PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti del mistero

Pagine: 1234... ultimatutte

Copernico

In estate, quaggiù, i campi di grano sono come il mare. Distesi al Sole si agitano ed ondeggiano spinti dal vento, formano una grande massa dorata; un oceano dove le fattorie sono piccole isole e i contadini pescatori, pronti a tuffarvisi e raccoglierne i frutti. I corvi, stanchi per la calura, si muovono su di esso come gabbiani in cerca di cibo, mentre intorno si ergono oscuri gli spaventapasseri e le montagne chiudono l' orizzonte.
Il ragazzo si agitava, nervoso, vicino al suo isolotto, le urla del padre in lontananza. La giornata era calda e con riluttanza si accingeva a fissare i manichini ai loro pali in mezzo al mare. Sudava, e quello che sarebbe stato un lavoro noioso per un uomo risultava per lui estenuante; e inutile, perchè ormai i corvi non avevano più paura dell' uomo e con noncuranza si assopivano sulle braccia e sulle spalle dei pupazzi. Addirittura, il loro numero quel giorno era maggiore del solito, inusuale per animali sì solitari e schivi. E lo guardavano, sornioni e affatto spaventati, mentre appoggiava all' asta di legno la sua scala e saliva i pioli, con le spalle doloranti e la fronte sudata e i vestiti sporchi.
E anch' io lo guardavo, anche se non lo sapeva. E non ero nascosto nel grano ne distante; mi trovavo accanto a lui, camuffato da uno degli spaventapasseri già fissati, aspettando. Da un po' mi trovavo in quella posizione, simile a un grottesco crocifisso vestito di stracci e circondato dai corvi, perfettamente immobile. Ero affamato e stanco mentre il ragazzo continuava a sudare e ad imprecare contro quel lavoro ingrato e faticoso, e contro chi glielo aveva assegnato. 
Vecchio ubriacone era suo padre, diceva, dannatamente grasso e schifosamente inerte, molle, incapace di fissare uno spaventapasseri come si deve. Ne aveva montato solo uno, e poi se ne era andato a bere in città, lasciando l' onore di tale compito a lui per il giorno dopo. Eppure faceva paura, ammetteva, sicuramente avrebbe scacciato

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Mattia Querci


Piccolina 2, l'addio

Sto piangendo, e per non fartene accorgere, affondo il viso nel tuo petto, però tu, sensibile come sempre, mi accarezzi il collo e la testa e mi sussurri tenerezze per cercare di consolarmi.

È ridicola questa inversione i ruoli, tu, la piccola, e tenera, e docile bambolina, che si prende cura del vecchio barbagianni.

Dovrei essere io la tua guida, il tuo faro, la tua sicurezza, e invece…..
Invece piango, e più sento il tuo amore incontaminato e più mi sento felice e sgomento allo stesso tempo.
Felice perché capisco che stai con me per amore, e non per patetica compassione.
Sgomento perché non so mantenere il ruolo di “duro” di “macho” di “pater familia” e piango, e ti stringo fino a farti male; sono debole e tu mi fai sentire forte, sono insicuro e tu mi dai certezze, sono avvilito dalla vita ma tu riesci a strapparmi un sorriso.

E non è forse, tutto questo, amore?

Grazie, piccolina, forse un giorno riuscirò a ripagare tutto questo. Forse un giorno tu, sarai orgogliosa dell’amore che mi hai così liberamente, saputo donare. Forse un giorno, quando ti lascerò, sola per sempre, custode del mio ricordo, ti sembrerò migliore di quel che sono, migliore di quel che sono stato, o che ho cercato di essere, e l’urna delle mie ceneri ti osserverà crescere, smisuratamente bella, incontenibilmente donna!

Addio piccolina, non saprò mai come sono riuscito a far entrare nel mio cuore, tutto l’amore che provo per te!
Addio piccolina! L.

( un mese dopo aver scritto questa lettera, L ci ha lasciato, uno dei miei alter ego, il migliore, direi, non c’è più, eppure nel mio ricordo, come il limo del Nilo, è presente anno dopo anno)

   9 commenti     di: luigi deluca


La casa fantastica (parte quarta)

Un cunicolo stretto e ad altezza d’uomo si presentava davanti a me, non lontano vedo sulla mia  destra una insenatura, ecco! scoperto l’arcano mistero era il vano che conteneva la caldaia per il riscaldamento. Un pannello con molti pulsanti e luci, sul tetto come dei fori che prelevavano la luce dall’esterno ( non ricordo di aver visto mai sul prato queste prese di luce ).
Appesa ad una parete una tuta di colore bianco con bardature in argento, nell’altra parete uno scaffale con dei ripiani, in uno di questi alcuni caschi tipo motociclista ma con le visiere oscurate, mi giro attorno e guardo indietro come per capire se quella strada l’ho percorsa realmente, o stavo sognando. Lo sconforto stava quasi per prendere il sopravvento, cosa è tutto questo mi chiedevo? non riuscivo ancora a darmi delle risposte, è passata solo mezz’ora ed è come se fosse passato un giorno.
Più non capivo e più la curiosità aumentava, il tunnel proseguiva per altri 10 metri circa, alla fine di questo una scala che portava da qualche parte, ma dove? una porta pone fine alla mia fantasia, provo ad entrare, la porta è aperta.
Davanti a me si presenta uno spettacolo che avevo visto solo nei film di fantascienza, un piccolo vano con al centro uno sgabello, attorno a questo una fitta rete di lampade ed addossato ad una parete un tavolo con un computer portatile, due monitor, cuffie, webcam e tanti cavi che mettevano in comunicazione la cabina con le lampade ed il computer.
Sapevo che mio padre era una mente per l’informatica e l’elettronica, ma tutto quello che avevo visto mi lasciava pensare che sotto c’era qualcosa che andava oltre l’hobbystica ed il passatempo.
Cerco di memorizzare nella mia mente più cose possibili, e ripercorro al contrario tutto il tragitto fatto prima. Risalgo le scale che portavano alla botola ed accosto sopra a questa, la cassapanca.
Esco fuori dalla casetta degli attrezzi e mi avvio nel luogo dove io penso di poter trovare le prese di

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Carmelo Rannisi


Villalobos

L’arrivo a l’aeroporto di Madrid fu in perfetto orario, in pochi minuti Marco era già allo sportello dell’agenzia di noleggio auto. Marco amava la Spagna, forse perché quando era ancora studente si era innamorato di una ragazza spagnola…aveva imparato la lingua… o forse solamente era affascinato da quella terra.
Il lavoro al “Mistero” gli dava la possibilità di viaggiare molto, la rivista, con filiali in tutto il mondo e un sito internet fra i più “cliccati” dagli amanti del brivido e dell’occulto, si era interessata ad un caso strano legato a leggende popolari… e Marco fu scelto e inviato, naturalmente, per la conoscenza del paese e della lingua e soprattutto per l’amicizia “complice” con Olga, la referente della rivista in Spagna, che aveva tanto insistito per la sua collaborazione.
- Lei è il signor?- Domandò l’addetta dell’agenzia di noleggio, ed in perfetto spagnolo Marco rispose- Locatanni, Marco Locatanni, dovrei avere un’ auto prenotata dalla rivista “Mistero” –
- Aspetti che controllo… si, mi dia la patente per registrarla, un attimo di pazienza-
Marco pensava… pensava ai pochi mesi vissuti proprio a Madrid…e a Olga, conosciuta al meeting della rivista tenutosi a Firenze (la città natale di Marco), e come avrebbe reagito rivedendola.
- Ecco la sua patente, può ritirare la sua auto al nostro parcheggio, un nostro incaricato le spiegherà tutto. Le interessa una mappa della città?-
- No, grazie… conosco la città- disse sorridendo. – Grazie mille, buona serata-
Era il primo pomeriggio di una giornata afosa di luglio, Marco sapeva solo l’indirizzo della sede Spagnola della rivista… nella centralissima Gran via.
Li avrebbe avuto i dettagli della storia di cui si doveva occupare. Sapeva che solo che era un paese in mezzo alla meseta, un po’ lo intrigava… avrebbe visto e vissuto nelle stesse terre che avevano ispirato Cervantes nel Don Chisciotte.
Ma quello che lo interessava veramente

[continua a leggere...]



La casa fantastica (parte quinta)

È Lunedì, a scuola incontro Cristian, il mio compagno di classe con la passione dell’informatica.
Ciao Salvo! Ciao Cristian, devo parlarti di una cosa importante, dimmi tutto, no! non ora, ne riparliamo per la ricreazione.
Ne parlai con Cristian, ma non di tutto; ho raccontato un terzo di quello che sapevo
( per evitare che tutto l’istituto si precipitasse a casa mia).
Il pomeriggio invitai Cristian a casa mia che puntuale arrivò alle 17.
Allora? Dov’è quest’albero mi disse, lo invitai a seguirmi fin sotto la quercia,
indicai a Cristian dove si trovavano quei tubi rigidi.
Presi una scala ed in un attimo ci trovammo in cima all’albero, Madonna! disse Cristian,. sai cosa sono questi? rivolgendosi a me con gli occhi sbarrati; sono cilindri in fibra ottica, Le fibre ottiche sono dei sottilissimi fili di vetro, talora di plastica, ma comunque molto trasparenti alla luce, a sezione cilindrica, flessibili, con uno svariatissimo campo di applicazioni nei settori della medicina, dell'astronomia, delle telecomunicazioni, perfino dell'arredamento e…alt basta così! dissi al mio amico, a cosa possono servire gli chiesi, fammi vedere fin dove arrivano! No! risposi, te lo dico io, arrivano nel sottosuolo ovvero nel vano caldaia.
Ho capito tutto mi disse Cristian, tuo padre è un genio, ha reperito questi cilindri in fibra ottica per poterli usare da accumulatore solare e di luce, praticamente l’impulso luminoso attraversa la fibra ottica che attraversa un raggio laser che stimola un fotodiodo che si trasforma in suono o luce che…faccio in tempo a tappare la bocca a Cristian, perché alla mia prima confusione lui tenta di aggiungerne una seconda.
Ok grazie di cuore sei stato utilissimo per capire, nel frattempo ci avviammo a casa mia per ascoltare un po’ di musica.
A mio padre non dissi nulla della scoperta e tantomeno a mia madre e mia sorella.
È Martedì, al ritorno da scuola vado a pranzare, subito dopo dico a mia madre che andavo ne

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Carmelo Rannisi


Odor di color ciclamino

Mi guardo allo specchio, mentre rivivo gli ultimi istanti che volgono alla fine, scendono le lacrime calde come lava incandescente lungo la folta barba, cresciuta in questi lunghissimi mesi che sembrano non passare mai, vecchie macchie ingiallite di lacrime su quelle pagine del libro di matematica. Una matita che giace a terra in un angolo, un foglio un po’ stropicciato fermo sulla scrivania, qualche data, qualche appunto, un disegno.
Il mio viso segnato dal tempo, la barba brizzolata, gli occhi che non sono quelli di quel ragazzo che sfrecciava a bordo di quella potente berlina blu.
Scesi in garage, dopo così tanti anni la ritrovai li, ferma impolverata, le ruote sgonfie (le mia gambe tremano di rabbia), il colore opacizzato (i miei occhi che non brillavano più), i cerchioni ingialliti, ( il mio viso stanco).
Sparsi qua e la, quei cd di quella musica degli anni ottanta, mi specchiai sul finestrino e rividi me, mentre sfrecciavo lungo il viale di quella città.
Mi siedo e immagino, rivivo un sogno, mentre si alza lo stesso vento di quella sera di tanti anni fa.
Apro gli occhi, qualcosa si materializza dentro il garage, sembra una sfera, si avvicina verso di me, scura al centro più chiara lungo il bordo, emette dei raggi luminosi rossi.
Si avvicina: è un fulmine globulare, mi alzai, lo vedo avvicinarsi verso la potente berlina.
All’improvviso una luce quasi accecante parte insistente dal centro di quella sfera, irradia il mio corpo, la mia barba brilla, i miei occhi si illuminano, vidi brillare i cerchioni di quella potente berlina. Chiusi gli occhi, sento un forte calore invadere il mio corpo, sento rombare improvvisamente quella potente berlina, il calore aumentare, all’improvviso la luce si attenuò, il fulmine globulare iniziò ad dividersi in tante altre piccole sfere, mentre rividi brillare quella potente berlina. Scappai impaurito, mentre le sfere mi seguivano lungo le scale. Mi chiusi in bagno, ma attraversarono la porta come se non c

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Luca Calabrese


Sogno di una notte di mezza estate...

È una calda sera d'esate quella appena passata, e come ogni sera d'estate decido di uscire per bere un bicchiere con gli amici del bar di sotto, due chiacchere sull'Inter e su Manuela Arcuri, poi qualche partita a Castello e a casa.
Metto addosso i soliti jeans rotti, la solita maglietta dei Ramones e scendo. Entro al bar e vedo già i miei amici, c'è il Gringo che mi saluta e mi chiede come va. E poi c'è Marcone che mi offre subito una birra. C'è qualcosa che non va però in quest'atmosfera, come se provassi quella sensazione che si può dire solo in francese, un Dejà vù. Mi accomodo sul mio sgabello, e come al solito ci mettiamoa parlare di calcio e di belle donne, come ogni uomo di questo pianeta farebbe.
Poi entra lei, bella, mora e con uno sguardo che ti ipnotizza. C'era assolutamente qualcosa che non andava, perchè mi alzai e mi avvicinai a lei, i miei amici mi guardavano sbigottiti, io nn avrei mai fatto una cosa simile.
Ci presentammo e parlammo per tutta sera, poi lei mi propose di fare un giro in spiaggia. Dentro me dicevo: "No, sono troppo fortunato stasera. Qua deve succedere qualcosa di strano!" Comunque incantato da Monica la seguii in spiaggia, la luna splendeva, c'era una brezza leggera, insomma proprio una situazione da Bacio! e infatti lei si protende verso di me, allora anche io faccio lo stesso, ma quando mi aspetto di sentire le sue labbra sulle mie. sento invece due punture sul collo. Apro gli occhi e mi scanso, e vedo lei con la bocca sporca di sangue, mi tocco il collo e le dico " ma che fai?", lei mi risponde con un sorriso, è la prima volta che ride, e vedo i suoi canini " Io Ti ho scelto, e ora tu sei mio!". Sono inorridito, ma dentro me comincio a sentire una sensazione strana, forte. Sento il cuore battere più forte. Lei si avvicina per mordermi ancora. La lascio fare. Più mi succhia il sangue più io mi sento forte e vivo. Lei ha finito, si pulisce la bocca e mi da un bacio, uno vero, sulla bocca. Si

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Racconti del mistero.