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Racconti horror

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Divorata viva

È bello stare a prendere il sole, comoda, sotto questo cielo al quale mi sembra di essere appesa. Certo, ci si scalda e la mia pelle, giorno dopo giorno, si è arrossata; sì, la mia pelle, così spessa fino a poco tempo fa, bianca, quasi diafana, tanto che ero diventata verde dalla rabbia. E io sempre lì ad attendere l'arrivo dell'estate, con il suo caldo a volte soffocante, ma che mi dà tono, mi fa sentire più matura. Ora la mia pelle è liscia, vellutata,
tanto che mi fa sembrare più desiderabile.
Tutto il giorno resto a immobile per assorbire anche l'ultimo raggio e passo il tempo a guardarmi intorno; ci sono altre come me, ma non sono così belle, non hanno un colorito così ben uniforme, e soprattutto non hanno una linea invidiabile come la mia, tutta curve sinuose che, non per vantarmi, rasentano la perfezione.
Penso proprio che più d'uno potrebbe dire che sono un bel bocconcino e direbbe semplicemente la verità; al riguardo sono ancora vergine, ma comincio a sperare che un giorno o l'altro di questa lunga estate possa venire per me l'occasione propizia, quella che sognano anche le altre che mi stanno intorno.
Intanto, continuo a godermi questo dolce far niente, a guardare il panorama semplicemente meraviglioso, con una vista mozzafiato sulle montagne coperte di pini che cambiano colore più volte nel corso della giornata: azzurrine all'alba, nelle ore centrali verde chiaro, che diventa scuro all'imbrunire. Per me è diverso, perché il mio rosso è sempre uguale, sia di giorno che di notte.
Questa mattina mi sono risvegliata un po' frastornata, probabilmente per l'incubo che ho avuto; ho sognato che venivo ghermita da un vecchio peloso e bavoso, un essere viscido e strisciante. Cercavo di sfuggirgli, ma era tutto inutile, tremavo come una foglia e poi poi per fortuna la luce dell'alba mi ha risvegliata.
Ora mi sono calmata, anche se il cuore, ogni tanto, batte più forte; beh, bando alle chiacchiere e vediamo di cominciare la quotidiana sedut

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Ogni notte

Mi chiamo Tom, ho 18 anni e qualcosa da dirvi.
Sono sicuro che molti di voi, anzi, tutti hanno almeno sentito parlare di fantasmi, vampiri, streghe, lupi mannari...
E sono sicuro che buona parte di voi è scettico circa queste creature, penserete che esse popolino solo le fiabe e le storie dell'orrore, che sono frutto della superstizione e della fantasia dell'uomo, e penserete che di sicuro non possono esistere creature simili.
Io non ho mai creduto a tutto ciò, fin da piccolo. I miei genitori mi dicevano sempre che non esistevano spiritelli e mostriciattoli dalle gambe lunghe, io non ho fatto altro che ascoltare i loro insegnamenti, senza pensarci neanche troppo su.
Ma un anno fa, in uno dei tanti pomeriggi d'estate, successe qualcosa che ha cambiato la mia vita per sempre, qualcosa che terrò impresso nella memoria, fino alla morte.
Sono sempre stato un ragazzo calmo, a avevo sempre buoni voti, praticavo il pugilato e avevo una ragazza. Vi sarete accorti che ho appena parlato al passato. L'ho fatto perché dopo quell'evento, dopo aver visto con i miei occhi qualcosa di cui ho sempre ignorato l'esistenza, io non sono più un ragazzo calmo; a scuola non ho più bei voti, non pratico più il pugilato e ho perso la mia ragazza.
Ogni notte, prima di andare a letto, ho dei "flash" che mi fanno rivivere quel tragico pomeriggio. Sento ancora il sudore sulla mia pelle, sento i fasci di erba e spine intrecciarsi tra le mie gambe facendomi sanguinare e sento ancora le urla...
A volte mi domando se riuscirò ad andare avanti, a volte mi sembra persino di aver dimenticato, forse mi capita di sorridere. Ma ogni notte la morte viene a farmi visita; si ferma ai piedi del mio letto, riesco a sentirne l'odore, e ammetto che spesso ho desiderato andare da lei e porre fine al mio dolore per sempre.
Ma dentro di me, qualcosa mi ferma, mi dice di non farlo, mi dice di continuare a soffrire e raccontare agli altri affinché tutti sappiano. Beh, io do ascolto a quel qualcosa, l

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Buon vicinato

L'edificio era in netto contrasto con tutto quello che lo circondava, sembrando più vecchio di almeno cinquant'anni rispetto a ogni altra costruzione e dando l'impressione che nessuno si occupasse della sua manutenzione da parecchio tempo. In compenso gli affitti erano molto bassi, come è ovvio che sia per un rudere del genere, e sfortunatamente era tutto ciò che potevo permettermi di pagare. Appena varcato l'ingresso, l'anziana padrona di casa, una donna grassoccia dall'aspetto non molto rassicurante, mi si avvicinò offrendosi di accompagnarmi fino al mio nuovo appartamento. Arrivati al quinto piano, l'anziana donna mi consegnò le chiavi e mi fece le ultime raccomandazioni, portandosi via una buona ora del mio tempo. Poco prima di andarsene mi guardò negli occhi, sorridendomi in modo piuttosto strano, quasi ghignando. "Sono sicura che ti divertirai qui". "Non fare troppo caso ai rumori." mi disse uscendo velocemente dalla porta e non lasciandomi neppure il tempo per chiedere a quali rumori si riferisse. Andai a letto di buon ora, il trasloco mi aveva distrutto. A mezzanotte in punto dei forti rumori, come di violenti colpi su un tavolo mi svegliarono. Incuriosito, ascoltai meglio e capii che proveniva dall'appartamento di fronte al mio. Aspettai qualche minuto dopodiché, esasperato, decisi di uscire sul pianerottolo e andare a dirne quattro a quell'idiota che si era messo a fare casino in piena notte. Il nome sul campanello diceva che la casa apparteneva a un certo signor Hoffman. Bussai alla porta e questa si rivelò inaspettatamente aperta. Siccome non ottenni risposta alcuna decisi di entrare, giusto per controllare che tutto fosse a posto. Percorsi il corridoio fino ad arrivare nella cucina, dove mi si palesò la fonte dei rumori. Il signor Hoffman stava facendo a pezzi con una mannaia il corpo ormai senza vita di una giovane donna. Accortosi della mia presenza, l'uomo si girò verso di me. "Lei deve essere il nuovo inquilino". Perdoni se non le stringo

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   0 commenti     di: max


Il Babau

Le tre e quaranta... del mattino. Il sole sorgerà soltanto fra due ore... e sembreranno eterne, come al solito. Dannazione,è impossibile continuare in questo modo! Ormai sono ad un passo dalla più totale follia. Se avessi ancora voglia di fare dell'umorismo potrei dire che avrei una brillante carriera di guardiano notturno al museo di storia naturale... il fatto è che non ho più voglia di fare dell'ironia... nemmeno un po'... ultimamente non è di casa nella mia testa.
Dunque... la situazione ha quantomeno del curioso... chissà se ho ancora un briciolo di lucidità mentale per cercare di riordinare le idee e ricostruire gli avvenimenti. Come diavolo è iniziata questa storia? È imperativo raccogliere tutta la lucidità sparsa negli angoli del mio cervello angosciato ed usarla per tentare di spiegare quello che può sembrare in tutto e per tutto un episodio di Ai confini della realtà.
Quattro notti... quattro notti insonni e quattro giorni passati nel più totale rimbambimento e nella paura che tutto si potesse replicare... e così è stato fino ad ora; non seguendo le stesse modalità, certo... non con il medesimo modus operandi... ma è successo.
Come si presenterà questa notte?
Sussurri? Rumori strani? O staglierà la sua ombra sulla parete di fronte al letto come ha fatto ieri?
Ma soprattutto perchè sta succedendo a me? Ho passato l'infanzia da un pezzo e, mi secca dirlo, anche l'adolescenza; sono un uomo fatto già da qualche anno anche se non ho poi così tante rughe o capelli bianchi a riguardo... giusto per mettere in chiaro la cosa.
Insomma è una cosa che capita ai bambini... a quelli cattivi in special modo...è la minaccia che si sentono dire più spesso quando non vogliono rispettare il coprifuoco di casa:
“Se non vai subito a letto arriverà il Babau a prenderti e ti porterà nel buio dove rinchiude tutti i bambini cattivi che non obbediscono!”
“Dormi oppure il Babau arriverà e ti spaventerà tutte le notti...”
E così via.
A pensarci

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Incubo

... manca l'aria, sento il peso dell'anidride carbonica che mi sfonda il petto.
Il terrore imbottito, funi d'acciaio m'immobilizzano. E poi l'oscurità, matassa impenetrabile distorta dal suono affannato dei miei respiri convulsi. Sempre più rapidi, come la raffica singhiozzante di una mitragliatrice asmatica.
Provo a muovere la testa, a guadagnare qualche millimetro, ma sono del tutto immobile, rigido come un blocco di carne ghiacciata.
Avverto l'odore di terra bagnata. Percepisco un leggero spiffero d'aria che non riesco a respirare.
Per me solo esalazioni venefiche di legno marcio.
E il buio, sempre e solo buio. Tiranno inflessibile che non ammette opposizione di luce.
Prigioniero del mio corpo, del terrore, dell'orrore tra tutti gli orrori, prigioniero...

... è questo il mio incubo di sempre. Il delirio che da anni mi tormenta.
Sognato tre, quattro, mille volte a notte.
Un lungo ciclo infinito. Un'assoluta ripetizione dell'eterno uguale.
Ogni notte, da quando ho memoria. La prima volta avevo sei anni e ricordo che crollai giù dal letto vittima di una crisi isterica senza precedenti nella storia del mondo.
Mia madre riuscì a calmarmi solo molte ore dopo, quando il sole aveva cominciato a fare capolino dalle colline intorno a casa.
Non andai a scuola per una settimana, tanto era spaventato. Le prime notti furono le peggiori, quando, vivendo quell'assenza onirica di luce e movimento, credevo che si trattasse della più cruda realtà e che non ci fosse via di scampo. Che fossi imprigionato per l'eternità.
Poi, giorno dopo giorno, divenne chiaro che era solo un brutto sogno e che, anche se mi svegliavo con il cuore prossimo all'esplosione, non c'era nessun pericolo. Che ero al sicuro in camera mia. Che i miei genitori erano a pochi metri da me, pronti a proteggermi da ogni minaccia che avesse aggredito la mia vita.
Dopo una quindicina di giorni, il sonno non era più fonte di terrore e ben presto il sogno divenne qualcosa che cominciai ad accetta

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La ragazza dall'abito bianco

Siamo in un piccolo villaggio francese, alla fine dell'800. Una sera un ragazzo di nome Michel si recò a un ballo e lì conobbe una bellissima ragazza con un vestito bianco.
Il giovane fu colto da un colpo di fulmine e passò l'intera serata a danzare con la fanciulla per sapere ogni cosa su di lei. A un certo punto, vedendola tremare, le prestò il suo cappotto e le offrì un caffè per scaldarsi. Accidentalmente, ballando, un altro ragazzo urtò la spalla della ragazza, rovesciando un po' di caffè sul soprabito e macchiandolo.
A mezzanotte la giovane chiese al suo corteggiatore di portarla a casa dicendo di abitare nei pressi del cimitero.
Michel, ormai pazzo d'amore per lei, disse che l'avrebbe accompagnata volentieri. i due ragazzi uscirono dal ballo e si incamminarono nelle nebbiose strade del villaggio, dove non c'era nessuno. A un tratto la fanciulla disse di fermarsi: erano proprio davanti al cancello del cimitero.
Nonostante l'inquietudine data dal luogo, Michel immaginò che la ragazza fosse figlia o parente del custode, di cui intravedeva la casa accanto al cimitero. Il ragazzo chiese alla giovane di dirgli il suo nome; lei dopo un attimo di silenzio rispose: "mi chiamo Monique Rose Terry". Michel ormai innamorato, si chinò per baciarla, ma lei si tirò indietro. "Ti ripago il favore" gli disse misteriosamente "perché sei stato gentile e mi hai prestato il cappotto". Detto ciò si voltò e sparì tra le tombe.
Il giorno dopo, Michel tornò al cimitero a cercare Monique. Bussò alla porta del custode.
Gli aprì un uomo anziano e il giovane spiegò di aver riaccompagnato, la sera prima, una ragazza con un vestito bianco e un cappotto da uomo macchiato di caffé.
L'uomo gli rispose che nella sua casa non c'è nessuna donna, ma che su una delle tombe aveva trovato un soprabito maschile. Michel chiese di vedere il luogo, e il custode lo condusse a una maestosa cripta.
Sulla tomba era deposto il suo cappotto, con un biglietto "grazie, ma tornerò a

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   4 commenti     di: No Name


Un mistero di campagna

Una notte d'autunno sono nella mia cameretta nella casa di campagna dello zio ma non riesco a dormire.
Sento il vento autunnale che sibila. Sento il lontano frusciare dei pioppi.
Ma a volte sento anche un altro rumore, più acuto e preoccupante. É una specie di fischio o grido e non riesco a capire da dove provenga.
Devo essermi addormentato. Mi sveglio all'improvviso nel cuore della notte sentendo dei tonfi giù in cucina. Aspetto un altro poco. Ancora i rumori inspiegabili; stridii acuti, tramestìo.
Questa volta non posso sbagliarmi. C'è qualcuno giù, forse un ladro. Negli ultimi tempi sono scomparsi dei vitelli nelle fattorie vicine.
Mi alzo piano, prendo il lumino e senza far rumore esco nel corridoio. Socchiudo la porta della camera dello zio e lo vedo disteso sul letto con gli occhi aperti. Mi fa cenno di entrare. Anche lui ha sentito i rumori perciò si alza, indossa gli stivali e mi precede in camicia da notte.
Entro nella stanza del nonno: poiché soffre di insonnia sta seduto vestito sul letto a fumare la pipa. Pure lui ha sentito i rumori così prende il suo bastone e mi segue.
Spengo il lumino e tutti insieme scendiamo la scala passo dopo passo sforzandoci di non fare rumore.
Arrivati giù ci fermiamo sulla soglia a guardare. La cucina è immersa nel buio. Strisce di luce lunare entrano dalle fessure alle imposte.
Allora avanziamo piano fino a raggiungere la saletta. Anche qui buio e la luce lunare che entra dalle fessure della porta. Mio zio accende un fiammifero, poi accende la lucerna.
La visita alle due stanzette inferiori è presto fatta. Le porte sono sbarrate con i catenacci, le finestre sono chiuse e munite di inferriate. Io guardo nel secchiaio e nel sottoscala.
Per scaricare la tensione ci mettiamo a chiacchierare prima di ritornare a letto. Il rumore, una specie di grido aspro e acuto, si fa sentire vicinissimo questa volta mettendoci in allarme. Nel silenzio che segue ci voltiamo tutti verso la porta chiusa che immette nella le

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   2 commenti     di: sergio bissoli



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