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Racconti e storie sul Natale

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ARCADIA

Bene la sua preda era lì: bastava solo allungare un po’ le mani, fare attenzione e prenderla.
Aveva superato tutti i sistemi di allarme con agilità e maestria. Aveva passato intere settimane per studiare quel piano nei minimi dettagli e ora era giunto il momento di metterlo in atto.
Quel diamante era così splendente, con tutte le sue sfaccettature … lo chiamavano: Arcadia. Il nome di un mondo fantastico.
Jeane era a mezz’aria tra il piedistallo, sul quale stanziava una scatola a forma piramidale di vetro che custodiva l’Arcadia, e il soffitto. Tutt’intorno una rete inestricabile di allarmi.
Doveva fare la massima attenzione.
Sollevò piano la piramide che ricopriva l’Arcadia e lentamente si tendeva per prendere il suo gioiello, era quasi nelle sue mani quando lo vide letteralmente sparire sotto i suoi occhi e ricomparire tra le mani di un giovane che sorrideva divertito all’entrata di quella grande sala.
-ma che …?- Jeanne rimase immobile qualche secondo, non aveva capito bene cosa fosse successo sapeva solo che qualcuno l’aveva fregata.
Una sonora risata.
-tu chi cazzo sei?- fece molto gentilmente Jeanne all’ignota figura, ma come risposta ottenne solo un’ulteriore risata.
Poi gli allarmi suonarono. Violenti.
“cacchio, adesso come faccio? ” la polizia sarebbe arrivata a momenti e lei era lì , bloccata.
Aveva bisogno di molto più tempo per risalire …
”forza Jeanne pensa” si diceva “su Jeanne pensa, pensa! ” incitare il suo cervello a pensare fu pressoché inutile: la polizia era arrivata.
Sentiva i cani ringhiare e le guardie gridare e sputare le loro solite frasi da film d’azione tipo ”sappiamo che sei lì dentro, ti conviene arrenderti! Siamo armati! ” il solito blef, o forse No, almeno lo sperava.
In ogni caso era nei guai, stavolta l’avrebbero davvero messa dentro.
E quello stupido non la smetteva di ridere … già, quel bastardo era ancora lì.
-addio cara!- fece salutando con la mano prima

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   4 commenti     di: ayumi


Meditando il Naltale

Mancano pochi giorni al Natale. Auguri a tutti quanti.
Oltre duemila anni fa è nato un bambino speciale. Il suo destino era la croce, poteva rifiutarla, ma quello era il suo destino. Ora che gioia c'è in questo?
È risorto con il corpo e ha distrutto la morte anche per noi.
Dio si è fatto uomo ne grembo di una donna.
Questa gioia è di tutte le famiglie, di tutti gli sposi che intendono vivere una vita normale. Si può anche discutere su ciò che vuole indicare la parola " Normale ".
Credi o non credi il Natale lo festeggi.
" Natale è quando ho i soldi in tasca! "
Che cosa festeggiamo? Pochi minuti fa ascoltavo il Papa alla radio: il sole sorge e si dileguano le tenebre.
Questo il suo messaggio: la vita entra, questa Domenica, nel mondo, e la vita non è compatibile con la morte.
Si festeggia la vita a Natale!
" La vita è quella che fanno certe donne... ".
Oggi, questa parola facevano ripetere le eminenze della Chiesa; oggi: quest'avverbio di tempo.
Oggi è nato il Salvatore!
Voglio ripetere le parole del vecchio Simeone quando il bambino Gesù fu portato al tempio: " Ecco, egli è posto per la caduta e per la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, sicché una spada trapasserà la tua anima, affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori ".
Oggi, la verità...



Elemosina

Se ci si siede nei tavoli del caffè Campari a Pavia si ha l'occasione di vedere un individuo singolare che fa la spola tra le macchine ferme davanti al semaforo
nei pressi dell'incrocio.
Indossa sempre un giubbotto impermeabile ed un cappellino di lana, si avvicina
ad ogni macchina fa un inchino ed apre le sue mani vuote nell'attesa che su di esse venga poggiata qualche monetina.
Nove volte su dieci viene ignorato mentre i conducenti approfittano della sosta per
smanettare con il telefonino.
Una fanciulla seduta in un tavolo accanto ha appena mandato a quel paese il suo moroso dicendogli a telefonino; "Vaffa..." questo è il nuovo linguaggio comunicativo esplicito e lapidario ghigliottinato negli sms ma efficace.
Una vita virtuale condotta da molti mentre quella vera scorre inesorabilmente
senza interruzioni ed alla quale, mi duole dirlo, tanti, tantissimi non partecipano.
Quel povero illuso seguita ad umiliarsi tra una macchina e l'altra, mentre agli
altri la sua figura è totalmente invisibile.
Mi chiedo che senso abbia, oggi, parlare di solidarietà e di condivisione e dei
valori della vita che vengono sempre più disattesi a favore di una virtualità
che ci sta divorando come il "nulla" della Storia infinita.
La vita quella vera latita e Diogene invano circolerebbe con la sua lanterna alla
ricerca dell'uomo "vero", un uomo capace di comprendere la sua natura di essere
finito e di condividerla con il suo prossimo.
Siamo in un momento in cui l'infinito è inteso come finito e viceversa.
Osservo ancora quell'omino dalla faccia contristata che, ogni tanto, guarda, traendoli dalla tasca i pochi spiccioli raccolti contandoli mentre dal suo volto
scende una lacrima.
Tra poco sarà Natale e mi chiedo come potranno celebrarlo coloro che vivono
nel virtuale che oggi, purtroppo, rappresentano la maggioranza.
Avranno il Babbo Natale o l'albero sullo sfondo del telefonino o dell'hi-phone o
del notebook, pochissimi si ricorderanno del Presepe.
Si

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Nonna delle oche

"Lei non può andare avanti così, non esistono solo i doveri! Deve prendersi cura di se stesso, si faccia delle coccole, che ne so, un viaggio, per esempio."

Non era la prima persona che mi dava questo consiglio, ma stavolta, chissà, forse perché era un medico, sebbene di un ramo un po' particolare come l'agopuntura, e contemporaneamente una bella donna, simpatica, cameratesca, con la quale mi ero lasciato andare a qualche confidenza sulle mie vicissitudini, avevo proprio voglia di lasciarmi convincere.

Da anni rinunciavo metodicamente a tutto ciò che potesse tenermi lontano da casa, per via della cattiva salute di mia madre, 89enne. Aveva già avuto un ictus, ben superato, tornando a casa dall'ospedale più in forma di prima. Ma la sua vera medicina era sapere che io ero vicino, o facilmente raggiungibile. Mi ero sì concesso qualche breve vacanza poco lontano, e in quei casi ci sentivamo spessissimo, ma mentre io vedevo il tempo volare via, lei mi diceva candidamente al telefono: "Speriamo che questi giorni passino in fretta..."

Nel frattempo, tra il mobbing al lavoro, la vita sentimentale disastrata, l'artrosi cervicale e vari altri malanni, rischiavo veramente di soccombere.
Eravamo all'inizio di dicembre 2006: consultai il catalogo di "Avventure nel mondo" e scelsi una settimana a Istanbul tra Santo Stefano e Capodanno: non avevo mai viaggiato con "Avventure" ed era una esperienza che volevo fare, Istanbul era da sempre nei miei desideri e togliermi di mezzo almeno in parte dall'assedio dei parenti e delle festività era un piacere impagabile.

A Natale la mamma aveva voluto ancora una volta che la aiutassi a preparare una vagonata di agnolotti e ci eravamo trovati tutti a casa sua per il pranzo. Per sé si era preparata una minestrina e avevo dovuto aiutarla io a sorbirla, perché aveva difficoltà a reggere il cucchiaio. Mi chiedevo se fosse davvero il caso di partire il giorno dopo. A lei non avevo detto niente per non farla preoccupare, sa

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   17 commenti     di: PIERO


Pacco regalo

Strappò di netto la carta argentata, aiutandosi con i denti,
quasi inghiottendo il fiocco blu.
Con un pugno sfondò il cartone rinforzato e con il piede allargò il varco, estraendo il delicato vaso di porcellana dalla forma quasi eterea.
Grugnì soddisfatto.

   9 commenti     di: Dino Borcas


La Mappa del Cuore

“Quando arrivato sarà il momento,
il tuo cammino apparirà spento
e della vita conoscerai il tormento
tu non crederai allo sgomento
è affronterai il fermento.

Attraversando l’arido deserto
dell’estremo nulla,
le profonde gole del non ritorno,
giungerai sino alla fertile terra dell’amore,
dove ad attenderti troverai il tuo cuore. ”

Augurati che venga presto il giorno, in cui non troverai più legna da ardere nel tuo camino, uomo cieco, solo quando l’ultimo bagliore di luce sarà stato soffocato dalla cenere, e tu brancolerai nel buio più impenetrabile, avrai incominciato a vedere davvero.

Voce, sei lontana dalla realtà!

Rispose l’uomo.

Quando il mio camino interiore, si sarà spento e l’ultimo bagliore soffocato, quello sarà il momento in cui io non vedrò più!

Quel giorno uomo, le campane del cielo suoneranno a festa, perché un altro figlio si sarà immesso sul sentiero della verità! Sarà allora che alzando gli occhi al cielo tu riconoscerai la tua stella!

La mia Stella? Ma il cielo è pieno di Stelle, come potrò riconoscere la mia? Voce mi parli di un cielo che non è il mio cielo, di un camino che non è un camino, di occhi che non sono i miei occhi, come potrò mai capire!

Disse l’uomo nello sconforto.

Ascoltami semplicemente ti svelerò la mappa del cuore.

Disse la voce.

Seguirai quella stella nel suo viaggio, sarà lei ad indicarti la strada nella nera notte, la sua luce ti condurrà sino alla più umile delle capanne e lì in un giaciglio di paglia nella semplicità del vivere, verrà alla luce la tua nuova vita.

Ma questa storia la conosco, disse l’uomo: la stella, l’umile capanna, il giaciglio di paglia hai descritto la nascita del re dei re? La luce del mondo venne così in mezzo a noi? Cosa c’entro io, con tutto ciò?

Uomo se hai compreso che ti parlo di un cielo che non è il tuo cielo, di un camino che non è un camino e di occhi che non sono occhi, comprenderai che esiste u

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   4 commenti     di: Cleonice Parisi


Bartolini Francesco e i suoi diciotto natali

Il primo Natale di Bartolini Francesco, di cui lui ebbe memoria solamente attraverso i ricordi dei parenti, fu in una stalla. Dicono accadde per caso. C'era la guerra, i contadini si rifugiavano sulle montagne ed assaltavano i nemici piombando loro addosso come delle furie. Le case non andavano più bene per star tranquilli, c'era il pericolo di una retata, così molti si trasferivano in vecchi casolari, e rimanevano lì per molto tempo. Fu così che la prima cosa che vide Bartolini Francesco quando non fu sua madre, bensì un grosso porco dal colorito marroncino che in quella stalla era stato portato insieme a due buoi e a un pollo dall'aspetto smagrito. Da quel momento in poi fu celebre la fobia di Bartolini Francesco per i suini. Traumi dell'infanzia che ritornano. Dunque, Bartolini nacque il giorno di Natale, e tutti dicono che è così bello nascere il giorno di Natale. C'è la neve, e in effetti quel giorno la neve c'era. C'è il vischio, e in effetti quel giorno il vischio c'era, sebbene imbrattato dallo sterco di porco. C'è anche il tepore del caminetto acceso, ma quello nella stalla non c'era, anzi, si schiattava di freddo e pare ch il padre di Bartolini Francesco, nel buio della notte, tentando di abbracciare la moglie per riscaldarsi finì con l'abbracciare sempre il famigerato e grasso suino, che taluni sostengono essere non molto diverso in aspetto dalla donna. Comunque, se tutti vogliono nascere a Natale, Bartolini Francesco considerò tal fatto sempre un'enorme sfortuna. <<Bello! Bello nascere a Natale! Così poi di regalo te ne fanno uno solo, per Natale e per il compleanno. E ti dicono che quel regalo vale per due. Ma col cazzo che ti fanno due regali!>>. Ovviamente il regalo per il primo Natale di Bartolini Francesco fu la vita, e si può quindi dire che per quell'anno gli andò molto bene. Di lì a pochi giorni suo padre avrebbe rischiato di essere schiantato da una mitraglia nemica, ma si salvò per il rotto della cuffia. Fu arrestato. Lo libera

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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia