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Racconti e storie sul Natale

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Bartolini Francesco e i suoi diciotto natali

Il primo Natale di Bartolini Francesco, di cui lui ebbe memoria solamente attraverso i ricordi dei parenti, fu in una stalla. Dicono accadde per caso. C'era la guerra, i contadini si rifugiavano sulle montagne ed assaltavano i nemici piombando loro addosso come delle furie. Le case non andavano più bene per star tranquilli, c'era il pericolo di una retata, così molti si trasferivano in vecchi casolari, e rimanevano lì per molto tempo. Fu così che la prima cosa che vide Bartolini Francesco quando non fu sua madre, bensì un grosso porco dal colorito marroncino che in quella stalla era stato portato insieme a due buoi e a un pollo dall'aspetto smagrito. Da quel momento in poi fu celebre la fobia di Bartolini Francesco per i suini. Traumi dell'infanzia che ritornano. Dunque, Bartolini nacque il giorno di Natale, e tutti dicono che è così bello nascere il giorno di Natale. C'è la neve, e in effetti quel giorno la neve c'era. C'è il vischio, e in effetti quel giorno il vischio c'era, sebbene imbrattato dallo sterco di porco. C'è anche il tepore del caminetto acceso, ma quello nella stalla non c'era, anzi, si schiattava di freddo e pare ch il padre di Bartolini Francesco, nel buio della notte, tentando di abbracciare la moglie per riscaldarsi finì con l'abbracciare sempre il famigerato e grasso suino, che taluni sostengono essere non molto diverso in aspetto dalla donna. Comunque, se tutti vogliono nascere a Natale, Bartolini Francesco considerò tal fatto sempre un'enorme sfortuna. <<Bello! Bello nascere a Natale! Così poi di regalo te ne fanno uno solo, per Natale e per il compleanno. E ti dicono che quel regalo vale per due. Ma col cazzo che ti fanno due regali!>>. Ovviamente il regalo per il primo Natale di Bartolini Francesco fu la vita, e si può quindi dire che per quell'anno gli andò molto bene. Di lì a pochi giorni suo padre avrebbe rischiato di essere schiantato da una mitraglia nemica, ma si salvò per il rotto della cuffia. Fu arrestato. Lo libera

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Il Natale di Hansi Muller

Primo traguardo del 2012: abolire il Natale! Da Capodanno raccoglierò firme per indire un referendum.
Quel maledetto sacrestano ha iniziato scampanare alle 7, e mi ha tirato giù dal letto. Per mezz'ora ho tentato di riprendere la via onirica; negativo.
Colazione, panoramica su Internet, meditazione sul global warming e zacchete. Operazione di assemblaggio della cyclette acquistata ieri.
Ci sono riuscito in 1 ora, 59 minuti, 27 secondi. Diego, non ghignare! Ci avrei messo meno tempo, però mi sono dimenticato di collegare il pomello della resistenza magnetica (per intenderci, quello che fa variare la pendenza della bike). Forse avrei potuto evitarlo. Conoscendo la mia pigrizia, i livelli dal 3° al 5° rimarranno illibati.
Una boccata d'ossigeno per riprendermi; ho rinviato il collaudo dell'opera. Ero atteso a casa di Muller senior. Giacca Napapijiri, berretto, sciarpa, e via nel traffico. Che, per fortuna, era pressoché inesistente. Sono giunto ad Anzate in 5 minuti.
Il babbo si è lamentato dell'assenza della badante (beata lei!), poi ha apparecchiato la tavola. Il pranzo natalizio consisteva in: mezza focaccia, ed una fetta di panettone. Sicuramente non ingrasserò..."Accomodati sul divano!" ha poi detto.
In realtà si tratta di 2 sedie di paglia, legate insieme con una corda, sormontate da un mucchio di cuscini. Lui ne è orgoglioso e lo chiama divano: perché dovrei contraddirlo? L'eccentricità è una dote di famiglia.
Dal caos primordiale della sua camera, ha estratto il programma del pomeriggio cinematografico: "Paolo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento"; "Mezzo destro, mezzo sinistro"; "Il tifoso, l'arbitro, il calciatore". Un breve sunto di questi capolavori.
"Paolo Roberto etc..." Alvaro Vitali interpreta un calciatore brasiliano, che gioca nel Napoli. Non ho nessun dubbio nell'indicare le parti migliori del film: tutte quelle con Carmen Russo (la fidanzata di Cotechino). La pupa aveva delle armi di seduzione di massa... altro c

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La pallina d'argento

Finalmente è arrivato il mio momento?
Sono emozionata!!! Mamma… guardami come brillo, ho un abito dai colori sgargianti, la prigionia non mi ha resa meno bella.
Mamma, perché non mi rispondi!!!!
Mamma, Mamma…
Una voce lontana rispose:
Figlia mia, son qui dall’alto ti sento, sei bella lo so, i tuoi colori somigliano a quelli di una stella.
Mamma ma dove sei io non ti vedo!
Che importa vedersi mi senti?
Si ti sento, ma…vorrei anche vederti e esserti vicina.
Mi vedrai e saremo vicine, fa che quella mano ti scelga così potrai raggiungermi.
La pallina di Natale si mise in bella mostra, voleva raggiungere la sua mamma che già faceva parte dell’albero di Natale su in punta, era la stella più bella, ma per le palline la vita era dura, non tutte sarebbero arrivate alla meta ambita.
La mano prese ad aprire lo scatolo, la pallina di Natale, incominciò a sorridere del più grande sorriso che aveva nel cuore, dicendo:
Mano, mano, io voglio andare dalla mamma, non importa che non sia la più bella, ti prego fammi stare vicino a lei.
Ma la mano non poteva ascoltare la voce di una piccola pallina d’argento, e continuava a selezionare palline, senza neppure sfiorarla.
Ogni discesa della mano, faceva palpitare il cuore della povera pallina, e quando l’albero fu completamente adorno la pallina si rese conto di non esser stata scelta.
Le lacrime cominciarono a scendere copiose, i singhiozzi della piccola pallina delusa riecheggiarono per tutto lo scatolo, le altre palline cercarono di consolarla, ma la piccola era davvero inconsolabile.
La madre dall’alto dell’albero si accese di una luce strana, e quando la mano guardò l’albero, provando un senso di insoddisfazione disse:
Cara ma l’albero quest’anno mi sembra strano, non mi da emozione, tu cosa ne pensi?
Tesoro lo trovo elegante, hai fatto bene a scegliere di farlo dorato, molto richiama la meravigliosa stella che hai messo in punta.
Si, ma c’è

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   6 commenti     di: Cleonice Parisi


Pacco regalo

Strappò di netto la carta argentata, aiutandosi con i denti,
quasi inghiottendo il fiocco blu.
Con un pugno sfondò il cartone rinforzato e con il piede allargò il varco, estraendo il delicato vaso di porcellana dalla forma quasi eterea.
Grugnì soddisfatto.

   9 commenti     di: Dino Borcas


Gli occhi di mia nonna

Negli occhi di mia nonna ritrovavo quelli di mia madre. In quelli di mia madre ritrovo sempre i miei.
Gli occhi dolci di mia nonna brillavano mentre lei mi teneva in braccio e sorrideva, guardando l'albero di Natale.
I regali erano stati tutti ben disposti alla base, nell'angolo del soggiorno, proprio di fronte alla porta d'entrata.
Nonna Alessandra sapeva che le mie attenzioni erano tutte per la scatola posta più a destra, quella con la carta rossa a stelle colorate e la coccarda blu che era stata scelta apposta per me.
Il blu era il mio colore preferito. Nei miei disegni c'era sempre il cielo, non mancava mai il mare.
La forma della scatola lasciava intuire che all'interno ci fosse proprio il regalo che tanto avevo chiesto: il mitico trenino elettrico della Lima.

La confezione, oltre alla bellissima motrice verde, conteneva cinque vagoni passeggeri ed uno per il trasporto delle auto. Quattro vetture erano incluse. C'erano anche passaggi a livello e gallerie. Era stato il tormentone per i miei genitori e chiunque mi avesse preso in braccio nei giorni che precedettero quel Natale.
Era stato esposto nella vetrina del negozio in centro. Mi era capitato di vederlo e non l'avevo più rimosso dalla mia mente.
"Non ho dubbi, da grande farai il ferroviere" diceva mio padre.
"È troppo bello, ha anche quattro macchine, sai?" gli dicevo.
"Mah, forse l'ho sentito dire un milione di volte da un bambino" rispondeva lui.
"Ci sono anche le gallerie"
"Anche i passaggi a livelli, vero?"
"Papà lo compriamo allora?" continuavo io.
"Lo compriamo? Quindi significa che sarà anche mio?"
"Si, però devi fare attenzione a non romperlo. Io sarò il padrone numero uno."
"Ah, è così quindi!" rispondeva mio padre, con un sorriso. "Scrivi a Babbo Natale, vediamo cosa può fare."
L'avevo fatto davvero, avevo scritto la mia letterina e credo che, se fosse esistito veramente il vecchietto tanto amato dai bambini, la mia lettera sarebbe stata pri

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   6 commenti     di: roberto cavuoto


Nonna delle oche

"Lei non può andare avanti così, non esistono solo i doveri! Deve prendersi cura di se stesso, si faccia delle coccole, che ne so, un viaggio, per esempio."

Non era la prima persona che mi dava questo consiglio, ma stavolta, chissà, forse perché era un medico, sebbene di un ramo un po' particolare come l'agopuntura, e contemporaneamente una bella donna, simpatica, cameratesca, con la quale mi ero lasciato andare a qualche confidenza sulle mie vicissitudini, avevo proprio voglia di lasciarmi convincere.

Da anni rinunciavo metodicamente a tutto ciò che potesse tenermi lontano da casa, per via della cattiva salute di mia madre, 89enne. Aveva già avuto un ictus, ben superato, tornando a casa dall'ospedale più in forma di prima. Ma la sua vera medicina era sapere che io ero vicino, o facilmente raggiungibile. Mi ero sì concesso qualche breve vacanza poco lontano, e in quei casi ci sentivamo spessissimo, ma mentre io vedevo il tempo volare via, lei mi diceva candidamente al telefono: "Speriamo che questi giorni passino in fretta..."

Nel frattempo, tra il mobbing al lavoro, la vita sentimentale disastrata, l'artrosi cervicale e vari altri malanni, rischiavo veramente di soccombere.
Eravamo all'inizio di dicembre 2006: consultai il catalogo di "Avventure nel mondo" e scelsi una settimana a Istanbul tra Santo Stefano e Capodanno: non avevo mai viaggiato con "Avventure" ed era una esperienza che volevo fare, Istanbul era da sempre nei miei desideri e togliermi di mezzo almeno in parte dall'assedio dei parenti e delle festività era un piacere impagabile.

A Natale la mamma aveva voluto ancora una volta che la aiutassi a preparare una vagonata di agnolotti e ci eravamo trovati tutti a casa sua per il pranzo. Per sé si era preparata una minestrina e avevo dovuto aiutarla io a sorbirla, perché aveva difficoltà a reggere il cucchiaio. Mi chiedevo se fosse davvero il caso di partire il giorno dopo. A lei non avevo detto niente per non farla preoccupare, sa

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   17 commenti     di: PIERO


Elemosina

Se ci si siede nei tavoli del caffè Campari a Pavia si ha l'occasione di vedere un individuo singolare che fa la spola tra le macchine ferme davanti al semaforo
nei pressi dell'incrocio.
Indossa sempre un giubbotto impermeabile ed un cappellino di lana, si avvicina
ad ogni macchina fa un inchino ed apre le sue mani vuote nell'attesa che su di esse venga poggiata qualche monetina.
Nove volte su dieci viene ignorato mentre i conducenti approfittano della sosta per
smanettare con il telefonino.
Una fanciulla seduta in un tavolo accanto ha appena mandato a quel paese il suo moroso dicendogli a telefonino; "Vaffa..." questo è il nuovo linguaggio comunicativo esplicito e lapidario ghigliottinato negli sms ma efficace.
Una vita virtuale condotta da molti mentre quella vera scorre inesorabilmente
senza interruzioni ed alla quale, mi duole dirlo, tanti, tantissimi non partecipano.
Quel povero illuso seguita ad umiliarsi tra una macchina e l'altra, mentre agli
altri la sua figura è totalmente invisibile.
Mi chiedo che senso abbia, oggi, parlare di solidarietà e di condivisione e dei
valori della vita che vengono sempre più disattesi a favore di una virtualità
che ci sta divorando come il "nulla" della Storia infinita.
La vita quella vera latita e Diogene invano circolerebbe con la sua lanterna alla
ricerca dell'uomo "vero", un uomo capace di comprendere la sua natura di essere
finito e di condividerla con il suo prossimo.
Siamo in un momento in cui l'infinito è inteso come finito e viceversa.
Osservo ancora quell'omino dalla faccia contristata che, ogni tanto, guarda, traendoli dalla tasca i pochi spiccioli raccolti contandoli mentre dal suo volto
scende una lacrima.
Tra poco sarà Natale e mi chiedo come potranno celebrarlo coloro che vivono
nel virtuale che oggi, purtroppo, rappresentano la maggioranza.
Avranno il Babbo Natale o l'albero sullo sfondo del telefonino o dell'hi-phone o
del notebook, pochissimi si ricorderanno del Presepe.
Si

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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia