Orazio scriveva "Grecia capta ferum victorem cepit", ossia che la Grecia, conquistata dai Romani con le armi, conquistò Roma con la sua cultura.
A sua volta Roma fu conquistata con le armi dai barbari ma alla fine prevalse su di loro con la sua cultura.
Tanta acqua è passata sotto i ponti ma la storia si ripete e i popoli si alternano sulla finestra della storia.
Oggi i cinesi, sorridenti e gentili, asciutti e determinati stanno conquistando l'Italia e l'Europa con la finanza e con tanti prodotti.
S'insediano in una strada di una città e gradatamente si espandono per l'intero quartiere, estromettendo gli indigeni. Lavorano silenziosi e costanti come formiche in un formicaio.
Si dice che i loro prodotti siano inaffidabili, che non sono conformi alle nostre specifiche tecniche, che fabbricano solo prodotti maturi (a bassa tecnologia). In tanto i loro prodotti vanno a ruba tra gli immigrati e nei mercatini rionali, dove i tanti poveri del progresso possono soddisfare i loro bisogni.
Ma quest'analisi a mio avviso è parziale, fotografa solo una parte della realtà.
Provate ad andare in un supermercato e troverete una percentuale altissima di oggetti cinesi, piccoli e grandi, di qualsiasi specie. Provate a entrare in un negozio cinese di oggettistica (è quella che più attira la mia attenzione, ma in un negozio di vestiti sarà lo stesso) e troverete oggetti di ogni tipo dall'elettronica alle lampadine a led, dagli arredi alle stoviglie per la casa.
Si diceva che ci avrebbero rubato il lavoro dei prodotti maturi (senza tecnologia), che noi avevamo il sapere, le professionalità, la scienza, lo stile.
Ed invece ci invadono con prodotti, magari non a norma (le nostre norme) ma ricchi di tecnologia, di uno stile frutto di un'inventiva sconosciuta a noi occidentali.
Ieri sono andato in un supermercato di grande tradizione a Salerno, la città delle luminarie, e mi sono soffermato nell'angolo del Natale, affascinato dai colori, dai disegni, dalle f
E io non nasco. Voi continuate pure così, come al solito, che tanto non avete imparato niente. Che nasco a fare? Me lo chiedo ogni anno, ma quest'anno ancora più insistentemente. A voi non importa niente né di me né della mia famiglia, per voi siamo solo dei pupazzetti da ammirare nelle vostre case, chiese e botteghe. L'anno scorso ci è toccato accogliere i tre Re Magi scesi da tre Micromachines fiammanti, e uno si è pure scusato che aveva sbagliato dono e dentro il cofanetto c'erano i Mon Cheri, che a quella santa donna di mia madre manco piacciono.
Un'altra volta ci è cascata sopra alla capanna una enorme stella di cartone ricoperta di alluminio, e ci ha bloccato l'ingresso per tre giorni tanto che i pastori gridavano "fuori... fuori!". Per fortuna che un elicottero Mattel della Protezione Civile, attratto dalle luci intermittenti del paesello lassù, ci ha salvato sollevando uno dei lati di sughero della capanna per farci uscire... Mio padre non ce la fa più, non dorme da giorni, è attanagliato da dubbi inconfessabili circa la mia nascita... Mamma invece è intenta a scacciare i giganti curiosi che con le guance rosse ed enormi dentini da latte si affacciano più volte al giorno oltre le colline coperte di neve finta... Dice che la rendono nervosa. Giura che l'altro giorno li ha visti azzannare un intero gregge di pecorelle di plastica che stazionava qua davanti da una settimana. Fantasie e paure di una madre iperprotettiva? Lo spero... E adesso che succede? Che è stò casino? Basta!! Finitela voi lanaioli, caldarrostai, pescivendoli, arrotini, verzurai, fabbri e maniscalchi... Ma che succede là fuori, un raduno della Confcommercio? Tanto è inutile che strilliate tanto, che la vostra mercanzia non ve la compra nessuno, tutta roba cinese - si vede da lontano. C'è una strana luce nel cielo... che si avvicina... L'asino e il bue sbuffano come al solito, e qui fa un calduccio, vero mammina? Allora che faccio nasco? E vabbè... uffa... nasco. E
Il primo Natale di Bartolini Francesco, di cui lui ebbe memoria solamente attraverso i ricordi dei parenti, fu in una stalla. Dicono accadde per caso. C'era la guerra, i contadini si rifugiavano sulle montagne ed assaltavano i nemici piombando loro addosso come delle furie. Le case non andavano più bene per star tranquilli, c'era il pericolo di una retata, così molti si trasferivano in vecchi casolari, e rimanevano lì per molto tempo. Fu così che la prima cosa che vide Bartolini Francesco quando non fu sua madre, bensì un grosso porco dal colorito marroncino che in quella stalla era stato portato insieme a due buoi e a un pollo dall'aspetto smagrito. Da quel momento in poi fu celebre la fobia di Bartolini Francesco per i suini. Traumi dell'infanzia che ritornano. Dunque, Bartolini nacque il giorno di Natale, e tutti dicono che è così bello nascere il giorno di Natale. C'è la neve, e in effetti quel giorno la neve c'era. C'è il vischio, e in effetti quel giorno il vischio c'era, sebbene imbrattato dallo sterco di porco. C'è anche il tepore del caminetto acceso, ma quello nella stalla non c'era, anzi, si schiattava di freddo e pare ch il padre di Bartolini Francesco, nel buio della notte, tentando di abbracciare la moglie per riscaldarsi finì con l'abbracciare sempre il famigerato e grasso suino, che taluni sostengono essere non molto diverso in aspetto dalla donna. Comunque, se tutti vogliono nascere a Natale, Bartolini Francesco considerò tal fatto sempre un'enorme sfortuna. <<Bello! Bello nascere a Natale! Così poi di regalo te ne fanno uno solo, per Natale e per il compleanno. E ti dicono che quel regalo vale per due. Ma col cazzo che ti fanno due regali!>>. Ovviamente il regalo per il primo Natale di Bartolini Francesco fu la vita, e si può quindi dire che per quell'anno gli andò molto bene. Di lì a pochi giorni suo padre avrebbe rischiato di essere schiantato da una mitraglia nemica, ma si salvò per il rotto della cuffia. Fu arrestato. Lo libera
[continua a leggere...]Un fioco raggio di sole entra dalla mia finestra leggermente socchiusa. Lì fuori, un leggero vento freddo scuote i rami spogli degli alberi lungo il viale. Dalla mia finestra vedo le strade affollate del centro; vedo mamme impegnate ad acquistare regali di Natale; vedo bimbi capricciosi che implorano i genitori di comprare loro un nuovo giocattolo.
Vedo gruppi di ragazze che ridono e scherzano tra loro, e ricordo. Un anno fa, più o meno in questo periodo, anch' io ero come loro. Felice, sorridente, spensierata. Ora invece sono qui, sola senza me stessa, e non riesco più a provare alcun sentimento se non un forte odio verso me stessa. Circa dieci mesi fa sono entrata in un tunnel da cui non riuscirò più ad uscire: quello della droga.
È successo tutto per caso, quasi per gioco, durante una sera trascorsa in discoteca. Da qualche tempo avevo iniziato ad uscire con un gruppo di ragazze molto popolari a scuola e il sabato sera la tappa d' obbligo era il Rolling Stones, la discoteca più alla moda della città. Io, però, avevo sempre avuto una gran paura di ballare... mi sentivo timida, goffa, impacciata. Mi vergognavo.
"Dai Jessica, perché non ti lanci in pista anche tu? Dai che ci divertiamo... vieni!" mi incoraggiò Alice. Alice era la leader del gruppo da sempre, nata per comandare, carismatica... per quanto ne sapessi, nessuno in tutta la sua vita aveva osato contraddirla e non riuscivo neppure ad immaginare la sua reazione se fossi stata io la prima a farlo. No, non era il caso di dirle di no.
Cercai un diversivo per guadagnare tempo: "Ora arrivo. Prima vado a prendere qualcosa da bere".
"Certo, ti accompagno. Cosa prendi?" mi chiese Alice controllando che lo smalto sulle unghie non si fosse rovinato.
"Mmm... una birra?"
"Perfetto" rispose, e si diresse verso il bancone del bar. Dopo due minuti Alice era di nuovo di fronte a me. Mi porse un boccale grande di birra bionda.
Notò il mio sguardo interdetto e si affrettò a chiedermi,
Caro Babbo Natale,
non importa il mio nome, non ne ho uno in particolare. Mi hanno chiamato in molti modi, ma sono sempre io.
Ti voglio chiedere solo una cosa quest'anno. Non è una cosa futile, di quelle che compri per sfizio, ma è una cosa importante, di cui ho bisogno, e non si può comprare. Io vorrei solo essere veramente importante per qualcuno. Sai, i miei amici... non so quanto siano veri, quanto siano importanti per me e quanto io sia importante per loro. Senza di alcuni non potrei vivere, ma loro potrebbero vivere senza di me.
Per questo natale vorrei solo una telefonata di un mio amico che mi dice: "Ciao, volevo solo dirti che ti voglio bene, tanti auguri!". Dopodichè diventerebbe il Natale più bello della mia vita.
Grazie,
da tutte le ragazze che si sentono sole sempre.
Quel giorno Eric non vedeva l'ora di uscire da scuola per fare un giro al mercatino di Natale. Sapeva bene che non avrebbe potuto acquistare nulla, perché dopo la morte del padre avvenuta alcuni mesi prima, la situazione in casa era precipitata. Per quanto sua madre si desse da fare cercando mille lavoretti, si riusciva a malapena a mettere qualcosa in tavola. I debiti erano aumentati e lei era sempre più stanca e triste. Eric avrebbe tanto desiderato aiutarla, ma non sapeva come fare anche perché aveva solo undici anni.
Giunse in piazza quasi correndo, tutto eccitato all'idea di ammirare le decorazioni, i giocattoli e le leccornie il cui profumo aveva saturato l'aria.
Mentre si aggirava tra le bancarelle, udì una donna che urlava a squarciagola.
" Venite signori, venite. Un angelo portafortuna per soli cinque penny. Ogni vostro desiderio espresso la notte di Natale, si avvererà".
Incuriosito, si avvicinò e si fece largo tra un nutrito gruppo di persone che sostava davanti alla venditrice. La donna era molto bella, e con tratti gentili. Appena si accorse di Eric, gli porse una statuetta. Era un angelo di cristallo dalle fattezze perfette.
"Cinque penny per i tuoi desideri".
Il giovane la strinse tra le mani. Sentì come una scossa elettrica attraversargli la schiena e gli parve per un attimo che l'oggetto si illuminasse.
"Dammi qui" disse un ragazzo ben vestito strappandogliela "Tu non te la puoi permettere. La comprerò io". Era Albert, il figlio di uno degli uomini più ricchi della cittadina. Dopo averla pagata, guardò Eric con aria di denigrazione e velocemente si allontanò.
Al giovane non rimase che fissarlo mentre saliva sulla carrozza in fondo alla strada, dove ad attenderlo si trovava il padre. Un dolore improvviso gli strinse il petto come una morsa ed a stento riuscì a trattenere le lacrime. Alla fine, decise di continuare il suo giro, anche se l'entusiasmo era passato.
Si era fatto tardi e le bancarelle stavano chiudendo. Eric si ritrov
Si avvicina Natale e come ogni anno si insedia nella testa un tarlo insistente: cosa regalare?
Io ho risolto: per amici e parenti di tutte le età una confezione di camomilla (piccola, la più piccola possibile, per motivi economici). Sono tutti incavolati per la manovra, così si calmano. Anche i bambini che, con la loro sensibilità, assorbono quotidianamente il malumore e il nervosismo degli adulti.
Resta il problema di cosa regaleranno a me.
Prevedo come ogni anno molti regali riciclati e non mi lamento ma ho posto un veto assoluto (a voce, per telefono e con e-mail): nessuno provi a regalarmi un libro. Ho ottimi motivi per non leggere.
Mi si potrebbe aprire la mente e il cassetto della fantasia e... sai che spifferi...
Correrei il rischio di raggiungere in volo paesi lontani e... ho il terrore degli aerei...
Potrei imparare a comunicare i miei sentimenti e... mi sento così protetto nel mio guscio di introversione costruito con la fatica di anni...
Non avrei più tempo per giocare con i videogiochi... e mi sentirei vecchio...
Arricchirei il mio linguaggio i miei interessi e il mio bagaglio culturale e... arricchirsi in questo periodo di crisi è immorale...
Mi aumenterebbe la curiosità e... curiosità è femmina e io voglio salvaguardare la mia mascolinità...
Rischierei di mettermi a riflettere e... mi spaccherei in mille pezzi come uno specchio... attirandomi una sicura sfortuna che mi porterebbe a perdere tempo prezioso a pormi, diononvoglia, delle domande...
Avete capito? Niente libri per carità.
Voglio rimanere tal quale sono, non ho la minima intenzione (pussa via!) di migliorarmi.
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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia