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Racconti horror

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LUCE ED ASTINENZA

Per tutto il giorno non aveva fatto che piovere. Ancora adesso che stava per giun-gere la sera, i lampi rilucevano isolati, subito seguiti da tuoni vomitevoli. Non ne po-tevo più. L’umidità penetrava da ogni dove e si accaniva testardamente contro i miei piedi. Che cazzo stava succedendo? Insomma, eravamo pur sempre in piena estate, eppure la temperatura sfiorava appena i dieci gradi.
Mi alzai dal letto e presi una birra dal frigorifero ormai ridotto a comunissimo scomparto. L’ultima. L’ultima fottuta birra. La stappai ed invano mi diedi da fare per trovare un bicchiere pulito. Rassegnato, presi a sorseggiare dal foro triangolare. Che cazzo, ne avevo abbastanza di fori triangolari. A momenti avevo l’impressione di tracannare dalla fica di Erika. Di colpo mi venne la nausea. Sentii l’uccello scomparirmi tra le pieghe dei boxer. Era la fine, cazzo. Niente più soldi, niente più alcol, niente più droga. Solo le sudice pareti del camper e quella troia di Erika che sonnecchiava dentro il mio letto. Quante volte l’avevo scopata quel giorno? L’uccello mi pulsava nelle mutande completamente spompato.
Stavo meditando su quanto mi restava da fare, quando qualcuno bussò alla porta. Aprii subito, senza riflettere, e mi trovai davanti un figuro sozzo, schifoso, comple-tamente fradicio. La faccia, orrendamente smorta, era incrostata di sporco, nera, e dai lunghi capelli grigi colavano goccioni opachi di pioggia e di lercio che andavano a depositarsi su una specie di gilet. Un merdosissimo rifiuto. Allungò una mano a mo’ di questua e biascicò un che di incomprensibile. Lo ignorai e spazzai con lo sguardo il parcheggio deserto, pressato dalla pioggia e dal cielo nebuloso. Sentii Erika gemere debolmente dal letto, poi lo guardai di nuovo. La porta spalancata faceva entrare il freddo e l’umidità. I piedi mi si stavano di nuovo congelando.
Senza dire una parola, richiusi la porta in faccia al figuro. Barbone va bene, pensai, ma non puoi essere tanto schif

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   1 commenti     di: Filippo Fronza


Soddisfazioni

-Professore...-lo chiamò la ragazza.
L'uomo alzò gli occhi dalla cattedra.
-Professore dobbiamo andare-
Il professore annuì, si alzò, prese la borsa da lavoro e raggiunse la ragazza.
Lei gli sorrise, i capelli biondi sciolti sulle spalle la facevano sembrare una di quelle bellezze sui cataloghi dei costumi da bagno.
-Melanie- mormorò.
Le accarezzò una guancia, il suo bel viso levigato tra qualche anno avrebbe iniziato a mostrare i segni dell'età.
-Andiamo.- disse decisa Melanie.
Lo prese per mano, quella mano morbida e calda.
-Andiamo- ripetè lui
Oltrepassarono la porta della classe.
Proseguirono per il corridoio poi giunsero alla porta d'uscita della scuola.
Arrivarono al parcheggio.
L'uomo prese le chiavi della macchina e le mise nella serratura.
Dall'altro lato della macchina Melanie entrò nella macchina.
I due si ritrovarono nell'autovettura.
A quel punto lui le prese il volto tra le mani e la baciò con vigore.
Lei rispose insinuando la lingua tra i denti.
Le mani gli scesero fino ai seni sodi per risalire su vero il collo bianco.
Lo strinse e ne provò piacere.
Lei scambiò quel gesto per un giochetto erotico e continuò a baciarlo.
Ma lui strinse, strinse finchè lei si staccò dalla sua bocca per allontanargli le mani ma non ci riuscì.
Gli occhi le si rovesciarono all'indietro e dalla bocca aperta un rivolo di saliva scendeva indisturbato lungo il mento.
IL Professore allontanò le mani da lei e si mise a guidare
Non era la prima volta che lo faceva, era successo con Julia, Andrea, Annabeth e Ilary.
Tutte abbindolate dai suoi occhi grandi, dalle sue labbra carnose.
Eppure non si sentiva ancora soddisfatto

   4 commenti     di: Giulia Brugnoli


Ma.. hai sete?

MA... HAI SETE?

Sam stava preparando la borsa.
Balestra e machete erano immancabili quando andavano nel bosco con i loro bei Berretti Rossi, borraccia e panini, bussola e paletta elettrica per poter fulminare qualsiasi creatura con più di quattro zampe avesse osato avvicinarlo; come suo cugino Tom, provava un terrore incontrollato nei confronti di insetti volanti.
Una bella corda, torcia elettrica, pile, sacco a pelo; era sempre divertente preparare lo zaino per le loro avventure nel bosco.
Ricordò quella volta che erano a depressurizzare la vescica, dopo pranzo, e sentirono un insolito e poco rassicurante odore di bruciato; tornati al campo trovarono Phil alla radio, in contatto col padre di Tom.
?" Ragazzi, venite via! C’è un incendio nelle colline vicine! Venite via!
Era il messaggio che stava ascoltando, era l’odore che stavano sentendo.
Ricordò l’adrenalina scorrere, ricordò quando si arrampicarono al volo sugli alberi della radura.
Da principio non videro nulla ma appena il vento cessò di soffiare un attimo, dalla collina dietro la loro, videro innalzarsi una grande nube nera, poi ancora il vento; soffiava nella loro direzione.
Adrenalina ed una precipitosa fuga verso il paese. D’Estate la vegetazione secca fa presto a bruciare ed il fuoco è lesto corridore. Tutto sommato fu eccitante.
Stavolta il bersaglio era la casa dei Corsi.
La giornata era assolata e calda. In breve si sarebbe incontrato con Phil e Teddy e via, in marcia.
Sperava che Theodore sapesse cosa stesse facendo.
Fantasmi.
Un brivido lo scosse.
Tornò a concentrarsi sullo zaino.
?" Noi andiamo da Francoise, gli disse Tom.
Con la sorella e la cugina lo vide uscire di casa.
“Ormai ci siamo”, pensò, “si parte”.
Oltre a tutto il necessario, Phil stava preparando i suoi raccoglitori di cartoncino ed elastici per foglie e fiori, l’appuntamatite ed il suo taccuino, il retino ed i barattoli per gli insetti. A Sam non piaceva affatto

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La figura misteriosa

7 GIUGNO 2012, 21:07

Renzo stava percorrendo la strada che lo avrebbe portato alla casa di Samuele ormai da venti minuti. Non mancava molto, presto sarebbe arrivato.
Erano migliori amici fin dall'asilo e lo erano anche adesso che facevano le superiori, sebbene andassero in due classi diverse.
Si volevano davvero bene, anche se non sembrava. Passavano interi pomeriggi a farsi stupidi scherzi o raccontarsi storie sulle loro conquiste femminili, molte delle quali erano inventate. A rendere ancora più particolare e profonda l'amicizia erano i loro due caratteri completamente diversi: Renzo era spavaldo, coraggioso, estroverso e amante delle compagnie e delle uscite serali, mentre Samuele, nonostante avesse in comune l'amore per la bella compagnia, era più introverso, schivo e riflessivo, ma aveva un fascino davvero invidiabile.
'Ancora un po' e sarò arrivato' pensava Renzo. Le gambe si stavano facendo pesanti e aveva anche un il fiatone, motivo per cui aveva deciso di smettere di fumare. Non era stata una buona idea iniziare.
Un leggero rumore lo distrasse dai suoi pensieri, come di tacchi che battevano sul cemento.
'Strano' disse fra sé 'chissà cosa è stato. È ormai tardi e anche buio, a quest'ora non dovrebbe esserci nessuno, specie in una strada deserta come questa'.
Continuò a camminare e lo sentì di nuovo. Stavolta più vicino.
Iniziava ad agitarsi. Aveva addosso una strana inquietudine fin da quando aveva girato l'angolo di quella strada. Sapeva che non era l'unico a percorrerla, e questo non gli piacque molto. Sarebbe stato più saggio prendere la strada principale, quella illuminata e dove non mancavano mai le persone. Ma ora era troppo tardi per cambiare.
Accelerò il passo.
Eccolo di nuovo quel rumore. Si faceva sempre più vicino.
Stavolta però si girò. Non vi era nessuno. O almeno così sembrava.
Improvvisamente scoppiò un forte temporale.
Con la coda dell'occhio vide una sagoma nera, indefinita appoggiata al muro, quasi

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   0 commenti     di: Deborah


Serie Iberhial: Faccia Bianca (Parte 1 - Vendetta tremenda vendetta)

-L'imputato è prosciolto per le diverse attenuanti che, non giustificano il suo comportamento, ma ne precisano, senza ombra di dubbi, la sua non dolosità-
Questa era stata la sentenza del giudice. Inaccettabile per me. Praticamente perdonava quello che avevano fatto quei maledetti.
Me l'avevano detto: "guarda che sono figli di Callar".
Bill Callar. Grande industriale, uno dei più potenti. Intentare una causa contro di lui era inutile. Nessun giudice e nessuna giuria avrebbe mai fatto qualcosa contro di lui. Insomma... La solita storia.
Intanto però, quei due idioti dei suoi figli ubriachi, al volante della loro macchina, erano andati fuoristrada colpendo una coppietta che passeggiava tranquillamente. Il ragazzo si ruppe le gambe, non avrebbe mai più camminato; lei invece non se la cavò. Quella ragazza era mia sorella: l'unica famiglia che avevo. Ero solo...
L'avvocato mi sconsigliò di fare alcunché, sono cose che capitano tutti i giorni, alla fine non c'erano mai pene troppo severe nei confronti di quelli che guidano.
In questo caso non ce ne sarebbero state.
Ebbi modo di capire l'aria che tirava qualche giorno prima del processo. Con mia gran sorpresa si presentò a casa mia il padre di quei due ragazzi: Bill Callar, il "Dio industriale", per come se ne sente parlare. Dopo i vari convenevoli si sedette ed iniziò a parlare con una grande calma, o forse si trattava di freddezza; chi poteva dirlo...
-Sono molto dispiaciuto per quanto è successo alla tua sorellina. Mi rendo conto di quello che si può provare in certe situazioni. La morte di tua sorella non mi lascia indifferente, credimi. Sono venuto a porgerti le mie scuse, anche se so che non serve a molto. In ogni caso, se hai bisogno di qualcosa devi solo chiedere. Sono pronto anche ad accollarmi la spesa medica per il ragazzo di tua sorella. Se poi hai bisogno di qualche raccomandazione per il lavoro, devi solo dirlo e me ne occupo io-
-E che cosa vorresti in cambio?- Gli chiesi io, ve

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Giochi fastidiosi

La notizia della morte della signora Smith non fu poi così dolorosa: la donna era ormai vecchia e sola ma soprattutto era diventata una sorta di spina nel fianco per tutti i suoi compaesani. Da anni ormai la donna sembrava odiare tutto e tutti e aveva da lamentarsi sempre di qualsiasi cosa; soprattutto di tre ragazzini che si divertivano a scorrazzare di qua e di la per tutto il paese in cerca di avventure fanciullesche.
Steve, John e Frank, il giorno della morte della signora Smith, avevano passato la mattinata a giocare nella casa abbandonata di fronte l' abitazione della donna che non perse occasione di sgridare per l' ennesima volta i ragazzini. La donna fu trovata morta la mattina dopo nello scantinato proprio della casa abbandonata.
Quello che faceva scalpore dunque, non era tanto la morte della donna, ma il sospetto che i colpevoli fossero proprio i ragazzini, stufi di essere continuamente infastiditi dalla donna.
"lo sapevo che sarebbe successo un casino!" si lamentava Frank con i suoi amici, "senti è stato un incidente okay? la volevamo solo spaventare non è colpa nostra se quella sporca vecchia aveva le gambe malandate! e poi come scusa regge! è caduta dalle scale bo basta!" cercò di giustificarsi Steve. Ma i tre sapevano bene chela colpa era la loro: volevano spaventare la vecchia schiamazzando dalla casa abbandonata, ma la donna nell' andare a controllare lo scantinato, caddè dalle scale rompendosi l' osso del collo.
La notte dei tre galeotti fu a dir poco tenebrosa: colma di incubi e sogni strani in cui venivano condannati alla pena di morte, lapidati dalla gente del paese o giudicati da una signora Smih in versione zombie.
Ore 2: 13, John si svegliò dall' ennesimo incubo ma non fu svegliato tanto dal sogno, ma da una forza misteriosa, come un richiamo. Il ragazzo scese nel giardino di casa silenziosamente per non svegliare i genitori, ebbe un attimo di terrore nella figura che si trovò davanti ma poi capì che non aveva niente d

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   5 commenti     di: Philip Burns


Cristalli maledetti

La vedova Mirelle vive con la figlia dodicenne Yvette e una vecchia governante. Mirelle è una signora di quarant'anni vedova da tre e in questi giorni mi ha chiesto con insistenza di aiutarla.
Quando mi viene incontro, mentre mi accompagna in casa, indossa un vestito nero con colletto e polsini di pizzo bianchi. La cameriera anziana posa il vassoio con le tazze di té sopra un tavolino e poi scompare.
Mirelle appare incerta e confusa. Il viso è pallido e scavato, i capelli nerissimi sono raccolti a chignon, le sue lunghe mani tremano. Parla con voce bassa quasi avesse paura di espormi i suoi problemi:
"Succedono cose strane in questa casa, da qualche tempo. Sono piccoli incidenti, fatti inspiegabili, coincidenze, stranezze..."
Si interrompe e allora io la invito a proseguire:
"La prego signora, mi dica esattamente che cosa è successo."
"Da alcuni mesi le lampadine si spengono, le porte si chiudono da sole... Passando davanti agli specchi sento delle voci."
"Voci? E che cosa dicono?"
"Sento il rumore di una folla. Come molte persone che parlano in lontananza... Ieri pomeriggio abbiamo sentito distintamente la porta del salotto che si apriva. Mia figlia è saltata in piedi gridando <<Mamma, mamma, c'è qualcuno in salotto!>>. Sono corsa a vedere ma non c'era nessuno. Mia figlia era spaventata perché aveva visto l'ombra di una persona passare davanti al lucernario della scala."
Il racconto a questo punto viene interrotto da trambusto e grida isteriche al piano superiore:
"Aiuto! Al fuoco! Al fuoco! La casa brucia!"
Io e Mirelle corriamo su per la scala di marmo. Lungo il corridoio si apre la porta del bagno e dall'interno provengono grida e rumori.
Con uno slancio entro dentro.
La cameriera sta buttando asciugamani bagnati sul fuoco, mentre la bambina piange.
Il bagno ha i muri di mattonelle bianche ad altezza d'uomo, ma il fuoco proviene da due specchi posti sopra i lavandini. Fiamme bianche fuoriescono dagli specchi. Gli specchi di cristallo stanno

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   3 commenti     di: sergio bissoli



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