PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti del mistero

Pagine: 1234... ultimatutte

nato sotto il segno dei pesci

Sono una persona che si attacca molto ai sogni, non quelli nel cassetto, ma quelli che si fanno di notte.
Nei miei sogni più belli compare sempre il mare o almeno l’acqua: anche quando sogno di annegare, il mare non permette mai che io muoia e inizio sempre a respirare. Quello che doveva essere un incubo diventa un sogno colmo di fantasia.
Ho sempre voluto poter respirare in acqua. Ricordo la prima volta che sperimentai le pinne, la maschera ed il boccaglio: mi sembrava di essere in uno dei miei sogni. In quella pace sottomarina dove sentire le voci trasformate in vere e proprie vibrazioni, quel suono inconfondibile. Dove essere sostenuti senza alcuno sforzo. Dove puoi scorgere una fetta di quel mondo misterioso che è l’oceano.
Certe cose che avrei dovuto ricordare sono completamente sparite, tipo quando ho imparato a nuotare: io ricordo solo che un giorno ci provai ed il giorno dopo già nuotavo come un pesce. Non ricordo quell’ arco di tempo che è tra la prima prova e il saper nuotare, non ricordo come sono maturato in quel breve periodo. E invece ricordo magari cosa ho mangiato il sette Ottobre del millenovecentonovantasei. Strano no?

Nei miei sogni ultimamente sono presenti persone e luoghi comuni: persone con cui non vado d’accordo sono nelle strade di Naro (cioè il mio paese), le persone a cui voglio bene e le uniche due donne che ho mai amato le vedo in spiaggia.
Le uniche due donne che ho mai amato … caspita! Chi ho amato più dell’altra? Mah, amare per me è già un verbo “superlativo assoluto”.
Le amo tuttora e non le ho mai toccate … cioè non le ho mai baciate o, almeno, non ho avuto con loro nessun tipo di rapporto sia fisico che sentimentale. Forse perché stando con loro non mi sento completamente sciolto, l’altro giorno ho detto ad una di loro “Stando con te mi sento a disagio, come se fossi in continua tensione!”. Che cosa mi ha risposto?
Niente! Non ha mai capito niente di me … ma alla fine : chi se ne fre

[continua a leggere...]



Andiamo

un corpo muore, la sua anima lenta risale insieme a me.
Non servono parole per spiegare, tutti capiscono nell'attimo stesso in cui mi vedono, che non rivedranno mai più il mondo come prima.
Chiedono, mi domandano chi sono e dove andranno e tutti vogliono vedere Dio, tutti si preoccupano dell'inferno e del paradiso.
Non rispondo. Voglio che si girino a guardare il mondo, gli uomini.
Non servono più parole adesso che sanno osservare.

"Dobbiamo andare... adesso.."

   5 commenti     di: Anthony Black


Quel maledetto messaggio

Giulia era felicemente sposata con Amedeo da un anno appena. Era un uomo basso, scorbutico e abbastanza geloso, ma per lei i suoi difetti non esistevano. Si erano conosciuti quattro mesi prima del grande giorno, si direbbe proprio sia stato un colpo di fulmine.
-“Giulia ti prego pensaci bene, non prendere decisioni affrettate.”- le aveva detto una mattina Teresa, la sua amica del cuore.
Prese il diario da un cassetto del comodino nella camera da letto ed iniziò a sfogliarlo. Arrivò a quella maledetta pagina e la sua espressione mutò improvvisamente. Si voltò verso Amedeo che in quel momento era intento a guardare la televisione.
-“Teresa è morta e ancora stento a crederci. Era una ragazza dolce e socievole con tutti, com’è possibile?”-
-“Cerca di dormire Giulia, più ci pensi e peggio è”- Amedeo prese le lenzuola coprendola e le donò un lungo bacio appassionato. Lui aveva ragione, doveva dormire, alla mattina si sarebbe celebrato il funerale.
Il giorno seguente Giulia si svegliò di buon’ora, erano appena le sette ed aveva ancora qualche ora a disposizione prima di recarsi alla chiesa. Si vestì velocemente non curandosi del suo aspetto e rimase silente in attesa che anche il marito fosse pronto per uscire.
Esattamente alle dieci in punto giunsero alla chiesetta dove si avrebbe dato l’ultimo saluto a Teresa. Una giovane donna dai capelli lunghi e neri andò loro incontro.
-“Giulia, Amedeo! Prego da questa parte”- li esortò a seguirla oltre la piccola porta in legno.
-“Lo so quanto le eri affezionata, ti deve mancare molto. A dire il vero manca a tutti, era una persona eccezionale”- Giulia annuì senza proferir parola alcuna.
Mancava poco all’inizio della cerimonia, quando Giulia si sentì vibrare nella tasca dei suoi jeans. Aveva dimenticato il cellulare acceso e qualcuno la stava chiamando.
-“Giulia hai lasciato il telefono acceso? Insomma, siamo ad un funerale. Dov’è finito il rispetto?”- Amedeo assunse un tono

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Vale B


Angel

Sono l’altra faccia del mondo. Sono i tuoi sogni più vividi. Sono il boia della tua passività. Il carnefice del conformismo. La minaccia dei desideri. Il morbo del caso.
Credo che i clienti amino chiamarmi Angel, io preferisco Disgregatore dei piani di Dio.
Giornata di lavoro oggi, gran bel lavoro il mio, dinamico, interessante e soprattutto soddisfacente.
Mi alzo dal letto, otto ore di sonno precise, come dicono i medici. Una tazza di latte freddo e sono pronto. Un attimo...
Eccomi qui. La mia rubrica questa mattina dice: Eddie Nead, quarantadue anni, commesso di supermercato, divorziato da tre anni da Susannah Nead, padre di due figli, Joe e Mac Nead, i ragazzi sono rimasti con la madre, lui ha il diritto di vederli solo due week-end al mese. Brutta roba.
Benissimo. Più la storia del cliente non mi piace più tende a piacermi il mio compito del giorno. Eddie Nead, preparati, oggi morirai. Di una morte purificatrice. Morirai per la prima volta.
La seconda spetta a Dio.

Prendo la Colt dal cassetto e me la ficco in tasca, la canna tintinna contro il coltello producendo una sorta di... Tintinnio? Bah, diciamo campanello d’allarme. Allarme rosso per l’amico Eddie.
Il dossier dice che oggi il mio cliente terminerà il turno alle diciannove. Cazzo. Non ho altro da fare fino a quell’ora... Poco male, il supermercato dista circa quaranta chilometri da casa mia, dovrei farcela andando comodamente a piedi, quattro passi in città sono quello che mi ci vuole per sgranchirmi il cranio.
Mi piace passeggiare per le strade, amo guardare la gente affannarsi per soddisfare bisogni che crede propri, farsi in quattro per impieghi e persone che non desiderano davvero. Le persone hanno bisogno di questo per creare e alimentare i propri sogni, le sanno bene le regole del circolo vizioso tra dovere e volere, quel che non sanno è che non hanno realmente bisogno di sogni. Sognare non è bene. Sognare ci induce ad essere mediocri, a mettere in cima al Monte dell’

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Pio Chiozzo


Formiche

Questa volta sarebbe stato diverso.
Se ne era andato accompagnato da un diverso amico.
Rispetto alle altre volte non aveva provato quel senso di lacerante distacco, semplicemente aveva abbandonato il proprio corpo.
L'amico non aveva dovuto spiegargli nulla, o quasi.
Ad un certo punto era comparso, discretamente, e gli aveva detto: "È ora".
Senza fretta n è ansia aveva chiuso gli occhi per assaporare ogni singolo istante: intorno a se', questa volta, il verde di un prato.
Aveva sentito il suo io farsi leggero, come i momenti che precedono il sonno, poi quella sensazione conosciuta ma sempre nuova di libertà assoluta.
Per chi rimaneva sarebbe stato uno shock, trovarlo disteso sul prato senza vita.
Guardò, senza alcun rimpianto, il suo vecchio corpo. Sembrava il corpo di un vecchio che riposava. Era stato fortunato in questa vita: nessuna malattia importante, la gioia di una compagna e di due figli, poche sofferenze ed un percorso quasi privo di intoppi. Diverso, molto diverso da quanto aveva sperimentato in altre occasioni: lutti, prigionie, delitti... era stato difficile arrivare a quell'ultima esperienza.
In un attimo tutte le sue esperienze gli si spiegarono davanti agli occhi. Rivisse, nei dettagli, almeno dieci diverse vite.
Si era completato ora? Avrebbe voluto chiederlo all'amico che lo stava accompagnando ma si trattenne. Non voleva interrompere i momenti che stava vivendo così intensamente.
Lo riscossero le voci che provenivano da lontano.
Lo avevano trovato.
Sentì le consuete esclamazioni: "Poverino" - "Morire così. Da solo". - "Presto, chiamate un dottore". C'era sempre un inguaribile ottimista in questi casi, qualcuno talmente ancorato alla propria fisicità che non poteva accettare che, ad un certo punto, la vita finisse.
Osservò la scena con curiosità. Gente che si affannava gesticolando intorno ad un corpo inerte. I telefonini, la cosa più vicina a dio in cui la razza umana credeva, in comunicazione con ospedali, medici, ma anche

[continua a leggere...]



Claire

"... ti avevo chiuso dietro una delle tante porte del mio cuore".
In realtà... pensavo di averti sepolto in un posto più profondo, un posto da dove mai saresti riuscita a riemergere"... e invece... erano bastate due note, due... fottutissime note di una vecchia canzone perché quella porta si riaprisse,... anzi,... sarebbe più giusto dire, si frantumasse.
Quanti anni erano passati? 10? 15?... in realtà erano già passati 21 anni.
Migliaia di ricordi iniziarono ad uscire, senza un preciso ordine temporale ma, così, alla rinfusa, accavallandosi, rincorrendosi, incrociandosi come una mandria di cavalli selvaggi chiusi da troppo tempo dentro uno stretto recinto.
Sembrava che essere finalmente liberi gli avesse dato una gioia o meglio, una voglia di vita, irrefrenabile, quasi umana; così, era come... essere al cinema, anzi, mi sembrava di essere il protagonista di Arancia Meccanica, in un certo senso anch'io ero quasi costretto a guardare e a rivivere cose che vigliaccamente avevo rimosso.
È strano ma il tempo a volte sa essere bastardo, salva i bei ricordi, magari ingigantendoli e nasconde i dolori, i pianti, le urla, i litigi ma, non era questo il caso perché, quello che stavo rivedendo, in realtà, era veramente accaduto... tutto era meraviglioso... una scarica di adrenalina mi stava attraversando, regalandomi un piacere che non provavo da tanto tempo.
Tutto ciò che era bello, o lo era stato, mi dava però una sensazione di paura mista a terrore... quello che avevo perso era in realtà reso più doloroso da quella miriade di splendidi ricordi che avevo vissuto... era per quello che avevo deciso di archiviarli nel mio cuore e di buttar via la chiave!
Un'ondata di rabbia iniziò a montarmi dentro, ero furioso con la radio, con me stesso, col mondo intero,... con Dio. La notte fu travagliata, in realtà non so neanche se ero riuscito a chiudere gli occhi. Mi alzai un paio di volte, tutto sudato poi alle 5. 00 ero davanti allo specchio del bagno... mi gu

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: PAOLODAIMOLA


Matita e carta che generano un sogno

Non riuscivo a studiare, ogni tanto mi sporgevo alla finestra per guardare il cielo, era sereno, argentea era la luna. Ero solo in casa, i miei erano usciti, forse volevo piangere per solitudine, ma lo studio mi teneva impegnato. Poi mi misi a disegnare, sul quel foglio di carta bianca iniziarono a prendere forma delle cose un po' strane. Una sfera, una donna bellissima, la mia potente berlina, forse frutto delle mie fissazioni. Anche se disinteressato, completai il disegno e presi quel foglio di carta, lo stracciai tra le mani con violenza, e lo gettai sul pavimento, non dandogli completamente importanza, giaceva li come se aspettasse di essere spazzato via e gettato nell'immondizia.
Ma stava succedendo qualcosa, si alzò un  vento gelido dentro la stanza, gli appunti di matematica iniziarono a svolazzare ed a ruotare attorno a qualche cosa.
All'improvviso prese forma un fulmine globulare, si materializza all'interno della stanza, eppure fuori non c'è temporale, il cielo è sereno si vedono le stelle.
Quella sfera di energia bluastra, più scura al centro, si avvicina lentamente a me, come volesse sussurrarmi qualche cosa, ma inizia all'improvviso a danzare, a seguire percorsi irregolari come fossero quelli della vita, allora io iniziai a seguirla, nonostante sapessi il rischio che correvo, ma ero sicuro, mi fidavo di quella sfera, quasi intelligente.
Dentro di lei iniziai dunque a vedere diversi fasci luminosi,   si spostava sempre più velocemente, passava a traverso la persiana ed il vetro della finestra, si teneva lontana dalla pareti come se ne avesse paura, entrava ed usciva come se fosse in casa sua, quasi come se voleva sfidarmi.
Poco dopo uscì fuori, e si fermo li di fianco a quella potente berlina.
Allora presi le chiavi e salì in macchina, il fulmine globulare inizia lentamente ad avviarsi in avanti... lo seguo, mi cammina distante come se mi sfidasse alla corsa, allora io accelero a fondo e lo seguo... accelera vertiginosamente,   sembra

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Luca Calabrese



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Racconti del mistero.