Mi tengo stretto la mia lampada ad olio tra le mani, con la sua luce tremolante che illumina solo in parte l'enorme corridoio dai mattoni neri. Non so né come né quando sono entrato in questo luogo oscuro; al di fuori dello spazio e del tempo, ornato da finestre dalla quale traspariva la pallida luce lunare, che solcava le tende rosse decorate con ricami d'orati di indescrivibile bellezza, le scintillanti armature di cavalieri medievali che restavano ritte in piedi nella loro magnificienza, che sorvegliavano questo luogo come dei guardiani silenziosi e imperturbabili, e poi vi erano gli arazzi che rappresentavano i riti e le macabre cerimonie di un culto demoniaco a me sconosciuto. Vago in questo luogo da ore ormai, facendomi strada attraverso il buio con la torcia, ammirandolo e chiedendomi come ci sono arrivato. All 'improvisso sento un rumore sinistro dietro di me. Qualcosa emerge fuori dall'oscurita. Si sta avvicinando. In fretta. Faccio del mio meglio per non urlare. Comincio a correre con i miei passi che battono sul suolo a ritmo della mia paura. Quella cosa continua a inseguirmi ruggendo furiosa, protendendo la sua testa mostruosa e i suoi arti verso di me, mentre guizza i suoi tentacoli in ogni direzione. Vuole ghermirmi tra le sue fauci e i suoi artigli rapaci, vedo i suoi occhi spettrali. Occhi senza anima. Il corridoio sembra farsi più stretto e la vista comincia a diventare fioca. La stanchezza impone il suo tributo. Mi prenderà... lo so... è solo questione di tempo ormai. È veloce... troppo veloce... e io sono troppo debole per fermarlo... è vicino, molto vicino. È propio dietro di me!! Mi sveglio. Sudato e intontito disteso sul pavimento; mentre la luce mattutina si stende sul mio viso solcato dal sudore e dalle lacrime. Mi sono risvegliato da un incubo. Per ritrovarmi in un altro ancor più terribile. Col cuore colmo di dolore e tristezza mi rannicchio al centro della mia stanza. Una stanza con le pareti imbottite e le sbarre alle fines
[continua a leggere...]Stava lottando contro le larve.
Un insetto aveva proliferato dentro l’armadietto in cui teneva gli alimenti per la co-lazione e così, non senza riluttanza, si stava dando da fare ad aprire barattoli e sac-chetti nella speranza di trovare il nido. Con la faccia contratta in una smorfia, osser-vava i minuscoli vermetti bianchi strisciare lungo le lisce pareti di legno alla ricerca vana di una via di fuga. Non potevano essere sbucati dal nulla, eppure non riusciva ad individuare la fonte del loro sostentamento. Biscotti, caffè e zucchero parevano in buono stato, ed anche il miele non era stato intaccato.
Poi la sua attenzione cadde su una confezione di barrette di crusca abbandonate lì da chissà quanto tempo. Le tolse dall’involucro e notò che la plastica che le contene-va, in alcuni punti, era come lacerata, corrosa. Non riuscendo a spiegarsene il motivo, scosse la testa e cominciò ad esaminarle una ad una. All’apparenza sembravano intatte, ma quando spezzettò la prima si accorse che conteneva un inaspettato ripieno.
Una manciata di vermetti bianchi comparve sul tavolo tra le briciole e prese ad e-spandersi a vista d’occhio. Le larve si districavano le une dalle altre e si davano alla fuga in ordine sparso, come se fossero consce del pericolo incombente su di loro. Per un istante rimase ad osservarle, affascinato dal loro istinto di sopravvivenza, poi corse in ripostiglio e fece ritorno con una spugna ed il flacone dell’alcol etilico.
Dopo aver riempito d’acqua il lavello, cominciò a raccogliere gli insetti con fare meticoloso. Passò la spugna sul tavolo, sui ripiani e lungo le pareti dell’armadietto. Quando la sua mano incombeva su di loro, i vermetti si raggomitolavano su sé stessi in un estremo tentativo di difesa. Era stupefacente guardarli. Per quanto fossero piccoli?" degli esseri che racchiudevano forse una manciata di cellule?" sembravano perfettamente consapevoli della morte e facevano di tutto per sfuggirla.
Affogò l’int
La pioggia era arrivata prima del previsto quell’autunno, se mai qualcuno a Molde avesse avuto la voglia di mettere il naso fuori dalla porta sicuramente ci avrebbe ripensato. Holly puliva il bancone del suo bar con lo sguardo spento dopo una giornata di affari magri e tempo grigio. Il termostato del condizionatore con uno scatto sordo avvertiva che anche la temperatura stava scendendo sotto la madia di quei giorni e il flusso di aria calda comincio ad avvolgere le spalle e pian piano tutto il corpo di Holly. Ebbe un brivido e alzò lo sguardo verso la finestra che dava direttamente sulla piazza. Tirò su le maniche dalla camicia e continuò a tirare avanti e indietro quello straccio logoro e scuro.
“Tempo da cani” pensò, mentre un’altra tazza, la seconda quella sera cadeva sulle assi del pavimento.
Non era stata proprio una bella giornata, e forse neanche il giorno dopo sarebbe stato buono. Ma a Molde andava così, in estate potevi lavorare con i turisti che affollavano le vie del porto e le bancarelle sui moli, poi dovevi aspettare il Natale per rivedere un po’ di vita in giro.
Tirò lo straccio sopra la macchina del caffè, che avrebbe tanto avuto bisogno di una bella pulita, ma forse ancora non era arrivato il suo momento, c’era il pavimento da lavare, i bicchieri del giorno da asciugare e i frigoriferi da riempire.
In quel momento tutto il locale era deserto, non c’era un unico rumore da ascoltare, fatta eccezione per quel dannato condizionatore.
Continuò a riordinare il suo locale con movimenti che ripeteva da anni ormai e che con il passare del tempo erano diventati automatici, ma infondo amava quel momento, poteva pensare a tutto quello che non aveva avuto, a tutti gli errori commessi, e alla volta in cui aveva perso la verginità proprio dietro a quel bancone.
Sentì aprire la porta mentre puliva la macchina per l’espresso, l’unica cosa che gli mancava da fare.
“Come va amico, asciugati le scarpe”
Lo disse cercando un sorri
Più i giorni passavano e più mi rendevo conto della profonda, rivoltante, esplosiva rabbia che cresceva dentro di me. Sentivo come uno strano ospite crescere nelle viscere, muoversi frenetico, nello stomaco. Ed ogni giorno che passava la mia espressione, riflessa nello specchio, cambiava: quello splendido sorriso, tanto amato dalle persone che mi erano care, divenne, a poco a poco, un ghigno malefico: le labbra, serrate in una morsa glaciale, svelavano un animo sadico, meschino, psicopatico e lo sguardo diventava, piano piano, sempre più impassibile, vuoto, nero come il buio della mia anima, sconvolta e riluttante ai troppi soprusi, alle troppe ingiustizie, ai traguardi mai raggiunti e alle migliaia di delusioni che la torturavano da troppi anni. In breve tempo mi resi conto che nasceva in me una nuova figura, una bestia famelica, affamata di sangue, tortura e tormento. Avevo bisogno di fare del male, per stare meglio, di sentirmi finalmente bene. E per sentirmi davvero viva dovevo rendere agli altri ció che per anni era stato dato a me: dolore. Fu cosí che mi resi conto che dovevo iniziare a difendermi dalla troppe ferite che laceravano il mio cuore e fu esattamente in quel momento che l'unica vera ragione di vita, per me, diventó quella di uccidere.
"La vecchia Kostia è morta. Era una strega e noi andremo a visitare la sua casa."
Con queste parole il mio amico George mi accoglie nel suo studio in un pomeriggio di agosto.
"Ma non sarà rischioso? Se qualcuno ci scopre?" obietto io.
"I proprietari abitano lontano, gli eredi non ci sono. Non c'è pericolo. Nessuno può venirci a disturbare."
Sono seduto con un bicchiere in mano ad ascoltare il mio amico, scapolo, studioso di occultismo.
"Da alcuni anni sto studiando la psicocinesi, cioè la capacità della mente umana di influenzare la materia. Scriverò una relazione per la Società delle Ricerche Psichiche."
Sullo scaffale ci sono strani apparecchi: un gancio con un filo e una pallina di sughero in fondo. Una lamina orizzontale infilata al centro di uno spillo, per poter ruotare...
"Servono per studiare la psicocinesi. É una energia debole all'inizio" spiega il mio amico.
"E cosa c'entra questo con la nostra esplorazione in quella casa?"
"Là ha abitato la vecchia Kostia che ha praticato la stregoneria fino all'età di 96 anni. Ora la stregoneria fa uso della psicocinesi per i suoi scopi benevoli... o malefici..."
Mi mostra alcune foto infilzate di spilli, tagliuzzate con le lamette.
"Alcune ragazze fanno così quando sono state abbandonate dal fidanzato..."
Poi mette sul tavolo una bambolina formata da un pezzo di stoffa arrotolata come un sigaro. C'è disegnata una faccia stilizzata: due punti per gli occhi, una linea verticale per il naso e una V rovesciata per la bocca. C'è disegnato un cuore e un sesso maschile. La bambola è strangolata da un nastro nero e trafitta da uno spillone. Sulla schiena c'è un nome e cognome.
Vedo l'odio cristallizzato in questo pezzo di stoffa; l'odio reso visibile, reso materiale!
"Che cosa speri di scoprire dentro quella casa?"
"Tutto. E niente. La stregoneria ha radici profonde nelle nostre campagne. É una tradizione oscura tramandata dalle vecchie alle figlie, nel corso dei millenni. Una tradizione segreta
"Caro diario,
questa notte mi parla di nuovo di lei.
Il suo dolce profumo, quegli occhi grandi e innocenti...
Ah Isobel... Mi manchi dannatamente.
A volte il tuo ricordo, il tuo dolce viso viene a trovarmi in sogno ed è tutto così bello, così vero da sembrarmi reale e mi sveglio sorridendo, girandomi dal tuo lato nel letto ma tu non ci sei. Era solo un sogno. E i miei occhi si spengono di nuovo.
La felicità è per i puri di cuori non per quelli dannati come me.
E nonostante ciò, mi basta il tuo ricordo, i piccoli attimi che abbiamo passato insieme per essere grato della mia esistenza.
Mi basta anche la tua assenza che diventa presenza costante di notte, quando la mia anima si accende, quando tutto torna così nitido, così chiaro da far tornare il passato nel mio presente.
E ci siamo di nuovo solo io e te che passeggiamo al mare e quel sole primaverile che illuminava i tuoi occhi e il mio corpo era ancora caldo.
E il mio cuore batteva ancora.
E la mia anima era ancora qui.
Poi è volata via. Chissà dove...
Eppure a me piace pensare che ce l'abbia tu.
Che la custodisci tu, che è al sicuro dalle tenebre perchè ci sei tu a proteggerla...
Chi lo sa, magari è davvero così;infondo ti ho fatto un giuramento.
"Per sempre tuo; mente, corpo e anima. Eternamente noi". Riesci ancora a ricordarlo quel giorno? I ricordo le lacrime dolci che uscivano piano dai tuoi occhi perchè non eri mai stata così difficile. "Non voglio che svanisca mai, questa felicità..." È questo che mi dicesti guardando negli occhi e poi hai preso il mio viso nelle tue morbide mani e hai avvicinato le tue labbra alle mie. "Prometti" hai aggiunto.
"Ogni giorno della nostra vita amore mio. Te lo prometto."...
Avrei voluto davvero essere in grado di mantenere quella promessa.
Uno dei tanti rimorsi...
La notte chiama; è ora di andare.
Buonanotte dolce Isobel...
Eternamente tuo,
<<Mi raccomando ragazzi nel tema da svolgere esigo che rispettiate i canoni richiesti dal genere... un racconto horror non può sconfinare troppo nel fantasy... c'è bisogno del grottesco fino ad un certo punto... dovete far capire al lettore cosa sta leggendo.. dovete farlo immedesimare... ma non fatevelo dire da me!!! Dovete farlo voi il tema, non io... capito Tom? Se fai come l'ultima volta ti boccio quest'anno!!!>>
<<Com'era la canzone sulla maestra?!>> pensava Tom tra sé. <<La punteggiatura va messa per forza in un certo modo, il canone letterario esige una certa forma, persino il surrealismo tra le arti figurative deve essere espresso con un non so che di antibarocco, altrimenti la "ricetta" del "perfetto quadro privo di vincoli strutturali" non riesce... e che cavolo!! spiegatemi allora che diamine si ficcano in testa i grandi critici delle mostre cinematografiche e dei concorsi a premi per il più bel libro dell'anno per asserire di fronte a dieci microfoni: -Ha vinto per l'originalità. Può considerarsi uno dei pionieri di questo movimento che pian piano va affermandosi, da qualche anno a questa parte, nell'Europa Sud Occidentale!- (ammesso che esista un'Europa sud occidentale).
Cazzo ci scrivo adesso nel tema per essere "originale ma non troppo" per "rispettare la consegna ma non troppo" giusto per "scocciare un poco ma non troppo"... un mostro ci devo mettere... è horror quindi sì il mostro ci va.. ok ok... ora mi manca il protagonista "buono ma non troppo" e "spaventato ma non troppo"... eh eh... va beh no dai sennò dopo sforo e non è il caso... mettiamoci un nome random... Carlo!.. perfetto... ora che ho il mostro e il protagonista mi manca solo la storia.
Dunque...-C'era una volta Carlo. Un ragazzo bianco-.. no meglio di colore... sì sì la maestra apprezzerà di sicuro se lo sfigato in questione è di colore... e già che ci sono ci metto pure che Carlo detesta il verde, il suo colore preferito, così se tutte le sciagure le faccio capit
Questa sezione contiene storie dell'orrore, racconti horror e sulla paura