C'era una volta una bambina, molto carina, ma con lo sguardo triste ed una lacrima nel cuore.
Un giorno, mentre era tutta intenta nelle faccende domestiche, venne a sapere da una cinciallegra che lontano lei avrebbe trovato la felicità, se solo lo avesse voluto.
La bimba allora, senza pensarci sopra due volte chiamò il suo caro compagno di giochi e gli raccontò che la felicità si trovava molto lontano da loro, ma che se solo lo avessero voluto, avrebbero potuto raggiungerla.
Il ragazzo non si perse d'animo e rimboccandosi le maniche con un gesto che era solito fare, promise che l'avrebbe aiutata.
Prepararono le loro cose per affrontare il lungo viaggio ed al mattino presto si misero in cammino, lungo i margini della foresta.
Cammina cammina, montagne, fiumi, pianure e immense vallate arrivarono al mare. La cinciallegra li seguiva da vicino e li spronò ad avere fiducia in lei.
Attraversarono il mare per giorni e giorni. Tempeste, burrasche e bonacce segnarono il loro viaggio. Finalmente dopo molti giorni arrivarono alla foce di un fiume incantato. Un enorme pesce dorato gli si fece incontro, riconoscendoli subito. I due ragazzi presero posto sul dorso del pesce che si offrì di accompagnarli dove solo lui sapeva.
Risalirono il fiume grazie ai poderosi balzi del pesce. Dopo un estenuante giorno di viaggio arrivarono in un villaggio dove li aspettavano una vecchina ed il suo cagnolino nero. Stanchi, ma ansiosi di conoscere il motivo di cotanto viaggio, i due ragazzi entrarono nella povera casa.
La vecchina disse loro con voce gentile: " Finalmente siete arrivati. Non abbiamo mai perso la speranza di vedervi giungere da tanto lontano. Qui si custodisce il segreto della vostra felicità che con tanta cura abbiamo conservato per voi. Aspettatemi... torno subito."
I ragazzi si guardarono negli occhi... ed attesero il ritorno della vecchia signora. Dopo qualche istante la videro arrivare con un fagottello tra le braccia. Un visetto simpatico fece cap
" Scendete dal cavallo della vostra ragione! ".
Mi sto interrogando su questa frase di Benedetto XVI.
La razionalità non è dunque cosa buona?
Scendi dal cavallo! Non essere cavaliere! Vai a piedi?
Ma che vuoi dire Benedetto?
Porgete la vostra mano, come i bambini fanno con i genitori, a questa mano più grande che viene dall'alto.
La risposta data da Dio all'uomo con la nascita di Gesù detto il Cristo è ben superiore ad ogni aspettativa umana rispetto alla domanda inoltrata da noi nel corso dei secoli.
Vogliamo tutti realizzarci. Dio, realizzato in se stesso, esce da se stesso per realizzare noi.
" Scendete dal cavallo della vostra ragione! ".
Che dobbiamo fare?
C'è chi ha ascoltato, non temete!
C'è chi ha ascoltato le nostre lacrime ed i nostri pianti, le nostre lagne ed i nostri lamenti.
C'è chi ha ascoltato!
Se ci si siede nei tavoli del caffè Campari a Pavia si ha l'occasione di vedere un individuo singolare che fa la spola tra le macchine ferme davanti al semaforo
nei pressi dell'incrocio.
Indossa sempre un giubbotto impermeabile ed un cappellino di lana, si avvicina
ad ogni macchina fa un inchino ed apre le sue mani vuote nell'attesa che su di esse venga poggiata qualche monetina.
Nove volte su dieci viene ignorato mentre i conducenti approfittano della sosta per
smanettare con il telefonino.
Una fanciulla seduta in un tavolo accanto ha appena mandato a quel paese il suo moroso dicendogli a telefonino; "Vaffa..." questo è il nuovo linguaggio comunicativo esplicito e lapidario ghigliottinato negli sms ma efficace.
Una vita virtuale condotta da molti mentre quella vera scorre inesorabilmente
senza interruzioni ed alla quale, mi duole dirlo, tanti, tantissimi non partecipano.
Quel povero illuso seguita ad umiliarsi tra una macchina e l'altra, mentre agli
altri la sua figura è totalmente invisibile.
Mi chiedo che senso abbia, oggi, parlare di solidarietà e di condivisione e dei
valori della vita che vengono sempre più disattesi a favore di una virtualità
che ci sta divorando come il "nulla" della Storia infinita.
La vita quella vera latita e Diogene invano circolerebbe con la sua lanterna alla
ricerca dell'uomo "vero", un uomo capace di comprendere la sua natura di essere
finito e di condividerla con il suo prossimo.
Siamo in un momento in cui l'infinito è inteso come finito e viceversa.
Osservo ancora quell'omino dalla faccia contristata che, ogni tanto, guarda, traendoli dalla tasca i pochi spiccioli raccolti contandoli mentre dal suo volto
scende una lacrima.
Tra poco sarà Natale e mi chiedo come potranno celebrarlo coloro che vivono
nel virtuale che oggi, purtroppo, rappresentano la maggioranza.
Avranno il Babbo Natale o l'albero sullo sfondo del telefonino o dell'hi-phone o
del notebook, pochissimi si ricorderanno del Presepe.
Si
Il tintinnio familiare fece emergere dal sonno tormentato l'uomo accartocciato sul marciapiede della trentaseiesima strada. Indossava un mucchio di stracci foderati di giornale ma questo non riuscì ad evitargli di sentire il morso famelico del gelo che ne salutava il risveglio. La neve ricopriva ogni cosa, davanzali, automobili, semafori, distributori di quotidiani, e la gente che passeggiava ne era deliziata perché la trovava un addobbo meraviglioso. Loro non poggiavano il sedere su un cartone, perciò non sapevano che al suolo la neve diventava ghiaccio duro e spietato che faceva male e gli rubava quel poco calore che riusciva a mettere insieme.
Lanciò qualche bestemmia silenziosa e tornò a concentrarsi sul tintinnio. Conosceva bene quel suono, non quanto avrebbe voluto ma abbastanza da distinguerlo in mezzo al trambusto del traffico e al vociare dei passanti. Era il suono allegro di un quarto di dollaro che cade in una tazza, la sua tazza, un cinguettio metallico ma caloroso, una risata argentina, un salvifico concerto di campanelle.
Raccolse la moneta e si guardò intorno in cerca della persona che l'aveva lasciata, ma non vide che la solita moltitudine indaffarata. Avrebbe voluto ringraziare ed augurare al benefattore un felice natale, tuttavia non si strappò i capelli per esserselo perso. <<Sarà stato proprio uno sforzo per te>>, bofonchiò mentre conservava la moneta nella tasca meglio nascosta. <<Un dollaro intero ti avrebbe mandato in bancarotta!>>
Non era una somma sufficiente a cambiargli la vita, in effetti, però era comunque più di quanto gli davano di solito. Odiava quelli che si chinavano guardandolo negli occhi con benevolenza, lasciando intendere che capivano la sua situazione e intendevano aiutarlo a rifarsi una vita, poi non lasciavano che uno o due centesimi. Almeno l'uomo del quarto di dollaro gli aveva dato una possibilità, quella di potersi permettere un hamburger se solo avesse messo insieme un altro quarto. Quella si che er
Strappò di netto la carta argentata, aiutandosi con i denti,
quasi inghiottendo il fiocco blu.
Con un pugno sfondò il cartone rinforzato e con il piede allargò il varco, estraendo il delicato vaso di porcellana dalla forma quasi eterea.
Grugnì soddisfatto.
Soffermiamoci un attimo nella fede... da essa senz'altro arriveranno spunti per un pensare intimo, capire quanto poter resistere fiduciosi di attese sospese, sapere se è adeguato continuare a piangere adirati e disperati per chi è gravemente ammalato o passato oltre, sopportare infine le manchevolezze di ogni esistere che non ha sempre parvenze di tolleranza, rispetto e giustizia, saggezza e soprattutto umanità... Soffermiamoci umili a riflettere sui nostri egoismi ma anche sulla voglia che ritorna in noi di pregare per una vita che, tramite il senso di spiritualità, riconduca alla concretezza di positivi pensieri il proprio difficile cammino su questa terra!
Il primo Natale di Bartolini Francesco, di cui lui ebbe memoria solamente attraverso i ricordi dei parenti, fu in una stalla. Dicono accadde per caso. C'era la guerra, i contadini si rifugiavano sulle montagne ed assaltavano i nemici piombando loro addosso come delle furie. Le case non andavano più bene per star tranquilli, c'era il pericolo di una retata, così molti si trasferivano in vecchi casolari, e rimanevano lì per molto tempo. Fu così che la prima cosa che vide Bartolini Francesco quando non fu sua madre, bensì un grosso porco dal colorito marroncino che in quella stalla era stato portato insieme a due buoi e a un pollo dall'aspetto smagrito. Da quel momento in poi fu celebre la fobia di Bartolini Francesco per i suini. Traumi dell'infanzia che ritornano. Dunque, Bartolini nacque il giorno di Natale, e tutti dicono che è così bello nascere il giorno di Natale. C'è la neve, e in effetti quel giorno la neve c'era. C'è il vischio, e in effetti quel giorno il vischio c'era, sebbene imbrattato dallo sterco di porco. C'è anche il tepore del caminetto acceso, ma quello nella stalla non c'era, anzi, si schiattava di freddo e pare ch il padre di Bartolini Francesco, nel buio della notte, tentando di abbracciare la moglie per riscaldarsi finì con l'abbracciare sempre il famigerato e grasso suino, che taluni sostengono essere non molto diverso in aspetto dalla donna. Comunque, se tutti vogliono nascere a Natale, Bartolini Francesco considerò tal fatto sempre un'enorme sfortuna. <<Bello! Bello nascere a Natale! Così poi di regalo te ne fanno uno solo, per Natale e per il compleanno. E ti dicono che quel regalo vale per due. Ma col cazzo che ti fanno due regali!>>. Ovviamente il regalo per il primo Natale di Bartolini Francesco fu la vita, e si può quindi dire che per quell'anno gli andò molto bene. Di lì a pochi giorni suo padre avrebbe rischiato di essere schiantato da una mitraglia nemica, ma si salvò per il rotto della cuffia. Fu arrestato. Lo libera
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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia