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Lettere e racconti epistolari

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L'amico migliore

Luigi guardava dal finestrino del treno di ritorno dalla casa dove era stato invitato dall'amico Dario. Era contento d'aver accettato; aveva trascorso un giorno diverso, un giorno bello.
Mi piacerebbe dirgli quello che penso di lui ma è così difficile esprimere i propri sentimenti, specie quando si tratta di un amico. Sappiamo che basta uno sguardo, un cenno, per intendersi ed è forse per questo che le parole sono superflue. Tuttavia stasera ho voglia di dire le cose che penso. Ti ho lasciato insieme con tua moglie ed i tuoi figli ed io mi sento solo".
"Scrivo, ho bisogno di esprimere in qualche modo quello che ho dentro:
"Sarò breve perché le cose grandi della vita non sono facilmente esprimibili e non richiedono molte parole.
Ciò che rende cara la tua presenza nella mia esistenza è proprio ciò che sei: persona bella, semplice, intelligente, prudente, fida, seria, umile ed alle stesso tempo capace di affermare la propria volontà, a volte con una fermezza che intimidisce.
Non ho voluto fare l'elenco di elogi a mo' di sviolinata, ma soltanto dire di te ciò che conosco.
Ti ho visto in tutte le situazioni ed ho osservato il tuo comportamento sempre: di uomo, di padre, di figlio, di amico.
Io ti ho voluto bene quasi subito, fin dal primo giorno che ti conobbi ed era il giorno delle tue nozze. Da allora, attraversando il tempo ed elevando lo sguardo su ogni occasione che ci è stato dato di vivere insieme, non ho mai ravvisato artificiosità o doppiezze.
Ho sempre gradito la tua discrezione e, sebbene tu mi abbia raccontato tante cose, da come le dicevi, io capivo che il tuo non era mai uno sfogo, né tanto meno un pettegolezzo. Comunicavi a me la tua vita, i tuoi pensieri ed io li accoglievo dentro di me come fiori da mantenere freschi il più a lungo possibile nel vaso della memoria.
Era il tuo sincero desiderio di riporre in luogo sicuro brani della tua vita, con quella confidente fiducia di chi è certo che non sarà tradito.
Laborioso, pr

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   3 commenti     di: Verbena


Auguri mamma

Cara mamma, volevo ringraziarti, mi hai portato in grembo per 9 lunghi mesi, sopportando tutti i miei calci. Hai passato nottate in bianco, cullandomi solo per farmi smettere di piangere. Mi compravi qualunque cosa volessi, anche se non avevi poi tutti quei soldi. Mi allattavi con il tuo seno e mi stringevi forte a te, tutti i giorni. Mi hai perdonato qualunque cosa, dalla più piccola alla più grande. Ed ora che sono cresciuta capisco che forse non sono la figlia che tu avresti voluto. Ti rinfaccio molte volte di starmi addosso, di non lasciarmi i miei spazi. Ti dico continuamente che non mi devi rompere le scatole, ed ormai mi faccio pagare per qualunque cosa: Stiro, lavo, cucino, oppure quando esco. Nonostante tutto ciò, tu mi ami ed anche se io non te lo dimostri, per me sei vita. Sei il mio sorriso, sei la donna più bella e forte che io conosca. Mi sei sempre stata accanto, mi hai sempre aiutato e consigliato anche quando non ti chiedevo nulla. Mi conosci benissimo, meglio di chiunque altra. A volte non riesco a ripagarti di tutti i sacrifici che hai fatto per me e per questo ti chiedo Scusa. Da piccola ti promettevo sempre, in tutte le feste, che sarei stata ubbidiente, dolce e che non ti avrei mai fatto più arrabbiare. Ed invece, questo succede tutti i giorni. Vado male a scuola, casa ormai è diventata un albergo, non vengo più da te abbracciandoti o dicendoti: Ti voglio bene.
Ma anche se non te lo dico e forse non te lo dimostro, sappi e fidati perche io ti amo. Che sei la persona più importante della mia vita, e che ti ringrazierò sempre a vita per tutto quello che hai fatto e fai per me. Grazie mamma e scusa se non sono la figlia che tu vorresti. Quella figlia perfetta che ti ripaga giorno dopo giorno.

   3 commenti     di: Sara Turco


Il mio nome è Giulia

Tratta da una storia vera



Mi chiamo semplicemente Giulia
diminutivo di Giuliana anche se all'anagrafe risulto come Luciana Giuliana.
Lasciami spiegare le parole scritte.
Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico,
darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Ferma restando continuo a raccontare la mia storia.
Mi accorsi un giorno che in meno di due mesi perdevo chili e diventavo sempre più debole.
Attribuivo questa stanchezza alle numerose ore di lavoro che spesso facevo, incurante che possa essere dovuta da altri motivi.
Continuai ad andare avanti per un altro periodo, fino a che un giorno incontrai un'amica enologa ove mi consigliò di farmi una mammografia in quanto avevo superato un età e secondo lei un'esame preventivo sarebbe stato molto meglio.
Scoprì così dolorosamente di essere malata di cancro.
Fui sottoposta ad una operazione, ed in seguito alle cure di chemioterapia e radioterapia
Lottai con tutte le mie forze contro lo stronzissimo cancro, accettando una cura con effetti collaterali devastanti
La mia anima moriva lentamente come del resto il mio corpo mentre rimanevo impotente davanti alla sua mutazione
Ogni volta che mi somministravano i loro farmaci vomitavo anche la bile e quando non c'era più niente da vomitare mi limitavo ad avere conati e convulsioni.
Persi tutti i capelli, la cosa più bella della mia immagine così scelsi di vivere sotto una orribile parrucca.
Fu terribile sopportare simili tormenti a causa della malattia e della sua cura.
Mi chiedevo più volte se quando non ci fossero state più speranze , sarei stata in grado di togliermi la vita, intanto cercavo di andare avanti sottoponendomi a terribili torture, convincendomi che un solo modo per sopportare era la forza di volontà ,

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   2 commenti     di: Giulia Gabbia


E lucevan le stelle

Caro..., anzi carissimo.
L'ho scritto così perché ho voluto riprendere l'inizio della lettera che ti mandai anni fa e fu fonte di malinteso.
Ti ho ingannato, e spero che tu mi perdoni. Te lo chiedo e lo spero.
Non sono andata lontano, non ne ho mai avuta l'intenzione, sono andata in una clinica per essere curata, con poche speranze.
E visto che ricevi questa lettera, è stato tutto vano.

So che eri alla stazione il giorno della partenza, ti ho visto sai? Mi ha fatto piacere, nonostante fossimo rimasti d'accordo che non saresti venuto, per non rischiare che tu incontrassi i miei ed anche per non farmi commuovere.
Ho resistito, ma dopo essermi sporta un po' di più per farti intenzionalmente un ultimo saluto, sono rientrata nello scompartimento ed ho pianto.
Ho pensato a te e ai miei. Anche loro non sapevano nulla.
Ho voluto fortemente così. Non volevo che vedessero quest'ultima parte della mia vita. Ho visto tanta gente, purtroppo, soffrire e non volevo straziarli. A loro ho scritto diverse lettere immaginandomi i primi mesi della mia nuova vita lontano da loro.

L'ho fatto a fin di bene, come si dice.

Perché ti ho inventato questa storia del figlio che mi dovevi regalare? Ora te lo spiego.
Sei stata una persona importante, per me. L'unica, tra i non familiari, che ho ritrovato dopo anni, e che mi ha, in un certo senso, fatto compagnia nella gioventù e nella fase ormai finale della mia vita.
Volevo vedere, facendoti quella strana proposta, quanto del nostro rapporto complice era rimasto, e devo dire che sapevo che mi avresti fatto il regalo.
Quando mi hai detto che era una cazzata quello che ti chiedevo ti ho guardato bene, ed ho capito che non lo era.
Si vedeva che ti avevo sorpreso, ma ti aveva fatto piacere. A mano a mano che ti spiegavo la proposta, aumentava la mia convinzione di fartela, e portarla a compimento.

Quei quattro giorni che ci siamo, per così dire, incontrati (vedi come sono diventata pudica nel parlare di certe

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Lettera per te

Ti ricordi?
In quella stanza che sapeva d'alcool iniziammo a spogliarci per sentirci più forti e immuni, per la vaccinazione!
Ecco, in un'altra stanza, ma di prato bagnato affacciata al profumo, vorrei arrivare con te fino al cuore nudo di una notte stellata e, in un silenzio avido e dolce, con i baci che in qualche scrigno tenevamo chiusi, dirci tutto.
“Guardate sorelle,” direbbero le stelle “lì, in quel minuscolo punto, un uomo e una donna si stanno incontrando, ci illuminano con la loro luce! Questo ci piace osservare! ”
E rideremmo, sì. ubriachi di un momento eterno, oltre l'impero dei sensi, oltre il quotidiano, come bambini mano nella mano, alle porte dell'infinito.
Istanti... che non ci regalerà nessuno, ma noi li strappiamo alla vita e ce li doniamo illuminando la terra, amando il cielo.



Ciao

Che strano, stanotte dopo tanto tempo che non succedeva, ti ho sognata. Molto strano come sogno. Ero venuto a casa tua, e la prima difficoltà era quella di trovare il pulsante sul citofono.
Sul portone d'ingresso, c'erano tre ragazze alle quali ho chiesto. Rispetto alle due file di pulsanti, il tuo era quello al centro in basso. Una volta citofonato, mi indichi la casa a piano terra, entrando nel portone, a destra. Ora ti trovo svestita mentre il dottore ti visita. In realtà era come se fossi venuto a casa tua per la prima volta, ed ero venuto a portarti un po' di spesa. Pinoli, uva passa. Tua madre o quella che sembra esserlo, mi viene incontro portandomi in cucina dove lei era intenta a cucinare fagioli e scarole. La cosa ancora più strana è che lei mi conosceva perfettamente chiamandomi Salvatore. Dopo la visita mi abbracci e mi riempi di effusioni... sogno finito. È anche vero che ieri mi mancavi in maniera particolare. Me ne sono andato a letto relativamente presto.
Come vedi tu mi manchi e per starti vicino ti scrivo come se stessi parlando con te. Quello che non sai è che sto pubblicando queste mie follie e tutte le poesie che sto scrivendo su un sito di racconti e poesie, almeno le leggerà qualcuno. Grazie di esistere.
A presto, e ricorda... ti voglio bene.

   6 commenti     di: clem ros


Mi sei rimasto nel cuore

Mi sei rimasto nel cuore, punte a colpire il mio tempo passato a dimenticare.
E mi accorgo di te ancora presente quando stralci di pensiero s'intestardiscono nel voler ricondurti alle ore che sapevano di dolci battiti.
Un altro anno è andato, ormai dovrei essere indifferente a quel tempo di sorrisi... e abituata alla vita che scorre affannata o illusa d'altri gesti.
Ma la sera, o anche in un risveglio all'alba, il cuore bizzoso reclama fulmineo sensazioni che solo tu in me hai saputo incastonare con abilità delle parole sussurrate.
Forse ciò che mi manca infine non sei tu che sei stato sempre ombra, ma quella felicità che sentivo dovesse appartenermi in un periodo dove avevo trascurato la voglia d'essere felice, solo presa dallo scorrere monotono di tempo che aspettava il tramonto...
Quella penombra mesta di tramonto, senza colori magici di raggi che vanno naturalmente brillanti oltre l'orizzonte.
E mi ritrovo così, come prima che, pur brevemente, apparissi nel mio esistere, nuovamente senza voglia d'essere felice, solo corpo che vive e sopravvive di te!

   3 commenti     di: Marhiel Mellis



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Questa sezione contiene una raccolta di racconti scritti in forma epistolare, diretti ad uno o più destinatari.