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Racconti del mistero

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La Sciarpa Rossa

L'altalena andava su e giù, su e giù, spinta dolcemente dal vento.
La catena cigolava sinistra, ma era uno di quei rumori fastidiosi all'inizio, a cui poi ci si abitua e di cui alla fine non si può fare a meno. Il gelo seccava la pelle delle mani e delle dita affusolate aggrappate alla catena, ma la giovane non se ne curava. Sussurrava a bassa voce e ad occhi chiusi una vecchia ninna nanna, di cui non rammentava le parole e di cui pertanto si limitava a canticchiare la melodia.
Il camposanto era deserto e silenzioso.
Beatrice, questo il nome della giovane, aveva sempre trovato bizzarra l'idea di un'altalena appesa ad un grosso ramo della quercia secolare del cimitero, ma essa esisteva sin da quando aveva memoria, e aveva finito per abituarcisi, come tutti del resto. Dopotutto, dubitava che potesse essere di disturbo ai defunti.
Non era la prima volta che andava a trascorrere pomeriggi interi nel camposanto. Era un luogo che non l'aveva mai turbata, al contrario, si era sempre sentita a suo agio, e la sensazione di quiete e pace che le trasmetteva quel luogo consacrato non l'aveva mai provata da nessun'altra parte. D'altronde, sapeva che i morti non le avrebbero mai torto un capello, a meno che, certo, lei non avesse fatto qualcosa per meritarlo. Ma era sempre stata rispettosa nei loro confronti, ogni volta che entrava nell'antico cimitero recitava una preghiera per tutti loro, e solo dopo si dirigeva tranquilla verso la sua altalena.
Non aveva mai incontrato nessuno prima di allora. Doveva forse essere l'unica ragazza che preferiva trascorrere il suo tempo libero nel cimitero dei Santi Innocenti, e non aveva mai avuto l'occasione di vedere anima viva. Forse perché i visitatori frequentavano solo la parte nuova e tralasciavano di andare in quella vecchia, dove ormai non veniva seppellito più nessuno da quasi un secolo.
Ad ogni modo, era quella la parte più bella e affascinante, a suo avviso. Qui si trovavano immensi mausolei come non ne venivano più cos

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   4 commenti     di: Giulia


Non ficcate il naso in quei silenzi

Non dite mai
che il silenzio è d'oro
a chi fa naufragio
su un'isola deserta.





" Saepe tacens vocem verbaque vultus habet" Un volto che tace spesso ha voce e parole. Con questa massima di Ovidio, scolpita con maestria su un'imponente architrave di granito egizio da uno scalpellino disceso per direttissima da Francesco Borromini, si accedeva al Silence Analysis and Decoding Center di Saragozza. Il Centro accoglieva oltre trecento esperti provenienti da vari paesi e assegnati a tre diversi dipartimenti. Quello degli Studi Storici, quello degli Studi Contemporanei, per finire con quello di Consulenza Dinamica. Il primo, come si può facilmente immaginare, era quello più vasto e articolato. Era suddiviso in sezioni. Ognuna si occupava di un secolo. A partire dagli albori della civiltà. Per ciò che veniva prima, l'epoca pre-istorica, esisteva una sezione speciale. Il secondo era il più slim. Anche se destinato ad espandersi man mano che il ventunesimo secolo prendeva corpo. Mentre il terzo comprendeva una trentina di team mobili che svolgevano attività di affiancamento ad eserciti, polizie dei vari paesi, gruppi industriali, ed altri grandi organismi statali e privati.

Quella mattina Carlos Avila, piuttosto che andare al lavoro, avrebbe mangiato un piatto di "escrementos de perro que abe tomado el desgrasado", come usava dire lui nei momenti difficili. Quando era costretto a fare qualcosa contrario alla sua religione: il Vivir Lento. Che contava innumerevoli fedeli fra i pigri ma saggi latinos. Carlos era uno dei venti coordinatori del Centro. Compito abbastanza complesso, che non staremo a spiegare ora, ma che capirete strada facendo se avrete la pazienza di seguire con un po' di attenzione. Quella mattina Carlos aveva una riunione con The Sound of Silence, il capo di tutta la baracca. Il grazioso nickname gli era stato affibbiato do

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Lordak ^dracula

Tutto e iniziato cinque mesi fa, premetto che chatto da parecchio tempo in vari canali, ma senza mai allontanrmi troppo dallla stanza che frecuento da ormai quattro lunghissimi anni e che per ovvie raggioni non posso mensionare. Molte erano state le mie delusioni inerenti alle avventure amorose su questo canale, e proprio quella sera, avevo avuto una batosta colossale, una di quelle delusioni
che ti avviliscono in modo esemplare. Premetto che essendo una ragazza molto religiosa e praticante non mi avventuravo mai in qui canali che ritenevo pericolosi.
Ma quella sera dopo l'ennesima pugnalata al cuore, decisi di trasgredire, e piena di collera e risentimento mi misi a girare tra i nomi delle stanze per cercare la piu sinistra e particolare
nella quale entrare. Ad un tratto mi fermai, era una stanza di vampiri, e immediatamente dopo decisi di entrarvi. Appena fui dentro salutai  tutti per educazione e cominciai a chiaccherare con loro, ad un tratto vedo un saluto rivolto a me da un certo nik dracula e non so perche' ma mi fu subito simpatico(molto piu degli altri). Ad un tratto una di loro mi offese pesantemente e io mi difesi in modo educato, al contrario di lei che invece infieriva su me in modo scurrile, e periferico. Ad un tratto mi disse qualcosa che mi urto molto
anche perchè ero gia incavolata di mio e li gli risposi per le rime: poi dracula si intromise dandoci delle pazze e mi chiamo' in privato come per proteggermi da lei dicendo:
< faresti meglio a non entrare piu qui non e un posto per te:> e io gli risposi:< allora vieni tu da me nella mia stanza quando vuoi:> lui accettò e dopo avergli detto il nome della chat me ne andai (intanto mentre uscivo di li avevo letto alcune bestemmie contro il sacro cosi decisi di non entravi mai piu). Tornai immediatamente al mio canale per vedere se dracula sarebbe davvero venuto da me e poco dopo infatti venne.
E inutile dirvi che piu i gorni passavano piu prendevo una cotta tremenda per lui, mi piaceva il suo modo

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   6 commenti     di: Maty' Sessa


Il bene e il male:

una teoria mia dice che il bene e la parte tutta da dio e il male e del diavolo



qualsiasi cosa che ci sia che ci sentiamo profondamente bene che il bene lo si conosce subito e la parte di dio.


Invece quando ci sentiamo nervosi, quando si soffre, quando facciamo guerre, quando commettiamo
errori quando litighiamo, quando si sta male e quando si ha paura e la parte del diavolo.


Ma dicono che anche il diavolo fa il bene cioè manda bene che secondo mè è un bene falso e che lo
porta solo per i suoi scopi ad esempio credere quel bene che lui ha creato per noi soltanto per credere che quel bene sia stato dio a crearlo invece in verità non lo è



ma è il diavolo. Qui e difficile a capire quale bene sia quando noi riceviamo bene o quello di dio o quello del diavolo perchè il daivolo fa la magia sia quella buona che quella cattiva.



Quindi la nostra guarigione può essere quella di dio miracolosa e quella del diavolo magica però dovete sapere che dio lo fa per amore invece il diavolo lo fa per scopi


ad esempio lo fa per credere che lui sia dio ad esempio cioè credere che il bene del diavolo sia quel bene che fa dio qui cadiamo nella trappola perchè il diavolo è molto astuto si fa credere che sia dio invece non lo è proprio. quel bene che lo fa soltanto per tanti suoi scopi





il diavolo può fare di tutto ma non contro dio il fuoco e potente però l'acqua spegne il fuoco.

   3 commenti     di: mower rell


Lo specchio

"Lo Specchio."

Accesi la luce e, lentamente, scesi coi piedi dal letto, appoggiai i gomiti sulle gambe e, fra le mani, presi una testa... terribilmente pesante.
Ero stanco. No,... in realtà ero distrutto, una stanchezza profonda.
Con i piedi, nella notte, avevo percorso chilometri, scandagliando tutti gli angoli più lontani del nostro materasso, alla sua ricerca.
Mi sarebbe bastato toccarla, ma che dico... mi sarebbe bastato sfiorarla perché il mio cuore tornasse a battere, per tornare vivo... e invece niente, tutta... quella... fatica... per niente.
Le mani mi scivolarono lentamente sul viso, sentii qualcosa di umido,... stavo piangendo, un pianto silenzioso e dolce... alzai il viso e guardando le mie mani vidi qualcosa di strano... le mie lacrime erano nere.
Quell'istante non so quanto durò, il tempo non aveva più alcun valore... poi,... qualcosa attirò la mia attenzione, un fruscio,... una sensazione, non saprei dirlo, mi girai lentamente e la vidi.
Sdraiata sul letto, ancora addormentata,... Perché i miei piedi non l'avevano trovata nella notte?... ma ora non era importante, era lì, nel mio letto,... nel nostro letto.
Il mio sguardo la percorse tutta, i lunghi capelli arruffati come un manto dorato le coprivano parte del viso, quel nasino che tante volte avevo baciato, quelle labbra dolci come il miele,... dalle lenzuola poi fuoriusciva un piccolo seno, una coppa a cui a lungo mi ero dissetato e una lunghissima gamba, un'autostrada che le mie mani avevano percorso migliaia di volte.
Piangevo. Piangevo di gioia, come un bambino che si era perso e ritrova la mamma... così... io... l'avevo... ritrovata.
Mi avvicinai lentamente, non volevo svegliarla... era così bella.
Mi accorsi di trattenere il respiro, come chi ha in mano un vaso di cristallo ed ha paura di romperlo... le arrivai così vicino da sentire il calore del suo corpo e quell'odore, no,... quel profumo che era la mia irrinunciabile droga.
Poi si mosse, un piccolo movimento del p

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   1 commenti     di: PAOLODAIMOLA


Angel

Sono l’altra faccia del mondo. Sono i tuoi sogni più vividi. Sono il boia della tua passività. Il carnefice del conformismo. La minaccia dei desideri. Il morbo del caso.
Credo che i clienti amino chiamarmi Angel, io preferisco Disgregatore dei piani di Dio.
Giornata di lavoro oggi, gran bel lavoro il mio, dinamico, interessante e soprattutto soddisfacente.
Mi alzo dal letto, otto ore di sonno precise, come dicono i medici. Una tazza di latte freddo e sono pronto. Un attimo...
Eccomi qui. La mia rubrica questa mattina dice: Eddie Nead, quarantadue anni, commesso di supermercato, divorziato da tre anni da Susannah Nead, padre di due figli, Joe e Mac Nead, i ragazzi sono rimasti con la madre, lui ha il diritto di vederli solo due week-end al mese. Brutta roba.
Benissimo. Più la storia del cliente non mi piace più tende a piacermi il mio compito del giorno. Eddie Nead, preparati, oggi morirai. Di una morte purificatrice. Morirai per la prima volta.
La seconda spetta a Dio.

Prendo la Colt dal cassetto e me la ficco in tasca, la canna tintinna contro il coltello producendo una sorta di... Tintinnio? Bah, diciamo campanello d’allarme. Allarme rosso per l’amico Eddie.
Il dossier dice che oggi il mio cliente terminerà il turno alle diciannove. Cazzo. Non ho altro da fare fino a quell’ora... Poco male, il supermercato dista circa quaranta chilometri da casa mia, dovrei farcela andando comodamente a piedi, quattro passi in città sono quello che mi ci vuole per sgranchirmi il cranio.
Mi piace passeggiare per le strade, amo guardare la gente affannarsi per soddisfare bisogni che crede propri, farsi in quattro per impieghi e persone che non desiderano davvero. Le persone hanno bisogno di questo per creare e alimentare i propri sogni, le sanno bene le regole del circolo vizioso tra dovere e volere, quel che non sanno è che non hanno realmente bisogno di sogni. Sognare non è bene. Sognare ci induce ad essere mediocri, a mettere in cima al Monte dell’

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   5 commenti     di: Pio Chiozzo


Copernico

In estate, quaggiù, i campi di grano sono come il mare. Distesi al Sole si agitano ed ondeggiano spinti dal vento, formano una grande massa dorata; un oceano dove le fattorie sono piccole isole e i contadini pescatori, pronti a tuffarvisi e raccoglierne i frutti. I corvi, stanchi per la calura, si muovono su di esso come gabbiani in cerca di cibo, mentre intorno si ergono oscuri gli spaventapasseri e le montagne chiudono l' orizzonte.
Il ragazzo si agitava, nervoso, vicino al suo isolotto, le urla del padre in lontananza. La giornata era calda e con riluttanza si accingeva a fissare i manichini ai loro pali in mezzo al mare. Sudava, e quello che sarebbe stato un lavoro noioso per un uomo risultava per lui estenuante; e inutile, perchè ormai i corvi non avevano più paura dell' uomo e con noncuranza si assopivano sulle braccia e sulle spalle dei pupazzi. Addirittura, il loro numero quel giorno era maggiore del solito, inusuale per animali sì solitari e schivi. E lo guardavano, sornioni e affatto spaventati, mentre appoggiava all' asta di legno la sua scala e saliva i pioli, con le spalle doloranti e la fronte sudata e i vestiti sporchi.
E anch' io lo guardavo, anche se non lo sapeva. E non ero nascosto nel grano ne distante; mi trovavo accanto a lui, camuffato da uno degli spaventapasseri già fissati, aspettando. Da un po' mi trovavo in quella posizione, simile a un grottesco crocifisso vestito di stracci e circondato dai corvi, perfettamente immobile. Ero affamato e stanco mentre il ragazzo continuava a sudare e ad imprecare contro quel lavoro ingrato e faticoso, e contro chi glielo aveva assegnato. 
Vecchio ubriacone era suo padre, diceva, dannatamente grasso e schifosamente inerte, molle, incapace di fissare uno spaventapasseri come si deve. Ne aveva montato solo uno, e poi se ne era andato a bere in città, lasciando l' onore di tale compito a lui per il giorno dopo. Eppure faceva paura, ammetteva, sicuramente avrebbe scacciato

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   7 commenti     di: Mattia Querci



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