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Racconti e storie sul Natale

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Il Natale di una volta

Nei tempi passati si aspettava il Natale sin dal mese di ottobre.
Era una gioia che allietava i cuori sentir parlare di questa festa che doveva arrivare e ci sentivamo felici nell'assaporare l'idea di qualche regalo o di quelle frittelle di pasta e zucchero fritte in padella.
La nonna, a sera, seduta vicino al focolare, tra un riverbero e l'altro della fiamma del camino, ci raccontava storie antiche che ci tenevano svegli tutta la notte e alimentavano la nostra fantasia d'immagini meravigliose.
Dal mese di settembre in poi si cominciavano a mettere da parte tutte quelle cose che avrebbero arricchito la mensa della vigilia di Natale: si usava mangiare tredici cose diverse e allora si ponevano le pere invernali in alcune ceste sopra alla paglia e si lasciavano maturare.
Il 23 giugno, quando i fichi d'india sono in fiore, si usava toglierli e così anche le foglie nuove perché in quel modo la pianta metteva nuovi frutti che maturavano verso la fine di novembre e arrivavano anche a Natale. Si andava a controllare la pianta e si cingeva il fusto con rami di pungitopo in modo che i topi non potessero salire e mangiarsi il frutto.
L'uva tardiva era avvolta in sacchetti di carta e poi in quelli di stoffa e così qualche grappolo giungeva fino alla vigilia.
Certo che oltre a trovare accorgimenti per i topi bisognava tenere sempre d'occhio noi ragazzi che appena potevamo, facevamo sparire sempre qualcosa.
E poi c'erano quei melograni di un bel colore vermiglio e di un sapore squisito che ci facevano venire l'acquolina in bocca a guardarli appesi al soffitto tra i grappoli dei pomodorini che noi mangiavamo come le ciliegie. In una cassapanca c'erano i fichi secchi che si mangiavano come le caramelle e ci facevano sentire sazi.
Era però necessario non toccare quelli messi da parte per preparare i dolci di Natale: un impasto di fichi tagliati sottili, noci, uva passa, mandorle, cannella e vino cotto. Il tutto era avvolto in una sfoglia di pasta decorata e cotta al

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Sul Natale un mantello cinese

Orazio scriveva "Grecia capta ferum victorem cepit", ossia che la Grecia, conquistata dai Romani con le armi, conquistò Roma con la sua cultura.
A sua volta Roma fu conquistata con le armi dai barbari ma alla fine prevalse su di loro con la sua cultura.

Tanta acqua è passata sotto i ponti ma la storia si ripete e i popoli si alternano sulla finestra della storia.

Oggi i cinesi, sorridenti e gentili, asciutti e determinati stanno conquistando l'Italia e l'Europa con la finanza e con tanti prodotti.

S'insediano in una strada di una città e gradatamente si espandono per l'intero quartiere, estromettendo gli indigeni. Lavorano silenziosi e costanti come formiche in un formicaio.

Si dice che i loro prodotti siano inaffidabili, che non sono conformi alle nostre specifiche tecniche, che fabbricano solo prodotti maturi (a bassa tecnologia). In tanto i loro prodotti vanno a ruba tra gli immigrati e nei mercatini rionali, dove i tanti poveri del progresso possono soddisfare i loro bisogni.

Ma quest'analisi a mio avviso è parziale, fotografa solo una parte della realtà.

Provate ad andare in un supermercato e troverete una percentuale altissima di oggetti cinesi, piccoli e grandi, di qualsiasi specie. Provate a entrare in un negozio cinese di oggettistica (è quella che più attira la mia attenzione, ma in un negozio di vestiti sarà lo stesso) e troverete oggetti di ogni tipo dall'elettronica alle lampadine a led, dagli arredi alle stoviglie per la casa.
Si diceva che ci avrebbero rubato il lavoro dei prodotti maturi (senza tecnologia), che noi avevamo il sapere, le professionalità, la scienza, lo stile.
Ed invece ci invadono con prodotti, magari non a norma (le nostre norme) ma ricchi di tecnologia, di uno stile frutto di un'inventiva sconosciuta a noi occidentali.

Ieri sono andato in un supermercato di grande tradizione a Salerno, la città delle luminarie, e mi sono soffermato nell'angolo del Natale, affascinato dai colori, dai disegni, dalle f

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   1 commenti     di: Ettore Vita


Buon Natale

La serata era umida e fredda, mancavano ormai pochi giorni per il Natale e le vetrine erano tutte addobbate con calcomanie e luci multicolore. I negozi colmi di gente sorridente che sceglieva i doni per le feste e scambiava gli auguri con conoscenti e commessi. Le strade ed in particolare la via principale del paese erano illuminate a giorno, tra i passanti allegri babbi natale con la classica casacca rossa, cappello bianco e rosso e la lunga barba, posticcia, bianca, intonavanole tradizionali canzoni natalizie. Dalle pasticcerie si spandeva il profumo di fragranti dolci e dei torroni, era proprio bella quell'atmosfera di festa. In un angolo, seduto al bordo del marciapiede, un uomo di piccola statura con i capelli disordinatamente lunghi e dalla barba incolta, indossava una lisa camicia a quadri felpata ed un vecchio rattoppato pantalone di velluto grigio, aveva degli scarponi senza lacci, cercava di ripararsi dal freddo coprendosi con dei pezzi di cartone. Aveva accanto una lacera borsa di tela e poggiati per terra una lattina di cibo in scatola, una bottiglia di birra ed una ciotola di rame desolatamente vuota. Nessuno lo degnava d'uno sguardo, sembrava come se non esistesse. Le genti gli passavano davanti, con le grandi buste piene di spesa, con le allegre scatole di dolci, senza vederlo, o probabilmente senza volerlo vedere. Cercava di ripararsi dal freddo sfregando le mani sulle braccia e le gambe ma i brividi di freddo taglienti trasformavano la sua pelle come una buccia d'arancia. La ciotola era rimasta vuota, non aveva racimolato nemmeno uno spicciolo, non avrebbe potuto farsi neanche un bicchiere per riscaldarsi e già pensava a come avrebbe passato la gelida nottata. Vedeva tutte quelle donne in pelliccia, gli uomini con soprabiti ed eleganti giubbotti di renna, gli luccicavano gli occhi, sembrava volesse piangere. Era disperato quando vide avvicinarsi un uomo anziano che teneva al guinzaglio un vecchio cane, anch'egli dai capelli e barba lunga inco

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   0 commenti     di: andrea


Quella volta che il Bambino Gesù voleva scioperare

E io non nasco. Voi continuate pure così, come al solito, che tanto non avete imparato niente. Che nasco a fare? Me lo chiedo ogni anno, ma quest'anno ancora più insistentemente. A voi non importa niente né di me né della mia famiglia, per voi siamo solo dei pupazzetti da ammirare nelle vostre case, chiese e botteghe. L'anno scorso ci è toccato accogliere i tre Re Magi scesi da tre Micromachines fiammanti, e uno si è pure scusato che aveva sbagliato dono e dentro il cofanetto c'erano i Mon Cheri, che a quella santa donna di mia madre manco piacciono.
Un'altra volta ci è cascata sopra alla capanna una enorme stella di cartone ricoperta di alluminio, e ci ha bloccato l'ingresso per tre giorni tanto che i pastori gridavano "fuori... fuori!". Per fortuna che un elicottero Mattel della Protezione Civile, attratto dalle luci intermittenti del paesello lassù, ci ha salvato sollevando uno dei lati di sughero della capanna per farci uscire... Mio padre non ce la fa più, non dorme da giorni, è attanagliato da dubbi inconfessabili circa la mia nascita... Mamma invece è intenta a scacciare i giganti curiosi che con le guance rosse ed enormi dentini da latte si affacciano più volte al giorno oltre le colline coperte di neve finta... Dice che la rendono nervosa. Giura che l'altro giorno li ha visti azzannare un intero gregge di pecorelle di plastica che stazionava qua davanti da una settimana. Fantasie e paure di una madre iperprotettiva? Lo spero... E adesso che succede? Che è stò casino? Basta!! Finitela voi lanaioli, caldarrostai, pescivendoli, arrotini, verzurai, fabbri e maniscalchi... Ma che succede là fuori, un raduno della Confcommercio? Tanto è inutile che strilliate tanto, che la vostra mercanzia non ve la compra nessuno, tutta roba cinese - si vede da lontano. C'è una strana luce nel cielo... che si avvicina... L'asino e il bue sbuffano come al solito, e qui fa un calduccio, vero mammina? Allora che faccio nasco? E vabbè... uffa... nasco. E

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Pacco regalo

Strappò di netto la carta argentata, aiutandosi con i denti,
quasi inghiottendo il fiocco blu.
Con un pugno sfondò il cartone rinforzato e con il piede allargò il varco, estraendo il delicato vaso di porcellana dalla forma quasi eterea.
Grugnì soddisfatto.

   9 commenti     di: Dino Borcas


Honey money

" Non ho mai niente in banca, per quello sono senza donna... "
Mi duole il cuore pensare che sia così. Anch'io ho un'esperienza simile.
L'amore?
" Senza soldi l'amore entra dalla porta ed esce dalla finestra ".
Fino al punto di rifiutare una gentilezza da parte del povero sventurato e dirgli: " Chi ti credi di essere? ".
Ho mandato un messaggio sotto le feste natalizie ad una donna ed ho ricevuto insulti. Un messaggio ingenuo...
Non hai soldi stai a casa! È prevista la reclusione per il non possidente. Mi è venuto un colpo e ne risento tutt'ora dopo alcune ore per la mancanza di sensibilità delle persone in genere.
" Buongiorno! ", " Come va! ", "Tutto è un guadagno! ".
Le persone positive sono almeno piacevoli da incontrare,
Poi c'è gente che non vuole dirti neanche il nome. Perché?
Non vorrei cadere nell'ironia socratica ma perché?
I palpiti del mio cuore sono ancora irregolari.
C'è la teoria del mal momento: " L'hai presa in un cattivo momento... ".
Sei serio? Ti fanno questa richiesta: vogliono vedere i soldi.
Mi è capitato tante volte. E non solo vederli!
La prima cosa che dico è che ne sono privo...
Ma nelle persone contorte questa cosa appare come una strategia.
Honey money - tesoro denaro - caro...



È Natale anche lassù

Fuori piove e guardando le insegne luminose che sono pronte ad augurarci un Buon Natale, ripenso a questo lungo anno che ci sta per lasciare.
Le mille emozioni, i baci dati, gli abbracci ricevuti. Le cento risate che mi hanno accompagnato in questo lungo 2010, pieno di amori, amicizie, pianti, litigi, sorrisi, pazzie fatte.
Questo 2010 passato ancora con Voi. Non era come lo sognavo, lo desideravo migliore però nonostante tutto è andato bene anche così.
Manca ormai una settimana a chiudere quest'anno, passato cosi velocemente, e noi tutti speriamo in una sorpresa, in una svolta!
In un amore passato che ritorni, in un'amicizia persa che ritorni.
Eppure ora, io vorrei solo una cosa, rivedere Te, che mi hai lasciato cosi, senza un motivo. È Natale anche lassù!!
Darei oro per riabbracciarti, per salutarti o ancora semplicemente per augurarti Un Buon Natale...
Un altro anno senza Te, sta per iniziare. Mi manchi. <3

   6 commenti     di: Sara Turco



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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia