto strano, eh, questa gallina?" incomincio con tono rassicurante.
La donna si volta di scatto. É ancora sotto l'effetto di uno spavento subìto, lo si nota bene.
"Misericordia signore, c'è la gallina del diavolo nel nostro pollaio!"
"Ma cos'ha di tanto diverso dalle altre?" insisto a chiedere.
"Ha gli occhi rossi, come il fuoco. É cattiva. Non è né maschio né femmina, e aggredisce il nostro cane che ha paura."
"Oh questa poi! Non mi sembra possibile" dico per stimolarla a parlare.
"Le assicuro che è così signore, è proprio così. C'è il demonio le dico..."
E alla mia espressione di curiosità mista a incertezza prosegue: "Anzi, venga a vedere, venga

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   3 commenti     di: sergio bissoli


Alys On Hell (Parte da 9 a 17)

(Nona)

(Sei mesi dopo)
Toby scodinzolò felice quando vide Alys alzarsi dal letto.
Il suo viso era parzialmente tumefatto; le mani e le braccia pure.
Strani lividi le percorrevano la pelle;
in su ed in giù fino alle costole ed in parte anche sul collo.
Alys sorrise a Toby.
"Ciao amore mio come stai oggi?" Chiese.
Il cane abbaiò qualcosa che lei non comprese.
"Immagino bene! Dove sono i vetusti?"
Il cane mosse la testa come se un dubbio alla domanda si esternasse solitario nella sua coscienza di cane;
poi scodinzolò;
Si diresse verso la bambina e si strusciò a lei.
"Sono Giù con Fromm vero?" Chiese ancora.
Poi dei passi interruppero ogni ulteriore quesito.
Quell'uomo entrò in camera; osservò la bambina e le sorrise
"Ciao Alys! Come andiamo oggi?" Domandò.
"Guarda te Fromm! Lividi e cicatrici dappertutto!" Rispose allegra.
"Si! Non male direi! Sei pronta?" Chiese quasi titubante.
Alys lo guardò e poi gli disse:
"Io sono sempre pronta! Ma sei sicuro che anche i miei lo siano?"
"Cosa ti fa pensare il contrario?" Chiese l'uomo un po preoccupato.
"Lo sai Fromm! Lo sai Benissimo anche se non ne parliamo apertamente!" Si fermò mentre l'uomo abbassava la testa.
"Non è così facile fargli comprendere dove devono venire!" Concluse.
"Lo so mia Cara Alys! Lo so.
Ma come già spiegato innumerevoli volte, loro devono capire; devono vedere il male che ti affligge con i loro occhi.
"Sono ormai quasi sei mesi! Credo" Apostrofò la bambina.
"Sei mesi esatti! Confermo!" Disse L'uomo.
"Perché non spieghi loro tutta la verità?" Chiese Alys
"C'è una procedura! Te l'ho sempre detto!" Ribadì quasi alterato.
"Una procedura da seguire!" Poi si voltò verso il cane e lo accarezzò.
Toby leccò la mano dell'uomo con naturalezza.
"Ah! Caro Toby! Potessi aiutarci te!" Disse Alys.
"Non si sa mai! In fondo qualche lezione l'ha seguita!" Fromm sogghignò con una smorfia.
"Lezioni? Quelle?" Alys fece spallucce.
"Si Alys! Per entrare in sintonia con

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   1 commenti     di: Dark Angel


Giochi del destino

Parte prima.

"Chissá stará facendo Lei? Quasi quasi le mando un messaggio". Bip, bip, bip, COSA FAI? Bip, bip, MI MANCHI GIA'..., bip messaggio inviato, bip, ricevuto.

Chi legge il messaggio non é lei, lei giace a terra con la lama di un grosso coltello che le sporge fuori dalla gola delicata che lui amava tanto baciare.

Quella mattina, come tante altre, era scesa dal treno ed aveva imboccato quel sottopasso un po' buio che le incuteva sempre un certo timore anche se mai le era capitato di fare incontri spiacevoli. Mai aveva fatto incontri spiacevoli ma quel giorno c'era il destino ad attenderla lì sotto, il destino con il cervello sconvolto dalla follia ed un lungo coltellaccio in mano.

"Mi manchi già... ti mancherà molto di più di quello che pensi povero imbecille! Vero bambina?" Lei non poteva certo rispondere ma a lui bastava il ricordo delle sue urla mentre le faceva scorrere lentamente il coltello sulla pelle per eccitarsi, ed in effetti era già molto molto eccitato. "Lo sai che insanguinata sei proprio bella? Più bella, molto più bella che da viva, il colorito bianco morto ti dona tesoro, sei così bella che mi viene voglia di scoparti, quasi quasi ti violento..., stai ferma eh?.

   43 commenti     di: Alessio Cosso



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