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Lettere e racconti epistolari

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Il mio nome è Giulia

Tratta da una storia vera



Mi chiamo semplicemente Giulia
diminutivo di Giuliana anche se all'anagrafe risulto come Luciana Giuliana.
Lasciami spiegare le parole scritte.
Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico,
darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Ferma restando continuo a raccontare la mia storia.
Mi accorsi un giorno che in meno di due mesi perdevo chili e diventavo sempre più debole.
Attribuivo questa stanchezza alle numerose ore di lavoro che spesso facevo, incurante che possa essere dovuta da altri motivi.
Continuai ad andare avanti per un altro periodo, fino a che un giorno incontrai un'amica enologa ove mi consigliò di farmi una mammografia in quanto avevo superato un età e secondo lei un'esame preventivo sarebbe stato molto meglio.
Scoprì così dolorosamente di essere malata di cancro.
Fui sottoposta ad una operazione, ed in seguito alle cure di chemioterapia e radioterapia
Lottai con tutte le mie forze contro lo stronzissimo cancro, accettando una cura con effetti collaterali devastanti
La mia anima moriva lentamente come del resto il mio corpo mentre rimanevo impotente davanti alla sua mutazione
Ogni volta che mi somministravano i loro farmaci vomitavo anche la bile e quando non c'era più niente da vomitare mi limitavo ad avere conati e convulsioni.
Persi tutti i capelli, la cosa più bella della mia immagine così scelsi di vivere sotto una orribile parrucca.
Fu terribile sopportare simili tormenti a causa della malattia e della sua cura.
Mi chiedevo più volte se quando non ci fossero state più speranze , sarei stata in grado di togliermi la vita, intanto cercavo di andare avanti sottoponendomi a terribili torture, convincendomi che un solo modo per sopportare era la forza di volontà ,

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   2 commenti     di: Giulia Gabbia


Una lettera mai spedita (quello che non ti ho mai detto)

Può capitare a tutti di trovare in un cassetto, nel PC o in una scatola posta nel ripostiglio o in cantina, una lettera che per un motivo che la mente non riaffiora si è deciso di non spedirla più. A me è capitato di trovarla una mentre riordinavo alcuni documenti sul mio PC, come spesso accade nel rileggerla ti accorgi quanta tenerezza ed amore provavi nello scrivere quelle parole. Quanta amarezza apprendi dopo averle lette pensando che quelle parole dovevano essere mandate alla persona che più amavi tanto( mio padre) e che gli sarebbero state utili. Ti rendi conto dopo che è troppo tardi per farla leggere , troppo tardi per dirgli quello che avresti dovuto dire. Ti domandi se da lassù il buon Dio potrà farla recapitare... Papà queste sono le parole che non ti ho mai detto perché non l'ho mai spedita.. perché?
Ciao papà monopoli 15-4-2009
In questa mia lettera vorrei raccontarti un po' di me, senza essere monotona. Spesso mi interrogo se piace anche a te parlare un po' , sapere della mia vita, del mio passato di quello che mi è successo, dei miei momenti di difficoltà, delle mie paure, delle mie debolezze e mi sono chiesta se un giorno ti torneranno in mente queste mie parole, un po' sofferte un po' d'amore, che spesso preferisco tenerle dentro anziché esprimerle. A volte si dicono cose che non vorresti dire, spesso è la coscienza che ti spinge a farlo nel tempo giusto, nel suo rimorso, ma poi ti rinchiudi in te stessa, nelle ritrosie disperate, forse per pigrizia o per svogliatezza, in un " ma tanto è chiaro o.. è inutile dirglielo tanto lo sa già .. o forse "sarebbe meglio non farlo sapere", rimandando tutto ad un altro giorno, lasciandoti sperare che un giorno accadesse spontaneamente senza alcuna tua richiesta. Non è certamente questione di carattere, come giustamente potresti pensare, ma è questione di cuore.

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   7 commenti     di: Giulia Gabbia


Siamo

Sono qui a respirare il vuoto della mancanza.
Mi manca al punto che il mio corpo ormai si ribella alla sua assenza.
Mi manca da farmi male, molto male.
Mi manca come nessuno mai prima.
Vedi Claire, io e lui siamo "qualcosa".
Qualcosa di comune ma unico.
Siamo il morso ad un pezzo di pane appena sfornato.
Siamo il composto per dolci che avanza nella scodella, quella cucchiaiata che la mamma ti concede dicendoti "Solo un po' però, perchè fa male".
Siamo la sensazione che si prova nel momento in cui si impara ad andare in bicicletta senza rotelline.
Siamo il venticello fresco che ti accarezza al mattino presto, in un giorno a caso d'estate.
Siamo una fotografia riuscita bene dopo svariati tentativi.
Siamo una bella canzone che ancora non conosce nessuno, e che piace solo a noi.
Siamo il rumore delle nostre scarpe sulla neve.
Siamo il mio "soffrire di vertigini".
Siamo te che stai leggendo e ti rispecchi in queste poche righe.
Ma più di tutto, siamo quello che ancora non siamo.
Siamo quello che saremo, insieme.

   3 commenti     di: Roberta R.


Lettera alla mamma

Cara mamma,

70 anni e rotti, da quando hai dato la luce ai miei occhi, nel giorno in cui si sta per festeggiare in tutto il mondo "la "Festa della Mamma", mi è venuta voglia di scriverti, come facevo quando ero soldato e tu tenevi le mie lettere nello scrigno sul cassettone in camera da letto e ne parlavi con le tue amiche. Sono sicuro che leggerai queste poche righe da lassù dove, con papà, per sempre, segui le avventure della nostra vita come alla televisione, con schermo panoramico gigante, in ansiosa attesa del nostro rientro.
Come vedi, vivo solo, in quell'isoletta che ti è piaciuta tanto, che tu paragonavi alle Tremiti. Ho tanto tempo per pensare, tanti ricordi e anche tanti rimorsi.
Forse non sono stato un buon figlio, non avevo voglia di studiare, tu che volevi assolutamente il figlio laureato, perciò ti feci una promessa, che mantenni. Alla laurea provvide poi la mia cara sorellina. Quando smisi di studiare, ti giurai che sarei riuscito a fare una carriera importante da laureato; alcuni anni dopo, ricordo con commozione, che volesti per te il mio primo biglietto da visita con sù scritto: "Direttore Commerciale"; avevamo le lacrime agli occhi, quando te lo diedi.
Dopo aver cresciuto le zie e gli zii, ti era rimasto poco tempo per coccole e moine, ma nel momento del bisogno eri lì, sempre presente, con le pezzuole di acqua e aceto da posare, con una carezza, sulla mia fronte calda per la febbre. A volte, in sogno, sento ancora la tua mano fresca e ne sento il profumo di pulito.
Purtroppo quello che da te era visto come un evento felice, il mio matrimonio, alla fine si rivelò come uno sbaglio, in parte anche per colpa mia, sono sicuro che quel fallimento contribuì ad accelerare il decadimento della tua salute.
In quella triste notte in cui la tua anima candida lasciò questo mondo, si chiuse un ciclo, quando trovai il coraggio di chiuderti gli occhi.
Grazie mamma, ti ho voluto tanto bene, anche se ero molto restio a dirtelo. A presto.

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E la sera

22 Settembre, 2012

Ci sono giorni in cui speri qualcosa accada, e invece non accade un bel niente. Momenti in cui credi, e invece la corda anche più stretta si scioglie dando la vita com'era inizialmente. Ci sono ore in cui speri di essere da qualche parte, con la tua vita sulle dita e qualche cosa che bolle in pentola, qualcuno che dorme nel tuo letto occasionalmente e tu sveglio ad osservare il petto alzarsi e abbassarsi, invece ti ritrovi sempre nel tuo letto, con accanto strumenti di compagnia non validi per attraversare pienamente una serata alle dieci e mezza passate, di sera.
Ci sono minuti in cui lavorando, le mani svolgono il loro compito, ma la mente pensa e riflette a ciò che può avere, a quanto questo può essere lontano, o incredibilmente vicino. In questi momenti puoi solo assaporare l'attimo, e non pensare troppo. Quando la vita si volterà a guardarmi e sorridermi? Io gli sorrido fin troppo.
Così, dormi in attesa che arrivi un giorno, che forse non arriverà mai o arriverà prima di battere nuovamente le ciglia, in cui con in mano una valigia partirai, con la tua vita sulle dita, gli sconosciuti nel letto, e il futuro nel cuore.

Qualcosa di cui l'uomo é atteso nel fare, è il cambiamento: tardivo o vicino speriamo arrivi comunque.

   0 commenti     di: Giuseppe Tiloca


Oggi è festa

Eccomi ancora a scriverti, dai ti prego non volermene, ti ho solo detto e te lo ripeto che... non te lo dico, tanto lo sai. Mica mi vuoi ammazzare solo perché ti voglio un bene dell' anima? Solo perché ti chiamo il "mio chiodo fisso" ??? Solo perché è vero che sono pazzo... ma solo perché sono pazzo di te?????
E dai sopporta questo pazzo innamorato, tanto il mio amore è l'unica cosa bella, anzi bellissima, oltre all'amore per le mie ragazze, che mi resta.
È festa oggi, a dire il vero è domenica. La domenica è sempre festa, o almeno se la intendiamo come "non si va a lavorare". Che strano metro alle volte ho per misurare le giornate. Oggi è festa perché non sono andato a lavorare. È come se un certo momento in poi misuro il mio tempo con "vado o non vado a lavorare", da incubo. Fatto è che oggi è domenica. A parte la mattinata che se ne andata da un cliente... come, ho lavorato? È vero l'ho fatto. Allora oggi è mezza festa. Me ne ero dimenticato. Tornando a casa ho comprato 40 carciofi e una cassa di fragole. Ok, oggi è mezza festa e mi tocca litigare con mia moglie... Scarico la macchina senza farmene accorgere, e mi pulisco i carciofi mentre mia figlia si occupa delle fragole. A questo punto viene meno il principio che è festa o mezza festa che sia. Sto lavorando in casa, pulendo carciofi, senza farmene accorgere. Anche perché ho fatto un cattivo affare... tutti i carciofi pieni di peli. E chi la sente... Poco male. Li sistemo a pezzi in una bacinella con acqua e fette di limone per non farli annerire. Che fatica... ma oggi è festa, che mi importa, mica sono andato a lavorare?????. Ok si esce, si va alla Coop a fare la spesa... mica a lavorare. Prosciutto, mortadella, ... nooooo, niente carciofi, latte, pane, insomma 65, 00€ spesi non si sa come. Si torna a casa, mi viene voglia di preparare la cena, vediamo.
Confesso candidamente che 40 carciofi, ridotti a fette, sono in ammollo. Prendiamo una bella padella, olio, aglio in p

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   3 commenti     di: clem ros


A un ragazzo

Si è sempre gli stessi di sempre, i bambini degli incubi notturni, gli adulti degli amori feroci.
Con te ho ritrovato la mia adolescenza non vissuta, le mie insicurezze e paure.
Vorrei poterti sfiorare, tremante, le mani e baciarti i capelli con dolcezza.
Vorrei avere i tuoi sedici anni per poterti voler bene nel tuo stesso modo, con i tuoi caldi occhi.
Vorrei poter piangere come fai tu quando vuoi far vedere che ci puoi riuscire e perchè no, capire le tue "bravate".
Ti amo come un figlio, ti desidero come uomo, ti invidio per tutto ciò che potrai conquistare.

   0 commenti     di: marilena



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Questa sezione contiene una raccolta di racconti scritti in forma epistolare, diretti ad uno o più destinatari.